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#4 Commenti

  • Alessandra Rossi

    Alessandra Rossi

    Caro Mike, figuriamoci se i territori accettano di vedersi togliere una DOC... E come la mettiamo poi con i politici che l'hanno creata? Da dove prenderebbero in seguito voti e preferenze?

    E come la mettiamo con il valore della terra? Lo sai meglio di me che un terreno che rientra in una DOC costa 4/5 volte in più del terreno confinante che magari ha caratteristiche (e vitigni) di pari qualità ma è fuori dalla mappa della denominazione di qualche metro...

    Le tue giuste considerazioni - meritocratiche - si scontrano con una realtà di speculazioni e nepotismi che ormai la fa da padrona. La sola arma che abbiamo è, sempre, la contro-informazione diffusa e costante, di cui anche questo tuo post è testimone.
    Si, lo so, è 'na faticaccia. Ma visto che non ci danno alternative...

    A bien tot.
    Ale

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    #1
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Caro Mike, grazie, finalmente un po' di chiarezza sulla vicenda. Mi piace questo tuo pezzo perché traspare anche, non so se volontariamente o meno, un pizzico di "insofferenza" verso quest'italietta che non perde occasione di farsi biasimare per una o per l'altra delle sue mille contraddizioni. Un'insofferenza che dovrebbe far riflettere (mi riferisco in particolare alla questione mcr..).

    Ciao, Fil.

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    #2
  • Gianpaolo Paglia

    Gianpaolo Paglia

    il problema e' quello di trovare degli amministratori con un minimo di coraggio, che sappiano rivolgersi direttamente alla gente. Che capisce, eccome se capisce. Basta ricorrere alle mediazioni locali per la raccolta dei voti, ma rivolgiamoci direttamente ai consumatori, spiegandogli le ragioni di certe scelte radicali, come la cancellazione di doc, la riduzione degli sprechi, ecc. Un po' come sta facendo Brunetta, a prescindere dalla parte politica, lui ha capito che ci deve rivolgere al cittadino/consumatore per poter scardinare certe incrostazioni ormai non piu' tollerabili.
    Non e' in fondo la famosa disintermediazione dei blog e simili?

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    #3
  • Mattia Volontè

    Mattia Volontè

    Quanto scritto da Mike, nuovi regolamenti a parte, mi fa ragionare su alcune semplici questioni di fondo. Secondo la mia opinione le denominazioni di origine hanno il grande svantaggio di diventare "status" nel corso degli anni, proprio perchè più legate al territorio che alla reale qualità del vino.
    Nel tempo, i produttori aumentano, il mercato si amplia, e così l'offerta, che andrà per forza di cose a dover coprire più fasce di mercato, incorporando quindi nella DOC anche produzioni di minore qualità.
    Se poi teniamo conto che, essendo "status" con notevoli implicazioni politiche (ed immobiliari, come fa notare Alessandra), è ovvio che sempre più DOC verranno create.
    Tutto questi fattori ritengo facciano perdere quel valore informativo per cui le DOC sono state ideate, divenendo sempre meno fattore di scelta per i consumatori.
    Insomma, se voglio un vino di qualità, prendo un DOC? No, mi informo quali vini e produttori scegliere, non guardo la denominazione. Sicuramente non compro a scatola chiusa solo pechè un vino è DOC. Quindi, per un consumatore attento a cosa compra, che si informa e chiede consigli, che utilità ha la DOC?

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    #4

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