#11 Commenti

  • Aogi

    Aogi

    Ciao Giuliano,

    non sarà facile capire fino in fondo, questa cosa.
    Non è che dubito a priori cosa scrive Bressanini, ma Monsanto all'interno ed a fianco ha molti uomini di potere del primo ordine di mezzo mondo.
    Io sarei per continuare comunque il mio watching...

    Ciao,
    Aogi

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    #1
  • Gianpaolo Paglia

    Gianpaolo Paglia

    La cosa abbastanza divertente, e che da anche il senso della misura della disinformazione, e' il fatto che tutti si sentono comunque moralmente a disagio ad essere dalla parte della Monsanto, magari anche involontariamente come in questo caso dove l'oggetto della critica e la persona che sta attaccando questa multinazionale del sementiero. Questo gigante ci mette a disagio, con i suoi grandi mezzi che sicuramente permettono di controllare e tenere in pugno mezzo mondo agricolo. Poi, guardando la realta' delle cose, ovvero i fatti nudi e crudi, si scopre che i grandi mezzi della Monsanto, un fatturato di 5 miliardi di dollari se non sbaglio, sono quasi un quarto del fatturato della COOP italia, mi pare 18 milardi.
    Quali sono i veri rapporti di forza e quali sono gli interessi, spesso leggittimi e qualche volta no, che muovono queste imprese? Ha senso dire Monsanto cattiva e Coop buona (dico Coop perche' e' uno degli sponsor o sostenitori della "battaglia" contro gli OGM). A conti fatti e nel panorama del commercio mondiale, la Monsanto e' un aziendina se comparata ai giganti della grande distribuzione mondiale (dove anche la coop risulta piccola). Anche qui, presentiamo i fatti e non i cliche", che e' meglio.

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    #2
  • Aogi

    Aogi

    @ Giampaolo

    una domanda (se sai):

    quante persone lavorano per la COOP Italia, e quante per la Monsanto?
    E quanto compra la COOP Italia (per poi vendere), e quanto la Monsanto?

    Ciao,
    Aogi

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    #3
  • Giuliano Abate

    Giuliano Abate

    @Aogi
    certo la "teoria del complotto" può essere applicata ogni volta che non ci piace il risultato di una vicenda sopra tutto se giudiziaria.
    Ma spesso la verità è molto più banale.
    Di principio sono avverso all'OGM: non lo conosco a fondo ed non ho i mezzi culturali per comprendere quali risvolti possa avere sulla salute nostra e, in particolare, dei nostri figli.
    E questo mi spaventa.
    Ma in questo caso, stando a quanto si legge da delle sentenze di un tribunale, si tratta di una "furbata" che sta anche rendendo bene a chi la orchestrata.
    E, come spesso accade, i mezzi di informazione "convenzionali" enfatizzano una notizia per poi dimenticarsi di raccontare come la stessa si evolve.Spesso non casualmente.

    Ciao
    Giuliano

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    #4
  • Roberto Pinton

    Roberto Pinton

    Seguo la questione Monsanto/Schmeiser da tempo.

    Come testimonia l’esito della votazione alla Corte suprema (5 voti per la condanna di Schmeiser contro quattro per la sua assoluzione), la faccenda non era (e non è) proprio semplice e, soprattutto, investe una serie di altre questioni che non mi sembrano tenute nel debito conto.

    La questione affrontata dalle corti canadesi è se gli Schmeiser avevano “usato” oppure no il brevetto Monsanto, senza entrare nel merito di come la sequenza genetica sia arrivata nei loro campi (cross contaminazione, acquisto di sementi “in nero”, sabotaggio: fa lo stesso, in ogni caso si configura l’uso di un bene di cui ha il monopolio il detentore del brevetto, che può concederne l’utilizzo dietro corrispettivo).

    Nel 1997 si è registrata una presenza dell'evento genetico Monsanto sui campi degli Schmeiser che, come facevano sempre, hanno riseminato la LORO colza che presentava una significativa presenza della sequenza genetica brevettata, diffondendola ulteriormente.

    Il nodo a me sembra questo.
    Se si dimostra che hanno recuperato abusivamente sementi brevettate, vanno condannati, non ci piove.
    Se non lo si dimostra, che si fossero accorti o no di questa contaminazione, sembrerebbe contare davvero poco: non hanno fatto altro che fare quello che facevano da anni, cioè mettere da parte i semi delle LORO piante coltivate nei LORO terreni per riseminarli l'anno successivo.

    Monsanto (e anche la sentenza 5 a 4 canadese) sostengono, invece, il contrario: se nei campi di un agricoltore ci sono piante OGM (arrivate in qualsiasi modo, ivi compresi derive da vento, uccelli, rimorchio non pulito tra un trasporto e l'altro, casini nello stabilimento che concia le sementi...), gli è inibita la possibilità di riseminare, ed è tenuto a pagare le royalties al titolare del brevetto.

    Nel 2008 gli Schmeiser hanno rilevato una nuova cross contaminazione (che non sembra poter derivare dalle proprie sementi: dopo il processo, le acquistano di tipo commerciale di anno in anno), e stavolta hanno citato in giudizio Monsanto che, prima di entrare in aula, il 19 marzo ha chiuso la vertenza extra-giudizialmente, indennizzandoli dei costi per la rimozione delle piante contenti la sequenza genetica brevettata sgradita.

    Monsanto, per dimostrare la sua correttezza, dichiara nel suo sito che si tratta della sua procedura standard, senza accorgersi che ammette così la grande facilità di cross contaminazioni indesiderate.

    Nelle sentenze si legge che la colza convenzionale e quella con la sequenza genetica brevettata sono apparentemente del tutto identiche. Solo due sono i modi per identificarle: o spruzzare il diserbante Round Up (le piante OGM resistono, quelle convenzionali muoiono) o un’analisi del DNA.
    Il produttore che voglia essere sicuro di non coltivare piante brevettate dovrebbe quindi diserbare (rimanendo solo con le piante OGM che non può “usare”, dato che quelle che potrebbe aver liberamente “usato” sono state uccise dal diserbante, il che mi sembra abbastanza folle) oppure sopportare i costi delle analisi genetiche sul suo raccolto (che se non è abbastanza folle, poco ci manca).

    La mia opinione (che non mi sembra rivoluzionaria, ma pacatemente liberale) è che nei loro campi gli Schmeiser e chiunque altro hanno il diritto di coltivare quel che gli pare, raccogliere le sementi e riseminarle: se dall’esterno arriva una sequenza genetica brevettata che non è stata né acquistata né richiesta, è assurdo che il titolare del brevetto possa vantare un qualche diritto sui raccolti la cui linea genetica ha inquinato, e questo indipendentemente dal fatto che chi ha subito la contaminazione se ne sia reso conto o meno.

    Sarebbe come senza mia richiesta una casa cinematografica mi spedisse a casa un DVD masterizzato e che allertasse la Guardia di Finanza perchè mi irrompesse in casa non appena lo infilo nel lettore, accusandomi di non aver pagato i diritti Siae: io non vi ho richiesto niente, il DVD me l’avete spedito voi, cosa cavolo volete da me? Non ho voluto acquistare il vostro DVD in negozio, non sta nè in cielo nè in terra che me lo spediate voi per costringermi a pagarvi le royalties.

    Il caso in questione, quindi, non è assolutamente se Schmeiser è in buona fede o se è un birichino (altrimenti deviamo dal problema vero), ma se un agricoltore è libero di scegliere cosa seminare (e, eventualmente, se può riseminare i suoi semi), oppure se questa libertà d'impresa è definitivamente sospesa e tutti devono pagare royalties a un'impresa sementiera in virtù del fatto che la tecnologia da questa brevettata è imperfetta e non impedisce di diffondere caratteristiche genetiche proprietarie nei campi di imprese che i suoi semi avevano deciso di non acquistare.

    O si devono salvaguardare solo i diritti delle case sementiere?

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    #5
  • Giuliano Abate

    Giuliano Abate

    Grazie Roberto per il prezioso contributo che porti alla discussione.

    E' evidente che va salvaguardato il diritto di seminare quello che si ritiene più opportuno nei propri terreni, ci mancherebbe altro.

    Cito dalle sentenze.

    " I semi oggetto della querela Monsanto si possono far risalire al campo n.1 di Mr. Schmeiser - 370 acri - nel quale nel 1996 Schmeiser coltiva della colza. Nella primavera del 1997 Mr. Schmeiser pianta i semi salvati dal campo n.1.
    La colza cresce.Egli spruzza una zona di 3 acri vicino alla strada con del Roundup, e trova che approssimativamente il 60% delle piante sopravvive. Questo indica che le piante contengono il gene brevettato dalla Monsanto.
    Nell'autunno del 1997, Mr. Schmeiser raccoglie la colza Roundup Ready dai tre acri spruzzati in precedenza con l'erbicida.Egli non li vende. Li tiene invece separati, e li immagazzina per l'inverno su un Camion coperto con un telo catramato.
    "Nel 1998 Monsanto si reca da Mr. Schmeiser e gli comunica la sua convinzione che Mr. Schmeiser stia coltivando colza Roundup senza licenza. Nonostante ciò Mr. Schmeiser prende i semi custoditi sul camion e li spedisce ad un impianto di trattamento semi per prepararli alla semina"
    Questi sono i fatti stabiliti dal giudice e non contestati da Schmeiser.

    La Corte Suprema è, se vogliamo, ancora più esplicita e schietta sulle intenzioni di Mr. Schmeiser. Al paragrafo 87 dice:

    "Mr. Schmeiser si è lamentato che le piante, originariamente, sono arrivate sul suo campo senza il suo intervento. Tuttavia egli non ha spiegato per nulla perché ha spruzzato il Roundup per isolare le piante Roundup Ready trovate sul suo campo, perché ha coltivato e raccolto le piante, salvato e isolato i semi, perché li ha piantati successivamente e come ha fatto a finire con 1030 acri di colza Roundup Ready, che gli sarebbero altrimenti costati $15000

    Aggiungo io sopra tutto dopo essere stato informato dalla Monsanto di quanto stava accadendo.

    O mi sfugge qualche cosa?


    Debbo dare ragione a Gianpaolo: mi urta terribilmente sapere che, forse, in questo caso la Monsanto a ragione.....


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    #6
  • Roberto Pinton

    Roberto Pinton

    Anche in questo caso, c'è un dito che indica la luna (= il fatto che la Corte suprema ritenga che un contadino perde il diritto di "usare" i prodotti che coltiva sui suoi campi perchè i diritti di chi è titolare dei brevetti dei geni che sono entrati nei suoi campi valgono di più), e si perde tempo a guardare il dito (= Ma Schmeiser sapeva o non sapeva?).
    Le organizzazioni promotrici hanno chiamato Schmeiser (che era già in Europa) per richiamare l'attenzione non su di lui (dito), ma sulle conseguenze devastanti (luna) che ha la sentenza canadese sulla libertà degli agricoltori: secondo i giudici, questi perdono il diritto di usare (seminare o vendere) i prodotti che risultino contaminati, e sono tenuti a pagare le royalties.
    Ma se qualcuno sviluppa una tecnologia ancora imperfetta, che viola i MIEI confini e penetra nei MIEI campi e sulle MIE piante, come può pretendere che il raccolto diventi SUO e io non possa più disporne? Se alle SUE piante "scappano" dei geni che io non ho acquistato nè richiesto, non può essere un problema MIO: le piante che IO coltivo sono solo MIE, e i semi che ne derivano sono MIEI.
    Se l'interpretazione canadese si diffonderesse, lo scenario che si presenta è che il proprietario della tecnologia più difettosa e che più "spara" i suoi geni nell'ambiente è riconosciuto come legittimo proprietario dei prodotti coltivati da altri sulla terra di altri.
    Se la sequenza genetica OGM è sua, se la tenga stretta e non la lasci andare in giro come invece accade (per ammissione della stessa Monsanto),
    Del Canada mi piacciono le Giubbe Rosse e lo sciroppo d'acero, non certo sentenze come queste (la cui replica in Italia va assolutamente scongiurata, se ci teniamo a conservare un'agricoltura).

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    #7
  • Roberto Pinton

    Roberto Pinton

    Anche in questo caso, c'è un dito che indica la luna (= il fatto che la Corte suprema ritenga che un contadino perde il diritto di "usare" i prodotti che coltiva sui suoi campi perchè i diritti di chi è titolare dei brevetti dei geni che sono entrati nei suoi campi valgono di più), e si perde tempo a guardare il dito (= Ma Schmeiser sapeva o non sapeva?).
    Le organizzazioni promotrici hanno chiamato Schmeiser (che era già in Europa) per richiamare l'attenzione non su di lui (dito), ma sulle conseguenze devastanti (luna) che ha la sentenza canadese sulla libertà degli agricoltori: secondo i giudici, questi perdono il diritto di usare (seminare o vendere) i prodotti che risultino contaminati, e sono tenuti a pagare le royalties.
    Ma se qualcuno sviluppa una tecnologia ancora imperfetta, che viola i MIEI confini e penetra nei MIEI campi e sulle MIE piante, come può pretendere che il raccolto diventi SUO e io non possa più disporne? Se alle SUE piante "scappano" dei geni che io non ho acquistato nè richiesto, non può essere un problema MIO: le piante che IO coltivo sono solo MIE, e i semi che ne derivano sono MIEI.
    Se l'interpretazione canadese si diffonderesse, lo scenario che si presenta è che il proprietario della tecnologia più difettosa e che più "spara" i suoi geni nell'ambiente è riconosciuto come legittimo proprietario dei prodotti coltivati da altri sulla terra di altri.
    Se la sequenza genetica OGM è sua, se la tenga stretta e non la lasci andare in giro come invece accade (per ammissione della stessa Monsanto),
    Del Canada mi piacciono le Giubbe Rosse e lo sciroppo d'acero, non certo sentenze come queste (la cui replica in Italia va assolutamente scongiurata, se ci teniamo a conservare un'agricoltura).

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    #8
  • Maurizio Fava

    Maurizio Fava

    chissà perchè bisogna brevettare cose che dovrebbero essere naturali.
    o privatizzare la proprietà dell'acqua che beviamo.
    e tra poco dell'aria che respiriamo...
    questo è il problema.
    il resto è una storia di ordinaria disinformazione

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    #9
  • Aogi

    Aogi

    @ Maurizio,

    sono d'accordo con te.

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    #10
  • Aogi

    Aogi

    @ Giuliano,

    purtroppo io nel passato ho visto un caso nel mio paese, non si trattava della "teoria del complotto" ma è stato un processo tenutosi realmente, per il quale, col potere, si nominasse non solo i testimoni ma persino il giudice corrotti e che la sentenza è stata annunciata in base alle testimonianze completamente fazulle.
    La verità è venuta fuori dopo 15 anni, annunciata da un gruppo di agenti di polizia coinvolti nella fase dell'indagine (allora non potevano parlare), solo perché oramai alcuni personaggi inerenti sono fuori dal potere.

    Io non sono in grado di andare fino in Canada a vedere chi sono stati i testimoni e chi il giudice.
    Né sono in grado di dire se lo Schmeiser guadagna davvero e quanto ne ha guadagnato finora.
    Non so se e quanto danno economico aveva avuto sin dall'inizio della vicenda.

    Quindi ora non mi sento di esprimere un mio giudizio (perché di verità non so effettivamente nulla).
    Solo continuerò a tenere gli occhi e le orecchie aperte.
    Tutto qui.

    Ciao,
    Aogi

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    #11

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