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  • Vini d’intelletto e vini canzonette: un post un po' scemo!

    Vini d’intelletto e vini canzonette: un post un po' scemo!

    inserito da Niccolò Desenzani

    L'altra sera ero a cena da amici. Il vino l’ho portato io. Una bottiglia di Bramaterra 2004 dell’azienda Sella e poi un Bordeaux, Chateau Fombrauge, Cuvée Cadran, 2004. Entrambi regali ricevuti nei mesi passati. Abbiamo bevuto in calici più adatti a un margarita che a dei rossi importanti, ma chissenefrega. Erano le chiacchiere l’aspetto centrale della serata e io stesso ho dato la mia attenzione al vino in modo distratto, più per abitudine che con la concentrazione che abitualmente dedico. Questo degustar distratto in bicchieri che più che raccogliere disperdono gli aromi, mi ha fornito una piccola illuminazione. Esistono delle caratteristiche aromatiche e di sapore del vino che i nostri sensi percepiscono bene e inconsciamente vengono...

  • Quintodecimo e Tufiello: Fiano 2009

    Quintodecimo e Tufiello: Fiano 2009

    inserito da Niccolò Desenzani

    Ieri l'altro, all'enoteca sotto casa, ho bevuto mezzo bicchiere di Don Chisciotte 2009 dell'azienda Tufiello di Guido Zampaglione e mezzo di Exultet 2009 dell'azienda Quintodecimo di Luigi Moio e Laura Di Marzio. Due Fiano che penso difficilmente se ne possano trovare di più diversi. A partire dal gusto: sperimentale, medicinale, che sa di fieno ed erbe di campo, minerale, il Don Chisciotte eppure rotondo a suo modo; cristallino, pulitissimo, che sa di agrumi e di pesca, e pure floreale, giustamente acido e minerale, leggermente pungente sulle mucose, persistente e con finale appena mandorlato l'Exultet. Due modi di vinificare completamente diversi con la sosta lunghissima sulle bucce del Don Chisciotte, mentre "in bianco" rigorosamente...

  • Qualche riflessione sulla degustazione

    Qualche riflessione sulla degustazione

    inserito da Niccolò Desenzani

    Il commento a una mia degustazione pubblicata in questi giorni, mi ha dato lo spunto per fare qualche disordinata riflessione sull'"arte della degustazione". Non amo le liste di riconoscimenti per due motivi: 1) Se il lettore non è un sommelier, il 90% dei riconoscimenti per lui non sono tali (e.g. non penso che molte persone riconoscano il sapore della grafite, per citarne uno comune). 2) Se uno non dice che peso hanno i vari riconoscimenti, di fatto non sta descrivendo quel vino, ma tutte le infinite combinazioni di sapori riconosciuti; quindi si ha solo un'illusione di analiticità. Io invece ho un approccio di tipo più etnografico (Soldati docet), in cui le mie percezioni soggettive sono l'unica strada per cercare di dire qualcosa di oggettivo...