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Taurasi Macchia dei Goti 1999-2000

Cantina Antonio Caggiano

di Angelo Melillo
  • Contrada Sala, Taurasi (AV)
  • denominazione: Docg - Denominazione di origine controllata e garantita
  • tipologia: Rosso
  • vitigni: Aglianico
  • alcool: 13,5º
  • prezzo: 40-45 euro €
Taurasi Macchia dei Goti
NOME VINO: Taurasi Macchia dei Goti 1999-2000
PRODUTTORE: Cantina Antonio Caggiano
ZONA: Campania - Italia
VALUTAZIONE: @ @ @ @ @
ho degustato Macchia dei Goti 1999 e 2000 della cantina Antonio Caggiano e senza temere confronti vi dico che gli Aglianici (delle tre zone vocate:Taurasi-Vulture-Taburno) si possono tenere in cassaforte (cantina) per molti anni.

I due vini degustati avevano tantissimo in comune: Il colore ancora vivo, un rosso rubino carico con riflessi leggermente aranciati, quasi impenetrabile. Al naso un gradevolissimo ventaglio olfattivo che procede dalle note balsamiche, ai frutticini neri ancora freschi, elegante bouisè. Una tenuta aromatica incredibile. In bocca ancora un grande volume, enorme morbidezza, ancora molto composto. Non ha perso l'equilibrio, il sotegno acido è ancora evidente, come la sapidità. Il fondo ci offre una speziatura di pepe nero e cannella, note tostate di caffè macinato, liquirizia, cioccolato, amarena sciroppata, il tutto incorniciato da tannini dolci, mai invadenti. Una persistenza davvero appagante. Fra i due il 2000 mi ha emozionato di più.

Abbinamenti; Il classico agnello al forno con patate per la pleba, io consiglierei una grande tagliata di marchigiana su pietra ollare condita di solo sale grosso o, per i goderecci, un carmasciano stagionato oltre i 12 mesi dell'azienda fORGIONE di Rocca S.Felice c.da Carmasciano (prezzzo in azienda 40 euro/kg)

In enoteca sarà difficile trovarli per ovvi motivi commerciali, in cantina esiste ancora qualche bottiglia (prezzo 40-45 euro). Sorge spontanea una riflessione: I più “anziani” AGLIANICI ci lasciano spesso a bocca e naso aperti! Entrate avvolgenti, piene, seguite da grandi aperture verso un caleidoscopio di sfumature di profumi e aromi. Tannini morbidi e potenti, acidità ancora vivissima con un buon supporto minerale che dona la giusta sapidità. Ampiezza e Armonia sono i due attributi di sintesi!

I produttori-enologi conoscono le potenzialità del vitigno Aglianico? L'esperienza di Libero Rillo è illuminante: tolse dalla vendita 250 bottiglie di Vigna Cataratte riserva del 1998 non per una strategia di marketing, ma perché non era sembrato un buon prodotto e quindi non voleva rischiare di ledere la credibilità della cantina. Dopo qualche anno, proponendo lo stesso vino a qualche cliente più attento e a qualche addetto ai lavori, è risultato che il vino, in realtà, era in grado di suscitare entusiasmo.

Rillo ci ha raccontato il suo stupore verso questi vecchi vini (stiamo parlando di poco più di dieci anni fa), considerando la tecnica di vinificazione non molto accurata di quegli anni: non vi era allora quella attenzione quasi maniacale di oggi, non si usavano i lieviti selezionati, gli enzimi proteolitici, i batteri lattici; i processi erano meno controllati, eppure il risultato è ottimo.

L'Aglianico è un vitigno che si esprime benissimo a 10-15 anni dalla vendemmia, se ben allevato e vinificato, peccato che non si arrivi a consumarlo, di norma, in questo stadio di “anzianità”. Purtroppo la tendenza vigente è di vendere tutta l'annata prodotta. D'altro canto è proprio il consumatore medio a pretendere l'ultima annata (ma sarebbe meglio comprarsi un succo di frutta all'uva).

L'atteggiamento del produttore che esaurisce tutto il vino prodotto nell'annata potrebbe essere giusto per due motivi: 1) non conoscendo le potenzialità del vino, perché rischiare di ritrovarsi dopo qualche anno un vino imbevibile, 2) tenendo nel frattempo il capitale immobilizzato in cantina?

Il consumatore potrebbe avere ragione per altri due motivi: non conoscendo le "performance" dell'Aglianico, perché 1) rischiare di comprare una bottiglia di 10 anni non buona 2) ad un prezzo nettamente superiore a quella dell'annata?

Bisogna informare, fare cultura sull'aglianico. Ben vengano queste degustazioni, senza lesinare nei banchi d'assaggio anche la mescita di vini più datati.

Come appassionato mi permetto di dare un consiglio che sicuramente cadrà nel nulla poiché le ragion di stato alla fine prevalgono sempre...

comunque io tento: i consorzi che tutelano e sviluppano l'Aglianico potrebbero inserire in un codice di autoregolazione la norma, per il singolo produttore, di vendere non oltre il 70% della produzione d'annata, e vendere il resto dopo almeno 2-3 ANNI E poi obbligare SEMPRE a produrre una riserva nelle annate buone. È vero che bisogna realizzare utili in fretta per rientrare delle gravose spese, però è vero anche che.........
Una nota a margine.
il Bue Apis 2000 della cantina del Taburno, ultima scorta è volata tutta verso un paese extracomunitario (siete convinti che noi italiani siamo i più grandi intenditori di vino?)
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