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#58 Commenti

  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Non è la prima volta, in quest'ottica, che penso ad una sorta di accordo commerciale che Vinix potrebbe fare con alcuni comunicatori scelti, mettendo a disposizione di tutte le aziende una serie di persone che consiglia direttamente, sulla base della propria esperienza e selezione, tra quelle a cui affiderebbe un incarico così delicato di parlare di un'azienda online.

    Ci penso ancora un po' ma sento che è una cosa che s'ha da fare.

    Ciao, Fil.

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    #1
  • Andrea Petrini @ Percorsi di Vino wine blog

    Pensa che scemo io che non mi faccio dare un cent...però vuoi mettere l'indipendenza di giudizio? :-)

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    #2
  • Pamela Guerra

    Pamela Guerra

    @Andrea, sei mica il solo che spesso lavora 'a gratis': è un mal comune....
    Il fatto poi, di poter dire la propria, in totale libertà, è una cosa...Anch'io dico la mia, a costo zero...
    Ma curare la presenza sul web di un'azienda, non implica giudizi, ma solo 'rappresentarla' al meglio; se poi la filosofia aziendale non è nelle proprie corde, bè, non se ne fa nulla...E' questione di coerenza...

    @Fil, ma io credo che già Vinix sia un hub dove sia anche facile reperire referenze; che poi i suggerimenti tuoi vengano dati 'ad esterni', bè, ben vengano selezione e collaborazione...
    E poi....io ti avevo già suggerito di 'creare' qualcosa a 360º, con i tanti professionisti coi quali abbiamo ogni giorno a che fare...per "comunicare il vino.."..

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    #3
  • FortidelVento - Tomaso Armento

    FortidelVento - Tomaso Armento

    Fil, scusa ma non lo avevi già fatto? http://www.vinix.it/myDocDetail.php?ID=1322

    Pam, il fatto è che chi lo capisce quanto vale comunicare lo valorizza...io lo valorizzerei volentieri !

    Ciao
    Tom

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    #4
  • Andrea Petrini @ Percorsi di Vino wine blog

    Pensa se la Murphy-Goode Winery fa dei vini del cavolo....difficile parlarne bene anche per 10.000 dolllari.
    Comunque ho visto dei candidati spettacolari, degni di un reality!!

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    #5
  • Pamela Guerra

    Pamela Guerra

    Tom, ma tu hai sfrugliato tutto Vinix, nè?!
    Dal primo all'ultimo post hai letto... ; concordi che potremmo farne un libro, una guida, un testo di studio? e in varie materie...
    Ok, non divaghiamo...
    Comunicare il valore della comunicazione è sempre argomento attuale...ma difficile è fare lo step successivo: farlo acquisire..soprattutto per false opinioni oramai radicate...
    Mi fermo, andrei OT..

    Tra sei mesi vedremo quanto e quale ritorno ha dato questa attività alla winery in questione...E magari lo potremo usare come caso studio.
    Pamela

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    #6
  • FortidelVento - Tomaso Armento

    FortidelVento - Tomaso Armento

    Eh, si: sono fatto così. Quando guardo qualcosa la osservo, poi se mi interessa la studio un pò e se "mi prende" divento quasi un archeologo da quanto mi addentro. Faccio cosi in tutto, se potessi parlare liberamente su quello che ho fatto a casa/in vigna/in cantina....marò, altro che Vinix...e poi nessuno resisterebbe!

    Ciao
    T

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    #7
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    @ Andrea
    Temo tu abbia frainteso e non poco.
    Cosa c'entra l'indipendenza di giudizio con un servizio di pr online ? E' un lavoro, non implica giudizi sull'azienda - se non all'atto di accettare o meno l'incarico - ma la comunicazione della stessa all'esterno attraverso vari strumenti.

    La mia idea è di stilare una lista di persone che fanno questo lavoro e che SECONDO ME sono brave a farlo. Poi le aziende potrebbero usare questa lista per scegliere anziché a casaccio, sulla base della valutazione di qualcuno che ci mette la faccia.


    @ Tom
    Quella secondo me era una bella idea.
    Non l'ha cagata nessuno, pazienza ma almeno ho capito il perché. L'azienda cerca un consulente full time che non costi nulla possibilmente.

    Ciao, Fil.

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    #8
  • FortidelVento - Tomaso Armento

    FortidelVento - Tomaso Armento

    @Fil: quella era una bella idea ma il taglio minimo (6.000 Euro/anno) richiede una certa stazza, io ad esempio non la ho.

    Come piccola azienda e ti butto lì l'idea, sarebbe bello che ci fosse (telo avevo già anticipato) un servizio che curasse solo i alcuni eventi aiutandoti a convogliare persone del settore verso il tuo banchetto e aiutandoti a scegliere gli eventi.

    Mi spiego meglio, così magari divento il primo cliente, immagina se esistesse un gruppo di persone accreditate da te (che monitori il web lato vino) per far sapere alle aziende quali eventi potrebbero essere "interessanti per il loro target (poi ognuno sceglie col suo credo) e poi una volta scelti gli eventi li aiutassero a gestire solo il pre e post evento. Invece di 12 mesi di occupazione avresti un carico di lavoro più o meno misurato e potresti anche prendere più aziende "complementari" per evento facendo diventare sinergico il tuo lavoro perchè non generi cannibalismo tra i produttori.

    L'azienda piccola non cerca un consulente full time, più in generale cerca un consulente che l'aiuti a districarsi dalla massa e lo facciano "crescere". Non necessariamente in volume. Almeno a me dei volumi frega relativamente.

    Un prezzo? Metti 800 Euro / Evento + costo dell'evento e hai trovato un cliente.

    Ciao
    Tom

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    #9
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Ma questo già lo fa gente come Pam e altri, prova a chiederglielo. Io non avrei proprio il tempo fisico di fare altri lavori oltre a quelli che già faccio e sono parecchi. Piuttosto quello che dicevo era che mi piacerebbe trovare il modo di collaborare, con i miei servizi, con chi lo fa di mestiere il PR.

    Il servizio che avevo pensato con Pam era proprio basato su questo. Lei avrebbe curato la parte operativa comunicazione online, io avrei gestito la parte gestione campagne pubblicitarie e l'iscrizione a vinix pro era compresa nel servizio.

    Oggi vinix offre anche di più con il monitoraggio statistico e domani, spero, di più ancora. Vedremo.

    Quello che dovrei provare a fare è il consulente dal momento che ho un certo bagaglio di esperienza su alcuni mezzi e servizi ma sono quello che ti può dire cosa fare, non fartelo, la prima riuscirei a farla bene, la seconda non ne avrei il tempo.

    Mi piacerebbe anche offrire un servizio alle cantine del tipo: tu mi dici quando e se vuoi dividi la spesa con un po' di colleghi, io vengo da te 1 giorno o anche due e ti faccio una full immersion di quello che succede su internet e di quello che ci puoi fare. Questa è una cosa che potrei fare 1-2 volte al mese dovrei solo prepararmi uno schema di lavoro ma quello è il meno.

    Ma ho parlato pure troppo, questo è il post di Pam.

    Ciao, Fil.

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    #10
  • FortidelVento - Tomaso Armento

    FortidelVento - Tomaso Armento

    Secondo me Pam ci guadagnerebbe dalla tua opera di erudizione, perchè il vignaiolo che ha fiducia verso di te viene a sentirti e poi quando si inizia a muovere scopre che non cela fa a farlo bene da solo e vede che Pam magari fa quel mestiere e che c'è fiducia tra voi.....
    Io vedo molto l'unaconference come una bella lezione: ho detto a casa che io non esisto per 2 giorni e mi porto pure il quaderno per gli appunti, altro che fare interventi: farò domande a raffica.....

    Ciao
    Tom

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    #11
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Io farò un intervento di tipo filosofico ;-)
    Ciao, Fil.

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    #12
  • FortidelVento - Tomaso Armento

    FortidelVento - Tomaso Armento

    Ps: ovviamente l'11 è quello che è successo a me, blub blub blub qualcosa bolle sempre in pentola blub blub....

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    #13
  • Antonio Consoli

    Antonio Consoli

    Non è la prima volta che giungono simili notizie d'oltreoceano. Certo, qui in Italia, lo si fa per molto meno. Almeno, questo è il mio caso.

    @Filippo: trovo la tua idea assolutamente stimolante e utile. Se vuoi un aiuto io ci sono. :)

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    #14
  • Antonio Consoli

    Antonio Consoli

    Ho dimenticato di aggiungere: per l'azienda in questione si tratta di un mare di pubblicità a basso costo. Tutti parleranno dell'azienda che cerca un blogger strapagandolo, scriveranno post, possibilmente arriverà - se già non è accaduto - nell'edizione online di qualche grande giornale. Vuoi mettere? :)

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    #15
  • Pamela Guerra

    Pamela Guerra

    Provo a dire la mia in maniera sintetica, ma è dura...

    Fil ha detto una sacrosanta verità: in troppi vogliono di più ( il consulente full time ) a meno (costo zero). Però, enologi, agronomi, commercialisti, etc, incidono sui bilanci aziendali in maniera cospicua; altri consulenti (tipo comunicazione, pr, etc) invece nemmeno compaiono a bilancio. Perché? Perché se non ho un bravo enologo e un bravo agronomo, non faccio un buon vino. E' la risposta da cliché. E poi il buon vino rimane in cantina o non viene valorizzato.
    (Sassolino tolto...)
    E' questione di priorità, e lo capisco. Come ho già detto in altre occasioni, io per prima mi trovo in difficoltà quando ho a che fare con aziende piccine, per le quali i 6000/7000€ di pr ( o consulente che sia ) all'anno sono tanti. Però, lato professionista, seguire un'azienda per le rp richiede tempo; lo testimoniano i produttori qui presenti su Vinix che per interagire con la rete e con il resto del mondo, ne investono tanto; in outsourcing necessita di essere quantificato in denaro.
    Qui poi scattano le ore di ragionamento ( Tomaso ne sa qualcosa...) sul come andare a trovare la quadra per collaborare rendendo tutti più contenti, professionista e azienda: solo consulenza, solo operatività, l'una e l'altra, solo qualche indicazione una tantum....
    Grazie alla formazione ad opera di chi le pr (anche sul web) le vive e le fa (tipo Filippo, per giocare in casa), guadagnerebbero gli addetti ai lavoro come me, ma soprattutto i produttori; soprattutto quelli che per fare rp sottraggono tempo prezioso ad altre attività indelegabili (vigna, cantina, distribuzione, etc).
    Però, se un produttore dovesse sentire la necessità di partecipare ad una giornata formativa con Fil, credo che lo farebbe più per imparare e procedere da solo, che per chiedere poi l'aiuto di un professionista. Perché purtroppo, certe attività e il relativo ritorno, sono difficilmente misurabili e quindi valorizzabili.
    Quello che Tomaso chiede ( pt 9 ), è un'attività che fa parte del lavoro quotidiano di un rp: la creazione di un relazioni alle quali attingere a seconda dell'occasione; le relazioni, ovviamente, vengono create e poi consolidate, grazie ad un lavoro serio e costante, tradotto: credibilità.

    Sinergia Comunicazione non è decollata per una serie di motivi, oltre il + a -; forse andrebbe rivista nelle sue declinazioni e nelle attività da elaborare; il feedback più importante che ha riportato, a vio avviso, è stato che ancora certe attività non sono state assimilate e quindi valorizzate al punto da diventare necessarie.


    @Antonio, come dicevo nel post, vedremo se è strategia o necessità; ci basterà aspettare fino alla fine dell'anno (il contratto avrà durata di sei mesi ) e valutare i dati che ci verranno forniti..

    A presto,

    Pamela

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    #16
  • Andrea Petrini @ Percorsi di Vino wine blog

    @Filippo commento 8

    Forse hai travisato te, infatti 1 era una battuta la mia (vedi faccina) e 2 la battuta era legata a quello che faccio io cioè scrivere un blog in maniera autonoma senza esser legato a nessuna azienda. Vedi assenza di qualsivoglia pubblicità.

    Il lavoro di PR on line non è il mio lavoro (per ora poi chissà) per cui lungi da me dal dare giudizi su cose che non so.

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    #17
  • Emanuele Coveri

    Emanuele Coveri

    Grande Pam !

    Bel post, questo argomento mi stuzzica parecchio.

    emanuele

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    #18
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Meglio così Andrea, avendo letto il tuo commento subito di seguito al mio pensavo rispondessi a me. Non capisco a questo punto la faccina però, era rivolta a te stesso ?

    Ciao, Fil.

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    #19
  • Vincenzo Ciaceri - Poggioaltoro

    Vincenzo Ciaceri - Poggioaltoro

    ciao pam e un saluto allargato a tutti
    iteressante quello che dite, ma a proposito di eventi mi e vi faccio una domanda.

    un'azienda piccola (10000-20000 bottigie anno) secondo voi a quanti eventi/manifestazioni pensate debba partecipare all'anno (tom diceva 800 euro + spese evento, sono costi che vanno ad incidere enormemente sulla bottiglia rischiando di finire fuori mercato).

    su questa personalmente ho una mia idea partendo dalla considerazione che stiamo parlando di un prodotto di qualità.

    l'idea di fil. riguardo a giornate formative/informative la trovo molto interessante per una piccola azienda che vuole affacciarsi su questa realtà.

    vincenzo

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    #20
  • Andrea Petrini @ Percorsi di Vino wine blog

    @Fil

    la faccina e tutto il commento era legato a quanto aveva scritto Pamela e lei lo ha capito rispondendomi al commento 3. Non capisco perchè tu abbia voluto trovare un nesso col tuo commento che ho trovato molto serio ed interessante.
    La faccina era rivolta a me stesso, no problem

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    #21
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    @ Andrea
    Ok, tutto chiaro, ho proprio frainteso.

    @ Poggio al Toro
    Io fossi una piccola azienda farei 4 manifestazioni l'anno da non più di 1000 euro l'una.

    Ciao, Fil.

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    #22
  • Pamela Guerra

    Pamela Guerra

    Buongiorno a tutti,
    Per rispondere alla domanda di Vincenzo, che immagino sia comune a molti,
    la partecipazione ad un evento è una delle tante attività che si possono fare per comunicare/promuovere. Premesso che non è obbligatorio partecipare a nessun evento, perché di modalità di incontro tra azienda e pubblico ce ne sono diverse, la partecipazione ad un evento dovrebbe essere conseguente ad una serie di valutazioni (alcune e in ordine sparso):
    Tipologia di evento: a chi si rivolge? Privati? Operatori? Stampa? Esiste possibilità di vendita?
    Location: si svolge in un mercato di interesse aziendale? Mercato nuovo o da consolidare?
    Comunicazione evento: la comunicazione di evento è adatta a richiamare il pubblico cui è dedicato?
    Edizioni precedenti: qualche info sulle edizioni precedenti, non solo da chi vi ha partecipato, ma anche da materiale reperibile in rete.
    Definizione obiettivi: cosa mi aspetto da quell'evento? 1 contatto? 2? cosa...
    Fatte queste valutazioni, va da sé che non tutti gli eventi che ci vengono proposti possono andare bene.
    A seconda poi del momento aziendale ( ci dobbiamo far conoscere? Dobbiamo consolidare l'immagine? Dobbiamo lanciare un nuovo prodotto? Dobbiamo svuotare la cantina?), si decide quanto mettere a budget.
    Vinitaly è un evento, ma anche la domenica in piazza è un evento; Vinitaly costa qualche migliaia di euro, la domenica in piazza molto meno. Ma chi dei due rende maggiormente? Dipende da cosa vogliamo...
    La partecipazione ad uno o più eventi, però, è solo una delle attività da fare per comunicare un'azienda/prodotto e non può essere sufficiente; la partecipazione ad eventi deve essere inserita in un progetto di più ampio respiro, sempre consono ai propri obiettivi e alla propria capacità di investimento.
    Il costo di un evento, poi,non è solo quota partecipazione+trasferta, ma deve comprendere anche le attività di preparazione ( comunicazione, mailing, organizzazione agenda app.ti, etc) e successive ( contatto, recall, etc) che contribuiscono a far fruttare ancor più la partecipazione.
    Queste valutazioni, le attività a corollario, etc, fanno parte del quotidiano di chi si occupa di rp, sia esso un professionista o un imprenditore.

    La fattura a chi la emetto?

    Pamela

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    #23
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Eeeeeeh, rispetta la fila. ;-D

    Ciao, Fil.

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    #24
  • Pamela Guerra

    Pamela Guerra

    Fil, prima le signore...dai!
    Pam

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    #25
  • FortidelVento - Tomaso Armento

    FortidelVento - Tomaso Armento

    Carissimi, per come la vedo io (i.e. personale opinione) non si può e non si deve ragionare in senso assoluto, quindi ognuno parla per se.
    Cio detto parlo per me e provo ad esprimere perchè quello che sembra tanto non lo è nel tempo: all'inizio ti fai promozione, curi il vigneto vinifichi e hai un enologo che invece di venire in azienda tu gli porti i campioni e lui ti dice cosa devi fare. Quante bottiglie fai e che qualità hanno quelle bottiglie? Per me le risposte erano: al massimo farai 6-7.000 bottiglie, la qualità varia molto nelle annate e rischia di avere differenze anche nei lotti. Inoltre se qualcosa va storto sei da solo e hai poche possibilità di capire cosa non è andato. Allora ti metti a studiare, sottrai tempo al resto, e migliori la tua cultura, provi a interagire con l'enologo a distanza e scopri che ti sta stretto perchè vuoi che veda cosa succede "live". Poi scopri che la vigna non si può semplicemente fare "come sempre" perchè leggendo libri di un certo spessore (anche fisico tipo Agricoltura di qualità di Fregoni, per citarne uno) scopri che c'è un mondo anche lì e lo vuoi capire e in un certo modo valorizzare, e allora ti serve l'agronomo. Poi scopri che questo processo ti porta all'innalzamento della qualità, ad un risultato interessante, ma costa di più di quello che facevi prima. Allora si pone un problema, che fai torni indietro? I tuoi clienti li hai già e sicuramente saranno felici dei miglioramenti che stai introducendo, passi da lavoro "perchè si è sempre fatto così" a fare scelte. I tuoi clienti però nel tempo ora comprano anche al supermercato, in enoteca e ricevono regali da amici. Tu che fai? Stai rischiando, se non ti adegui, di bertele tu le tue bottiglie, per non considerare che le persone invecchiano e la qualità globale del mercato sale. Allora decidi che è l'ora di andare avanti e ampliare "il tuo giro" ma, non devi dimenticarti di quello che hai già da fare, altrimenti i tuoi clienti perdono qualità e servizi.
    Ora che si fa? Beh, ti affacci verso un mondo, quello del mare magnum della "presenza sul mercato" che fino a ieri non ti aveva manco sfiorato, perchè avevi il tuo giro. E come lo fai? La maggior pare dei piccoli vedo che ragiona sul "prezzo delle iniziative" se costan poco le faccio sennò ciao. Bella caga*a: se costa poco molto spesso vale poco, a meno che non hai trovato qualcosa di realmente interessante che ancora non sia stato "scoperto" dal mondo. E come se quando si deve fare questo passo di "affrontare il mercato" ci si dimenticassero tutte le lezioni che ci ha dato la natura nell'affrontare con perizia le difficili situazioni che a volte la natura ci mette innanzi.
    Il guaio in questo caso però (mi rifaccio ad un commento di Pam) è che il tempo dell'enologo, piuttosto che quello del commercialista sono infinitamente meno di quello da dedicare alle PR, perchè il mercato è da anni dominato da aziende abituate ad inondare le persone. Se guardate la vostra casella di posta quanta roba ci trovate che non cercavate? E proprio in quello, se ne discuteva con Paolo Ghislandi, il nostro problema: se la gente non ecra non ci trova, ma quanta gente cerca? E noi siamo nei posti dove la gente cerca? Forse una mano ci serve per risolvere questi problemi....consci del fatto che competiamo sullo stesso mercato di constellation brands...

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    #26
  • Vincenzo Ciaceri - Poggioaltoro

    Vincenzo Ciaceri - Poggioaltoro

    @pam e fil., grazie per aver risposto ai miei quesiti.
    vorrei approfittare della vs. disponibilità perchè a questo punto, ritengo possa completare il discorso.

    parlando di punti percentuali: questi costi di "mrktg" quanto dovrebbero incidere secondo voi sul fatturato di una piccola azienda?

    pam per quanto riguarda la fattura........bhè prova alla Murphy-goode winery (-;

    vincenzo

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    #27
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    @ Tom
    Tutto giusto ma..guardala in positivo.
    Il fatto per esempio che il mercato sia "da anni dominato da aziende abituate ad inondare le persone" potrebbe essere un vantaggio per te che ti affacci alla comunicazione adesso e direi anche con perizia. L'accesso massivo alle persone è morto da tempo, oggi il contatto con le persone è umano e diretto, il rapporto non è più uno a molti ma uno a uno. Lo stai facendo qui, lo puoi fare altrove. L'e-mail è uno strumento, dipende tutto da come lo usi.

    Ciao, Fil.

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    #28
  • Pamela Guerra

    Pamela Guerra

    Tomaso, ogni strumento ha un suo valore e una sua funzionalità; saper usare nel modo appropriato i vari strumenti, può fare la differenza. C'è chi crede che essendo la mail uno strumento (quasi gratuito), inonda di posta non desiderata la casella di altri; essendo il web uno spazio pubblico, c'è chi si sente autorizzato a pubblicare qualunque cosa, decente o indecente. Sta a noi che riceviamo il messaggio valutare; e qui riparte il discorso sulla credibilità
    E' la relazione, tra i singoli, che deve prevalere e deve essere valorizzata; e questo ha un costo altissimo a maggior ragione in un momento dove tutti e con tutti i mezzi 'parlano'.

    @Vincenzo, riprendo il concetto di Tomaso e il mio pensiero sul momento aziendale e sulle necessità: è tutto relativo! Il mkt tradizionale in un settore così coriandolizzato come quello enologico italiano, ci sta stretto; ogni realtà fa a sé, ha i suoi numeri e i suoi obiettivi.
    Paradossalmente c'è chi decide di investire il 50% delle proprie risorse e chi solo il 2%; entrambe le cifre devono essere ovviamente quantificate (50% o 2% di quanto') e contestualizzate.

    Partendo da una strategia, a cascata si ricavano i numeri e da lì poi si valuta se l'azienda è in grado di sostenerli.

    Se noti, io non ho mai messo cifre, nei miei commenti, perché sarebbe assurdo pretendere di dare valori in assoluto; ogni realtà fa a sé.

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    #29
  • FortidelVento - Tomaso Armento

    FortidelVento - Tomaso Armento

    Hehe Fil, non sono negativo quella era cronaca per far capire la cosa da un angolazione diversa, quella di un piccolo produttore che ha avuto la fortuna per lavoro di vedere come operano i grandi e ha capito che essere piccolo era una fortuna e lavorare in modo umano una barriera fantastica alla competizione da parte di terzi: o mi clonano o non mi copieranno mai a sufficenza!

    Sono un perfidotto vs le multinazionali e i grandi in generale e glielo dico forte e chiaro: tu fai il mercato io vado a cercare la crema e lavoro solo su quella.

    In che senso?

    Vi faccio un esempio, quando un mio amico produttore ha messo sul mercato un vitigno nuovo, lui mi ha detto "perchè aveva bisogno di lanciarlo" dopo un anno di botte di legno io l'ho assaggiato e gli ho detto stai facendo un infanticidio, non ne hai bisogno (erano veramente poche bottiglie rispetto al totale): lo sai che farai il mercato e io ti porterò via il meglio?

    Ma quelle bottiglie sono uscite per coprire le aspettative che c'erano sul mercato, andranno a rifornire i privati che vogliono bere qualcosa che non c'è e lo venderà ad un buon prezzo ma non così buono quanto quello di un prodotto che veramente sia "pronto".

    Io faccio quel prodotto, ma ne faccio pochissimo e lo gestisco come un diamante, uscirà solo se e solo quando avrà soddisfatto tutti i miei test. Può anche voler dire 4 anni dalla vendemmia, amen.

    Ma quando esco vado a farmi conoscere, con tranquillità, dai clienti che vogliono il top e conoscendo il prezzo già sostenuto del base sono pronti a riconoscere il costo (che effettivamente c'è nel produrre con i criteri che applico) ma soprattutto, dato che ormai si beve per "piacere" più che per nutrimento, finisce pure che mi cercano. E in quei costi, quando usciro con quei prodotti i costi delle PR si possono e si devono pagare, col vino base è direi quasi impossibile se non fai "numeri". Perchè si devono pagare? Avete mai provato a parlare con il primo ministro di un paese? Ci riuscite semplicemente con una e-mail? Se si bravi, altrimenti forse mi avete capito.
    Ciao
    Tom

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    #30
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    Va bene, allora facciamo REVERSE MKTG ?

    Mi offro di parlare di una azienda per 100.000 euro / mese !

    .....

    Ciao
    Paolo

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    #31
  • Pamela Guerra

    Pamela Guerra

    Paolo che fai? Qui cerchiamo di sbrogliare la matassa e tu arrivi a rimetterla in disordine?!
    Il RevMkt lasciamolo per la lesson nº 2...
    Pam

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    #32
  • Bele Casel @ Luca Ferraro

    Bele Casel @ Luca Ferraro

    interessante, molto interessante.....
    Luca

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    #33
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    @ Pam,

    Sorry... non ho saputo resistere... quando vedi certe cose che sono palesemente orchestrate per creare rumor, non puoi fare altro per non auto-offendere la tua intelligenza che ironizzarci sopra.

    Ora arriva il vero contributo :

    Chi è in cuor suo convinto della correttezza delle proprie azioni e del valore dei suoi prodotti, ha la forza d'animo che io ho, di pensare che in mezzo a tanta falsa comunicazione ci sia ancora chi è in grado di voler bene al suo prossimo e quindi indicargli con favore un produttore/prodotto piuttosto che un altro a prescindere dal profitto.

    Si chiama passa parola ed è per me l'unica vera comunicazione possibile ed è quella sulla quale io baso molte delle mie scelte.

    Ciao
    Paolo

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    #34
  • FortidelVento - Tomaso Armento

    FortidelVento - Tomaso Armento

    Paolo al 31 hai alzato la posta di Murphy-Goode, non vale!

    Ti quoto col 34, anche se credo che più semplicemente si chiami onestà intellettuale: inutile negare se c'è qualcuno che fa bene, anzi si guarda e si cerca di fare meglio.

    Problema però è il tempo. Es la strategia prezzemolo (che cmq si porta con se costi mica male) aiuta, a patto di avere le spalle sufficientemente larghe da resistere allo sfasamento temporale tra la percezione dell'esistenza da parte del mondo della tua realtà e la nascita della volontà di andarla a conoscere.....nonchè creare la disponibilità del tuo vino (di quello parliamo) in prossimità delle persone cui hai fatto conoscere la tua realtà. Altra cosa non proprio immediata, ma nel frattempo la vigna produce, la cantina si riempe....quindi o è tutto "pensato" e le cose vanno come pensi o succedono disastri.

    La falsa comunicazione inoltre hanno le gambe corte, con la sete di notizie e la velocità del web o sei vero o sei morto....

    Ciao
    Tom

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    #35
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    @ Tom,
    Quoto in pieno !

    Abbiamo la comune esperienza di provenire da settori iperaccellerati, la natura ed il buon vino ci insegnano che se vuoi godere devi aspettare..

    Spalle o palle ?

    Provocazione ....

    Ciao
    Paolo

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    #36
  • FortidelVento - Tomaso Armento

    FortidelVento - Tomaso Armento

    Se vuoi godere non puoi solo aspettare, devi sbatterti come un dannato, avere una pazienza estrema, pensare avanti di una decina d'anni, avere cu....ehm

    Come spalle o palle: dai, lo sai che sono entrambe! D'altronde se non esistesse la paura a che servirebbe il coraggio?

    Il bello è che più tempo e più testa hai posto nelle cose che hai realizzato più sono stabili....certo anche più soldi, ma senza testa e tempo valgono poco...

    ciao
    Tom

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    #37
  • FortidelVento - Tomaso Armento

    FortidelVento - Tomaso Armento

    Oppure, scusate il doppio post e l'OT ma questa è bella, così come l'ho imparata in università (poi dicono che studiare non serve) "una grande strategia consiste in una configurazione di molteplici attività fra loro collegate, che non è affatto facile da imitare."

    Mi ricordo chiesi al Prof perchè e lui mi rispose che ogni azienda avrebbe potuto divulgare ogni singolo aspetto della propria strategia ma non dicendo come la stessa aveva organizzato i vari aspetti tra loro i concorrenti avrebbero perso tempo a ripercorrere tutte le possibili combinazioni prima di riprodurla e nel frattempo l'organizzazione da copiare sarebbe comunque naturalmente evoluta e il modello da imitare sarebbe nuovamente cambiato, creando un'iterazione infinita. Arrivammo a dire che anche le stesse cose organizzate nello stesso modo ma fatte da persone diverse avrebbero portato a risultati diversi.

    Scusate l'OT
    ;-))

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    #38
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Io non ho studiato economia ma mi sarebbe piaciuto credo. Aggiungo alla frase da te citata un "...perché per una parte è pensata, per l'altra è il frutto del sentire e dell'agire spesso involontario e naturale dell'imprenditore". In altre parole, vero che tutte le cose che uno fa fanno parte di uno schema generale ma uno schema che talvolta sfugge anche a chi ne è l'artefice che solo raramente e fumosamente riesce a cogliere l'essenza di tutte quelle cose che fa, concatenate.

    Ciao, Fil.

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    #39
  • Cosimo Errede

    Cosimo Errede

    @ Tutti, scusate il ritardo...

    Ragazzi carissimi, io il problema di fondo lo inquadro su due temi fondamentali :

    1) Spesso si dà al cliente-imprenditore la colpa di non affidarsi ad una seria agenzia o comunque a professionisti della comunicazione. Il "nostro" cliente finale è un imprenditore. L'imprenditore per sua vocazione sa far tutto e lo fa meglio di chiunque altro (badate, mi ci metto anch'io...). Beh, la storia è questa...qualsiasi agenzia che si rispetti, prima di dire al proprio interlocutore cosa ha in mente di fare per la sua azienda, DEVE fare la fatidica domanda :"Che budget avete ?". Comunicare il budget purtroppo mette in seria difficoltà l'imprenditore-cliente. Gli viene da pensare..."ecco, è arrivato un altro sveglio, uno che vuole sapere quanti soldi ho in tasca per poi togliermeli"...il comunicatore serio non puo' prescindere da questa domanda. Conoscere il budget di un potenziale cliente significa modulare il successivo piano di comunicazione sulle REALI possibilità, e non far disperdere all'imprenditore-cliente neanche un centesimo. L'imprenditore cliente che fa da sè, a parte casi più unici che rari, va a quella fiera perchè glie l'ha detto un suo amico, fa la brochure perchè il suo competitor ce l'ha, tira su un sito web fatto dal cantinaro nipotino della suocera della zia perchè tanto costa poco, e via dicendo...Se a fine anno tirasse (uso il condizionale perchè difficilmente lo fa) le somme, si renderebbe conto di aver SPESO diciamo 1.000, con risultati poco più che miseri.
    Se ad inizio anno avesse affidato incarico ad un professionista per redigere un appropriato piano di comunicazione, sul budget comunicato di 800, avrebbe raggiunto risultati sicuramente migliori, INVESTENDO meno (notare la differenza tra SPENDERE ed INVESTIRE).

    2) Perchè il cliente imprenditore si comporta così ? Perchè non dedica il 100% del suo tempo a cose che sa fare ? Perchè distoglie la propria professionalità con attività non a lui consone ?
    Perchè il mercato della comunicazione è a tutt'oggi inflazionato da persone inaffidabili. Perchè la gente si sveglia e si inventa un lavoro che non sa fare, credendo di aver trovato la mecca...basta mettersi in giacca e cravatta, saper dire tre parole di fila e l'allocco del cliente-imprenditore è servito. Tanti, troppi fanno un lavoro che non è il loro ! Formazione ed autoformazione sono requisiti imprescindibili per poter penetrare i mercati, non ci si inventa comunicatori dall'oggi al domani. Affrontare il mercato per una PMI consta di una serie di step successivi senza i quali non si arriva da nessuna parte, partendo da STUDI SOCIOLOGICI che non possono non esser presi in considerazione.

    LA CRISI ! Beh, altrove ho già detto come la penso io sulla crisi...molti seri ed onesti professionisti soffrono e soffriranno, ma alla lunga, vedrete, chi realmente sparirà dalla circolazione sono quelli "svegli", che si inventano lavori inadatti alle proprie competenze. La crisi è la giusta opportunità per far sparire dalla circolazione chi non sa fare questo lavoro e lo utilizza solo come mezzo per sbarcare il lunario.

    Lavorare in comunicazione vuol dire passione. Vuol dire fare una vitaccia. Significa svegliarsi presto e finire di lavorare a notte alta. Io amo questa vita, credo che la releghero' in secondo piano solo quando riuscirò a coronare al 100% il mio sogno più grande (Casa Loriè, alcuni sanno di che parlo). Forse solo allora questo lavoro diventerà per me solo un piacevole hobby, che potrà esser d'aiuto a pochi clienti-imprenditori-simpatici ai quali continuerò comunque a dedicarmi con la stessa passione di oggi.

    Scusate, mi sono dilungato un po'...il succo di tutto ciò è che non me la sento di crocifiggere il cliente-imprenditore. Probabilmente gli sono passati sotto al naso tanti, troppi "tipi svegli".

    Cosimo

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    #40
  • Simone Brogin - Spirited Wines

    Simone Brogin - Spirited Wines

    ciao a tutti...
    ohi ohi...mi distraggo per qualche giorno (fiera di Londra) e trovo un post della Pam dove si parla di consulenti...devo leggere tutto con calma, ma intanto "w i consulenti" (vero Pam?)
    Ho letto adesso velocemente in qua e in la e ho visto cifre...6.000/7000/8.000 euro...se un'azienda mi investe in pubblicità inutile su riviste inutili è un conto, se sono soldi ben indirizzati è un'altro...tra fare pubblicità su "Il mio vino" e dare gli stessi soldi alla Pam io sceglierei la seconda possibilità...ma siamo consulenti...gente strana!
    Prometto di leggere tutto con attenzione
    Ciao
    Simo

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    #41
  • Pamela Guerra

    Pamela Guerra

    Fil (commento 39) credo che in parte tu abbia ragione, ma credo anche che la parte fondamentale del concetto sia che una strategia non sempre è replicabile e anche se replicabile è difficile spiegare, a posteriori, il perché di certe scelte; i fattori che determinano una strategia sono molti: 'circostanza', tempo, contingenze. La sensibilità e l'intuito dell'imprenditore e del consulente, fanno poi la differenza sul come mixarli.
    Cosimo ha introdotto un'altra variabile, ovvero quella della sfiducia (per sintetizzare il suo pensiero), nei confronti di alcune professioni, avvallata dal fiorire di 'improvvisati'.

    @Simo, hai ragionissimo! Meglio investire 1000 in un consulente che in paginate su stampa varia; anche la pubblicità ha una sua funzione, ma diventa remunerativa se fa parte della famosa strategia...

    Pamela

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    #42
  • FortidelVento - Tomaso Armento

    FortidelVento - Tomaso Armento

    Va bene, allora devo mettere il 4x 4 e dirla tutta, visto che si va sul ripido.
    Ogni imprenditore si presuppone abbia per la sua attività un processo (più o meno formalizzato) di omologazione dei fornitori.
    Cosa intendo? Beh, ognuno di noi ha un proprio sistema di valori e obiettivi, quando trova un fornitroe che potenzialmente può soddisfarlo deve "ronzargli intorno" un pò finchè non capisce che può fare per lui. Se ragioni solo sul prezzo su tutto non va bene, se lo fai su cose dove non cambia nulla (ammesso che esistano) comunque dovrai testare che sia in linea con el tue aspettative di consegna ecc ecc.

    La grossa difficoltà per qualsiasi imprenditore di buonsenso inoltre è sempre capire se ti puoi affidare alla controparte. Soprattutto nel mondo dei servici fidarsi è un presupposto fondamentale per investire su una persona e possono scorrere tutte le parole del mondo, ma se non mi dimostri che mi posso fidare allora ciao. E non vuol dire "che ne vale la pena investire" quella è un'altra cosa, prima mi fido, poi condivido con te il mio pensiero, mi apro e tu mi rispondi come la vedi, io ti credo e baso le mie decisioni anche su quanto mi hai detto. Puoi anche essere bravissimo a fare il tuo mestiere ma se non "ci piaciamo" soprattutto nei servizi , non se ne fa niente.
    Bene, ciò detto dobbiamo aggiungere un ulteriore grado di complessità, dando per scontato che tutti gli imprenditori "capiscano o abbiano gli strumenti per capire" : comunicare non vuol dire necessariamente vendere, vuol dire far sapere al mondo che esisti. Ora, visto che normalmente tutti vogliono sempre sapere quando investono cosa aspettarsi, la domanda cui rispondere, almeno la mia domanda, è capire se e quanto investire in persone che fanno comunicazione vs se e quanto investire in persone che fanno anche vendite. Le seconde normalmente sono + incentivate per effetto % vendite.
    Secondo me una disamina su questa domanda "aiuterebbe"...
    Ciao
    Tom

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    #43
  • Pamela Guerra

    Pamela Guerra

    Ciao,

    Il feeling, la questione di pelle o di pancia, hanno la loro importanza e possono fare la differenza; il rapporto umano è il valore che trasforma una fornitura in una collaborazione.

    @Tom, alla tua ultima domanda, rispondo ancora una volta con un dipende; da dove/come/quando/perché si vuole arrivare...
    La rete vendita necessita di investimenti, va da sé; quanto? In misura maggiore o minore? Dipende, anche qui.
    Il fatto che gli addetti alle vendite vengano 'stimolati' dalle %, è relativo, ma non è e non deve rimanere unico strumento di coinvolgimento; anche una buona comunicazione interna aiuta a vendere meglio.
    Quindi, se parliamo in ordine di priorità, il primo investimento va fatto sulla forza vendita che fungerà da volano (o da starter) a tutto il meccanismo; se vendo, guadagno; se guadagno posso investire, e così via.
    Va che la tua frase, secondo me, potrebbe indurre in tentazione tanti a cullare il pensiero di inserire il meccanismo del riconoscimenti in % sui risultati in altri ambiti!
    Pam

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    #44
  • Vincenzo Ciaceri - Poggioaltoro

    Vincenzo Ciaceri - Poggioaltoro

    personalmente, parlando di aziende con piccole produzione ma con molta passione e do per scontato anche molta quaità, una strada interessante per voi consulemti dovrebbe essere quella indicata da fil. al punto 10.

    intendo quindi la formazione. per noi (spero di rappresentare otre al sottoscritto anche altri piccoli produttori) il problema non è tanto vendere ma piuttosto vendere bene. considreate le piccole quantità avremmo bisogno più di un aggiornamento su strumenti, mezzi e tecniche della comunicazione (parlo in questo caso anche come ex funzionario di una società di mrk - ormai una vita fa-).

    in fondo alla fine si tratta soprattutto di fare bene il nostro lavoro in vigna e comunicarlo in maniera molto diretta e corretta. le grandi vetrine le possiamo lasciare volentieri ai grandi.

    noi piccoli artigiani del vino abbiamo fatto una scelta di vita e dobbiamo anche saper rinunciare a correre a tutti i costi. riappropiarci del nostro tempo libero (come diceva nietzsce approposito dell'uomo moderno).

    abbiamo la fortuna di poter apparire a volte ingenui e "antichi", insomma non per forza all'ultima moda (tatuaggi e pircing per intenderci stile corona), ma semplicemente noi stessi.

    è solo un mio punto di vista.
    vincenzo

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    #45
  • Pamela Guerra

    Pamela Guerra

    Vincenzo, concordo col tuo punto di vista e trovo che i momenti di formazione siano necessari, anche per fornire quegli strumenti per muoversi poi in autonomia, con vantaggi economici evidenti.
    Di contro però, dico che così voi 'produttori' vi sobbarchereste un ulteriore carico di lavoro a discapito magari di quello più produttivo; delegare, a volte (e dove possibile), serve per concentrarsi e ottimizzare altre attività. Un esempio banale (il primo che mi viene in mente) la scrittura di un contenuto; io, come addetta ai lavori, magari ci impiego mezz'ora e riesco ad elaborarlo nel modo più consono; Pippo il produttore, magari ci impiega 3 ore, perché è meno avvezzo e perché nel frattempo ha dato una passata alla botte: quelle tre ore le avrebbe potute dedicare alla potatura ( o al suo tempo personale), al costo di una mezz'ora di lavoro mio...
    Io non faccio formazione (di professione), però son ben contenta di mettere a disposizione il mio 'sapere' e raccontare la mia esperienza.

    Pam

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    #46
  • FortidelVento - Tomaso Armento

    FortidelVento - Tomaso Armento

    @44: grazie della conferma, mi ronzava in testa ora ho un confronto. La remunerazione % era solo un tema per gestire l'immediato, in effetti non applicabile alla comunicazione perchè il mestiere di comunicare è, appunto, comunicare, vendere è la conseguenza di più aspetti incluso la comunicazione.

    @45 Vincenzo, io non so tu come hai impostato la tua azienda, personalmente si può aspettare e fare con calma quanto vuoi ma arriva sicuramente un momento in cui o vendi oppure hai trovato un ottimo modo per far fuori le fortune di famiglia. Quindi bene la calma e la tranquillità, beato te che riesci anche a metterci il (fatto di avere) tempo libero, ma la mia realtà è un po diversa. Io ho preso in mano l'azienda di famiglia dopo aver iniziato la progettazione dell'agriturismo a seguito di un successivo problema grave di salute di mio padre. L'ho fatto per non mollare, per passione, perchè io qui ci sono cresciuto e il pensiero di vendere mi trucidava. Ho convinto tutti a prendere questa salita pazzesca, investendo senza tregua in vigna e cantina promettendo a tutti che un giorno avrebbe dato i suoi frutti. Lo puoi chiedere a tutti i miei vicini, che purtroppo stanno vendendo. Non ho mai mollato l'altro lavoro, quello che mi da la pappa, e sono sempre rimasto conscio che per trasformare un sogno in realtà bisogna essere molto "terreni" e misurarsi costantemente con il contesto in cui il sogno si inserisce. Per questo, e nel mio contesto le tue parole non possono applicarsi, ma non per questo ti do contro, anzi ti dico beato te.
    E chi ti parla non ha al momento problemi di vendita, solo vorrebbe crescere un pochino per evitare di fare tutto e non quetare mai (consegno io, in vigna ci sto io più un aiuto, programmo io tutte le attività, curo la comunicazione online, studio la parte operativa, mi occupo delle vendite, della parte burocratica...altro che tempo libero).
    Con ciò non voglio dire che i seminari non interessano, solo che senza dono dell'ubiquità fatico ad aggiungere altri "pezzi" alla mia vita.
    Anche io ho fatto una scelta di vita, nessuna grande vetrina e nessuna voglia di sembrare ingenuo e antico: sono curioso e mi piace "capire" le mode, poi decido io se mi piacciono o no.

    Tutto qua, scusate la prosaicità.

    Ciao,
    Tom

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    #47
  • FortidelVento - Tomaso Armento

    FortidelVento - Tomaso Armento

    Ah, scusate, un'altra chicca da economia

    "La qualità si manifesta quando, a ritornare, sono i clienti, non i prodotti"

    Ciao
    Tom

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    #48
  • Vincenzo Ciaceri - Poggioaltoro

    Vincenzo Ciaceri - Poggioaltoro

    @tom
    intanto è un piacere dialogare con un collega (ganza la battuta sulla qualità).

    l'importante, credo, sia assecondare la propria natura. le soluzioni dovrebbe offrirle il buon senso. i tuoi tempi sono i miei, i tuoi impegni altrettanto (considera che il vigneto non l'ho ereditato ma me lo sono piantato da solo, idem l'oliveto).

    quando tutto questo ti da serenità lo sforzo viene ripagato, ma la natura indica anche quali sono i tempi e i ritmi. se semini bene raccoglierai bene e sono convinto che questo varrà anche per te. quando i tuoi vini (non so da quanto tempo di dedichi a questa attività io 11 anni) avranno ottenuto i giusti riconoscimenti le cose si guarderanno da un altro punto di vista. intendo dire che quel punto lo sforzo maggiore sarà di collocare al meglio il proprio prodotto, rivoltando i rapporti di forza rispetto ai propri fornitori (tempi di pagamento, prezzo, quantità etc,tec,), e allora sarà importante curare i dettagli e l'immagine con una corretta strategia di comunicazione.

    i peggiori risultati li ho ottenuti quando avevo fretta. se non arrivo a fare qualcosa con i miei tempi preferisco rinunciare. non è necessariamente importatnte quanto fai ma come lo fai.

    come al solito è solo un mio punto di vista.

    vincenzo

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    #49
  • FortidelVento - Tomaso Armento

    FortidelVento - Tomaso Armento

    Scusate mi sono accorto di aver omesso una parola importante, quando dicevo "Lo puoi chiedere a tutti i miei vicini, che purtroppo stanno vendendo" intendevo l'azienda non il vino.
    E con questo mi ricollego al discorso territorio: un conto è vendere nella mia zona un conto in un'altra (vale per tutti, non è mio caso specifico).

    @Vincenzo: grazie. Sto già assecondando la mia natura. La mia famiglia iniziò nel 1973, personalmente dal 2000 coinvolto e dal 2006 piena gestione. Sono abituato a fare scelte guardando avanti di anni, non la considero fretta, la considero prudenza. Crearsi un percorso.

    Ma non si può stare solo ad aspettare che arrivi il momento giusto, bisogna muoversi per tempo e programmare tutto, altrimenti arriva il momento giusto e tu non sei pronto. Non credo sia fretta, credo, piuttosto, buonsenso.

    Ciao,
    Tom

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    #50
  • Cosimo Errede

    Cosimo Errede

    @ Tom

    "comunicare non vuol dire necessariamente vendere, vuol dire far sapere al mondo che esisti". Questo è sicuramente il punto di partenza. Io sono certo del fatto che una volta che il mondo venga a conoscenza del fatto che esisti, poi sta a te, e solo a te far si che il tuo "esistere" sia anche foriero di piacevolezza, bontà e qualità dei tuoi prodotti. Un'immagine costruita su questi principi e poi smentita dai fatti si ritorcerà su di te. E' come l'avvocato che difende il serial killer. Attenuanti, scuse, etc. sono solo angoli smussati, ma quello rimane un serial killer. (ovviamente scrivo TE, ma mi riferisco alla figura del produttore in generale). Se si riesce a coniugare un buon prodotto ad una buona comunicazione difficilmente si "toppa".

    Il piacersi è ovviamente uno dei presupposti fondamentali. Il piacersi deve essere anche analizzare insieme le criticità, scontrarsi e trovare una soluzioni. Il piacersi purtroppo in questo mondo significa molto spesso : Io, cliente-imprenditore voglio una brochure con la foto della mia cascina, un DVD che mi ritragga mentre faccio vendemmia, una bottiglia con su scritto vino pinco-pallo. Io comunicatore che voglio solo sbarcare il lunario, accondiscendo alle tue richieste, ti faccio quello che vuoi, te lo consegno e tu mi paghi il prezzo pattuito.
    Quell'altro invece, che è una persona scrupolosa e conosce il mondo della comunicazione meglio del cliente-imprenditore, prova a consigliarti e ti dice : guarda, secondo me la foto della cascina è una boiata (e te ne spiega il motivo), il DVD non ti serve, e quel nome di vino là fa venire in mente cose che mal si associano con la territorialità della tua azienda. Spesso quest'ultimo viene messo da parte, o meglio ancora è lui stesso che si tira indietro e rifiuta il lavoro, perchè ritiene che portandolo a termine in quei termini potrebbe nuocere all'immagine del potenziale cliente-imprenditore nonchè alla sua. Ecco, questa seconda figura probabilmente è colui che potrebbe dare la "marcia in più" al potenziale cliente-imprenditore, ma per il quale spesso le porte sono chiuse.

    Ancora @ Tom

    "Sono abituato a fare scelte guardando avanti di anni, non la considero fretta, la considero prudenza. Crearsi un percorso."

    La lungimiranza è dote non molto comune...parlando con Pam mi sembra di aver capito che tu sia proprio uno di quelli che siano dotati di tale pregio, questa tua frase me lo conferma... ;o)

    @ Tutti

    Quando vi affidate ad un'agenzia, un professionista della comunicazione et similia...diffidate da chi vi dà sempre ragione, scontratevi, confrontatevi, apritevi. Alla fine vi piacerà di più quell'altro, e LAVORERA' DAVVERO PER IL VOSTRO SUCCESSO, perchè quello là è uno di quelli che sa che il vostro successo E' IL SUO SUCCESSO.

    Cosimo

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    #51
  • Cosimo Errede

    Cosimo Errede

    P.S. : Stamattina ho incontrato Andrea Petrini (Percorsi di vino) e la sua Stefania...parlando con Andrea di vino comunicato solo per soldi, lui ha fatto il parallelo col serial-killer, quindi il copyright è suo, tanto gli dovevo... ;o).

    Mo' vi lascio, scusate se vi ho tediato, ammazza quanto sto a scrive'... !

    Cosimo

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    #52
  • Andrea Petrini @ Percorsi di Vino wine blog

    Purtroppo, per quel poco che ho visto, si deve "lottare" per convincere produttori di vino e ristoratori a comunicare il loro lavoro nei giusti modi. Il bravo consulente, secondo me, deve fare capire loro che hanno un Ferrari sotto il sedere e non una Fiat Duna.
    Caro Cosimo, il tuo amico di oggi non sa di avere delle grandissime potenzialità inespresse ma tanto so che te sei come la goccia cinese no?

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    #53
  • Pamela Guerra

    Pamela Guerra

    Ciao,
    Leggendo i commenti di Vincenzo e Tom, sui tempi, mi è venuta in mente una frase di Goethe: "Senza fretta ma senza sosta", e aggiungo che andar veloce non significa andar di fretta; se si ha un obiettivo, possibile, si può andar veloci; se non si sa dove andare, inutile anche muoversi.
    I suggerimenti di Cosimo sull'avvalersi di un professionista sono indiscutibili, come indiscutibili sono le difficoltà economiche di tanti piccoli produttori al perseguire questa strada.
    Giusto per aggiungere un tassello all'argomento, e mi è sovvenuto grazie anche ad una bella e lunga chiacchierata con Tomaso (poteva essere diversamente?!); un consulente non sempre deve essere un costo mensile: come tale può anche collaborare in una maniera diversa, per esempio facendo lo 'stratega', ovvero elaborando una strategia e facendo da super visore che la strategia venga attuata e che continui ad essere valida: sinteticamente facendo il consulente e non l'operativo.
    Costi? L'elaborazione di un plan di comunicazione (derivante dal piano di mktg, se esistente..) e l'interazione costante, per un tot annuo.
    Elaborando un plan, si traccia, con cognizione di causa, la strada da seguire, gli obiettivi da perseguire, attraverso le attività da fare. Così se nel plan viene inserita la voce 'interazione SN', l'interazione avviene da parte del produttore, abbattendo il costo del consulente.

    @Andrea, Cosimo è un 'goccione' cinese, altroché...

    Buona domenica a tutti,
    Pamela

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    #54
  • Alessandra Rossi

    Alessandra Rossi

    Ciao vinixiani. Non posso non dire la mia, essendo una chiaccherona atavica del web e non :-). Sintetizzando:

    Sfiducia - i produttori talvolta non hanno fiducia nei comunicatori? E' fisiologico che esista una parte di "tirasòle" anche tra i comunicatori, come del resto tra i produttori, tra gli editori, i meccanici e gli idraulici.
    Chi ha una p.iva da un po' di tempo ha la piena consapevolezza di quanto la' fuori sia una jungla e le fregature e le inimicizie purtroppo siano parte del percorso.

    Cultura/Comprensione - ritengo sia la *chiave* per capire e cambiare le cose. Ciò che propone Fil al punto 10 e che sostengo da quando, nel 1998 ho cominciato a seguire le Nuove Tecnologie, è in pratica LA SOLUZIONE.

    Sto attualmente facendo un corso di formazione (su mktg e comunicazione) ad una societa' che fa catering e ristorazione. Dopo sole 15 ore di formazione, anche la cuoca ha individuato il suo ruolo nel processo produttivo e ha compreso come si arrivi, dalla progettazione e realizzazione in cucina di un nuovo menu, alla necessità ed ai modi per promuoverlo.
    Stiamo infatti progettando in aula sia i nuovi menu che la pubblicità.
    Ora sanno anche quali competenze e risorse ci vogliano per condurre questa parte dell'attività, oltre a cucinare e vendere, e stanno studiando come ricavare il budget annuale adeguato alla costante comunicazione che faranno d'ora in poi.
    Et voilà.
    La FORMAZIONE quindi, fa la differenza.

    @ Fil: molto profondo il tuo commento n.39
    Che a mio modesto avviso, vale comunque anche nella nostra vita... Non di rado ci sfugge l'intero contesto.

    Saluti da una (finalmente!) calda e fiorita Maremma.
    Ale

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    #55
  • FortidelVento - Tomaso Armento

    FortidelVento - Tomaso Armento

    Ciao a tutti,
    purtroppo o per fortuna Voi non avete detto una cosa, che potrebbe nuocervi: la dico io. Sarò, come sempre, prolisso...

    Ogni volta che fai uno sforzo verso qualcuno sia per vendere sia per collaborare, stai (ovvio?) facendo un investimento.

    Se non ti rendi conto quanto prima della presenza o assenza di interesse da parte della controparte stai rischiando davvero. .

    Cosa voglio dire? Che rischi di prendere una strada a chiudere, a star dietro a chi non ti capisce e crede che tu sia uno come gli altri e quindi devi tagliare sui prezzi se vuoi essere meglio. Ma se invece sei meglio per davvero, cioè non "se rubi nel manico" perchè non cercare chi ti vede come sei?

    Mentre i venditori sono impegnati a "vendere un prodotto" (in senso lato sia prodotto che servizio) del quale conoscono pregi e difetti e il percorso con cui lo stesso è stato costruito e sviluppato, gli acquirenti sono impegnati ad "acquisire valore" o comunque cercano "la soluzione ad un problema".

    Quindi non si può incentrare tutto sul semplice prezzo, bisogna (lato acquirente) valutare il "costo" totale connesso a impiego + acquisizione.

    Ora, diamo per scontato, vedendo il comportamento generale, che tutti gli acquirenti desiderano che sia il più conveniente possibile e consideriamo "nei costi dell'acquisizione" lo sbattimento necessario all'acquirente per capire la tua realtà e dargli il valore che si merita.

    Direi che senza tanti giri di parole è molto difficile che la bottiglia da sola, o anche aggiungendo il sito e le foto (e mettiamoci pure sto DVD che diceva Cosimo gli proponevano di fare) riesca a far capire a chi la compra cosa ci sta realmente dietro ad un vino.

    Ora dato che non si può mettere "un pezzo del produttore" in ogni bottiglia, per far capire realmente cosa ci sta dietro ad ogni bottiglia, ne consegue che pensare ad un lavoro di comunicazione organizzato è il minimo per far sapere che ci sei a chi magari cerca proprio te, no? Agli scettici ricordo di pensare cosa fanno e a quale domande rispondono quando vengono in azienda persone interessate al tuo vino, ecco quello: ma fatto bene però.

    Bene, secondo me quel lavoro è molto importante soprattutto per vini che vengono dal cuore, dove dietro ci sono lacrime sudore e sangue, perchè difficilmente può passare tutto quello che si fa per fare vini di una certa levatura (tenendo sempre a mente di non addormentare l'interlocutore).

    Ora, dato che chi vi parla è un produttore che ha vissuto sulla sua pelle lo "scotto" da parte dei privati di vedersi chiedere lo sconto su vini che i privati pagano un valore molto vicino al costo di produzione (consegnati a casa) e nel tempo sta fortunatamente riuscendo a trovare estimatori che, senza arrivare ad eccessi gli permettono non solo di investire di nuovo in azienda, ma anche lavorare con entusiasmo visti i commenti, vi dico: se gli acquirenti a cui vi rivolgete non sono pronti per tutto questo lasciateli (nel tempo, certo bisogna essere realisti) perdere.
    Se decidete di seguirli la vostra strada assomiglia molto ad un piano inclinato....(per costare meno taglio qui, taglio là e poi di colpo faccio cose anonime, scialbe). Poi magari scoprite che vanno in enoteca a comprare un vino che sapete costare all'enotecario meno del vostro "per le occasioni" (i.e. lo pagano solo di più).

    E questo vale nel vino, nella comunicazione ("imprenditur" che non capisce il valore della comunicazione) e in tutte le altre cose che non vengano banalmente riprodotte in serie al semplice scopo di "essere poco costose".

    Ciao
    Tom

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    #56
  • Cosimo Errede

    Cosimo Errede

    @ Tom

    Per parafrasare Pamela..."io NON lo faccio a meno". Senza voler sembrare presuntuoso, io "non mi calo le braghe". Chi vuole raggiungere un risultato INSIEME A ME, in qualsiasi settore (non mi occupo solo dell'ambito enogastronomico), sa che la strada è lunga, faticosa...e costosa (ovviamente in cambio si riceve un servizio chiavi in mano, basato su incontri, pianificazione, studi etc...). Sempre tenendo a mente la sostanziale linea di delimitazione tra SPENDERE ed INVESTIRE.

    Cosimo

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    #57
  • Pamela Guerra

    Pamela Guerra

    Co, per parafrasare uno spot "..perché anch'io valgo.."..

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    #58

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