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#31 Commenti

  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Senza contare, caro Gianni, che Beppe Severgnini dimentica o, non voglio crederlo, non sa, che il nome c'è grazie allo strepitoso lavoro fatto negli ultimi anni: Franciacorta.

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    #1
  • Mike Tommasi

    Mike Tommasi

    Vedi che non si riesce a togliere la parola "Francia"? :-)

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    #2
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    @Mike
    Eh eh, touché, lol.

    Beppe, se ci leggi, vieni al prossimo Vinix Live! che per la congiunzione degli astri si terrà proprio nella capitale italiana delle bollicine, la Franciacorta: http://www.vinix.it/myDocDetail.php?ID=4428

    Ciao, Fil.

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    #3
  • Giuseppe Paolo Trisciuzzi

    Giuseppe Paolo Trisciuzzi

    Nessun sasso, ma sappiamo tutti che anche il nome ha la sua importanza; molte critiche si sono levate verso "Metodo Classico" che non vuole dire niente, poi ci hanno provato con "Talento" - cameriere mi porti il solito Talento- mi sembra "vieni avanti cretino"; ultimo "Trento" e con questo hanno sconfessato "la diversità, la varietà, la curiosità, l'ingegno, lo spirito innovativo ed il non conformismo che, qualora accompagnati da etica ed onestà". Ovunque vai in Italia lo spumante charmat, qualsiasi sia il vitigno, è chiamato "Prosecco" mentre per il Franciacorta, il Trento etc chiedono "bolle". Effettivamente un po' di identità, secondo me, manca. Indipendentemente dalla qualità.
    PS. altro problema i prezzi, perché un importatore USA deve cercare di distribuire un "bolle" (non so come altro chiamarlo) italiano quando a prezzi decisamente più bassi può importare un buon Champagne?

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    #4
  • Il Mosnel

    Il Mosnel

    Penso anche io che non abbia senso allo stato attuale creare un nome che comprenda tutti i metodo classico italiani, anzi è un'azione che non avrebbe senso in alcun luogo e in nessun momento.
    Anche in Francia ad avere grande successo da secoli è il nome di un territorio e del vino in esso prodotto, non un generico nome che individua gli spumanti ottenuti da rifermentazione in bottiglia. La scelta vincente è comunicare il territorio che rende ogni vino unico ed irripetibile.
    La Franciacorta ha fatto la sua scelta ormai da anni e con il suo nome identifica un territorio, un metodo di produzione ed un vino;
    non serve dire altro

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    #5
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Ma infatti, nessuno vieta di creare tante altre piccole "Franciacorta" in giro per l'Italia. Anche se credo che l'unica zona vocata a fare metodo classico, oltre alla Franciacorta possa essere l'Alto Adige (forse ancor più vocato) e, perchè no, la zona del Durello. Non penso ci sia necessità di accorpare sotto un unico nome eccezioni spumantistiche di rilievo delle Marche o della Puglia o dell'Umbria, per citarne alcune quando queste configurano appunto un'eccezione finalizzata al completamento di gamma. Meglio creare zone che rispondano a terroir, e promuoverle nel modo migliore.

    Fil.

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    #6
  • Mike Tommasi

    Mike Tommasi

    Anche in Francia ci sono denominazioni di spumanti di qualita che non riescono a "fare la concorrenza" allo Champagne: Crémant d'Alsace, Vouvray, Clairette de Die, ecc..

    Il problema è che lo Champagne, ancora prima di ricevere le bollicine, è già un grande vino...

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    #7
  • Enrico Ielmini

    Enrico Ielmini

    Personalmente sarei favorevole all'identificazione dello spumante metodo classico con un nome proprio. Credo possa valorizzare in un contesto internazionale, e non solo, questa tipologia di prodotto. Nell'ultimo decennio il livello qualitativo di questi vini è cresciuto in maniera esponenziale ed il valore aggiunto è ampiamente riconosciuto dal consumatore. Tutto ciò consentirebbe nuove e concrete strategie di marketing, nel rispetto delle tipicità e del territorio. Insomma, come anche per il Prosecco, termine con il quale molti consumatori identificano uno spumante, servirebbe per una corretta informazione ed educazione del consumatore. Il buon Beppe, da ottimo interista qual'è è stato "beccato" in fuorigioco, ma condivido la Sua proposta.

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    #8
  • Maurizio Fava

    Maurizio Fava

    chissà perchè quando un giornalista è bollito, e si trova davanti un foglio bianco, prima o poi comincia a sproloquiare di vini, senza avere la minima idea dell'argomento.
    e di solito lo sproloquio è direttamente proporzionale alla presunzione del soggetto.
    si vede che severgnini era geloso di vespa...

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    #9
  • FortidelVento - Tomaso Armento

    FortidelVento - Tomaso Armento

    Sarà, ma io non capisco una cosa, da un lato leggiamo questo www.winespectator.com/webfeature/show/id/43228 e ricordo bene che si sono sollevate richieste di riflessione ai produttori. Poi Severgnini dice che bisogna cercare di fare massa ed essere più facili da riconoscere e allora non va più bene e si vuole la diversità.
    Non so, credo che se prima si debba creare un nome forte in qualche modo generico che guida / identifica una zona, poi si cercano le diversità. Insomma, AOC e Cru sanno tutti cosa sono...senza offesa, non direi lo stesso delle nostre DOC e questo non aiuta a farci conoscere. Per vendere la passione e fare il vino buono e anche farlo pagare il giusto non basta, IMHO non si vende a chi conosce il vino, si vende a chi il vino lo beve...

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    #10
  • Capellini Luciano Azienda Agricola

    Capellini Luciano Azienda Agricola

    @ 1,2,3
    Il nome "Franciacorta" ha origini incerte: la prima volta Franzacurta appare in un codice queriniano, risalente al 1277 che contiene gli statuti comunali di Brescia.
    Mentre Il termine "Francia" venne impiegato per la prima volta in forma ufficiale a partire dal 1190 vi è però un precedente risalente al al 486, quando il re dei Franchi Clodoveo discendente di una delle tante tribù germaniche che federata con i romani stabilirono un reame duraturo, in un'area che copre parte dell'odierna Francia e della Germania, formando il nucleo storico di queste due nazioni moderne.
    Vi è poi un evento che potrebbe accomunare i due nomi, risalente al 1412, un accampamento di Carlo Magno con i Franchi in area franciacortina prima di assalire Brescia.
    Le fonti tuttavia, (da frettolosamente consultate) mai collegano le origini dei due nomi ai vini.
    Ciao

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    #11
  • Capellini Luciano Azienda Agricola

    Capellini Luciano Azienda Agricola

    Venendo invece alla necessità di una denominazione identificativa/qualitativa dei vini italici partirei dall'antica popolazione degli Enotri popolazione italica, stanziata, attorno all'XI secolo in un territorio di notevoli dimensioni comprendente inizialmente il sud Italia.
    Ritengo che ogni italiano sia oggi identificabile come cittadino dell'antica enotria.
    Personalmente sono dunque favorevole ad una identificazione nazionale che racchiuda in se l'arte del vino, un termine che racchiuda l'insieme delle viticultura italiana identificata come alta qualità. Non credo che la strada sia invece quella di inseguire o scimmiottare altre strade, noi dobbiamo trovare la nostra ed essere più orgogliosi di essere italiani.
    Difficile, lo so, ma ogni vendemmia ha le sue difficoltà.

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    #12
  • Giuseppe Paolo Trisciuzzi

    Giuseppe Paolo Trisciuzzi

    Ritengo che lo spumante italiano, ottenuto con la rifermentazione in bottiglia, debba avere un nome facilmente riconoscibile in Italia ed all'estero, poi è giusto che ogni produzione locale abbia una sua identità, i suoi disciplinari adatti al territorio etc etc.
    @mike, la zona dello champagne dava origine a vinelli, per cui dom perignon e company cominciarono a lavorarci sopra.
    @capellini, forse l'episodio dei franchi non è del 1412

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    #13
  • Mike Tommasi

    Mike Tommasi

    Stefano, stai dimenticando che la Champagne è fatta di migliaia di piccoli produttori che hanno gli stessi problemi dei cugini del Prosecco. La riconoscibilità del nome viene preservata dalle grandi marche, leader del settore del lusso (LVMH), sulla base di secoli di tradizione. Ma nonostante la falnge internazionale, alla fine, tutto nella Champagne viene vendemmiato a mano, che si chiami Krug o Boulard.

    Certo che esistono Champagne scarsi, come in tutte le zone vinicole i vini scarsi sono la maggioranza. Qualsiasi Francese lo ammetterebbe anche pubblicamente.

    In Francia sono meno bravi degli Italiani a fare etichette belle e originali. Ma con lo Champagne, non c'è bisogno di cambiare nulla... :-)

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    #14
  • Gianni M. Lovato

    Gianni M. Lovato

    @ Stefano Vigna
    Praticamente si può riassumere tutto nella sua frase "Ogni francese ama la Francia infinitamente di più di quanto ogni Italiano non faccia."
    Che ci piaccia o meno si tratta di una realtà: per parafrasare Massimo d'Azeglio, quasi 150 dopo aver fatta l'Italia siamo più lontani che mai dal fare gli Italiani.
    Dobbiamo rammaricarcene o rallegrarci? A ciascuno la propria opinione.
    Idealismi e politica a parte direi che realismo e pragmatica indichino chiaramente che la forza del vino e del cibo Italiani è dovuta appunto alla loro diversità ed alle loro infinite sfaccettature.
    Ogni cosa che tendesse ad omogeneizzare il brand "made in Italy" non farebbe altro che danneggiare l'attrattiva e longevità della cucina e del vino Italiani, particolarmente all'estero.

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    #15
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Il nazionalismo francese è ben noto.
    Come diceva Ernesto Hoffman in un simpatico monologo introduttivo ai Bardi Web Awards di qualche anno fa, i francesi sono capaci di vendersi, noi no o comunque molto meno. Alla base di questo c'è però probabilmente questo sentimento forte verso il proprio paese. L'Italia è moderatamente vicina e unita una volta ogni quattro anni, in occasione dei mondiali di calcio. Quando li vinciamo invece è un tripudio si sentimento nazionale. Ma non conosco altre occasioni (magari in guerra o dopoguerra, ma io non c'ero).

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    #16
  • Mike Tommasi

    Mike Tommasi

    Mah, il calcio francese quest'anno ha toccato il fondo...

    I successi francesi stanno da parte delle grosse imprese del lusso, dell'automobile, del nucleare, dei servizi, non cerrto nelle piccole e medie imprese.
    Fatto strano: nè in Italia nè in Francia il governo da supporto alle PMI, anze le penalizza, ma in Italia le PMI si moltiplicano, in Francia spariscono.

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    #17
  • Capellini Luciano Azienda Agricola

    Capellini Luciano Azienda Agricola

    @ si pare anche a me difficile che quella data sia esatta, (Carlo Magno 742 - 814) somiglia di più al numero di bottiglie che stavo trattando. Scusate.

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    #18
  • Gianni M. Lovato

    Gianni M. Lovato

    @ Mike Tommasi.
    Interessantissima l'osservazione sulle PMI.
    Sembra confermare due teorie personali che ho da sempre:
    1) L'Italia è il Paese dei prototipi e delle idee geniali
    2) La Francia ha una mentalità più Teutonica di quello che voglia ammettere
    (per essere del tutto onesto: quelle erano due delle teorie del mio saggio istruttore di volo)
    @ Filippo.
    Italia unita in guerra o dopoguerra? Scherzi? Certo non la Seconda Guerra Mondiale!

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    #19
  • Giuseppe Paolo Trisciuzzi

    Giuseppe Paolo Trisciuzzi

    Decisamente l'Italia ha il primato delle piccole aziende, ma i francesi non sono solo grandi catene delle distribuzione e solo industria del lusso, sono migliaia i piccoli produttori di alimentari di nicchia e parlo di formaggio e di vino, un piccolo produttore di bordeaux ed un pastore produttore di formaggi possono mandare i loro figli a studiare alle scuole superiori ed all'università e quando torneranno casa, potranno continuare l'opera dei genitori, perché il reddito gli consente una vita più che dignitosa.

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    #20
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    @gianni
    Mi riferivo al sentimento "nazionalista".
    I partigiani, per dire, erano pochi all'inizio ma il sentimento era forte.

    Ciao, Fil.

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    #21
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Ne parla oggi anche Ziliani, qui: http://vinoalvino.org/blog/2010/09/beppe-severgnini-auspica-un-nome-comune-per-le-bollicine-italiane-e-zanella-franciacorta-gli-risponde.html

    e concordo con la sufficienza delle denominazioni relative. Certo, bisogna saperle promuovere, così come ha saputo fare la Franciacorta in Italia, anche all'estero.

    Fil.

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    #22
  • Mike Tommasi

    Mike Tommasi

    Pensi davvero che il nome Franciacorta sia riconoscibile all'estero? A me non risulta. Prosecco forse si.

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    #23
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    No Mike, infatti ho scritto: così come ha saputo fare la Franciacorta in Italia (andrebbe fatto) anche all'estero. Forse non si capiva bene.

    Fil.

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    #24
  • Mike Tommasi

    Mike Tommasi

    lettura frettolosa sorry

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    #25
  • Mike Tommasi

    Mike Tommasi

    lettura frettolosa sorry

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    #26
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Il punto è che secondo me non ha senso ripartire da zero, almeno non per quelle zone che hanno già lavorato molto, sia sul prodotto che sulla promozione in Italia. Franciacorta (di più) e Trento Doc (un po' meno), per dire, qui in Italia hanno fatto molto. Tutto questo background va ora trasferito all'estero ma non penso sia tanto un problema di nome, quanto di azioni che vengono fatte. Se lo stesso impegno investito in Italia si riverserà all'estero, penso che non ci saranno grosse difficoltà a far conoscere il brand. I prodotti sono pronti.

    La fortuna del Prosecco all'estero comunque, Hilton a parte, secondo me deriva anche dalla facilità di accesso che quel vino ha per quel mercato considerati i costi di partenza. E' un prodotto, in media, di fascia economica più popolare e appetibile per importatori USA.


    Fil.

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    #27
  • Mike Tommasi

    Mike Tommasi

    Si il Prosecco è sullafascia del Cava, che all'estero va abbastanza forte. Non so se quantitativamente siamo su produzioni comparabili.

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    #28
  • Luca Risso

    Luca Risso

    Ma in Italia i "nomi famosi" spumantisticamente parlando esistono da mo', e vendoo milioni di milioni di bottiglie, si chiamano prosecco e Asti spumante (moscato), oltre la Franciacorta.
    Perché invece ci volerne inventare di altri (nomi), non si punta a un SERIO lavoro per aumentare esponenzialmente la qualità di queste due denominazioni?

    Luk

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    #29
  • Mike Tommasi

    Mike Tommasi

    Infatti, sia Prosecco che Asti hanno reputazione di vini a basso prezzo. Non dico puntare su livelli da Champagne (sarebbe inutile), ma dimostrare una produzione seria, magari bio, che cercherebbe una nicchia tra sparklers di bassa e champ.

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    #30
  • Paulo Rota

    Paulo Rota

    Leggo un pò in ritardo questo articolo..o meglio ..lo avevo letto ma ero arrabbiato a tal punto da aver spento il pc ed essere rimasto piuttosto basito.
    Sono soprattutto stupito dal fatto che una persona del calibro di Beppe Severgnini possa aver avuto questa miopia nei confronti di anni e anni di lavoro,di storia ,di battaglie di un territorio come la Franciacorta( e lavorandoci anche io come stagista presso un'azienda vitivinicola ed avendo fatto una tesi proprio una tesi sul Franciacorta DOCG sono piuttosto risentito nel sentire cose di questo genere).

    Forse Severgnini non ha ben inteso che dietro il nome Franciacorta DOCG,oTrento DOC,o simili.. ci sono degli equilibri e delle storie non indifferenti(come già ho detto nelle righe sopra).

    Come già detto in alcuni interventi (fra i quali quello del creatore del Blog Filippo Ronco) non ha senso ripartire da zero ma bisogerebbe ,piuttosto,"rinforzare" la qualità dei marchi in modo da poter anche accettare sfide sempre nuove,che si tratti di Champagne o no.

    Paulo

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    #31

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