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#27 Commenti

  • L'Arcante

    L'Arcante

    E' mia convinzione che nei prossimi anni molte di queste manifestazioni spariranno, e non sarà un male; Sparirà questa formula, statica, costosissima e fuori dalla portata di chi realmente sarebbe l'utente finale.

    Caso 1, Vinitaly: Ci sono andato 4 volte, ogni due anni e fino a due anni fà. Da collaboratore di sala e sommelier riuscivo a rubarmi due-tre giorni di lavoro che avrei recuperato ad un collega, investendo di tasca mia i soldi per il viaggio (auto+pernotto+vitto), gran bella esperienza la prima e la seconda volta, poi dopo due scampagnate tra amici ho deciso di rinuciare per gli stessi motivi che citi tu nel post, anche perchè da "piccolo imprenditore" con impresa familiare è pura emorraggia per i soldi che spendi e per quelli che perdi rimanendo chiuso.

    Caso2, Vitigno Italia: E' dalle mie parti ed in quattro edizioni ha svolto la sua funzione promozionale (nel senso stretto del termine) con molte iniziative interessanti e da non disperdere ma molto meno la sua vocazione commerciale. Pochi buyers, giornalisti così così se non per mera amicizia, anche i visitatori in quattro edizioni non hanno mai avuto riferimenti certi. Giorni di apertura cambiati ogni edizione, nessun impegno per le aziende che debbono ospitare, poca integrazione con il territorio e manifestazioni correlate. Non tutto da buttare ma molte cose da rivedere.

    Caso3, Merano: Non ci sono mai stato, non ci sarei mai andato, se avessi desiderato una vacanza in alto adige so a chi e dove rivolgermi. Molti amici produttori mi raccontano delle belle serate passate per Merano nei locali e nelle Stube, ma non ho mai sentito parlare di altro, solo della grande festa elitaria...

    In generale: Costano sempre un occhio della testa per le imprese, molti di questi poi hanno la presunzione di offrire il meglio del servizio e dell'opportunità commerciale senza nemmeno forse rendersi conto cosa significa per una azienda, soprattutta piccola come è nella stragrande maggioranza del panorama viticolo italiano, lasciare casa ed impresa per tre-quattro-cinque giorni.
    Senza metter in conto poi gli improvvisati, ormai eventi e manifestazioni ce ne sono per tute le tasche, salse e condimenti.

    Come per alcune ricette di modernariato culinario, Sagre di Paese "destrutturate".


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    #1
  • Capellini Luciano Azienda Agricola

    Capellini Luciano Azienda Agricola

    Merano a parte, giornalmente siamo invasi da inviti per questa o quella manifestazione spesso si tratta più di folclore che di eventi commerciali dove magari puoi partecipare senza costi ma ti devi impegnare a dare da bere gratis. Come se il nostro prodotto non avesse valore. E sta proprio qui il punto ed ha forse colto nel segno il giornalista italo svizzero A.T. quando parla di .. posto a neo-ricchi con molti denari ma privi di papille gustative." Il discorso delle papille credo sia poi estensibile. Agli inviti accampo speso delle scuse per giustificare la mia assenza e salvaguardare il portafoglio e spesso mi sono posto la domanda che tu ora poni e una mezza risposta lo data attuando i seguenti comportamenti:
    1)Solo manifestazioni piccole o medie e comunque mirate ad operatori interessati;
    2) pubblicità e possibilità di visite al vigneto;
    3) manifestazioni che consentano di acculturare i visitatori;
    4) non mi piacciono le manifestazioni in piazza.

    Ciao Luciano (quello di Volastra)

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    #2
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Mi interessa nello specifico l'aspetto quantità e target del visitatore. Io sono vermamente convinto che il target non lo selezioni con la variazione del prezzo ma con il tipo di comunicazione o non comunicazione che decidi di fare / non fare. Anche NON comunicando selezioni. Mi spiego.

    Per Terroir Vino:

    - non faccio manifesti ma faccio locandine SOLO in enoteche e ristoranti di qualità

    - non faccio pubblicità (in senso ampio) su giornali e riviste o altri siti generalisti ma ne faccio molta, solo su internet, nei circuiti per me rilevanti e più qualitativi.

    - non faccio 300 comunicati stampa pre, durante e post evento ma ne faccio al massimo 2-3 (a volte meno) nell'arco di 7 mesi e solo pre-evento. Post evento, anziché dire quanto siamo stati bravi, lascio che il buzz sia spontaneo. Se uno si trova bene, se vede che hai pensato a lui che ce l'hai messa tutta, due parole sulla manifestazione, una foto, un video, lo pubblica volentieri.

    - Non invito nessuno al di fuori del mio network di contatti on e offline (certo ampio) ma spedisco circa 8.000 inviti cartacei SOLO a ristoranti, enoteche e hotel con ristorante.


    Questi ed altri piccoli ma preziosi accorgimenti, alla fine, fanno sì che al meeting ci sia solo chi mi aspetto di trovare (professionisti in massima parte + mondo della comunicazione online - una tradizione del meeting - ) con un margine di "disturbo" da parte di target non in linea veramente molto basso. Per dire, non ho mai visto un ubriaco in giro (che avrei prontamente scortato all'uscita) e non c'è mai stato l'assalto di "passanti".

    My two cents.


    Ciao, Fil.

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    #3
  • Capellini Luciano Azienda Agricola

    Capellini Luciano Azienda Agricola

    Quella di Genova (Parlo di Terroir Vino) la giudico una buona manifestazione, mirata ecc. il risultato poi (parlo del vignaiolo) ovviamente varia. Va anche considerato che in Liguria, secondo me, si fatica a promuovere i prodotti del territorio e questo è un grande limite che io giudico culturale per una regione che al territorio, anche agricolo, deve gran parte delle sue presenze turistiche. Andrebbe perciò fatto un discorso a monte con la ristorazione e non solo. (ben inteso sulla Liguria ho ottimi amici che al mio prodotto tengono e per dirla in gergo lo fanno andare e per quanto poi mi riferiscono con buona soddisfazione del consumatore, non faccio perciò di tutta l'erba un fascio).
    Ciò detto capita a volte di aderire a manifestazioni fuori regione che promuovono a prezzi intorno ai 100/150 €. Incontri presso l'hotel X o il locale Y dove gli operatori, nell'arco di mezza giornata possono incontrare una decina di piccoli vignaioli provenienti da due o tre regioni differenti. Hai il tempo di proporti, c'è un contatto immediato e diretto e a volte, non sempre, fai più "affari" in queste occasioni che in altre più blasonate.
    Con il costo di una manifestazione come quella che ha dato avvio alla nostra discussione in un anno ti fai 5/6 regioni, sei impegnato per una mezza giornata e magari ti fermi in vacanza per un paio di giorni oltre ad allacciare relazioni e magari amicizie.

    Luciano

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    #4
  • Maurizio Fava

    Maurizio Fava

    @ Angelo: grazie per l'analisi molto dettagliata. Concordo sul fatto che se la crisi perdura (non solo la crisi finanziaria, a mio parere anche il vino come "moda" sta passando un po', per eccesso di sovraesposizione mediatica negli scorsi anni, il mercato si assesterà e eliminerà le ridondanze facendo spazio alle cose più solide e produttive. Vinitaly, con tutto il male che si può dire per le sue magagne croniche (i veronesi spremono da trent'anni il limone, e non hanno mai risolto, ad esempio, il problema dell'accesso e del traffico, roba da terzo mondo), resta comunque la fiera del vino più importante in Italia, la vetrina più completa del Made in Italy enoico, dove arrivano comunque i compratori anche internazionali. Sarebbe a mio parere sbagliato indebolirne l'impatto e il peso internazionale diluendolo in altre fiere, con dispersione di risorse finanziarie e di marketing.

    @ Luciano: la tua strategia è davvero precisa e articolata. Presumo che la tua azienda abbia dimensioni non eccessive, per cui i canali diretti consentono un buon risultato commerciale? Che budget annuale dedichi alla promozione (che percentuale del fatturato annuo)?

    @ Fil: su Merano loro dicono di tenere prezzi alti per limitare gli accessi. forse anni fa il discorso reggeva di più, ora magari se cala la domanda un po' meno. Ogni evento ha una ragion d'essere, se c'è soddisfazione di chi espone e di chi accede, e cessa nel momento in cui queste soddisfazioni vengono meno. Per questo la targetizzazione è indispensabile, ma anche una valutazione oggettiva del rapporto costo\beneficio. Le manifestazioni meno riuscite son sempre quelle in cui si va avanti per inerzia, senza capacità di analisi e autocritica. Da questo punto di vista credo che la tua e la mia, non contando su fondi pubblici e su un Pantalone che copre le magagne, siano già avanti anni luce rispetto ad altre.

    ciao



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    #5
  • Capellini Luciano Azienda Agricola

    Capellini Luciano Azienda Agricola

    @ Maurizio, attualmente sono sulle 6.000 bottiglie con le tre tipologie di vino (cinque terre doc - cinque terre sciacchetrà doc e vin de gussa vino bianco da tavola) con i nuovi restauri delle terrazze penso di aggirami a regime sulle 10.000. numeri molto piccoli come vedi.
    Per la distribuzioe mi avvalgo anche di un'azienda locale, la promozione rimane a mio carico e dedico circa il 5/6% del fatturato
    Non so dirti se sia tanto o poco, comunque spesso mi diverto. Ad esempio a Genova alla fine non avevo più voce ma poter parlare a decine e decine di persone, spiegare il vitigno, le tecniche, la storia del territorio ecc.. Be a volte mi commuovo.

    saluti

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    #6
  • Maurizio Fava

    Maurizio Fava

    @ Luciano: davvero giuste le proporzioni, direi la perfezione anche rispetto alle teorie dei professoroni e dei "libri spessi".
    chiaro che il tocco in più è la passione, che commuove e non è nei manuali di marketing.
    grazie
    maurizio

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    #7
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    Bel post e giunge anche nel periodo dei Budget per l'anno prossimo... avevo dei dubbi prima, adesso ancora di più ! :-))

    Di eventi ce ne sono davvero tanti, tutti esigono una certa preparazione organizzativa anche da parte della cantina e non solo dell'organizzatore, costano, non solo in termini di denari e impegnano molto.

    Una piccola cantina in crescita ha bisogno di incontrare il pubblico, non solo per fare contratti o vendere, ma anche per ascoltare il riscontro sul prodotto.

    In tal senso forse il problemone di tutti gli organizzatori, è il grande numero di espositori i quali hanno un certo numero di referenze ciascuno per un totale di campioni da degustare che disorienterebbe il più avvezzo dei degustatori.

    Come fare ?

    Da una parte meno espositori significa più costi da coprire a testa, dall'altra troppe referenze significa diluire le opportunità !

    Io penso che si debba andare verso la specializzazione, se avessi pronta la ricetta ve la darei, ma ancora non è così, anche se ci penso spesso ed anche se non è il mio lavoro...

    Ciao
    Paolo

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    #8
  • Maurizio Fava

    Maurizio Fava

    l'evento con piccoli numeri, a mio parere, può funzionare in Italia per piccole specializzazioni (un territorio, un vitigno...) ma di forte attrattiva. Ma se non si raggiunge la massa critica di interesse, sarà difficile avere buyers o stampa di livello. All'estero il B2B (contatto diretto tra venditore e acquirente) funziona meglio, perchè sei tu che vai da loro.

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    #9
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    Ecco vedi, aspetti che io non avevo valutato...
    E perchè in Italia non riusciamo a portare i Buyers in manifestazioni dove trovano un ragoinevole campione del territorio senza che diventi la fiera del troppo casino come il Vinitaly ?

    Ciao
    Paolo

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    #10
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Intanto per un problema di costi.
    Vinitaly ha busget sufficienti per far arrivare i buyers a loro spese in aereo, pagargli l'hotel e il vitto per 5 giorni e rispedirli a casa felici e contenti. Per fare una cosa così occorrono capitali. In secondo luogo per un problema di tempi / opportunità: se io vengo in Italia apposta per comprare vino - eccetto casi eccezionali di microfiere molto mirate - lo faccio il meno frequentemente possibile e dove ho la massima concentrazione di mercato. Vinitaly in questo senso ha l'enorme vantaggio di avere non tutti ma la stragrande maggioranza dei produttori.

    Se volete, Vinitaly è un po' come facebook dove cè casino ma ci sono tutti, altre manifestazioni più piccole ma di qualità (vini veri, vini di vignaioli, terroir vino, eventi de l'acquabuona...) sono un po' come vinix. Ci vuole più tempo ma se i piccoli dimostrano di saper far bene nel tempo guadagno l'attenzione anche dall'estero.

    Ciao, Fil.

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    #11
  • Maurizio Fava

    Maurizio Fava

    l'esempio calza.
    aggiungiamoci che se a Vinitaly trovo tutto ciò che mi serve, io buyer in tre giorni ho risolto il mio catalogo Italia al completo, non devo tornarci per un anno.

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    #12
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    vabbè allora non sei un Buyer, sei la sciura Maria che va al discount

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    #13
  • Capellini Luciano Azienda Agricola

    Capellini Luciano Azienda Agricola

    Io problema che per noi il vino è qualche cosa di più d'una semplice bevanda bevanda ai commercianti invece sai che gli frega.

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    #14
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Vero Luciano e quel che hai detto dovrebbe essere il sale quotidiano della vostra "comunicazione", in qualsiasi ambito, sia on che offline. Quando uno compra un vino (non un commerciante, uno che lo beve intendo), compra soprattutto quella parte, ancora prima del vino.

    Ciao, Fil.

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    #15
  • Maurizio Fava

    Maurizio Fava

    @ Fil: questo vale per la punta dell'iceberg, i consumatori appassionati e esperti. forse il 5-10% al massimo.
    la massa non ragiona così, ahimè.
    ciao dalla sciura maria

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    #16
  • Capellini Luciano Azienda Agricola

    Capellini Luciano Azienda Agricola

    @sciura Maria (bello però) Sono d'accordo però la ciurma si può anche tentare di farla ragionare e poi il 5% dell'occidente forse non è poi così poco il problema è che a mio avviso (anche riallacciandomi alla tua lettera inviata a Zaia) il problema dicevo è che noi non sappiamo proporci nel modo adeguato. Cerco di spiegarmi con un esempio:

    Domenica mi hanno portato all'IKEA, un esempio di come i nordici penetrano nel nostro mercato con prodotti economici ma credo di poter dire non d'altissimo pregio. Ho pensato: se noi nelle principali città europee avessimo la forza e l'intelligenza di piazza negozi coi nostri migliori prodotti tipici, le nostre ferrari alimentari forse daremmo la possibilità a quel 5% di comperarci ma anche la possibilità di fare un confronto.

    Magari questi negozi già ci sono, o forse no. Cosa ne pensi?

    Luciano

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    #17
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    La butto lì, piccola, già che ci sono:
    perché non proviamo a realizzare un franchising di vinix ?

    Belin, l'ho detta.

    Ciao, Fil.

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    #18
  • Maurizio Fava

    Maurizio Fava

    carissimi tutti:
    credo che un progetto simile sia nel cassetto di tutti coloro che come me battono o hanno battuto i marciapiedi del mondo per vendere vino italiano. Io personalmente ho un progetto bellissimo e di sicura riuscita (credete, non è presunzione) elaborato da un eccellente collega, con tanto di piano costi e piano commerciale, pronto a partire nel momento del reperimento del finanziatore.
    Sembrava che lo avessimo trovato in un grande nome dell'industria nazionale, ma poi la cosa è caduta..
    se ci fossero gli sghei, il cassetto si aprirebbe immediatamente e... w il prodotto italiano di qualità!

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    #19
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Io però pensavo a qualcosa che andasse oltre al solito modello di negozio. Pensavo piuttosto a dei franchising "umani". Multiraduni in varie parti d'italia, coordinati con l'ausilio della tecnologia di vinix e con l'obiettivo, oltre di vendere, di conoscersi e discutere sulle tematiche che vengono affrontate sul network.

    Sto lavorando a questa cosa da qualche tempo e conto di lanciare una prova, molto in piccolo, a brevissimo qui su vinix con l'aiuto di una capace collega che avrò modo di presentarvi.

    Ciao, Fil.

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    #20
  • Maurizio Fava

    Maurizio Fava

    il franchising nel mio caso sarebbe su estero, ma ogni nuova idea per smuovere il mercato Italia, oggi stagnante, potrebbe essere un successo

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    #21
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Tutto da prendere in considerazione anche perché io sto cercando di convogliare traffico su vinix dall'estero e un franchising all'estero che ne prendesse il nome o ne fosse comunque partner sarebbe un buon veicolo di consocenza. Vendita + networking e socialità. Una nuova formula se vogliamo che potrebbe anche avere successo. Se trovi l'investitore chiamami :-D

    Per l'altra cosa, quella che ho in mente, è molto "direct" disintermediazione al massimo, ma solo "spot", per non dar fastidio agli altri anelli della filiera (anche se un se po' far sempre felici tutti purtroppo). Un modello da provare.

    Ciao, Fil.

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    #22
  • Maurizio Fava

    Maurizio Fava

    cogito ergo sum

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    #23
  • Capellini Luciano Azienda Agricola

    Capellini Luciano Azienda Agricola

    Mi piacete voi due. Ma non fraintendete.

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    #24
  • Maurizio Fava

    Maurizio Fava

    entrambi con figli a carico, siamo scevri da fraintendimenti, vero Fil?

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    #25
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Indubbiamente :-)

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    #26
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    @ Maurizio,
    Naturalmente la Sciura Maria che va al discount non era rivolto a te
    :-)

    @ Fil, Maurizio,

    Ragazzi dateci dentro che ci sono anche piccoli produttori che sono pronti a sostenerle certe iniziative, forza !! siamo qui !!

    Trovrei interessante la sinergia fra l'idea di Fil e quella che provo a immaginare di Maurizio... lo dico a voi due !

    Ciao
    Paolo

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    #27

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