Il "Vinaccio" Sintomi e Terapie

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Fatta salva l'eccezione che conferma la regola, io credo che a chiunque nella vita sia capitato almeno una volta di entrare nella fatidica sfera d'azione “del vinaccio” cioè quella bevanda alcoolica (non sempre necessariamente derivata dal mosto d'uva) tenuta insieme per miracolo dall'uso o più spesso dall'abuso acrobatico della moderna scienza enologica.

Questa bevanda può essere confusa erroneamente e si può persino arrivare a chiamarla vino perché si presenta sotto diverse mentite spoglie dalla bottiglia di qualsiasi forma e capienza, al cartone, alla dama, alla fiasca, fino al “servito sfuso” come “vino della casa” in quelle romantiche brocchette da un quarto, mezzo e un litro.

Cogliendo i buchi normativi in tema di confezionamento ed etichettatura come opportunità, il Vinaccio, nel corsi degli anni ha imparato a mimetizzarsi sempre meglio e in alcuni casi oggi riesce ad ingannare anche persone di una certa esperienza.

Nel corso del tempo, il “vinaccio” si è molto evoluto fin tanto da poter essere tranquillamente e legalmente a presentato anche nelle grandi occasioni “con l'abito della festa” ed il riconoscimento di denominazione di origine evidente in etichetta rispecchiando quel malcostume presente nel bel paese che vede la gente di malaffare con l'abito delle festa partecipare ai salotti buoni.

Il Vinaccio è talmente ben camuffato che è spesso oggetto delle attenzioni dei grandi buyers internazionali che non hanno mai smesso di lanciare offerte di acquisto a prezzi inferiori di quelli del costo dell'uva sulla pianta per poi rimanere grottescamente indignati se quello che ricevono non è quello che pensavano.

Le conseguenze della coesistenza fra il vino ed il suo pessimo surrogato “vinaccio” sui mercati, hanno causato nel tempo delle deviazioni comportamentali che oggi potremmo definire i “sintomi da vinaccio”.

Riconoscete subito una persona che ha incontrato il più subdolo e diffuso dei vinacci quando vi confessa terrorizzata che il vino bianco non lo può neanche vedere, altrimenti mal di testa e acidità di stomaco prenderanno certamente il sopravvento!

Indagando scoprirete con buon probabilità che la sua esperienza con i vini bianchi è confinata all'interno di quelle bottiglie servite freddissime nei ristoranti vicini al mare, d'estate, che farebbero venire l'ulcera anche ad un tritarifiuti, per non parlare di quei vini bianchi da bancone che l'iperacidità gastrica te la fanno venire solo a guardarli.

Per colpa dei vinacci omonimi con i vini seri c'è gente che ha maturato il terrore di bere alcuni specifici vini bianchi per paura di ripetere l'esperienza di stare male.

Situazione ancora più critica è quando incontrate quella persona che non può bere le bolle, neanche per il brindisi nei casi estremi ed è davvero convinta che tutte le volte che è stata male con la digestione sia dipeso dallo spumante.

Indagando scoprirete che lo spumante in questione nella maggior parte delle occasioni è stato prelevato all'ultimo dalla catasta di bottiglie arrivate negli anni nelle confezioni di Natale da pochi soldi dove già solo il fiocco vale più dell'intera bottiglia, raffreddato nel congelatore e servito.

Scoprirete anche che le occasioni alternative nelle quali è stato consumato uno spumante sono state le peggiori come ai ricevimenti per i matrimoni, cresime e battesimi vari, occasioni nelle quali il più delle volte viene servito spumante-vinaccio di bassissimo livello.

C'è gente che ha smesso di bere prosecco, moscato d'asti ed altri ottimi vini per colpa dei loro omonimi “vinacci”

Può anche capitare, più raro ma non impossibile, di incontrare la persona che non beve il vino rosso perché è troppo forte, dice di non digerirlo, che è pesante ed è fermamente convinto che la gradazione alcolica sia l'unico fattore da considerare nella “pesantezza” del vino..

Indagando scoprirete che spesso questa è stata una persona educata in famiglia a bere il vino quotidiano, magari preso in damigiane o bottiglioni, ma che per effetto del “progresso” è finito a lasciarsi tentare dall'acquisto dei dama da supermercato o comunque preferisce ordinare il quartino di sfuso in trattoria e quando proprio vuole esagerare per l'occasione speciale, sceglie un vino in bottiglia, anche a denominazione, purchè, miraccomando sia “leggero”.

Questo succede spesso perché per colpa dei vinacci omologati c'è gente che ha smesso di cercare il gusto nel vino, cerca vinacci sempre più slavati ed ha incominciato a maturare l'esigenza di “diluire” come conseguenza.

Nel corso degli anni abbiamo avuto memoria di intere denominazioni di vini alle quali la gente si è disaffezionata e verso le quali ancora oggi ha dei preconcetti dei quali buona parte derivano dalla convivenza sullo stesso mercato fra vino e “vinaccio”.

In tutti questi casi, che sono puramente esemplificativi e per nulla esaustivi, la terapia è una e una sola, informarsi per smettere immediatamente di bere qualcosa che si crede essere quello che non è perchè il vinaccio non è vino !

E' una piccola/grande missione alla quale chi ha consapevolezza non può e non deve rinunciare, che riporta le persone vittime del “vinaccio” a saperlo riconoscere meglio, a liberarsi di lui e delle conseguenze del suo utilizzo, le mette in condizioni di riapprezzare le cose buone di questo mondo e in quasi tutti i casi forma queste stesse persone a diffondere le loro riscoperte presso gli altri.

E tempo che almeno in Italia abbiate la precauzione di prediligere i vini che recano in etichetta “imbottigliato all'origine dal produttore/vignaiolo” e che cerchiate il più possibile di scegliere piccole cantine artigiane dove è la passione a muovere le scelte e non il profitto, non è poca cosa per cominciare e avrete una garanzia un più di non sentire i sintomi da Vinaccio.

Ciao a tutti
Paolo Carlo , vignaiolo in pozzolgroppo ..
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#13 Commenti

  • Andrea Petrini @ Percorsi di Vino wine blog

    "imbottigliato all'origine dal produttore/vignaiolo"

    condizione necessario ma assolutamente non sufficiente visto che ci sono tanti "contadini" che ti imbottigliano simil vino..

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    #1
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    Ciao Andrea,

    Diciamo che quella dicitura tra quelle consentite dalla legge è la più significativa, puoi stare certo che il vignaiolo che imbottiglia in proprio ha lavorato con un certo criterio.

    Al "contadino" oggi conviene conferire le uve anche perché si suppone che se compro da lui è perché lo conosco e se mi frega lo fa una volta sola.

    Questo post mi è venuto dopo una sfortunata serie di incidenti che mi avevano fatto dire " il lugana " non lo bevo più e mi sono ricordato di quanti mi hanno rifiutato un bel "moscato d'Asti" o altri vini grandi come un trebbiano quando è buono.

    Statisticamente poi scopri che quello che pensi di aver bevuto come un vino lugana, o un vino moscato o un vino trebbiano erano vinacci lugana, moscato e trebbiano.. poi vai alla ricerca della bottiglia che ti fa ricredere e 99 su 100 è una bottiglia imbottigliata all'origine dal produttore e 99 su 100 è un piccolo produttore..

    Ciao
    Paolo

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    #2
  • FortidelVento - Tomaso Armento

    FortidelVento - Tomaso Armento

    Non sai quanto vorrei darti ragione! Funzionasse sul serio quell'equazione (imbottigliato all'origine+piccolo produttore) saremmo a posto! Purtroppo non è così. I grandi molto spesso fanno ottimi vini e i piccoli ne fanno pure loro di vinacci....
    Secondo me la cosa più importante, che leggo anche tra le tue righe, è fate uno sforzo in più, invece della doc scegliete di conoscere il produttore: in fin dei conti chi è qui per parlare avrebbe solo da perdere a proporre vinacci....(a buon intenditor)
    Ciao e buona estate!
    Tom

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    #3
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    Ciao Tomaso,

    Ho capito il senso delle tue parole e non condivido la linea di fondo però attenzione che il termine "vinaccio" è stato da me usato per una categoria specifica di vini che sarebbe persino antieconomico per un piccolo produttore pensarli ed un vignaiolo non ne avrebbe manco la licenza dovendo sottostare a determinati parametri.

    Io mi riferisco a quelle centinaia di migliaia di bottiglie di vinacci spesso anche esportati che si fregiano di un etichetta che li identifica al pari di un vino più onesto.

    Parlo di cantine che nascono o si convertono dove una denominazione tira e iniziano a sfornare bottiglie in grande numero saturando il mercato a prezzi più che competitivi, ma che imbottigliano un liquido che non rende giustizia nè alla denominazione, nè al territorio, nè all'arte di fare vino, nè al vino in se..

    Questi "vinacci" sono tecnicamente accettabili, magari anche migliori di certi vini ben fatti da alcuni piccoli produttori, ma essendo costruiti per fare profitto alla lunga disaffezionano il consumatore, delle volte sono così costruiti da mettere a dura prova anche l'organismo e rischiano, anzi provocano nel tempo un pregiudizio del mercato nei confronti della denominazione che è stata così sfruttata e sputtanata..

    Certo, la scelta di conoscere il produttore è sempre vincente, ma quando ti trovi a dover scegliere senza poterlo fare, almeno trovo che le indicazioni da me suggerite siano statisticamente rilevanti per una scelta migliore..

    (imho)

    Ciao
    Paolo

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    #4
  • FortidelVento - Tomaso Armento

    FortidelVento - Tomaso Armento

    Paolo, io vengo da un esperienza dove le commissioni di assaggio DOC non sono così ferree come vorremmo noi produttori, per motivi che a me sfuggono.
    A questo punto però più che cantine di produttori vedo identificati gli imbottigliatori puri, che comprano vino x o y a seconda delle richieste di mercato: all'imbottigliatore inteso in quel senso poco importa della DOC, lui fa quello che chiede il mercato, compra liquido a con bolla liquido a e lo vende in bottiglia, ovviamente ad un prezzo molto competitivo perchè gioca da un lato sui prezzi iper-ribassati del mercato all'ingrosso e dall'altro sulle economie di scala che fa attraverso la sua dimensione. Ma gli imbottigliatori di professione si riconoscono abbastanza facilmente dal prezzo. Il guaio, purtroppo, è che questi soggetti si spostano dove c'è richiesta e proprio per raggiungere i prezzi ottimali comprano entro un certo target. Ergo se scegli solo la DOC io scommetto che troverai da vini super economici a vini iper costosi. Il problema è che in questo momento di mercato ci sono molti produttori anche piccoli, ma non solo, che avendo sofferto di un calo generale di mercato "svendono" in prodotto e aumentano le rese e ci dedicano meno cura per "starci dentro", magari tagliano sull'enologo, sui trattamenti, ecco che in quest'ultimo caso non è detto che piccolo e imbottigliato da solo è meglio....
    Inoltre molti piccoli non hanno, proprio per le loro dimensioni, la cantina per imbottigliare e mentre alcuni chiamano le macchine a casa e selo fanno imbottigliare altri scelgono di farlo imbottigliare dal vicino, che magari ha standard qualitativi più alti. E altri invece si accontentano di fare come possono.
    In più sappiamo bene che trattare il vino in cantina è un processo molto delicato, dove l'innovazione ti permette di ridurre tutte le componenti chimiche aggiunte (es presse e linee imbottigliatrici che lavorano in assenza di ossigeno) e un piccolo non può permettersi certi macchinari. Allora meglio farlo fare, che lavorare in modi approssimativi, no?
    E' da tutti questi concetti che muove il mio modo di vedere in primo piano il rapporto col produttore rispetto alla doc in genere.

    Ciao
    T

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    #5
  • Katrin Walter

    Katrin Walter

    Ciao Paolo,
    Lugana è Trebbiano ;-) e nel miglior caso 100x100.
    Vi do raggione e - conseguenza - io non compro/bevo mai vino in certi ambienti...
    Un caro saluto
    Katrin

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    #6
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    @ Tomaso,

    L'argomento sul valore o meno della denominazione di origine qui non è preso volutamente in considerazione, si aprirebbe un capitolo sicuramente attualissimo ma che abbiamo già provato a discutere in questo bellissimo post storico e che almeno in questo vorrei lasciare OT http://www.vinix.it/myDocDetail.php?ID=396

    Io mi fermerei a riflettere sulle cattive esperienze che, immagino chiunque di noi, ha provato a fare nella vita quando gli è capitato di bere un "vinaccio" inteso come l'ho inteso io nel post estendendo poi la propria esperienza a quella di altri, che esternano i loro "pregiudizi" riguardo ad una categoria di vini piuttosto che ad un altra perchè anch'essi vittime di un esperienza negativa legata ad un "vinaccio".

    Gli esempi che ho sopra riportato sono lampanti, non mi dire che non hai mai incontrato una persona che si rifiuta di bere un Moscato d'Asti perché lo reputa un vino cattivo. ( lo prendo come esempio sperando di non offendere nessuno, ma come il Moscato ce ne sono altri di grandi vini italiani così )

    Certo che se uno per Moscato ha in testa quello che trova nel pandoro che la ditta regala a Natale ai dipendenti è chiaro che non lo amerà mai, ma se un giorno potesse trovare una bottiglia fatta da un vignaiolo sono certo, come è successo a me, si ricrederebbe su un grande ed unico vino Italiano.

    Provaci tu stesso, la prima volta che incontri qualcuno che non beve magari anche una intera categoria di vini, ( nessun bianco o nessuna bollicina o nessun rosso ), indaga e scoprirai che cos'ha questa persona come riferimento nel suo immaginario per rifiutare quei vini e scoprirai che sono vini prodotti in grandi numeri e non solo commercializzati da imbottigliatori, ma prodotti da grandi aziende.

    Purtroppo devo darti ragione, il livello medio della qualità per inseguire il mercato si stà abbassando al punto che anche le medie cantine si adattano al ribasso, ma per un piccolo che lavora seriamente non sarà mai conveniente abbandonare la via della qualità, perché non potendo competere sul ribasso dei costi.. deve necessariamente eccellere.

    Quello che io volevo trasmettere come mio pensiero frutto di osservazione personale è che è sicuramente più facile scardinare un preconcetto su di un vino avendo in mano un vino artigianale piuttosto che con uno di altra natura, per converso, è più facile che un vino industriale crei un preconcetto di disaffezione nel consumatore piuttosto che uno artigianale.

    Ovviamente è il mio personale punto di vista.

    @Katrin,
    Si, dovrebbe esserlo, ma dovrebbe anche essere coltivata sulla sponda del lago dove matura in un microclima particolare che gli conferisci profumi tipici... ma purtroppo sono ben poche le bottiglie fatte così rispetto a quelle che trovi sul mercato e sempre più persone incominciano a non amare più questo vino come prima.

    Fai bene a difenderti, ma tu sei una persona molto informata, pensiamo al pubblico che consuma sempre meno vino.. come mai?

    Ciao
    Paolo

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    #7
  • Katrin Walter

    Katrin Walter

    Leggendo ancora il tuo intervento... mi è venuto in mente che succedde spesso quando viaggio. Purtroppo in teoria dovrei sapere tante cose ma in pratica... :-(

    Cioè quando sono in un posto cerco d'andare sempre in un luogo frequentato dalla gente del posto e chiedere un vino della zona, ma purtroppo (è questo è stato anche tema di un convengo un anno fa a Polpenazze dove sono stata inventata per referire (http://www.wein-plus.it/Servizio-stampa.567.0.html vedi "27.04.2009 – Polpenazze guarda fuori le porte") spesso bevi (o meglio lo lasci lì) un vinaccio descritto da te sopra.

    Purtroppo i ristoratoti, baristi ecc. non capiscono l'importanza e non tengono i miglior vini in carta e così mi ricordo mi è successo non lontano da me (e te, Paolo) tanti anni fa a Gavi. Volevo bere a Gavi un bel Gavi. Ma per tanti anni non ho più toccato la categoria. Cioè quello che dici tu.

    Oggi so distinguere e prima di fare una brutta esperienza nel bar, vado in cantina e meglio ancora in cantine che sono stati recensiti bene: mi fido dall'opinione di Marcus Hofschuster (esempio Gavi http://www.wein-plus.com/italy/weinsearch.html?preisvon=0&preisbis=9999&ohnepreis=ON&praedikat=Alle+auflisten&suesse=Alle+auflisten&universal=&punkte=75&punkte_bis=100&weinart=0&keyreb=0®ion=A144®ionber=B6118&MaxAlcohol=&jahrgangvon=1979&jahrgangbis=2009&ohnejahrgang=ON&verkostungdat=&verschluss=0&Sortieren=1)

    E', però, un peccato perchè come fa un povero turista che vuole bere il vino di bandiera in un paese se i ristoratori e baristi ecc. non capiscono e la promessa nella pubblicità del consorzio e quella dell'assessore per il turismo non coincidono con la realta perchè la "carta è paziente" (detto tedesco) ed è più facile scrivere qualche cosa invece di farlo. Ma si dovrebbe impegnare prima in casa di far funzionare le cose, cioè i vini di una zona si devono trovare anche in zona sia per farli conoscere a chi passa ma anche per insegnare i propri cittadini l'orgoglio per le cose buone che ci sono.

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    #8
  • Essepi Wine Services

    Essepi Wine Services

    Sono d'accordo in pieno con Paolo perché è successo anche a me di sentirmi dire "non bevo vino bianco perché mi fa male...". Ma ho una domanda alla quale non ricevo quasi mai risposta: cosa intendono con vino leggero? "Vorrei un vino leggero". Allora la risposta può essere proprio "vinaccio", spero con tutto il cuore che non sia così, ma...
    E sono d'accordo con Katrin quando dice che dovrebbero essere proprio i ristoratori e quelli del settore a saper proporre i vini di qualità. Purtroppo non succede quasi mai perché anche loro hanno in mente solo il profitto, i soldi e stanno dimenticando cos'è il vero gusto o il vero piacere dell'enogastronomia. Il consumatore sta anche lui tornando alle origine o al meno ci prova di avere un prodotto che rispecchi il territorio e la tradizione, che sia il più genuino possibile. Ma in questa catena è l'operatore che sta in mezzo tra il produttore e il consumatore che dovrebbe "aggiornarsi" ai gusti dei suoi clienti. E quando parlo di operatore intendo ristoratori, bar, ecc. Rimangono bloccati con i soliti prodotti oppure con quelli che fanno guadagnare e non osano proporre prodotti di prima qualità, un po' più cari, che sono lo specchio del produttore, del territorio e del lavoro che ci sta dietro. Ma che darebbero molta più soddisfazione aumentando reputazione, fama e una certa posizione nell'ambiente dando autorevolezza, sapere e un certo "peso" che alla lunga nel tempo e comunque, sono elementi che danno guadagno, soldi e profitto.
    Io lo chiamo "qualità nell'essere" professionisti, consapevolezza che possono modificare il gusto di una società, come è successo nei recenti anni passati. Ora bisognerebbe cambiare atteggiamento e pensare più ad offrire un prodotto degno del territorio e della fama degli italiani nel mondo. Vinaccio è, o dovrebbe essere, bandito dalla maggior parte dei locali e lasciar scegliere al consumatore o darle l'opportunità di poter scegliere un buon vino del territorio, di qualità in modo di farlo ricredere sui prodotti assaggiati nel passato. In questa maniera potrebbe sentirsi "orgoglioso" (come dice Katrin) di avere cose buone nel proprio paese.
    Ma è anche colpa del consumatore e non solo dell'operatore la scarsa qualità che si trova in generale nei locali. Il consumatore dovrebbe anche lui cominciare a chiedere i suoi vini preferiti ai ristoratori, bar, ecc. in modo che se non ce l'ha, si informi e compri il prodotto e poter così offrirlo nella seguente occasione.
    Bisognerebbe cambiare il modo di vendere e di comperare, sia alla base che in cima. Di proporre i prodotti, sia agli operatori che ai consumatori. Un lavoro di équipe creando un cerchio, la forma geometrica più forte che ci sia.
    Ciao
    Sandra

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    #9
  • Lorella Sgarbi

    Lorella Sgarbi

    Ciao Paolo discordo con il discorso di Tommaso oltretutto anche poco chiaro…
    Io penso che
    la gente che non tocca il vino perchè non ha mai saputo cosa può essere un vero vino !
    purtroppo si e' persa la cultura del vino causata da quei vini commerciali di aziende fittizie create da
    gruppi di finanziatori che a volte approfittano di produttori allettati da vendite di quantita'….
    creano una bella etichetta...(messaggio diciamo subliminare).... ma che in sostanza poi e'
    acqua colorata e delusione totale per il consumatore
    Diventa quindi importantisimo cercare di rieducare la gente a un bere consapevole….
    e qui nasce il problema perche' chi ha bevuto vini del genere ha paura
    e (esperienza personale) di solito si rifiuta di fare ulteriori assaggi
    proprio un po' di tempo fa sono andata con un mio cugino e 4 amiche a cena per festeggiare la fine del carnevale al momento della scelta del vino tutti io non bevo....
    la mia risposta ma io si!!!!
    risposta ok ma le reggerai la bott da sola?
    data la scelta molto limitata ho optato per il Chianti Geografico...(la paura che il ristoratore che non conoscevo potesse avere vini da supermercato come succede spesso dalle mie parti )
    ovviamente dopo un po' di insistenza sono riuscita a far fare un'assaggio..... finale io non ho bevuto e loro si meravigliavano che non dava alla testa ma che strano ????
    morale scopro che quelle volte che hanno provato a comprare del vino essendo inesperti
    nell'ampia falsa vetrina della grande distribuzione.
    Ciao Lorella

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    #10
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    @Katrin,
    Capisco fino in fondo il tuo discorso, dopotutto ho la fortuna/sfortuna di poter osservare da vicino cosa succede in una delle località turistiche di Italia maggiormente preferite dagli europei ed è una vera tristezza vedere dove si orienta la proposta dei vini .. non c'è proprio rispetto per altro che non per il cassetto.

    @Sandra,
    C'è sempre meno persone degne di ricoprire il ruolo professionale che ricoprono. Pochi hanno il coraggio di fare nella vita quello che sentono come proprio, i più speculano sulla professione sperando infacili guadagni, ma questo è un meccanismo che mi sembra si sia inceppato da tempo e quindi mi chiedo perchè ancora oggi qualcuno possa pensare di fareprofitto senze mettere l'anima e la fatica nel farlo.

    @Lorella
    La tua è una testimonianza da consumatrice che mi riempie di speranze e che da valore alle fatiche ed all'impegno che tanti come me mettono ogni giorno nell'intento di ridare dignità alle scelte del "consumatore" consapevole.
    Dal bere al mangiare al bello della vita, decenni di disinformazione hanno ormai privato il consumatore medio della capacità di scegliere consapevolmente con tutte le conseguenze sulla "salute" della società che vediamo ogni giorno..
    Quando una persona si "meraviglia" di fronte a ciò che dovrebbere essere la "normalità" beh.. tutti noi dovremmo riflettere !

    Ciao
    Paolo

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    #11
  • Rinaldo Marcaccio

    Rinaldo Marcaccio

    Verissimo che una volta creato il pregiudizio su un vino o vitigno, è poi difficile riuscire a rimuoverlo.
    Comunque io ci vedo un concorso di colpa: di chi lo ha originato e di chi con presunzione lo coltiva.

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    #12
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    @Rinaldo,
    Anche io sono dell'idea che i pregiudizi non dovrebbero essere coltivati, tuttavia sarebbe ancora meglio evitare in partenza di ingenerarli perchè comunque poi è difficile sradicarli.

    Ciao
    Paolo

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    #13

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