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Donnaluce 2010

Poggio La Volpi

di Daniele Serafini
  • Via Colle Pisano 27, Monteporzio Catone (RM)
  • denominazione: Igt - Indicazione Geografica Tipica
  • tipologia: Bianco
  • vitigni: Malvasia Puntinata, Greco, Chardonnay
  • alcool: 13%º
Donnaluce
NOME VINO: Donnaluce 2010
PRODUTTORE: Poggio La Volpi
ZONA: Lazio - Italia
VALUTAZIONE: @ @ @ @ @
Andare in giro per cantine e trovare, anche per piccole strutture, la possibilità di degustare l'intera linea produttiva, è un'esperienza gratificante che riesce a disegnare un sottile filo comunicativo tra chi assaggia e acquista e chi produce ed ha voglia e piacere di esternare il proprio duro lavoro. E' un'attività redditizia su ogni fronte. L'acquirente è incentivato a comprare direttamente in cantina e a dare uno sguardo più approfondito all'azienda, si stimola un tipo di turismo basato sulla natura, sulla proposta culturale e sui prodotti enogastronomici a vantaggio dell'intero territorio e, infine, il produttore è costretto a confrontarsi direttamente col consumatore e, quindi, a presentare il meglio possibile anno dopo anno. Inoltre, se è possibile avere un'immagine falsa dell'azienda basandosi sui mezzi d'informazione o sulle etichette, osservandola più da vicino è abbastanza realistico riuscire a carpirne la vera anima, senza veli.
Dico questo perchè, rispetto ad altri territori, qui ai Castelli Romani siamo ancora all'età della pietra. Difficile trovare aziende in cui acquistare direttamente, quasi impossibile degustare vini in cantina, spesso anzi, addirittura complicato trovare l'entrata al pubblico, anche di aziende di una certa rinomanza. Figuriamoci poi poter visitare i vigneti! E quando tutto ciò, anche solo in parte, risulta fattibile, si ha a che fare molto spesso con personaggi che nulla sanno del vino, che nulla trasmettono del lavoro dietro quella bottiglia, e allora vien voglia di tornare a casa, recarsi all'enoteca di fiducia e pagarlo qualche euro in più quel benedetto vino. Una cosa del genere è accaduta per questo Donnaluce, celebre bianco laziale. Con la voglia di provare un bel prodotto della nostra zona, parto alla volta dell'azienda, che dista una quindicina di km da casa mia, la raggiungo e ad attendermi c'è una bella struttura, un cancello grande con la scritta "Poggio Le Volpi". Il cancello è chiuso però e sui citofoni non c'è scritto nulla. Suppongo dunque che questa non sia l'entrata al pubblico, ma non ne identifico altre. Accanto c'è la sede della Femar Vini, tipo un grande magazzino. Chiedo ad un operaio e mi dice che la vendita al pubblico si trova più avanti, alla fraschetta. Riprendo la macchina, torno indietro, entro in un piazzale introdotto dal logo Femar Vini (ma Poggio Le Volpi è della Femar Vini? Mi risulta di no!). In effetti il luogo sembra uno smorzo per camion e affini. Giù in fondo c'è un piccolo edificio in legno, tipo chiosco. Chiedo se questo è il luogo di vendita dei vini di Poggio Le Volpi. La persona anziana addetta mi dice che si, sono nel posto giusto. L'interno è caldissimo, i vini saranno a minimo 30 gradi. Il Donnaluce che ho tra le mani scotta. Eppure costa 11 euro e 50, non poco. Il Cannellino non è disponibile, perchè finito o non presente al punto vendita non si sà con esattezza. Pago e scappo. Già qualche settimana prima mi era capitato di fare la stessa trafila, senza però avere la fortuna di incontrare l'operaio di fronte per avere informazioni. Poggio Le Volpi è un'azienda molto importante, che fa ottimi vini, quindi voglio sperare di aver beccato i giorni sbagliati (anche se erano entrambi feriali e in orari consoni) e sicuramente tornerò. Il problema è l'atteggiamento generale della maggioranza delle aziende della zona che non riescono a capire quanto sia importante il contatto col pubblico. Così si rimane ai margini del mondo enologico che conta.

Ma parliamo finalmente del vino che è la cosa più importante. E' un blend di Malvasia Puntinata, Greco e Chardonnay. Tradizione e stile internazionale che si uniscono. Fermentazione in tini di rovere, poi 4 mesi sulle fecce.
Giallo dorato pieno e luminoso. Olfatto intenso fin dalla mescita. Arriva un corposo odore di succo di pesca senza neanche mettere il naso nel bicchiere. Quasi aromatico, muschio, ananas, fior d'arancio, a tratti sembra di avere tra le mani un Moscato di Terracina. Accenni di ginestra, canditi, salvia, miele d'arancio, una discreta componente minerale. In bocca è come te lo aspetti, morbido, piacione, sembra quasi che abbia un lieve residuo zuccherino. Fortunatamente una buona acidità lo rinfresca a sufficienza. Di buona persistenza. Vino "bello e possibile", ideale per riportare sulla retta via l'amico astemio. Vino femminile che, probabilmente, non piacerà alle donne più toste ed esperte (e infatti a Simona non è piaciuto!). Ottimo prodotto, forse un po' distaccato dal territorio ma che raggiunge il suo scopo mettendo la piacevolezza del primo sorso in cima alla lista d'intenti.
Note di degustazione in collaborazione con Simona Venditti. Foto a terra di Simona Venditti.
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