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una lezione di umiltà

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una lezione di umiltà
A me piace parlare di vino,avere visitatori in cantina, raccontare il territorio dove è inserita la cantina per la quale lavoro.
In base alla disponibilità dei prodotti , alla provenienza dei visitatori, alle stagioni ,al periodo dell’anno abbiamo diversi tipi di visite e diverse tipologie di degustazioni da proporre .
Oggi in cantina abbiamo avuto come ospiti degli studenti giapponesi, in visita nel nostro territorio per imparare a conoscere le realtà enogastronomiche della vallata del Tramazzo.
Già da qualche giorno meditavo sul quale tipologia di visita da effettuare e su che vini :avventurarmi con i vitigni autoctoni mi sembrava un rischio,fare degustare solo i vini d’annata mi sembrava di ridurre la degustazione a qualcosa di banale e così ho ceduto alla tentazione della sicurezza dei vitigni internazionali; Chardonnay e Cabernet sauvignon visti ed interpretati sulle rive del torrente Marzieno .
La giornata non è iniziata sotto i migliori anticipi: ci avevano anticipato una consegna di prodotto, la corrente elettrica saltava a frequenza di quindici minuti, un cantiniere ha marcato visita a causa di impegni famigliari.
Così quando sono arrivati i ragazzi giapponesi ero trafelata e assolutamente ‘scarica’ e decisamente poco accogliente nei confronti dei miei ospiti.
Con un occhio al telefono ed uno all’orologio ho ascoltato con un orecchio solo il saluto delle autorità e delle associazioni di categoria apparentemente distaccata da quello che stava succedendo attorno a me .
Poi l’organizzatrice della visita mi presenta come ‘Claudia-san’ e mi da la parola per parlare dei vini oggetto della degustazione e dei prodotti che avevo scelto come rappresentativi del territorio e proposti come abbinamento : formaggio di fossa, salume di mora romagnola, ciambella.
Ho iniziato ad osservare i miei interlocutori che fotografavano le etichette delle bottiglie ed ogni particolare della tavola, e che prendendo appunti non si perdevano una virgola della traduttrice.
Sono rimasta affascinata dal suono della lingua giapponese e con l’aiuto della traduttrice ho iniziato a parlare : del calanchi, delle asperità del nostro territorio , della ceramica faentina, delle tele di Pascucci ,dei simboli della fertilità delle tele stampate, dell’Albana passita che alla fine è stato il prodotto maggiormente gradito.
Ad ogni interruzione della traduttrice mi chiedevo: ma dirà esattamente quello che dico io o integra con informazioni in suo possesso?
Davanti alle loro domande ed alla loro curiosità mi sono sentita un po’, anzi un bel po’ ignorante, avrei voluto dare maggiori informazioni, essere maggiormente competente .
Alla fine abbiamo parlato a lungo del tessuto sociale romagnolo che è fortemente matriarcale, ho spegatol’importanza delle’azdore’, le vere amministratrici delle famiglie .
Forse con il vino questo non c’entrava molto , ma è stato un momento d’incontro e di conoscenza, per me è stata una lezione d’umiltà

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  • 2023
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#7 Commenti

  • Carolina Gatti @ Azienda Agricola Gatti

    claudia san hai visto i japp che popolo? altro che noi qua.... e poi sorridono sempre... avrei voluto vederti, cara claudia san... :-)

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    #1
  • Claudia Donegaglia

    Claudia Donegaglia

    quello che mi ha lasciata basita è la loro curiosità nei confronti di qualunque cosa vedessero, hanno preso appunti su tutto ...Mi hanno fatto vedere la cantina con occhi nuovi, con lo sguardo della curiosità

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    #2
  • Carolina Gatti @ Azienda Agricola Gatti

    lo so, per quello li adoro!!.-)))))

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    #3
  • Roberta Colonna

    Roberta Colonna

    Ciao Claudia, leggendo il tuo racconto non ho potuto che sorridere!
    Faccio anch'io il tuo lavoro e mi capita spesso di dovermi dividere tra l'attività d'ufficio e quella di guida e non tutti i giorni sono uguali!
    Resto sempre ammirata dall'educazione e dall'umiltà con cui certi gruppi arrivano in cantina e come, quasi in religioso silenzio, ascoltino le mie parole!
    Queste sì che sono soddisfazioni che mi fanno amare ancora di più il mio lavoro.
    Devo dire che di giapponesi nello specifico non ne ho avuti molti ma, fortunatamente, vedo sempre più gente interessata al mondo del vino e pensare di averli emozionati mi riempie di orgoglio.

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    #4
  • Claudia Donegaglia

    Claudia Donegaglia

    @Roberta: una domanda come organizzi le visite?
    quanto scendi nei dettagli tecnici della vita di cantina?
    quanto territorio metti in ognuna di esse?
    le domande sono diventate tre
    claudia

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    #5
  • Roberta Colonna

    Roberta Colonna

    In teoria la visita è standard, in realtà è sempre diversa.
    Dipende molto dal pubblico che hai davanti, dall'orario di arrivo (se hanno fame o se hanno già mangiato)...
    Per esempio: con i gruppi di sommelier si cerca di realizzare visite un po' più tecniche...quel che è certo è che ci si deve sempre soffermare su quelle caratteristiche che rendono unica la nostra azienda, che la differenziano da tante altre che, spesso e volentieri, uno ha già visitato.
    Cerco di capire la preparazione di un gruppo e di adeguare la visita al loro livello utilizzando il linguaggio più appropriato in modo che tutti possano capire, seguire la spiegazione e conservare così un bel ricordo.
    Il territorio?? E' fondamentale!! Ne parlo sempre prima di ogni visita.
    Spiego loro dove si trovano, perchè è importante e non dimentico mai di sottolineare quanto questo sia fondamentale per la buona riuscita dei nostri vini.
    A disposizione dei clienti teniamo anche cartine della zona.

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    #6
  • Claudia Donegaglia

    Claudia Donegaglia

    diciamo che allora a volte mi trovo in difficoltà a raccontare la nostra unicità, grazie per avermi dato questo spunto
    claudia

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    #7

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