Listino annuale delle medie dei prezzi all'ingrosso dei prodotti agricoli - Anno 2009

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Listino annuale delle medie dei prezzi all'ingrosso dei prodotti agricoli - Anno 2009
Ho scritto e cancellato questo post dozzine di volte perché temo quello che ne potrebbe saltar fuori, ma poi mi sono deciso a pubblicarlo dopo averlo depurato il più possibile di mie considerazioni personali dettate dall’emozione, lasciandolo il più possibile neutro, distaccato se vogliamo, per favorire l’altrui pensiero in maniera incondizionata.

Ho dato una guardata, sapendo che non avrei dovuto farlo, al listino annuale delle medie dei prezzi all’ingrosso dei prodotti agricoli Anno 2009 pubblicato dalla Camera di Commercio di Alessandria, un documento pubblico, quindi mi auguro diffondibile senza infrangere alcuna legge, e mi è venuto inevitabile fare alcune considerazioni.

All’occhio balzano prezzi ( medi ) tali da non potersi esimere dal fare due conti rapidi che, se la matematica non mi tradisce, rendono immediatamente l’idea di quanto l’agricoltura sia una attività decisamente antieconomica, ma non nel senso che si guadagna poco, nel senso che ci si perdono risorse.

Tralasciando i primi capitoli del borsino riferiti a cerali, farine, legnami, ortaggi, vi sottopongo il cap 1.7 a pagina 10, quello del vino appunto.

Prendendone uno a caso, ma sono praticamente tutti simili, ho scelto la Piemonte Barbera, così, tanto per non far torto a nessuno.

Nello specifico Piemonte Barbera DOC Vendemmia 2008, quindi ceduta nel 2009 e quindi vino pronto a tutti gli effetti è stata quotata mediamente da min
0,51 a max 0,64 € al LITRO come la stragrande maggioranza delle altre DOC alessandrine e , sospetto Italiane.

La maggior parte dei disciplinari di produzione di vino DOC Alessandrini fissa in 80Q.li di uva x Ha il massimo producibile riducendo a 60-70 per i superiori.

Ora mettendo che si vinifichi correttamente 80 Q.li con resa in vino finito al 70% si otterrebbero 5600 Litri di Barbera Piemonte DOC per ogni Ha che, pagati al massimo del valore medio osservato dalla CIAA corrispondono a 3500 euro di introito all’Ha.

Supponiamo che un agricoltore possegga e lavori ben 10 Ha di vigna a Barbera DOC e venda il vino sfuso al massimo del valore medio osservato, ne ricaverebbe 35.000 euro all’anno.

Se da 35.000 euro all’anno di introito che sono 2900 euro al mese lorde, togliamo le spese per la gestione di 10 Ha, cosa rimane ? e ancora non parliamo di tasse e del sostentamento dell’agricoltore stesso.

Credo di capire perché tanti hanno abbandonato la vita agricola…

E con questi prezzi per il VINO se questo agricoltore vendesse l’UVA forse, io credo di capire perché spesso tanta uva non venga manco raccolta.

D’altro canto si capisce anche che se l’agricoltore che vende vino sfuso o uva da DOC vuole restare in piedi e non rimetterci, è costretto, con questi prezzi a portare sovraresa le proprie vigne producendo più quantità e meno qualità.

Sarà forse per questo che poi esistono i vini da taglio ?

Ora qui io mi sono soffermato sul vino, ma chiunque abbia competenze agrarie capisce bene che tutto il comparto agricolo non è esente da questo paradosso tariffario.

Di considerazioni se ne potrebbero fare fino a morirne, io vorrei fermarmi a constatare quanto l’agricoltura sia fondamentale per la vita umana sul pianeta.

L’agricoltore, con la sua opera, preserva il bene più prezioso, la fertilità della terra, e la fa rendere in alimenti necessari al sostentamento della vita.

L’agricoltore contribuisce alla salvaguardia delle biodiversità, mantiene il paesaggio, la stessa lavorazione della terra e del verde in genere contribuisce a catturare Co2.

Insomma, l’agricoltura fatta con criterio è quanto di più necessario il pianeta e l’essere umano possegga per la sua stessa sopravvivenza, mi chiedo come sia possibile disincentivarla e disprezzarla mostrando così poca intelligenza e nessuna lungimiranza.

Ciao
Paolo
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#47 Commenti

  • Cascina Tripoli Azienda Agricola

    Cascina Tripoli Azienda Agricola

    ciao Paolo, generalmente non mi piace scrivere sui post , ma questo tocca un problema, che, per chi come me non riesce a staccarsi dal mondo agricolo e specialmente vitivinicola (anche se per hobby e con piccoli quantitativi) , ha nel pensiero di tutti i giorni e a volte anche la notte una domanda : " ma ci faccio su le spese o ci rimetto ? "
    Però la strada tracciata dei prezzi dei vini, mi sembra la stessa dei cereali, es. del grano di quando lo seminavano, mio padre e mio nonno, e lo si portava al mulino , dove ti veniva consegnato un libretto dove veniva caricata la quantità di grano conferita, che il fornaio scalava fornendoci il pane (100kg di grano = 100 kg di pane) costo del grano al mercato di allora (ca 40 anni fà) 25000/30000 lire al q.le (250/300 lire al kg), e ci campavano sia il mugnaio per la macina, che il panettiere per la cottura, ora che il grano viene pagato 10/12 € al q.le (0.10/0.12 € al Kg.) il pane quanto costa ??
    Il mercato è in mano al commercio, dove non è chi vende che fà il prezzo, ma chi compra.
    E poi perchè molta gente, polemizza sul prezzo troppo caro, quando chiedi 3/4 € a bottiglia in cantina e poi paga al ristorante o in enoteca, o stesso vino a10/15 € senza battere ciglio, il lavoro di almeno un anno (dalla potatura alla messa in bottiglia) del vignaiolo è meno importante di quello del ristoratore che ha solo l'impegno di servirtelo in brillanti calici (magari neanche di cristallo) ??
    scusate lo sfogo e le espressioni, dettate dalla foga per l'argomento
    ciao Paolo

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    #1
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    @ Paolo,
    Lieto che tu abbia voluto condividere i tuoi pensieri qui.
    La situazione è oltremodo paradossale a livello di coscienza collettiva, secondo me.
    Non si può sostenere un comparto così vitale dal quale dipende il futuro dell'umanità con queste logiche bizzarre di prezzi.
    Lo sanno tutti che l'agricoltura senza l'iniezione costante di fondi sarebbe già stata abbandonata da tempo con il rischio di passare in mano a Lobby o essere statalizzata.
    Non mi riferisco certo alle nostre piccole aziende che sapendolo fin prima della loro costituzione hanno investito ingenti somme per arrivare alla trasformazione del prodotto finito sperando in una sua congrua valorizzazione.
    Se un'attività non è più remunerativa, nella società capitalista nella quale ci troviamo, è logico abbandonarla, legge di mercato.
    Ma se si abbandona l'agricoltura, si rinuncia alla sopravvivenza.. e quindi ?

    @ Ugo,
    L'agricoltore ci rimette, questo è chiaro come la luce del sole, sopravvive solo grazie alle integrazioni di settore, PAC e misure affini.
    La tua analisi è corretta, partendo da li se ne deduce che se quello pubblicato è il prezzo medio dello sfuso ( solo dello sfuso e solo all'ingrosso ), stiamo parlando di una buona parte del vino prodotto e non di una piccola parte.
    Questo vino immesso sul mercato a questi prezzi, non solo deprime l'agricoltura tenendola in scacco, ma concorre a svalutare i prezzi di vini imbottigliati all'origine dal produttore.
    Sui ricarichi siamo nel libero mercato e quindi non possiamo sottrarci alle sue leggi spesso bizzarre, mi chiedo soltanto se non convenga ripensare alcune regole di questo mercato quantomeno per riportare il bene più prezioso che abbiamo, l'agricoltura, ad essere economicamente interessante, remunerativa, accattivante.

    Ciao, Paolo

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    #2
  • Antonio Consoli

    Antonio Consoli

    Concordo assolutamente e commento solo per dire - come sottolineavi pure tu - che la questione riguarda tutto il settore. Io lo vino da molto vicino (in famiglia) con le arance e i mandarini siciliani. Non c'è mercato. Non c'è prezzo.

    Basta fare un rapido giro per la mia zona per accorgersi che le piante sono colme di frutta che non sarà mai raccolta, semplicemente perché non ne vale la pena.

    Trasformare direttamente il prodotto può essere una soluzione, consorziarsi, mettersi insieme. Ma per il singolo produttore c'è poco da fare: rimetterci o abbandonare. Siamo giunti, sempre arance e mandarini, a meno di 14 centesimi/Kg. Come si fa?

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    #3
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    @ Paolo,
    Lieto che tu abbia voluto condividere i tuoi pensieri qui.
    La situazione è oltremodo paradossale a livello di coscienza collettiva, secondo me.
    Non si può sostenere un comparto così vitale dal quale dipende il futuro dell'umanità con queste logiche bizzarre di prezzi.
    Lo sanno tutti che l'agricoltura senza l'iniezione costante di fondi sarebbe già stata abbandonata da tempo con il rischio di passare in mano a Lobby o essere statalizzata.
    Non mi riferisco certo alle nostre piccole aziende che sapendolo fin prima della loro costituzione hanno investito ingenti somme per arrivare alla trasformazione del prodotto finito sperando in una sua congrua valorizzazione.
    Se un'attività non è più remunerativa, nella società capitalista nella quale ci troviamo, è logico abbandonarla, legge di mercato.
    Ma se si abbandona l'agricoltura, si rinuncia alla sopravvivenza.. e quindi ?

    @ Ugo,
    L'agricoltore ci rimette, questo è chiaro come la luce del sole, sopravvive solo grazie alle integrazioni di settore, PAC e misure affini.
    La tua analisi è corretta, partendo da li se ne deduce che se quello pubblicato è il prezzo medio dello sfuso ( solo dello sfuso e solo all'ingrosso ), stiamo parlando di una buona parte del vino prodotto e non di una piccola parte.
    Questo vino immesso sul mercato a questi prezzi, non solo deprime l'agricoltura tenendola in scacco, ma concorre a svalutare i prezzi di vini imbottigliati all'origine dal produttore.
    Sui ricarichi siamo nel libero mercato e quindi non possiamo sottrarci alle sue leggi spesso bizzarre, mi chiedo soltanto se non convenga ripensare alcune regole di questo mercato quantomeno per riportare il bene più prezioso che abbiamo, l'agricoltura, ad essere economicamente interessante, remunerativa, accattivante.

    @ Antonio,
    Esatto, come si fa ?!

    Mi chiedo che senso ha da una parte consentire uno spreco di dimensioni apocalittiche di risorse e poi dall'altra dare contributi per mantenere in agonia un intero comparto.

    Basterebbe cambiare qualche regolina di mercato, certo facendo grandi torti ai soliti noti, che il sistema riprenderebbe a funzionare correttamente, valorizzando le produzioni locali e l'agricoltura in generale, il territorio e l'economia tutta ne avrebbe vantaggio.

    Forse il problema è proprio che spostare il vantaggio dalle mani di pochi alle mani di tanti non interessa a chi legifera, seppur questi dovrebbe legiferare a favore dei tanti e non dei pochi.

    Ciao
    Paolo

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    #4
  • Carolina Gatti @ Azienda Agricola Gatti

    io prefersco non commentare, diventocattiva sennò... vero ugo?

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    #5
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    No Carolina, non ti arrabbiare per colpa mia, dai !
    :-)

    Ciao
    Paolo

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    #6
  • Antonio Consoli

    Antonio Consoli

    Qualche piccola realtà c'è. Qualcuno riesce pure a vendere fino a 0,50. Ma il sistema, come dice Paolo, necessita di correttivi. Piccoli, ma importanti. Solo che la vedo dura anche io.

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    #7
  • Carolina Gatti @ Azienda Agricola Gatti

    @paolo: mica me la pendo con te... :)

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    #8
  • Luca Risso

    Luca Risso

    Un conto è parlare di grano, un conto di vino, che non è un genere di prima necessità, ma piuttosto voluttuario.
    Come il sistema vinicolo ha reagito a questo stato di cose è noto. Con 10 ettari se non imbottigli un vino pregiato da vendere ad almeno 4-5 euro a bottiglia, non vai da nessuna parte. Il problema di chi non riesce a realizzare questo breack even è risolto dalle cooperative, che sopraccalutano l'uva al conferitore, riescono a lavorare su scala elevata, usufruiscono di varie forme di contribuzione e aiuti, e chiudono se va bene in pareggio. Chi non è socio conferitore deve arrangiarsi con attività collaterali, agriturismo, prodotti derivati ecc. ecc., insomma non può vivere solo di quello perché al massimo ci copre i costi. E' così e non c'è molto da fare. La fascia da 1-10 ettari è un po' sfigata, non sei ne carne ne pesce.
    Luk

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    #9
  • Luca Risso

    Luca Risso

    ...sopravvalutano, maledetta tastiera!
    Luk

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    #10
  • Emanuele Coveri

    Emanuele Coveri

    Ciao Paolo,
    qua se arriviamo a 3000 €HA, è grasso che cola.

    Senza volerlo ho inserito un post che tratta lo stesso argomento dalla parte dei COSTI di produzione, http://www.vinix.it/myDocDetail.php?ID=3637.

    E tu hai sviscerato la parte RICAVI.

    Se non è telepatia questa ?!

    :D

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    #11
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    @ Pierpaolo,
    La massa di gente verso la quale è diretta l'offerta di queste enormi quantità di alimenti agricoli più o meno trasformati, è stata viziata al comodo.

    Tutto è preconfezionato, prelavato, predigerito, tutto deve essere comodo e tutto deve costare poco.

    Va bene fintanto che poi in una logica di macroeconomia, quello che fingi di risparmiare sul mandarino cinese di plastica poi lo paghi in tasse per il sostegno dell'agricoltura che produce merci che si buttano perchè non concorrenziale.

    Concordo, si deve fare cartello, ma non basta, serve più consapevolezza a livello alto, collettivo.

    @ Antonio,
    Altrochè se va rivisto, non ha senso, ripeto, non ha senso ciò che si sta facendo e soprattutto non ha futuro perchè non potrà essere sostenibile all'infinito.

    Qui si tratta l'agricoltura come le pensioni, ci si sveglierà un giorno e si dirà che non ci sono fondi abbstanza per sostenerla quando per decenni si sono buttati milioni di euro di cibi nella spazzatura.

    @ Luk,
    Vino o grano, parliamo di agricoltura, fascia sfigata o meno parliamo di un sistema che collassa su se stesso, questo mi pare grave.

    @ Carolina,
    :-)

    @ Lele,
    Ecco hai centrato un altro aspetto ancora più fetente, alcuni, pochi, sempre quelli si sono comprati quanto più terreno agricolo possono e continueranno a farlo, ma mica per altro se non perchè, anche solo non coltivandolo, lasciandolo a VERDE, ERBA, riceveranno tanti soldini ogni anno per ogni Ha, capando di rendita.

    Va bene, siete bravi, ma di questo pianeta a qualcuno interessa o viene sempre e solo il profitto ad ogni costo ?

    Ciao
    Paolo

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    #12
  • Terre di Gratia

    Terre di Gratia

    Ciao Paolo
    perchè si comprenda a fondo la gravità di una questione, è sempre bene fare dei confronti. Io te ne porto uno che ho vissuto (e vivo, purtroppo...) sulla mia pelle.

    1986: mio padre e mio zio decidono di impiantare 4 ettari a trebbiano toscano allevato a tendone (in quegli anni, in Sicilia, si produceva quasi esclusivamente per la distillazione). Essendo in irriguo, si riuscivano ad ottenere circa 250 q.li di uva per ettaro, per un totale di circa 1.000 quintali, che venivano venduti a 550 lire/kg.... ossia 55.000.000 delle vecchie (e care..) Lire.

    Ora...tralascio l'analisi dell'aumento dei costi di manodopera, fertilizzanti, anticrittogamici, carburanti e chi più ne ha più ne metta: la semplice analisi dei ricavi di oggi basta e avanza.

    2010: gli stessi 4 ettari sono oggi impiantati a Nero d'Avola allevato a controspalliera "intensiva" (5.000 piante/ha), con una produzione unitaria di circa 2 kg/pianta (perchè puntiamo alla "qualità" del prodotto). Se ne ricavano, quindi, circa 400 quintali di uva "di qualità" che viene venduta all'esorbitante prezzo di € 0,15 al kg (ma solo se riesci a raggiungere i 20º....altrimenti € 0,10 al kg!!) per un ricavo complessivo di € 6.000,00.

    Confronto
    1986: 55.000.000 (pari a € 28.405,13)
    2010: € 6.000,00 (pari a 11.617.620)

    dopo 24 anni il ricavato di 4 ettari di vigneto si è più che dimezzato!!

    Adesso, ma solo adesso.... prova tu a fare due conti sull'aumento delle spese, aggiungi l'inflazione e il conseguente calo del potere d'acquisto della moneta dopo tutti questi anni....e farcisci il tutto con il caso tutto italiano del valore (dimezzato) dell'Euro.

    Risultato: ma chi ce lo fa fare?!

    Gaspare

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    #13
  • Capellini Luciano Azienda Agricola

    Capellini Luciano Azienda Agricola

    Non so se è solo un problema di prezzo finale del prodotto, i dati parlano, negli ultimi decenni, di una spesa familiare sempre meno orientata verso cibi e alimenti e sempre più orientata verso altri consumi. Vi è poi il peso burocratico che non è di poco conto, vedi ultima OCM vino dove tutti, da subito subito e specie gli enti pubblici a buttarsi sul busines, non per tutelare il cittadino, promuovere il territorio ed il prodotto, ma per darsi una competenza che giustifichi la loro "spesso initile" presenza a spese ovviamente di chi coltiva. Vi è poi il problema della incapacità, da parte nostra, di fare squadra.

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    #14
  • Cantina Li Seddi

    Cantina Li Seddi

    Secondo me ci vogliono far mollare tutto e tutti per poi prendere in mano le multinazionali e strutturare l'agricoltura come "le case farmaceutiche".

    Tenete duro!!almeno di sete non muoriamo.
    ciao

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    #15
  • Cascina Tripoli Azienda Agricola

    Cascina Tripoli Azienda Agricola

    @ 17, grano o vino che sia, l'obiettivo è ormai quello.
    ok teniamo duro. ok il bere c'è, ci fosse anche un po' di formaggio, aiò !!
    E' tanto per sdrammatizzare un po' per non piangere !
    ciao Paolo - cascina tripoli

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    #16
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    @ Gaspare,

    Non mi viene difficile crederlo, il conto che tu hai fatto è comune a quasi tutta l'agricoltura, per non parlare degli allevamenti che stanno nella stessa situazione ( vedi quote latte ).

    Colleghi che hanno anche grano, frumento, cereali, quest'anno si sono visti privare della copertura dei costi per svariati motivi, riusciranno a recuperare soltanto quelli che useranno lo sfibrato per alimentazione animale.

    @ Luciano,
    La OCM se la si guarda bene, non è il male, il vero problema è come viene recepita ed amministrata a livello nazionale e locale.
    Il problema è che con un sistema come quello italiano non c'è PAC, OCM, provvedimento, sali, aspirine che tengano.
    Occorre prima estirpare il male alla radice, che significa avere gente competente che legifera sulla materia.

    @Franco e Paolo,

    Noi dobbiamo e possiamo tenere duro, un salame, una fetta di formaggio, pane, marmellata e vino, pure la grappetta non mancheranno certo a chi lavora la terr

    Rimane triste vedere oggi quello che accadrà domani ed assistervi impotenti..

    Ciao
    Paolo

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    #17
  • Emanuele Coveri

    Emanuele Coveri

    infatti Paolo,

    i contributi servono eccome. Aziende come le nostre e quelle di tanti altri credo che stiano dimostrando di investire per migliorare e qualificare le terre dove stanno. Non è una questione col vicino.
    Il problema vero è "abbattere" il muro che stà tra noi e coloro che sono addetti all' erogazione di tali valori.

    Torniamo alle origini di queste cose.

    emanuele

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    #18
  • Azienda agricola Samperi di Giovanni Trovati

    @ Paolo e agli altri.

    Ragazzi non sono molto d'accordo con voi. Soprattutto se ad esempio prendiamo il grano.

    Nella mia zona (Enna) il grano è uno dei prodotti agricoli principali e come nel resto d'Italia negli ultimi tempi non è stato oggetto di grandi valutazioni. Però la cosa non mi stupisce. Il grano dalle mie parti viene prodotto in piccoli (o piccolissimi) appezzamenti spesso collinari e montani ricorrendo prevalentemente al contoterzismo per le principali operazioni colturali. Come si fa ad essere competitivi con il grano che viene dal Canada o dalla Russia. Avete mai visto una una piantagione russa? La differenza salta subito all'occhio (oppure la mia laurea in economia non vale niente).

    Non sono d'accordo neanche a prendermela con gli amministratori (anche se possono e devono fare di più). Se una commodity, cioè un prodotto non differenziato come il grano, è liberamente scambiata a un prezzo di mercato così basso non possiamo aspettarci il solito dazio in aiuto. Anche perchè queste operazioni oggi hanno un costo (es. Se alziamo i dazi all'importazione verso il grano russo, loro potrebbero alzare il dazio all'esportazione di qualcosa'altro :-) ).

    Insomma siamo imprenditori o poeti? Questo è il punto!
    Se siamo imprenditori allora dobbiamo accollarci il rischio di impresa qualunque sia la situazione in cui ci troviamo. Allo stato chiederemo strumenti, agevolazioni, semplificazione ma mai dipenderemo da esso per quanto riguarda la scelta di cosa produrre. Questo è il nostro più grande onere.... capire cosa produrre.

    Io un idea su cosa produrre ce l'ho pure: prodotti di qualità (eccellenze italiane), servizi (agriturismo), energia, territorio ecc ecc finchè questi saranno remunerativi.

    Giovanni

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    #19
  • Azienda agricola Samperi di Giovanni Trovati

    Scusate. Lo so so è un momento difficile per tutti. Anche noi non stiamo navigando nell'oro. Ma dai tempi dei miei studi universitari il motto è sempre stato CAMBIAMENTO.

    Darwin diceva: It's not the strongest of species that survive nor the most intelligent, but the one responsive to change.

    Traduzione: non è la specie più forte o quella più intelligente a sopravvivere, ma quella più pronta ad adattarsi al cambiamento.

    Io la penso esattamente come lui.

    Giovanni

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    #20
  • Emanuele Coveri

    Emanuele Coveri

    @Ciao Giovanni,
    hai perfettamente ragione, concordo su tutta la linea. Non aspettiamo i contributi per vivere.
    Credo tu mi capisca bene se dico che su oltre 150000 euro di investimento già sostenuto ho avuto accesso a solo 10000 euro di Primo Insediamento perchè per le altre cose "non avevo le caratteristiche" richieste oppure il progetto presentato non era abbastanza "dimensionato" rispetto a quello delle altre cantine (cooperative).
    I loro sono sempre perfetti e dimensionati.
    Il progetto che realizzerò e che ho presentato supererà il milione di euro tranquillamente. Le fatture in accompagnamento e tutta la "carta" che serve è a posto, ecc..
    Mi piace molto la filosofia di Darwin, la teoria evolutiva credo che mai come in questo caso, "agricolo", possa essere applicata.
    La selezione naturale si stà verificando eccome, il cambiamento lo facciamo noi produttori che ci spingiamo oltre, cerchiamo di guardare lontano. Il tutto fatto a spese nostre.
    E' il macchinone burocratico che non è più adeguato e stà provocando danni, oltre a quelli delle tangenti e schifezze varie.

    Credo queste cose vadano dette.

    E, BEN VENGA LA SELEZIONE NATURALE A 360º

    Emanuele

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    #21
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    @ Giovanni,
    Il tuo discorso non fa una piega e sicuramente non è dissimile nel pensiero da quella stessa forza che anima anche me nelle mie scelte a volte temerarie.

    Chi, come noi ha scelto di abbracciare l'intero ciclo produttivo dalla materia prima alla sua trasformazione alla sua vendita, ha spirito imprenditoriale e quindi vede ogni ostacolo come un'opportunità.

    Il mio discorso verteva più che altro sull'ottusità di chi governa i nostri macrosistemi permettendo che accada ciò che accade non capendo che così facendo innesca problematiche irreversibili.

    Che senso ha mi dico, sostenere certa agricoltura se a priori io so che il frutto di questa fatica e di questo investimento, non sarà competitivo o peggio, non sarà remunerativo ?

    Converrebbe allora incentivare la conversione a qualcosa di remunerativo fermo restanto che questa conversione dovrebbe avere come presupposto il mantenimento della fertilità della terra e della sua produttività.

    Se non si fa questo facciamo come con la Fiat, o l'alitalia o ...

    Solo che se crolla un sistema agricolo, secondo me, è il paese, anzi l'umanità che tracolla, a differenza che se crolla o fallisce un impero industriale se ne fa un'altro.

    Non trovi ?

    Ciao
    Paolo

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    #22
  • Azienda agricola Samperi di Giovanni Trovati

    Bhe, io sto lavorando proprio per cercare di non far crollare il mio sistema agricolo :-) Speriamo di riuscirci :-)

    A parte gli scherzi non credo che possa crollare il sistema agricolo. Possono crollare delle produzioni ma non tutto il sistema soprattutto in Italia. Non dimentichiamoci che l'Italia è il paese con il più gran numero di denominazioni/indicazioni del mondo (194 per la precisione. Appena letto qui).">http://www.politicheagricole.it/InEvidenza/20100113zaia_bronte.htm">qui). Per me questa è una garanzia per il futuro del nostro sistema. Proprio domani a Roma andrò a vedere la presentazione del rapporto Qualivita">http://www.qualivita.it/">Qualivita sulle produzioni a marchio DOP e IGP tenuta dal mio relatore alla tesi. Vediamo cosa esce fuori.

    Per il resto rimbocchiamoci le maniche che questa crisi la dobbiamo far finire noi :-P

    Giovanni

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    #23
  • Emanuele Coveri

    Emanuele Coveri

    Ti seguo a ruota ! :-)

    Emanuele

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    #24
  • Capellini Luciano Azienda Agricola

    Capellini Luciano Azienda Agricola

    Che la legislazione vigente abbia aperte alle aziende agricole prospettive di multifunzionalità legate al territorio è noto, così come noti sono gli investimenti ed i progressi che le aziende hanno compiuto in questa direzione, anche con ottimi esiti. L'attività di produzione tuttavia ha continuato e continua a soffrire forse oltre il previsto. Circa l'elevato numero di tipicità, anche quì nulla da eccepire mentre, a mio avviso, molto resta ancora da fare sotto il profilo dell'avvicinamento del consumatore, al valore che esso può dare a tutto ciò.

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    #25
  • Maurizio Fava

    Maurizio Fava

    non fidarti dei dati CCIAA: molta barbera nel corso del 2009 è andata in cisterna tra gli 0,35 e gli 0,40 al litro.
    e non solo doc Piemonte...

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    #26
  • Maurizio Fava

    Maurizio Fava

    non fidarti dei dati CCIAA: molta barbera nel corso del 2009 è andata in cisterna tra gli 0,35 e gli 0,40 al litro.
    e non solo doc Piemonte...

    ciao

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    #27
  • Maurizio Fava

    Maurizio Fava

    non fidarti dei dati CCIAA: molta barbera nel corso del 2009 è andata in cisterna tra gli 0,35 e gli 0,40 al litro.
    e non solo doc Piemonte...

    ciao

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    #28
  • Maurizio Fava

    Maurizio Fava

    non fidarti dei dati CCIAA: molta barbera nel corso del 2009 è andata in cisterna tra gli 0,35 e gli 0,40 al litro.
    e non solo doc Piemonte...

    ciao

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    #29
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    @ Giovanni,
    Conosco l'impegno che ci metti e ammiro i tuoi risultati così come quando, (non di rado ammetto), conosco realtà e persone motivate e capaci di fare altrettanto.

    Rimango comunque sconcertato e preoccupato, nel quadro generale, osservando che nel libero mercato i prodotti agricoli vengono ceduti all'origine sotto costo.

    Anche se la cosa non riguarda le nostre produzioni di nicchia, riguarda comunque anche noi come facenti parte di un sistema che permette l'impoverimento del sistema agricolo.

    In bocca al lupo per Roma.

    @ Luciano,
    I fondi per la promozione dell'Italia e dei suoi prodotti qui ed all'estero vengono regolarmente stanziati, peccato che quando presenti i progetti ti senti regolarmente dire che sono già stati esauriti, sempre, comunque.

    La verità è che vengono usati per tenere in piedi un settore del sistema agricolo che diversamente non starebbe in piedi, ma così facendo è tutto il sistema che non decolla perchè non ne ha le risorse.

    @ Maurizio,
    Ecco, ho voluto usare le fonti "ufficiali" che sono già tragiche da sole, poi sappiamo tutti che la realtà è anche peggio..

    Ciao
    Paolo

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    #30
  • Alessandra Rossi

    Alessandra Rossi

    Parlo ieri con un amico agronomo della Lucania: quest'anno le pesche BIO dei produttori che lui segue sono state lasciate sugli alberi. I grossisti gliele pagavano 50 cent/kg.
    Hanno manodopera in regola, raccoglierle e venderle a quel prezzo significava andare sottocosto.

    Quanto costano alla Coop ToscanaLazio? Circa 2,50 al kg.

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    #31
  • Luca Risso

    Luca Risso

    #32
    "Rimango comunque sconcertato e preoccupato, nel quadro generale, osservando che nel libero mercato i prodotti agricoli vengono ceduti all'origine sotto costo."

    Forse perché non è esattamente un libero mercato, ma un ibrido un po' mostruoso
    Luk

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    #32
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    @ Ale,
    E' quel " lasciate sugli alberi " che a me fa venire i brividi quando ben sappiamo quanta povertà esiste e quanto rischio si corre sotto ogni punto di vista quando spostiamo derrate alimentari da una parte all'atra del pianeta.

    E' questo spreco di risorse che non ha un senso logico e che a mio avviso se fosse visto in maniera globale si scoprirebbe essere un non senso anche economico.

    Buttare via risorse non potrà mai essere economicamente vantaggioso, qualcosa non quadra.

    @Luca,
    Grazie per averlo detto

    Ciao
    Paolo

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    #33
  • Emanuele Coveri

    Emanuele Coveri

    siamo sempre lì...
    si sà cosa costano all' origine e si sà cosa costano alla fine ma nel mezzo... "non si sà" come e perchè l' incremento sia così alto.
    Senza contare che ci sono situazioni obbligate.
    Mi riferisco al commento di Giovanni @21 sulle zone "costrette" a competere e coscienti del fatto di non poter avere economie di scala utili.
    Due anni fà abbiamo raccolto 493 q.li di grano (una Montagna!), ci siamo fatti consigliare dal consorzio che ci ha invitato ad aspettare la "borsa del grano", le quotazioni...
    Abbiamo aspettato, siamo nuovi e ci fidiamo, è finita così:
    abbiamo pagato 0,20 cent al q.le per il deposito per ogni mese di stoccaggio, + lo scarico del grano, + le sementi, + i trattamenti, + le lavorazioni. Tutti costi necessari.
    Nel frattempo il prezzo di vendita è passato da circa 28/30 euro a 15,00 e noi abbiamo venduto a 14,80. Un affarone!
    Considerando il fatto che se vado a comprare il pane, non spendo mai meno di 2,5 euro al kg... capisco le lavorazioni intermedie, le farine, ecc, ma mi sembra troppo alto il ricarico.

    Nel 2009, memori dell' esperienza precedente abbiamo deciso di piantare il "coriandolo" servendoci da un'altra azienda, valore garantito minimo €64,00 al q.le.
    Le sementi le danno gratuite a patto che il conferimento venga fatto direttamente alla stessa azienda, i trattamenti sono pressocché uguali a zero. Quindi i costi sono bassissimi.
    Abbiamo pensato di aver fatto una cosa intelligente... e invece no. Anche qui c'è la "sorpresa", del prodotto consegnato viene preso solo il seme (e lo capisco, è quello che viene poi rivenduto) e di questo seme viene fatta una selezione (capisco anche questo, 1º scelta, 2º , ecc..), dalla selezione viene prodotto uno scarto che "scompare" (e questo non lo capisco).
    In sintesi, viene pagata solo la prima scelta ma quello che viene scartato no e sparisce... Dov'é?
    Alla fine, tirando le somme di tutto, andiamo ad incassare meno del grano.

    Parlo solo di queste due colture perchè in questa zona non esistono terzisti attrezzati per altre lavorazioni (e qui la responsabilità casca un pò su di noi che siamo forse troppo agricoli e meno imprenditori), tutti litigano per rubarsi i clienti che piantano il grano ma nessuno si organizza e si attrezza per altro. Così, quelli come me che vorrebbero sperimentare sono costretti a non farlo.

    Il discorso sull' uva l'ho già fatto nell' altro post http://www.vinix.it/myDocDetail.php?ID=3637

    Emanuele

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    #34
  • Alessandra Rossi

    Alessandra Rossi

    Da brivido anche questa testimonianza di Lele.
    Lo scorso anno, viene affermato dal presidente di una coop agricola in uno dei miei video, i pastori della Maremma verso Pasqua hanno dovuto vendere gli agnelli allo stesso prezzo degli agnelli dell'europa dell'est, se non volevano tenerseli tutti: 3 euro al kg.
    L'anno prima li avevano venduti quasi al doppio.
    La maggior parte di questi pastori ha figli che fanno altri lavori visto che con 300 pecore ci mangia a malapena una persona. Quando moriranno questi pastori, il latte di pecora maremmano dove lo trovo, se nessuno prende il loro posto?
    Ci saranno grandi aziende in grado di rilevare le attivita', ma dopo ci devono mettere manodopera in nero per stare sul mercato.. No, pare esserci una via d'uscita. Qui si rischia di rimetterci capra, cavolo e barca.

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    #35
  • Alessandra Rossi

    Alessandra Rossi

    Scusate scrivo meglio (scappata una N): "NON pare esserci una via d'uscita".

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    #36
  • Azienda agricola Samperi di Giovanni Trovati

    Ragazzi,
    appena tornato dal rapporto Qualivita.

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    #37
  • Azienda agricola Samperi di Giovanni Trovati

    Scusate mi è partito il commento senza volere.

    Dicevo... sono appena tornato dall'incontro di presentazione sul rapporto Qualivita 2009.

    Dopo cena scrivo un post su i punti salienti.

    Giudizio a caldo: i risultati del rapporto sono un'ottima fotografia della situazione agricola di qualità.

    Giovanni

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    #38
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    L'ultima volta che ero in Coldiretti ho personalmente assistito alla discussione fra un giovane imprenditore agricolo ed il consulente di zona dove uno era disperato perchè non riusciva più a capire cosa piantare sulle sue terre per averne un profitto e l'altro che lo consigliava come limitare le perdite, dato che guadagnare era praticamente impossibile.

    Intanto ieri mi sono lasciato tentare da una fettina di taleggio comprato ( haimè ) al supermercato ed ho ancora una volta constatato che non sapeva di nulla.

    La prossima volta che salirò in valle per prenderne di buono, so già, troverò i piccoli caseifici decimati, quelli rimasti in piedi, con prodotti di qualità inferiore al passato per abbattere i costi e toccherà mendicare una forma di quello buono passando da mille passaparola.

    Quando avrò raggiunto il casaro con quello buono toccherà assistere all'ennesimo dialogo sul " io chiudo, io non ce la faccio più".

    A questa gente non manca certo lo spirito artigianal-imprenditoriale, semplicemente manca il mercato di riferimento, perchè, botteghe ne esistono sempre meno e i buyers non sono dei professionisti di cià che comprano.

    Ciao
    Paolo

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    #39
  • Cosimo Errede

    Cosimo Errede

    ahhh, ma che bella discussione ! Proprio quello che ci vuole il giorno prima di incontrare l'agronomo per decidere i vitigni da impiantare a Casa Loriè. Si, ora mi sento proprio sollevato !

    :-(

    Cosimo

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    #40
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    @ Cosimo,
    Ma tu hai un progetto come lo abbiamo noi, questo post si riferisce a chi campa di pura agricoltura, vendendo il puro prodotto della terra così com'è.. te invece farai dell'ottimo vino.. lo stiamo tutti aspettando !

    Ciao
    Paolo

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    #41
  • Azienda agricola Samperi di Giovanni Trovati

    @ Cosimo

    Dove è Casa Loriè?

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    #42
  • Cosimo Errede

    Cosimo Errede

    @ Paolo
    Vero, ma mi sto cominciando a render conto delle migliaia di problemi non previsti che esistono. Una realtà quella agricola, che mi ha affascinato di sicuro più per la durezza che per l'"allure" delle cantine, quindi un po' di consapevolezza c'è...ma mi sa che sarà più difficile del previsto. Chi vivrà vedrà, io e Lauretta ce la metteremo tutta.

    @Giovanni
    ...ti presento Casa Loriè : http://www.vinix.it/myDocDetail.php?ID=1845

    Ciao
    Cosimo

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    #43
  • Azienda agricola Samperi di Giovanni Trovati

    @ Cosimo

    Auguroni caro! Ma hai eluso la mia domanda. E' a fiano?

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    #44
  • Cosimo Errede

    Cosimo Errede

    ops, scusa...mi ricordavo che ci fosse scritto sul vecchio post ! E' sotto il monte Sorette, nel comune di Sant'Oreste.

    Ciao
    Cosimo

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    #45
  • Cosimo Errede

    Cosimo Errede

    arì ops ! SORATTE, non Sorette eheheh...

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    #46
  • Azienda agricola Samperi di Giovanni Trovati

    Grazie :-)

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    #47

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