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What's really "guaranteed" in the DOCG classification?

inserito da
What's really
The Denominazione di Origine Controllata e Garantita (guranteed)
classification (DOCG) simply does not provide the kind of guarantee it should. The minimum requirements to obtain DOCG status are not sufficiently clearly outlined and consequently open up the market to barely acceptable products, which are sometimes downright undrinkable.

If the intention is not to replace the DOCG altogether, at least new criteria should be integrated through new, up-to-date regulations. As well as making it possible for the less expert consumers as well to identify exactly what it is they are drinking, these regulations would also guide them in choosing products through precise and exhaustive information made available to them.

Considering that, after all, wine is a food product, modern labelling can be considered, to say the least, somewhat random. Can we really be sure that in certain bottles there is only grape must of a certain origin and a certain year? And can we really be sure that it hasn't been aromatised, enriched, sweetened or diluted?

If we can be sure, and believe we are drinking the genuine article, then we may as well leave things as they stand...but what does the VINIX community think? Don't
you think, out there, that more restrictive parameters and stronger quality
related guidelines would be advantageous for smaller but serious producers such ourselves? That these would clearly distinguish qualitatively between totally different products which currently have the right to use the same classifications on their labelling, thereby totally misleading the consumer?


Paolo Carlo Ghislandi
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#94 Commenti

  • Podere Erbolo di Filippo Cintolesi

    Podere Erbolo di Filippo Cintolesi

    Io credo che sul concetto di denominazione d'origine in Italia ci sia mossi in modo folle: innanzitutto suggerisco di soffermarsi sull'ambivalenza d.o.controllata e d.o.controllata e garantita. Che effetto si pensa che faccia nella mente del consumatore internazionale non troppo smaliziato? Che in Italia ci sono dei vini controllati ma di cui non si garantisce? La seconda obiezione (che e' la prima vera) connessa al punto precedente e' che si e' voluto far giocare alla denominazione d'origine un doppio ruolo (anzi: triplo). Da un lato quello di garanzia delle origini (territoriali si presumerebbe), dall'altro quello di garanzia di eccellenza qualitativa. Addirittura, almeno sulla carta, ci sarebbe il terzo ruolo di garanzia di tipicita' (strettamente, ma erroneamente a mio avviso, legato al ruolo di garanzia delle origini). E' chiaro che in questo pasticcio e' difficile far bene tutte e tre le cose, e si finisce per farle male tutte e tre.
    Recentemente poi si e' aggiunta la cosa che dovrebbe essere eticamente scandalosa, con gli erga omnes, che i consorzi (cioe' i produttori) controllano i produttori (cioe' se stessi). Che valore di garanzia puo' avere quella che e' diventata null'altro che una autocertificazione?

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    #1
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Caro Paolo, il problema è annoso e di tanto in tanto c'è sempre qualcuno che lo ritira fuori - non se ne parlerà mai abbastanza - segno che è un punto sul quale c'è un dibattito aperto. Per farla breve, il sistema delle denominazioni, così per come è concepito, servirebbe solo a certificare la provenienza di un prodotto da un determinato territorio ed a vincolarne la produzione a determinate regole. In realtà, almeno per il consumatore medio, il sistema delle doc e delle docg - almeno queste due - viene percepito *anche* come sistema qualità. Questo comporta che un consumatore, di fronte ad uno scaffale alla gdo sceglie il vino *anche* in base alla denominazione: sia pur senza sapere di preciso di cosa si tratta, parte dal presupposto che un doc o un docg sia *migliore* di un vdt o di un igt. Punto. Se questo è il dato - mi riferisco ovviamente al consumatore non esperto, che rappresenta comunque la maggioranza - credo che l'unica via sia quella di cambiare la valenza della gerarchia delle denominazioni ed istituzionalizzare *anche* il fattore qualità tra le ricadute del suo ottenimento. Come ? Semplice, applicando quello che già c'è, controllando più efficacemente e possibilmente stringendo le maglie dei disciplinari.

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    #2
  • Pino Bellantoni

    Pino Bellantoni

    Credo che storicamente la catalogazione mediante DOC sia stata istituita in Italia per sopperire all' "anarchia" di catalogazione che esisteva all'epoca, mentre in Francia, la grande rivale, l' "appellation" credo esistesse da tempo immemorabile. Dopo aver contribuito per anni a valorizzare i vini storicamente di qualità italiani, ha rivelato col tempo alcuni difetti "di base" che, in un certo senso, adesso, si ritorcono contro il consumatore. Dunque è venuta meno a quello che era il suo obiettivo iniziale.
    Io non sono un grande esperto ma credo che la sua filosofia di partenza, cioè la classificazione in parte base al territorio, ma soprattutto al vitigno, contrasta con la classificazione in uso in altri paesi vinicoli, a cominciare dalla Francia, che esalta soprattutto il terroir. Questo, ai fini della valorizzazione del nostro multiforme patrimonio territoriale e climatico, è stato forse il difetto di partenza più grande.

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    #3
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    Ciao,
    ... era giusto che ci cascassi anche io allora in questa diatriba e spero di poter dare un contributo...

    Io penso che se un gruppo spontaneo e volontario di temerari si riunisse fissando quegli indicatori che sono universalmente legati alla qualità del vino, realizzasse un codice di icone facilmente intelleggibili per ciascun indicatore e fissasse anche dei parametri per l'impiego o meno di queste icone, avremmo già una bella etichetta parlante. Basterebbe poi unire gli sforzi per pubblicizzare un pò il sistema ed ecco fatto, il consumatore avrebbe in mano una bella carta d'identità del prodotto ed un'arma per valutare fra prodotti diversi della stessa denominazione, quello che più lo aggrada. Ed il produttore avrebbe finalmente il mezzo per giustificare al grande pubblico il valore dei suoi prodotti.
    E se prendesse piede, potrebbe anche divenire norma riconosciuta e trasformarsi in proposta di legge.

    Troppo temerario ?

    Paolo

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    #4
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    La tua Paolo mi sembra un'ottima idea. Perché non proviamo a partire da qui, magari cominciando a stabilire quali potrebbero essere questi simboli, farne una lista e darci dei paletti, poi una volta che un gruppo ristretto ha le idee chiare, potrebbe muoversi per rendere la cosa di pubblic dominio, cominciando a coinvolgere aziende e persone con vinix e fuori vinix (es. con la funzione invita un amico) e promuoverla poi magari su tutto il web enogastronomico italiano con vinoclic. Gli strumenti ci sono, bisogna però prima avere le idee molto chiare. Cominciamo a parlarne.

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    #5
  • Le Vigne di Alice - Life is a bubble

    Le Vigne di Alice - Life is a bubble

    In effetti ci mancano un po' di simboli, diciture, codici in etichetta... si è parlato invece e giustamente di un consumatore medio poco informato. ahimè si legge troppo poco in Italia anche se per quel che riguarda le leggi l'ignoranza non è ammessa, giusto? non dovremmo piuttosto partire da una comunicazione diretta immediata sul luogo d'acquisto? un sistema per cui ad ogni vino su uno scaffale corrisponda un codice che inserito in un computer ti fornisca tutti i dati del vino stesso, provenienza, denominazione, scheda tecnica ecc.. la famosa tracciabilità. stanno facendo una cosa simile all'Enoteca italiana di Siena. Lo scopo non è forse quello di informare di più e rendere più preparato il consumatore? o dobbiamo sempre dare la caccia alle streghe? all'estero credetemi conta anche il prezzo e il piacere che un vino può dare a chi lo compra e che è direttamente proporzionale alle vendite. non basta dire il mio vino è il migliore come non basta dire il mio vino è doc. quanti di noi quando presentano i propri vini parlano prima del territorio da cui provengono, della eventuale doc a cui appartengono, fornendo numeri sugli ettari, le produzioni, i produttori? insegnamo a leggere le etichette sulle quali già esiste una miriade di informazioni. applichiamo le regole che già esistono, come hai detto tu Filippo e cambiamo o miglioriamo il nostro (di produttori) modo di comunicare così da essere noi per primi una garanzia di ciò che produciamo. le ciofeche esistono in Italia come all'estero..denominate e garantite. si possono bere vini che tecnicamente rispettano i parametri richiesti ma che non ci dicono nulla. io parto sempre dal presupposto che i controlli ci siano. la cultura del sospetto non ha mai portato molto lontano. creare un sistema parallelo di controllo a mio parere non ha molto senso, creerebbe ancora più confusione. le cose si combattono da dentro, i discorsi da osteria lasciamoli in osteria. c'è forse qualche vino denominato e garantito che in effetti non è tale? se così fosse andate a fondo, denunciate, segnalate..

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    #6
  • Aogi

    Aogi

    Sarebbe sicuramente una buona iniziativa, anche se io credo sia meglio che, nel frattempo, ogni produttore faccia quello che si può fare subito, come commentava Mimmo Sciutteri ad un altro post di Paolo Ghislandi.

    Ho solo un dubbio (forse stupido), però.

    Volete che non ottengano questo nuovo codice di icone, solo i vini d.o.c. e d.o.c.g. cattivi?
    O volete escludere anche tutti i d.o.c. e d.o.c.g. "tagliati", anche se sono ugualmente buoni?
    Se è così, come si fa a sapere esattamente quali siano tagliati?

    Sento dire che alcune volte taglino anche i Baroli (una volta usavano anche il nero d'Avola, appunto), ma che tagliano così bene che siano eccezionali ugualmente.

    Cosa vorreste fare laddove esistano dei vini del genere?

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    #7
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    No, l'idea, molto più semplice, al di là di icone o non icone, è che un vignaiolo autocertifichi, sotto la propria responsabilità e sfruttando la libertà della retroetichetta, cosa ci mette o non ci mette nel vino. Per esempio, una cosa che non so e che chiedo, è possibile nella retroetichetta scrivere la quantità precisa di solforosa contenuta nel vino o è addirittura vietato ? (sarebbe paradossale). Comunque, per esempio i vitigni da cui è composto, le vigne da cui proviene, il metodo di vinificazione, uso o non uso di lieviti selezionati, chi più ne ha - o meglio, più ce ne sta - ne metta.

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    #8
  • Pino Bellantoni

    Pino Bellantoni

    pienamente d'accordo con Filippo, lasciamo perdere le icone che già ci funestano abbastanza; l'etichetta deve contenere zona, produttore, annata(scritta a caratteri cubitali), eventualmente nome; la retroetichetta deve sapecificare meglio che liquido è presente nella bottiglia. Particolare fondamentale: il prezzo deve corrispondere alla qualità ed all'annata. E' ovvio vhe il Brunello delle grandi annate (ad esempio 1995) costi più di quello delle annate mediocri(1996), ma come mai ciò non è ovvio per quasi tutti gli altri vini italiani?

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    #9
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    Bene, l'argomento è proprio sentito e questo è sintomatico di uno stato di cose…
    Vorrei subito eliminare ,se ci riesco, da questo blog, dubbi e perplessità, non si tratta di legiferare, ma di provare a creare un sistema di diffusione dell'informazione il più completo, semplice e significativo possibile, fruibile da tutti e che soprattutto non sia oneroso. Si tratta di dichiarare spontaneamente quello che ciascuno di noi ritiene sia indicativo della qualità del prodotto vino avendo prima stabilito di comune accordo cosa dichiarare e come meglio farlo e soprattutto se farlo. Si tratta di fare uno sforzo di comunicazione che tenta di colmare in tutto o in parte un difetto intrinseco e mi pare riconosciuto almeno da qualcuno, nell'attuale etichettatura di legge. Grazie a tutti voi ed a questi preziosi contributi, l'idea si raffina e può darsi che qualcosa possa venirne fuori anche sul piano reale, io lo auspico. Credo che le condizioni essenziali, ma potrei sbagliarmi, potrebbero essere le seguenti : ( ben vengano le critiche )
    1) La partecipazione di un numero significativo di addetti ai lavori
    2) L'utilizzo di questa piattaforma come ambiente di aggregazione e di sviluppo di idee
    3) La creazione di un elenco di indicatori che riteniamo essere indicativi della qualità del vino
    4) La condivisione di tali indicatori
    5) La creazione di icone rappresentative per ciascun indicatore
    6) L'approvazione dei criteri di utilizzo di tali icone
    7) L'accordo sui criteri di utilizzo di tale strumento da parte dei partecipanti
    8) L'utilizzo di un network (vinix per esempio) per la diffusione del sistema al pubblico
    Trattandosi di una iniziativa spontanea per libera associazione di persone, ritengo che già se si potesse arrivare fin qui, sarebbe grandioso, un gesto concreto, un segnale di trasparenza.
    Io la butto li,( non me ne voglia il padrone di casa ), ma si potrebbe anche pensare ad un test del sistema prevedendo di catalogare le etichette che intendono partecipare con relativa scheda qualitativa proprio in formato elettronico accessibile da web proprio su vinix.
    E per dare un seguito di concretezza a tutto ciò, voglio dare il buon esempio. Preparerò una lista di quelle che secondo me sono caratteristiche rilevanti per la qualità del vino e le sottoporrò alla vostra critica. Se ci saranno buone adesioni, saremo già al punto 4. !
    Paolo

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    #10
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    PROPOSTA DI ELENCO COME PROMESSO
    Quali di questi e quali oltre a questi sono rappresentativi per voi/noi ?

    Zona
    Altitudine
    Lavorazione uve di proprietà/terzi
    Lavorazione mosti di terzi
    Solo imbottigliamento
    Composizione del Terreno
    Anno d'impianto
    Tipo di Allevamento/potatura
    Varietà/clone/portainnesto
    Esposizione
    Fittezza d'impianto
    Pratiche di inerbimento/concimazione organica / inorganica
    Trattamenti (QUALI ) durante la maturazione SI/NO/BIO
    Epoca vendemmiale
    Resa per Ha
    Millesimo
    Resina/Cemento/Acciaio/Legno
    Lieviti selezionati SI/NO
    Pratiche di arricchimento SI/NO
    Pratiche di aromatizzazione, profumazione indotta SI/NO
    Impiego di Tannini pregiati
    Capienza Legni / tostatura
    Temperatura di fermentazione
    Prima svinatura GG
    Elevazione T
    Evoluzione T
    Affinamento T
    Tempo T da vendemmia a commercio
    Bottiglie prodotte !!

    E' un inizio

    Paolo

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    #11
  • Luca Risso

    Luca Risso

    Per quanto mi riguarda non sono tantissime le cose che mi interesserebbe sapere come consumatore su "certe" bottiglie.
    Su "quelle" bottiglie non voglio nemmeno prendere in considerazione la possibilità che ci sia diversità tra produttore e imbottigliatore, o che contengano mosti o vini acquistati.
    Allora mi piacerebeb sapere:
    -resa in litri/ceppo del vigneto
    -Cosa è stato aggiunto in lavorazione (e in che quantità) di diverso dall' SO2, qualunque cosa sia (tannini, trucioli, MCR, enzimi, lieviti selezionati, gomma arabica, ecc...)
    -Sistemi di chiarifica
    -Quanta SO2.

    Il resto lo considererei un po' il legittimo segreto del produttore, da scoprire un po' per volta conoscendolo meglio....

    :-)


    Luk

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    #12
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    Grazie Luk,
    Alla resa espressa il litri/ceppo non ci avevo mai pensato
    Tengo in considerazione il tuo contributo anche per questa iniziativa, ma ne farò subito tesoro già in azienda.
    Paolo

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    #13
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    No Fra, non hai detto una cazzata, anzi. Però bisogna tener presenti entrambe le esigenze. Le info che interessano al consumatore medio stanno davanti, dietro stanno quelle per il consumatore esperto. Tra l'altro stiamo parlando di vini che per forza di cose non si acquistano generalmente alla gdo ma sono prodotti di nicchia da enoteca e quindi, più facilmente, da appassionato. Se poi si riuscisse a dare le informazioni tecniche in un modo comprensibile anche per il consumatore medio, sarebbe il massimo. Resta un appunto di rilievo il tuo comunque. Penso se ne debba senz'altro tenere conto. Ciao, Fil

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    #14
  • Domenico Sciutteri

    Domenico Sciutteri

    Un piccolissimo commento, per adesso, perchè ho sonno.

    Spiegami Le Vigne di Alice perchè in un DOCG è concesso di
    mettere la gomma arabica.

    Non c'è nessuna cultura del sospetto o caccia alle streghe.

    Esiste la certezza che le grandi multinazionali del vino sia in Italia che altrove solo loro a fare le regole.

    Mi sa che sei troppo giovane buona.
    chi vuoi denunciare in questo paese chi denuncia come minimmo gli arriva la finanza in casa.

    Cosa vuoi segnalare delle cose evidenti, non so se vivi in questo paese od in un'altro e decenni che viaggiano le cisterne per tagliare un vino con un'altro. Non ci sarebb niente di male, anzi il vino potrebbe essere più buono. Ma io lo VOGLIO SAPERE.

    Questo dimostra allo stato dei fatti che tutti i disciplinari servono a poco, sopratutto hai piccoli produttori.

    Cordialmente Mimmo

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    #15
  • Domenico Sciutteri

    Domenico Sciutteri

    La libertà di un piccolo Vignaiolo, per la libertà di un milioni di Vignaioli.

    La retroetichetta è uno strumento da poter iniziare subito.

    Ed è molto più potente di quanto si possa pensare.

    Le bottiglie galleggiano varcano i confini e rimangano a galla sui 13 metri delle onde deglli Oceani.

    Non aspettate troppo, si accorgeranno di ciò e ve la toglieranno.

    La Retroetichetta è una pubblicità che non vi costa Nulla.



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    #16
  • Podere Erbolo di Filippo Cintolesi

    Podere Erbolo di Filippo Cintolesi

    Vinisani, il problema della gomma arabica e' stato dibattuto circa un anno fa, in seguito a una inchiesta di Carlo Macchi. Il problema della gomma arabica e' che secondo scienza enologica e' uno stabilizzante (a certe dosi), nel senso che previene certe casses; l'uso che suscita sdegno e' che viene impiegato come ammorbidente (a dosi enormemente superiori).
    Vorrei, a proposito di questa azione di autodisciplina e della retroetichetta parlante, segnalare una mia idea che sono in corso di attuazione, avendone parlato con qualche produttore locale della mia zona: l'intenzione e' quella di creare un miniconsorzio di piccoli produttori (non solo di vino, anche di servizi) *locali* che abbia come ragione fondante la tutela di un legame trasparente con le origini territoriali del bene o servizio prodotto o fornito. In altre parole sono molto scettico sull'opportunita' di ricreare l'ennesimo disciplinare che vada a occuparsi anche del come un prodotto deve essere fatto (questo semplicemente perche' la mia preoccupazione in questo caso riguarda la territorialita', la correttezza della denominazione di origine e ritengo poco consigliabile cercar di far giocare piu' ruoli a uno stesso strumento, errore che io imputo alle attuali doc-docg). L'UNICO punto prescrittivo in merito al come viene fatto il prodotto riguarda la trasparenza: ossia tu fai il tuo vino come vuoi farlo, ma devi dichiarare tutto, essere proattivamente trasparente (cioe' non te lo si deve venire a tirar fuori con l'argano). Per essere piu' specifici ancora con l'esempio: il punto della territorialita' riguarda il Chianti e l'abuso di questo nome; l'intenzione e' quello di tutelare il vero territorio chiantigiano in piu' campi possibili dell'offerta commerciale; ovviamente c'e' una forte correlazione fra chi condivide questa esigenza di tutela e chi ama vini chiantigiani fatti in un certo modo (cioe' non ama i vitigni cosiddetti migliorativi); bene, io ritengo tuttavia che sarebbe un grave errore mescolare (a questo livello) la tutela delle origini con quella della tipicita' (che e' un concetto e un valore differente). Per cui io dico: un 100% cabernet sauvignon coltivato e vinificato a Gaiole in Chianti MERITA di poter scrivere a chiare lettere il nome Chianti sull'etichetta (il come farlo con le attuali normative e' un problema da sviscerare in altra sede). Vuoi farlo? Fallo. Ma sii estremamente trasparente a riguardo. Ecco, l'esempio e' estensibile a tutte le altre pratiche. Fatte salve normative piu' generali che eventualmente proibiscono una pratica, io sarei estremamente permissivo e libertario in materia, ma non transigerei sulla trasparenza. Vuoi usare i chips? Perche' no. Usali. Ma lo devi dire. E cosi' via. Poi valuti il consumatore, e scelga.

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    #17
  • Aogi

    Aogi

    Mimmo,

    io concordo pienamente con Lei.
    Il fatto che Lei parli con questa franchezza è un sollievo per me.

    Con un'altra regolamentazione creerete solo altri posti di lavoro per un esercito di figli di papà in tutta l'Italia.
    Cosa capiscono loro del sudore altrui?

    Che ogni uno sia libero di spirito e che abbia coraggio di dare spazio al massimo della propria espressione.
    In qualsiasi settore.

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    #18
  • Domenico Sciutteri

    Domenico Sciutteri

    Podere Erbolo di Filippo Cintolesi
    > L'uva sana non ha bisogno di stabilizzanti.

    > Io conosco questo paese, quando un prodotto è introdotto è perché, si deve correggere qualcosa andato storto, ( per negligenza, per far guadagnare qualcuno, per fare meno fatica a danno della salute, un bene primario).

    > Il neonato consorzio sarebbe disposto ad essere controllato da un Ente Esterno, da dei consumatori che avrebbero potere illimitati ( esempio controllo dei materiali in entrata ed uscita, analisi chimiche sulle bottiglie, residui metalli pesanti, concimi chimici ed altro, potere di espellere un Socio dal consorzio). Penso di No.

    > L'Italia è costruita su categorie, ogni categoria ha un codice di comportamento, il primo è quello dell'omertà.

    Per quanto riguarda Il Chianti, il primo vino esportato oltre Oceano.

    Il Chianti ricorda il Sangiovese ed altri vitigni non certo il Cabernet Sauvignon.

    Quindi ritengo secondo me che difendere il territorio e trasmettere l'identità del territorio, con uso e costumi, certo i gusti possono cambiare, ma secondo me una cosa che cambiamento legato al tempo di giorni e anni, un'atra cosa è cambiare in maniera indotta è violenta per l'interesse miope di pochi.

    Poi per carità che si faccia pure il Cabernet Sauvignon.

    > A mio ricordo nella storia sono sempre gli esempi che costruiscono, è per questo moltissimi
    Persone hanno pagato un prezzo altissimo.

    > Esempio: se in una determinata zona un Vignaiolo volesse uscire dall'omertà, avrebbe bisogno del

    Supporto umano e strategico dei consumatori, alla fine venderebbe il suo vino senza problemi ad un gruppo di consumatori informati e coscienti e gli altri dovrebbero seguire il suo esempio.

    Grazie Aogi Y
    Le persone come lei umanizzano il freddo mondo del Web.

    Se vuole può darmi del tu

    Cordialmente Mimmo





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    #19
  • Aogi

    Aogi

    Mimmo,

    grazie, diamoci del tu, allora.

    Comunque l'elenco di informazioni da fornire ai consumatori di cui stavano parlando Paolo e Luk qui sopra è interessante.

    In bocca a lupo a tutti, ed io aspetto che cominceranno poi a mostrarci qui delle retroetichette nuove.

    Quelli più sensibili tra i consumatori gradiranno qualcosa che fa intravedere la faccia di chi produce, e ne rimarranno entusiasti.

    E a quel punto la pubblicità, piano piano, si moltiplicherà da sola.

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    #20
  • Podere Erbolo di Filippo Cintolesi

    Podere Erbolo di Filippo Cintolesi

    Mimmo Sciutteri,

    e' possibile che l'uva sana non abbia bisogno di stabilizzanti. Io so solo che personalmente non uso altro che metabisolfito di potassio. Pero' so anche che una cosa e' usare un trattamento stabilizzante, tutta un'altra e' modificare le proprieta' organolettiche di un vino con l'aggiunta massiccia di uno stabilizzante scoperto ammorbidente. Di mettere insieme i due comportamenti proprio non me la sento.
    Per quanto riguarda il Chianti: il Chianti e' un territorio, con buona pace di quanti sono abituati a considerarlo innanzitutto un vino. Essendo un territorio, il suo nome appartiene come identita' alle genti che ci vivono e operano. Di conseguenza se un viticoltore nel Chianti imbottiglia cabernet sauvignon (di cui personalmente non ho nemmeno un singolo ceppo, ma non e' questo il punto), secondo me ha il diritto morale di pronunciare a voce alta il suo nome, e il nome di casa sua. La tipicita' e' un'altra cosa, come gia' detto (e infatti l'attributo Classico, se usato correttamente, dovrebbe proprio servire a identificare il prodotto tipico, e non gia' la zona di produzione che meno delle altre abusa del nome). Solo che non si vede per quale motivo un territorio dovrebbe essere obbligato a produrre tipicita' coatta e basta. A me personalmente piace fare il vino dal carattere simile a quello che sono abituato da sempre a bere. Lascio liberissimi altri di fare il loro prodotto senza per questo mettermi sul piedistallo e considerarmi migliore di loro perche' piu' tipico.
    E vengo al passaggio che spero vivamente di aver fraintes, ma la battuta sull'omerta' mi fa temere di aver capito bene:
    "il neonato consorzio [se si riferisce all'iniziativa di cui mi faccio fautore, sta nascendo ma non posso dire che sia gia' nato] sarebbe disposto ad essere controllato da un Ente Esterno, da dei consumatori che avrebbero potere illimitati ...[?] Penso di no."
    Lei "pensa di no"? E su che base, scusi, lei pensa che l'iniziativa di cui ho appena iniziato a parlare non abbia il coraggio di sottoporsi a un controllo indipendente? Trovo la sua un'insinuazione alquanto offensiva, mi scusi.

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    #21
  • Domenico Sciutteri

    Domenico Sciutteri

    Ma guardi che il penso di no, non è un'accusa personale , ma in riferimento all'esperienza di decine di consorzi nati in Italia. Dove poi sono i controllori di se stessi. E non parlo solo del comparto del vino.

    Se è così o sarà per il neonato consorzio questo e lodevole visto che è un caso raro.

    Secondo me posta la domanda si può rispondere semplicemente si o no.

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    #22
  • Domenico Sciutteri

    Domenico Sciutteri

    Mi scusi ho interotto ma ho qualche piccolo problema e devo uscire.

    Primo non avevo intezione di offenderla.

    Per quanto la gomma arabica io potrei essere meno estremo, il guaio come lei stesso dice io visto l'abuso, tra l'altro come lei sa sicuramente meglio di me è quasi impossibile rilevarla.
    adesso devo propio andare.

    Saluti
    Mimmo

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    #23
  • Le Vigne di Alice - Life is a bubble

    Le Vigne di Alice - Life is a bubble

    Caro Mimmo, ti ringrazio per considerarmi troppo buona e soprattutto troppo giovane anche se dovresti avere qualche dubbio per entrambe le cose. mi parli della gomma arabica e io allora ti parlo dei sorbati, sì proprio dei sorbati, completamente solubili in alcol e considerati innocui. lo sapete che quando si esporta un vino in Giappone nella scheda delle analisi di laboratorio il contenuto di sorbati deve risultare assente? i Giapponesi hanno dimostrato attraverso studi scientifici che il famoso mal di testa che segue il giorno dopo una bevuta neanche troppo eccessiva, ne basta un bicchiere, non è determinato dai solfiti bensì dai sorbati... lavoro nel mondo del vino da quando ho 25 anni, ne ho viste di cose e ne vedrò ancora, forse dovrei inviarti il mio curriculum... ma probabilmente non ti serve visto che hai già espresso un giudizio. mi chiedo è sufficiente un'etichetta come la state proponendo voi e fino a che punto è garantita? piccolo è indice di onestà, di prodotto integro? non sempre signori, non sempre come non sempre è vero il contrario. sono sempre stata favorevole alla chiarezza alla trasparenza. io non so nelle vostre aziende ma da noi i controlli sono strettissimi, di finanza ne ho vista parecchia, di nas anche, di ufficio repressione frodi di più, ma senza grandi patemi, che cosa dovrei temere se non ho nulla da nascondere. ognuno faccia il proprio lavoro. l'importante è che non diventiamo tutti dei tuttologi. un po' come le enciclopedie della salute che trasformano tutti in medici esperti. escono sempre da noi notizie riguardo cisterne di vino non ben definito vendute poi come prosecco, secondo voi come si scoprono queste cose? con la sfera magica? tutto quello che non è previsto dalla legge nel vino è vietato. e vi chiedo che interesse avrebbe un consorzio a non controllare i propri soci e il prodotto che tutela? ingenua? no, non lo sono. solo che gli ultimi interventi davvero mi sembrano una caccia alle streghe e un vedere tutto in negativo. di un erba un fascio. analizziamo tutti i vini anche quelli che si dichiarano biologici: non volete sapere dov'è il terreno, che aria c'è intorno, la posizione dei vigneti, vicini o lontani dall'autostrada, quantitativo di diossina presente nel terreno, smog ecc... voglio dire che potremmo parlare all'infinito di cose serie e semiserie rispettandoci vicendevolmente. permettimi: cerca di vedere anche il bicchiere mezzo pieno, sii un po' più positivo e meno offensivo nelle tue esternazioni. stai parlando con gente che lavora dalla mattina alla sera e cerca anche di farlo bene. e quando dici che i consorzi sono i controllori di se stessi informati meglio che non è così ovunque. tu hai scelto di lavorare con aziende che, mi pare per la maggior parte, producono vini biologici. perfetto è una tua scelta che avrà senz'altro delle motivazioni. ma per dar valore al tuo lavoro hai bisogno di sparare su tutti? conosci questo paese? bene, lo conosciamo in tanti e in tanti continuiamo a lavorarci, a pagare le tasse e a viverci. la vita è troppo breve e va goduta per le cose migliori che essa concede. per la cronaca ho 41 anni ed esigo rispetto anche da una persona più vecchia di me.

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    #24
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Questo post entrerà nella storia, tra le altre cose, per aver ospitato il primo "flame" di vinix. :-)

    Io conosco Mimmo di persona da qualche anno e posso confermare che spesso e volentieri ha un modo di dire le cose che non va. Il fatto è che non lo fa apposta, non ha filtri e quello che pensa scrive, talvolta eccedendo nei modi e nelle affermazioni. Mimmo è scottato e bruciato da tante delusioni, credo. Ha vissuto sull'orlo, mettendosi sempre in gioco e facendo cose che voi umani.. :-) Però Mimmo, è tutto tranne una persona che non sa ascoltare e chiedere scusa quando capisce di sbagliare. E' spesso il mezzo a tradirne il trasporto e la passione che animano le sue idee. A volte però pecca di assolutismo o nel modo di porsi, come quella sera - ricordo - che in un ristorante mentre raccontava i vini di un'azienda ha mandato tutti a quel paese perché continuavano a chiacchierare imperterriti senza dargli ascolto (erano anche venti minuti che parlavi Mimmo :-)). So che siete tutte persone che lavorano al meglio delle loro possibilità e sono certo riuscirete a comprendervi al meglio, ancor di più se avrete modo di incontrarvi di persona. Non dimenticate mai che questo luogo è solo un mezzo per avviare un discorso o una relazione, la stretta di mano la si può dare solo offline. Per il momento. Ciao a tutti, Fil

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    #25
  • Podere Erbolo di Filippo Cintolesi

    Podere Erbolo di Filippo Cintolesi

    Equivoco chiarito per quel che mi riguarda, Mimmo ;-) La risposta alla domanda e' ovviamente si', certo che il nascente consorzio sara' disposto a controlli esterni. Ma il punto che io faccio e' anche piu' estremo: i controlli esterni hanno da esserci, volenti i consorzi o nolenti.
    E lo so, lo so, la situazione attuale dei consorzi delle denominazioni e' viziata alla base dal fatto che i controllori coincidono con i controllati.
    A proposito della gomma arabica, io credo che ai dosaggi necessari per lo scopo ammorbidente qualcosina si riesca a vedere con mezzi fisici (illuminazione trasversale con sorgente luminosa potentissima).
    C'e' poi che ritiene di accorgersi se e' stata aggiunta massiciamente gomma arabica dalla "camicia" lasciata nel bicchiere una volta svuotato.
    Sono tutte preoccupazioni piu' che giuste. Ma di difficile controllo. Io personalmente mi riterrei gia' abbastanza soddisfatto se si cominciassero ad attuare controlli molto piu' fattibili come quelli del carico di uve, la rispondenza fra tipo di vitigni dichiarati e quelli effettivamente presenti nelle vigne, eccetera.

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    #26
  • Domenico Sciutteri

    Domenico Sciutteri

    Le Vigne Di Alice
    Ho pensato che fosse meglio risponderti in un mio Blog, è non in questo dell'Azienda Agricola Vitivinicola Cascina I Carpini.
    Sicuramente andrei fuori tema, e quindi non sarei positivo.

    Naturalmente sarai libera di rispondere.

    Cordialmente Mimmo

    Podere Erbolo di Filippo Cintolesi


    C'e' poi che ritiene di accorgersi se e' stata aggiunta massicciamente gomma arabica dalla "camicia" lasciata nel bicchiere una volta svuotato.
    Avevo pensato anch'io alla stessa cosa, ma non si può confondere con la glicerina?

    Sì anch'io sono d'accordo sulla possibilità di controllo sul vitigni dichiarati.

    Ma non doveva essere già pronto ho l'archivio del DNA dei vitigni?

    Cordialmente Mimmo

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    #27
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    Caspita, sono stato due giorni in cantina e guarda che mi ritrovo !
    Ho letto con attenzione tutti i contributi e, se non vado errato ne posso trarre qualche mia piccola consideraizone :
    Siamo tutti così molto appassionati a questo nostro vino che lo si potrebbe chiamare amore, tanto che quando se ne parla gli animi s'accendono e fra le righe di questo post, credetemi, mi sono arrivati anche dei bei sentimenti. Bellissimo, vi ringrazio tutti.
    Peccato che, forse per pudore individuale o forse semplicemente perché è normale che ciascuno la pensi a modo suo, vedo lontano e, forse inarrivabile, un accordo condiviso anche seppur informale, su ciò che potrebbe essere ritenuto corretto o perlomeno auspicabile, da comunicare al consumatore.
    Io, lo avrete capito, sto dalla parte della trasparenza e della libertà, concordo quindi con chi vedrebbe bene indicare in bottiglia alcune informazioni chiare delle pratiche enologiche utilizzate, espresse in maniera intelligibile anche per un pubblico non tecnologo. Poi, se il vino piace, piace anche se è pieno di additivi, o "pasticciato".
    Si deve poter fare uso di qualsiasi pratica LECITA ma io insisto che sarebbe corretto che il consumatore fosse informato, come accade per tutti gli altri alimenti. Altrimenti noi produttori rischiamo di essere un po' arroganti nel decidere cosa fa bene e cosa fa male, cosa è giusto e cosa è sbagliato negando il libero arbitrio al consumatore, nascondendoci dietro alla legge no ? ( scusate il lessico, ma ieri castagne e barbera…in quantità!!.. ) Solo per ricentrare il TEMA :
    La questione di partenza era per me il fatto che non si possono desumere dalle sole denominazioni e dai soli certificati di appartenenza a quello e quell'altro consorzio/ente; informazioni di carattere tecnico che, sicuramente potrebbero interessare la salute, ma anche solo la curiosità, del nostro buon consumatore che altrimenti non si piega perché quella bottiglia contenente ( da etichetta ) lo stesso liquido di quell'altra abbia prezzi così diversi lasciando perdere le logiche della GDO.
    Ora vi dirò quello che faccio io e quello che intendo fare grazie al contributo di questo post ed attendo numerosi i VS commenti : allegata ad ogni vendita ci metto un opuscolo di quelli che parlano della cantina, la terra, il ciclo produttivo come probabilmente gli appassionati ne hanno visti tanti, ma che piacciono comunque sempre tanto soprattutto ai privati. All'interno però, ci metto delle schede mobili, dove faccio la carta di identità del vino, roba già più per appassionati e tecnici, ma scritta comprensibilmente.Descirvo dal terreno, alla fittezza alle rese, varietà, vendemmia, metodologie, fino al numero delle bottiglie. Non ho mai dichiarato che Io non uso prodotti che alterano le caratteristiche organolettiche del prodotto, ma indico i solfiti e posso dichiarare senza vergogna che ricorro al rame e alla solforosa seppur molto al di sotto dei limiti di legge e qualcuno mi illumini su come si possa non usarli seppur con parsimonia su vini di lunga evoluzione. E credetemi che uso solo uve sane e perfette da me coltivate e raccolte e non c'è un solo litro di torchiato dentro, ma rame e solforosa capita di doverle aggiustare altrimenti il vino rischia di presentare dei difetti che poi allora si che vanno corretti con ben altre porcate. E quindi quando andrò all'imbottigliamento, dato che le analisi le si fanno comunque per legge, farò un adesivo con le quantità di SO4 e ppm Cu che riscontro nel vino e troverò un posto elegante dove metterlo o sulla scheda tecnica o sulla bottiglia stessa. Secondo voi sarebbe utile anche aggiungere cose del tipo : non contiene gomme, non vengono usati chips, ecc ecc ? Perché se è si, mi piacerebbe che mi aiutaste a definirle meglio queste indicazioni. O magari basta dire che non uso prodotti o tecniche che alterano , modificano o esaltano le caratteristiche organolettiche del prodotto ?

    PS: Grazie in anticipo, mi state davvero aiutando molto !

    Paolo

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    #28
  • Domenico Sciutteri

    Domenico Sciutteri

    In quanto alle castagne e Barbera, Grazie per l'invito che non mi hai mandato.

    Ricordati che sono un Siciliano che non dimentica.

    Io se fossi VIGNAIOLO (anzi se qualche Vignaiolo stanco in zona vicino alla Liguria, posso darle una mano, però faccio sempre domande, come bambini piccoli, voglio sempre imparare);

    Scriverei io uso solo: solforosa e rame al di sotto del limite massimo consentito e nient'altro, tipo (gomma arabica, trucioli ecc.).

    Personalmente preferirei meno rame.

    Speriamo che il coraggio della tua trasparenza duri a lungo, e proprio quando un vignaiolo non vuol dire nulla dei suoi vini che genera un legittimo sospetto.

    Tanto non glieli può copiare nessuno se lui è l'espressione della sua vigna e del suo territorio.

    Se fossi un bravo vignaiolo come Emidio Pepe ti direi come fare vini senza solforosa e lieviti.

    Queste sono scelte, che un vignaiolo secondo me ci arriva dopo averle vissute dentro di sé, pensate ed elaborate, dopo più o meno lunghe gestazioni, e quindi partorite con molta convinzione, sentimento, passione, impegno, sconfitte, gioie e dolori (anche se può contare su un discreto apporto di denaro).


    Sicuramente troverai qualche altro vignaiolo che ti darà una mano.

    Secondo me non è solo pudore, e che scientificamente molte scelte di metodo, dell' organizzazione istituzionali servono più a dividere, mettere in conflitto che ad unire.

    Però adesso ci sono gli strumenti, anche se adesso una proposta di legge vuole fare anche chiudere i Blog) che vignaioli possono usare per unirsi rimanendo allo stesso tempo liberi Individualmente.

    Un Vignaiolo libero per un milioni di Vignaioli liberi.

    Scusa se uso due righe del tuo blog per me. (mi dirai lo già fatto).

    Io non sono un tuttologo, né sparo nel mucchio per vendere di più i miei vini, anzi conoscendo la scarsa tolleranza di molte persone, o apertura mentale dovrei stare zitto, è parlare magari solo di calcio.

    Io lavoro dall'età di otto anni, parlo solo di quello che so, e di quello che ho fatto, o che faccio.

    Conosco questo paese da Bolzano a Pachino, e faccio parte della storia di questo paese perché sono stato attivo sempre, per le mie idee, sbagliato o giuste che siano, o sempre lottato in prima persona, quindi sono anche la Storia di questo paese. Se poi non sono nella storia ufficiale di questo paese, come altre brave persone di una maggioranza positiva e silenziosa è e soprattutto colpa di molti giornalisti prezzolati. (scusa Paolo ma dovevo questa risposta, è non potevo aspettare oltre). Grazie

    Cordialmente Mimmo

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    #29
  • Podere Erbolo di Filippo Cintolesi

    Podere Erbolo di Filippo Cintolesi

    Mimmo Sciutteri ha scritto:
    "Personalmente preferirei meno rame"

    Credo che tutti preferirebbero ritrovarsi meno rame possibile nel vino, essendo un metallo pesante. Il rame uno se lo ritrova, non lo aggiunge di certo.

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    #30
  • Domenico Sciutteri

    Domenico Sciutteri

    Precisazione utile e correttissima, se hai voglia ci potresti dire un po' di più, oltre ad essere un Vignaiolo sei un Fisico, ho sbaglio?

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    #31
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    Spero di aver l'occasione di farmi perdonare per le Castagne e Barbera.
    Grazie anche a questi commenti.
    Adesso voglio proprio vedere se mi è consentito dalla legge scrivere queste cose sulla bottiglia.

    Io spero davvero di diventarlo un bravo vignaiolo, per ora lo faccio con la massima attenzione per la qualità ed il rispetto per la salute.

    Se poi qualche maestro di vigna ha voglia e tempo di condividere qualche perla della sua saggezza io non la lascio certo cadere per terra, anzi anche io ho voglia di imparare, sempre !

    Fai bene Mimmo a usare questo spazio per dire ciò che pensi, credo che sia una qualità intrinseca dello strumento e a me non disturba, anzi fa piacere.

    Posso complimentarmi con Filippo Cintolesi per la sua Laurea in Fisica senza sembrare ruffiano ?!

    Non condivido però la posizione sul rame e ancora meno la capisco proprio perché tu ( non certo io ) scopro che sei uomo di scienza. Il rame non fa male, se non me lo ritrovo, lo devo aggiungere..
    E' si, un metallo pesante, ma non appartiene alla famiglia di quelli tossici quindi non è da sconsigliarne l'impiego purchè si stia bene attenti a non superare le soglie di legge. Il rame, che come il ferro, l'oro, e altri metalli, è naturalmente presente nell'organismo come oligominerale, viene quotidianamente assunto attraverso il cibo e sovrintende ad importantissime funzioni biologiche. Non dovresti mangiare più noci o cereali perché ne contengono più di quanto puoi trovare in un vino che rispetta la legge. A differenza di Piombo, mercurio, Arsenico ed altri metalli pesanti tossici, il rame non è velenoso e lo diventa solo se le concentrazioni nel sangue diventano tali da impedirne la metabolizzazione. Invero, il rame, nell'organismo fa bene nelle giuste concentrazioni come il ferro ed altri metalli pesanti non tossici. La medicina, consiglia l'assunzione di rame per svariate patologie e talvolta consiglia il consumo di vino rosso proprio per il suo contenuto di rame oltre che per il resto. Ho una certa esperienza sui metalli pesanti per via della mia precedente occupazione e per questo io dico che se serve e può capitare che un massa abbia così bassi valori di rame da richiedere una aggiunta, è meglio farlo. E' una pratica che se eseguita con consapevolezza, non ha rischi per la salute ed anzi, rischia di fare del bene alla salute. Anche perché il rame è un ottimo antiossidante e se impiegato con perizia riduce sensibilmente l'uso di solfiti.
    E' ampia la letteratura al riguardo sia in campo medico che legislativo, ma si basti pensare al ferro che si da ai bambini, il rame è la stessa cosa. Poi non vorrei essere frainteso, io do pochissimo rame in vigna e forse per questo di partenza le mie masse ne sono povere e quindi può capitare di dover intervenire

    Ciao
    Paolo

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    #32
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    Naturalmente non vale la teoria che più c'è nè meglio è !!
    Di nuovo ciao
    Paolo

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    #33
  • Podere Erbolo di Filippo Cintolesi

    Podere Erbolo di Filippo Cintolesi

    Paolo, il discorso che faccio sul rame non c'entra per nulla con la mia laurea in fisica perche' da un lato mi occupavo di tutt'altro che di tossicologia, dall'altro che il rame sia un metallo da tenere sotto controllo non lo dice la fisica ma la normativa europea nel momento in cui fissa il limite di contaminazione a 1 mg/l (contro i 2,5 mg/l per il ferro e i 5 mg/l per lo zinco). Fara' anche tanto bene la' dove invece altri elementi sono tossici. Io preferisco pensare che qualsiasi cosa e' tossica oltre un certo ammontare. E' pur vero che certe sostanze si accumulano mentre altre non hanno questa tendenza, ma i limiti di cui sopra li stabilisce la legge. E a quanto mi e' dato sapere la fonte di contaminazione piu' probabile e' data dal materiale di cantina in ottone o in bronzo piu' che dai trattamenti con poltiglia bordolese o altri composti del rame. Non ho mai sentito di aggiunte di rame al vino, a parte l'uso per desolfitare vini su cui si e' avuta la mano pesante con la solforosa, o appestati da puzzi solfidrici.

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    #34
  • Podere Erbolo di Filippo Cintolesi

    Podere Erbolo di Filippo Cintolesi

    Vorrei aggiungere un rilievo al commento n. 32 di Mimmo Sciutteri. Fare i vini senza solforosa e' praticamente impossibile. E' possibile non aggiungerne, ammesso che il risultato valga l'omissione. Ma fare un vino in cui non compare solforosa e' praticamente impossibile visto che gli stessi lieviti ne producono, e a volte in quantita' tale da far scattare l'obbligo di segnalazione sull'etichetta.

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    #35
  • Podere Erbolo di Filippo Cintolesi

    Podere Erbolo di Filippo Cintolesi

    Scusate se sono cosi' a scoppio ritardato: e' il commento n.7 scritto da Le Vigne di Alice su cui mi piacerebbe avere se possibile alcune delucidazioni. Da un lato non ho capito quale sarebbe la caccia alle streghe, dall'altro quali sarebbero i "discorsi da osteria". Soprattutto correlati a eventuali vini denominati e garantiti (ma evidentemente non controllati) che tali non sono. Si pensa che non esistano? O che andare a fondo, segnalare e denunciare sia un'opzione sempre (diciamo anche solo: una proporzione ragionevole delle volte) praticabile? Quante altre persone innocenti e' ammissibile coinvolgere e trascinare sul lastrico in questa operazione di segnalazione? Dunque, se non si ha la possibilita' di provarlo in tribunale, zitti perche' la cosa non sussiste?
    Per capire.

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    #36
  • Collina Del Sole Di Paolo Caorsi Azienda Agricola Vitivinicola

    Caro Paolo,
    mi è piaciuta la tua idea delle icone. Vedi in Oltrepò Pavese ci stanno obbligando a mettere sulle bottiglie una fascetta che all'inizio ho quasi creduto potesse essere indice di qualità invece è solo una spesa in più (perchè al consorzio di tutela le paghiamo) e hanno generato ancora più confusione: Riguardano solo il numero di bottiglie che puo imbottigliare come DOC e purtroppo sono estese anche agli imbottigliatori fuori regione!
    Quindi uno che vede un vino ad 1,50€ sullo scaffale con la sua bella fascetta magari pensa già che ce l'ha sia di qualità!
    Invece potrebbe essere buona l'idea di fascette o icone che dimostrino subito a che categoria appartiene se vero produttore da uve proprie, solo produttore di vino comprando uva, se solo imbottigliatore comprando vino o solo commerciante.....
    Ecco già salta all'occhio quante versioni può avere una bottiglia di vino che un consumatore non consapevole acquista!!!
    Dovremo unirci e proporre queste idee, io sono un pesce piccolo e sinceramente non so da dove cominciare dato che nel mio territorio difficilmente riesci a dialogare con altri colleghi.
    Saluti a tutti

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    #37
  • Collina Del Sole Di Paolo Caorsi Azienda Agricola Vitivinicola

    Scusate aggiungo una cosa...
    Prima di tutto che meraviglia tutti questi interventi, sono sempre di fretta adesso non ho avuto il tempo di leggerli tutti con attenzione ma lo farò. Quindi spero di non dire qualcosa di già detto.
    Comunque una cosa importante per le doc e docg:
    secondo me è già un bel passo avanti quello che è ora al vaglio del governo che un vino doc oltre ad essere prodotto solo con uve di quel medesimo territorio anche tutte le operazioni di vinificazione imbottigliamento confezionamento devono avvenire in quel territorio!! Non che un vino doc sfuso poi può girare ovunque!!
    Ciao
    Paolo Caorsi
    Che giro di parol

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    #38
  • Domenico Sciutteri

    Domenico Sciutteri

    Forza ragazzi che è un blog stupendo, quando c'è amore e tolleranza si può dialogare all'infinito, ( sarebbe meglio vedersi davanti a delle buone bottiglie di vino).

    Podere Erbolo di Filippo Cintolesi, io per gli amici sono Mimmo o Mimuzzo.

    Ma si hai ragione, dovevo meglio precisare, ma mi riferisco ad un'altro tipo di vignaiolo che sicuro non è tra di voi.

    Ma dove sono i ristoratori? Cosa dicono? E i consumatori?

    Cordialmente Mimmo

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    #39
  • Aogi

    Aogi

    Mimmo,

    io sono una semplice consumatrice, ad esempio.

    Però ho molti amici ristoratori nell'Astigiano (qui i ristoratori frequentano volentieri i colleghi, se hanno lo stesso giorno di riposo, vanno ad una degustazione insieme, vanno a cena...), ma non c'è nessuno che abbia tempo di stare al computer tra questi.

    Immagino siano pochi quelli che se lo possono permettere (con l'attività consolidata e con un numero giusto di personale per la quantità del lavoro, ecc.).

    Per sapere cosa pensano i ristoratori, presumo che dobbiate andarli a trovare voi!

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    #40
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Mah, Aogy, non sono molto d'accordo.
    Sarebbe da capire perché i vignaioli dovrebbero avere il tempo e i ristoratori no. In fondo questo per loro sarebbe *anche* lavoro, non un semplice passatempo. Secondo me è solo questione di averne o non averne voglia e su questo c'è ben poco da fare. Ciao, Fil

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    #41
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    Filippo, il complimento per la tua laurea era genuino, da ragazzino avrei voluto farli io quelli studi, ma la vita non me lo ha permesso. Sul rame concordo con te, per ogni sostanza è sempre una questione di quantità. Persino l'acqua può uccidere se troppa, no ? Sapevo della contaminazione in cantina da raccorderie in lega, ma se non vado errando, oggi sono state tutte sostituite da Poliammide ( Nylon ) o Acciaio, tuttavia è raccomandabile sempre fare le analisi anche di quello.
    Colgo il tuo appunto come occasione per meglio documentarmi, come tutti sanno, io non sono enologo e non vorrei aver mal compreso una tecnica enologica che talvolta il mio enologo mi indica di eseguire su vini di lungo periodo di elevazione. Puzzi solfidrici? Mammamia solo la parola mi ha spaventato, devono essere tremendi. Per quanto riguarda i solfiti, obbligo o no, sono del parere che vadano comunque indicati non per altro se non che ci sono persone che manifestano reazioni allergiche alla sostanza anche se presente in tracce minime.
    Paolo Corsi benvenuto, vedo con piacere che hai raccolto il mio invito a proseguire su questo post dedicato alla trattazione dello spinoso argomento. Non so se la cosa possa consolarti, ma sapessi cosa pagano certe aziende agli altri consorzi…. ( grana padano, reggiano, crudo di parma… )
    Sull'idea della trasparenza della comunicazione, come avrai modo di leggere, i pareri sono discordanti e, fatto salvo qualcuno mancano quei grandi assenti dei consumatori che, a mio avviso, dovrebbero essere i maggiormente interessati. Allo stato dell'arte di questa discussione fra innamorati del vino, pare che la maggioranza concordi sul fatto che la sola denominazione non sia così rappresentativa della qualità del vino. Si percepisce sia il desiderio di avere alcune indicazioni chiare sull'impiego o meno di certe pratiche enologiche come anche avere qualche informazione in più sul territorio ed i metodi di processo. Non ho invece, ma magari mi sbaglio, avuto dichiarazioni di intento da parte dei produttori. Sei il primo e questo mi fa sperare che forse non sarai l'ultimo. Avevo deciso di operare in autonomia la scelta di dichiarare quello che secondo questo gruppo viene ritenuto sensibile al fine di rendere comprensibile la qualità del prodotto al consumatore. Non abbandono l'idea di creare questo SET di icone integrative, ma come detto in precedenza, occorre l'adesione di altri produttori che condividano i grandi vantaggi che una comunicazione trasparente potrebbe portare a tutto il settore dei vini di alta qualità. L'iniziativa del singolo in questo senso sarebbe solo una mossa di marketing mentre io auspicavo un gesto di sensibilità verso il consumatore. Come dire, tendere la mano al consumatore perché compia scelte più consapevoli.
    Ora siamo in due che orientativamente accarezzano l'idea, se mi dai una mano, abbiamo già unito , almeno negli intenti, Alessandria con Pavia e quindi l'oltrepò con i Colli Tortonesi.
    Riguardo le leggi, spiace vedere che debbano servire delle leggi per ricondurre al buon senso certa parte della categoria, basterebbe massima libertà per tutti ed un obbligo solo, dichiarare tutto quel che si fa.
    Mimmo,
    ben vengano le serate in buona compagnia dove a moderare il dibattito è del buon vino !
    Rilancio anche io l'invito al consumatore, sarebbe importante capire cosa ne pensa, potrebbe essere che al consumatore vada benissimo quello che c'è sulle etichette di oggi come potrebbe essere che tutta la letteratura di riviste, guide e rotocalchi sul vino lo abbiano talmente inebetito che ormai l'unico parametro di valutazione di una bottiglia siano le stellette, i bicchieri o i puntini…. ???
    Tipo, << ho stappato un fantastico tre bicchieri ieri sera >> << ah, si, e che cos'era ? >> << mah un bianco, buono però >>
    Aogi, non penso sia un questione di tempo, ma di cultura.
    Con questo mezzo si rinucia alla parte conviviale del coniscersi, ma si possono confrontare le idee di un pubblico potenzialmente più vasto della propria cerchia di conoscenze. Inoltre si espone la propria idea ad un pubblico non selezionato aumentando esponenzialmente la possibilità che le critiche siano davvero costruttive ed universali e non solo per addetti ai lavori.
    Grazie a tutti per i bellissimi contributi.
    Filippo, caspita hai visto che un produttore ha trovato interessante il progetto ? Avevi ragione, speriamo che se ne uniscano altri !

    Ciao
    Paolo

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    #42
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Paolo, si non devi dubitare. Ci vuole solo pazienza. Magari aprirai un nuovo post apposito per illustrare nel dettaglio la tua idea. Nel frattempo questo fa da palestra per organizzare le idee. Aggiungo qualche considerazione. Il sistema che tu indichi delle icone può essere valido come no. Il problema non è questo. Il problema è : la tua iniziativa vuole coinvolgere solo i tuoi vini e la tua azienda o vuole farsi da apripista per coinvolgere un vasto gruppo di produttori di qualità ? E' chiaro che se la prima opzione è più semplice e immediata da realizzare - prendi la bottiglia e scrivi quel che vuoi - la seconda comporta una mole di lavoro differente: prima bisogna trovare persone interessate, poi accordarsi sul cosa e quindi sul come procedere.

    Visto che mi sembra che il tuo intento sia più quello di un movimento di gruppo che di singola azienda, il mio suggerimento è di partire con piccoli passi. Prendi UNA SOLA cosa e comincia da quella. Vogliamo indicare la quantità di solfiti con un'icona in retroetichetta, benissimo, cominciamo da quella. Vogliamo partire dall'indicazione che in fase di vinificazione e/o affinamento non vengono utilizzati chips ? Benissimo, inventiamoci l'icona (ce ne sarebbe anche una già pronta : www.chipsfree.it iniziativa avviata da Giampiero Nadali e a cui ho contribuito con la realizzazione del mini-sito, al volo). L'importante è : UNA COSA ALLA VOLTA.

    Se ci mettiamo qui a discutere su tutte le possibilità mi sa che non ne usciamo vivi. L'unica via è partire con una cosa e poi, eventualmente, creato un gruppo consolidato di discussione e aderenti all'iniziativa, coinvolgerlo anche su altri fronti.

    Ciao, Fil

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    #43
  • Aogi

    Aogi

    Filippo e Paolo,
    non ho mai detto che gente che scrive qui lo faccia per passatempo.
    E non credo che quelli che conosco non si mettono al computer a causa della loro cultura, assolutamente.
    Mi ricordo che anche qualcun altro che non è ristoratore diceva di recente "scrivere su un blog è un lusso".
    Beati chi lo può fare con una certa frequenza.

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    #44
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Aogi continuo a non essere molto d'accordo. Prendiamo per assunto che non sia un problema di cultura o di tempo, mi sta bene. Il problema allora è di mentalità, cioè decidere se venire su vinix per cazzeggiare, per passione o per lavoro. Io credo che un'azienda del settore wine & food, qualsiasi essa sia, dovrebbe venire per passione - certo - ma soprattutto per lavoro. Se il tempo dedicato a vinix è *anche* per lavoro, allora stai certa che questo sarà un investimento, non una perdita di tempo.

    Proprio la persona che diceva che era un lusso (Alter-eno) e che probabilmente continua a pensarlo, a me sembra che il tempo lo trovi sempre quando si tratti di fare un uso mirato, intelligente e consapevole della piattaforma... :-)

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    #45
  • Collina Del Sole Di Paolo Caorsi Azienda Agricola Vitivinicola

    Ciao Paolo,
    appena ho un pò di tempo eccomi qui. Mi sembra che stia nascendo una cosa importante, grazie a Vinix e a Filippo che ci hanno dato quest'occasione e dovrebbe così essere il portabandiera di questa iniziativa.
    Dovrebbe nascere un'associazione tra Aziende farne un sito o blog dedicato.
    Io comunque resto dell'idea dell'importanza delle icone che contraddistinguono produttori di vino da uve proprie, vinificatori da uve acquistate, solo imbottigliatori ecc.
    Non dico che così un vino sia migliore di un altro. Intendiamoci chi acquista l'uva può farlo con attenzione allla qualità ecc. e vinificare in modo naturale. Ma la questione è che il consumatore deve saperlo! Questo può essere utile anche a capire i vari prezzi in giro.
    Questo subito sul davanti della bottiglia o sul collo, poi nella retro tutte quelle che riguardano i metodi di vinificazione .
    Che ne dite?
    Si potrebbe arrivare ad una proposta al ministero delle politiche agricole se riusciamo a formare un associazione con un mumero consistente di Aziende di tutta Italia.
    Non lasciamo che questa iniziativa finisca in una bolla di sapone.
    Io cercherò di contattare le aziende che so già sono su questi filoni di pensieri, se tutti facessero così nel proprio territorio e poi proviamo a unirci tutti!
    Saluti, Paolo Caorsi

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    #46
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Non per smorzare l'entusiasmo Paolo (Caorsi) ma secondo me stai volando un po' troppo alto. Come ho scritto nel commento 46, secondo me per riuscire a combinare qualcosa bisogna partire da poco. Poi si cresce ma altrimenti se in fase di partenza il progetto è troppo complesso rischia veramente di morire sul nascere.

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    #47
  • Domenico Sciutteri

    Domenico Sciutteri

    Aogi Y
    Scusa io che sto ancora finendo di pranzare, devo ancora prendere il caffe, sono ancora sudato, alle 14,00 devo essere in magazzino, perche viene a trovarmiun Enotecario, devo preparare le bottiglie da presentare, controllare i prezzi. Mi dirai che è un lusso, tutta più essendo u'amica, potrai dirmi che sono incosciente.

    per i ristoratori ci sentiamo stasera.

    Cordialmente Mimmo

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    #48
  • Pino Bellantoni

    Pino Bellantoni

    Scusatemi ma credo che il grande dibattito in corso nel post riveli una certa confusione di linguaggi e specificamente solo per "addetti ai lavori". Credo che tutti comunque auspichino un avvicinamento del consumatore medio ai prodotti di qualità.
    Da consumatore medio, credo che forse nessun settore come quello del vino ha bisogno di una semplificazione comunicazionale.
    Se un detersivo viene reclamizzato al massimo ma la massaia quando lo usa si accorge che non pulisce come prometteva, cambia detersivo, non è che non lava più. Per il consumo del vino è diverso; se compro una bottiglia di un certo prezzo e mi accorgo che la spesa non vale l'impresa, la volta successiva non cambio vino, passo alla birra.
    Scrivete quello che volete nelle etichette ma, per favore, che la bontà, come mi è capitato spesso, non sia inversamente proporzionale alle informazioni scritte. Altrimenti..."dum Romae loquimur, Saguntum expugnatur"

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    #49
  • Aogi

    Aogi

    Filippo,
    perché continui a scrivere come se io avessi scritto da qualche parte che, per i ristoratori che conosco io, sia una perdita del tempo visitare questo sito ed eventualmente scrivere qualcosa anche loro?
    Dimmi dove l'ho scritto?
    Non posso scrivere ciò che non ho mai pensato.
    Secondo me vorrebbero farlo senz'altro, se potessero.

    Se possono farlo o meno, dipenderà da molte cose.
    Se hanno la connessione internet al lavoro (non tutte le colline astigiane sono raggiunte dalla linea adsl).
    Se ci vivono o devono viaggiare, ecc., ecc.

    Tutte le cose che dici sono giustissime, ma io non avrei coraggio di dirgli che il fatto che loro non vengono qui sia dovuto alla loro mentalità, quando vedo che a fine serata non hanno neanche forza di andare a casa loro e che si mettono a dormire al ristorante alle 2 di notte, la mattina dopo si alzano alle 8, cucinano, servono a pranzo, chiudono, rimettono in ordine le sale e vanno a fare la spesa se manca qualcosa, si mettono a cucinare di nuovo, servono a cena, rifanno le pulizie, e si fa di nuovo le 2 di notte... .
    E giuro che io non sto esagerando.

    Mimmo,
    forse volevi dire la stessa cosa che dicono gli altri anche tu?
    Non ho colto bene ciò che volevi dire, comunque ci credo che valga per tutti la mancanza del tempo.

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    #50
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Aogi, tu hai scritto "Però ho molti amici ristoratori nell'Astigiano (qui i ristoratori frequentano volentieri i colleghi, se hanno lo stesso giorno di riposo, vanno ad una degustazione insieme, vanno a cena...), ma non c'è nessuno che abbia tempo di stare al computer tra questi." ed io ho capito che i ristoratori vanno a fare le degustazioni insieme, vanno a cena insieme ma non hanno tempo di stare davanti al pc.

    Scelta liberissima, anzi, ti dirò di più, fare cene e degustazioni è molto meglio che stare davanti al pc, ma dire che non hanno tempo secondo me è errato. Diciamo che preferiscono fare altre cose come andare a cena e alle degustazioni.

    Vedi, quando parlo di mentalità intendo proprio questo : "andare alla degustazione si perché fa parte del mio lavoro", pensare di prendere una prenotazione via internet no perché non ho tempo di scaricare la posta...

    Non so se ora mi capisci.
    Un caro saluto.
    Fil

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    #51
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    Ciao Filippo,
    come giustamente hai inteso, l'iniziativa, perché abbia un senso, dovrebbe essere abbracciata e condivisa da un certo gruppo di produttori di qualità.
    Concordo sul fatto che già così comìè, questo è un parto che si presenta davvero difficile, figurati a complicarlo, tuttavia penso che limitandosi a voler dichiarare solo i solfiti basterebbe già l'indicazione che oggi molti ( io ed altri già lo fanno ) mettono in bottiglia. L'idea era di dare qualche informazione davvero indicativa e forse nonostante tutto ci stiamo anche arrivando. Leggendo tutto quanto, ho provato a disegnare questa mappa del vino. Fatto salvo che parliamo di vini prodotti secondo la legge e che rispettano le varie disciplinari, oggi credo che al consumatore possa interessare questo :

    - Da sole uve proprie SI/NO
    - Elevazione in Legno SI/NO
    - Solfiti aggiunti SI/NO
    - Aromatizzanti aggiunti ( chips e altro ) SI/NO ( va benissimo l'idea di chipsfree )
    - Stabilizzanti aggiunti ( gomme e altro ) SI/NO
    - Resa Litri/Ha o Hl/Ha

    E credo che con queste poche informazioni unite al grado alcolico già presente oggi, alla denominazione ed all'annata, anche il consumatore medio avrebbe un quadro significativo della qualità del vino che sta valutando senza dover diventare un tecnologo.

    Paolo Corsi,
    Ottimo slancio, dipende tutto da noi, come suggeriva Filippo, meglio partire piano che non partire affatto. In queste cose, quando poi c'è il consenso, si fa in fretta a perfezionarle. Cosa ne pensi di quei 6 fattori estratti da questa intera discussione ? Ne preferisci altri ? Parliamone !

    Pino, un bel commento, peccato che il mio latino scolastico non mi permetta di andare oltre a Lupus in Fabula, o carpe diem, ma a parte gli scherzi, anche tu hai dato un contributo importante. Il linguaggio non deve essere solo per appassionati i quali probabilmente certe informazioni le hanno ancora prima che gliele dica tu produttore, in etichetta. Un vino può piacere o meno, già più difficile dire se è buono o se ha difetti, non parliamo dei valori di eccellenza, ci vuole studio e pratica, non basta la passione.
    Interessa sapere al consumatore medio se nel vino che sta comperando sono state addizionate sostanze LECITE, con lo scopo di ALTERARE o CONSERVARE le qualità del vino ? Interessa sapere almeno la provenienza delle UVE impiegate ? Il consumatore sa che una minore resa influenza positivamente il vino ? E' consapevole del fatto che se nel vino è stato messo dello stabilizzante ci sono alte probabilità che sia stato per così dire un po' forzato ? Il consumatore sa che differenza c'è tra l'elevazione in legno ed i truccioli e quali differenze di impatto hanno sul prodotto ? Se la risposta è si almeno in buona parte, come io credo, direi che possiamo andare avanti e centrare meglio l'obiettivo.

    Aogi,
    Fisicamente io non potrei tenere tutti i contatti che ho solo attraverso i momenti di incontro reality.
    La tecnologia di cui il Blog è una parte, mi consente di sfruttare meglio il mio tempo e raggiungere un buon livello di comunicazione senza muovermi dalla mia cantina.
    E' un bell'investimento , non è che non costi nulla, ma non è che si possa essere sempre ad una degustazione o a qualche evento… ( MAGARI )
    Molti ristoratori hanno una visione più simile alla mia di altri, ognuno libero in questo mondo, ma concordo con Fil, non è una questione di tempo. Il tempo si trova quando si decide di investirlo in qualcosa.

    A proposito di tempo.... qualcuno sa disegnare dei loghi e vuole provare a dare un semplice contributo ?

    Ciao

    Paolo

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    #52
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Bene Paolo, direi che stiamo progredendo verso l'obiettivo. Intanto hai messo sul piatto 6 indicazioni concrete che mi sembrano più che sufficienti :

    - Da sole uve proprie SI/NO
    - Elevazione in Legno SI/NO
    - Solfiti aggiunti SI/NO
    - Aromatizzanti aggiunti ( chips e altro ) SI/NO ( va benissimo l'idea di chipsfree )
    - Stabilizzanti aggiunti ( gomme e altro ) SI/NO
    - Resa Litri/Ha o Hl/Ha

    Mi chiedo, sono proprio necessarie le icone o non sarebbe forse più semplice scrivere il tutto in retroetichetta ?

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    #53
  • Aogi

    Aogi

    Filippo,
    immaginavo anch'io fosse colpa di quella parte di uno dei miei post che hai citato a farti capire una cosa per l'altra, ma in realtà, non è che riescano ad andare così spesso neanche a degustazione o a cena.

    Parlo di gente che, anche nel giorno di chiusura passano 5, 6 ore di tempo a fare la spesa e la preparazione per la settimana che viene (ed è così TUTTO L'ANNO).
    E le loro strutture risultano chiuse magari 3 settimane all'anno, ma di queste 3 settimane spendono almeno 7/10gg. a fare pulizie integrali, svuotare tutti i frighi e congelatori, rinfrescare i colori dei muri e fare qualche riparazione.
    E tornare al lavoro già qualche giorno prima di riapertura.

    Dice la statistica che la durata media della vita dei cuochi sia (tocchiamo il ferro, ma) meno di 60 anni.

    Secondo me, non è che loro abbiano scelto o preferito consapevolmente di dare priorità agli impegni off-line.

    Io penso che, perché uno pensi di collegarsi all'internet ogni volta che trovi un piccolo ritaglio di tempo sconfiggendo il senso di spossatezza, egli dovrebbe già aver avuto tempo e modo di farne un'abitudine quotidiana, come fare i denti dopo pasto.

    Mi sembra di vedere che, anche per i ristoratori già registrati a questo sito, non sia facile mantenere quest'abitudine.
    Pochissimi di loro riescono a scrivere con assiduità, no?
    Forse non hanno neanche letto ancora, cosa scriviamo qui adesso.

    Io penso, Filippo, ammesso che ti interessi e ti faccia piacere coinvolgere più ristoratori al tuo sito e renderli più attivi di adesso, che non servirebbe tanto convincerti che sia la loro mentalità ad impedirlo.

    Bisogna scoprire quale può essere modo per aiutare che ciò avvenga (sto cercando di capire anch'io), e per scoprirlo, bisogna sicuramente conoscerli di più.
    Sempre se ti fa piacere.

    Questo è come la vedo io che, come avevo già detto altrove, sono nipote di un ristoratore.

    Contraccambio di cuore il tuo saluto.

    Aogi

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    #54
  • Aogi

    Aogi

    Paolo,

    capisco benissimo che, per i viticoltori, mantenere contatti via internet sta oramai diventando un must.

    Scrivi:
    "Molti ristoratori hanno una visione più simile alla mia di altri, ognuno libero in questo mondo, ma concordo con Fil, non è una questione di tempo. Il tempo si trova quando si decide di investirlo in qualcosa."

    A prescindere dal fatto che:

    *ci sono diverse tipologie di ristoratori
    *non tutti passano la vita come quelli che conosco io
    *ogni uno ha il suo tipo di organizzazione
    *e possono avere più o meno necessità di via di comunicazione telematica rispetto agli altri colleghi

    ribadisco, credo siano giustissime cose che dite voi.

    Ciao,
    Aogi

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    #55
  • Collina Del Sole Di Paolo Caorsi Azienda Agricola Vitivinicola

    Filippo non hai tutti i torti nel dire che queste sei indicazioni sono sono già molto indicative e semplicemente metterle nel retro etichetta è certo l'idea più semplice e attuabile.
    Di certo quando dovrò stamparne di nuove le inserirò certamente, è già un passo avanti che le solite ormai fredde diciture.
    Io però mi chiedo chi avrebbe il coraggio di mettere NO?
    Il consumatore ci può credere?
    Un mio collega di Broni mette nella retro addirittura l'analisi del laboratorio!
    Per me è molto importante riuscire in qualche modo, che diventi poi legge, esporre chiaramente chi sei cosa fai a che categoria appartieni. Produttori come noi scrivono "prodotto e imbottigliato da... "oppure "imbottigliato all'origine" ma i commercianti ecc. si avvalgono molte volte di sigle o la cosa è molto evasiva.
    Tanti saluti
    Paolo Caorsi

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    #56
  • Podere Erbolo di Filippo Cintolesi

    Podere Erbolo di Filippo Cintolesi

    Paolo della Cascina I Carpini, non intendevo minimamente insinuare che i tuoi complimenti fossero sarcastici, scusa se ti ho dato questa impressione. Volevo solo dire che i miei studi hanno poco merito (o colpa?) di quel che so del rame nel vino.

    Circa le indicazioni in retroetichetta, vorrei fare alcune considerazioni in ordine sparso:
    -indicazione della solforosa. Sono piu' che favorevole a indicarla con precisione, e pensavo di iniziare gia' dal vino che ho imbottigliato un mese fa ma ancora devo etichettare (il 2005).
    -altre indicazioni, in particolare quelle "negative" (cioe': non contiene questo, non abbiamo fatto quest'altro). Come gia' ebbi modo di dire mesi fa durante la discussione che ci fu mi sembra sul blog di Aristide a proposito dell'iniziativa "Chips free", io non intendo dire cosa NON ho fatto, solo per prendere le distanze da chi quel qualcosa (che magari io non condivido) ha invece fatto. Io sono piu' che disposto a dire TUTTO quello che faccio. La verita', tutta la verita', nient'altro che la verita'. Per il resto ci pensi il lettore/consumatore a trarre le sue conclusioni.
    - non sono sicuro che molte delle cose che vorremmo indicare sia permesso indicarle. Ricordiamoci che la legge distingue tre casi: indicazioni obbligatorie, indicazioni facoltative, indicazioni espressamente vietate. Ogni altra cosa, anche non espressamente vietata, e' implicitamente vietata, e questo dalla normativa europea.
    - una indicazione sull'origine delle uve e' gia' implicitamente contenuta nel famoso "imbottigliato all'origine" o espressioni equivalenti (l'impiego di espressioni come viticoltore, podere, fattoria eccetera) che sono ammesse solo se il vino e' stato imbottigliato e vinificato dalla stessa entita' che ha anche coltivato le uve.
    -siamo sicuri che tutta questa roba c'entri nella retroetichetta? ricordiamoci (e ricordiamolo ai vari fruitori di vino che magari non sono familiari con i dettagli dell'imbottigliamento) che le dimensioni di etichetta e retroetichetta non sono arbitrarie, in molti casi, ma determinate entro un ristretto intervallo di variabilita' dal caricatore della macchina etichettatrice. A meno che non si vogliano attaccare le etichette a mano, una per una...
    -perche' non mettere tutte queste belle notizie su una pagina web del sito aziendale, e credo che tutte le aziende abbiano un sito web.... o siano in procinto di darsene uno (ehm ...ehm ;-) ).
    L'importante e' che le informazioni siano reperibili da qualche parte

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    #57
  • Domenico Sciutteri

    Domenico Sciutteri


    Aogi Y

    Volevo dire: una cosa che dovrebbe sembrare ovvia. Che la priorità che diamo al nostro tempo la scegliamo noi.
    Io divento una belva quando mia sorella mi dice scusa sai non ho avuto tempo.

    Nella sua giornata di 24 h., lei ha scelto di andare da una parte rispetto che da un'altra.

    Le nostre scelte sono dettati da interessi legittimi (altruistici o meno).

    La mia osservazione, era un richiamo, per sapere e per stimolare sia ai consumatori, si è ristoratori si stavano almeno leggendo questo blog.

    La categoria professionale dei ristoratori, (sono entrato a 15 anni in cucina da mio zio, ) secondo me una categoria molto complessa, sarebbe da studiare con molta attenzione.

    Č diversa per zone d'Italia, non a caso visto che io ho la necessità di comunicare con loro.

    Analizzando la guida Michelin dei ristoranti, sul Web, o incominciato a leggerla partendo
    Dall'Alto Adige, mi sembra di non sbagliare nel dire che è quasi la totalità dei ristoranti oltre ad avere l'indirizzo di posta elettronica hanno un sito Web.

    Poi sposti l'analisi in altre regioni e noti la differenza. Č corretta l'osservazione che in molte periferie d'Italia non è ancora possibile avere dei collegamenti decenti.

    Il tempo: I ristoratori dovrebbero fare come maggior parte di altri almeno due giorni di riposo settimanali.

    Per i bravi ristoratori italiani (veri artigiani di una grande cucina) il lavoro è molto duro.

    Quando io dovevo disossare più di un'anatra, cercare di salvare la sua pelle, con la tecnica del guanto, mi dovevo sicuramente alle cinque del mattino.

    E lo è ancor di più per le aziende familiari.

    Poi ci sono i cuochi delle scatolette, e purtroppo aumentano sempre di più, ma questo è un altro discorso.

    Ma c'è anche il secondo me la riflessione se lo strumento che per molti e un diavolo (PC) è utile oppure No.

    Io avendo capito a 45 anni le ottime potenzialità di questo strumento, mi ci sono buttata a capofitto, tanto che dopo sei mesi sono dovuto ricorrere, ha gli occhiali.

    Però quando mi sono trovato dal 1998 al 2000 a Villanova d'Albenga, con la mia osteria (l'Ariete) il computer e Web mi hanno tolto dall'isolamento.

    Comunque io sono molto contento che a Asti e ristoratori si riuniscono per delle cene, a Genova che mi risulti non lo fanno più.

    Difatti io chiesto, ma scusate circa vent'anni fa i vostri colleghi nel giorno di chiusura, si ritrovavano da un altro collega si degustavano nuovi vini, nuovi prodotti, era un momento per scambiare opinioni, allacciare relazioni, conoscersi meglio. No! Non si fa più.
    Cordialmente Mimmo

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    #58
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    @ Filippo Cintolesi
    Dici una cosa importante : "non sono sicuro che molte delle cose che vorremmo indicare sia permesso indicarle".
    Quindi, operativamente parlando, la prima cosa da fare è che qualcuno di voi si occupi di capire se le indicazioni di Paolo (Cascina I Carpini) siano utilizzabili o siano addirittura vietate. Mi pare di aver letto, per esempio, che non sia possibile indicare quanta solforosa c'è nel vino ma solo se c'è o se non c'è. Quindi per es. non so potrebbe scrivere quanta ma, immagino, nemmeno se è aggiunta rispetto alla naturale.

    @ Paolo Caorsi e Paolo di Cascina i Carpini
    La strada più semplice secondo me è quella dell'autocertificazione. Ognuno ci mette la faccia e se un domani viene fuori che ha autocertificato il falso, ha chiuso per sempre con la propria credibilità. Mi pare un deterrente che offre sufficienti garanzie al consumatore.

    @ Mimmo e tutti.
    Se fosse effettivamente proibito o troppo difficile, inserire in etichetta quanto si sta pensando di inserire da parte di questo costituendo gruppo di vignaioli autocertificati, perché non inserire le autocertificazioni online e perché non utilizzare Vinix per farlo ? La scheda "Pro" di Vinix, consente di aggiungere moltissimi dettagli al proprio profilo personale su vinix. Potrei fare in modo che vi sia uno spazio specifico *apposta* per l'autocertificazione. Ovviamente da compilare facoltativamente.

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    #59
  • Domenico Sciutteri

    Domenico Sciutteri

    @ per Paolo e tutti.

    Questa è la scheda che avevo creata quando collaboravo con Valle Unite.

    Produttore
    Valli Unite Soc.Coop. Agr. Piemonte
    Denominazione del vino
    Barbera Vighet D.O.C. olli Tortonesi
    Annata
    2001
    Gradazione alcolica
    14'
    Caratteristiche di coltivazione biologico
    biologico certificato Icea
    Zona vitivinicola e microzona:
    Colli Tortonesi
    Estensione vigneto
    1,5 ettari
    Densità media ceppi
    4000
    Suolo
    franco limoso argilloso
    Esposizione:
    sud, sud-est
    Altitudine
    350 Mt. s.l.m.
    Età delle viti
    40 anni
    Cultivar:
    Barbera
    Forma di allevamento
    Guyot
    Numero gemme per pianta
    7 o 8
    Produzione per ettaro
    40 quintali
    Produzione per ceppo
    1,250 kg
    Trattamenti in vigna e loro frequenza
    (diserbanti, antibotritici, antimuffe, insetticidi, idrossido di rame, zolfo):
    piretro (una volta l'anno); rame (cinque volte l'anno) zolfo (tre volte 1'anno).
    Modalità di vendemmia (manuale, meccanica, altro):
    manuale
    Modalità di pigiatura:
    soffice
    Modalità di pressatura
    soffice
    Tempo di macerazione
    da 8 a 12 giorni
    Alloggiamento del pigiato:
    acciaio, legno, cemento
    Tempo e modalità di affinamento
    un mese cemento, 20 mesi legno
    Uso solforosa/solfitaggio,:.:.:, (indicare in quale fase e la quantità.
    30-40 mg, al litro
    Uso filtraggi e illimpidimento (indicare quali materiali):
    cellulosa
    Ricorso ad aumento del grado alcolico
    no
    Uso di lieviti
    Neutri
    Uso di mosto concentrato rettificato
    no
    Uso di additivi(quali): no

    Un grandissimo stupendo, strutturato, longevo, tipico, Barbera.

    Un mese aperto lasciato al fresco in cantina invece di peggiorare migliora.

    naturalmente e migliorabile, naturalmente non può stare tutto nella retroetichetta, (chi sa).

    Spero di aver dato un modesto contributo.
    Mimmo ciao

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    #60
  • Sergio Ronchi - Winefoodcompanion

    Sergio Ronchi - Winefoodcompanion

    Aggiungo un testo che avevo scritto quando erano state varate le nuove regole per l'etichettatura.

    Etichettatura dei prodotti vitivinicoli
    I "tratti" del regolamento Ue 753/2002

    Il nuovo regolamento sull'ETICHETTATURA DEI PRODOTTI VITIVINICOLI è entrato in vigore il 1 agosto 2003. Cerchiamo di capire meglio quello che potremo trovare sulle etichette di tutte le tipologie di vini. Essendo entrato in vigore quest'estate, le prime etichette con le nuove regole le vedremo sui vini novelli in commercio a novembre prossimo e, in seguito, su tutte le annate 2003 delle varie tipologie di prodotti. Resta inteso che i vini prodotti in precedenza manterranno le etichettature attuali. Il nuovo regolamento è nato dal fatto che ormai la globalizzazione dei prodotti sul mercato rendeva necessaria la stesura di una serie di regole comunitarie per i prodotti vitivinicoli. Innanzi tutto si è cercato di concedere maggiore spazio all'operatore, evitando lo schema rigido imposto fino ad ora. Il nuovo assetto giuridico fissa delle norme generali e fondamentali comuni a tutte le categorie di prodotti che possono essere suddivisi in tre "classi" e per ogni genere di vino: indicazioni obbligatorie (con informazioni di base per il riconoscimento del prodotto); indicazioni facoltative "regolamentate" (complementari alle precedenti) e indicazioni facoltative "libere", per meglio illustrare il prodotto ma sempre tenendo presenti regole definite.

    Vini da tavola
    Per i vini da tavola le indicazioni obbligatorie sono:
    denominazione "vino da tavola"; nome dello stato comunitario; "mélange di vini di diversi Paesi delle Comunità" per i vini prodotti con tagli provenienti da diversi paesi; menzione "vino ottenuto in (nome dello stato) da uve provenienti da (nome dello stato);
    titolo alcolometrico volumico effettivo con tolleranza dello 0,5% +/-;
    volume nominale indicato in litri, centilitri o millilitri;
    nome e ragione sociale dell'imbottigliatore;
    numero del lotto.
    Le indicazioni facoltative "regolamentate", sempre per i vini da tavola, sono:
    marchio;
    tipo di prodotto, in relazione al tenore zuccherino;
    colore base (ammessi solo bianco, rosso e rosato);
    termine riferito all'attività agricola dell'imbottigliatore (podere, cascina, viticoltore)
    Le indicazioni facoltative "libere" costituiscono una sezione nuova e che offre molte possibilità al produttore. L'unica regola imposta, infatti, è che tutto quanto viene riportato deve essere veritiero, documentabile e non suscettibile di creare confusione nel consumatore o indurlo in errore.

    Vini Igt (Indicazione geografica tipica)
    Le indicazioni obbligatorie per i vini Igt sono:
    nome dell'area geografica (almeno l'85% deve provenire dall'area geografica menzionata);
    menzione "indicazione geografica tipica";
    tutto quanto previsto per i vini da tavola.
    Le indicazioni facoltative "regolamentate" comprendono:
    indicazione delle varietà di uve utilizzate o loro sinonimi (devono essere inserite in ordine decrescente di proporzione);
    annata di raccolta delle uve;
    menzioni tradizionali (ad esempio chiaretto, passito, novello, vivace, vendemmia tardiva) che possono variare da Paese a Paese;
    metodo di elaborazione;
    riconoscimenti, premi, medaglie, concorsi enologici;
    nome dell'azienda.
    Le indicazioni facoltative "libere" per gli Igt prevedono:
    non può essere menzionata una sottozona o a una zona più grande della regione determinata in quanto questa caratteristica spetta solo ai Vqprd;
    tutto quanto previsto per i vini da tavola.

    Vqprd (Vino di qualità prodotto in regione determinata)
    Le indicazioni obbligatorie per i vini Vqprd sono:
    nome della regione;
    indicazione di "denominazione di origine controllata" o "denominazione di origine controllata e garantita" o "vino dolce naturale";
    si può altresì indicare la sigla Doc o Docg o Vqprd (non sono obbligati a queste sigle "Marsala", "Asti" e "Franciacorta";
    tutto quanto previsto per i vini da tavola e Igt.
    Le indicazioni facoltative "regolamentate":
    indicazione della regione più grande di cui fanno parte;
    sottozona;
    imbottigliamento nella regione determinata;
    tutto quanto previsto per i vini da tavola e Igt.
    Le indicazioni facoltative "libere" per i Vqprd comprendono:
    tutto quanto previsto per i vini da tavola e Igt.

    Vini spumanti
    I vini spumanti naturali sono suddivisi nelle seguenti categorie:
    vino spumante (generico);
    vino spumante di qualità;
    vino spumante di qualità del tipo aromatico;
    vino spumante di qualità prodotto in regione determinata (spumante Docg o Doc).
    Le indicazioni obbligatorie per questa "famiglia" sono:
    menzione di "vino spumante";
    nome e ragione sociale dell'imbottigliatore;
    titolo alcolometrico volumico effettivo (con tolleranza di 0,8%vol.);
    tenore di zucchero con le seguenti diciture: "brut nature", "extra brut", "extra dry", "secco o dry", "demi sec", "dolce".
    Le indicazioni facoltative "regolamentate":
    nome della varietà della vite (una sola varietà se è almeno dell'80% altrimenti devono essere menzionate tutti i vitigni utilizzati fino al raggiungimento del 100%);
    marchio del produttore che non crei confusione al consumatore.
    Indicazioni facoltative "libere": anche in questo caso, l'unica regola imposta è che tutto quanto riportato deve essere veritiero documentabile e non suscettibile di creare confusione nel consumatore o indurlo in errore.

    Vini liquorosi
    Č stata stabilita anche una suddivisione per i vini liquorosi in:
    vini liquorosi (generici);
    vini a Igt di tipo liquoroso;
    Vqprd del tipo liquoroso.
    Questi vini vengono regolamentati con le stesse indicazioni rispettivamente dei "vini da tavola", "vini Igt" e vini "Vqprd".

    Definite le caratteristiche principali di ciò che apparirà sulle nuove etichette, riteniamo utile per l'appassionato e per il consumatore più evoluto riportare un elenco di quelle che sono state definite "menzioni tradizionali" che potranno comparire in sostituzione o unitamente al nome della Doc o Docg. Da tenere ben presente che abbiamo scelto di non elencare quelle menzioni che chiaramente indicano un vino specifico (ad esempio Cagnina per Doc Cagnina di Romagna, Falerio per Doc Falerio dei Colli Ascolani eccetera).

    Menzioni complementari tradizionali
    Landwein Indicazione Geografica per la provincia di Bolzano;
    Vin de Pays Indicazione Geografica della Regione Valle d'Aosta;
    Alberata Doc Aversa;
    Annoso Doc Controguerra;
    Apianum Doc Fiano di Avellino;
    Buttafuoco Doc Oltrepò Pavese;
    Ciaret Doc Monferrato;
    Chateau Doc Valle d'Aosta;
    Dunkel Doc Alto Adige e Doc Trentino;
    Fior D'Arancio Doc Colli Euganei;
    Flétri Doc Valle d'Aosta;
    Garibaldi Dolce Doc Marsala;
    Italia Particolare Doc Marsala;
    Klassisch Doc Caldano e Doc Alto Adige;
    Kretzer Doc Alto Adige, Doc Trentino e Doc Teroldego Rotaliano;
    Ramie Doc Pinerolese;
    Rebola Doc Colli di Rimini;
    Rubino Doc Marsala, Doc Rubino di Cantavenna e Doc Teroldego Rotaliano;
    Sangue di Giuda Doc Oltrepò Pavese;
    Torchiato Doc Colli di Conegliano;
    Vermiglio Doc Colli Etruria;
    Occhio di Pernice per le seguenti Doc, Bolgheri, Vin Santo di Carmignano, Colli dell'Etruria Centrale, Colline Lucchesi, Cortona, Elba, Montecarlo, Monteregio di Massa Marittima, San Gimignano, Sant'Antimo, Vin Santo del Chianti, Vin Santo del Chianti Classico, Vin Santo di Montepulciano.

    Menzioni tradizionali
    Amarone Doc Valpolicella;
    Cannellino Doc Frascati;
    Governo Toscano Docg Chianti, Docg Chianti Classico e Igt Toscana Centrale;
    Gutturnio Doc Colli Piacentini;
    Lacryma Christi Doc Vesuvio;
    Lambiccato Doc Castel San Lorenzo;
    Recioto Doc Valpolicella, Doc Gambellara e Docg Recioto di Soave;
    Sciacchetrà Doc Cinque Terre e Doc Riviera Ligure di Ponente;
    Sforzato o Sfurzat Docg Valtellina Superiore;
    Torcolato Doc Breganze;
    Vin Santo o Vino Santo per le seguenti Doc e Docg: Bianco dell'Empolese, Bianco della Valdinievole, Bianco Pisano di San Torpé, Bolgheri, Candia dei Colli Apuani, Capalbio, Carmignano, Colli dell'Etruria Centrale, Colline Lucchesi, Colli del Trasimeno, Colli Perugini, Colli Piacentini, Cortona, Elba, Gambellara, Montecarlo, Monteregio di Massa Marittima, Montescudaio, Offida, Orcia, Pomino, San Gimignano, Sant'Antimo, Val d'Arbia, Val di Chiana, Vin Santo del Chianti, Vina Santo del Chianti Classico, Vin Santo di Montepulciano, Trentino.
    Sergio Ronchi

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    #61
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Ciao Sergio, come sempre sei prezioso e preciso.
    Dunque, stando a quanto da te indicato : "Le indicazioni facoltative "libere" costituiscono una sezione nuova e che offre molte possibilità al produttore. L'unica regola imposta, infatti, è che tutto quanto viene riportato deve essere veritiero, documentabile e non suscettibile di creare confusione nel consumatore o indurlo in errore.".

    Secondo questa normativa sembrerebbe quindi poter inserire un po' quel che si vuole nella retroetichetta. Però questa che hai portato tu ad esempio è la normativa nazionale o quella europea ? Lo chiedo perché stando a quanto diceva Filippo Cintolesi al commento numero 60, sembrerebbe che quello che secondo la normativa europea, quello che non è previsto come facoltativo è vietato.

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    #62
  • Podere Erbolo di Filippo Cintolesi

    Podere Erbolo di Filippo Cintolesi

    Credo che le indicazioni facoltative libere attengano la modalita' di produzione del vino, quindi forse ci si potrebbe rientrare. Inoltre devono oltre che essere veritiere, anche essere verificabili, se non sbaglio. Il che (sempre se non sbaglio) significa che devono trovare un riscontro sui registri di cantina.

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    #63
  • Domenico Sciutteri

    Domenico Sciutteri

    @ Filippo.
    Se trovo una piccola vigna, faccio il vino, scrivo la retroetichetta, e poi mi autodenuncio.
    Me lo porti il vino quando vieni a trovarmi in galera?
    Ciao

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    #64
  • Sergio Ronchi - Winefoodcompanion

    Sergio Ronchi - Winefoodcompanion

    il tuo vino deve essere di lungo invecchiamento se lo vuoi assaggiare in galera ... visti i tempi della legge italiana si parla di almeno 10-15 anni ...

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    #65
  • Valentina Vago - Bottega dell'Arte del Vino

    @ Mimmo e tutti.
    Se fosse effettivamente proibito o troppo difficile, inserire in etichetta quanto si sta pensando di inserire da parte di questo costituendo gruppo di vignaioli autocertificati, perché non inserire le autocertificazioni online e perché non utilizzare Vinix per farlo ? La scheda "Pro" di Vinix, consente di aggiungere moltissimi dettagli al proprio profilo personale su vinix. Potrei fare in modo che vi sia uno spazio specifico *apposta* per l'autocertificazione. Ovviamente da compilare facoltativamente.


    queso indicato da Filippo potrebbe essere un buon inizio a costo zero.
    Metere in pratica le idee aiuta a chiarirle e a fare ordine.


    @Mimmo

    se non sbaglio la scheda da te indicata mi pare quella usata dai produttori di criticalwine, l'autocertificazione.

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    #66
  • Sergio Ronchi - Winefoodcompanion

    Sergio Ronchi - Winefoodcompanion

    Normativa U.E. - quindi vale per l'Italiali come per gli altri Paesi aderenti.
    Come sempre però le regole non sono così definite e precise come invece ho letto nel blog.
    Chi legifera (spesso) non conosce le problematiche del settore e per questo io preferisco sempre un affiancamento dei cosidetti "tecnici" che almeno hanno competenza dell'argomento di discussione.
    Qui viene lasciato al produttore scegliere cosa scrivere in più in etichetta. sarebbe più "corretto" obbligare per legge a inserire alcune informazioni come giustamente segnalava precedentemente Filippo, non troppe, il giusto.

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    #67
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    @ Valentina
    La soluzione del piano pro effettivamente non è gratuita perché il piano pro su vinix costa 100 euro all'anno + iva. Certo, non è una grande spesa, ma è giusto segnalarlo onde evitare fraintendimenti. In alternativa, ovviamente, si può creare un sito apposito per le certificazioni, così come è stato fatto per chipsfree. Ma la soluzione di lasciare traccia di questo processo su vinix mi entusiasma, soprattutto per le possibilità di interazione che offre il mezzo.

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    #68
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    Ciao a tutti,
    Oggi è il mio compleanno e spero mi perdonerete se sarò più telegrafico del solito...
    Ha ben ragione Filippo Cintolesi, le etichette sottostanno alle loro normative, non c'è poi tutta questa libertà di espressione anche se, c'è ampio spazio per la libera interpretazione. Nel senso che sulla retro posso scriverci un po' quello che voglio, ma se mi riferisco al vino ed alle sue qualità allora i paletti ci sono e anche giustamente pesano. ( poi alcuni dipendono da DOC a DOC ).
    Consultando informalmente addetti ai lavori, associazione e qualche amico enologo, ho avuto la netta sensazione che mi stessero facendo capire che dichiarare quello che non si fa , oltre che visto di cattivo gusto, sarebbe potenzialmente inutile se non supportato da dati tecnici e spiegazione tecnica con tanto di limiti di riferimento ( come le analisi del sangue per capirci ). Tecnicamente non esiste una legge che vieti di autocertificare ciò di cui stiamo parlando, ma il consiglio è di lasciare perdere di usare l'etichetta in quanto soggetta alle sue normative. Meglio usare altri mezzi dicono, altrimenti, sempre mi si suggerisce, inoltrare domanda prima di farlo. Prudenza insomma perché come ci ricorda Filippo Cintolesi, ci sono cose che sono implicitamente vietate.
    Sarò più preciso in merito quando avrò avuto risposte ufficiali. E' vero, la dicitura " imbottigliato all'origine da… " non se la possono mica permettere tutti quelli che mettono vino sul mercato, non ci dice però molte altre cose e forse, il consumatore non sempre sa cosa vuol dire veramente, mi sbaglio ? Quindi non posso che essere d'accordo con il lasciar perdere l'etichetta, che è già fin troppo piccola per farci stare ciò che la legge consente, in favore di altri strumenti.
    Il web, è comodo, io lo sto sfruttando più che posso, ma se ognuno va da se, il messaggio perde di forza, i termini usati potrebbero essere diversi da produttore a produttore, si rischia di essere poco efficaci, andrebbe comunque bene, sarebbe qualcosa, ma sarebbe molto meglio se utilizzassimo stessi parametri e stessi termini per descriverli.
    Filippo Ronco, apprezzo sempre i tuoi suggerimenti, abbiamo fatto un buon lavoro, adesso ci scontriamo ( e volevi che non fosse così ) con la burocrazia e le normative. Staremo a vedere.
    Nel frattempo, un bel database di vini autocertificati, sul web, è una idea che credo potrebbe ovviare gli ostacoli e le lungaggini dei canali tradizionali. Penso ( ma è una mia idea personale ) che avrebbe maggiori consensi se fosse una vetrina, con tanto di schede, ma anche con tanto di e-commerce. Un compratore potrebbe scegliere da un catalogo elettronico i suoi vini come può farlo anche oggi un po' ovunque, ma proprio la completezza delle informazioni potrebbero essere il fattore di distinzione da tanti altri siti. Non so, si potrebbe anche osare immaginare che in fianco a ciò che dichiarano le aziende, ci potesse essere anche una scheda valutativa super partes.
    ( senza voler con questo suggerire una nuova guida ai vini ) .. spero di non aver sconfinato..
    Mimmo, caspita che scheda !
    Ottimo contributo, anche per questo progetto, ma ( almeno per me ) soprattutto per chi desidera arricchire i propri corredi aziendali, lo tengo presente, grazie.
    Sergio, grazie per questo prezioso e preciso contributo.
    Sapevo delle facoltative, ma ho preferito chiedere in associazione.
    Ricordo che già ai tempi in cui sottoposi le mie etichette agli organi competenti, tutto ciò che riguardava le azioni di vigna e cantina mi avevano caldamente sconsigliato di mettercele. E' difficile che qualcuno si prenda la responsabilità di decidere se " prodotto con sole uve sane " per fare un esempio scemo, sia pertinente o ingannevole per il consumatore, figuriamoci il resto.
    Poiché quello che si vorrebbe provare ad indicare è indicativo di alcune qualità del vino, credo sia prudente, prima di toccare una cosa sottoposta a legge, chiedere un parere tecnico.
    E per riprendere quello che dice Filippo Cintolesi nel 66, occorre appurare bene, oltre che averne la sensazione, quali obblighi comportino per il produttore tali dichiarazioni in etichetta o su altri supporti.

    Sono graditi i commenti e soprattutto i contributi, a questo punto anche sulle leggi vigenti, di chi ne sa più di me, nel frattempo aspetto un responso "ufficiale" dagli organi competenti e , chissà cosa ne viene fuori adesso.

    Ciao a tutti
    Paolo

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    #69
  • Domenico Sciutteri

    Domenico Sciutteri

    @Sergio.

    E si, se faccio un vino per me, 30 ql. per ettaro, visto che voglio vivere ancora 100 anni.


    @ Valentina,mi sembra di si, ma la scheda che ho passato ad Ottavio lo scritta io dopo qualche giorno di scervellamento, se sia la stessa non lo so. comunque per me ha poca importanza. Come Radical Libertario ho interesse a seminare.

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    #70
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    @ Paolo Ghislandi
    Il db qui c'è ed è bello grosso, si tratterebbe solo di aggiungere a vinix la possibilità di raccogliere in un box apposito i dati relativi all'autocertificazione. Questo box potrebbe essere libero, quindi soggetto ad utilizzi differenti, in modo testuale aperto, oguno scrive quel che vuole, oppure vincolato a campi specifici, cioè vinix ti chiede di riempire campi vincolati (per es. i 6 che hai indicato tu) con delle risposte che a loro volta possono essere libere (campo bianco da riempire con testo, o vincolate (del tipo si/no) oppure con menù a tendina per scegliere tra un range e un altro di valori.

    Per un lavoro di questo tipo, pensi che i costi del piano pro potrebbero essere abbordabili per un'azienda oppure no ?

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    #71
  • Domenico Sciutteri

    Domenico Sciutteri

    Si potrebbere fare come molti produttori Francesi o alcuni Italiani.

    Metter un collarino doppio alla bottiglia.

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    #72
  • Mike Tommasi

    Mike Tommasi

    Che bella lettura.

    Alcuni commenti miei... se mi e' permesso....

    Rese: Luk ha ragione di chiedere l'indicazione delle rese per ceppo, come fanno abitualmente gli svizzeri.

    Indicazioni facoltative: troppe indicazioni finiscono per "ubriacare", meglio una lista breve; aggiungo che di autocertificazioni ne esistono fin troppe (biologico, biodinamico ecc.) e secondo me non hanno valore, perche per ogni persona onesta ce ne sono due di furbe, anche tra i cosiddetti "naturali".

    Solforosa: indicare la dose di solforosa non e' permesso nemmeno in controetichetta.

    Regolamento: in ogni caso la discussione del regolamento attuale (compreso il 753/2002) mi pare poco utile visto che tra un anno entra in vigore un regolamento completamente nuovo che sostituisce tutti gli attuali (753, 1037, 1493, 1622 e 2165). La discussione dovrebbe centrarsi intorno alla proposta attuale.

    Per concludere, mi pare che la soluzione ovvia per il vino sia quella di eliminare l'eccezione vino, unico prodotto alimentare al mondo per il quale non solo l'etichettatura degli ingredienti non e' necessaria, ma e' perfino proibita. Un'etichettatura chiara (come per la birra) mi pare urgente. A questo non ci si arrivera mai tramite l'autocertificazione...

    Che l'etichettatura sia carente in certi sensi (per esempio "aroma naturale" fa credere al consumatore che lo yogurt alla vaniglia contiene vaniglia... mentre invece di estratto di vaniglia non ce n'è una sola molecola!), sono d'accordo, ma sarebbe già un passo da giganti ottenerla per il vino.

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    #73
  • Roberto Gatti

    Roberto Gatti

    Leggere tutti questi post richiede una intera giornata di lavoro, ma il tema è attuale come non mai. Si mormora in giro per l' Italia, che ancora girano in lungo ed in largo dei Tir pieni di mosti del Sud, che poi arrivano nelle regioni piu' fredde del nord, e li vanno in bottiglia....in quali vini mi chiedo ?
    Poi dall'etichetta non è che il consumatore normale o l'intenditore ci capiscano piu' di tanto, è tutto molto generico. Sono alcuni anni che mi stò battendo e continuerò a farlo, affinchè vengano indicati almeno i parametri basilari per la tutela della salute pubblica : chips ( anche se i tecnici mi dicono che sono innocui, trattandosi di legno come le barriques ) , S02 che è un antisettico nocivo alla nostra salute. Avete mai provato ad usarlo il metabisolfito di potassio ? Vi toglie letteralmente il respiro, quindi immaginate cosa ingurgitiamo nel nostro corpo. Servono norme piu' chiare, ma anche chi poi sia in grado di farle rispettare al 100%, ma in Italia non funziona purtroppo, oppure i controlli sono pochi e superficiali.
    Ho bene in mente una vicenda capitata qualche anno fà dalle mie parti: un farmacista arrestato una prima volta perchè fabbricava sottobanco dei prodotti per mucche, che erano proibiti dalla legge. Dopo alcuni mesi torna in libertà, continua a fare il farmacista e viene beccato una seconda volta . ancora a sofisticare mangimi per animali. E' ritornato dentro 10/15 gg. ed è ritornato ancora libero, e continua imperterrito ad esercitare la sua professione di farmacista. Ma vi sembra logico tutto questo ?
    Sono molto preoccupato per i miei figli ed ancora di piu' per i miei nipoti, che devono ancora nascere !

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    #74
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    Ciao a tutti.
    Mai mi sarei aspettato tanta partecipazione nonostante sospettassi che l'interesse per l'argomento ci fosse ed anche tanta.

    Filippo, il costo non è esoso, 100€ all'anno costa meno dell'hosting di un sito. Ma ( dico io ) vinix potrebbe anche chiedere una commissione sulle vendite (per me). Proporrei allora però, un form di immissione a catalogo che fosse strutturato per campi con scelte a tendina. ( per facilitare le ricerche ). molto completo di informazioni Proviamo a discuterne seriemente. Intanto se vuoi, indicami come interagire da visitatore con questo dbase di cui parli, così entriamo nel vivo. Grazie in anticipo.
    Mimmo, anche il collarino non è una cattiva idea, la teniamo buona, ma non ci starà mai una cosa come una scheda tecnica, credo sia praticabile solo per quei 6 indici di qualità o poco più.
    Mike, benvenuto.
    Hai colto nel segno, la mia speranza è che se si muove un gruppo di produttori a fare trasparenza, e trova consenso,e riesce a fare risonanza, possa poi avviare una proposta di revisione della legge. Stanno accadendo infinite schifezze nel mondo alimentare ( si veda il post da me appena inserito nuovo nuovo ), credo che i tempi siano maturi per avere un sistema di tutela che la tutela non l'abbia solo nel nome come oggi accade.
    Roberto Gatti, si, i TIR viaggiano e io li ho visti personalmente, nelle trattorie e nei bar c'è il montepulciano doc, il nero d'avola doc, il franciacorta doc e tutti quelli che vanno per la maggiore venduti al tavolo a 4 euro la bottiglia. MAMMAMIA se pensi che minimo ci ricaricano il 100% !! Hai ragione, il metabisolfito di potassio toglie il respiro appena entra in contatto con la massa acida del vino. Vorrei però sottolineare che è se non il più, tra i più largamente diffusi conservanti alimentari presente in quasi tutti i preparati che trovi non solo al supermercato. Inutile, se è vero che abbiamo capito che gli organi competenti, non ci stanno dietro alla crescente mole di frodi che avvengono, diamoci noi un codice di comportamento.

    Ciao
    Paolo





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    #75
  • Domenico Sciutteri

    Domenico Sciutteri

    @ Paolo ti ricordo che il collarino doppio ha 8 facciate.
    Ci sta tutta la scheda tecnica, secondo me.

    Se la trovo ti porto queela dei Timillii

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    #76
  • Roberto Gatti

    Roberto Gatti

    @Paolo
    un codice etico di autoregolamentazione, ecco cosa manca in Italia : ogni Consorzio ed ogni produttore potrebbero aderire in tutta autonomia, naturalmente. Unico dato di fatto mancante : Un vero C.A.V. ( siglia che sta per Codice Autoregolamentazione Vinicolo ) che qualche buon samaritano, con le giuste competenze potrebbe cimentarsi ad elaborare.
    Che ne dici ?
    ciao Roberto

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    #77
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    Ciao Mimmo,
    tutto quello che puoi portarmi e che rappresenta lo sforzo del singolo di fare autocertificazione ben venga ! Grazie.
    Dalle esperienze di chi ha già tentato qualcosa, sono certo, ne trarremo spunti.
    Roberto,
    Si, dico che è li che con tutta probabilità, si arriverà volenti o nolenti prima che la legislazione ufficiale ne senta anche sono la necessità.
    Una persona competente che faccia da coordinatore di un gruppo di addetti ai lavori è una formula vincente.
    In effetti, nell'industria, quando un comparto sente la necessità di normarsi, si formano proprio dei comitati, dove partecipano le aziende del settore ( quelle che fanno le cose ) coordinate da chi ne sa della materia su di un piano accademico. E le norme si fanno, regolamentano il settore e le aziende vi si attengono liberamente. Dopo qualche anno, i governi le fanno proprie con dei decreti legge.
    Qui l'appello è stato lanciato, cerco adesioni, il contributo di chiunque senta questa necessità.
    Nel frattempo i commenti a questa discussione sono stati tanti e tali che, con la collaborazione di qualcuno, non vedo così impossibile il realizzarsi di una piattaforma di partenza fruibile da tutti quelli che intendono avviare un percorso di qualità trasparente e comunicata.
    Passo dopo passo fino ad arrivare ad una diffusa cultura della tutela del consumatore che passa attraverso la sua informazione ( e formazione ? )
    Ciao
    Paolo

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    #78
  • Roberto Gatti

    Roberto Gatti

    Sul piano della tutela del consumatore ci sono e ci sarò sempre, mi metto a disposizione tua e del gruppo di lavoro, che si costituirà.
    Rimaniamo in contatto e non dispediamo le energie propositive e positive delle tante persone serie, alle quali stanno a cuore queste problematiche.
    La mia email è :
    contact@winetaste.it
    ciao a presto
    roberto

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    #79
  • Collina Del Sole Di Paolo Caorsi Azienda Agricola Vitivinicola

    Mi associo a questi due ultimi contributi.
    La mia email è:
    info@collinadelsole.it
    Ho notato personalmente la nascita di molti piccoli ristoranti per così dire "alternativi" che girano per acquistare direttamente le materie prime dai piccoli produttori anche le loro esperienze possono venire utili dato che informano in modo concreto i loro clienti su cosa stanno mangiando o bevendo.
    Questa è una tutela per il consumatore ma anche per i piccoli produttori.
    Di certo a livello industriale o grosse aziende, come volete chiamarle, non potranno mai produrre come proprio per la grande quantità di prodotto che devono gestire, se lo fanno qualche sospetto può nascere. Quindi direi anche dovrebbe essere vietata la vendita del biologico nei supermercati generali ma far nascere quelli specializzati (e incentivare i negozi) così da controllarne meglio il settore e loro possono fare più informazione specifica al cliente.
    Saluti a tutti
    Paolo Caorsi

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    #80
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    @ Paolo Ghislandi
    Paolo ! Mi chiedevi dov'è il database. Ma allora mi devo preoccupare ! Vuol dire che in Vinix non si capisce nulla !! :-)
    Come dov'è ? Il database siamo noi tutti :
    http://www.vinix.it/?search=advanced

    Ciao, Fil

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    #81
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    Ciao
    @ Roberto Gatti,
    Non lascio cadere a terra l'invito, grazie.
    @ Paolo Caorsi,
    Bene, il neocomitato costituente si allarga, possiamo incominciare a distillare da questo blog tutto ciò che di buono contiene e farne uso. Devo solo capire come è meglio procedere.
    Accetto suggerimenti.
    @ Fil,
    si, hai ragione, esite, non so se devi preoccuparti tu o mi devo preoccupare io di me stesso ?! ah ah !
    Quando leggi la mail che ti ho mandato mi sa che intuisci perchè non intendevamo la stessa cosa come database. Credo sia solo una questione di visualizzazione delle query. Grazie comunque

    Ciao
    Paolo

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    #82
  • Azienda Agricola L'Arcera - Organic Wine

    Azienda Agricola L'Arcera - Organic Wine

    Caro Ghislandi, io combatto a favore del "vino naturale o familiare", come lo chiamo nel mio sito, da almeno 20 anni! - Senza dimenticare che senza un ACCURATO DOSAGGIO minimo di solforosa e senza la malolattica non è possibile ottenere vino corretto o sano e serbevole, è chiaro che l'unica garanzia di correttezza la da solo ed esclusivamente il produttore. Sono piuttosoto molto interessato al tema dei sorbati, proposto da Vigna di Alice, di cui si sente poco parlare...
    Sono interessato ad un protocollo di produzione del vino naturale, ma... anche in questo caso, che GARANTIRº la sua applicazione?

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    #83
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    Ciao Organic,
    Appena rientro in Italia darò una sbirciatina al tuo lavoro, fa sempre piacere trovare chi lavora con una sua etica.
    Mentre aspettiamo che chi di dovere recepisca l'esigenza di chiarezza ed informazione del mercato, stiamo incominciando a dichiarare alcune cose in maniera libera, ma catalogata. Io sono del'idea che aggiustare il titolo di alcuni composti come i solfiti, che sono già naturalmente presenti, sia diverso dall'introdurre nel vino sostanze completamente estranee.
    Chi ha letto la legge ?
    Fatelo, rimarrete sbalorditi dalla quantità di sostanze chimiche che possono essere impiegate e che io manco conosco e non voglio conoscere. In questo panorama, proviamo noi a dicharare quello che facciamo in maniera pulita.
    Sono certo che il mercato farà scelte più consapevoli obbligando dal basso chi di dovere a regolamentare meglio certe cose
    Ciao
    Paolo
    Paolo

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    #84
  • Azienda Agricola L'Arcera - Organic Wine

    Azienda Agricola L'Arcera - Organic Wine

    Paolo, per concludere, (sono pienamente daccordo) di invito a visitare anche il sito www.orwine.org dove è documentata una ricerca dell'Università di Udine per addivenire in tre anni alla definizione di VINO BIOLOGICO. Ebbene se guardi la scheda delle sostanze utilizzate, c'è di che raccapricciare. D'altra parte sono regolarmente utilizzate da tanti grossi produttori costantemente!
    Ciao

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    #85
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    Ciao Organic,
    ti ringrazio per l'informazione.
    Ho già dato una sbirciatina, è interessante, approfondirò a breve.
    Il "Biomondo" deve recuperare la credibilità persa o forse mai del tutto avuta soprattutto in Italia a causa di qualche stortura nel sistema stesso. Ben venga la chiarezza.
    Ciao
    Paolo

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    #86
  • Collina Del Sole Di Paolo Caorsi Azienda Agricola Vitivinicola

    Ciao Paolo,
    dopo tanti post interessanti vedo che si sono un pò fermati. Forse stà diventando anche troppo lungo da leggere!
    Te ne consiglio un'altro continuando però su questo filone: hai letto l'inserto "vi sfido" è uscito un argomento interessante l'unione fra le piccole aziende.
    Micro-consorzi ben strutturati come scrive chi ha risposto. Per me è una bellissima idea anche unendo aziende di tutta Italia magari con una parte dedicata al biologico o biodinamico. In modo da far conescere le nostre idee anche organizzando o partecipando a manifestazioni oppure farci più ascoltare dai media.
    L'unione fa la forza ma abbatte anche i costi.
    Ciao
    Paolo Caorsi

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    #87
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    La continuazione naturale di questo post è qui :
    http://www.vinix.it/myDocDetail.php?ID=425

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    #88
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    Grazie Fil,
    Ciao Paolo, come scrive Fil, abbiamo volutamente attivato in nuovo Blog per concretizzare quello che qui abbiamo solo discusso.
    Ciao
    Paolo

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    #89
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    Ciao a tutti,
    Non se se questo blog sarà più seguito o meno, ma mi piaceva completare quanto qui discusso con una notizia rasserenante in merito a queste benedette indicazioni in etichetta :

    Un altro passo avanti finalmente !
    Bruxelles ha approvato la legge sugli allergeni e pertanto adesso si DOVRANNO indicare in ETICHETTA eventuali trattamenti con CASEINA, LISOZIMA, ALBUMINA.
    Peccato che Le Lobby pottentissime della BIRRA hanno ottenuto di esonerare dall'elenco la COLLA DI PESCE...

    Comunque mi pare che stiamo andando avanti !

    Ciao

    Paolo

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    #90
  • Azienda Agricola L'Arcera - Organic Wine

    Azienda Agricola L'Arcera - Organic Wine

    Caro paolo, sono Gino di Organicwine, e spero che la discussione possa proseguire su binari più chiari:
    Per me va messo già in discussione la norma che stabilisce che CHI USA ZOLFO E RAME (QUANTO?) FACCIA UVE BIOLOGICHE.
    Io non credo che un'uva che ha ricevuto tre/quattro trattamenti sistemici (io faccio l'ultimo agli inizi di Agosto con zolfo e rame) si anon biologica.
    Sopratutto se raffrontata con uva biologica che ovviamente, in prevenzione, riceve dai 10 ai 20 trattamenti con zolfo e rame!
    Poi - potremo anche parlare di tutto quello che viene aggiunto o sottratto in cantina sul vino, e vedere quanta naturalità originale dell'uva viene salvata con questi trattamenti. E poi, visto che solo la CAVIRO produce 350mila Hl di mosto concentrato, che vende all'80% in Italia, perchè non si dovrebbe dichiarare in etichetta anche questo additivo? E' essenziale!

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    #91
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    Ciao Gino, ben ritrovato !

    Speravo proprio di trovarti ancora vigile su questi argomenti ed in fondo, ne ero sicuro !

    Tra qualche tempo, spero di saperne molto di più in materia di bio, sto presentando un progetto in tal senso che dovrebbe ottenere approvazione.
    Anche io sono convinto che la questione sia sempre sul QUANTO perché qualsiasi sostanza adoperata in eccesso è sempre appunto un eccesso !
    Io faccio come te, all'incirca, in più sto provando a togliere lo Zolfo perché, ho notato, tende ad indebolire l'epitelio dell'acino causando indirettamente le muffe. Infatti quest'anno non ne ho avute neppure un caso. Chiaramente bisogna che la pianta sia molto ben messa, quindi nutrita bene e sana.
    Dico di più, se l'uva di partenza è sana e ricca, non trattata, anche in cantina non c'è bisogno di introdurre additivazioni, diversamente ……
    Immagino quelle uve prodotte in regime quantitativo, ad altissima resa, raccolte meccanicamente addirittura prematuramente per evitare che si sfascino, il mosto che si ottiene ha bisogno di tutto o buona parte del supporto chimico per farcela a divenire " vino?!"…
    Considero già una bella cosa che Bruxelles incominci a porre qualche obbligo di dichiarazione, è un inizio, prima o poi si spingeranno anche oltre, per forza !
    Ciao
    Paolo

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    #92
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Una piccola nota tecnica : tutti i post che vanno a finire negli archivi sono sempre per così dire "vivi". Nel senso che basta inserire un commento che tutti coloro che avevano richiesto di monitorarne i contenuti ricevono una notifica. Prova ne è che hai inserito un commento a distanza di molto tempo e subito hai avuto di versi commenti aggiuntivi. Di certo non ci sono arrivati perché passavano per caso di qui. :-)

    Ciao, Fil

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    #93
  • FortidelVento - Tomaso Armento

    FortidelVento - Tomaso Armento

    Nice post, great discussion!

    Unfortunately after the OCM has taken place lot of information we were used to see on the label are going to change.

    The entire system is changing shape, and I understand unknown DOC and DOCG will non longer have the opportunity to get a place in the market (as wine consumption gloomed in the last years) unless they are able to make strong marketing campaign to get space and be trusted from all the interested parties.

    Marketing to me does not mean simply "advertising" or "propaganda", rather it means travelling, meet peeople with wines, taste together, explain each choice and motivate. It can't be limited to label, we need to get attention on what really matters.

    Will this spark come from a small bunch of producers?

    If so, I wish to be one of those: I'm here, ready to share and discuss.

    Cheers
    Tomaso

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    #94

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