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#14 Commenti

  • Daniele Vinci

    Daniele Vinci

    Grazie pierpaolo per la tua esperienza.

    Sì, in effetti la strategia del "riciclo" dei prodotti fallati non è nuova.... quello che però è nuova è la modalità con cui viene effettuata.

    Non è il produttore stesso a farlo direttamente ma attraverso un "intermediario".

    Cos'è quindi che acquisisce valore?Il vino o la modalità di vendità?

    Perchè, come tu dicevi, se lo fa il proprietario stesso nella sua cantina il risultato non è lo stesso?

    Cosa differenzia le due modalità?

    Queste sono le domande che mi pongo e che potremme provare insieme a sviluppare.

    Interessante anche il messaggio:

    Our prices are not accidental, just our labels.

    Secondo me molto efficace!

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    #1
  • Daniele Vinci

    Daniele Vinci

    Grazie pierpaolo per aver continuato la discussione, che, a mio avviso, non poi così banale come sembra....

    L'elemento che rende imcopatibili le due attività ( vendere vino non fallato, vendere vino fallato) sia solo una questione di quantità.

    E' logico che da piccolo produttore non ha senso mettere in vendita speciale 50 bottglie(?) fallate ma se esiste una società che raccoglie queste bottiglie e le rimette in vendita....o all'asta,il risultato cambia.

    Non credo che vendere prodotti dal "contenuto buono" ad un prezzo ribassato per dani esteriori danneggi l'immagine del prodotto, come non credo che si possa associare ad un'attività di promozione( anche se nell'atto pratico lo è ).

    Il vino è un prodotto che non va "solo" visto ma va soprattutto gustato....pertanto l'importante per il "consumer"( se ancora così si può chiamare) è che il contenuto non sia "guasto".

    E' ovvio che una bottiglia fallata non sarà mai usata come dono...ma questo è un altro discorso.

    Quello che vorrei , in maniera del tutto pioneristica, capire come possono nascere mercati collaterali vendendo lo stesso prodotto ma in modalità differente.

    Non so quale sia il fatturato della società in questione (accidentals wine) ma di sicuro impiega meno risorse di un produttore di vino.

    E' questo è sicuramente un altro punto interessante.

    Marketing?

    Sì, diciamo che saper fare marketing potrebbe aiutare a vendere diversamente.

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    #2
  • Daniele Vinci

    Daniele Vinci

    Grazie Pierpaolo.
    Darò un'occhiata.

    Resta il fatto che i mercati di nicchia non per forza abbiano meno valore di quelli di massa.

    Il tema dell'abito e dell'immagine sono elementi sicuramente assoluti per un prodotto.

    La mia osservazione era sulla modalità di creare nuovi mercati attraverso quelli già consilidati.

    Spesso è la miopia di non trovare soluzioni nuove che "soffoca" i piccoli produttori, sonon maggiormente loro ad essere colpiti dall'inflazione dei prezzi sul vino di massa.

    Resta inteso che un vino di categoria alta deve rispettare il criterio di "immegine" e di "abito" per "acquistare" il cliente e rispettare il loro prezzo.

    "Il cliente acquista delle emozioni non prodotti" è una delle teorie ormai consolidate.... da ricerche e da teorici.... Però questa teoria sottovaluta che in percentuale è sui prodotti low cost che la gente investe la maggior parte dei propri acquisti.

    Ed il low cost non sempre coincide con il bello e l'emozioned'acqusito, ma è semplicemente per il "Piacere" di trovare "da solo" un prodotto simile ad un altro ad un prezzo più basso!


    Quindi se è l'emozione che si vende anche comprare un buon vino ad un prezzo basso è un "Piacere" che stuzzica la voglia di farlo.

    Questa naturalmente è solo una mia opinione

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    #3
  • Daniele Vinci

    Daniele Vinci

    Ciao Pierpaolo,

    mi piace il livello sul quale si è evoluta la discussione.
    Visto che siamo solo io e te interessati a continuarla( almeno io sì ) continuerò sul tema perchè mi paice approfondire la questione.

    Il tuo discorso mi sembra coerente ma si riferisce ad un tipo di mercato e quindi di distribuzione definita.

    E' normale che intraprendere un business come quello delle bottiglie difettose "nel packaging ma NON nel contenuto" significa differenziare anche i canali di vendita nonchè fare tutto un lavoro di "immagine" per lanciare l'iniziativa.
    Se tu entri in un posto dove sai che il prodotto è dimezzato perchè hanno difetti nel packaging è differente la cosa.
    E' normale che se entri in un enoteca ti aspetti di comprare una bottiglia integra e non difettosa!Ed anche se te la vendono a metà prezzo non la vuoi!



    Avresti mai pensato al successo della catena "mercatino dell'usato" in Italia? Gli outlet? Eppure anche loro offrono merce di usata nel primo caso, e merce di marca fallata o fuori produzione nel secondo caso.... Anche gli abiti di marca definiscono una status symbol.Eppure hanno successo, almeno lo hanno avuto!

    Tornando al nostro discorso, non dico che vendere bottiglie difettose sia il business dei business, ma è apprezzabile il fatto che qualcuno sia risucito a trane profitto da un'idea astuta, non per questo replicabile.

    Se tu vuoi bere un vino da 50 euro ma te lo fanno pagare 30 perchè ha l'etichetta sporca, tu lo compreresti? Io sì, naturalmetne questo statisticamente e in termini di marketing non vuol dire niente, ma quanti Piccoli produttori hanno gli investimenti adeguati per fare delle vere e prorpie ricerche di mercato?
    Non sarebbe per loro meglio diversificare l'offerta trovando nuove strade?

    A tal proposito, conosci Vicenza Luxury Labels http://www.vicenzavilla.it/---------------> per me questa è un'alternativa possibile per i piccoli produttori.

    Aspetto un tuo parere,

    Ciao

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    #4
  • Daniele Vinci

    Daniele Vinci

    Wow....212 volte letto questo post.... allora rivolgo anche a voi lettori proposte in merito....


    In merito al tuo tipo di attività dimenticavo di farti i miei complimenti,almeno da quello che ho visto mi sembra proprio un'idea interessante e sulla linea delle "nuove strade percorribili"....

    Grazie per le altre segnalazioni oltre vicenza luxury labels....a tal proposito io e i miei colleghi ( siamo un gruppo di ragazzi che stano cercando di portare avanti un progetto per le piccole imprese) stiamo cercando realtà simili....

    Mi piacerebbe potertene parlare anche in privato o semmai veniamo ad incontrarti per capire meglio di cosa tratta la tua attività ....


    Ci sentiamo presto


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    #5
  • Daniele Vinci

    Daniele Vinci

    ok, a presto risentirci

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    #6
  • Podere Erbolo di Filippo Cintolesi

    Podere Erbolo di Filippo Cintolesi

    Dal tuo "voi produttori cosa ne pensate?" e dal "non sono un produttore di vino" del tuo finora unico interlocutore in questo thread penso di poter dedurre che questo mio e' il primo commento a questo post da parte di un produttore di vino, sia pure microscopico e indegno come il sottoscritto.
    Vengo dunque alla tua domanda e provo a pensare a come l'iniziativa che citi potrebbe incrociare la mia storia, nell'ipotesi tutta da dimostrare che il mio vino possa lontanamente aspirare ad essere considerato "eccellente". Vediamo: considerando che di problemi a vendere ne trovo e ne ho sempre trovati, tenendo poi conto che -volendo- potrei considerare problematica anche la fase di finishing delle bottiglie (etichettatura e capsulatura), intendo dire di tutte le bottiglie (perche' avviene manualmente), forse forse potrei dichiarare la mia intera produzione fallata e proporla a un prezzo "basso". Quanto basso e' un prezzo "basso"?
    Seriamente, potrebbe forse essere questo un modo per veicolare, comunicare l'aspetto molto artigianale di alcune fasi della produzione (unitamente all'esiguo volume della produzione stessa)?

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    #7
  • Daniele Vinci

    Daniele Vinci

    @filippo contolesi

    perchè ti ritieni indegno?!

    La mia provocazione sulla vendita di un vino eccellente a prezzi bassi era un esempio di cosa può significare "muovere" nuove strade.
    L'esempio è evidente che nn può essere replicato da un produttore micro, perchè il ritorno sarebbe insuffciente per portare avanti l'attività.
    Mi rendo conto che avere iniziative e proporre esempi non sia il metdo giusto per scoprire nuove strade per il produttori.

    E' necessario che I produttori ed i "venditori" si incontrino in maniera dirett provando a stimplarsi a vicenda sulle criticità e generare così un vero confronto che possa generare "valore aggiunto" per le imprese.

    So di sembrare ingenuo e poco vicino alla reale necessità dei produttori, che immagino vogliano cncretezza e immediatezza di suluzione.... io credo che però rimanendo sempre così distanti il massimo che "noi" venditori e voi produttori sia quello di fare tentativi...mentre credo che adesso, più che mai, sia necessario che i tentativi diventino più precisi.

    IN merito alla tua ultima domanda, credo che non basti dichiarare fallata una produzione per dare un tocco di artigianalità del prodtto.Come diceva anche alter-ego questo metodo potrebbe essere controproducente in termini di immagine del proprio vino.

    Dare invece maggiore vericità al proprio vino signific posizionarlo in un asse di valore nuovo rispetto ai diretti competitori.

    Quali valori dai al tuo prodotto?
    Ch tipologia di prezzo dai al tuo prodotto?Quale parte è dovuta al contenuto, quale alla fatica del raccolto, quale al valore aggiunto che "solo" il tuo vino ha?



    un saluto

    daniele vinci



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    #8
  • Paolo Palmeri

    Paolo Palmeri

    non pensavo che anche con il vino esistesse la possibilità di acquisti scontati generati da "etichette macchiate". A me, visto che non posso più permettermi di bere un bel bicchiere di vino come facevo una volta, la cosa interessa molto. Mi dite dove trovarlo? :)

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    #9
  • Daniele Vinci

    Daniele Vinci

    @paolo palmieri

    per adesso lo trovi qui http://www.accidentalwine.com/

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    #10
  • Paolo Palmeri

    Paolo Palmeri

    peccato... americano e con prezzi in dollari.

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    #11
  • Daniele Vinci

    Daniele Vinci

    @paolo

    si potrebbe pensare ad una realtà simile italiana... :-)

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    #12
  • Katrin Walter

    Katrin Walter

    Secondo me apre le porte a etichette falsificate. Perché si dice ufficialmente che quella etichetta è di un certo produttore che ha sbagliato la stampa invece è il sofisticatore che ha stampato giustamente l'etichetta o macchiato l'etichetta in una posizione di non permettere più di leggere le informazioni basilari e permettono la rintracciabilità del prodotto. Secondo me non dovrebbe esistere nessun permesso fare una cosa del genere.

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    #13
  • Daniele Vinci

    Daniele Vinci

    @katrin....ottima osservazione :-)

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    #14

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