Denominazione Comunale di Scansano (DE.CO.) Vino Bianco di Scansano e Nero di Scansano a Denominazione Comunale

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La Giunta Comunale di Scansano, su mandato del Consiglio comunale, ha deliberato l'adozione della Denominazione Comunale (DE.CO) (1),in sintesi un censimento delle produzioni artigianali presenti sul proprio territorio in un datto momento storico,un modo di salvaguardare e valorizzare un prodotto ( in questo caso il vino) che abbia un legame storico e unico con il territorio, in particolare la Giunta comunale ha deliberato (n.108 del 03/08/2009) di attivare tutte le iniziative opportune al fine di consigliare i singoli produttori in regola con le norme sanitarie vigenti alla creazione di un marchio collettivo che si ispiri ai principi della DE.C0., garantire il consumatore della veridicità di quanto esposto nelle autodichiarazioni , di promuovere iniziative atte a stabilire un nesso sempre più stretto tra DE.CO. e valorizzazione del territorio, di aderire alla Assodeco con sede in Roma via Pandino 60,nello spirito dell'articolo 6 comma 2 del Regolamento d'istituzione della DE.CO.http://www.denominazionecomunale.it/,  di sorvegliare affinchè materie prime e procedure elencate negli allegati siano coerenti con la Denominazione Comunale. Inoltre viene istituito presso l'ufficio commercio del Comune di Scansano un "Registro De.Co." apposito per la registrazione del produttore e del prodotto segnalato per censire cosi la produzione agricola in oggetto. L'autocertificazione va corredata in carta libera, diretta ad evidenziare le peculiarità del prodotto stabilite negli allegati. Il Comune di Scansano, per eventuali integrazioni degli allegati, si avvarrà del giudizio di una apposita commissione. Contestualmente viene creata la Commissione formata dal Sindaco, un rappresentante dei produttori e un esperto. http://www.comune.scansano.gr.it/deco/deco_del.pdf.  Seguono gli allegati:1) Vino Bianco di Scansano a Denominazione comunale http://www.comune.scansano.gr.it/deco/deco_all_a.pdf  2) Vino Nero di Scansano a Denominazione Comunale http://www.comune.scansano.gr.it/deco/deco_all_b.pdf                                                       http://www.comune.scansano.gr.it/
(1) Nel giugno del 1999 Luigi Veronelli lancia per primo l 'idea che i Comuni possano valorizzare il proprio territorio attraverso le produzioni artigianali ed agricole,  nell'ottobre 2001 il parlamento approva la legge Costituzionale 3 che rende possibile legiferare agli Enti locali per materie di pertinenza locale.
La prima Denominazione comunale viene approvata nel bresciano, su proposta di Riccardo Lagorio nel giugno 2002, ad oggi sono centinaia i Comuni che hanno approvato la De.Co.
La De.Co. non è un marchio di qualità. Si tratta di un censimento  che contribuisce a radiografare un territorio, non è quindi incompatibile con le Denominazioni europee visto che non è un marchio di qualità, precisa come un prodotto tradizionale viene elaborato e aumenta l'appartenenza tra prodotto e il suo territorio.

#16 Commenti

  • Gianpaolo Paglia @ Poggio Argentiera

    Gianpaolo Paglia @ Poggio Argentiera

    ho letto i disciplinari pubblicati seguendo il tuo link. E' una cosa interessante sicuramente, e mi ricordo che e' una battaglia che da tanto tempo Sellari e Franceschini stanno proponendo.
    Mi colpiscono un paio di cose tuttavia: una e' che nel disciplinare sia specificato il peso massimo della bottiglia, 450 gr. Mi sembra che questo abbia poco a che fare con la qualita' del vino e piu' con fattori di tipo etico, che ritengo poco adatti ad entrare in un disciplinare che dovrebbe, credo, rispondere ad una idea di qualita' e di origine. Il secondo punto che mi lascia perplesso e' la quantita' massima di viti per Ha: massimo 5000. Non riesco anche qui a trovare una motivazione agronomica, tecnica, razionale. Molti impianti nuovi negli ultimi 10 anni sono stati fatti alla densita' di 2,20X0,80, che porta a 5680 piante per Ha. Mi chiedo che senso abbia questa scelta cosi insusuale.

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    #1
  • Alessandra Rossi

    Alessandra Rossi

    Si, me lo chiedo anch'io...
    Andrea, quando mi hai parlato di questa de.co. (il vino mi è piaciuto) non mi avevi detto di queste specifiche. Non sono tecnicamente preparatissima ma se spieghi, seguo...

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    #2
  • Marilena Barbera - Cantine Barbera

    Marilena Barbera - Cantine Barbera

    La prima domanda che mi viene in mente è: ma a Scansano non si fa il Morellino (DOCG)?
    La seconda, inevitabile: che bisogno hanno i produttori di Morellino di distinguere il loro prodotto con una denominazione (pardon, una DECO) diversa?
    La terza: che differenza c'è, agli occhi del consumatore, tra "Morellino di Scansano DOCG" e "Nero di Scansano DECO"?


    Premesso che ognuno è liberissimo di promuovere il proprio territorio come vuole, mi permetto di osservare che (almeno quaggiù da noi) il marketing territoriale declinato da avventurieri senza scrupoli sta facendo un sacco di danni, costruendo manifestazioni ed eventi fantasma ad opera di Associazioni, Enti ed Istituzioni altrettanto fantasma, che si fregiano di voler tutelare prodotti, tradizioni e varia enogastronomia ("fantasma" nel senso che si fanno una volta per acchiappare i contributi e poi … via!).


    Ma lasciamo perdere la Sicilia, che infatti è meno sviluppata e ha più problemi della Toscana, per tornare all'esigenza dei viticultori Scansanesi (si dice così?).
    Ho letto con estremo interesse nella sezione "Ti voglio far sapere" le motivazioni che hanno spinto l'Azienda che ha postato ad uscire dalla DOCG, e le condivido in pieno: l'indebolimento della Docg Morellino di Scansano a causa delle scelte alquanto discutibili di alcuni produttori dediti più all'aspetto commerciale che alla valorizzazione del territorio e dei vitigni autoctoni – tradizionali.


    Chi vi scrive è l'unico produttore che ha scelto di utilizzare, per i suoi 400 ettolitri annui, la DOC Menfi (per gli stessi motivi di Giancarlo e Giulia) in un territorio in cui almeno 2.000 ettari vitati producono soltanto vini IGT Sicilia, i quali confluiscono in una denominazione dalle dimensioni oscillanti tra 8 e 10 MILIONI DI ETTOLITRI di vino ogni anno, dei quali molti venduti a meno di 1 euro a bottiglia nei peggiori hard discount del mondo - una goccia nel mare.


    La mia esperienza è che il mio impatto sul consumatore è nullo. Tutte le volte che devo spiegare dov'è Menfi mi rispondono : "e perché non scrivi Sicilia sulla bottiglia?" E' così in Italia, vi lascio immaginare com'è all'estero…


    E allora mi permetto di segnalarvi alcune perplessità, che sicuramente avete già risolto sennò non sareste così avanti nella creazione della DECO.
    1) scrivere Scansano sulla bottiglia al di fuori del Consorzio del Morellino potrebbe causarvi qualche problema legale: di solito i Consorzi che hanno un po' di soldi non rinunciano a queste che chiamano "attività di tutela", poi si guardano bene dal tutelare la tipicità del vino che si produce nella loro denominazione (Brunello docet);
    2) non ho ancora capito se è o non è un marchio di qualità, perché nel post c'è scritto che NO, non lo è, mentre nel sito http://www.denominazionecomunale.it/index.php/Associazione/Cos.html invece che SI, lo è;
    3) se lo è condivido in pieno le perplessità di Gianpaolo, se non lo è sono ancora più perplessa e rimando a quanto detto sopra rispetto al mkt territoriale fantasma;
    4) l'ultima e poi smetto: quanti produttori hanno scelto di uscire dal Consorzio "ufficiale"? avete abbastanza soldi e massa critica per comunicare al consumatore che siete diversi?

    PS: in realtà vi invidio un sacco perché almeno siete più di uno ad avere intenzione di usare la vostra nuova denominazione …

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    #3
  • Alessandra Rossi

    Alessandra Rossi

    Ciao Marilena - intanto saluto un'interlocutrice per me nuova - ho letto con interesse il tuo commento. Mi tolgo il cappello davanti alla tua coerenza ed al tuo coraggio.
    Con Andrea (l'autore del post) discutevamo tempo fa del problema di visibilità e commerciabilità di questo nuovo marchio, di come farlo penetrare e sinceramente, da comunicatrice, qualche timore che possa essere dura ce l'ho.
    Ma visto che loro non hanno una grandissima produzione, credo che con molto lavoro "di suola" da parte di un bravo commerciale, nel medio termine potrebbero comunque raggiungere un risultato soddisfacente.

    Nel loro caso, come nel tuo, credo sia una lotta improba quella di cercare di affermare il "marchio" con le sole vostre forze. Credo piuttosto in una capillare azione per farsi conoscere dai potenziale clienti. Direct marketing, in sintesi.
    Al massimo, in qualche raro caso e per azioni mirate, ci vedo applicabile il guerriglia marketing. Ma non mi illudo sul branding.
    In parole poverissime: tanti chilometri, tanti contatti e tante degustazioni.

    E (ora Andrea ti devo tirare le orecchie, vieni nel post a rispondere, oh!!) una maggiore attività di relazioni online atte a trovare, con pazienza, interlocutori adatti.

    Saluti maremmani
    Ale

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    #4
  • Marilena Barbera - Cantine Barbera

    Marilena Barbera - Cantine Barbera

    Ciao Alessandra, sono assolutamente d'accordo con te sull'efficacia del direct mkt nel caso dei piccoli e piccolissimi produttori. Macinando migliaia di chilometri l'anno ho incontrato tanti enotecari e appassionati che cercano cose strane, quindi se non devi vendere 1 milione di bottiglie sicuramente questa è la strada giusta.

    La mia perplessità sull'utilizzabilità del nome che è stato scelto per la DECO però rimane: anche con la nuova OCM e la proposta di modifica della 164, le denominazioni forti hanno enormi opportunità di tutela. Il rischio reale è che i produttori scrivano "Nero di Scansano" sulla bottiglia e si trovino a dover affrontare una battaglia legale senza fine con il Consorzio di Tutela del Morellino.
    Altro discorso se la DECO non avrà evidenza sull'etichetta: ma allora quale utilizzo se ne potrà fare? Non sarebbe più utile (ma solo dal punto di vista della comunicazione) fare gli snob e non utilizzare nessuna denominazione?

    Personalmente, visto quello che succederà qui da noi se veramente approveranno la proposta di creazione di una DOC Sicilia (una sorta di Mamma Regione applicata al vino, con le problematiche di sottogoverno che sicuramente ne conseguiranno), ci sto facendo un pensierino…

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    #5
  • Gianpaolo Paglia @ Poggio Argentiera

    Gianpaolo Paglia @ Poggio Argentiera

    @Marilena. Provo a rispondere io a qualche quesito, anche se ci sono delle cose che anche io non capisco, come per es. il quadro legale.
    Il motivo, io credo, alla base della De.Co. e' che molte DOC/G, compreso il Morellino, coprono molti comuni, e non solo Scansano. L'idea, sempre secondo la mia interpretazione visto che non ho partecipato alla discussione, e' quella di fare un disciplinare molto piu' stringente, insomma, un super Morellino, nella zona migliore, con produzioni minori, paletti piu' stretti., ecc. La denominazione comunale viene da una idea di Veronelli, per copiare (in bene) la Borgogna (e un po' Bordeaux), non e' peregrina, ma mi sembra che il sistema delle denominazioni stia prendendo la strada di uniformare tutte quelle europee, quindi ho il dubbio che se ne possano inventare delle altre tutte italiane.

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    #6
  • Marilena Barbera - Cantine Barbera

    Marilena Barbera - Cantine Barbera

    Caro Gianpaolo, hai centrato perfettamente il problema: nel sistema attuale le denominazioni "pesanti", quelle che hanno valore aggiunto sul mercato, vengono spesso sfruttate da chi ha bisogno di una spinta per vendere un prodotto a volte non all'altezza, anche in violazione del disciplinare.

    Mi spiego meglio: oggi avrei difficoltà a vendere un discreto vino da tavola fatto di Sangiovese e Merlot, ma probabilmente le opportunità di trovare un cliente aumentano se sulla stessa bottiglia (anche violando il disciplinare) potessi scrivere "Morellino di Scansano", vista la notorietà della denominazione, che diventa garanzia non solo dell'origine, ma anche della qualità del prodotto.
    Quindi i produttori più "puri" faticano a ritrovarsi in una denominazione che viene sfruttata solo a fini commerciali, e hanno assolutamente ragione a cercare strade alternative per dire al consumatore che non vogliono "trattare" su alcuni aspetti (uvaggio, resa, microzona di produzione, etc.) proprio per garantire la qualità intrinseca del prodotto.

    Per quello che ho visto sul sito www.denominazionecomunale.it possono istituire una De.Co. tutti coloro che hanno un prodotto tipico, di tradizione, di qualità, e vogliono comunicarlo come tale: ad esempio un dolce, un tappeto, una ceramica, oppure un vino.
    Il problema è che i vini hanno una normativa rigidissima a livello europeo, mentre i tappeti (o i dolci) no.

    Se la De.Co. rimane solo un albo a livello comunale dove sono censiti i vigneti più vocati, non credo che ci sia alcun problema, ma se la De.Co. venisse riportata in etichetta allora mi si accende una lampadina.
    Come tutti i marchi le DOC sono protette dalla legge e il loro utilizzo può avvenire solo a certe condizioni: siccome il nome "Scansano" appartiene già a una DOC esistente, se fossi un produttore di quella zona mi informerei bene prima di utilizzare una denominazione "concorrente" in etichetta.
    Non sono un avvocato, ma so che la normativa sull'etichettatura dei vini è veramente severa, tanto che anche per qualche piccolo errore tipografico spesso si rischiano multe salatissime.
    Personalmente, prima di stampare le etichette con la De.Co. e attaccarle sulle mie bottiglie, ne farei un bozzetto e lo sottoporrei alla Repressione Frodi, che ora ha cambiato nome e si chiama Ispettorato controllo qualità ...
    Il rischio per un'etichetta non "legale" su una bottiglia di vino è come minimo il sequestro dell'intera partita: non voglio fare terrorismo, ma mi sembra che valga la pena approfondire.

    PS: In bocca al lupo!

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    #7
  • Rinaldo Marcaccio

    Rinaldo Marcaccio

    Dal punto di vista del consumatore, mi sembra positiva questa iniziativa; praticamente hai la possibilità di apprezzare e valutare le diverse peculiarità, ma anche professionalità, all'interno della stessa area territoriale madre e quindi fare scelte mirate secondo i propri gusti personali; sembrerà un paradosso, ma a me da l'impressione che semplifichi. Al di là delle problematiche strettamente tecniche o legali, mi pare una soluzione che possa aiutarci ad avere punti di riferimento certi e fare scelte consapevoli.

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    #8
  • I Botri di Ghiaccioforte Azienda Bioagricola

    Buongiorno a tutti, scusate se riprendo la discussione ma il tempo.... ritengo la scelta della De.Co. una questione di sopravvivenza, ma poi non è bello chiudere una pagina del libro e aprirne un'altra, iniziare una nuova avventura ( vi consiglio la visione di UP capolavoro della Pixar)?
    Salto tutti gli aspetti legali-burocratici poichè come ho cercato di spiegare ogni comune ha diritto di legiferare punto e passo alla etica (che parola): attraverso la De.Co. si certifica la provenienza di ogni prodotto della terra, si contrasta la tendenza "comunitaria" di annullare le ricchezze gastronomiche a favore di prodotti industriali, si consente ai Comuni di valorizzare i propri giacimenti nel campo dei prodotti agricoli, restituendo agli abitanti le ricchezze del proprio territorio. Dovè il valore minimo ma importante della De.Co?
    1) la tracciabilità del giacimento gastronomico ovvero l'origine
    2) preservazione della biodiversità
    3)contrasto degli alimenti ogm
    4) progresso compatibile con l'ambiente naturale
    5)valorizzazione della pratica contadina-artigianale dell'interamente ottenuto contro quella- industriale- dell'ultima trasformazione sostanziale

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    #9
  • Andrea Petrini @ Percorsi di Vino wine blog

    ho letto tutto l'allegato B e, se non erro, mancano indicazioni sull'uso di eventuali concimi, pesticidi, etc.
    Non pensi che sia una grave mancanza oppure la cosa sarà disciplinata successivamente?

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    #10
  • I Botri di Ghiaccioforte Azienda Bioagricola

    @Marilena, la denominazione comunale è un ulteriore dato in più all'interno di una etichetta ufficiale-legale (retroetichetta) che rimane, ovvero non sostituisce nulla( OCM vino), aggiunge qualcosa in più - seconda etichetta dedicata alla De.Co. con il gonfalone e la scritta Denominazione Comunale.

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    #11
  • I Botri di Ghiaccioforte Azienda Bioagricola

    @Andrea, per ora l'unica azienda che ha aderito è Biologica, speriamo di avviare una tendenza!

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    #12
  • Andrea Petrini @ Percorsi di Vino wine blog

    Andrea leggendo l'allegato B noto che non esiste un disciplinare di vinificazione, la sola cosa che si dice riguarda la macerazione sulle bucce per almeno 10 giorni. Le altre "pratiche enologiche" dove sono disciplinate? Devo guardare ciò che è scritto per il Morellino?

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    #13
  • I Botri di Ghiaccioforte Azienda Bioagricola

    Per ulteriori chiarimenti vi invito a partecipare sabato 14 novembre al convegno che si svolgerà in Cremona nell'ambito del Festival delle Città DE.CO.http://www.denominazionecomunale.it/ presieduto da R.Lagorio, con la partecipazione di G.Lanza, enologo e vignaiuolo de I Botri di Ghiaccioforte, prima azienda ad aderire alla Denominazione Comunale Di Scansano

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    #14
  • I Botri di Ghiaccioforte Azienda Bioagricola

    @ Andrea, siamo all'interno della legislazione vinicola vigente, ti rimando alla OCM vino, si è messo un limite sulle rese e un consiglio per la macerazione sule bucce, per il bianco neanche quello, chi abbraccia la De.Co. si immagina Andrea che ha interesse a portare avanti un discorso.....vino di vigna, resa bassa, vino di vigna, i traffici pui farli tranquillamente già all'interno di una Docg!

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    #15
  • Andrea Petrini @ Percorsi di Vino wine blog

    porto in alto il post

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    #16

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