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Vesuvio Fauno Bianco 2008

Terre di Sylva Mala

di Alessandro Marra
  • Via Fruscio 2, Boscotrecase (NA)
  • denominazione: Doc - Denominazione di origine controllata
  • tipologia: Bianco
  • vitigni: 100% Coda di volpe (localmente nota come caprettone)
  • alcool: 12,5%º
  • prezzo: €8 €
Vesuvio Fauno Bianco
NOME VINO: Vesuvio Fauno Bianco 2008
PRODUTTORE: Terre di Sylva Mala
ZONA: Campania - Italia
VALUTAZIONE: @ @ @ @ @
Mi avevano parlato con grande entusiasmo delle splendide vigne di "Terre di Sylva Mala" (circa 8 ettari nel territorio dei Comuni di Boscotrecase e Terzigno) e della grande dedizione di Kyra e Miriam Siglioccolo che conducono l'azienda.

Ebbene, non ho ancora trovato il tempo di fare una puntatina alle falde del Vesuvio; però, come spesso si dice dalle mie parti, "mi sono portato avanti" E così, dopo un primo assaggio a "Le Tre Arcate" condiviso con il patron Alessandro Russo, ne ho acquistate alcune bottiglie.

Calice alla mano il vino è di un cristallino giallo paglierino, senza se e senza ma, luminoso e con una discreta consistenza.
L'impatto olfattivo è intenso e seduce per l'eleganza dei profumi. Certo, non una grandissima complessità; ma una forte tipicità e un'elevata definizione. Agrumi e frutta a polpa bianca, fiori gialli (penso alla ginestra) e, soprattutto, una vibrante mineralità. D'altronde non potrebbe essere altrimenti, data la natura vulcanica dei terreni (ricchi anche di potassio, fosforo e magnesio) e la collocazione geografica dei vigneti (esposti a sud e sud-ovest a un'altitudine compresa tra i 300 e i 400 metri sul livello del mare, costantemente ventilati dal Frùscio, nome di battesimo di un altro vino dell'azienda).
Il sorso è secco. La discreta alcolicità (si viaggia sui 12 gradi e mezzo) regala un ingresso morbido al palato che attenua la sempre accesa freschezza e la sapidità mai doma. La persistenza? Di buona durata e piacevole, per di più con un'ottima rispondenza gusto-olfattiva.

A qualche mese dall'imbottigliamento (che avviene, solitamente, nel mese di marzo successivo alla vendemmia), sembra aver raggiunto davvero un bell'equilibrio tra le varie componenti, pur con un naturale spostamento dell'asse verso le durezze. Freschezza e sapidità sono il marchio a fuoco del terroir, veri protagonisti di una bevuta elegante tanto quanto l'etichetta che ripropone in chiave "moderna" la figura mitologica del Fauno, divinità della campagna e dei boschi presso i Romani, dalle sembianze umane ma con i piedi di capra e le corna sulla fronte.

Un vino di buona armonicità. La sosta nel bicchiere? Quella, invece, è meno lunga: non per la durevolezza dei profumi, sempre vivi, altroché; piuttosto per il fatto che il bel naso spinge subito il palato a fare il suo dovere. Evvai!
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