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#33 Commenti

  • Piccola Azienda Olivicola

    Piccola Azienda Olivicola

    Tante troppe domande effettivmente tolgono il sonno, ma essendo numerose nel loro insieme danno anche un difficile senso alla possibilità di ciascuno a venirne a capo.
    Iniziando dal capo per territorio bisogna anche pensare alla relazione degli altri, di quelli altri che magari il nostro territorio se lo sognano, per una gita, un fine settimana, una vacanza.
    Chi e' al di dentro al territorio invece, vive questa dimensione con disagio e poco protagonismo e sta a guardare quelli che non stanno al pari passo.
    Certo tutto puo' sembrare futile, inutile superfluo se si tiene conto delle tanti Dop DOCG Cgg TTT che a volte servono piu' per alloggiare nei meandri amministrativi nullafacenti a spese della reale affermazione del prodotto da valorizzare.
    Abbiamo assistito spesso a logiche davvero "mercatali" approntate dalle varie giurie, gastronomi e guide specializzate in materia di gourmet.
    Occorre peroì riscoprire la certezza che da nessuna zona si fanno si creano solo schifezze, ed in nessun territorio esistono o possono affermarsi solo misfatti.
    La mia relazione con il territorio e' quella di immaginarni dall'altra parte , pensarmi nella automobile che sfreccia lungo la strada, nel turista che entra nel locale pubblico e dice Bonciorno sorridente.
    Lo rivedo allegro al tavolo ad assaggiare con gusto le tipicita' del posto, e gustarsi l'ambiente.
    Ecco proprio li nel gustarsi l'ambiente che si afferma il valore e la sintesi del concetto definito territorio.
    A volte di fronte a tante domande le risposte non diamocele da soli prendiamole dagli altri.
    Facciamo ogni tanto i turisti a casa nostra

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    #1
  • Claudia Donegaglia

    Claudia Donegaglia

    Grazie…
    è proprio nel saper far gustare l'ambiente che raggiungiamo uno degli scopi del nostro lavoro.
    Quando riusciamo a far dare riconoscibilità a tutto quello che ci passa fra le mani,olio, vino grappa, creando un'emozione a chi riceve il frutto del nostro faticoso lavoro , e non vergognandoci di essere collocato in un determinato contesto.

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    #2
  • Sorgentedelvino.it

    Sorgentedelvino.it

    ciao claudia,
    io credo che il discorso sul territorio vada ben oltre il vino... ma forse il vino è una strada per far capire alla gente quanto sia importante salvaguardare il territorio.
    terroir... ce l'abbiamo una parola italiana, è territorio. il problema è che questa parola nella nostra lingua è stata un po'... mi verrebbe da scrivere desacralizzata, banalizzata, è stata defraudata di una serie di connotazioni che invece dovrebbe avere, proprio come quella francese.
    sulle altre questioni che sollevi purtroppo ora non ho il tempo di andare a fondo...
    vorrei però invitarti a leggere quello che a questo proposito ha scritto Andrea Zanfei, produttore toscano di Fattoria Cerreto libri, nel suo intervento

    Difendere il terroir, i vini e la terra...
    http://www.sorgentedelvino.it/articoli/cerreto-libri-andrea-zanfei-agricoltura-biodinamica.php

    ... anche perché mi sa che lui l'ha detto meglio di me :-)

    A fine febbraio nel corso dell'evento Sorgentedelvino Live, avevamo organizzato un convegno dal titolo "Terroir e denominazioni, da Veronelli ai giorni nostri" a cui ha partecipato anche il prof. Fregoni, che tra le altre cose è una delle persone che ha partecipato alla creazione della legge sulle DOC e che sta spingendo per la creazione di DOCG in Italia, un breve sunto della tavola rotonda lo puoi leggere qui:
    http://www.sorgentedelvino.it/articoli/tavola-rotonda.php

    Spero che queste riflessioni possano esserti utili per dormire un po' meglio :-)

    Ciao, Barbara

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    #3
  • Roberto Gatti

    Roberto Gatti

    Ciao Claudia, provo a rispondere alle Tue domande :

    Rileggendo le parole di Giovanni mi vengono in mente alcune domande

    D) Primo fatto….siamo italiani, riusciamo a dare un sinonimo italiano di terroir?

    R) E' molto difficile trovare un termine equivalente a " terroir " i francesi hanno impiegato circa 200 anni;


    D) Secondo fatto bastano per fare storia e costituire un territorio, un percorso enologico di dieci anni?

    R) Credo che appena 10 anni siano pochini per fare la storia di un territorio e/o zona;


    D) Terzo fatto la tipicità si costruisce solo con l'uso smodato dell'autoctono?

    R) Direi proprio di no : in Sicilia il Cabernet/Sauvignon viene talmente bene, che ne puoi riconoscere i tratti salienti, cosi' come lo Sirah in Sudafrica;

    D) Quarto fatto bastano le guide ed i concorsi enologici a creare reputazione enologica?

    R) Non bastano ma sono molto importanti : ciò che conta di piu' è il giudizio della maggioranza dei consumatori, ed ancora di piu' che il vino venga venduto tutto ed alla svelta;

    D) Quinto fatto un territorio ha dei limiti di estensione?

    R) Non credo si possa parlare di territorio in senso troppo esteso : se diciamo Romagna ad esempio, a cosa ci riferiamo : alle colline di Rimini o a quelle di Cesena ?
    Per questo sono stati " ideati " i Cru ;


    D) Sesto fatto può bastare per dare dignità di produzione ad un territorio il disciplinare di produzione delle DOC e DOCG ?

    R) I disciplinari possono concorrere a dare dignità, ma ciò che conta davvero è solo la qualità intrinseca dei vini di una certa zona, o perlomeno della maggioranza dei vini ( il livello medio deve tendere all'alto );

    Spero che con queste risposte Tu possa trovare piu' facilmente il sonno ( scherzo naturalmente ).

    Ciao



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    #4
  • Carolina Gatti @ Azienda Agricola Gatti

    ewwiwa i cerlettiani e le cerlettiane come me!! :)

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    #5
  • Azienda Agricola L'Arcera - Organic Wine

    Azienda Agricola L'Arcera - Organic Wine

    Ciao Claudia - rispondo velocemente per mancanza di tempo... Innanzi tutto Terroir non è solo una parola, ma anche un'idea e questa difficilmente si sostituisce con un'altra equivalente (vale anche per le parole di dialetto)
    Soldati affermava che per fare buon vino occorrono TRE GENERAZIONI di viticoltori .....
    Gli autoctoni vanno bene quando sono espressione di unicità e QUALITa' - sono convinto che molti autoctoni sono scomparsi perchè non di qualità o non adatti a quel TERROIR altrimenti è meglio produrre espressioni nuove da vitigni comuni.
    Inoltre la vera doc credo che la possa dare solo il produttore...
    Speriamo che ci si dimentichi delle guide e si cominci a conoscere meglio i VINI
    Cari saluti a tutti Gino

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    #6
  • FortidelVento - Tomaso Armento

    FortidelVento - Tomaso Armento

    Il territorio...

    Beh, io la vedo così, rispetto le opinioni di tutti, ma estremizzo un attimo per farmi capire meglio.

    Il territorio da solo è bosco o incolti.

    Il territorio con l'uomo può assumere diverse forme, da coltivazione a centro urbano.

    L'intervento dell'uomo quindi modifica il territorio e può modificarlo, con i limiti del caso e tenendo in relazione al clima.

    Ok, allora fatte queste premesse: per capire se si fanno e/o si faranno schifezze guardiamo le persone che lo popolano, siano contadini o semplici cittadini.

    Mi ha stupito il commento di un famoso enologo dalle mie parti che ha detto ad un bravo produttore: le vostre uve fanno un mazzo così a quelle delle langhe, il problema è che voi siete dei gitani....
    Hai voglia a lavorare....

    Ciao
    Tom

    @6 Che fortuna, io rappresento la terza generazione della mia famiglia da quando abbiamo iniziato a produrre vino!



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    #7
  • Azienda Agricola L'Arcera - Organic Wine

    Azienda Agricola L'Arcera - Organic Wine

    Anch'io sono fortunato: 3' generazione ed anche un vigneto di famiglia di 98 anni! - Ciao

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    #8
  • Piccola Azienda Olivicola

    Piccola Azienda Olivicola

    Claudia non ti dimenticare il bollettino del consorzio..
    E' il nostro pedaggio da pagare in quanto primi turisti del turisno in casa. Ma attenzione in casa nostra ed in prima fila

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    #9
  • Piccola Azienda Olivicola

    Piccola Azienda Olivicola

    Claudia non ti dimenticare il bollettino del consorzio..
    E' il nostro pedaggio da pagare in quanto primi turisti del turisno in casa. Ma attenzione in casa nostra ed in prima fila

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    #10
  • FortidelVento - Tomaso Armento

    FortidelVento - Tomaso Armento

    @8 non vale: tela sei alzata è schiacciata la palla!

    :-))

    Tanto per ricollegarsi al discorso "se in una zona si fanno da anni schifezze, rispettare il territorio significa continuare sulla stessa strada."

    "Bello avere un vigneto di famiglia vecchio", ma, e qui voglio insidiare un tarlo, dato che io proprio per questo ho estirpato anche vigne vecchie che non rispondevano ai "miei" requisiti qualitativi "soprattutto se è stato piantato coi portainnesti giusti e non con quelli che usavano ai tempi del facciamone tanto", altrimenti è vera la frase del sommelier e del produttore che stimo che mi dice "io faccio la riserva con le viti giovani perchè ho scelto tutto, dal portainnesto alla zona di coltivazione più adatte e regolo l'equilibrio vegeto produttivo con le potature secco-verde".

    Ciao
    Tom

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    #11
  • Claudia Donegaglia

    Claudia Donegaglia

    Di nuovo grazie a tutti e agli spunti di riflessione che mi avete offerto:

    @Sorgente del vino ho letto l'intervento di Andrea Zanfei e il suo ‘Cominciare con fare troppo danno 'mi riporta al mio stare in cantina ed cercare di non rovinare l'uva che mi portano gli agricoltori anno dopo anno.

    @ Roberto Gatti grazie per la razionalità delle risposte , questa notte riuscirò a dormire meglio , ma da brava ignorantona chiedo una cosa : i cru per me sono le vigne dei singoli produttori che entrano a fare parte dei miei vini , a volte assieme , a volte singolarmente ……spero di averli sempre definiti correttamente

    @Azienda Agricola l'Arcera ‘ Speriamo che ci si dimentichi delle guide e si cominci a conoscere meglio i VINI ‘
    Il fare formazione al consumatore finale, informare è un po' la nostra filosofia aziendale che ci occupa tempo ed energie. Le degustazioni guidate in azienda , gli eventi , le serate….vi ricordo che puntuale come il Natale sta arrivando Cantine aperte…siete pronti????

    @Piccola Azienda Olivicola oltre che pagare il bollettino del consorzio, essere membro della commissione tecnica per la modifica dei disciplinari delle DOC ROMAGNA , devo rendere conto anche ai 30 produttori della cooperativa per la quale lavoro, i principali testimoni del territorio…
    Ciao
    claudia

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    #12
  • Mike Tommasi

    Mike Tommasi

    Mi preoccupa l'uso della parola "tipicità". In che consiste? Se tipicità vuol dire omogeneizzare la produzione di una zona intorno ad uno standard, questo vuol dire cancellare la creatività dei migliori viticoltori della zona (proprio quelli che creano vini di carattere) in favore di una mediocrità generale.
    Perchè "terroir" non è solo clima e suolo, ma anche lavoro, intelligenza e creatività umana.

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    #13
  • Rinaldo Marcaccio

    Rinaldo Marcaccio

    A proposito di terroir e di fattore umano come elemento costitutivo, mi piace segnalare un'affermazione del grande Gianni Masciarelli che riportava a sua volta un aforisma sloveno riferitogli dalla moglie Marina Cvetic:" Il terroir è un PICCOLO UOMO, su una piccola terra, sotto un piccolo cielo"; dove il maiuscolo sta ad indicare la capacità dell'uomo di contemperare gusti ed interpretazioni con le prerogative del territorio di riferimento.

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    #14
  • Gianpaolo Paglia

    Gianpaolo Paglia

    provo anche io:
    1.terroir. Perche' non ti piace? Solo perche' e' in francese? Anche computer non e' italiano, ma e' molto piu' comprensibile di elaboratore elettronico, e anche di "ordinateur" se e' per questo.
    2. no. Ci vogliono molti anni, secondo me almeno 50, da quando si comincia a lavorare bene.
    3. tipicita' e' una parola che non mi piace, si presta a troppe distorsioni interpretative. Autoctono? Non esistono vitigni autoctoni in Italia, la vite viene dal Mar Nero.
    4. passiamo oltre va'.
    5. logico che si', e anche ben delimitati. Anzi in questo senso le DOC attuali sono troppo larghe, e senza i crus.
    6. il disciplinare per forza di cose e' solo una guida generica, la qualita' la fanno le singole aziende, e' cosi' in tutto il mondo.
    my 2 cents.

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    #15
  • Claudia Donegaglia

    Claudia Donegaglia

    grazie a tutti perchè il ragionamento sta andando avanti....sul tipico e sulla tipicità ci staim un pò rompendo la testa tutti quanti....ma non vi fa vedere i fumi verdi quando nel disciplinare di produzione di una doc trovate scritto 'profumo tipico del....'e nessuna spiegazione su come deve essere il tipico???...anchè a me la tipicità è una parola che non piace ma si usa e si abusa ...riusciremo mai a trovare un linguaggio univoco per parlare di vino???

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    #16
  • Gianpaolo Paglia

    Gianpaolo Paglia

    basta non usarla. Si dica di quali profumi deve essere portatore un certo vino. Anzi non si dica nulla, si mettano solo delle regole sul territorio, sulle potature, sulle produzione massime, sui vitigni, e basta.

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    #17
  • Mike Tommasi

    Mike Tommasi

    Esatto Gianpaolo!

    Bisogna eliminare tutte le regole basate su criteri soggettivi, e l'analisi organolettica è per definizione soggettiva, ormai esistono prove scientifiche che il gusto di ciascuno di noi è un senso molto variabile, quello che sento io non è quello che senti tu... che razza di criterio è "profumo di ....."? Tipico poi, non ne parliamo.

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    #18
  • FortidelVento - Tomaso Armento

    FortidelVento - Tomaso Armento

    @17. Vero e aggiungo si facciano rispettare. Avere un disciplinare che non funziona e aggirarlo di fatto è stupido, se i controlli ci fossero (a partire dalle superfici vitate) e una cosa non andasse bene allora si che si instaurerebbe un dialogo. Invece da me sei costretto a passare i top a DOC generaliste o a vini da tavola per evitare paragoni impropri. Mia esperienza.

    Ciao
    Tom

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    #19
  • Capellini Luciano Azienda Agricola

    Capellini Luciano Azienda Agricola

    Primo fatto….siamo italiani, riusciamo a dare un sinonimo italiano di terroir? CAMPANILE

    Secondo fatto bastano per fare storia e costituire un territorio, un percorso enologico di dieci anni? NON ESISTE IN ITALIA UN TERRITORIO VITIVINICOLO CON MENO DI UN SECOLO DI STORIA

    Terzo fatto la tipicità si costruisce solo con l'uso smodato dell'autoctono? EQUILIBRIO

    Quarto fatto bastano le guide ed i concorsi enologici a creare reputazione enologica? BARZELLETTA?

    Quinto fatto un territorio ha dei limiti di estensione? SI, L'OMBRA DEL CAMPANILE

    Sesto fatto può bastare per dare dignità di produzione ad un territorio il disciplinare di produzione delle DOC e DOCG ? MI AVVALGO DELLA FACOLLTA' DI NON RISPONDERE.

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    #20
  • Claudia Donegaglia

    Claudia Donegaglia

    ciao luciano e ciao a tutti,
    la reputazione enologica del territorio allora chi la crea?
    se le guide ed i concorsi sappiamo ,o almeno sospettiamo che sono barzellette come ha appena scritto luciano....

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    #21
  • Capellini Luciano Azienda Agricola

    Capellini Luciano Azienda Agricola

    Il lavoro delle persone, la loro passione, capacità, caparbietà, tenacia ecc..

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    #22
  • Azienda Agricola L'Arcera - Organic Wine

    Azienda Agricola L'Arcera - Organic Wine

    come dicevo al -6-: la qualità e di conseguenza la tipicità la da solo IL PRODUTTORE secondo le regole che lui stesso si dà - ci sarebbe oggi il Ferrari se un matto di trentino non avesse pensato di fare lo Champagne a Trento? Ci sono tanti esempi come questo: primo fra tutti IL BRUNELLO - non ci sarebbe brunello se Biondi-Santi, in zona Chianti, non avesse pensato di fare il suo vino solo con Sangiovese, fregandosene dei disciplinari. I Supertuscan sono quasi tutti IGT e sono sicuramente meglio di Tanti DOCG Brunello...

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    #23
  • FortidelVento - Tomaso Armento

    FortidelVento - Tomaso Armento

    In tempi non sospetti
    http://www.vinix.it/myDocDetail.php?ID=2829

    Lo ribadisco anche qui e lo dirò fino alla secchezza delle fauci....
    Ciao
    Tom

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    #24
  • Capellini Luciano Azienda Agricola

    Capellini Luciano Azienda Agricola

    @23@24 siamo in sintonia
    @21 io non ho detto che i concorsi enologici e le guide sono barzellette, domanda e risposta erano:
    Quarto fatto bastano le guide ed i concorsi enologici a creare reputazione enologica? BARZELLETTA?

    Le guide, i concorsi, la stampa specializzata ecc. aldila dell'opinione personale che ognono di noi può avere possono cogliere sensazioni organolettiche, visive, ecc. ma se prima non c'è chi queste sensazzioni le crea mi pare che si finisca per parlare di poco.

    Ciao da Volastara
    n.b. piaciuta la tappa odierna del giro?


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    #25
  • Claudia Donegaglia

    Claudia Donegaglia

    25 adesso ho capito...grazie.....

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    #26
  • Azienda Mariotti - I Vini delle Sabbie

    Azienda Mariotti - I Vini delle Sabbie

    Bella la discussione, credo che il commento di Gino al 6 sia per sintesi veramente degno di nota...
    Da wikipedia, territorio=il territorio è un artefatto sociale derivato dai processi umani di territorializzazione quindi, per il panorama italiano darei ragione alla bella battuta di Luciano, il territorio finisce all'ombra del campanile...
    Nell'esperienza che sto facendo anno per anno, mi sto rendendo conto che la natura è al di sopra di tutto, l'uomo viene dopo; non intendo dire che il suo contributo non sia imprtante, anzi, solo che se deve intervenire pesantemente per ottenere qualcosa che la natura del territorio nel quale opera non può dare, allora si rischia davvero di avere un prodotto omologato, il caso Brunellopoli mi sembra l'abbia spiegato bene: se pianti la vite facendo affiorare degli orizzonti che non sono adatti alla sua coltivazione, allora il sangiovese non viene bene, allora usi altre uve per avere un risultato decente, etc etc
    Per me il contributo più intelligente che il vignaiolo può fornire è rendere percebile il risultato con il minimo interventismo, il che significa ammettere anche i limiti del territorio, dobbiamo vergognarci di questo? Bisogna essere bravi a raccontare il proprio territorio, non reprimerlo... mi viene in mente questa affermazione per la citazione di Barbara circa il Chianti di Fattoria Cerreto Libri, che ho assaggiato proprio l'altro giorno: un sangiovese "maschio" e vibrante, se volete anche un po' spigoloso, ma questa è la sua personalità, e va bene così, a prodotti del genere il tempo darà ragione. Di tempo ne occorre tanto, altro che 10 anni, per il fatto che solo il nostro passato ci dà la sicurezza e la stabilità per guardare con positività al futuro...
    ciao

    Mirco

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    #27
  • Sorgentedelvino.it

    Sorgentedelvino.it

    ciao mirco,
    alle prime righe del tuo intervento mi sono quasi emozionata... l'hai spiegato proprio bene...
    quanto ai limiti del territorio io non credo che un territorio abbia limiti... avrà caratteristiche e l'apprezzamento di una o dell'altra caratteristica cambia con le mode.

    una cosa importante secondo me tu l'hai tirata fuori: il tempo.
    a volte occorre tempo perché un vino riesca ad esprimersi. esistono certamente anche vini in si commettono errori di lavorazione che vengono male, ma escludendo gli errori tecnici, ogni vino trova il proprio estimatore e il proprio momento giusto per essere bevuto. a volte ci vuole molto tempo e questo nella nostra società veloce veloce è un problema, ma per chi sa aspettare i risultati arrivano.

    come tu dicevi: la natura è al di sopra di tutto, l'uomo viene dopo...

    a presto,
    barbara

    ps: mi fa piacere che ti sia piaciuto il vino di cerreto libri, piacciono molto anche a me e sono fatti oltre che con l'uva anche con una grande passione...

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    #28
  • Sorgentedelvino.it

    Sorgentedelvino.it

    se può servire:

    Définition du mot : terroir
    1) région rurale considérée selon ses productions agricoles, son mode de vie, sa culture, etc.
    2) terrain agricole exploité par une commune

    sono i vignaioli francesi che hanno saputo imprimere un senso evocativo a questa parola, non è che nel dizionario abbia la connotazione che le diamo noi...

    la parola italiana territorio è del tutto adatta ad esprimere il concetto francese, solo che non ci siamo abituati ;-)

    ciao ancora,
    barbara

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    #29
  • Mike Tommasi

    Mike Tommasi

    @ barbara

    Non esattamente, in francese esiste la parola "territoire".

    "terroir" ha tre sensi in francese: i due che hai elencato, che si riferiscono a produzioni agricole (esempio, produits du terroir, prodotti del territorio) e che non hanno connotazioni di "espressione del terroir" che possono avere solo determinati prodotti, principalmente il vino ; in questo terzo senso, il terrritorio fa parte del senso della parola, ma c'è pure la nozione dell'intervento umano che, in determinate condizioni di terreno e di saggezza umana, può dare prodotti con caratteristiche particolari e riconoscibili (ma non necessariamente definibili, e lungi da nozioni spurie come la "tipicità").

    La saggezza di cui sopra vuol dire intervenire con leggerezza e intelligenza, per non sopraffare l'espressione del terroir. L'uomo viene dopo? Forse, ma senza di lui non c'è espressione di terroir. E non tutti gli uomini ne sono capaci, anzi, pochissimi. In quel senso, l'uomo viene prima :-)

    Mike

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    #30
  • Sorgentedelvino.it

    Sorgentedelvino.it

    ciao mike,
    grazie per l'utile precisazione.
    sulla posizione dell'uomo nel mondo ci sarebbe di che discutere per anni, magari poi ci spostiamo nel forum filosofia ;-) potremmo accordarci con una domanda: "viene prima l'uoMo o la gallina?"
    ;-)
    a presto,
    barbara

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    #31
  • Mike Tommasi

    Mike Tommasi

    la gallina, se è di terroir...

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    #32
  • FortidelVento - Tomaso Armento

    FortidelVento - Tomaso Armento

    Scusate: perchè vi preoccupate di quello che viene prima o che era prima o che è stato? Francamente, a torto o a ragione, quello era mentre noi viviamo qui e ora. Quando guardo il panorama mi viene in mente quello che era e penso all'umano che lo ha portato lì (perchè credo che nessuno di noi possa testimoniare come era la situazione "prima dell'arrivo dell'essere umano") e dell'umano che lo sta portando avanti. Quindi la natura ti da le risorse, l'uomo decide come organizzare: vedo un estremo nel "non interviene", (incolti) diciamo che c'è "l'autogestione natura" ma da lì frutti non ne hai, e l'altro estremo nel "organizza tutto e immette anche fattori da lui prodotti" (centro abitato).

    La vigna, presa da sola, implica un elevatissimo intervento dell'uomo:
    -scasso del terreno per l'impianto
    -innesto barbatelle (maggior parte dei casi)
    -inserimento pali (legno, cemento, acciaio e derivati, ora pure plastica)
    -inserimento fili e accessori
    -lavorazioni del terreno (min inerbimento, max aratura vigneti)
    -distribuzione fitofarmaci per difesa da malattie e insetti (rame, zolfo, prodotti di sintesi)
    -lavorazione della chioma a verde e a secco
    -concimazioni (organiche o sintesi)
    -aggiungete voi, io ho cercato di ricordare tutte le possibilità

    Direi che la vite da sola fa poco, a parte diventare un infestante: credo che anche nel discorso bio ( + logico o + dinamico) si debba parlare di elevato influsso dell'uomo.

    Anzi, negli ultimi due casi si riduce l'impiego di chimica e si (dovrebbe) aumenta(re) la programmazione e l'intervento dell'uomo.

    Scusate, questa non è filosofia, semplcie pratica e osservazione.

    Inoltre, come si può leggere dal protocollo di alcune associazioni di produttori, la selezione delle barbatelle può subire anch'essa la scelta dell'uomo.

    Mi fermo qui, ma ribadisco quanto detto al 24: l'uomo c'è, ignorarlo significa dare spazio alle porcate che fanno quelli senza scrupoli, osservarlo e instaurare con lui un dialogo significa capire meglio la realtà in cui egli vive. Ho parlato solo della vigna, essendo Cascina Tollu un agriturismo avrei potuto allargarmi all'orto, agli animali, ai prati, ai frutteti e ai boschi...

    Ovviamente, questa è solo la mia opinione.

    Ciao,
    Tom

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    #33

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