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#18 Commenti

  • Bele Casel @ Luca Ferraro

    Bele Casel @ Luca Ferraro

    Ciao Maurizio
    concordo pienamente con te, aggiungo anche che le piccole distillerie sono destinate a morire, vista la burocrazia e le vendite limitate.
    per quanto riguarda la distillazione domestica non riesco a capire se sarà deleteria. Qui nel veneto è tradizione!!! La grappa distillata male si sente nettamente. Il problema è ,che si dovrebbe , forse, distillare in casa per uso proprio, non per vendere.

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    #1
  • Maurizio Fava

    Maurizio Fava

    caro Luca,
    la grappa distillata in casa danni ne ha fatti molti, a causa del metanolo (che si avverte al naso se sei abituato a cercarlo, ma se sei abituato al prodotto contaminato manco ci fai caso). Chi di noi ha più di cinquant'anni ricorda benissimo che in ogni paese c'era qualche poverino col cervello devastato da tare legate a questa sostanza, ingerita direttamente o dai genitori...
    Consentire a chiunque di produrre per la vendita 50 l. di grappa (così prevede la proposta di legge, a mio parere vergognosa) renderebbe impossibile ogni controllo, sia igienico sanitario che fiscale. Poi chi controllerebbe i veri quantitativi? e le analisi, chi spenderebbe per farne una ogni minimo lotto di produzione? si tratta in realtà di pura e stupida demagogia elettoralistica, che come al solito sacrifica gli interessi collettivi per compiacere pochi.
    E i piccoli produttori seri, di qualità, ne avrebbero un colpo mortale.

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    #2
  • Alessandra Rossi

    Alessandra Rossi

    Amo la grappa! In passato, escludendo alcune realtà di prestigio, trovavo ottima grappa fatta in casa solo da qualche produttore trentino o veneto.
    In Maremma - spero non me ne vogliano i compaesani - è relativamente recente la diffusione di una produzione di grappa di alto profilo qualitativo.
    Ricordo da bambina mio padre e mio nonno che ogni tanto tornavano da qualche fattoria con della grappa prodotta in casa che, a loro dire, pareva benzina ;-). Ma anche col vino non tutti, anzi pochi sino a 20 anni fa, cercavano l'eleganza da queste parti.

    Concordo col bisogno di una maggiore precisione nelle diciture. Aiuterebbe produttori e consumatori ad affidarsi a distillatori seri.

    ale

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    #3
  • Luca Risso

    Luca Risso

    Nella tua lista aggiungerei anche:
    -Modalità di conservazione e fermentazione delle vinacce
    -acidificanti impiegati
    Luk

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    #4
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    @ Maurizio,
    Argomento che mi tocca il cuore...

    Per mia natura io amo farmi le cose da solo, sperimentare, soprattutto ciò che proviene da tradiuzione antica.

    Desidero capire e carpire, sapere e saper fare !

    Per questo motivo oltre a vinificare mi cimento in tante altre cose, lievitazione, birra, marmellate, .. distillazione.

    Ora devo dire che, dopo aver sperimentato la distillazione, ho compreso a fondo cos'è la grappa !

    E proprio perchè l'ho compreso, seppur ne abbia fatto un quantitativo modesto, ma davvero ben fatto, ho capito anche che per la distillazione delle vinacce, occorre non solo la passione e la competenza, ma molta esperienza e soprattutto un alambicco ben fatto, la cui conduzione è tutt'altro che un gioco.

    Ecco perchè quest'anno, le mie vinacce le ho affidate al nostro ormai comune amico Franco che possiede un impianto di rara bellezza sicuramente in grado di estrarre l'anima delle vinacce meglio del mio calderone di rame.

    Farsi la grappa ha un fascino, non conosco un distillatore che non abbia piacere a distillarti le tue vinacce e godere della tua compagnia mentre lo fa... perciò ..

    Ciao
    Paolo

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    #5
  • Maurizio Fava

    Maurizio Fava

    @ luk: sulla conservazione delle vinacce, credo ci siano 136 modi diversi, uno per ciascun distillatore. Forse basterebbe mettere la data di distillazione del lotto (le vinacce fresche son sempre le migliori)
    per le sostanze esogene impiegate, son d'accordo. Quelli seri non ne usano, a parte lo zucchero.

    @ Paolo: ma scusa, io ti ho mandato dal meglio piemontese, neh!

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    #6
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    @ Maurizio,

    Ed io te ne sono grato, Franco Rovero ha la passione che trasuda da tutti i pori e quando si è complimentato per la qualità delle mie vinacce io onestamente sono un pò arrossito...

    Ancora 8 mesi.... .....

    Ciao
    Paolo

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    #7
  • Luca Risso

    Luca Risso

    @Maurizio
    136 modi che vanno dall'immagazzinamento in tunnel, ai sacchi di plastica. Ci possono essere differenze enormi in termini di qualità, anche perchè le vinacce dei vini rossi possono essere distillate subito, ma quelle dei vini bianchi necessitano per forza di una fase di fermentazione che non è indifferente sapere come viene fatta!
    Luk

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    #8
  • Luca Risso

    Luca Risso

    @Maurizio
    ho letto che l'acidificazione delle vinacce nella grappa è praticamente necessaria. Ti risulta? Il motivo sarebbe la scarsa acidità della vinaccia di base. Infatti ad esempio per fare il cognac si usano vini base acidissimi con 6-7 gradi alcolici.
    Luk

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    #9
  • Maurizio Fava

    Maurizio Fava

    @ Luk - su ogni prodotto ci sarebbero migliaia di informazioni utili per il consumatore, ma o si mette una "etichetta parlante" (ci sono vini etichettati così, l'etichetta di fatto diventa una dettagliata brochure) oppure ci si deve accontentare di meno informazioni, visti gli spazi esigui.
    ma le informazioni di base che ho proposto, senza voler essere esaustivo, dicono comunque molto del prodotto. Molto più di quel che si sa ora.
    Tra l'altro, la mancata conoscenza fa sì che oggi chi fa qualità in piccole partite sia costretto a vendere allo stesso prezzo di chi lavora su scala industriale, con prodotti standard e volumi molto maggiori. Il che tra l'altro o consente guadagni esagerati sul prodotto industriale, oppure azzera quasi i margini di guadagno degli artigiani.
    Un po' come succede all'aceto balsamico tradizionale: quello vero costa in proporzione poco, quello fasullo costa esageratamente caro.

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    #10
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    @ Ugo,
    A me quello che entusiasma della grappa è sempre il profumo, le amo secche, secchissime e molto delicate, forti e profumate.
    tu ?

    Ciao
    P.

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    #11
  • L'Arcante

    L'Arcante


    Bel Post Maurizio, siamo sempre lì però.
    Bisogna cambiare ed ahimè qui è necessario farlo dall'alto.
    Se ben ricordi qui ne parlammo abbondandemente http://www.vinix.it/myDocDetail.php?ID=1608
    sulle problematiche burocratiche o chiamiamole pure bieche incompetenze...
    Nel caso della grappa poi, l'indotto del Buisness è un pentolone (chiamala caldaia) che forse è meglio non scoperchiare...

    Il catalogo, completare il catalogo dell'azienda viene prima di tutto: 2 vini base, un bianco, un rosso.
    2 Cru, un bianco un rosso
    1 passito
    1 spumante
    1 grappa
    Il sogno di ogni produttore (o quasi), pochi sanno cos'è il codice UTIF riportato in etichetta, pochi sgranano gli occhi su di una grappa di Taurasi distillata a Mombaruzzo, o una di verdicchio distillata in Sicilia.
    Alla fine, è la legge del mercato.

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    #12
  • Maurizio Fava

    Maurizio Fava

    Ma io assolutamente non sono contrario alle "grappe di fattoria", come si definiscono quelle distillate e imbottigliate da contotrzisti per le aziende vitivinicole. Anche Paolo dei Carpini sta per presentarne una, e sarà eccellente.
    Io chiedo solo chiarezza nelle informazioni al consumatore. Se una mia azienda ha la grappa prodotta da un distillatore serio e bravo, magari anche a 1000 km dalle vigne, sarà un vanto associarne il nome sull'etichetta. Certo, per quelli che dicono "grappa dalle nostre vinacce della vigna x" sarà poi difficile spiegare come possono dirlo se la distilleria è un impianto industriale che NON può materialmente fare distinzioni tra piccole partite di materia prima. Lo stesso per quelli che abusano per se stessi del termine "distillatore", o per quelli che vendono grappe "morbide" solo perchè mettono più zucchero, o che gabellano grappe scurissime come "a lungo invecchiate in legno" mentre in realtà si tratta di grappe scadenti colorate col caramello, ecc ecc.
    Insomma, come sempre, chi ha la coscienza a posto non può che giovarsi di una etichetta CHIARA

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    #13
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    Concordo alla fine con entrambi, serve chiarezza per il vino, figuriamoci se non serve anche per la grappa.

    La licenza UTIF alla fine dice poco, almeno che tu non sia un vero appassionato e sai quindi che la nr 1 appartiene se non erro a Nardini, la 3 a Mazzetti ( sempre se non erro ) e via dicendo.

    E comunque sia, stabilito il nome della distilleria in base alla licenza, sai ancora poco.

    Quest'anno, dopo aver sperimentato la distillazione casereccia, ho deciso di realizzare delle grappe anche per rispetto delle vinacce che non sopporto veder andar via per ignote destinazioni.

    Sono tanti a conferire vinacce miste alle grandi distillerie, vengono portate via con il ragno in cassoni sporchi di chissa cosa e con quelle ci fanno le grappe da prezzo.

    Avevo avuto un contatto con una grande e famosa distilleria che mi garantiva la realizzaione della mia grappa, delle mie vinacce, confezionata in bottiglie da 0,5 a 5 euro accisa inclusa.

    Visionato l'impianto e parlato con il tecnico ( e non con il commerciale ) avendo io distillato in proprio, abbiamo convenuto sul fatto che da quell'impianto distinguere la mia partita di grappa da tutto il resto sarebbe stato fisicamente impossibile, badate, non improbabile, ma impossibile.

    Da qui la ricerca di un bravo ed esperto artigiano, che grazie a Maurizio, si è conclusa con grande soddisfazione.

    Piccolo alambicco di favolosa concezione, due fratelli con una passione viscerale, caldaia in mattone, colonne in rame, sei piatti di condensazione, un profumo esaltante ovunque.

    Dopo aver distillato la Timorassa, come la chiama Franco, io chiesi da bravo idiota se potevo averne un campione da presentare in fiera visto che lui stesso l'aveva descritta con grandi parole di soddisfazione e, semmai ce ne fosse stato bisogno, ho avuto un'altra grande conferma della qualità, la risposta :

    Da qui non esce prima di otto mesi di acciaio, non vorrai mica metterci lo zucchero , eh ?!

    Allora aspettiamo questa gestazione...

    Ora sto pensando all'etichetta e credo proprio che dopo le prescrizioni di legge, scriverò un romanzo tecnico-informativo

    Ciao
    Paolo

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    #14
  • Bele Casel @ Luca Ferraro

    Bele Casel @ Luca Ferraro

    sta di fatto che se non cambiano le leggi, le piccole distillerie ,nel giro di pochi anni, saranno costrette a chiudere
    Luca

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    #15
  • Maurizio Fava

    Maurizio Fava

    purchè si cambino in meglio, e non in peggio.
    ma credo che le piccole distillerie artigianali, quelle che fanno qualità, si avvantaggerebbero davvero molto di una accresciuta conoscenza del prodotto da parte dei consumatori. Come per il vino: chi sa bere cerca il produttore serio e qualitativo, e evita prodotti industriali e di basso livello. Solo che in proporzione gli intenditori di vino sono molto di più di chi conosce la grappa in modo sufficiente.

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    #16
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    Sante parole... credo che un pò tutti i prodotti artigianali si avvantaggerebbero di una corretta conoscenza da parte del pubblico... e non poco !

    Ciao
    Paolo

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    #17
  • Maurizio Fava

    Maurizio Fava

    Ricevo e condivido con voi questa graditissima e autorevole lettera da Giannola Nonino, che con Benito è l'ideatrice storica della Grappa Monovitigno e dell'Acquavite d'Uva. Sono loro che con innovative iniziative di comunicazione e marketing e ostinate battaglie legali, legate ad un assoluto rigore qualitativo dellla produzione, hanno di fatto elevato l'immagine della Grappa italiana da distillato di serie B al rango di prodotto di qualità riconosciuto nel mondo.
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    Caro Maurizio,

    finalmente qualcuno si accorge che quanto Nonino sta chiedendo dal 1989 alle Associazione di categoria (principali responsabili del disciplinare di produzione) ed al Ministero dell'Industria e Agricoltura è un problema che deve essere risolto! La maggioranza, purtroppo, ancora non ne vuole sapere. Una prima vittoria comunque c'è: dal prossimo anno sarà proibito aggiungere aromi alla grappa. E' già qualche cosa, anche se ci sono alcuni distillatori/imbottigliatori che vogliono abrogare questa norma. Vedremo.

    Ti allego una delle decine di lettere inviate dalla Nonino, dagli anni '80 ai nostri giorni, al Ministero dell'Industria, Agricoltura, Federvini, nella speranza di ottenere un disciplinare che proteggesse il nostro splendido distillato. Pensa, nel 1989 saremmo stati ancora in tempo a tutelarlo definitivamente, ad inserire le norme necessarie nella Legge del 1992. Ribadisco il concetto di sempre: il Ministero delega le Associazioni di categoria a decidere sulle Leggi e prende per buono quello che gli viene proposto. Faccio parte della Federvini da molti anni, come ben sai, ma un voto conta per uno e quindi sono sempre stata in minoranza. Da quando l'Assodistil è riuscita in poco tempo ad ottenere la denominazione geografica per la Grappa di Marsala e di Sicilia, cosa che mi pare scandalosa, ho pensato che ci convenisse far parte anche di questa Associazione: da dentro si può combattere meglio che da di fuori. Anche la Legge Europea ha proibito l'aromatizzazione, come per il Whisky, le Acqueviti di frutta, le Acqueviti di vino, il Cognac, l'Armagnac eccetera.Ma devo dare atto ad Assodistil di aver ottenuto un buon risultato: è merito della sua maggioranza se finalmente nella Grappa, sia bianca che invecchiata, non si potranno aggiungere aromi per trasformarla in un "liquore al sapore dei tè alla frutta". Ha votato contro l'aromatizzazione e ha permesso esclusivamente i metodi di produzione tradizionali, come l'aggiunta di erba ruta, radice di genziana, bacche di ginepro, erba luisa. Queste aggiunte sono collaudate da anni ed oneste: più che evidenti in bottiglia ed evidenziate anche in etichetta.

    Ben vengano, quindi, i siti come il tuo. Aiutano il consumatore a fare chiarezza sulla Grappa, l'acquavite italiana per eccellenza, sostengono molti distillatori che come noi si battono per salvarne l'identità e la qualità. Ma purtroppo esiste un numero maggiore di pseudo distillatori-imbottigliatori che dalla Grappa pretendono solo reddito senza rispettare le regole, soprattutto senza rispettare il consumatore finale.

    Vorrei tu mi inviassi notizie sulla distilleria di Romano Levi, il distillatore che Gino Veronelli chiamava a piena ragione "il Grappaiolo Angelico". Ancora una volta assicuriamo la nostra disponibilità a combattere al vostro fianco nel caso di possibili "sciacalli": Romano va difeso, tutelato e amato.

    Con Benito stiamo progettando, dopo il Premio, una visita nel vostro meraviglioso Piemonte, non solo per incontrare i vecchia amici, ma anche per rendere omaggio a due personaggi unici ed indimenticabili che hanno collaborato a far grande nel Mondo il Piemonte, l'Italia, il mondo dei vini ed il mondo delle grappe: Giacomo Bologna e Romano Levi. Sono uomini meravigliosi, che rimangono sempre nel nostro cuore.

    Un caro saluto e tanti auguri a te e a tutti gli Amici Piemontesi.
    Giannola Nonino

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    #18

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