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Piedirosso 2005

Cantina del Taburno

di Alessandro Marra
  • Via Sala, Foglianise (BN)
  • denominazione: Igt - Indicazione Geografica Tipica
  • tipologia: Rosso
  • vitigni: Piedirosso 100%
  • alcool: 13,5%º
  • prezzo: € 12 €
Piedirosso
NOME VINO: Piedirosso 2005
PRODUTTORE: Cantina del Taburno
ZONA: Campania - Italia
VALUTAZIONE: @ @ @ @ @
Le uve provengono da terreni situati nell'area della docTaburno, ad un'altitudine di circa 350 metri, esposti a sud-est. La resa per ettaro si attesta tra i 60 e gli 80 quintali per ettaro; la densità di impianto è alta (circa 4500 viti). La vendemmia viene condotta a mano, generalmente nella prima decade di ottobre. Le uve vengono diraspate e pigiate; poi, sottoposte a fermentazione classica, malolattica con successiva maturazione in barriques nuove di rovere per quattro mesi.

Il colore è un bel rosso rubino, limpido; denota senza dubbio una maggiore concentrazione, dato il prolungato tempo di macerazione sulle bucce che si approssima ai trenta giorni. Al naso, si esprime con intensità ed eleganza. Si percepiscono sentori di frutta a bacca rossa, di geranio e di rosa; oltre che di cannella e timo. Ed ancora una nota vanigliata, testimonianza del passaggio in legno; infine, profumi di spezie dolci e lievemente eterei. Il sorso è ugualmente intenso ed elegante.

Secco, caldo e di buona morbidezza. Abbastanza tannico (Non è certo un aglianico! In tempi nemmeno troppo lontani, il piedirosso era utilizzato come "uva da taglio" proprio per tenere a freno i vigorosi tannini del vitigno "ellenico", conferendogli una bevibilità che diversamente non sarebbe arrivata che con gli anni).

Perfetta rispondenza gusto-olfattiva con una lunga persistenza di frutta rossa e cannella, con l'eco di una vivace freschezza e di una buona sapidità. Di ottima struttura. Armonico ed equilibrato.

Il "Piedirosso" della Cantina del Taburno è un'interpretazione di buona qualità e di apprezzabile originalità, considerate le differenze rispetto al tradizionale sistema di vinificazione in acciaio. Pur sempre espressione (con caratteri di unicità) di un territorio, il Sannio, in cui il vitigno si è ben acclimatato, anche se con caratteristiche moderatamente diverse rispetto all'areale di vocazione dei campi flegrei (dove è allevato su piede franco) e alla zona del Falerno (dove è, invece, vinificato in blend con l'aglianico).

Una scelta di produzione – credo – basata sulla coscienza delle grandi potenzialità del vitigno, già citato da Plinio nel Naturalis Historia con il nome di "colombina" e oggi conosciuto anche come "palombina" e "per é palummo" (per il colore rosso del raspo ad avvenuta maturazione del grappolo che ricorda quello della zampa di un piccione); ma che non è – ritengo - l'unica strada da percorrere per l'affermazione del piedirosso come vino di assoluta qualità.

Ad ogni modo una scelta rischiosa, visto anche il posizionamento del prodotto sul mercato in una fascia di prezzo che va oltre i 10/12 euro. Soprattutto se si pensa che il "piedirosso" è tuttora un "affare esclusivamente campano", benché sia notoriamente apprezzato per la versatilità nell'abbinamento con i piatti del quotidiano (la lasagna al sugo di carne e la parmigiana di melanzane ne sono un classico esempio) oppure con una bella zuppa di pesce.
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