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#60 Commenti

  • Maurizio Fava

    Maurizio Fava

    mi sembra che il commento sia legittimo, a tutela del proprio posto di lavoro. certo l'anonimato gli fa perdere un po' di peso. comunque mi sembra che si tratti di materia già dibattuta al post "operazione vinix". e per quanta economia di scala si possa fare sul packaging, la materia da discutere resta il prezzo del liquido, la sua origine e la sua qualità. saluti.
    maurizio fava

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    #1
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Su questo mi piacerebbe intavolare una discussione con il dipendente - se non addirittura con qualche responsabile commerciale o amministrativo - della Soldo. Che gusto c'è, al di là del mero guadagno a vendere vino industriale ? E' forse anche nei progetti delle grandi industrie imbottigliatrici del vino di provare nel tempo a fare qualità ? Non è un'esigenza alla quale nel lungo periodo non si potrà sfuggire ?

    Fil

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    #2
  • Vinisani.org - D. Sciutteri

    Vinisani.org - D. Sciutteri

    @Fil ed a tutti
    Bisogna intenderci cosa intendiamo per qualità.
    Se non si spiega questo al consumatore meno evoluto, od al principiante che si avvicina al mondo nel vino, non si fa un buon servizio chiaro, non si diffonde cultura, non si creano i presupposti per valorizzare quello che è da valorizzare.
    Esempio:
    Si fa un corso professionale di degustazione per comprendersi sui termini del vino?
    Si stabilisce una scala di livelli di Tannicità, poco T. molto T. ecc.
    Dopo di che si può dialogare e valutare.
    Mimmo

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    #3
  • Aogi

    Aogi

    @ Tutti

    sul fatto che hanno fatto coincidere la pubblicazione dell'articolo su l'Espresso al giorno dell'apertura Vinitaly, cosa ne pensate?
    Non può essere un caso e ne sono sicura.
    Pubblicare un articolo, non da poche righe, devono averlo già predisposto da tempo, e volutamente in una determinata data.
    E come hanno fatto a pubblicarlo con i nomi di quelle aziende?
    Ci sarebbe voluta una certa organizzazione.
    Sapere in anticipo anche il programma che avevano gli agenti della Guardia di Finanza.
    E i media hanno l'accesso a questo tipo di info.

    Quindi di nuovo, secondo voi, a cosa sarebbe servito la coincidenza con l'apertura Vinitaly?

    Come qualcuno ha già detto, se la preoccupazione dei media italiani fosse la salute degli italiani, avrebbero dovuto pubblicarlo quanto prima.

    Ciao,
    Aogi

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    #4
  • DanteWines By Ceramvetro Gold Srl

    DanteWines By Ceramvetro Gold Srl

    ..tempo fa una ricerca dell'Università di Parma (o Pavia, non mi ricordo bene) stilò la classifica dei vini nella GDO con il più alto tasso di solfiti; al primo posto c'era proprio un Soldo (mi pare Bianco Costaiola).

    Quindi proprio senza macchia...


    Saluti,


    Daniele

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    #5
  • Enoteca La Volpe e l'uva

    Enoteca La Volpe e l'uva

    A me basterebbe poter sapere tramite l'etichetta se il vino imbottigliato da Tizio a Varese è stato prodotto lì oppure in Sicilia, che vitigni sono stati usati e quanti ecc..
    Poche semplici informazioni. Che però devono fare molta paura a determinate ditte, visto che non vengono quasi mai riportate.
    Ciao

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    #6
  • L'Arcante

    L'Arcante

    Fillippo, ma perchè i commenti vengono visualizzati rimpiccioliti, non si riesce a leggere granchè?

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    #7
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Ciao Angelo, da un lato per differenziare l'articolo dai commenti. Dall'altro perché spesso si genera una lunga lista di commenti (100 e più) che diventerebbero di una lunghezza infinita se usassimo un carattere più grande.

    Ciao, Fil.

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    #8
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Ciao Ugo, stiamo completando il "documentario" sui vini sotto ai due euro ed è mia precisa intenzione, inviare un questionario alle aziende che vendono questi vini per vedere intanto se qualcuno risponde e in secondo luogo cosa risponde.

    Ciao, Fil.

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    #9
  • Enoteca La Volpe e l'uva

    Enoteca La Volpe e l'uva

    Ciao,
    come Fil ben sa ho incominciato a rispondere alle e-mail ricevute contenenti listini prezzi in linea con quello che è l'operazione Vinix.
    Risposte? per ora zero, vedremo in seguito. L'asurdo è che non ricevo neanche spiegazioni io come compratore! L'unico parametro sembrerebbe essere il prezzo. Spiegazioni sul prodotto zero. Se chiamo un produttore o chiedo a chi per lui spigazioni su di prezzo medio o alto normalmente ricevo tute le informazioni e spiegazioni del caso, su di un prezzo che reputo troppo basso...nebbia. Al massimo mi viene risposto :" Sa costa poco perchè è un vino semplice". Ma mi si prende per rincoglionito o cosa? Mandarmi una mail con listino prezzi va bene, ricevere un mio ordine meglio ancora basta però che non si facciano domande. Ma come faccio a pensare bene di aziende che non danno nessuna spiegazione sul quel che fanno? Io non credo che sia vantaggioso lasciare che creino certi
    dubbi. Comunque invito tutti quelli che ricevono mail di listini a chiedere alle aziende spiegazioni cercando di renderli partecipi della nostra discussione, e visto che le mail che ricevo io molto probabilmente sono le stesse che ricevete voi o ci lasciano perdere tutti quanti o prima o poi qualche risposta arriverà.
    Ciao Davide

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    #10
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    Io ribadisco un semplice concetto anche un pò provocatorio :
    Passi che il consumatore ignorante come una bestia, non si ponga il dubbio, ma non passi che un imbottigliatore, proprio in quanto addetto della filiera, non sappia qual'è il vero valore di quello che compera.
    Si potrà pure trincerare dietro al fatto che sotto il profilo LEGALE ha acquistato in buona fede, con tanto di certificati e dichiarazioni, ma non mi venga a dire che sul piano ETICO, acquistare prodotti il cui prezzo è sotto o pari al costo delle materie prime, sia LECITO.
    Sempre provocando , almeno il reato di INCAUTO ACQUISTO, io lo configurerei.
    Perchè se a me mi propongono una mercedes nuova a 5000 euro, i casi sono tre :
    1) E' rubata e commetto favoreggiamento
    2) E' un tarocco cinese e commetto favoreggiamento
    3) Il propietario è fuori di testa e commetto CIRCONVENZIONE DI INCAPACE

    In tutti i casi, sono uno che deve fare i conti con la sua coscienza prima ancora che con la legge.

    SOPRATTUTTO perchè qui non parliamo di una automobile, ma di beni ALIMENTARI di LARGO CONSUMO.

    Sarebbe stato più bello, secondo me, che, come successo in America per le sigarette, ci fosse stato un dipendente in grado di documentare e denunciare, altro che difendere !

    E quando il lobbismo sul vino sarà finito o perlomeno indebolito, allora sapremo tante verità.

    Ciao
    Paolo

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    #11
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Ho invitato il signo Flavio Pederzini, questo il nome poi svelato sul blog Vinpigro del dipendente della Soldo, a venire a commentare anche qui su Vinix. Ciao, Fil.

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    #12
  • Emanuele Coveri

    Emanuele Coveri

    Ciao a tutti,
    contribuisco al post con qualche domanda che si allaccia a quanto detto da Aogi Y e che credo vada sottolineato:

    Come mai certe cose sono uscite in determinati momenti?
    Quali sono le logiche che stanno a monte di queste azioni?

    Sono preoccupato per l' eccesso di strumentalizzazione dei "fatti GRAVI" che si sta facendo intorno questi argomenti.
    Come sempre, sembra che tutti abbiano ragione e torto allo stesso momento...

    Emanuele

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    #13
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    Ciao Lele,
    Ma si, siamo italiani, qualche reporter avrà preso soldi per pubblicare la bomba a orologeria, o forse con lo scandalo del brunello si è voluto far passare in secondo piano quello delle sofisticazioni, o forse, l'editore ha solo pensato alle copie vendute... o forse, visto che eravamo prossimi alle elezioni, qualcuno ha voluto agitare le acque e farci sentire il bisogno delle istituzioni...
    Chi lo sa e chi se ne frega !
    Secondo me quello che conta è che tutti noi sappiamo perfettamente ciò che succede in Italia, dalle autobotti che finiscono nelle migliori doc docg agli intrugli che vengono fatti dagli imbottigliatori per stare dentro al ricatto della Gdo.
    Tutti sanno, tutti vedono come tutti sapevano prima di mani pulite che c'erano i porta borse, che tutti rubavano, che gli appalti erano truccati ecc ecc
    Come tutti sanno che ci sono medici che prescrivono medicine per prendere sotto banco una provvigione dalle case farmaceutiche
    Come tutti sanno che con la logica del prezzo, non può esistere la qualità.
    Tutti sanno, anzi tutti noi sappiamo !
    E proprio per questo tutti abbiamo ragione e torto allo stesso tempo

    Ciao
    Paolo

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    #14
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Ciao Ugo, per completezza la riporto anche qui. Anche se mi spiace che il sig. Pederzini non sia intervenuto anche su vinix. Restiamo in attesa, magari arriva.

    "Gentile Signor Pederzini, la ringrazio per la cortese replica. Per quanto attiene a Vinix però la prego di voler provvedere lei stesso ad intervenire con commenti o addirittura con articoli avendone la facoltà. Devo solo registrarsi sul sito ma è una procedura veloce e senza costi.

    Perdonerà la mia curiosità ma l'occasione di poter avere un dialogo diretto con una persona che lavora in un'azienda che ha acquistato dalla Massafra è troppo ghiotta per non farle qualche altra domanda.

    La prima è questa : non crede che sapendo che la Massafra era un'azienda sotto inchiesta già da tempo - come da lei stesso affermato - continuare ad intrattenere rapporti commerciali con la stessa possa essere quanto meno interpretato dall'esterno come un atteggiamento poco prudenziale ?

    In secondo luogo vorrei chiederle se pensa che la commercializzazione di vino a basso costo, con un costante innalzamento della cultura del vino ad opera del consumatore medio, possa continuare senza alcuna virata verso la qualità del prodotto anche nel lungo periodo.

    I migliori saluti.

    Filippo Ronco"

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    #15
  • Flavio Pederzini

    Flavio Pederzini

    Eccomi tra voi Sig. Ronco, ho postato la mia risposta odierna direttamente sul sito vinopigro, dove lei e tutti gli altri potrete leggerla insieme a quelle precedenti. Leggendo i rispettivi commenti al mio articolo su questa pagina mi sento di rispondere a più persone. Mi auguro che ora che il sig Maurizio Fava conosce il mio nome riesca a dare il giusto peso alle mie dichiarazioni. Il mio posto di lavoro non è assolutamente a rischio, chi conosce le cantine Soldo si renderà conto di quanto sia difficile far chiudere uno dei più grandi colossi europei del vino, soprattutto perchè non è accusato di nulla. Sono un semplice addetto ad una delle linee di produzione, girando su internet per cercare notizie sulla vicenda mi sono imbattuto nei post di vinopigro ed ho risposto di conseguenza alle accuse senza senso che vi ho letto. Voglio confermare al Sig. Ugo Brugnara la provenienza del tutto personale delle mie dichiarazioni, le assicuro che in questo momento alle mie spalle in camera mia non c'è nessuno a dettarmi ciò che scrivo e non c'era nemmeno due giorni fa. La sua dichiarazione: "Nulla contro Soldo, che neppure conoscevo, posso essere convinto che non mette acido muriatico nel vino che acquista" mi fa capire che evidentemente non ha capito un granchè della vicenda. Nessuno accusa Soldo di aver alterato o sofisticato il vino, in quel caso si sarebbe provveduto legalmente alla chiusura dell'azienda. Le assicuro che essa è aperta e completamente operativa, il vero problema è la mancanza di ordini. Questo problema è dovuto al danno di immagine (non giudiziario) che l'azienda ha subito in seguito alle dichiarazioni dei media. Per rispondere a questo indiscriminato danno di immagine, lo stesso Soldo ha richiesto alla rai un'intervista trasmessa al tg regionale il giorno stesso in cui ha ampiamente esposto il problema con fatture alla mano anche relative ai suoi prezzi di acquisto presso i fornitori e prezzi di vendita ai clienti ed ha mostrato i certificati relativi ai continui controlli sul vino che compra, analisi svolte su sua stessa richiesta da laboratori esterni.
    Se i mezzi di informazione avessero riferito le giuste informazioni, avrebbero fatto notare che il vino di cui è stata bloccata la vendita riguarda solo alcune qualità e alcune gradazioni. I clienti italiani ora hanno sospeso gli ordini in attesa di analisi, non lo hanno fatto però solo relativamente ai vini sotto inchiesta, ma sulla totalità della produzione, che comprende in gran parte vini estranei a controlli, ritenuti sani e di libera vendita. L'eccessivo allarmismo e le dichiarazioni false diffuse dai giornali hanno portato a questi risultati.

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    #16
  • Luca Risso

    Luca Risso

    Scusatemi, ma mi sembra si stia discutendo su piani diversi.

    Un piano è il nostro, che vediamo nel vino concetti come terroir, tipicità, purezza ecc.

    Un altro piano è quello di Flavio che vede nel vino un prodotto industriale, soggetto solo a una legislazione che bisogna rispettare. Chiunque lavori in una industria, di qualunque tipo essa sia, sa che lo scopo principale del suo lavoro è quello di guadagnare uno stipendio. Non è una cosa poco importante. Purtroppo nella congiuntura economica attuale, il contenimento dei costi e dei prezzi è un impertaivo categorico, altrimenti non si sta in piedi. A volte per raggiungere questo obbiettivo bisogna camminare sul filo del rasoio.
    Il vino che fa Flavio non va a finire nelle enoteche, ma nelle mense delle fabbriche, o sulla tavola di chi guadagna 800 euro al mese.
    Signori, il 90% del mercato in Italia è quello.
    Secondo me quella è una bevanda che dovrebbe semplicemente essere garantita dal punto di vista sanitario, ma non essere nemmeno chiamata vino. Che sia fatta con uva diluita, acido tartarico o fosforico (sapete quanto ce nìè nella Coca Cola?), mosto o quant'altro, non importa a nessuno dei suoi consumatori.

    Infine occorre sottolineare che il problema sta a monte. Se una bottiglia di vino viene venduta al costo dell'imballaggio, vuol dire che il suo contenuto vale zero. Siccome nessuno coltiva e raccoglie uva per zero, si deduce facilmente che i guadagni all'origine derivano da altre fonti. Quali? Ovviamente i contributi (all'espianto, alla distillazione, a questo e quello e quell'altro ancora), che fanno in modo che vendere il prodotto del proprio lavoro sia solo un surplus.
    Bisogna avere il coraggio di abolire i contributi alla produzione, ma mi sembra che i primi a non capirlo siano proprio i produttori, anche quelli più seri.
    Luk

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    #17
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    Caro Luk,
    Io non avrei potuto esprimermi meglio.
    Ancora una volta questo ci dimostra che la normativa sull'etichettatura dei prodotti alimentari e nella fattispecie il VINO, è totalmente inadeguata e consente di spacciare come tale anche ciò che tale non è !

    Bye
    Paolo

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    #18
  • Collina Del Sole Di Paolo Caorsi Azienda Agricola Vitivinicola

    Solo due considerazioni saltatemi subito in mente leggendo:
    la prima, la storia delle enormi quantità di bottiglie ok lo sconto ma fino a che punto? Anche loro allora regalano bottiglie e poi guadagnano su di noi piccoli o all'estero?Cosa gli fanno il sottocosto?

    la seconda, da piccolo produttore mi sono sentito preso in giro e e...meglio che non dica altro! E così loro guadagnano all'estero alle nostre spalle? Ma vi rendete conto? E ha il coraggio pure di dirlo....si dovrebbe denunciare la loro politica ai danni delle piccole aziende!!!!!E lo Stato lascia fare....che bella tutela abbiamo!!
    Gli farebbe così schifo guadagnare anche un pò in Italia e fare prezzi più giusti in modo da non monipolarizzare il mercato?
    Paolo C.

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    #19
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    Caro Paolo,
    A me preoccupa di più la figuraccia di cacca che ci facciamo noi quando uno straniero beve quella roba li e magari c'è pure scritto sopra Barbera DOC , ma ti rendi conto ?

    Ciao
    Paolo

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    #20
  • Maurizio Fava

    Maurizio Fava

    al sig. Pederzini. La ringrazio, ma nulla ho detto che non fosse espressione di solidarietà per la sua difesa del posto di lavoro. Solidarietà che le rinnovo. Il dibattito sui prezzi del vino (ma potrebbe essere esteso a tutto il comparto alimentare, e anche oltre) resta comunque molto attuale, e segno di una accresciuta consapevolezza nei consumi. La conoscenza della verità e la chiarezza non sarà mai un problema, per chi è a posto con le leggi e la coscienza. Il mondo produttivo, nella fattispecie, se ne gioverebbe raggiungendo un riequilibrio tra i margini di guadagno rispetto alla distribuzione. I consumatori ne guadagnerebbero indiscurtibilmente in piacere e salute. cordialmente

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    #21
  • Flavio Pederzini

    Flavio Pederzini

    Buongiorno Sig Paolo Caorsi, riporto la sua frase: "da piccolo produttore mi sono sentito preso in giro e e...meglio che non dica altro! E così loro guadagnano all'estero alle nostre spalle? Ma vi rendete conto? E ha il coraggio pure di dirlo....si dovrebbe denunciare la loro politica ai danni delle piccole aziende!!!!!E lo Stato lascia fare....che bella tutela abbiamo!!
    Gli farebbe così schifo guadagnare anche un pò in Italia e fare prezzi più giusti in modo da non monipolarizzare il mercato?"
    Seguendo il suo discorso si dovrebbe denunciare la politica di un sacco di aziende estere che vendono a noi italiani, in ogni paese di questo mondo il prodotto tipico del posto costa poco nel luogo di produzione e tanto all'estero. Qui ad esempio costa tanto la birra e poco il vino, in Germania il contrario. E' il primo esempio a cui ho pensato, ma ce ne sono un'infinità.
    "Lo stato li lascia fare?" Lo stato di cui parla rende talmente impossibile la vita a certi imprenditori al punto che questi ultimi si trovano costretti a chiudere le attività qui in Italia e aprirle in Romania. In questo modo si sottrae ricchezza economica al nosto bel paese, ci sono meno posti di lavoro e i prodotti successivamente venduti in Italia da tali imprenditori li paghiamo cari come prodotti esteri di importazione.
    Rispondo ora ad un altro Paolo, dell'azienda Vitivinicola i Carpini.
    Da notizie sapute oggi stesso in azienda posso assicurarle che lo straniero che beve quella roba lì, beve effettivamente ciò che dice l'etichetta, saprete tutto dai giornali, sempre se avranno il coraggio di pubblicare le smentite con grandi titoloni come hanno pubblicato le grandi cavolate relative al caso velenitaly.
    Egregio Sig. Luca Risso, rispondo anche a questa sua frase: "Se una bottiglia di vino viene venduta al costo dell'imballaggio, vuol dire che il suo contenuto vale zero". La questione in realtà è opposta, una bottiglia viene venduta al prezzo del contenuto, i prezzi dell'imballaggio vengono ridotti a zero o comunque a cifre quasi infinitesimali per il fatto che tali imballaggi acquistati in grandi quantità, soprattutto in periodi di promozioni da parte dei produttori, risultano molto scontati.
    Vorrei ora riprendere la frase scritta da Ugo Brugnara: "è inconfutabile che per pura convenienza hanno continuato ad acquistare un "liquido" bianco e rosso a pochi soldi". I prezzi di acquisto e di rivendita del mio datore di lavoro sono stati dichiarati da lui stesso con relativa documentazione durante l'intervista da lui stesso rilasciata, nel caso non ne trovasse traccia da nessuna parte provvederò io a darle informazioni con tanto di relativi ragionamenti che le faranno capire come mai nella grande distribuzione si riescono ad ottenere certi margini di guadagno pur acquistando e rivendendo a pochi centesimi di differenza su ogni litro di vino. Vista le novità odierne le sconsiglio da ora in poi di urlare a gran voce che il vino di quell'azienda pugliese sia un "liquido bianco e rosso". Rischia di farsi sentire da certi avvocati...

    Se non rientro entro oggi, mi ricollegherò di nuovo la prossima settimana, buon week end a tutti!

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    #22
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    Sig. Flavio,

    ""Rispondo ora ad un altro Paolo, dell'azienda Vitivinicola i Carpini.
    Da notizie sapute oggi stesso in azienda posso assicurarle che lo straniero che beve quella roba lì, beve effettivamente ciò che dice l'etichetta, saprete tutto dai giornali, sempre se avranno il coraggio di pubblicare le smentite con grandi titoloni come hanno pubblicato le grandi cavolate relative al caso velenitaly.""

    I giornali vendono copie, ciò che fa vendere copie in Italia è lo scandalo perciò, non per disilluderla, ma poichè l'ho vissuto sulla mia pelle anni fa, non ci conti puoi troppo alla grande smentita.

    Tornando a bomba sulla questione,iIl problema di fondo è la legge, non la sua azienda, perchè non dovrebbe consentire o perlomeno dovrebbe imporre una distinzione fra quello che imbottigliate voi e quello che imbottiglia all'origine un vignaiolo.

    Esportare quei vini che per un grosso deficit legislativo, possono essere etichettati alla pari di vini fatti in altro modo, confonde il consumatore che si trova di fronte a due etichette che riportano le medesime diciture, ma contenuti ben diversi.

    Perchè non vorrà mica non ammettere che ci sia una bella differenza , vero ?

    Grazie per l'attenzione

    Paolo

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    #23
  • Collina Del Sole Di Paolo Caorsi Azienda Agricola Vitivinicola

    Caro signor Flavio in Italia non costa poco la birra! Forse proprio quella italiana...ma poi che razza di politica è che l'imballaggio lo avete gratis per delle promozioni è un giro veramente assurdo, allora quelli delle bottiglie come guadagnano? Che enormi stock sono? Di aziende fallite? Perche allora invece di guadagnare sulla pelle dei piccoli produttori non fanno prezzi giusti a tutti?
    Concordo con Paolo e aggiungo che il problema delle etichette è anche in Italia e purtroppo i grossi imbottigliatori diciamo che ci marciano come vogliono nel far confusione e nel farsi passare per quello che non sono. Inoltre tanti errori a volte sono molto evidenti ho già detto ad esempio di aver trovato una bottiglia Bonarda DOC O.P. con scritto dietro da uve Bonarda...e molte altre invece del Piemonte che ineggiano alla Croatina, poi nomi altisonanti di Poderi o antichi casali e poi piccolo piccolo forse uno dietro riesce a decifrare che poi è un imbottigliatore.
    Non mi fraintenda signor Flavio non voglio di certo fare un'attacco alla ditta per cui lavora ma è evidente che la sua come tantissime altre hanno esagerato nel schiacciare l'identità di noi produttori. Fate parte di un sistema che anche alla vostra categoria sarà stato imposto dalla politica di mercato, dal sistema italia, politico ....ma diciamoci la verità ne avete approfittato e senza tanti scrupoli. Forse anche imposto? Mi sembra di capire che quando si è dentro ad un sistema uscirne è certo difficile e ci si autoconvince di aver agito in buona fede o così doveva essere.
    Saluti

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    #24
  • Donato Pasqualicchio

    Donato Pasqualicchio

    Ho letto tutto post e interventi. voglio dire la mia.Da quando ho venduto la mia piccola azienda e lo facevo io il vino,lo bevevo, ora non più, perchè vedo come lo fanno e come producono l'uva. tempo fà i napoletani si venivano a comprare l'uva da noi pugliesi e se facevano loro il vino e continuano ancora oggi a venire, ma non hanno l'abitudine di comprarsi il vino. I piccoli vinificatori sono tutti scomparsi,L'uva viene vinificata dalle grande industria, comprano l'uva a centesimi 15 20 centesimi al chilo, massimo un litro di vino gli costa 40 centesimi .Poi sapere con quale uva lo fanno non ti viene più di berlo,e così ho smesso .saluti a tutti.Donato

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    #25
  • Flavio Pederzini

    Flavio Pederzini

    Buongiorno sig. Paradisi, temo che lei fraintenda il significato della parola "indagini", che in realtà non significa "accuse", ma "controlli" e in ambito alimentare avvengono di continuo da parte delle autorità, non solo quando ne parlano i giornali. Lei stesso in questo periodo senza saperlo potrebbe acquistare il latte per suo figlio da chi è sotto osservazione delle autorità. Il mio atteggiamento garantista è dovuto proprio al fatto di lavorare nell'ambito alimentare; per garantire la sicurezza dei consumatori ed ottenere le relative certificazioni che le consentono di rimanere competitiva, l'azienda in cui lavoro, come tante altre, provvede a farci fare corsi specifici riguardanti l'igiene e la pulizia del posto di lavoro. In questo modo garantisce la qualità del prodotto. Non si preoccupi, non la inviterò di certo a cena a casa mia; riguardo ai risultati delle indagini la informo che è da giovedì scorso che sono arrivate le smentite. Il vino di quell'azienda pugliese è sano e conforme ai parametri di legge, se provvedesse ad informarsi meglio lo saprebbe.
    Sig. Caorsi l'ho detto proprio io che in Italia non costa poco la birra, proprio perchè non è un prodotto tipico italiano. Non tocca a me spiegarle come guadagnano i produttori di bottiglie, lo chieda a loro. Rispondo ora sia a lei che al Sig.Paolo della Vitivinicola Cascina i Carpini riguardo alla erronea interpretazione delle etichette e alla qualità del contenuto delle bottiglie. Le persone si intendono poco di vino esattamente come si intendono poco di automobili. All'interno di un concessionario multimarca potrei notare una Ferrari e una Fiat, una accanto all'altra. Ipotizzando di essere totalmente ignorante in materia come potrei distinguere la differenza tra le due auto? Hanno entrambe un motore, un cambio, quattro ruote, parabrezza e finestrini, specchietti e fanali. La prima costa 300.000 euro e la seconda ne costa 20.000. Seguendo il vostro modo di ragionare potrei affermare: "La Ferrari costa 300.000 euro, quindi la Fiat non è un'auto". Il prezzo stesso è il segnale della diversa qualità dei due prodotti. Un'utilitaria è un'auto adatta a tutti i giorni, ti porta al lavoro, a fare la spesa, ha tutte le caratteristiche di affidabilità che le fanno raggiungere gli stessi risultati ai crash test ottenuti dalle Ferrari. Il vino industriale costa 3 euro e vale 3 euro, quale truffa ci sarebbe secondo voi nei confronti del consumatore in questo caso? E' un prodotto adatto per accompagnare i pasti di tutti i giorni. La vera truffa sarebbe vendere tale vino a 20 euro, e le assicuro che gran parte delle persone, a causa della scarsa cultura personale sul prodotto, non si renderebbe conto che tale vino è lo stesso nelle bottiglie vendute a 3 euro. Ho già scritto sul sito vinopigro il mio parere personale sulla diversa qualità dei prodotti artigianali e quelli industriali, non lo riporto qua per non occupare troppo spazio, ma è tuttora disponibile per essere letto.

    Grazie per la cortese attenzione e buona giornata.

    Flavio Pederzini

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    #26
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    Sig, Flavio io mi congratulo perchè lei sembra davvero credere a quello che afferma e questo le fa onore.
    Tuttavia il paragone delle due auto, se proprio lo vuole applicare al vino, lo faccia fino in fondo, con onestà intellettuale.
    Il problema è che sia Ferrari che Fiat hanno lo stesso potere di comunicazione verso il consumatore, e lo sfruttano proprio per far percepire bene all'utente che sono due automobili che appartengono a settori di mercato ben diversi.
    Cosa ben diversa è il mondo del vino, dove il sig. Ferrari ( per citare l'esempio ) , non ha il potere di comunicare che il Sig. Fiat ha, e quindi il Sig. Fiat, al limite della legalità ( almeno morale ), da alle sue baracche nomi da vetture di gran lusso, sportive e rombanti.
    E, sempre per citare l'esempio, quei vini da 3 euro, non sono neanche Fiat, ma andiamo tranquillamente a livello di macchine cinesi, copiate ed anche male.
    Il problema, è di coscienza, la legge consente ad un imbottigliatore di apporre sull'etichetta DOC qui e DOC la, dare nomi come " BOTTE BUONA " o " ANTICHI PODERI " a prodotti che il podere non l'hanno neanche visto e una botte non la vedranno mai che sono ottenuti è vero da uve provenienti dalle DOC, ma di ultima, ultimissima scelta, trattate per fare quantità e non qualità, per fare Prezzo.
    Ora, Sig. Flavio, la DOC si chiama TUTELA, non dovrebbe quindi apparire se non su bottiglie ottenute al massimo della qualità anche a discapito del prezzo perchè DOC per il consumatroe è sinonimo di TUTELA e GARANZIA di QUALITA' e NON PREZZO !!!
    Quindi, sarà pure consentito dalla legge, ma è davvero molto ma molto ma molto aleatorio difendersi dietro al prezzo.
    Il consumatore non sa per niente quello che c'è nella bottiglia da 3 euro al supermercato, poichè riporta DOC lui la paragona ad un'altra bottiglia della medesima DOC e questo, per un produttore con una coscienza, dovrebbe essere " cosa da non fare " !
    Ma il Business, è il Business, no ?
    Lei avrebbe il coraggio di scrivere sull'etichetta di quei vini, informazioni sulla provenienza delle uve, sui trattamenti, sui processi, sulle additivazioni chimiche e poi, pubblicarne il certificato di analisi con metalli pesanti e sostanze contenute al di la di quello che la legge prescrive ?
    Noi vignaioli quel coraggio lo abbiamo e vogliamo farlo, ma guarda a caso, la legge lo vieta, la legge ci vieta a noi di pubblicare il vero e consente a voi di nasconderlo !!!
    Questo non la fa riflettere ?

    Grazie
    Paolo

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    #27
  • Flavio Pederzini

    Flavio Pederzini

    Sig.Paolo lei dice: "Il consumatore non sa per niente quello che c'è nella bottiglia da 3 euro al supermercato, poichè riporta DOC lui la paragona ad un'altra bottiglia della medesima DOC". Quale indicazione è più immediata del prezzo per definire la differenza di qualità tra una bottiglia ed un'altra? Le persone che veramente si appassionano al prodotto e si interessano alla differenza dei prezzi tra vini che sembrano identici possono informarsi come vogliono, anche grazie ad internet bastano un paio di minuti per ottenere informazioni su qualunque cosa. Se le persone fossero tanto interessate alla più alta qualità possibile comprerebbero solo una bottiglia ogni tanto del miglior vino esistente, esattamente come comprerebbero un'auto di lusso, potendosela permettere. Se continuano a comprare quelle auto cinesi e copiate male significa semplicemente che a loro bastano quelle. Il discorso da cui siamo partiti all'inizio non riguarda la qualità del contenuto della bottiglia, ma la sua affidabilità. Il prezzo basso non è sinonimo di prodotto "non sano". Una volta chiarito il concetto che il contenuto della bottiglia è perfettamente in regola con i parametri di legge (e mi sembra che lei l'abbia capito, dal momento che non parla di acqua o acidi, ma di uva di qualità differente) il consumatore acquisterà ciò che vuole in base al proprio libero arbitrio. Ovviamente ci sono al mondo persone convinte di acquistare un vino di qualità suprema per soli 3 euro, sono forse le stesse che poi ne danno 30.000 a Vanna Marchi per farsi togliere il malocchio, la disinformazione in questo caso non è colpa di chi imbottiglia, ma di chi acquista.

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    #28
  • Flavio Pederzini

    Flavio Pederzini

    Ho dimenticato di inserire i miei ringraziamenti per la sua attenzione e di porgerle i miei saluti.

    Flavio Pederzini

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    #29
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    @ Flavio e Paolo
    Mi pare che con il suo commento n. 32 Flavio abbia veramente toccato il nocciolo. La gente si accontenta. Dato per scontato, come stiamo dando, che un prodotto di bassa qualità non fa male alla salute, l'importante per il consumatore che si accontenta è che costi il meno possibile.

    Nel complesso comunque mi pare che emeragno due dati importanti. Da un lato abbiamo un dipendente di un grande imbottigliatore italiano che ammette implicitamente (ma nemmeno troppo) la scarsa qualità del prodotto venduto in fascia bassa - siamo d'accordo, uno ci può arrivare anche da solo, ma sentirlo dire da uno che lavora per chi vende il prodotto fa un certo (piacevole) effetto) - dall'altro lato mi rendo conto che il nodo di tutto è sempre la cultura e la formazione. Se ci sono ancora troppi che acquistano vino in cartone, significa che c'è molta comunicazione e marketing che spingono su quei prodotti, invasione degli stessi nella gdo e al contempo scarsa formazione e cultura verso il cliente / consumatore.

    Ciao, Fil

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    #30
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    @ Fil,

    Ecco che ci siamo arrivati in pieno : perchè non dovrebbe essere un DOVERE MORALE / CIVILE del produttore nei confronti del consumatore fornire le giuste INFORMAZIONI in ETICHETTA e poi lasciare che il consumatore si documenti come meglio crede ?

    Perchè se io sono il CONSUMATORE IN BUONA FEDE, devo essere PORTATO A CREDERE che il VINO che c'è in quella bottiglia è fatto come la tradizione MI PORTA A CREDERE ?

    Perchè non devo poter sapere che cosa contiene ?

    E mi riferisco alle sostanze ed alle pratiche LECITE.

    @ Flavio,

    Non è giusto, la legge ci consente di adoperare sistemi e sostanze che il consumatore IGNORA...
    Mai pensato che sarebbe un gesto di RISPETTO informarlo sul COME, SUL QUANDO e SUL QUANTO vengono adoperate ?

    Non si sentirebbe LEI preso per i fondelli scoprendo che ha mangiato per anni formaggi arricchiti di polvere di marmo per farli pesare di più senza che questo fosse in etichetta ?

    Non succederebbe lo stesso se scoprisse che l'olio di oliva che LEI ha sempre comperato come EXTRAVERGINE è in realtà OLIO LAMPANTE RETTIFICATO ?

    E non si INDIGNEREBBE se, sempre in BUONA FEDE, scoprisse che anni di consumo di un VINO INDUSTRIALE, logicamente e LEGALMENTE ADDIZIONATO a SUA INSAPUTA, le hanno provocato fastidi e mal di testa che LEI ha sempre attribuito ad altro, magari così finanziando anche qualche CASA FARMACEUTICA ?

    Quello che mi permetto di sostenere nuovamente, e ci passerò la mia vita affinchè accada, è che siamo tutti liberi di fare quallo che riteniamo più giusto nella vita, purchè nei limiti della legalità, ma è UN DOVERE UMANO e CIVILE, informare il consumatore perchè lui attraverso il LIBERO ARBITRIO possa SCEGLIERE CONSAPEVOLMENTE...

    IL PREZZO, nel VINO, proprio perchè esistono i CONSORZI DI TUTELA e le RELATIVE DOC, NON E' SUFFICIENTE, ANZI, TRAE IN INGANNO.

    Lo sappiamo io e LEI e tutti GLI ADDETTI AI LAVORI...

    Si tratta semplicemente di considerare il CONSUMATORE per quello che è , UN ESSERE UMANO e non solo UN CONSUMATORE.

    La ringrazio per aver avuto la trasparenza coraggiosa di raccontarci un mondo che sapevamo esistere e che speriamo possa migliorare.

    Paolo

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    #31
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Eh ! Paolo. Se riesci a convincermi la Soldo a fare l'autocertificazione in etichetta ti facciamo santo. Però sarebbe da prendere in considerazione secondo me. Vuoi mettere l'etichetta con gli ingredienti a confronto di Fazzuoli che promuove il Tavernello ?


    Ciao, Fil

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    #32
  • Flavio Pederzini

    Flavio Pederzini

    Sig.Paradisi faccio solo un'ultima precisazione sulla sua frase: "Mi ha colpito, ciononostante, il suo primo intervento, dove lei quasi scandalizzato poneva da una parte l'accento sulla disinformazione e dall'altra la mala fede della stampa". E' dal primo momento in cui sono state diffuse certe notizie su sostanze nocive in quell'azienda pugliese che mi pongo questa domanda: "Il giornalista in questione si sarà almeno informato per cosa potevano servire prima di ipotizzarne un utilizzo criminale?". In tutte le aziende alimentari ci sono regole severe da rispettare, continuamente verificate dalle visite dell'USL, riguardanti igiene e pulizia. Nell'azienda in cui lavoravo prima l'acido muriatico veniva utilizzato per la decalcificazione di caldaie e relative tubature nei distributori automatici, che in seguito al loro normale funzionamento venivano intaccati dal calcare. Nell'azienda in cui lavoro ora, in un magazzino completamente isolato dalla produzione e con cartelli ben visibili che ne indicano il contenuto, in perfetto accordo con le regole imposte dall'USL, ci sono sostanze di vari tipi, detergenti e anche soda caustica. Oltre alle pulizie quotidiane svolte da un'impresa professionista, al termine di ogni settimana di produzione sono previsti controlli di funzionamento dei macchinari, la loro totale pulizia ed igenizzazione dell'ambiente di lavoro. Queste procedure settimanali vengono svolte direttamente da noi dipendenti, che in seguito a vari corsi a cui ho già accennato prima, veniamo addestrati all'utilizzo responsabile di certe sostanze pericolose, in modo da non mettere a rischio la salute del consumatore e la nostra. Mi chiedo: "Se certi giornalisti in visita nella nostra azienda notassero un magazzino con dentro quelle sostanze cosa penserebbero? Cosa pubblicherebbero? Si informerebbero sul loro utilizzo prima di giungere a conclusioni dovute alla propria disinformazione?". Mi rendo conto che per tutte quelle persone che non sono "addette ai lavori" possa sembrare strana la presenza di sostanze potenzialmente nocive all'interno di aziende alimentari, ma prima di mettere in crisi consumatori e aziende dell'intera nazione non sarebbe stato meglio informarsi su ciò che si scriveva? Come possono diffondere le informazioni quelle persone che per prime sono disinformate? Le analisi hanno dimostrato che nel vino di quell'azienda non c'era alcuna traccia di sostanze nocive, non tutti sembrano saperlo, forse perchè a certi giornali risulta difficile pubblicare delle scuse con titoloni paragonabili a quelli allarmistici. Io sono prima di tutto un consumatore, leggo notizie di mucche pazze ed aviaria come chiunque altro, ma se prima mi ponevo il ragionevole dubbio "Potrebbero essere vere" ora che ho esperienza diretta di quali sviste possano prendere i giornalisti ho perso ogni fiducia nella veridicità di certe notizie.

    Grazie come sempre per l'attenzione. Buona serata.

    Flavio Pederzini

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    #33
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    @ Fil,
    Il peggio ha da venire...
    Ho appena finito di leggere un articolo che annuncia l'invasione sul mercato di 100.000.000 di ettolitri in bottiglie DOC e IGT imbottigliate da CaViRO....
    Mi auguro che il legislatore la smetta di dormire e incominci ad imporre almeno le diciture di base...

    Ciao
    Paolo

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    #34
  • Flavio Pederzini

    Flavio Pederzini

    Sig.Paolo lei urla il suo disdegno verso un problema che non si risolverà convincendo me o chi si occupa della legislazione sulle etichette. Lei crede che il consumatore/l'essere umano si ponga domande che in realtà non si pone affatto, nel caso di un ragionevole dubbio si rivolgerebbe al ministero delle politiche agricole per chiedere informazioni, o almeno chiederebbe un parere in qualche enoteca sul perchè ci siano in giro vini a prezzi diversi ma con etichette simili tra loro. Quello che il 95% delle persone fanno in realtà quando acquistano un prodotto consiste nel guardare il prezzo e dire "Ok, questo va bene". Se la gente si preoccupasse così tanto della qualità dei propri acquisti non comprerebbe sulle bancarelle dei cinesi o dagli extracomunitari in spiaggia al mare. Se le persone si preoccupassero così tanto di effetti a lungo termine sulla propria salute non esisterebbero fumatori e bevitori. Lei è pieno di nobili ideali, ma parla di un mondo ben lontano da quello reale.

    Grazie.

    Flavio Pederzini.

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    #35
  • Cosimo Errede

    Cosimo Errede

    Salve Sig. Flavio, ciao Vinixiani,

    vista l'estrema riluttanza a voler accettare l'uno il punto di vista dell'altro mi verrebbe da pensare che probabilmente questo confronto potrebbe non portare da alcuna parte.

    Due mondi completamente diversi, la grande industria dell'enologia, e un branco di piccoli produttori, di piccoli blogger, di piccoli appassionati.

    Vorrei provare a spostare allora per un attimo la vostra attenzione su qualche quesito al quale mi piacerebbe avere risposta de entrambi. Tipo "intervista doppia" delle Iene tanto per intenderci, cosicchè il lettore di questi commenti potrebbe sintetizzare una propria risposta univoca e farsi un'idea precisa di questi lontanissimi universi.

    1) Una autocertificazione in etichetta potrebbe contribuire a risollevare l'immagine della Soldo ?

    2) Dati per buoni i legali criteri di valutazione dell'igiene e della sanità dei prodotti Soldo, secondo Voi, oltre che impeccabili dal punto di vista delle normative sono anche "degni eticamente" di appellarsi vino ? Se si o se no, in base a quali deduzioni ?

    3) L'essere umano/consumatore è tutelato dal punto di vista del "libero arbitrio", o le informazioni riportate sui generi alimentari e sui vini sono insufficenti a creare una coscenza di adeguato rapporto qualità/prezzo ?

    4) Opportune operazioni di marketing possono essere sufficienti a deviare le intenzioni d'acquisto dell'essere umano/consumatore facendo ad esso percepire maggior valore di quello reale ? L'essere umano/consumatore non è abbastanza smaliziato nel 2008 per poter autonomamente scegliere il meglio per le proprie esigenze ?

    5) Possono i media convenzionali quali stampa radio televisione condurre vere e proprie crociate contro questo o quel produttore in specifici periodi e stagioni (vedasi Velenitaly-Vinitaly), sensa esser tacciati di ricerca di sensazionalismo, scoop, scandalo ? Se a posteriori venissero riconosciuti colpevoli di MALAINFORMAZIONE, secondo voi pagherebbero o resterebbero impuniti ?

    Io preferisco attendere qualche vostra risposta per dare un mio parere personale, poichè voglio provare ad identificarmi nel lettore di cui dicevo all'inizio di questo commento.

    Saluti
    Cosimo

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    #36
  • Collina Del Sole Di Paolo Caorsi Azienda Agricola Vitivinicola

    Mi spiace dover alimentare il fuoco ma come si fa a paragonare gli acquisti dai cinesi per oggetti (vestiti o altro) alle cose alimentari??! Dove a monte c'è tutto un impegno diverso e a valle la salute? Sono scelte ben diverse di qualità!

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    #37
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    @ Flavio,

    Ma proprio per quello che dice LEI, è da considerarsi un DOVERE, informare il consumatore, non ci si può aprofittare così, lo si deve portare a farsele quelle domande...

    Se io vado a comperarmi un cappotto, ne trovo da 30 fino a 3000 euro, ma ( a parte le truffe ), se guardo l'etichetta trovo scritto con quali tessuti pregiati o meno, sintetici o naturali, viene fatto.
    Quindi se scelgo il prezzo e non la qualità, LO SO !
    Così non è per il vino e molti altri alimenti e poichè dagli alimenti ne deriva la salute umana e la conseguente spesa per la sanità, E' UN DOVERE SOCIALE, MORALE, UMANO.. Al di là degli ideali, qui si parla di essere pratici e lungimiranti...

    D'ogni modo, le sue affermazioni, condite ( me lo permetta ) di un cinismo agghiacciante, non sono la realtà, ma una condizione indotta che dovrà finire.

    Immettere certi prodotti sul mercato, perchè la legge lo consente, pur sapendo cosa sono e che effetti hanno, non è moralmente sostenibile, è da considerarsi al pari di quelle bevande mixate succhi di frutta e alcool, che stanno causando l'alcoolismo nei giovani.
    Sono scelte commerciali di dubbia moralità, che con il tempo, si ritorcono contro e causano il malessere della società.

    Riflettiamoci per favore, che la gallina oggi non è l'uovo domani, se andate avanti così, il consumo di vino crollerà totalmente e la spesa pubblica in sanità decollerà e la pagherete anche voi, la pagheremo tutti !

    Grazie per l'attenzione

    Paolo

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    #38
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    @ Cosimo .... eh eh eh !! Bravo !

    1) Assolutamente si, purchè veritiera e completa.
    Il consumatore apprezzerebbe la trasparenza e la premierebbe.
    Nessun problema per il business, ci sarà sempre il consumatore che comprerà quel vino da prezzo, e lo farà con maggiore consapevolezza.

    2) Eticamente si dovrebbero chiamare Bevante Alcooliche a Base di Vino, il VINO non è un prodotto ottenibile industrialmente.
    Il processo industriale di lavorazione ne snatura completamente l'essenza, la struttura, il gusto e la natura.
    Nella peggiore delle ipotesi, almeno di grazia, non dovrebbero poter avere appellazione DOC IGT DOCG, dovrebbero tutti essere vini da pasto e basta.

    3) Il consumatore non è tutelato, io ho fatto 10 anni di industria alimentare, non sono certo le regole di igiene a spaventarmi, ma certe pratiche consentite. Pensate che, ad esempio, il formaggio che finisce sulle pizze surgelate lo possono chiamare mozzarella quando è un prodotto industriale rifuso da scarto di formaggi misti con sali di fusione prodotto con una macchina che lo estrude in pani che poi vengono porzionati. tanto per dirne una sulle informazioni..
    Quindi no, il consumatore se legge quello che è indicato sulle confezioni alimentari, ne sa quanto prima.. niente e peggio ancora, quello che c'è scritto è anche fuorviante...

    4) Decenni di bombardamento di mala/disinformazione, hanno cancellato il senso critico delle masse, non parliamo di tutta la popolazione, ma di una bella fetta crescente. Falsi valori quando inesistenti, comunicazioni ingannevoli e condizionamento inducono scelte pilotate. Poichè comnicazione e marketing, sono strumenti di utilizzo esclusivo delle aziende meno interessate a far crescere il consumatore, perchè concepiscono questa eventualità come inversamente proporzionale alla crescita dei loro fatturati, al consumatore medio non è offerto scampo.

    5) Viviamo nella società del mostrarsi per esistere, politici, industriali ed economisti, si sono messi da soli in sudditanza mediatica, adesso la persona non è più quello che è, ma quello che la comunicazione ne fa. Quindi, dal giornalista all'editore, possono creare e distruggere personaggi ed aziende, tanto, dell'uomo non interessa più niente a nessuno, si parla solo di personaggi e marchi.

    Ciao
    Paolo

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    #39
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    @ Pierpaolo,

    Si, bere novello è cosa da pedofili del vino...

    Ciao
    Paolo

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    #40
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Bé, Pierpaolo, questo a mio avviso è un giudizio un po' tranciante. Che il Novello non sia proprio un vino o meglio, che non sia un vino come tutti gli altri è corretto perchè è sottoposto, come tu mi insegni, ad un tipo di procedimento particolare - macerazione carbonica - che non rispecchia del tutto un vino con la sua fermentazione alcolica e con la sua fermentazione malolattica. Però ha di buono che di solito viene prodotto da aziende anche di un certo livello e con uve magari eccellenti.

    In effetti ho trovato alcuni novelli piacevoli perché sono fatti apposta. Quel tipo di procedimento che estrae dall'uva al massimo profumi e sapori in assenza di ossigeno si può anche trasformare in un nettare simpatico da bere alla bisogna. Tutto sta nello stabilire se possa essere chiamato vino oppure no. Come sempre problemi di trasparenza, ancor più quando la legge prevede che possa essere chiamato novello anche un vino le cui uve destinate alla procedura di macerazione particolare siano solo una piccola percentuale (se non ricordo male il 30%). E questo non è scritto da nessuna parte.

    Ma non demonizzerei per forza il prodotto in quanto tale, proprio perchè alle volte viene da uve sanissime e di qualità. Molto meglio di certi prodotti industriali.

    Ciao, Fil.

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    #41
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    @ Fil,
    Non completamente d'accordo..
    Basta togliere la parola vino dal Novello ed allora ci siamo.
    Allora perchè non chiamiamo vino tutto quello che viene fatto con il frutto uva ? Succhi, gelatine, marmellate....
    Naturalmente esagero, ma VINO è ciò che proviene da un ben preciso processo di trasformazione.
    Che poi, le tecnologie oggi consentano di ottenere svariati altri liquidi alcoolici alimentari da altrettanti nuovi processi di trasformazione, non ci piove e nessuno lo vuole negare ne tantomeno impedire, ma non chiamiamoli VINI.
    Oltremodo, per dirla tutta, sappiamo benissimo quante partite di vini invenduti delle annate precedenti finiscono nel Novello, no ?

    Diamo ad ogni cosa il suo nome, facciamo chiarezza.

    Non è che ogni oggetto con le ruote ed un motore è necessariamente un'automobile, no ?

    Ciao
    Paolo

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    #42
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Ciao Paolo, mi pare invece che siamo d'accordo sulla classificazione. Ho scritto "Tutto sta nello stabilire se possa essere chiamato vino oppure no. Come sempre problemi di trasparenza, ancor più quando la legge prevede che possa essere chiamato novello anche un vino le cui uve destinate alla procedura di macerazione particolare siano solo una piccola percentuale (se non ricordo male il 30%".

    Ciao, Fil.

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    #43
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    Oooops... !
    Incomincio a perdere colpi...

    Domanda provocatoria, secondo i qui presenti, se davvero una azienda imbottigliatrice dovesse riportare in etichetta tutte le informazioni necessarie alla corretta identificazione del prodotto, scrivendo con un carattere leggibile, basterebbe l'attuale formato medio di una etichetta ?

    Ciao
    Paolo

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    #44
  • Flavio Pederzini

    Flavio Pederzini

    Buongiorno Sig Cosimo, e scusi per il ritardo.
    Rispondo subito alle sue domande.

    1) Il danno d'immagine subito da Soldo non riguarda l'autocertificazione, ma la diffusione indiscriminata di notizie ormai smentite riguandanti vino modificato da un'azienda da cui Soldo compra vino per imbottigliarlo.

    2)Non si parla in realtà dei prodotti Soldo, ma dell'intera categoria dei vini industriali. "Etica" è un concetto che si abbina molto bene a "tradizione". Il fine stesso dell'industrializzazione è quello di ottenere prodotti commerciabili su larga scala, eliminando l'aspetto artigianale del processo. A questo serviva il mio paragone Ferrari/Fiat che è stato così mal interpretato. Il prodotto artigianale è ottenuto rispettando i tempi in perfetto equilibrio con la natura, selezionando (nel caso del vino) le uve migliori, mettendo in gioco le proprie capacità e il proprio talento per ottenerlo. Chiunque metta in commercio un prodotto realizzato artigianalmente (come le Ferrari assemblate completamente a mano) non vedrà mai di buon occhio un prodotto ottenuto tramite le scorciatoie offerte dall'industrializzazione (catene di montaggio automatizzate della Fiat). Come lei ha ben notato, artigianato ed industria sono due mondi completamente diversi, nessuno dei due in grado di mettere in pericolo quell'altro. Il rapporto di vendite Ferrari/Fiat è di 1/100000, ma proprio il fatto di appartenere a due mondi diversi, "per pochi/grande distribuzione", non influenza affatto il mercato dell'altro. L'essere umano/consumatore sa bene dove trovare la vera qualità quando vuole cercarla e può permettersela. Il mercato dei vini industriali riguarda i supermercati, dove le casalinghe vanno a comprare il vino economico, la carne economica, il gelato industriale economico e la carta igenica economica (alcuni irriducibili contesteranno l'esempio della carta igenica che non riguarda l'ambito alimentare, ma i più arguti capiranno). Questo tipo di mercato non riguarda assolutamente quello delle enoteche specializzate in grado di offrire vini di grande qualità.
    Il problema che viene fatto notare, dal punto di vista di chi ritiene degno di esistere esclusivamente il vino artigianale, è quello dell'autocertificazione. Per descrivere esattamente i processi tramite cui viene prodotto il vino a livello industriale, una semplice etichetta non basta, come già è stato fatto notare, ma ci vorrebbe un libro allegato alla bottiglia. A mio personale parere, si potrebbe risolvere il problema aggiungendo in etichetta la dicitura "Vino ottenuto da lavorazione industriale" con relativo numero verde del servizio consumatori da poter chiamare per ottenere le informazioni che si desidera avere. Esattamente come i ferraristi puri non riconoscono le Fiat come automobili in grado di compiere degnamente il loro dovere quotidiano e le definiscono baracche, certi artigiani non riconosceranno mai nel vino industriale un prodotto degno di esistere, in quanto la realizzazione dello stesso prodotto non rispetta la tradizione, creando un prodotto omogeneo, senza quei dettagli che caratterizzano ad esempio le varie annate.
    Relativamente al fatto di non saper apprezzare i tratti caratteristici della qualità, il 95% delle persone non gradisce nemmeno i fondi del vino rosso all'interno della bottiglia. Il vino industriale è quindi adatto a quella clientela che lo acquista per utilizzarlo quotidianamente ai pasti, senza aspettarsi nulla di speciale.

    3)Come si deduce dalla mia risposta precedente, l'essere umano/consumatore intelligente può benissimo farsi un'idea di ciò che sta acquistando in un supermercato quando compra vino industriale estraendo le bottiglie dalle classiche confezioni da 6 o da 12 in cui le catene di imbottigliamento lo imballano e lo paga 3 euro.

    4)Proprio riguardo al settore del vino, mi fanno ridere certe pubblicità di vino in brik conservato in cantina come preziose bottiglie d'annata. Aziende di ogni settore "ci provano" ad attirare il cliente con un'aspettativa di qualità migliore di quella effettiva. Non tutte le aziende sono uguali comunque, il mio parere potrà sembrare di parte, ma tutti ricordano certe grandi pubblicità del vino in brik Tavernello, a differenza del Sovinello (vino in brik Soldo) di cui non si vede nessuna pubblicità in tv.

    5)Ogni persona di buon senso interessata alla vicenda si sarà sicuramente accorta dell'incredibile coincidenza Velenitaly-Vinitaly, documentata in maniera improvvisa e sensazionale con articoli talmente lunghi e pieni di dettagli da sembrare pronti da mesi. Come si può non pensare ad interessi economici e politici dietro la vicenda? La malainformazione, in questo caso vera e propria diffamazione, viene considerata dalla gente un semplice tentativo da parte dei giornali di fare informazione. Purtroppo chi non vede di persona le tragiche conseguenze che essa può portare, non può rendersene conto. Pur appartenendo al mondo dei fumetti, c'è questa frase molto conosciuta che si adatta perfettamente alla situazione: "Un grande potere comporta grandi responsabilità". L'informazione è un potere enorme che a seconda di come viene utilizzato può servire a mettere in buona luce o a mandare in rovina persone e aziende, non dovrebbe essere utilizzata con leggerezza da chi vuole solo realizzare vendite. Le smentite e le scuse relative a certi scandali annunciati a tutta pagina, vengono poi pubblicate in seguito a costose cause perse in tribunale, ma in piccoli trafiletti a metà tra la pagina dei cruciverba e quella sportiva, dove in pochi riescono a notarle.

    Mi auguro di essere stato esauriente nel rispondere alle sue domande. Ora ha sentito entrambe le voci, di chi non considera buoni e fatica ad accettare l'esistenza dei prodotti della grande distribuzione e di chi semplicemente non li considera all'altezza dei prodotti di qualità ma ne accetta un utilizzo quotidiano consapevole.

    Mi concedo un'ultima precisazione nei confronti del Sig.Paolo nella speranza che almeno su questo riusciremo a trovare un accordo. L'alcolismo nei giovani è causato dalla sempre più evidente mancanza di educazione e disciplina imposta dai genitori, non da succhi di frutta alcolici, vino, birra e grappa. Personalmente inorridisco vedendo il modo in cui certi genitori giustificano i figli riguardo a certe bravate che io non mi sono mai permesso ai miei tempi.

    Da ora in poi potrei avere poche possibilità di ripresentarmi qui a leggere e lasciare commenti, a causa di impegni crescenti. Ho iniziato a scrivere qui e su vinopigro per documentare l'esperienza dell'azienda in cui lavoro, spero di averlo fatto al meglio, in modo da farvi ragionare sugli avvenimenti. Se riuscirò a tornare ogni tanto scriverò e risponderò a commenti che considero rilevanti.

    Grazie a tutti e buona continuazione!

    Flavio Pederzini.

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    #45
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Caro Flavio, al di là delle vedute penso che il tuo modo di interloquire e il desiderio di confrontarsi sia sinceramente irreprensibile. Grazie per i tuoi contributi e tienici informati su eventuali ulteriori sviluppi.

    Filippo

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    #46
  • Emanuele Coveri

    Emanuele Coveri

    Buonasera Signor Pederzini,
    io sono proprio dall' altra parte, un giovane imprenditore che ha appena investito tutto per dedicarsi alla produzione di vino di qualità, pensi che abito a soli 22 km dalla CAVIRO, quella del Tavernello per intendersi.
    Al di là del fatto che ho una mia opinione in merito a tutta questa faccenda, mi trovo d' accordo con lei nel dire che sono troppe le coincidenze che hanno fatto esplodere questa bomba.. ad oggi ancora non riesco a capire chi abbia prodotto e dove siano finiti tutti questi HL di merce scadente, ecc..

    La ringrazio per l' esposizione dei fatti della sua azienda, ho letto tutti i post e capisco la posizione delle aziende come la sua.
    Vedo anche che lei capisce la nostra per cui non voglio innescare nessuna critica, mi limito solo a dire che comunque un pò di amarezza c'è, in fondo voi onesti grandi imbottigliatori di vino prodotto da lavorazione industriale come noi onesti piccoli produttori di vino "fatto a mano" ci troviamo a discutere su chi ha "fatto certe schifezze", su chi "ha detto certe schifezze urlandolo ai quattro venti", ecc, ecc, un pò come quando eravamo a scuola e per colpa di qualche deficiente (a volte c'ero anch'io!) tutta la classe si trovava a pagare.

    Nella mia zona, sono in tanti a conferire le uve in cantina per la successiva produzione del tavernello, si è sempre fatto così.. è il modo di operare che c'è da queste parti (le cooperative, la filiera lunga, a compartimenti stagni, ecc) e credo che la fatica di questi agricoltori debba essere gratificata, queste persone non sanno assolutamente dove vada a finire la loro uva, se nei succhi o nel vino, hanno agito in buona fede secondo il loro metro. Allo stesso modo mi indigno pesantemente quando trapelano notizie del tipo che alcuni camion usciti dalla cantina X e carichi di prodotto di un certo colore sono stati fatti rientrare alla base perchè tale colore era sbagliato (troppo acceso o troppo spento).
    Per farla breve, non si potrebbe trovare un modo con il quale agire nei confronti di questi "maneggioni", sono sicuro che le aziende come la sua si conoscono tutte e fra di voi sapete chi fà certe cose e chi no.
    Io conosco le aziende intorno a me, i miei "competitors", e sò chi fà cosa.. non ho la palla di vetro ma certe informazioni le reperisco lo stesso, basta vedere al Vinitaly, siamo tutti prodighi di abbracci e baci, come una grande famiglia dove tutti si conoscono, non sò se mi spiego.
    In fondo per colpa di pochi ci si trova a rimetterci tutti e questa è
    "la solita vecchia storia..."

    Non crede?

    Da quel che leggo, lei è una persona capace ed estremamente informata, la prego.. faccia di tutto per far sì che la chiarezza che tutti vogliamo venga portata a cielo aperto, usate il vostro "peso" e trovate alleati per far valere i diritti di tutti, vedrà che davanti alla informazioni correttamente documentate, ai fatti, ecc.. avrete le coda di persone che lotteranno per i valori della "chiarezza" e dell' "onestà".
    Guardi Vinix, siamo piccoli produttori ai vostri confronti ma quando ci girano... (mi immagino la scena della vespa che punge il sedere all' elefante.. dopo corre anche lui!)

    Come ha detto anche lei, Ferrari e Fiat non sono in concorrenza..

    In buona fede

    Emanuele Coveri

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    #47
  • Vinisani.org - D. Sciutteri

    Vinisani.org - D. Sciutteri

    Il sig. Flavio Perdezini racconta delle favole, e Fil si toglie il cappello. Ma quando la finiamo con questa sceneggiata.

    Il sig. Flavio dice:
    " Il fine stesso dell'industrializzazione è quello di ottenere prodotti commerciabili su larga scala, eliminando l'aspetto artigianale del processo"

    una menzogna belle e buona, che andrebbe condannata come genocidio culturale.
    !5 anni di spalate in Siberia
    Il fine dell'industria è quello di produrre, al più basso costo possibile, per ricavare il massimo utile possibile.
    A scapito del territorio, della salute degli animali degli uomini.
    Avete rovinato questo pianeta, e qualsiasi opera di penitenza facciate non potete che andare all'inferno.

    Per produrre un vino industriale dovete diserbare chimicamente, concimare chimicamente, trattare con prodotti sistemici.

    Dovete rettificare in cantina, stravolgere, rendere tutto uguale e fruibile per il consumatore, al fine di creare ad esso una memoria organolettica e falsare il su giudizio sul buono.
    Il vostro non si può chiamare vino perché non è sano.

    Con i vostri prodotti avete inquinato le menti le anime ed i corpi.
    mimmo

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    #48
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Caro Mimmo, il mio commento se lo leggi bene, faceva i complimenti al signor Pederzini non per quanto attiene ai contenuti - ho infatti espressamente fatto precedere il complimento da "al di là delle vedute" - ma per quanto riguarda "il modo di interloquire" e "il desiderio di confrontarsi". Se permetti, di fronte ad un'azienda che sotto una marea di accuse - fondate o meno, non è questo il punto - decide di venire a confrontarsi si, mi sento di togliere il cappello. Sarà la soddisfazione per vedere finalmente la voce di internet rispettata e degnata di considerazione e rispetto forse ad avermi fatto parlare. Perché è anche se persone come Pederzini vengono qui a dire la loro che la nostra voce può assumere un senso e un valore anche più forte.

    Poi io non sono un crociato e a frasi di questo tipo "...avete rovinato questo pianeta, e qualsiasi opera di penitenza facciate non potete che andare all'inferno" preferisco il confronto pacato del dipendente Soldo.

    Con amicizia.


    Fil

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    #49
  • Vinisani.org - D. Sciutteri

    Vinisani.org - D. Sciutteri

    Ad ognuno le proprie soddisfazioni, come capisco le tue !!!!!!!!!!!!

    Il sig. Flavio non e venuto qua per confrontarsi, ma per fare Marketing.

    Il confronto leale onesto e ben altra cosa.

    Partire dal presupposto che l'altro abbia ragione, ed io torto, quindi si fornisce all'altro una serie di elementi che danno la possibilità di dimostrare il contrario, in questo caso ( fatture d'acquisto, analisi del territorio, ecc. ecc.).

    Mi sa che mi sono sbagliato che oltre a toglierti il cappello ti sei tolto anche gli occhiali.

    Cosi dici:
    "Sarà la soddisfazione per vedere finalmente la voce di internet rispettata e degnata di considerazione e rispetto forse ad avermi fatto parlare.".

    La voce d'internet ha valore solo se raggiunge dei risultati concreti, la parola che si trasforma in un atto rivoluzionario, non violento, perché dietro esistono delle necessità impellenti, non più rimandali, non più disponibili ad una mediazione burocratica e di facciata.

    Cosa risponderai, quando il sig. Flavio ti dirà d'inserire della pubblicità nel tuo circuito? Che si alimenta anche attraverso vinix?

    Se dare a me l'etichetta di Crociato, dove tra l'altro non mi riconosco, ti fa star meglio, ho pensi di buttarla, sulla mia storia, che ancora non ho venduto né la mente né l'anima, ma solo una piccola parte de mio corpo, dove tra l'altro ancora posso usare, quando voglio, perché pago le tasse per le fogne. un grave errore per te mediatico e di marketing.

    Per me, per tutti quelli che la pensano come me (che dall'eta di otto anni, in qualunque posto sono stato, sono andato via, solo perché facevo il mio lavoro al meglio[compreso dal corpo di Polizia, ma non era possibile perché la maggioranza non voleva rispettare le leggi).

    E' il Pianeta che parla, che ci chiama, siamo in emergenza. Ad ognuno quindi le proprie preferenze
    Con fratellanza
    Mimmo

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    #50
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    La soddisfazione Mimmo sta nel fatto che un dipendente di una grande industria sia "sceso" a discutere della faccenda insieme a noi. Quello che ha detto può non piacere, si può condividere o meno, io guardavo proprio al risultato dell'azione di alcuni che hanno scritto su internet e di altri che dal mondo offline sono venuti qui a commentare. Questo, spero di averlo spiegato meglio, il mio motivo di orgoglio.

    Di cosa vogliamo parlare ?
    Se preferisco il vino industriale o il vino artigianale ? Spero non ce ne sia bisogno !

    Ciao, Fil.

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    #51
  • Vinisani.org - D. Sciutteri

    Vinisani.org - D. Sciutteri

    Per me la grande Industria deve andare sul banco degli imputati.
    E' questo che fai finta di non capire tu.

    E' sara mia soddisfazione quando sarò in grado di portarcela.

    E chi comanda glie eventi mi farà vivere ancora abbastanza da dare soddisfazione hai PICCOLI VIGNAIOLI DOVREBERO ESSERE LORO L'ORGOGLIO DI VINIX.

    Ciao
    Mimmo

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    #52
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Mimmo continui a fraintendere.
    Non sto parlando di persone, soggetti e contenuti, sto parlando semplicemente del fatto che un'industria si è messa a parlare con noi. Questo anni fa sarebbe stato impossibile. Mi sono spiegato adesso ?


    Filippo

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    #53
  • Vinisani.org - D. Sciutteri

    Vinisani.org - D. Sciutteri

    Ad ognuno le proprie soddisfazioni, come capisco le tue !!!!!!!!!!!!
    Ti ho già risposto, quindi vuol dire non fraintendo.

    Ti rispondo con un altro esempio.
    La maggior parte degli Italiani sono contenti e soddisfatti perché hanno il diritto di parola.
    Io ti dico che è un trucco. Perché li fanno parlare, è se non li fanno parlare tutti urlerebbero, indignati, si strapperebbero le vesti, perché direbbero, non si può vivere in un paese senza democrazia.
    La democrazia è contare (non Parlare).

    Fraternamente
    Mimmo

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    #54
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    Ciao Fil e Mimmo,

    Questa volta non posso usare la mia diplomazia.
    Per come la vedo io, non avendo avuto soddisfazione dai normali canali di comunicazione, l'industria è venuta a lavarsi la faccia qui e non a confrontarsi.
    Sapendo a priori che avrebbe trovato un ambiente non dico ostile, ma sicuramente in contrapposizione, ha potuto sfogare tutta se stessa, su di un terreno fertile.
    L'unica cosa che riconosco a questa industria ( anche se di manovra di marketing si tratta ) è che non nega di immettere sul mercato prodotti che per sua stessa ammissione sono pessimi.
    Rabbrividisco però di questo cinismo, non si può essere consapevoli di stare aprofittando della disinformazione di un consumatore e anzi usarla come giustificazione per compiere certe nefandezze morali.
    Non si può avere una visione del mondo così marcia da vedere masse di idioti pronti a comperare veleni anzichè volere e desiderare che questi crescano.
    Non si può essere così tanto menefreghisti nei confronti del prossimo, non si può !
    Non si può giustificare una azienda che ha fatto scelte di marketing e packaging tali da indurre gli adolescenti al consumo di alcoolici perchè li inganna facendoli passare per coctail di frutta...
    Ai miei tempi, se volevo assumere alcool lo facevo consapevolmente, qui l'industria è passata a dare le caramelle drogate ai bambini.!!
    Ma ci rendiamo conto ?
    Vendono prodotti spacciandoli per altre cose !!!
    Dai vini di basso costo che vini non sono a tutto il resto !
    Insomma, io non sarei orgoglioso di aver ospitato un killer, poi fai tu!

    Ciao
    Paolo

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    #55
  • Luca Risso

    Luca Risso

    Killer? Paolo, non fare lo stesso errore dell'Espresso, moderiamo i termini.
    Luk

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    #56
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    Ciao Luk,
    Si è meglio che lo spiego meglio.
    Con Killer intendevo l'atteggiamento cinico tipico del Killer.
    Cioè quello schema mentale che ti porta ad avere una morale di quel tipo, diciamo... del tipo che non ha molto rispetto dei propri "clienti"...

    Null'altro.
    Ciao
    Paolo

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    #57
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Si in effetti i toni potrebbero essere mantenuti più bassi altrimenti pare quasi di stare in una setta. Volenti o nolenti viviamo nel mondo reale fatto anche di industrie e con queste ci dobbiamo confrontare, civilmente, forti dei nostri credo e dei nostri diritti, non a botte di inferno e killer. Questo imho.

    Ad ogni modo, penso di aver spiegato più che esaurimentemente il mio punto di vista. Tenete presente che questo signore è venuto a parlare della sua industria, facendo ammissioni anche non facili - il nostro vino è di bassa qualità - in un luogo non certo amico. Ecco, vorrei che non diventasse troppo ostile questo luogo.

    Ciao, Fil

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    #58
  • Sorgentedelvino.it

    Sorgentedelvino.it

    ciao,
    intervengo senza avere letto tutto perché mimmo mi ha messo in evidenza una parte interessante del discorso. quando ho letto il titolo velenitaly mi son ben guardata dall'aprire il post...

    intervengo solo per dire che l'universo vino non è parallelo al nostro mondo, che gli industriali non scaricano i rifiuti nella quarta dimensione e non danno da mangiare i loro prodotti agli extraterrestri...

    quindi concordo con mimmo: facciano pure il loro lavoro, ma almeno stiano zitti zitti a beccarsi le giuste legnate quando se le meritano. il caso velenitaly volutamente non l'ho seguito, ho sole letto alcuni brevi passaggi, ma perché non lasciar cadere sotto silenzio un'errore quando ce ne sono sempre tanti che non vengono rilevati?

    insomma... se dovessi delegare qualcuno a parlare per me in questo post delegherei mimmo, anzi, lo faccio, forza mimmo!

    a presto,
    barbara

    ps: poi lo so anch'io che i toni di mimmo sono talvolta un po' forti, ma in genere i contenuti sono molto corretti

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    #59
  • Cosimo Errede

    Cosimo Errede

    @ Tutti

    Cominciai ad approfondire i post ed i commenti di Mimmo qualche tempo fa, quando (se non erro) si parlava del biologico vero o presunto tale...

    L'enfasi, la sfrontatezza, il rigore...si fondevano in un'assonanza di accuse e stanchezza di esser presi in giro. Esagerava ? Beh, devo dire che ci dava giù forte, ma due parole due riportarono Mimmo in una luce diversa, di tolleranza, di amicizia per tutti, anche per gli "avvelenatori"...le DUE parole di Mimmo che mi fecero volgere a lui la mia attenzione furono : FRATELLI MIEI !

    Quindi ricordo a tutti che seppur in modalità e termini perentori quanto Mimmo ci comunica è comunque racchiuso in quelle due parole. Mimmo spesso è logorroico, parla di tutto e di tutti senza paura di conseguenze, a volte mi è pure difficile stargli dietro, è un vero fiume in piena...ma Mimmo ha scritto senza pudore FRATELLI MIEI, e questo mi basta per reputarlo amico mio.

    Non sono da condannare i toni di Mimmo perchè lui è così, ma se io fossi il gerente di Vinix sarei comunque orgoglioso di esser riuscito a coinvolgere la grande industria in un ambiente che toni o non toni sta dando ragione a chi ci ha fornito lo strumento giusto per confrontarci e che credo sia giusto tenerci stretto.

    Il potere non sempre è forzature e voce grossa. Spesso il potere è altra cosa...

    http://www.youtube.com/watch?v=yO40ajd8Z3I

    Sono sicuro che Mimmo reputi FRATELLO SUO anche Flavio Pederzini.

    Saluti
    Cosimo

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    #60

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