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#15 Commenti

  • Egidio Leo

    Egidio Leo

    HAI, hai , luciano, mi dispiace, spero che non abia subito molti danni, purtroppo e/o per fortuna io ancora non mi sono imbattuto in questa malattia sul mio vigneto, nè tantomento ho avuto modo di sentire in giro che vi siano stati danni di questo tipo. So che il mal si combatte con dei fungicidi, ma non vorrei illuderti , anche perche so che la prevenzione è la miglior cura in questo caso un consiglio a fine annata:

    contrassegna le piante malate ;
    potare separatamente le piante segnalate;
    allontanare le piante morte o fortemente compromesse e i residui di legno vecchio;
    riduci il ricorso a grossi tagli di potatura;
    disinfettare con solfato di ferro le ferite e coprirle con mastici.

    In bocca al Lupo!!!!!!!

    Egidio LEO

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    #1
  • Sanlorenzo

    Sanlorenzo

    @Ugo, avrei piacere anche io di sapere di altre esperienze

    Ciao Leo, meno male che non l'avete, comunque coteste che elenchi sono pratiche che ho usato per anni senza grandi risultati perchè quando una vite si ammala non mostra i sintomi subito ma in alcuni casi anche dopo diversi anni e nel frattempo con le lavorazioni specialmodo la potatura hai infettato già molte altre piante.

    Comunque se ha pensar male spesso ci si indovina, io è da molto che penso che questa malattia sia una mansanta sia per i vivai che per chi vende materiali per vigneti, voi cosa ne pensate?

    Luciano

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    #2
  • Egidio Leo

    Egidio Leo

    Non lo so guarda..........., io certe volte penso con gli O.G.M., anche se non in Italia, hanno fatto passi da gigante .........viene da pensare perche non si impegnano sulla vite in modo da costituire una barbatella sana..................
    Io non credo che sia una mansanta per i vivai anche perchè andrebbe a loro discapito con la cattiva pubblicità che si farebberero...........Ho ancora vivo il ricordo di quando avevo circa otto - nove anni, mio padre acquistò circa 500 barbatelle da un vivaio, ebbene in primavera tutte erano piene di fillossera, tant'è vero che dovette estirparle. Ma come mio padre anche altri avevano avuto la stessa "fregatura" il risultato fù che il vivaio dovette impegnarsi in primis per l'anno successivo a far riavere barbatelle sane ad un prezzo di circa (Lire) 100 l'una , vale a dire circa 1/5 di quello di mercato, per non farsi cattiva pubblicità, in quanto gia all' epoca una cattiva pubblicità poteva rovinare peggio di una grandinata. quindi non penso che i vivai siano entusiasti di questo.

    Almeno che non vi sia altro sotto che non sappiamo.......

    Egidio LEO

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    #3
  • Capellini Luciano Azienda Agricola

    Capellini Luciano Azienda Agricola

    Bel problema. Posso sapere come si trasmette? Ho avuto tempo fa problemi limitati di flavescenza e li ho risolti con l'estirpazione, oltre che una lotta mirata al vettore.

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    #4
  • Fattoria Ispoli Azienda Biologica

    Fattoria Ispoli Azienda Biologica

    Bel problema il mal dell'esca ! Apparentemente moltissime viti le viti potrebbero avere nei loro vasi i due funghi (Phaecremonium e Phaemoniella, mi sembra)nei loro vasi e solo in condizioni di stress e quando le tossine da loro prodotto cominciano ad occludere i vasi si manifesta la malattia.Non si sa ancora abbastanza di questa malattia e di come difendersi precocemente.Forse l'unico rimedio è acquistare barbatelle ottenute in termoterapia e mettendole in bagno di funghi micorizzati, prima di mettrle a dimora.I vivaisti, non sono tenuti a garantire l'esenzione dal Mal dell'esca...pazzesco!
    Complimenti per l'innesti ! A spacco riesce anche a me, ma a zufolo...non mi è mai riuscito fare attecchire nulla ! C'è qualche "astuzia" da tenere presente ? Saluti Cristiano

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    #5
  • Sanlorenzo

    Sanlorenzo

    @Luciano, si trasmette per contatto di solito alla potatura"dicono"

    @Crisitano sinceramente credo che hai vivai vada proprio bene il propagarsi della malattia, anche perchè si presenta dopo anni dall'impiamto e immediatamente scaricano la colpa su di te che le hai infettate


    Per gli innesti, anche a me lo zufolo non riesce tanto, invece mi piace quello che vedi fatto con il nastro bianco e rosso (non è altro che fettuccia segnaletica) con l'occhio messo sotto la buccia, ho iniziato anno e lo devo ancora approfondire ma da buoni risultati ed è facile da fare.
    Luciano

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    #6
  • Capellini Luciano Azienda Agricola

    Capellini Luciano Azienda Agricola

    Se si tratta solo di trasmissione "A forbice" la cosa sembrerebbe più facilmente contenibile almeno sotto l'aspetto del contagio, forse è già stato detto, comunque secondo me anche mettere in atto una buona concimazione equilibrata potrebbe essere di utilità.
    Ciao Luciano

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    #7
  • Fattoria Ispoli Azienda Biologica

    Fattoria Ispoli Azienda Biologica

    ...e se invece si trasmettesse anche con l'uso della cimatrice ? Però la presenza dei funghi parassitari potrebbero anche in qualche modo essere ricondotti ad una presenza forse normalmente tollerabile dalle piante quando non in situazione di stress,inoltre da delle analisi effettuate in vigna da me, risulta la presenza di questi funghi in piante asintomatiche.Mi viene il dubbio che potrebbero essere TUTTE colonizzate.
    Cristiano

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    #8
  • Sanlorenzo

    Sanlorenzo

    Cristiano, anche io credo che il problema sta nel fatto che non sai quali piante siano "portatrici sane" della malattia e quindi non puoi fare prevenzione, proprio da queste considerazioni ho deciso di studiare tecniche per convivere con la malattia.

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    #9
  • Fattoria Ispoli Azienda Biologica

    Fattoria Ispoli Azienda Biologica

    Per qualche anno su ogni taglio effettuato in fase di potatura ho dato una miscela di rame (solfato tribasico)liquido e vinavil, ma poi mi sono reso conto che in fondo è come chiudere la stalla dopo che sono fuggiti i buoi visto che ormai le viti sono sicuramente già contagiate.Quindi ora da 3 anni effettuo, nelle vigne vecchie molti rinnovi dal piede al minimo segno di macchie nel legno nuovo quando poto e asporto ogni pezzo di legno vecchio, mentre i sarmenti dell'anno li trincio in campo.In questo modo specialmente nelle vigne vecchie, riesco a contenere gli effetti della malattia.Ma solo relativamente, aihmè.Credo comunque che occorre evitare possibilmente gli stress alle viti senza però aumentare troppo il vigore vegetativo.

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    #10
  • Dalmonte Guido e Vittorio Vivai - Barbatelle innestate - Olivi - Piante da frutto

    Mi permetto di inserirmi nella discussione: tutti i vivaisti fanno il possibile per fornire piante sane, ma le cause del manifestarsi della malattia nei vigneti non sono, purtroppo, ancora chiare. La legge richiede che le Piante Madri dei vivaisti non mostrino sintomi e siano sottoposte annualmente controlli visivi poichè non esiste ancora una metodologia di laboratorio che permetta di diagnosticare con certezza la presenza della malattia e garantisca sia il vivaista che il viticoltore. Altro problema: personalmente ho collaborato con il prof. Di Marco dell'Università di Bologna per prove sperimentali ed è stato scoperto che, anche piantando una barbatella totalmente pulita dai funghi ritenuti precursori della malattia, dopo 3 anni in vigneto essa è stata interamente colonizzata dai precursori dell'esca (entrati probabilmente dalle ferite di potatura, etc). Questo non significa che la pianta sicuramente si ammalerà, ma porta a ritenere che tutte siano, potenzialmente, "portatrici sane" di mal dell'esca ma la malattia si sviluppi solamente in condizioni (agronomiche, ambientali, colturali etc) particolari o per il sommarsi di più cause. Vi informo comunque che su questa malattia diverse università (Firenze, Bologna etc) stanno lavorando intensamente. Saluti Gian Luca

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    #11
  • Sanlorenzo

    Sanlorenzo

    Grazie Gian Luca per le tue precisazioni, allora dopo ciò sono ancora più convinto che ci si debba convivere con la malattia perchè sconfiggerla per il momento non c'è sistema

    Luciano

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    #12
  • Dalmonte Guido e Vittorio Vivai - Barbatelle innestate - Olivi - Piante da frutto

    Per chi fosse interessato ad avere maggiori informazioni sulla malattia (e capisce l'inglese), vi segnalo il sito del gruppo internazionale che riunisce i ricercatori universitari di tutto il mondo che si occupano dello studio del mal dell'esca: http://icgtd.org

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    #13
  • Donato Pasqualicchio

    Donato Pasqualicchio

    Quello che penso io del mal dell'esca:

    Questo l'ho scritto in risposta a un preliminare preparato dalla regione Puglia , per produrre uva

    Quel preliminare regionale va eliminato, perchè dice fesserie anche sul problema del mal dell'esca-
    Infatti il preliminare dice: Impiegare materiale di propagazione sano.
    - Evitare grossi tagli di potatura, utilizzare mastici addizionati di fungicidi per la protezione delle ferite e decontaminare gli attrezzi di potatura. Individuare e segnare le piante sintomatiche nel periodo estivo (luglio-agosto).
    - In inverno, capitozzare la pianta rimuovendo tutto il legno comunque alterato; successivamente allevare un nuovo germoglio per ricostituire la pianta. Il capitozzamento è efficace solo se eseguito tempestivamente alla prima comparsa dei sintomi.
    - Nel caso le alterazioni del legno si spingano nel portinnesto estirpare la pianta.
    - Ove la malattia è presente, non effettuare la trinciatura e l'interramento dei sarmenti o l'accantonamento degli stessi, ma raccogliere i residui di potatura e distruggerli col fuoco.

    Secondo la mia esperienza mi fa capire che questi il problema non lo conoscono, infatti io sono di tutt'altro avviso.Quando dicono di curarlo il mal dell'esca dicono una grossa fesseria. Il mal dell'esca è un cancro e come tutti i cancri non si guariscono. Io dico è meglio prevenire che curare,per prevenirlo bisogna cominciare da principio,da quando si allevano i ceppi.Abitualmente secondo la pratica che usano i viticultori quando allevano l'innesto,lo portano su senza cimarlo,ci sono quelli che lo cimano e allevano quattro tralcetti, alla puta, due li potano a speroni e due li lasciano a frutto. Nel primo caso restano un solo capo a frutto.Questi due modi di allevamento fanno lo stesso errore. quando vengono potati il terzo anno, il taglio che viene fatto,eliminando i due capi a frutto, per impalcarlo,creano un grosso buco alla pianta. Secondo una teoria tecnica la metà del diametro del taglio secca fino alle radici col tempo in quel taglio si creano feridoie che l'acqua porta giù terra e ifi creando carie. E' inutile mettere astringenti e mastici non servono a niente.Per ovviare a questo inconveniente bisogna allevare il ceppo differente:Il primo anno appena arriva all'impalcatura bisogna cimarlo e allevare due tralci che serviranno da impalcatura e tralci a frutto,con questo sistema il buco non si crea,viene creato un ceppo senza buco. Questa è la prima attenzione la seconda è di non fare tagli faccia all'aria, ma possibilmente faccia a terra,perchè quelli faccia all'aria si spaccano, quelli faccia aterra sono più protetti non entra l'acqua.I mastici gli astringenti non servono a niente.
    __________________

    Il seguente l'ho scritto su un manuale di puta, sulla carie dell'ulivo
    Carie o lupa

    La carie o lupa, come si vuol chiamare, è una malattia fungina dell'ulivo, che attacca le parti verdi della impalcatura dell'albero, come accennavo prima, questa malattia è provocata da residui di terra e squame di corteccia e batteri chiusi ermeticamente all'interno della struttura dell'albero. Di fatto quando si provocano tagli all'albero, questi tagli per metà del loro diametro si perdono e si disidratano provocando spaccature. All'interno delle stesse entra acqua trasportando all'interno terreno e squame di corteccia contenente batteri fungini, nel ciocco, invece, tali terre e squame vengono racchiuse da due ovuli o correnti ermeticamente, provocando carie.
    Il fatto di cosa avviene non lo so, ma so che se questi due correnti non si chiudono ed entra acqua e terra a contatto con la corteccia, questa emette radici e non carie, perciò indicavo un porta innesto che è privo di ovuli, o quasi inesistenti, e queste caratteristiche genetiche resistono e si notano osservando vecchi alberi.


    Come si nota un attacco di carie

    Le correnti dell'albero ogni anno rinnovano la corteccia, cioè, la parte esterna, tanto che ad occhio nudo si vede che ogni anno un sottilissimo strato di corteccia viene eliminato sotto forma di epidermide formando quelle che ho chiamato squame, sotto questo sottile strato di corteccia fuoriesce un altro sottile strato di colore più verde, e questo sta a dimostrare che la corteccia si è rinnovata, cioè è cresciuta. Quando avvengono attacchi di carie, i quali avvengono tra due correnti, tra l'una e l'altra corrente si creano delle conche e dei canali specie al ciocco, significa che in questi punti la corteccia non si è rinnovata e assuma un colore nero, può dipendere o da una corrente interrotta da un taglio o da un attacco di carie (vedi foto).
    Attacco di carie che si vede ad occhio nudo.
    quando in queste conche si chiudono ermeticamente squame e terra si crea carie, la corrente attaccata non si rinnova più, e questo avviene ai margini delle due correnti. Le quali sono costituite da due radici, l'attacco non avviene in eguale misura alle due correnti, ma in misura dove il male si sviluppa. La corrente più attaccata a quel punto un po' sotto e un po' sopra si creano dei canali, perché la corrente a quel punto non si è rinnovata. Questo fenomeno si nota guardando il ciocco e tutta la sua struttura dell'impalcatura. Si notano canali, conche dappertutto. Ora guardando in questi canali e in queste conche, e guardando in generale la struttura dell'impalcatura si nota dove non è avvenuto il rinnovo della corteccia, cioè, l'epidermide non è stato eliminato, e allora con la punta dell'accetta si screpola la corteccia senza arrecare tanto danno alle correnti, basta vedere tra corteccia e legno il cambio se risulta di un colore rossiccio. Significa, che quella corrente è stata attaccata da carie, e allora vedere un po' più sotto o un po' più su l'attacco. Non aspettare che l'attacco si aggravi da far defogliare l'albero, a quel punto significa perdere due anni di raccolto, quando l'albero è defogliato è più facile trovare la carie dove è stato attaccato l'albero. Basta seguire la corrente che porta la linfa a quella branca e si noterà nel corso della stessa un punto dove non si è rinnovata la corteccia, e allora, sempre con la punta dell'accetta sollevare la corteccia, dove si vede quel colore rossiccio al livello del cambio vedere un po' più sotto o un po' più su per notare l'attacco. Con questo metodo è facile trovare la carie, e quando l'operaio lo applicherà sarà capace di vederlo senza usare l'accetta, come faccio io, che la maggior parte degli attacchi li noto guardando la struttura dell'albero. Inoltre con questo metodo non si rischia di lasciare la carie vicino l'albero senza essere notata, specialmente quando l'albero è defogliato e l'operaio diventerà conoscitore del corso delle correnti, che è facile notare, basta seguire quei canali che ho accennato, e le spaccature del rinnovo della corteccia, si noterà qual è la corrente attaccata. Un altro accorgimento che ho notato per vedere l'attacco di carie mi è venuto per caso: nel mese di settembre quando le olive cominciano a maturare e l'albero ha qualche attacco di carie le olive cadono a terra. Questo problema di cercare la carie è stato il problema che più mi ha impegnato per perfezionare questa ricerca. Ho letto e ascoltato parecchie ipotesi su questo argomento, dal dottor Raffaele Pastore ed altri che indicavano che per cercare la carie bisognava andare a tentoni, battendo il tronco dove si sentiva un suono vuoto, bisognava osservare. Poi altre ipotesi da far ritenere il problema così grave da rinunciare a curare l'albero. Altra ipotesi sbagliata, era che se l'albero era defogliato la chioma, la carie doveva cercarsi nel ciocco, se invece era defogliata un branca pendice si doveva cercare sopra nel tronco, il guaio è che ancora adesso si insiste a sostenere queste tesi, da potatori che esercitano il mestiere. Più grave ancora è di come hanno impostato il problema di eseguire l'operazione per togliere la carie.


    Come togliere la carie

    Certo, stare a sentire il dr. Raffaele Pastore, che parla di operai coscienziosi e di altri che dicono che per asportare la carie bisogna operare tagliando alle volte legname vivo e di come si usa attualmente ancora, che per fare questa operazioni si tagliano parecchie correnti arrecando all'albero danno e non beneficio. Invece il problema è di una semplicità da non destare eccessiva preoccupazione. Quando si è notato l'attacco basta operare liberando le correnti e cioè tagliare solo la parte rossiccia attaccata, facendo uscire la carie in modo da dare aria e far asciugare quella carie che sta all'interno, e basta senza tagliare del vivo.
    Questa operazione va fatta con l'accetta. Se si possiede una motosega, basta con la lama fare un foro per dare aria e liberare le correnti ai margini della corteccia.

    Saluti da Donato Pasqualicchio.

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    #14
  • Dalmonte Guido e Vittorio Vivai - Barbatelle innestate - Olivi - Piante da frutto

    Nel caso qualcuno non lo avesse ancora visto, segnalo che Il CRA di Conegliano Veneto ha pubblicato un opuscolo (scritto da Michele Borgo) dal titolo "Conoscere e prevenire il Mal dell'esca della vite".

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    #15

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