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Emergency sales with no exit strategy harm the terroir, especially if its cellar is always full.

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Emergency sales with no exit strategy harm the terroir, especially if its cellar is always full.
This post follows a discussion on twitter, after a wine producer named Bele Casel asked me "if you have 10 ectars and your cellar is full, what's your approach? Would you stop harvesting your vines? Or even would you stop to look after your vineyards? What would you do?"

My answer (it is not an easy one, no solution for easy money here), is: it depends from the producer objective.

And as twitter force you to make a 140 character answer you clearly imagine why we are here.

In Italythese dayslists are a mood, so I decided to use a list to start my view.

Please find below a list of a producer' goals:

1- Sell to earn, full stop.

2- Sell to earn, developing its business as a brand

3- Sell to earn, developing both its business as a brand and the terroir which is a part of.

To answer the question he made me, let's start saying that a cellar full of wines can be a consequence of many factors that may come from the terroir (it's common to see terroirs and denominations that grows notwithstanding the financial crisis and other that hobble). Other factors may relate to how the winery is managed (again, independently from the terroirs there are firm that are growing and firm that simply go bust).

Having said that, and given the goal each producer has chosen for its winery, I would think at three priority:

1-to empty the cellar (sell at whatever price)
2-to deal with the next harvest
3-to solve the problem structurally

Well, the first should be una tantum, as it is a must for everyone finding appropriate measure to cope with the problem, otherwise - while risking bankruptcy every single day (selling prices are far below your production costs, this has been my experience) - your work is simply against you, your brand and your land/terroir. In fact every time you sell that land product to a reseller that simply look at the profit you are pushing down the production of the whole area and your brand.

Second point, if I were in that situation (at the moment no experience here) I would have chosen a green harvest, as there are public measure that partially sustain your choice and free your time during harvest.

On the third point it should be pointed out that the concept in whatever business is either you invest or you leave the ground to someone else. There aren't short cuts.

I do know this choice is hard, but when my father fallen ill the whole business came into my hand, we had the cellar full, a slope in the vineyard so important that even my house was in trouble.

Do or die, with your heart in hand and your brain working fast you must decide if it is ok to move on with your business or abort it.

Since 2001 me and my family simply removed all weekends and evenings from my calendar and we invested all our savings and time available into the Winery.

To do what? To find new markets, to increase the quality of products, to intertwine our firm to other producer, to have a systemic approach.

I know there are few details here, but this post probably is too long already.

Comments are welcome.

Ciao
Tom
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#31 Commenti

  • Guglielmo Cornelli

    Guglielmo Cornelli

    Ciao Tomaso,
    banalmente, come ben sostieni, la prima cosa é l'obiettivo ... unitamente a questi ci vogliono, nell'ordine:
    - qualità
    - comunicazione

    Entrambe le cose sono migliorabilissime, quindi, una volta definito il vero obiettivo, basta "solo" rimboccarsi le maniche, ma al tempo stesso avere un pò di pazienza! ;-)

    Ciao
    Guglielmo

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    #1
  • Paolo Carlo Ghislandi - i Carpini

    Paolo Carlo Ghislandi - i Carpini

    Occorre un progetto costantemente verificabile, le gestione di un'impresa vinicola è assimilabile a qualsiasi altro piano industriale, solo che è un mercato enormemente più complesso costantemente minacciato dall'operato non esattamente professionale di alcuni attori che generano, con le loro scelte commerciali, veri e propri uragani di difficilissima gestione.

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    #2
  • Bele Casel @ Luca Ferraro

    Bele Casel @ Luca Ferraro

    Io come sempre riporto l'argomento a livelli "terra terra"
    Supponiamo che tu faccia 100.000 bottiglie nel 2010 con 10 Ha , mercato americano per il 70%
    Supponiamo che il dolcetto (ma potrei dire barbera, grignolino, prosecco, pinot ecc ecc) sia di moda nella grande mela. Nel 2011 la moda finisce e dal 70% consumano il 30% della tua produzione.
    Ti rimangono in cantina 40.000 bottiglie.
    Che fai?
    -Vendemmia verde vuol dire sobbarcarsi tutti i costi di potature, trattamenti, trinciature, cimature, una montagna di soldi.
    -Chiudi l'azienda che magari è stata fondata da tuo padre senza provare a salvarla con ogni tua forza?
    -Abbassi i prezzi dei vini a "bassa gamma"?
    - Svendi il vino?

    Forse la risposta sta proprio mediando queste 4 opzioni
    Luca


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    #3
  • Gianpaolo Paglia

    Gianpaolo Paglia

    @Luca Ferraro. Dal tuo esempio si puo' piu' proficuamente indicare cosa non andrebbe fatto: mettere tutte le uova in un paniere, ovvero, concentrare le vendite in un mercato, che nel caso che indichi tu vuol dire anche concentrare le vendite su uno o pochi clienti.
    Sembra una cosa ovvia, ma il mio lavoro di oltre 13 anni in azienda e' stato quello di diversificare e distribuire il piu' possibile le vendite del mio vino, il che comporta piu' lavoro, piu' spese, piu rotture di scatole, ecc., ma una stabilita' infinitamente maggiore.
    Personalmente penso che non dormirei la notte pensando che il 70% delle mie vendite e' in mano a uno o a pochi clienti.
    Quello che si puo' certamente dire, insieme a quello che non va fatto e che ho appena finito di dire, e' che l'imprenditore agricolo che fa vino deve imparare a considerare il fatto che vendere il proprio vino e' una parte importante e consistente del lavoro, proprio come la produzione. Conosco bravi agricoltori che si sono messi a fare vino proveniendo da altri settori agricoli, e che non hanno mai capito che il vino non e' come vendere i piselli alla Findus, dove fai un contratto, buono o cattivo che sia, viene la raccolta, quelli vengono, se lo prendono, ti pagano e si ricomincia da capo.
    Produrre vino e' il 50% del lavoro, venderlo e' l'altro 50%. Scorciatoie non esistono.

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    #4
  • Bele Casel @ Luca Ferraro

    Bele Casel @ Luca Ferraro

    Giusto Gianpaolo,
    Ho fatto un esempio limite ovviamente ;)
    Però se quel 70% fosse suddiviso in diciamo 4 o 5 importatori? :)
    Luca

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    #5
  • Gianpaolo Paglia

    Gianpaolo Paglia

    Io credo che il 70% all'estero sia tanto (ci sono aziende che fanno il 95% all'estero), e che se non hai il controllo della distribuzione (cioe' tuoi agenti), sia rischioso. Chi era molto esposto in USA nel passato ha pianto.

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    #6
  • Simone Brogin - Spirited Wines

    Simone Brogin - Spirited Wines

    Buon giorno a tutti,
    direi che l'argomento è molto interessante e, visto che io la vedo da un'ottica a volte anche troppo commerciale, vorrei rispondervi con alcune domande: ma voi produttori, in caso di giacenze importanti, sareste disposti ad investire parte delle giacenze stesse in promozione (direi il 10-15%)? Un'azienda agricola è un'attività commerciale a tutti gli effetti, e qual'è l'unico scopo di un'attività commerciale? Il termine svendere è qui inteso come vendere a prezzi inferiori a quelli normalmente praticati?
    Il punto di vista dei produttori è sempre interessante soprattutto per che fa il mio mestiere! Quanto ai dubbi, molto molto legittimi di Tom, io direi che parlare di obiettivi è più che giusto, ma ci sono delle strategie che anche in corso d'opera possono (e a volte devono) cambiare, in quanto il successo di un prodotto è dato sì dal prodotto stesso, ma anche dalla sua forza di imporsi sul mercato e questo è un processo che ha bisogno di tempo, di promozione e, perchè no, anche di fortuna. Oggi come oggi il prezzo conta molto e credo che questo sia ormai patente, ma una bottiglia di vino "ferma" in cantina costa molto all'azienda e per questo io credo che, in un momento come quello che stiamo vivendo, nel cercare di recuperare almeno i costi non ci sia niente di male...produrre una bottiglia di vino rende felici, venderla rende felici allo stesso modo! Investiamo dove possibile in piccoli eventi che non abbiano costi esorbitanti, mandiamo in giro le bottiglie (con circospezione, ovviamente), carichiamo il furgone e, come i fioristi olandesi, andiamo a bussare alle porte...anche questa è promozione, no? cerchiamo di sfruttare ogni anche piccolissima opportunità che ci viene offerta (enti di promozione, ice, ecc...), è fatica all'inizio, lo so, e magari scoccia un po' investire dei danari (come dice Sgarbi) in questo momento, ma tutto ciò potrebbe poi rivelarsi un'ottima soluzione per non trovarsi un giorno la cantina piena! Con Gianpaolo già in un'altra occasione ci siamo ricordati che in tempo di guerra in Inghilterra consigliavano "Keep calm and carry on"!
    Un abbraccio
    Simo

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    #7
  • FortidelVento - Tomaso Armento

    FortidelVento - Tomaso Armento

    Ciao Simo,
    beh, io sto facendo quello che dici tu, anche se a mio modo di vedere stai minimizzando un po troppo, quello che chiami "investire le giacenze" io lo chiamo inviare i campioni a soggetti definiti. E personalmente credo che da solo non basti, se hai la cantina piena: l'azienda agricola è un treno in corsa, ogni anno arriva la vendemmia e prima di cambiare direzione devi liberarti del fardello che non ti permette di scegliere.

    Su questo non c'è storia, se hai cantina piena ragioni per svuotarla e sei impaurito dalla prossima vendemmia, quindi ti approcci al mercato con un ottica di breve periodo. Non va bene, bisogna mettere in ordine i problemi.

    Il primo è svuotare la cantina, il secondo gestire la prossima vendemmia e il terzo è sistemare strutturalmente la tua azienda.

    Per il primo problema se il vino è sfuso si fa abbastanza presto, se è imbottigliato un po meno, soprattutto se è etichettato.

    Per il secondo problema invece si deve ragionare un attimo, in fin dei conti portarsi l'uva in cantina senza sapere in larga parte se ed a chi venderla significa ritrovarsi un anno dopo nella stessa posizione.

    Per sistemare strutturalmente l'azienda devi mantenere un livello di magazzino basso, che ti permetta di non saltare per aria e nel frattempo fare quello che dici tu, cioè trovare nuovi canali girando investendo tempo e denaro. Se non hai soldi, forze e tempo devi pensare ad unirti ad altri imprenditori (processo faticosissimo e non scontato, l'ho appena fatto).

    Non sto inventando nulla, un'azienda agricola che si trova con il magazzino pieno e non vende e parallelamente deve gestire l'arrivo del nuovo raccolto non è molto diversa da un azienda in qualunque altro setore con il magazzino pieno e gli operai e costi operativi fissi da pagare. Per rimetterla a posto ci vogliono molti (tanti davvero) soldi e tempo (variabile in base alla fortuna), oltre a gente che sappia fare davvero bene quel mestiere.

    Non dimentichiamoci che nella filiera la produzione è solo la prima parte, poi c'è la vendita e il marketing, la comunicazione, la logistica, l'amministrazione, ecc...

    Se uno è piccolo tutti gli orpelli delle vendite non riesce a permetterseli, perchè costano. E allora o resta piccolo o accetta le regole del crescere, che nella nostra società capitalista significa "investire".

    Non c'è nulla di male a restare piccolo, ma nel vino significa al99% che non ci campi, ma lo fai per passione. Fantastica motivazione, se puoi permettertelo.

    Non ho ancora sentito nessuno che cresca, in settori maturi (direi strasaturi) come quello del vino senza rispettare questa regola.

    Ed essendo il vino stracarico di produttori (ogni giorno dicono che siamo troppi) oltre a tanti soldi ci vuole anche pazienza per crearsi un proprio spazio.

    Solo settori nuovi (vedi es facebook, prima google e prima ancora il mondo internet) per parlare degli ultimi esempi davanti agli occhi di tutti, sono riusciti a creare la famosa mucca viola che vola pure.

    Ma ricordiamoci che facciamo vino.

    Ecco, con tutto questo in testa "Keep Calm and Carry on".

    Ciao
    Tom

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    #8
  • FortidelVento - Tomaso Armento

    FortidelVento - Tomaso Armento

    @4 Luca, mi spiace ma non concordo:

    -Vendemmia verde vuol dire sobbarcarsi tutti i costi di potature, trattamenti, trinciature, cimature, una montagna di soldi.
    Non è corretto, vendemmia verde significa sobbarcarsi PARTE dei costi, vendemmiare in un periodo morto quindi anche da soli risparmiando i costi di personale in vendemmia (dato che immagino vendemmi a mano) per la porzione (nel caso in specie 3 ettari). La Vendemmia a me risulta costi parecchio, quindi se togli i costi di vendemmia perchè la fai in autonomia per quei tre ettari e ci aggiungi il contributo quello che ti resta sulla schiena (almeno coi costi delle mie parti, non so da te) è molto poco. Soprattutto pensiamo che è una misura temporanea, vedi miei commenti sopra.

    -Chiudi l'azienda che magari è stata fondata da tuo padre senza provare a salvarla con ogni tua forza? Non lo metterei come secondo punto, anzi. Leggendo la mia situazione credo tu possa trovare risposta.

    -Abbassi i prezzi dei vini a "bassa gamma"?
    Questa è una misura pericolosa, perchè svaluta la tua azienda. Prima di arrivare qui penserei a capire come sono piazzato rispetto ai concorrenti di pari livello qualitativo. Se hanno cominciato a calare le braghe gli altri che lo fanno buono allora son dolori, altrimenti io penserei a tenere i prezzi e fare degli investimenti di marketing per un ammontare pari o superiore allo sconto degli altri.

    - Svendi il vino? Se sei incastrato con la cantina piena e non sai dove sbattere la testa la mia risposta è si e più veloce che puoi per concentrarti sul futuro. E' andata così, ma ti garantisco che più tempo perdi a cercare una soluzione per quello che hai sulla schiena e più il problema da un'evento singolo si allarga a tutta l'azienda perchè passi senza accorgertene dal gestire l'azienda a svuotare regolarmente il magazzino. E' come uno che dopo aver sbandato in un rally rompe un paraurti e si ferma a ripararlo. Meglio toglierlo e ripartire, finire la gara e capire perchè ho sbandato lì.

    Spero di essere stato comprensibile, ti ho scritto quello che ho fatto, non teoria.
    Ciao
    Tom

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    #9
  • Simone Brogin - Spirited Wines

    Simone Brogin - Spirited Wines

    Ciao Tom,
    certo che ho minimizzato, perchè come dici tu gli aspetti da prendere in considerazione sono molti di più di quelli di cui parlavo, il mio era soltanto un incipit per aggiungere qualche elemento alla discussione. Credo comunque che il tuo problema sia il problema di molti e, bene o male, una scelta bisogna pur farla ed il mercato richiede tutti gli anni annate nuove, naturalmente.
    Investire le giacenze ed inviare campioni non è esattamente la stessa cosa...es. sponsorizzare una manifestazione con l'invio dei prodotti. Comunque è sacrosanto che per crearsi un proprio spazio ci vogliano pazienza e dedizione...
    Ciao
    Simo

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    #10
  • FortidelVento - Tomaso Armento

    FortidelVento - Tomaso Armento

    Ciao Simo,
    per fortuna non è più un mio problema :-) non sono una multinazionale ma in cantina ho solo quello che voglio avere per il momento, preferisco crescere spendendo soldi che producendo vino.

    Ho vissuto quel problema in passato quando ho dovuto gestire l'azienda di famiglia (Cascina Tollu) in situazioni ben lontane dalla prosperità. Con Forti del Vento abbiamo creato una realtà per affrontare insieme (siamo più produttori) il futuro. E in quel poco che ho visto insieme hai tutta un'altra forza, certo meno egoismi, non è più tutto tuo il merito, ma io preferisco essere una parte di un tutto più grande e soprattutto per mille motivi, con più potenzialità.

    Inoltre questo mi ha permesso di mandare a zero le pressioni sull'azienda familiare, che ti assicuro non è poco.

    Quando dici "sponsorizzare una manifestazione con l'invio dei prodotti", cosa vuoi dire: puoi chiarire meglio? Chi farebbe la manifestazione, l'importatore? La cantina?

    Ciao
    Tom

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    #11
  • Fabio Ciarla

    Fabio Ciarla

    Mi inserisco perché, dopo aver apprezzato i punti di vista e le soluzioni proposte, mi trovo a concordare sull'idea di realizzare promozioni, mettere il vino su un furgone e cominciare a girare... Mi sembra una soluzione buona e positiva, ma mi viene anche un dubbio, che forse alcuni di voi possono aiutarmi a sciogliere: un comportamento del genere in parte può aiutare a svuotare la cantina ma aiuta anche a risolvere il problema?
    Creare contatti che però magari successivamente non vengono curati nel dettaglio può essere controproducente?

    Il tutto riporta poi ad un'altra domanda: quanto conta la rete commerciale? In che ordine mettereste: agenti, vendita/promozione diretta, importatori?
    La risposta migliore è sicuramente il mix dei tre ma in quali percentuali?

    Va bene, ho scritto più domande che contributi, abbiate pazienza e - se vi va - aiutatemi a capire meglio....

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    #12
  • Simone Brogin - Spirited Wines

    Simone Brogin - Spirited Wines

    ...sicuramente non la cantina! Importatori, distributori, manifestazioni su cui trovare canali alternativi per vendite "ricche" (circuiti di golf, equitazione, yatch clubs, ecc...), gallerie d'arte, case di moda...sponsorizzare in questi casi non significa inviare i prodotti gratis, ma offrirlo naturalmente a prezzi appetitosi!
    Ciao
    Simo

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    #13
  • FortidelVento - Tomaso Armento

    FortidelVento - Tomaso Armento

    @13 Fabio, dalla mia esperienza prima devi farti conoscere e poi puoi ambire ad avere un aiuto dai commerciali. La prima parte del lavoro sta alla cantina svilupparlo e mantenerlo fino a giungere a dimensioni appetibili per i commerciali.
    L'ho vissuto sulla mia pelle, gli agenti non aprono porte agli sconosciuti, aiutano i bravi ad esserlo ancora di più. E per essere tra i bravi glielo devi dimostrare con le vendite e la presenza nei luoghi dove il vino viene venduto.
    Per darti un contributo io credo molto nell'approccio bidimensionale, cioè vendi vicino a te, dove devi cercare di diventare un numero uno, e contemporaneamente prova a verificare mercati esteri vicini.
    e non ascoltare quelli che dicono che c'è molta concorrenza in zona non vale la pena vendere, perchè se non vinci li hai molte meno possibilità fuori. Se sei il numero uno a casa dove c'è la massima concorrenza lo sei anche fuori, quindi dopo devi usare la tua fatica per cercare compratori.
    Non esistono scorciatoie, semmai esiste la fortuna, cioè un importatore viene e ti compra l'80% della produzione. E' una fortuna nel breve ma devi sapertela giocare dopo, se non diluisci il suo potere rischi di diventarne (motlo spesso diventi) schiavo.
    Quindi per risponderti:

    1-fai un prodotto molto buono con un prezzo competitivo (non necessariamente più basso degli altri, meglio un prodotto molto più buono degli altri a parità di prezzo)
    2-giri, lofai asssaggiare e cerchi riscontri, persone che ti aiutino e credano nel tuo progetto, ristoratori ed enotecari in primis;
    3-cerchi di consolidare la tua presenza in zona
    4-mandi campioni a tutte le guide, verificando attentamente riscontri
    5-individui poche fiere, ma buone e le fai.

    Agenti, importatori? Dopo, prima ti devi fare un mercato, far si che il tuo prodotto venga richiesto. (buoi prima, poi il carro).

    Ottimo il suggerimento di Simone, lui in questo so che è un maestro.

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    #14
  • Simone Brogin - Spirited Wines

    Simone Brogin - Spirited Wines

    Ciao Fabio,
    con riempiamo il furgone non intendo andare a bussare alle porte dei privati (anche se sarebbe un mercato floridissimo, ma che richiederebbe tempo, pianificazione puntualissima e denaro), intendevo andare direttamente dagli importatori con le bottiglie in mano e fargli assaggiare i prodotti....certo che lo potresti fare per alcuni paesi europei, non certo in tutte le parti, però sarebbe un inizio! Non so se risolve il problema, perchè dipende dal successo dell'iniziativa, ma almeno darebbe un po' di giro alle bottiglie...però, sì, ci sarebbe bisogno di un attento follow up!
    Che la rete commerciale sia di vitale importanza è evidente...avere un'ottima rete in Italia farebbe dormire sonni più tranquilli e permetterebbe di affrontare il discorso "estero" con più serenità, solo che mi rendo conto che non è semplice e, solitamente, i distributori ed agenti migliori sono già pieni di aziende! Secondo me non funziona mettere in ordine d'importanza gli agenti, la vendita diretta e gli importatori in quanto tutti agiscono sullo stesso obiettivo
    Ciao
    Simo

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    #15
  • Fabio Ciarla

    Fabio Ciarla

    @ Tomaso
    Grazie, hai tracciato un quadro molto preciso e completo che condivido. Certo questo è il punto di riferimento da cui partire, credo, per gestire una cantina in maniera solida e duratura... Faticoso, ma anche per questo "premiante", soprattutto il rapporto con enoteche e ristoratori mi pare di capire. In parte, ripeto, sono idee che mi giravano per la testa ma vederle chiarite in poche righe è molto meglio!

    @ Simone
    Condivido i complimenti di Tomaso, le idee sono ottime anche se - per esperienza in altri settori - è bene individuare l'evento e/o il partner dello stesso segmento... Insomma se facciamo un ottimo rosso di fascia 5/10 euro meglio non puntare ai circoli di golf quanto piuttosto, che ne so, ad un'associazione venatoria. Un esempio poco preciso tanto per cercare di spiegare cosa intendo...

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    #16
  • Simone Brogin - Spirited Wines

    Simone Brogin - Spirited Wines

    Ciao Fabio,
    certo che sono tutte cose che andrebbero individuate e studiate...
    Tra 5 e 10 euro c'è un'enorme differenza e tra i due ci sta veramente tanta roba!!!! Solitamente quando si parla di sponsorizzare, l'acquirente è la società organizzatrice che poi pensa al modo migliore di valorizzare i prodotti. Per esperienza posso dire che alcuni canali portano via più bottiglie di un importatore del lussemburgo...
    Con tutti i lavori che stanno facendo ad esempio in Liguria per la sosta degli yatch, se avessi un furgone ed il tempo mi ci pianterei fisso...accordi con le agenzie, bottiglia di benvenuto, listino, modulo d'ordine... sai che storia!!!
    Ciao
    Simo

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    #17
  • Fabio Ciarla

    Fabio Ciarla

    In effetti... Attento che se ti legge un commerciale concorrente ti ruba le idee! :-)
    Ciao

    F.

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    #18
  • FortidelVento - Tomaso Armento

    FortidelVento - Tomaso Armento

    Beh, da avere le idee a saperle mettere in pratica ce ne passa...

    Solo un punto Simo, quando dici di andare a bussare alla porta dell'importatore, io sto iniziando adesso, ma mi pare che non sia diverso dai ristoranti e dalle enoteche. Sbaglio?

    Benedetti elenchi, se ne trova a bizzeffe di nomi, ma da li a parlarci....

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    #19
  • Simone Brogin - Spirited Wines

    Simone Brogin - Spirited Wines

    @Fabio,
    sono sempre del parere che le idee buone andrebbero condivise...inoltre non sarebbe la prima volta che "mi rubano" le idee...ho un amico enotecario che mi dice sempre che dovrei mettere dei copyright!
    @Tom
    non so se sbagli, Tom, ma c'è qualche passaggio in più da fare!
    Ciao

    Simo

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    #20
  • FortidelVento - Tomaso Armento

    FortidelVento - Tomaso Armento

    Simo,
    sicuro che c'è qualche passaggio in più, ma il bello era sentire un tuo consiglio sull'approccio, data la tua posizione e dato che questo blog lo leggono in parecchi.

    Io ho una visione minima, dal basso e da neofita, mentre per te è mestiere

    :-)

    Se vuoi eh

    ;-D

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    #21
  • Simone Brogin - Spirited Wines

    Simone Brogin - Spirited Wines

    ....il primo Tom, sarebbe quello di cercare di conoscere qualcuno all'interno delle aziende, andrebbe bene anche colui che pulisce il caminetto della sala riunioni!

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    #22
  • FortidelVento - Tomaso Armento

    FortidelVento - Tomaso Armento

    Non sai quanto mi rincuora che tu abbia fatto questo commento e lo abbia fatto per primo...

    Se mi avessi scritto Viti e Bulloni non sono poi così lontane (scusa il gioco di parole) avrei capito lostesso e apprezzo.

    A presto! P.S. Passi da Lugano il 13 e/o 14 Marzo? C'è gustoinscena http://www.gustoinscena.it/ lo sapevi?

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    #23
  • Simone Brogin - Spirited Wines

    Simone Brogin - Spirited Wines

    Sì, Tom, ma a Lugano sono stato per PiùGusto e non avrei intenzione di ritornarci per adesso...anche perchè negli stessi giorni dovrei essere anche in Versilia, ma non so neanche se ce la faccio ad andare...e dal 12 al 14 dovrei anche venire in Piemonte per l'Asta del Barolo...pensa un po'!

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    #24
  • FortidelVento - Tomaso Armento

    FortidelVento - Tomaso Armento

    Segnalo un utile contributo alla discussione qui http://bit.ly/cDrRj0 (in inglese).

    @Simo, vedo che la tua agenda è sempre la stessa. PiùGusto è valida? Io non ci sono mai stato. Ho scoperto che esistono dei cd workshop sul vino dove sono garantite le presenze dei buyer (non il loro interesse a comprare eh :-) ) mai sentite? Che ne pensi?
    Tom

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    #25
  • Simone Brogin - Spirited Wines

    Simone Brogin - Spirited Wines

    Bello l'allegato-studio sul mercato inglese...c'è un piccolo particolare, hanno chiesto a Bibendum, Sainsbury's e Tesco....della serie: ti piace vincere facile? Bon, cibon, cibon bon bon! Dovrebbero fare uno studio sulle difficoltà delle aziende più piccole che cercano prodotti di qualità e che sono "mangiate" dalla loro concorrenza...accipicchia!
    PiùGusto è carina, ma sai, io sono andato come buyer e quindi la prospettiva cambia...però al di là del semplice esporre ci sono delle iniziative interessanti ad esempio con i ristoratori...è lì che ho conosciuto i tuoi vicini di azienda (di cui adesso però mi sfugge il nome).
    Cd workshop?
    Ciao
    Simo

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    #26
  • Magda Beverari

    Magda Beverari

    wow... ma quanto scrivete... perchè in Italia non ci sono le Foires au vin?
    ;)

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    #27
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Le che? :-)

    Ciao, Fil.

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    #28
  • Simone Brogin - Spirited Wines

    Simone Brogin - Spirited Wines

    ....dovrebbe trattarsi di Saldi di pre-vendemmia, credo!
    Ciao
    Simo

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    #29
  • Magda Beverari

    Magda Beverari

    confermo... saldi prevendiemmia, li praticano sia i supermercati della grande distribuzione, che in Francia di solito hanno una reparto vino non trascurabile... (monoprix addirittua a Parigi ha un marchio dedicato food & wine che non mi ricordo ora)... li fanno anche i tipetti come nicolas, Lavinia, e boutiques di vino in genere...
    Avevo letto un articolo su la revue de vin de france o qualcosa del genere, sul fatto che di solito sono una modalità mascherata di svuotare le cantine... ma poi è uscito che il vino costa meno su alcuni siti specializzati durante l'anno che ad esempio, da Carrefour o Auchan durante i "saldi prevendemmia". In ogni caso le foires au vin sono un buon modo per far conoscere alla gente l'esistenza di un vino... infatti qualche settimana prima la cassetta della posta viene letteralmente ingorgata con piccoli quaderni da 20 pagine che ti illustrano quali e quanti vini ci saranno in questo e quel negiozio ...
    bah.... un modo come un altro per svuotare la cantina... un altro modo è regalarmi i vini!!!! hi hi hi

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    #30
  • Simone Brogin - Spirited Wines

    Simone Brogin - Spirited Wines

    ...Magda, avresti bisogno di un bel magazzino se ti regalassero anche solo un cartone per azienda! Però è un'idea originale, proponila ufficialmente!
    Ciao
    Simo

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    #31

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