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#40 Comments

  • Maurizio Fava

    Maurizio Fava

    caro Ugo,
    come puoi immaginare, mi son permesso di scrivere queste righe ben sapendo che il problema (non mio personale, ma del settore) è multifattoriale. Sono però convinto che più che il reperimento di nuovi fondi sarebbe necessario, e non oneroso (basterebbero i fondi attualmente dispersi in mille rivoli), un seria razionalizzazione della gestione dei denari pubblici. La Spagna lo sta facendo coi fondi europei, cioè con soldi anche italiani.
    Comunque il problema riguarda anche altri settori portanti della nostra economia, a partire dal Turismo..

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    #1
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    Ciao Maurizio,
    Ti confesso che leggere ciò che riporti puntualmente in questa tua lettera, lascia l'amaro in bocca e non solo da produttore appassionato, ma anche e soprattutto come cittadino Italiano.

    Siamo in tanti in Italia ad avere capacità e volontà ricettive verso il turismo internazionale così come possediamo la ferrea ambizione di esportare le nostre eccellenze, tuttavia fra queste potenzialità e la loro realizzazione, si frappone sempre un limite spesso invalicabile.

    Viviamo come se l'arco Alpino non fosse mai stato traforato....

    Mi permetto di sottoscrivere in pieno il tuo "appello".

    Ciao
    Paolo

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    #2
  • Enoteca La Volpe e l'uva

    Enoteca La Volpe e l'uva

    Che la nostra promozione lasci molto a desiderare e purtroppo tristemente vero...ma, perchè non iniziare noi stessi per primi?Mi spiego.Vista la richiesta non è mi saltato in mente al produttore di madare insieme al vino alcune "bandierine tricolore"?
    Dico questo perchè io stesso trovo molto difficile ottenere materiale "promozionale" dalle case vinicole e trovo tutto ciò poco logico.
    Per il resto concordo con te (bhe..forse non è così vero che paesi tipo la Spagna abbiano meno storia vinicola di noi..)
    Ciao

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    #3
  • Maurizio Fava

    Maurizio Fava

    @ Paolo: ne arrivo anche dalla Borsa Mondiale del Turismo di Londra: le previsioni nono pesanti, e anche lì l'argomento era il medesimo: manca il "sistema Italia".

    @ La Volpe: ma secondo te il vino che si è venduto finora all'estero si sarebbe venduto se i produttori non avessere sopperito direttamente alla carenza di Promozione di sistema?
    Ma se la promozione è a carico dei simgoli, accadono due cose: intanto si devono aumentare i prezzi delle bottiglie, per non rimetterci, secondo ciascuno fa a modo suo, manca un messaggio univoco, un "brand" nazionale.
    è chiaro che la bandierina non è il problema, ma solo un'evidenza del medesimo.
    Sul peso commerciale del vino spagnolo nel mondo, poi, non si tratta di stabilire dove si è coltivata per prima la vite (e comunque in questo caso il vino si diffuse dall'Italia alla Francia e alla Spagna, non certo viceversa) ma la cronologia di copertura dei mercati mondiali, e l'exploit spagnolo (Vini di Jerez a parte) in questo senso è recentissimo: da quando la Spagna è entrata in Europa, e ha cominciato ad utilizzare i fondi europei. Appunto.

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    #4
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    mmmm.. a pensarci bene l'Italia lo ha un brandt nazionale forte e riconosciuto in tutto il mondo... mi pare di ricordare che si chiami... " MAFIA "...

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    #5
  • Belbon Hills Wines - Pedro Estrada Belli

    E un argomento molto interessante, come molti in questo sito. se posso portare la mia esperienza, e non voglio fare il tuttologo visto che sto seminando commenti in vari post. qui in sud africa e' stato costituito, appena cadute le sanzioni internazionale che impedivano l'export fino al '93, il WOSA o wines of south africa. un ente finanziato dall'industria per promuovere il vino sudafricano all'estero. e' finanziato dai produttori tutti, ponendo una piccola tassa su ogni litro esportato. risultao, chi esporta di piu' paga di piu', pero' ha anche piu' benefici perche' ha sicuramente piu' voce in capitolo in termini di decisioni strategiche e siede nel direttivo. in questo modo si possono decidere ogni anno quali paesi hanno bisogno di quella spinta in piu' e si fa un'azione programmata, con pubblicisti e organizzando eventi come il mega tasting a londra che ogni anno vede centinaia di produttori locali andare a londra con un budget minimo a promuovere i loro vini a ristoratori, commercianti e giornalisti. per l'italia c'e' l'ICE, pero' opera un po' diversamente, sono soldi pubblici e decidono i politici.......e ho detto tutto.
    io rimango qui.
    saluti
    pedro

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    #6
  • Alessandra Rossi

    Alessandra Rossi

    Maurizio, ottimo spunto.
    Mi viene da pensare che il Ministro Zaia potrebbe "scatenare" Brunetta (l'anti-spreconi) dietro ai fondi praticamente buttati che vengono utilizzati dai vari enti preposti per la promozione della nostra enogastronomia all'estero.
    Ho meno esperienza di voi nel settore, ma in altri campi ho avuto a che fare con questi enti e... va beh, ma che ve lo dico a fare?

    Ma pensi davvero che il Ministro leggerà questo messaggio? Io, abbiate pazienza, sono scettica. Spero con tutto il cuore di essere smentita e per esserlo si fa presto: vedro' una sua risposta qui.

    Saluti maremmani.
    Ale

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    #7
  • Aogi

    Aogi

    Ciao tutti,

    io non è che sappia quanto effettivamente facciano pagare, ma comunque per qualunque operazione l'ICE costa tanto, no?
    Una cosa che non ho mai capito è, perché deve costare tanto l'operato di un ente che esiste per le imprese italiane che sono quasi tutte medie o piccole.
    Fatelo costare meno!
    Se tante imprese riescono a vendere all'estero, poi pagheranno anche più volentieri.

    Per il settore di turismo c'è l'ENIT che fa da l'ICE, ma sapete quanti ne ho visti di educational sprecati?
    Nel 2005 ne ho visto uno dalle mie parti e mi ricordo, dal Giappone ne sono arrivati solo 2 micro tour operator, che hanno saputo di questo educational meramente per caso, e che poi non li ho più visti mandare nessun gruppo dei turisti giapponesi.
    Praticamente dall'ENIT di Tokyo non ce l'hanno fatta a mandare il comunicato in tempo utile, i media giapponesi non ne hanno parlato, e non hanno potuto nemmeno comunicarlo ai tour operator solo di Tokyo, neanche a solo quelli maggiori.
    Anche se c'è da dire che potrebbe non essere stata solo colpa loro, forse è stata anche la provincia di Asti a organizzarlo male, così acqua alla gola.

    Ciao,
    Aogi

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    #8
  • Maurizio Fava

    Maurizio Fava

    @ Pedro: c'era anche l'esponente del WOSA alla tavola rotonda organizzata da W&S

    @ Ale: veramente a leggere l'Espresso di questa settimana il "grande" moralizzatore sembra un personaggio da un film di Myklos Jancsò (del 1976). Zaia sinceramente sembra davvero più appropriato nel ruolo, ci sarà modo di valutarlo sui risultati pratici. In ogni modo il link a questo post è stato inviato anche direttamente al suo blog.
    Paradossalmente, io credo che la soluzione del problema dovrebbe essere una accentrazione del controllo sulle spese, finanziando solo i progetti seri, concreti e verificabili nei risultati e cancellando le dispersioni "a pioggia" che danno soldi a ogni inutile sciocchezza. Il federalismo va bene, ma senza sprechi controproducenti.

    @ Aogi: il tuo punto di vista è sempre approfondito, e poichè non risente dei pregiudizi italici di ogni tipo, è davvero obiettivo e chiarificatore.

    ciao

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    #9
  • Alessandra Rossi

    Alessandra Rossi

    Infatti Maurizio, era anche ironica la mia "invocazione", ma per la stanchezza non l'ho colorata abbastanza :-).

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    #10
  • P.A.N.E.T.H. Prodotti-Ambiente-Necessità-Ecologia-Territorio-Hospitum

    @ Maurizio, sottoscrivo.

    Le risorse oggi utilizzate potrebbero realmente essere razionalizzate e destinate ad una strategia unica, per cui incisiva ed efficace, sia per favorire l'esportazione, ma allo stesso tempo, per promuovere in-coming.
    Azioni sinergiche tra eccellenze alimentari e turismo potrebbero rappresentare una delle chiavi di volta per risollevare ambedue i comparti.

    In effetti, come tu stesso affermi, non è un problema unicamente del settore agricolo, ma dell'intero "sistema Italia", che in effetti ad oggi rimane formula inattuata.

    Altri paesi, come la Spagna, hanno attuato da tempo strategie pianificate ed aggressive di marketing.

    L'Australia, ad esempio, nel 1995 ha lanciato una azione ben precisa e programmata chiamata strategia 2025. Obbiettivo raggiungere in 30 anni il 6% del mercato mondiale e 4,5 miliardi di dollari australiani di fatturato. In effetti la pianificazione delle campagne e le azioni di marketing sono state così efficaci che hanno permesso all'Australia di raggiungere tali obbiettivi in soli 10 anni, con 20 di anticipo.

    Come dicevo in un altro commento, la pragmaticità e l'esperienza dell'attuale ministro Zaia, fanno sperare che tali aspetti non secondari per il rilancio delle eccellenze italiane, e dello stesso "sistema Italia", siano infine attuati.

    francesco

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    #11
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    @ Pedro,

    Purtroppo in Italia, un ente dove partecipano le aziende produttrici e dove il PESO sulle decisioni è in virtù della loro potenza economica, è quanto succede già più o meno lecitamente ed è anche la fonte di tutti i nostri guai.

    Questo assetto provoca decisioni prese chiaramente solo a tutela di un certo gruppo di aziende ( lobby ) e spesso a forte discapito di tutte le altre piccole e medie.

    Il problema sta nel fatto che in Italia, sono proprio le piccole e medie a costituire il grosso del prodotto, ma il potere è in mano a poche grandi che governano le leggi a loro piacimento ed a compiaceimento della classe politica evidentemente collusa.

    Per l'Italia sarebbe da asuspicarsi invece che la FIVI prendesse corpo velocemente e potesse mandare i propri rappresentanti nelle opportune sedi a far valere le ragioni della piccola e media azienda.

    Ciao
    Paolo

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    #12
  • Maurizio Fava

    Maurizio Fava

    beato te che sei ottimista, caro Paolo.
    ma non credo che si potrà sperare più di tanto dalla FIVI in questa direzione.

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    #13
  • P.A.N.E.T.H. Prodotti-Ambiente-Necessità-Ecologia-Territorio-Hospitum

    @ Maurizio/Paolo,
    Maurizio. Hai ragione, se in pochi s'iscriveranno. Potresti non averla se, invece si iscriveranno in molti. In questo caso è questione di numeri.
    francesco.

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    #14
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    @ Maurizio,

    Ti dirò che in fondo in fondo se fossi ottimista davvero, non sentirei il bisogno di una federazione numerosamente popolata per portare a chi dovrebbe vederle da solo, le tematiche che davvero sono fondamentali per i paese.

    Se fossi ottimista penserei che un governo senza manie di grandezza, si renderebbe conto da solo, che l'economia dell'Italia si fonda sulla intraprendenza di piccole e medie imprese fondate sulla conduzione famigliare.

    Se fossi ottimista penserei che quello che vedo io, lo veda anche chi ci governa, spererei che per questo, anche se la candidatura ha pur sempre un prezzo da pagare, pagato quello, si facessero gli interessi del paese dei tanti e non dei pochi.

    Crederei che la lungimiranza di chi arriva a coprire un ruolo istituzionale, lo portasse ad accordersi che questo paese ha sotto il culo la sua ricchezza e , non solo non la vede e non la valorizza, ma vi ci defeca sopra. ( vedi abusivismo edilizio, mancanza di infrastrutture, insediamenti produttivi fatiscenti .... )

    Invece sono pessimista, non li ritengo all'altezza, nessuno di loro, perchè per arrivare dove arrivano hanno venduto ideali ed anima prima ancorai arrivare, hanno debiti di ogni natura con chi li ha sostenuti e chi li ha sostenuti non ha a cuore nient'altro che il proprio tornaconto economico e non certo il paese.

    .. Il neonato piange e piange e piange e strilla fino a farti saltare i nervi se necessario perchè è della attenzione del genitore che abbisogna per sopravvivere...

    L' Italia della gente che lavora onestamente e che nel trarre il proprio sostentamento anche economico salvaguarda anche l'ambiente andando a costituire il vero valore per il paese, è stato ridotto al silenzio ed ora deve produrre il suo più grande vagito se vuole che questo "genitore" incosciente, drogato e scellerato quale è lo stato, se ne prenda la giusta cura.. o morirà...

    @ Fra
    Appunto

    Ciao
    Paolo

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    #15
  • Belbon Hills Wines - Pedro Estrada Belli

    si, io ho detto che c'e' l'Ice ma mica ho detto che ci deve essere solo lo stato pero'. siamo noi producttori che ci siamo organizzati, senza neanche un minimo di supporto dallo stato. lo stato ci tassa con l'accisa e costruisce le strade, noi ci tassiamo da soli e ci costruiamo gli stand alle fiere e volantini da distribuire, invitiamo i buyer al Cape Wine, fiera internazionale del vino SUdafricano a Cpae Town, e paghiamo pubblicisti e PR all'estero perche' parlino e scrivano di noi. Io sono molto poccolo, e quando vado agli uffici a proporre di investire in promozione in Italia mi guardano con rispetto ma con grande simpatia, come se fossi Don Quijote con i mulini, non hanno budget per l'Italia, perche' i mercati principali appunto vengono decisi da chi vende di piu' e quindi da chi vende in UK Scandinavia e USA ora. Pero' non me la prendo mica, richiedo il finanziamento al nostro "Ice" che ha dei fondi per l'export, poi mi faccio dare il materiale dal Wosa che e' a disposizione di tutti e faccio la mia fiera, coinvolgo altri 5-6 piccoli produttori che da soli non saprebbero neanche dove iniziare in Italia et voila' che la missione di marketing in italia salta fuori ed e' anche un successo. Forse il marketing di stato non e' la via giusta, bisogna che i medi piccoli si organizzino seno' i predatori di questi mari avranno sempre la pancia piena. Ora la Promos di Milano vuole convincere i produttori a venire giu e pagarsi la missione in Sud Africa loro stessi, forse avranno i coupon, quanti andranno senza un finanziamento e rischieranno? Stiamo a vedere.
    ciao
    pedro

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    #16
  • Maurizio Fava

    Maurizio Fava

    @ Paolo e Francesco: non mi sembra che la FIVI sia nata per la promozione all'estero, anche alla luce della piccola quota di iscrizione non ne avrebbe i mezzi: se poi otterrà accesso ai fondi pubblici, sarebbe una ulteriore frammentazione della torta, che invece a mio parere dovrebbe essere controllata maggiormente dal centro non in modo clientelare ma per obiettivi e risultati, come ho già detto al punto 10.

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    #17
  • Maurizio Fava

    Maurizio Fava

    @ Pedro: conosco la vostra realtà, e quella di altri paesi come Australia, Cile, Argentina e altri... il problema non è da dove arrivano i fondi per marketing e promozione, ma con che modalità sono gestiti. Qualcuno fa investimenti, qualcun altro fa solo spese.

    ciao
    maurizio

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    #18
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    @ Maurizio,
    Hai ragione, non è nata per la promozione, ma per la rappresentanza presso gli organi competenti in materia di legislazione e persegue infatti questi scopi.

    Tuttavia rappresenta un esempio di come portare le esigenze dei molti all'attenzione dei pochi.

    Stesso clichè si potrebbe utilizzare per la promozione all'estero evitando di foraggiare enti costosi, istituzionali, formali e davvero poco operativi.

    Anche se, confesso, per quanta energia io metta nel cercare di organizzare missioni di promozione all'estero con gruppi di aziende del settore, non ci si riesce mai a mettere d'accordo...

    Mentalità...

    Ciao
    Paolo

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    #19
  • P.A.N.E.T.H. Prodotti-Ambiente-Necessità-Ecologia-Territorio-Hospitum

    @ Maurizio
    Certo che è nata con tutt'altri obbiettivi che la promozione all'estero. E' nata per portare una voce autorevole a Bruxelles. Tu stesso qui sopra dici giustamante, che le nazioni che stanno avendo successo sono quelle che hanno politica promozionale unificata e finanziata dalla comunità europea, se non ricordo male (non ho riletto). Avere una voce autorevole a Bruxelles è certamente positivo per proposte e rivendicazioni di cui, chiaramente potrebbe (poi) farsi carico il governo italiano, scegliendo le formule che si ritiene più consone, ovviamrente.

    @Pedro
    Non è che il governo debba fornire assistenzialismo, ma dovrebbe fare da guida, specie in una realtà così frammentata come quella italiana. I metodi, gli obbiettivi ed i percorsi spettano poi, a chi dirige, siano essi solo di guida ad azioni consorzistiche, siano di coordinamento a partecipazione.

    Il punto è che non c'è una guida, non c'è un'azione unificatrice, (non a causa di questo governo: non c'è mai stata) per cui non c'è e non può esserci penetrazione.
    Stiamo vivendo di rendita, ma basta oggi sapere o dire che quello italiano è il vino più antico del mediterraneo, con la concorrenza mondiale attuale?

    Buttandola in ridere: se bastasse i maggiori produttori dovrebbero essere i babilonesi (Iran e Irak) e gli egiziani. :-)

    ciao,
    francesco

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    #20
  • Maurizio Fava

    Maurizio Fava

    @ Paolo

    il tema della mia lettera al ministro era la promozione e il marketing del Brand "Italia" almeno nel vino, e tu mi confermi appunto che la FIVI nasce con altri scopi, almeno iniziali. Sulla proponibilità di strutture aggregative di questo genere per lo scopo di cui sopra, non sono però troppo convinto: il nostro vero limite, oltre ad una politica sorda, cieca e autoreferenziale che sperpera denari pubblici, è fin qui stato proprio un eccesso di polverizzazione, sigle e siglette che mancano alla fine di strategie e di "massa critica" per penetrare realmente sui mercati internazionali.
    ribadisco che un centralismo ben fatto e finalizzato darebbe probabilmente migliori risultati.
    ciao

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    #21
  • Maurizio Fava

    Maurizio Fava

    @ Francesco: concordo col tuo parere, ma è meglio chiarire che L'Europa non dà fondi solo alla Spagna, ne sono arrivati anche da noi. La differenza è il modo di gestirli, la qualità effettiva dei progetti finanziati. Qui sta il baratro di efficacia ed efficienza.
    ciao

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    #22
  • Maurizio Fava

    Maurizio Fava

    @ Alessandra: mi accorgo di non aver risposto al tuo punto 11. Ma anche per me si tratta di stanchezza e non di scortesia. Tre fiere internazionali in 10 giorni comincio a non reggerle più.
    a presto

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    #23
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Ciao Maurizio, quando rispondi a più persone, non inserire tre commenti diversi ma un commento solo con la @ nome della persona a cui rispondi che precede la risposta ad ognuno. Grazie, Fil.

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    #24
  • Maurizio Fava

    Maurizio Fava

    @ Fil: ok, sarà fatto

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    #25
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    @ Maurizio,
    Io non posso che essere in totale accordo con la tua visione, tuttavia mi preoccupa che cosa porteremmo con il Brandt Italia all'estero, visto che gli interessi ad essere unicamente rappresentati fino ad oggi sappiamo quali sono e di chi sono, mentre le vere risorse vere del Brandt Italia risiedono laddove non si vuole guardare...

    Ciao
    Paolo

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    #26
  • Maurizio Fava

    Maurizio Fava

    caro Paolo,
    visto l'andazzo attuale, mi accontenterei che sotto l'ombrello del marchio ITALIA ci fossero SOLO prodotti totalmente italiani, dalla A alla Z.
    in realtà questo non sta accadendo, a partire dalla moda (ma vale anche sicuramente per l'olio e probabilmente per certi vini). Troppe cose etichettate "made in Italy" sono in realtà prodotte all'estero con scarsi controlli. é un problema commerciale, è un problema etico, è un problema legale (perchè gli industriali che fanno lavorazioni all'estero dovrebbero beneficiare di fondi pubblici italiani? paghiamo le tasse per rafforzare i nostri competitors? demenziale!

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    #27
  • P.A.N.E.T.H. Prodotti-Ambiente-Necessità-Ecologia-Territorio-Hospitum

    @ maurizio / Paolo / Pedro

    -azioni guida per incidere sul mercato estero
    -per tutti e per far crescere l'Italia (non i competitor)
    -no assistenzialismo

    Può essere valida come sintesi? Mi pare che su questi punti siamo in linea. Possiamo quindi proporla così?

    Integrazioni?

    francesco

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    #28
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    @ Maurizio,
    La famosa Internazionalizzazione all' Italiana ?

    Allora scrivo ciò che tu ed altri sapranno già bene, da qualche anno a questa parte, sono sempre più le persone di nazionalità rumena, che tornano al loro paese ed investono nella crescita dello stesso.

    Dietro a loro alcuni industriali italiani dei più svariati settori, vedono il miraggio del lavoro a poco costo, ma soprattutto della rivalutazione degli investimenti in un paese in forte crescita.

    Conosco personalmente personale rumeno che ha lavorato più o meno stagionalmente e più o meno in regola in grandi cantine Italiane che ora possiede in Romania estensioni di terreno a vigna da fare paura..

    Credete che produrranno ettolitri di Feteasca Negra per il mercato interno che consuma 20/25 litri di vino pro capite all'anno ?

    Ovvio che no, assisteremo inermi all'invasione di ettolitri di vini base destinati alle nostre maggiori cantine, quelle che, per intenderci, fanno parte di quelle DOC e DOCG che riescono a compiere il miracolo ci moltiplicare gli ettolitri senza ampliare gli ettari !!

    Ciao
    Paolo

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    #29
  • Maurizio Fava

    Maurizio Fava

    @ a monte ci metterei una presa di coscienza a livello di apparato pubblico e una authority seria che lavori su progetti strategici senza assistenzialismi tattici finalizzati solo a clientele assistenziali.

    @ Paolo. I grandi vigneti in Romania (migliaia di ettari ciascuno)sono stati piantati già da una decina di anni in primis da grandi (o grossi) nomi dell'enologia italiana. Raramente si tratta di impianti di vitigni autoctoni rumeni, quasi sempre di vitigni francesi o, in minor misura, italiani. Ma non c'è solo la Romania, ci sono la Cina, la Crimea, ecc ecc. Investimenti immobiliari, speculazioni, diversificazione? sta di fatto che io non trovo questi vini rumeni sul mercato. ma dove andranno a finire?
    certe volte ci viene la tentazione di essere andreottiani: a pensar male...

    ciao

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    #30
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    @ Maurizio,

    Sapevo già di non raccontarti nulla di nuovo.... ma forse al ministro era sfuggita... ;-)

    Ciao
    Paolo

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    #31
  • Maurizio Fava

    Maurizio Fava

    @ Paolo: a giudicare dal silenzio assordante, forse al Ministro questa lettera è sfuggita del tutto.
    tra l'altro la avevo postata anche direttamente al suo blog...
    ma attendiamo con fiducia un gradito cenno di risposta

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    #32
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    Certo che deve essere difficile in Italia anche volendo, poter fare il politico davvero, ti immagini... con tutte le mine che hai intorno appena ti muovi fuori dal binario...

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    #33
  • Roberto Gatti

    Roberto Gatti

    @ Maurizio
    Ciao Maurizio,
    per questioni di tempo ho letto solo il tuo post iniziale, e devo dirti che bene hai fatto a " sollecitare " il Ministro Zaia, su un tema quanto mai attuale....ma a quanto sembra...non s'è fatto sentire.....!!
    Le tue osservazioni sono giustissime, alle quali però vorrei aggiungere alcune mie considerazioni personali :
    partecipando, cosi' come fai tu d'altronde, ad alcuni Concorsi Enologici Internazionali, ho la fortuna di avere sempre " viva " e reale la situazione dei competitors internazionali. Alla luce di ciò, sono tre anni perlomeno, che scrivo ed informo gli operatori, appassionati, produttori ed autorità, che i paesi da quali ci dobbiamo guardare nei prossimi 10 anni, non sono la Francia o l' Australia e gli Usa, ma bensi' la Spagna e soprattutto il Portogallo.
    Proprio cosi' il Portogallo è la nazione che, con i suoi vini, sia in tipologia bianca che rossa, piu' di ogni altra mi ha stupito, e la cosa piu' allarmante è che trovi ottimi vini ( da 90/100 ed oltre per intenderci ) a prezzi a dir poco irrisori.
    Pensa che ho comprato direttamente vini in una cantina portoghese, tramite internet, ad un prezzo intorno ai 15 euro a bottiglia, spese doganali, trasporto, Iva ecc. compresi, ed a quel prezzo mi sono arrivati direttamente fino a casa mia.
    Vini che in Italia, a pari qualità, non li trovi a meno di 30/40 euro : ecco il motivo per cui la vedo un pò grigia la situazione, se poi a tutto ciò aggiungiamo pure la crisi economica e la recessione che è ormai in avanzato stato......il conto è presto fatto.
    Credo che il nostro Ministro, insieme agli altri organi competenti, debba mettere in campo strategie e breve e lungo termine, per dare una boccata di ossigeno ai nostri bravi viticoltori, soffocati dai costi sempre piu' elevati, e dalle imposte che non lasciano scampo.
    Ciao e buon weekend a tutti
    Roberto

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    #34
  • Maurizio Fava

    Maurizio Fava

    caro Roberto,

    direi che più che una boccata di ossigeno c'è assoluta necessità di un radicale cambiamento di rotta nell'utilizzo dei fondi pubblici e nell'elaborazione di strategie chiare, semplici, verificabili nei risultati.
    C'è bisogno di ETICA, MORALITA', LAVORO DI SQUADRA; OBIETTIVI elaborati finalmente, davvero, nell'interesse comune.

    ma i segnali non stanno andando purtroppo in quella direzione: mi sembra che si continui a fare sempre e comunque, prima, i propri interessi personali e di bottega.

    ciao

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    #35
  • Roberto Gatti

    Roberto Gatti

    Caro Maurizio,
    hai ragione da vendere, ed intanto i nostri " competitors " ci sistemano per le feste. faccio mia questa tua frase :

    " C'è bisogno di ETICA, MORALITA', LAVORO DI SQUADRA; OBIETTIVI elaborati finalmente, davvero, nell'interesse comune."
    Ciao a presto
    Roberto

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    #36
  • Maurizio Fava

    Maurizio Fava

    un aggiornamento: la mail che avevo mandato al sito del Ministro, annunciandogli questa lettera aperta, ora appare (senza commenti)nell'elenco della posta ricevuta. Potrebbero dunque esserci sviluppi.

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    #37
  • Maurizio Fava

    Maurizio Fava

    errata corrige: nessun sviluppo.
    forse il governo è troppo impegnato ad occuparsi di televisioni, o a dare 600 € di aumento mensile a tutti i 3.000 dipendenti della presidenza del consiglio, o forse erano tutti ad assistere il figlio di un ministro nel suo terzo, infruttuoso tentativo di passare l'esame di maturità.
    bastasse aprire un blog per essere ministri 2.0 ...

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    #38
  • Donato Pasqualicchio

    Donato Pasqualicchio

    @brugnara. Non sono io a far scappare il ministro. Scappa da solo.
    In Italia si guadagna poco lavorare onestamente. Vi ho letto tutti.

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    #39
  • Maurizio Fava

    Maurizio Fava

    2011 - mai ricevuto risposte da zaia o da altri politici.
    e il problema è sempre più pressante.

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    #40

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