Indigenous yeasts

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Indigenous yeasts
This is a very important harvest for me: we have started to select and reproduce indigenous yeasts from every vineyard in Tenuta Belicello.
In the past years, we have experienced a yeast selection only from the Merlot grapes, which we now want to apply to all the varieties that we grow in our winery. 

After a few years of experience, this decision has become a logical consequence of our commitment to quality and to a more natural and sustainable grape growing and winemaking.

I expect at least two results from our choice of using indigenous yeasts for our fermentations: first of all, I am well aware that wines made with "wild" strains could be less manageable than those made with selected ones. At the same time, I believe that what is expected to be an issue would, on the contrary, lead to a more original, probably unconventional character of the wines that we are making this year.

It is a difficult path, but we think it’s worth it!

How we obtained our yeasts? 



We started on July 26th to make our culture from Chardonnay grapes: 220 lbs of sound clusters, carefully selected and picked by hand in small baskets. After picking, they were immediately brought to the winery: high acidity, amazing aromas and good sugar level were the parameters we monitored to start our culture. 

The grapes were crushed by hand in small stainless steel tanks. We used the whole cluster (stem, skins, seeds and juice) to obtain the maximum quantity of potential yeasts, and waited for the yeasts to develop. 

Once the fermentation had started spontaneously (we waited 2 days at a fresh but not cold temperature), we separated the fermenting must from the solid parts and started to “feed” the yeasts: every day, we kept on adding hand squeezed fresh juice made from selected grapes to supply sugars and acids to the culture. 

After 10 days, we obtained 100 gallons of fermenting must that we used to inoculate 9 tons of pre-dawn harvested Chardonnay grapes. 
A part of the grapes was crio-macerated with the skins for 12 hours and then soft-pressed before inoculation (the one in tank), the other part was inoculated before the pressing (the one in barrels). 



The results are excellent so far: the yeasts reproduced in both cases and developed a continuous fermentation. In the first case the fermentation has been slower: the yeasts consumed only 0.35 oz of sugars per day and they have worked for over 15 days. In the second case the must fermented only 11 days. In both situations we were surprised to have obtained a very low degree of volatile acidity, a low pH and an amazing level of total acidity. Which, translated into a spoken language, means fresh and fruity aromas, easy drinkable quality and a limited alcohol level (around 12.50).

Every aroma of banana and tropical yellow fruit, which was usually related to the use of selected yeasts, has disappeared and what I feel right now is a citrus bouquet with a touch of herbs, and amazing flavour.

I've got the same feelings from all the wines made with the same fermentation process: the difference between this year and the past is more evident in the whites than in the reds, but the general parameters (very low volatile and a low ph) are comparable in all the wines.

Now I have a question: is it possible that the indigenous yeasts, which are perfectly adapted to the extreme climate of the Sicilian territory, work better than the selected ones, which need more constant and uniform conditions?

I'd like to share my experience with people (winemakers or wine lovers) who already have a history in the use of indigenous yeasts.
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#31 Commenti

  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Grazie Marilena per questo bel resoconto e delle novità. Avete fatto una scelta coraggiosa ma secondo me premiante. Visto che è la prima annata non puoi ancora saperlo ma mi piacerebbe da te avere una conferma. Mi capita spesso, di fronte a vini, pronti da bere, vinificati con lieviti indigeni o autoctoni (le terminologie non sono ancora del tutto chiare, almeno per me), di sperimentare una bevibilità sorprendente ed è una caratteristica che accomuna tutti i vini vinificati in questo modo.

    Di recente poi ho avuto una vera sorpresa. Un vino eccellente ma difficile, scontroso, che bisognava aspettare anni prima di poterne godere appieno - mi riferisco al Teroldego Poiema di Eugenio e Tamara Rosi - da sempre vinificato con lieviti selezionati, è da poco passato alla vinificazione con lieviti autoctoni. Bene devo dirti che è completamente cambiato in bevibilità e in "prontezza", conservando però la profondità e lo spessore che aveva "prima della cura".

    Ne scrissi qualche tempo fa addirittura un articoletto da quanto mi aveva colpito la cosa: http://www.tigulliovino.it/dettaglio_articolo.php?idArticolo=6749

    Ciao, Fil.

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    #1
  • Marilena Barbera - Cantine Barbera

    Marilena Barbera - Cantine Barbera

    Ciao Filippo,

    ho appena letto il tuo articolo sul Poiema. Ho degustato alcune annate passate, quelle da lieviti selezionati, e l'ho sempre ritenuto un vino eccellente, ma non ho avuto ancora modo di sentire la nuova versione.

    Personalmente ho solo una piccolissima esperienza sulla evoluzione di vini da lieviti autoctoni. Le sperimentazioni che abbiamo fatto negli anni scorsi solo sul Merlot sono davvero poca cosa, anche perché la fermentazione avveniva davvero spontaneamente sull'intera massa (100 quintali circa), e succedeva veramente "di tutto".
    La variabilità è stata in alcuni casi eccessiva: alcune vendemmie "tengono" ancora dopo 5 o 6 anni dall'imbottigliamento, altre sono già over dopo appena 2. Per questo, forse, ci abbiamo messo un po' prima di virare decisamente in questa direzione con tutti gli altri vini...

    Quest'anno è stata fatta una selezione su piccole vasche (4 per i bianchi, 2 per i rossi), da cui poi abbiamo scelto l'inoculo che ci sembrava il migliore per finezza e pulizia, in maniera da provare a limitare "le puzze".
    E' stata un'esperienza entusiasmante, che possibilmente mi ha legata ancora di più ai vini.
    Ora vediamo l'evoluzione, fammi gli auguri!

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    #2
  • Luca Risso

    Luca Risso

    Hai rispolverato il Pied de Couve, ottima scelta in quanto prima dell'inoculo sul grosso della massa riesci a vedere se il "Pied" ha lavorato bene, e nel caso non sia così ricorrere ai lieviti selezionati.
    E' una scelta assolutamente condivisibile e consigliabile se la produzione non è davvero alta e la cantina non è di dimensioni troppo grandi, altrimenti è un po' complicato da gestire.
    Luk

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    #3
  • Marilena Barbera - Cantine Barbera

    Marilena Barbera - Cantine Barbera

    Si, è una tecnica molto lunga e laboriosa, anche perché tutte le operazioni per produrre lo starter sono state fatte manualmente, e ti assicuro che spremere l'uva a mano è un lavoraccio :) ...
    Abbiamo sempre iniziato con almeno due pied de cuve per tipologia di uva, uno costituito solo da uva intera spremuta (quindi raspo, bucce e tutto) aggiungendo una "pizzicata" di solforosa qui non ci siamo inventati niente, è così che mio papà fermentava i vini in casa l'altro lasciando fermentare in una soluzione al 5% di acqua ed alcol alimentare.
    Entrambi gli starter sono stati portati avanti fino al momento dell'inoculo della massa, e abbiamo scelto sul momento quello che ci è sembrato il migliore; a volte, quando entrambi ci sono sembrati validi anche se diversi, li abbiamo utilizzati tutti e due.

    L'idea era quella di evitare quanto possibile il ricorso ai lieviti selezionati, cosa che in realtà ha funzionato. Di una cosa però mi pento: non ho conservato lo starter utilizzato per lo Chardonnay, che era veramente splendido.

    Qualcuno per caso ha mai provato a surgelarlo?

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    #4
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    Complimenti per l'ottimo lavoro !!

    Ho condotto anche io una sperimentazione con le fermentazioni spontanee e ne ho tratto grande soddisfazione.

    Infatti è da quell'esperimento che in cantina stiamo "convertendo" passo dopo passo tutta la produzione all'utilizzo dei lieviti presenti naturalmente.

    Posso dirti che ho stappato con l'onav di Genova giusto qualche settimana fa tre coppie dei miei "vini gemelli" ed ho avuto la riconferma che anche a distanza di tempo i vini non solo reggono, ma tendono a trasformare la ricchezza iniziale ( che li rende meno puliti ) in complessità.

    Il Pied de Couve è consigliabile ( lo uso anche io ) per avere delle garanzie in più, credo però che dopo qualche anno, le colonie insediate in cantina ormai saranno perfettamente in grado di svolgere bene il loro lavoro anche senza questa tecnica o almeno io sto andando in quella direzione.

    Quello che io ho riscontrato, confortato da un tasting panel omogeneo che ha degustato alla cieca, lo puoi trovare pubblicato qui su vinix e mi piacerebbe un confronto con ciò che riscontri tu.

    Grazie in anticipo
    Ciao
    Paolo

    Link : http://www.vinix.it/myDocDetail.php?ID=3593

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    #5
  • Marilena Barbera - Cantine Barbera

    Marilena Barbera - Cantine Barbera

    Paolo è un lavoro bellissimo!
    Mi dispiace solo di non aver potuto partecipare al panel.
    Quando fai il prossimo ?

    Per quanto riguarda le colonie: qui da noi, forse perchè le temperature ambiente (fuori dalle vasche) sono mediamente elevate, le colture in cantina già ci sguazzano! Avevo lasciato in bottaia (16-17 gradi ambiente) dei fondi di inzolia a decantare e dopo nemmeno 12 ore già fermentavano...

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    #6
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    Esatto.. è quello che succede se la cantina è predisposta e, a mio dire è una grossa fortuna !

    Ora noi abbiamo condizionato ( temperatura e umidità ) una zona per trattare le uve e per "governare" la fermentazione giocando sul range di attivazione dei lieviti..

    Sono in fase sperimentale ( seconda vendemmia ) ma credo di poter già affermare che raffreddando le uve in ambiente secco e poi termoregolando le vasche di fermentazione si possa avere una eccellente fermentazione spontanea con ottimi risultati.

    Al momento ho in corso un altro panel sul timorasso spumante, probabilmente l'anno prossimo.

    Ciao
    Paolo

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    #7
  • Marilena Barbera - Cantine Barbera

    Marilena Barbera - Cantine Barbera

    Ok, mi prenoto allora!
    Tra l'altro il Timorasso è uno dei vitigni che mi affascinano di più negli ultimi tempi. Ho da poco degustato quello di Massimo Pastura, La Ghersa, e l'ho trovato splendido.

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    #8
  • Azienda Mariotti - I Vini delle Sabbie

    Azienda Mariotti - I Vini delle Sabbie

    Buongiorno Marilena, come va?
    Conduciamo da sempre fermentazioni spontanee, in modo particolare stiamo ottenendo importanti risultati attraverso la collaborazione con il Fondo San Giuseppe di Brisighella (RA), per il quale realizziamo tutti i vini aziendali con fermentazioni spontanee senza pied de cuve, ma parliamo di masse piccole, al massimo di 20 hl di mosto. Sono d'accordo con Luk per quanto riguarda le dimensioni aziendali. In questo discorso ci sarebbero secondo me altri aspetti interessanti che riguardarebbero, nell'ordine, grado di illimpidimento dei mosti prima dell'inoculo, temperatura dei mosti all'inoculo, apporto di ossigeno durante la fermentazione, mantenimento o meno dello stato di riduzione verso la fine della fermentazione. Questo perchè se va tutto bene non ci si da tante domande, ma se avviene un blocco di fermentazione, poi se ne parla la primavera successiva...
    Comunque secondo me questi aspetti produttivi stanno raggiungendo una "massa critica" in termini di comunicazione, e credo che domani si tornerà a fare quello che si faceva... ieri! ;-)
    A presto

    Mirco

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    #9
  • Marabino

    Marabino

    ciao Marilena,

    complimenti! mi fa piacere che tu abbia intrapreso questa strada dei lieviti indigeni anche sui bianchi! La mia cantina ha quasi la stessa tue dimemsione e abbiamo molto similitudini in comune, spero di poter scambiare due chiacchere presto.

    Noi abbiamo fatto lo stesso procedimento che hai fatto tu per lo chardonnay, ma in scala più grande e in più abbiamo vinificato una vasca con tutte le bucce fino al completamento della tumultuosa, tipo un vino rosso con brevi rimontaggi!! ed è venuto uno chardonnay molto ma molto particolare! spero di incontrarti presto e fare insieme una degustazione dei nostri chardonnay vinificati allo stesso modo ma di zone diverso saà curioso trovare le diverse sfumature, ma sono sicuro che saranno due prodotti DIVERSI dalla massa perchè fatti con la Passione che ci contraddistingue!

    Pierpaolo

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    #10
  • Marilena Barbera - Cantine Barbera

    Marilena Barbera - Cantine Barbera

    Ciao Mirko, piacere di risentirti! Ma prima o poi ci incontreremo, vero?
    La nostra dimensione è piccola: una media di 70-80.000 bottiglie l'anno in totale, la massa più grande è di 150 ettolitri, quindi il pied de cuve è stata una scelta credo adatta a noi.

    Illimpidimento: sull'inzolia abbiamo provato due diverse tecniche: la prima inoculata da pied de cuve dopo una decantazione statica a freddo del mosto per 24 ore, la seconda direttamente sulle bucce e pressata dopo 24 ore dall'inoculo.

    La prima massa ha fermentato benissimo, profumi subito puliti e una sfecciatura compatta, il colore molto bello.

    La seconda mi ha inizialmente dato un po' di problemi: i profumi erano abbastanza selvatici, troppa feccia in sospensione durante la fermentazione, il colore non mi piaceva per niente (l'inzolia tende a scurirsi molto). Sono stata in trepidazione per 2 settimane. Ho mantenuto la temperatura di fermentazione più bassa del solito, scendendo fino a 15-16 gradi e apportando ossigeno con rimontaggi all'aria ogni 3 giorni, con l'ansia che tutto si bloccasse, ma fortunatamente questo non è avvenuto. Ho travasato per ben tre volte durante la fermentazione, per cercare di pulire un po' il mosto e perdendo quindi un sacco di prodotto. Però, dopo un mese, devo dirti che anche questo vino (almeno quello che ne resta!) è bello: più pieno e lungo in bocca, più profondo.

    Se dovessi rifarlo daccapo probabilmente cercherei una via di mezzo: inoculo sulle bucce con il pied de cuve, avvio della fermentazione e pressatura dopo 2 giorni, poi inoculo della massa decantata. L'ho provato sul grillo dieci giorni dopo, che è un'uva più aromatica e meno delicata dell'inzolia, e il risultato fino ad ora mi piace molto.

    Riduzione: con i "miei" lieviti è stato quasi impossibile, anche perché svolgono la malolattica prima di aver consumato tutto lo zucchero. Alle prime analisi ho fatto un salto sulla sedia: negli anni scorsi la malolattica era stata sempre inibita nei bianchi, utilizzando lieviti che fermentano a bassissime temperature (12-13 gradi) e solforando subito dopo la fine della fermentazione. Quest'anno ho vini che hanno finito la malolattica e un'acidità totale intorno a 6... ma forse è solo la fortuna dei principianti!

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    #11
  • Marilena Barbera - Cantine Barbera

    Marilena Barbera - Cantine Barbera

    Ciao Pierpaolo,
    conosco un po' i tuoi vini e ti seguo qua e là sui blog.
    Complimenti per il lavoro che stai facendo, sono davvero curiosa di assaggiare questo Chardonnay "in rosso"!

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    #12
  • Podere San Cristoforo

    Podere San Cristoforo

    Ciao Marilena,
    bellissimo il tuo lavoro e quello dei nostri colleghi. Io ho utilizzato la tecnica del pied de couve parzialmente nel 2007 e 2008, e totalmente per le annate 2009 e 2010. Quest'anno con la sola unica barrique di Cesanese - dalle poche vigne donate da Andrea Franchetti - ho riscontrato un'eccessiva lentezza di fermentazione e quindi la partenza della malolattica in presenza di zuccheri residui. Bene il Vermentino/Trebbiano, il Sangiovese ed il Petit Verdot, con vini assai fruttati e freschi. Quest'anno ho riscontrato vini meno espressivi subito e un po' ridotti. Io utilizzo il pied de cuve, piuttosto della fermentazione spontanea, perchè preferisco far condurre la fermentazione ai lieviti ceravisiae che prendono il sopravvento solo dopo alcuni giorni di fermentazione. Inoltre, partendo prima la fermentazione, mi aiuta a dormire sonni tranquilli. Utilizzo comunque solforosa nei mosti, e questo ci protegge da altri rischi. Penso che il buon risultato della fermentazione con lieviti autoctoni sia facilitata da alcuni fattori come: uve sane, concentrazioni zuccherine non troppo elevate, buona pulizia in cantina.

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    #13
  • Azienda Mariotti - I Vini delle Sabbie

    Azienda Mariotti - I Vini delle Sabbie

    Ciao Marilena, sì, sarebbe bello rivedersi, magari in un qualche bell'evento dedicato a queste esperienze, ti immagini se potessimo organizzarlo noi produttori? Vabbè, tendo sempre a divagare... ;-)

    Interessante l'inoculo sulle bucce (di fatto mi pare ricalchi una lavorazione per uve rosse): avevo considerato quegli aspetti perchè nella mia esperienza in effetti l'illimpidimento statico (aiutato secondo me anche da un'opportuna solfitazione del mosto) ha portato a risultati più immediati e "puliti". Credo che l'apporto di ossigeno, anche con travasi nel corso della fermentazione, sia gran buona cosa... questo anche in virtù di ciò che ha scritto Lorenzo.
    Una considerazione sulla temperatura: credo che con fermentazioni di questo tipo bisogna stare davvero attenti, il range di "tolleranza" cambia drasticamente, e differenze di 2ºC in più o in meno possono comportare andamenti molto diversi.

    Filippo, e se cominciassimo a sostituire la coppia di aggettivi selezionati/indigeni con esogeni/stanziali? ;-)

    Ciao

    Mirco

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    #14
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Non male Mirco!
    Me lo segno.

    Ciao, Fil.

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    #15
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    Mirco sei un pozzo di esperienza !

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    #16
  • Azienda Mariotti - I Vini delle Sabbie

    Azienda Mariotti - I Vini delle Sabbie

    Paolo, tienti pronto che ne ho anche per te! ;-)

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    #17
  • Azienda Agricola L'Arcera - Organic Wine

    Azienda Agricola L'Arcera - Organic Wine

    Salve a tutti - solo un'osservazione: 2 giorni per far partire la prima fermentazione: secondo me sono già troppi se non hai solfitato il pied de cuvèe. Non è necessario attendere tanto; io preparo 10 kg di fiano in un secchio, solfitando, e dopo 2 giorni posso già far partire 3 ql di mosto solfitato (10 gr/ql) senza altre aggiunte, nè di nutrienti nè di chiarificanti. pratico la vecchia defecazione 2 volte al giorno e credo che in questo modo i vini siano molto più sapidi.
    Ciao - Gino

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    #18
  • Marilena Barbera - Cantine Barbera

    Marilena Barbera - Cantine Barbera

    Ciao a tutti.

    @Lorenzo: rimontaggi all'aria frequenti, sia sui rossi che sui bianchi, mi hanno aiutato specialmente a fine fermentazione. L'inzolia "macerata", in particolare, mi ha dato qualche problema intorno ai 3 Babo, quando mi sono accorta che aveva iniziato la malolattica spontaneamente e ho temuto che potesse bloccarsi. Ma fortunatamente è andato tutto bene.
    Sui rossi ho fatto anche 2 délestages a metà e a fine fermentazione, lasciando ossigenare molto il mosto e contemporaneamente eliminando (per quanto possibile) i vinaccioli, e naturalmente rimontaggi 4-5 volte al giorno. Ho notato subito un'ottima pulizia olfattiva.
    ... e sono molto d'accordo soprattutto sul tema della pulizia in cantina, che non è mai abbastanza. Acqua calda e vapore ad ogni operazione.

    @ Mirko: mi piacciono le nuove definizioni dei lieviti, anche perché, allo stato dell'arte, non sappiamo realmente quale sia la composizione di ciascuna coltura stanziale.
    Con alcuni amici produttori siciliani sto organizzando (appena ho un minuto) una piccola degustazione "indipendente". Se ti va ti faccio sapere.
    Per quanto riguarda le temperature è verissimo che pochi gradi possono fare la differenza, solo che ancora non ho abbastanza esperienza per impostarmi le temperature a priori, e sono andata parecchio "a naso".

    @ Gino: effettivamente, nella mia esperienza, 2 giorni sono serviti per la prima cuve, cioé quella solo con uva e zolfo, mentre la cuve con acqua e alcol è stata un po' più veloce. Però la prima era più bella, mentre la seconda era un po' "sabbiosa" e ha estratto un po' di amaro dai vinaccioli.
    All'olfattiva, la prima cuve era molto pulita da subito, mentre la seconda mi ha ricordato il profumo un po' scomposto di certe birre lambic. Il che non mi è dispiaciuto, anzi, dove l'abbiamo usata, credo che abbia dato più complessità soprattutto ai bianchi.
    Può darsi che la lentezza sia dipesa dal fatto che ho portato le vaschette in bottaia, dove la temperatura è bassina per i nostri parametri (circa 18 gradi, quando la temperatura esterna arriva anche a 40 gradi di giorno).

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    #19
  • Giannoni Fabbri Vignaiolo

    Giannoni Fabbri Vignaiolo

    Salve a tutti in particolar modo a Marilena che ha dato il là a questo interessantissimo argomento. Non ho la vostra esperienza e le vostre capacità ma da tempo mi era giunta all'orecchio la pratica dell'ossigenazione del mosto in fermentazione per attenuare i problemi di riduzione. Quest'anno ho posto una mastella da 300 lt sotto la valvola della cisterna. Ho effettuato 1 rimontaggio al giorno aprendo la valvola e lasciando cadere il mosto nella mastella, quindi ossigenandosi, e poi pompandolo sopra il cappello del mosto in fermentazione. Quando ho separato il vino dalle vinacce mi è parso più pulito dell'anno scorso ma credo che il risultato vada valutato tra un anno.

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    #20
  • Giannoni Fabbri Vignaiolo

    Giannoni Fabbri Vignaiolo

    Scsate se il post non brilla per chiarezza ma con una bambina di 7 mesi in braccio a cui do il biberon non posso fare meglio.

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    #21
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Ogni volta che vedo qualcuno "nuovo" cominciare a partecipare in modo attivo a Vinix è sempre un'emozione positiva. Eccone un altro, dico tra me e me, pensando che presto scoprirà un mondo che non conosceva. Farlo con una bimba di sette mesi in braccio è ancor più encomiabile.

    Ciao, Fil.

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    #22
  • Marilena Barbera - Cantine Barbera

    Marilena Barbera - Cantine Barbera

    @Marco: benvenuto e buona sperimentazione!

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    #23
  • Giannoni Fabbri Vignaiolo

    Giannoni Fabbri Vignaiolo

    Grazie Marilena, i primi di Novembre sarò a Palermo per il matrimonio di un'amica. Quanto disti in termini temporali dal capoluogo?

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    #24
  • Giannoni Fabbri Vignaiolo

    Giannoni Fabbri Vignaiolo

    Per l'Azienda Agricola L'Arcera scusate l'ignoranza, in cosa consiste la vecchia defecazione.

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    #25
  • Marilena Barbera - Cantine Barbera

    Marilena Barbera - Cantine Barbera

    @Marco: scusa il ritardo, torno oggi dagli USA...

    La nostra azienda si trova a Menfi, a circa 1 ora di strada da Palermo. Puoi utilizzare l'autostrada Palermo-Mazara del Vallo (uscita Castelvetrano-Menfi) oppure la bellissima SS 624 che congiunge Palermo a Sciacca ed è una stupenda passeggiata tra i vigneti della Sicilia occidentale.

    Sul nostro sito http://www.cantinebarbera.it/pagine.asp trovi comunque tutte le informazioni e la mappa per raggiungerci.
    Spero che avremo modo di incontrarci!

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    #26
  • Azienda Agricola L'Arcera - Organic Wine

    Azienda Agricola L'Arcera - Organic Wine

    Al vignaiolo del 25: l'uva bianca vinificata senza bucce, all'inizio della fermentazione comincia a far affiorare feccia e melma, che deriva dalla fermentazione stessa: questa feccia melmosa che viene portata in superfice va tolta continuamente, almeno due volte al giorno, finchè si esaurisce. Ciao Gino

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    #27
  • Giannoni Fabbri Vignaiolo

    Giannoni Fabbri Vignaiolo

    Grazie per avermi rinfrescato le idee. Era una pratica di cui avevo perso memoria. La praticavamo quando ero bambino. Ciao Gino

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    #28
  • Giannoni Fabbri Vignaiolo

    Giannoni Fabbri Vignaiolo

    Marilena spero sinceramente di trovare il tempo di venirti a trovare. Cmq prima di venire ti faccio uno squlillo di telefono per essere certo di non disturbare. Un saluto

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    #29
  • Andrea D'Ascanio

    Andrea D'Ascanio

    Scusate il ritardo :D

    Complimenti per l'interessantissimo post...! (ho preso appunti) ;)

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    #30
  • Antonino Alessi

    Antonino Alessi

    Mi sono letto tutto di un fiato questo post alle 6 di mattina..sono passati 8 anni e adesso siete più consapevoli voi...io invece mi sento come voi 8 Anni fa...

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    #31

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