assistenza whatsapp: +39 347 211 9450

#18 Commenti

  • Paolo Carlo Ghislandi - i Carpini

    Paolo Carlo Ghislandi - i Carpini

    Ah, dimenticavo... io non ho niente contro le guide, è l'uso improprio che contesto. Dovrebbero essere maneggiate da persone che comunque si facciano prima una cultura personale altrimenti diventano vere e proprie armi improprie con il rischio che qualcuno si faccia anche male.
    Ciao
    Paolo

    link a questo commento 0 0
    #1
  • Nonsolodivino, di Stefano & Giorgio

    Nonsolodivino, di Stefano & Giorgio

    Ciao Paolo,
    che delusione vero?

    Hai perfettamente ragione speso si trovano ristoranti che hanno carte e contine in funzione delle etichette e non in rapporto alla loro tipologia di cucina.

    link a questo commento 0 0
    #2
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Ciao Paolo, questo tuo post si riallaccia perfettamente al post dell'altro giorno di Davide Canina dove si parlava di mezze bottiglie e vini al bicchiere. Dalla descrizione che mi fai, mi da l'idea che il posto dove sei andato sia una vera e propria trattoria. Non conosco quella ma faccio un parallelo con le trattorie (trattorie alla buona, non ristoranti con scritto trattoria davanti) del mio territorio. In questi luoghi solitamente c'è o il vino della casa o il vino della casa. Sono piccoli luoghi di ristorazione a conduzione familiare, spesso con menù sempre simili (per esempio da noi ravioli, taglierini, pansoti, fritto misto alla genovese, unta di vitello, cima, stoccafisso alla ligure..). Puoi giusto scegliere bianco o rosso ma non puoi spingerti oltre. E' il caso per esempio della trattoria "Marchin" a Borgonuovo, della Trattoria La Tagliola a San Martin del Vento e di tanti altri posti simili. C'è anche un posto in località Zerli dove secondo me si mangia divinamente ma dove c'è un unico vino (di Zerli), assolutamente imbevibile.

    Ora è chiaro che è un problema di cultura oltre che di servizio però quello che voglio dire è che è radicato. In certi luoghi ho l'idea che sia sempre venuta la cucina e che il vino fosse un complemento del tutto accessorio, giusto per "scaldarsi". Sono posti lontani anni luce da guide, etichette, diatribe vinose. Il vino è quello del contadino amico o giù di lì e c'è solo quello.

    Probabilmente non durerà ancora a lungo e dovranno anche loro dotarsi, prima o poi, di almeno 3-4 vini, giusto quelli indispensabili per un corretto abbinamento al tipo di menù. Non farebbero neppure molta fatica vista la scarsa rotazione di pietanze ma non fatico ad immaginare la faccia dell'oste se un agente dovesse mai bussare alla loro porta :-)

    link a questo commento 0 0
    #3
  • Paolo Carlo Ghislandi - i Carpini

    Paolo Carlo Ghislandi - i Carpini

    Ciao,
    Si, ma la cosa veramente triste di alcuni è che di fronte ad una critica davvero costruttiva e fatta solo per migliorare, si tappano le orecchie trincerandosi dietro alle più banali motivazioni.
    1) La mia clientela non ama questo genere di vini
    2) Mi costa troppo
    3) Il mio distributore è lui che mi fa l'assortimento..
    e potrei continuare
    Ma io INSISTO !
    O mi buttano fuori o alla fine devono capire !
    Ciao
    Paolo

    link a questo commento 0 0
    #4
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Paolo fai bene ad insistere ma è proprio una forma mentis di certi locali. Il paradosso - ora mi odierai - è che pur detestando questo aspetto, sono quei pochi luoghi che conservano ancora quella genuina schiettezza, quella fedele continuazione delle tradizioni che purtroppo e irrimediabilmente andrà scomparendo con la fine della generazione in corso (e in almeno due delle trattorie da me citate sopra cominciano già ad essere avanti con gli anni). In un mondo perfetto continuerebbero così e si doterebbero di una decina di vini in carta.

    C'è secondo me anche un altro fatto da considerare. Almeno per quanto riguarda il genere di luoghi da me prima citati, buona parte degli avventori in settimana a pranzo è costituita da lavoratori (operai o altro) in pausa pranzo. Gente che vuol mangiare in buona quantità, spendere poco e bere qualcosa. Bere qualcosa punto, non so se mi capisci.

    link a questo commento 0 0
    #5
  • Paolo Carlo Ghislandi - i Carpini

    Paolo Carlo Ghislandi - i Carpini

    Ciao Fil,
    E purtroppo no che non è una trattoria, è un ristorante con tutte le carte in regola. Bella sala, camerieri preparati, ottimo menu tradizionale, carta dei vini e guida annessa al registratore di cassa.
    E' persino segnalato e più volte.... vedi patacche sulla porta di ingresso.
    A me piacciono quelle trattorie che tu descrivi, ce ne sono tante in giro per l'italia. E in quelle a me piace anche il vino sfuso, purchè sia vino locale, bel fatto e ben conservato. Mi è capitato di bere di quei vini sfusi che erano stupendi per il piatto che veniva offerto, ma purtroppo non è sempre così.
    Conosco anche locande che hanno perso la clientela per via del vino scadente nonostante avessero un menù degno.
    Tu non immagini la faccia dellì'oste?
    Prova a immaginare quella di questi ristoratori quando scoprono che il cliente che stanno servendo ne sa più di loro, li critica costruttivamente ed alla fine gli vuole anche vendere il vino ...

    Ciao
    Paolo

    link a questo commento 0 0
    #6
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Bè in questo caso non hanno scuse.
    Per la faccia, immagino immagino ;-)

    link a questo commento 0 0
    #7
  • Paolo Carlo Ghislandi - i Carpini

    Paolo Carlo Ghislandi - i Carpini

    PS: Sono dell'idea comunque che se spariscono è solo perchè nessun giovane ha voglia di farsi IL MAZZO che questa gente si fa.
    Si paga poco, si mangia benissimo e questo perchè la pasta se la fanno loro con le uova delle galline che allevano loro, passano la settimana a preparare brasati per i ripieni, lavorano un sacco di ore e non hanno personale da stipendiare.
    Soprattutto lo fanno perchè lo sanno fare con passione e non certo per arricchirsi, hanno il sacrificio nel sangue.
    Gente così, non se ne produce più.
    Ciao
    Paolo

    link a questo commento 0 0
    #8
  • Luca Risso

    Luca Risso

    OK, non c'era barbera, ma un altro vino adatto al bollito magari si poteva tentare! Brescia=Franciacorta, e non sarebbe andata male secondo me.
    Certo che proporre un piatto così tipicamente piemontese senza prevedere vini coordinati è una grave pecca. Bisogna dire anche che nei rossi del Garda bresciano il barbera (come vitigno) è previsto. Il ristoratore non aveva nulla del genere?
    Luk

    link a questo commento 0 0
    #9
  • Paolo Carlo Ghislandi - i Carpini

    Paolo Carlo Ghislandi - i Carpini

    Ciao Luk,
    Nei franciacorta rosso, hai ragione, c'è della Barbera, la usano proprio per regolare acidità e colore, ma complessivamente non sono vini dove si sente marcata la freschezza acida, almeno per la mia esperienza. Il ristorante aveva i soliti noti, che personalmente non amo molto. ( parlo solo dei rossi perchè le bollicine invece son tutta altra storia, più che meritevoli anche i meno noti )
    I rossi del garda, anche questi fatti con aggiunte di barbera per lo stesso motivo, sono generalmente gentili al palato e almeno che non ci siano forti quantità di marzemino, anche di poca struttura.
    Per il mio gusto li trovo più indicati con stracotti o spiedo bresciano.
    L'intensità aromatica dei bagnetti del bollito, con senapi, mostarde, aglio, rafano, crenn e altro, temo che avrebbero avuto lo stesso inconveniente di quella barbera ingentilita, sembrare persino quasi amabili. Ma io non sono un sommelier, mi limito al mio gusto personale, quindi può essere che tu abbia quasi sicuramente più ragione di me. Resta il fatto che suggerire un groppello e non avere una barbera è sintomatico di una poca attenzione all'aspetto vino.
    Perchè lasciare il cliente in balia della carta vini sicuri che siccome l'hai fatta con una guida, qualcosa che gli piace lo troverà sicuramente e brutte figure non puoi farne, quando proprio la brutta figura è non essere in grado di guidare il cliente verso la scelta migliore ?

    Ciao
    Paolo

    link a questo commento 0 0
    #10
  • Vinarium - Accessori per il vino personalizzabili

    Ecco due righe (o poco più) in merito alla discussione in atto, che gira e rigira nasconde (licenza) la vera e pura realtà dei fatti.
    Ad ogni mestiere o professione si guardi con arte e concezione, visto l'annoverarsi continuo di professionalità nei campi più comuni di lavoro rimane da aggiungere che "in pochi sono riusciti a seguire con costanza l'evolversi della divulgazione e commercializzazione dei prodotti enologici.Evolversi concerne tanto, include forse troppo, e obbliga anche a studiare; il ristorante non deve solo basarsi sulla carta dei vini, deve introdurre personale qualificato in sala...non obbligatoriamente sommelier o assaggiatore docente, tenti di limitare i danni da "cattivo" consiglio al cliente dovuto a motivi più disparati. Eviterò di rimestare la pentola oltremodo riallacciandomi al problema: il vino deve ancora mettere basi per essere considerato un vero alimento da chi lo serve quindi osti e ristoratori occhio agli assaggi, parte tutto da li e da un pizzico di creatività.Le guide...beh come andare sott'acqua e seguire le indicazioni verso una razza specifica di pesci.

    Ovviamente con rispetto delle opinioni altrui.

    Cordialmente
    fabio

    link a questo commento 0 0
    #11
  • Valentino Pavanelli

    Valentino Pavanelli

    Buon giorno a tutti!!!
    da parecchio tempo che seguo il sito ma non ho mai scritto nulla. Oggi mi sento di elogiare il Sig. Fabio che con due riche ha specificato molto bene

    " Ad ogni mestiere o professione si guardi con arte e concezione"

    io aggiungo anche questo... Nol solo il ristoratore deve sapere o conoscere ma anche tutti gli operatori del settore!! iniziando dal comi al Food & Beverage e via di seguito cada categoria ricevvita e di vendita (ahime ci torviamo con venditori di vino que tampoco conoscono il catalogo...)

    Un affettuso saluto dalla Spagna e chiedo scusa se mi sono permesso di scrivere.

    Cordialmente

    Vp

    link a questo commento 0 0
    #12
  • Paolo Carlo Ghislandi - i Carpini

    Paolo Carlo Ghislandi - i Carpini

    Non si può che concordare,
    dopo aver ospitato in cantina qualche aspirante venditore, ho deciso che le vendite, fin che posso, le curo io, personalmente.
    Un pò come quando dicevo che nella sala del ristorante ci deve stare il proprietario. Parliamo di alimenti, non di bulloni, oltre che profesionalità ci deve essere passione. Io non prenderei mai un agente che vuole vendere il mio vino e l'unica cosa che gli interessa sono, prezzo, provvigioni e quantità con relativa scala sconti.
    Quando incontro quello che prima mi chiede dalla storia del vigneto al tappo che uso, allora quello è un venditore di vino. E lo stesso faccia il ristoratore, che sappia tutto di quello che propone, vini compresi e pretenda lo stesso dai suoi dipendenti in sala.
    Ciao
    Paolo

    link a questo commento 0 0
    #13
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Caro Valentino, le scuse le accettiamo ma non perché hai scritto oggi, piuttosto perché non hai scritto fino a ieri. Benvenuto ! Ciao, Fil

    link a questo commento 0 0
    #14
  • Vinarium - Accessori per il vino personalizzabili

    Mi associo al gentile Fil, chi non ha scritto sul blog fino ad oggi dovrà in qualche modo recuperare...diciamo che rientro anche io nella lista dei "disertori" involontari.
    @Vp
    Grazie del commento e porgo il mio personale benvenuto,mi ricollego alla parola "studiare" ,un minimo sacrificio per entrare in confidenza con qualsiasi ramo della vita, e come dice il buon Paolo il vino non son mica bulloni !!

    @Paolo
    Caro Paolo per un bullone errato stavo per perdere pure il motore della mia macchina !!
    Come hai sopra evidenziato non c'è venditore se non c'è passione per il prodotto trattato.Posso anche aggiungere , se me lo permetti, che vendere "bene" paga nel futuro e tacita soprattuto problemi di coscienza, ma ti catapulta immediatamente ad essere disconosciuto dalla grande maggioranza di addetti al settore. Pochi sanno ascoltare chi veramente conosce il proprio lavoro anche nel caso dei vini utili al ristoratore, poichè anche le guide ne han fatto di plagi e sottolineo "plagi di settore".

    Certo chi apprezza i paroloni e la qualità sarà felice di incontrare un professionista ma il vino così come altra tipologia di "merce" rientra secondo la mia opinione (discutibilissima) in qualcosa di nuovo, avvincente, entusiasmante a carattere evolutivo. In poche parole ad una T-shirt cambi il taglio e và bene lo stesso; ma il vino...il vino no. Lì cambi il taglio e rovini l'annata, lo vendi solo per fare i numeri e finirai per disintegrare l'immagine, lo servi in abbinamento al piatto sbagliato ("involontariamente") ed hai perso il cliente.
    Quanto lavoro sprecato.

    La cosa di cui vado fiero è la sensazione che provo quando incontro i miei clienti, percepisco quasi sempre un sentimento di gratitudine, per non avergli soprattutto intasato il magazzino e a parte gli scherzi perchè ha venduto con soddisfazione i prodotti proposti.
    Certo non sempre una vendita fornisce buoni risultati, può anche capitare che qualche bottiglia sappia di tappo, specialmente se di una fornitura con tappi sintetici, capita eh...:)

    Buon weekend ed al prossimo post
    fabio

    link a questo commento 0 0
    #15
  • Paolo Carlo Ghislandi - i Carpini

    Paolo Carlo Ghislandi - i Carpini

    Fabio,
    sono colpito dalla forma e dai contenuti del tuo post, non voglio esser frainteso, per una stupida guarnizione io ho fuso un motore, tutto ha importanza ed i particolari fanno la differenza. Del resto, noi vignaioli diamo importanza persino a cose microscopiche come i batteri, figuriamoci un bullone...
    Quel che intendevo dire è che se ci vuol passione in ogni mestiere, sicuramente e ancor più deve esserci se parliamo di alimenti. Perché io penso che l'alimento non sostenti solo il corpo, ma anche l'anima.
    Valentino,
    Talvolta la frenesia impedisce le buone maniere, ben venuto fra noi.
    Ciao
    Paolo

    link a questo commento 0 0
    #16
  • Davide Canina

    Davide Canina

    Ciao Paolo,

    guarda non mi racconti niente di nuovo. Da troppo tempo io credo che sia ristoranti ma anche enoteche, per non parlare di riviste sembrano una copia in piccolo delle guide più prestigiose.
    Ora non voglio fare un calderone unico...per cui voglio che ristoranti ed enoteche che sono iscritti a Vinix si facciano sentire per dare la loro testimonianza.
    Dateci delle emozioni. Fateci capire che avete una vostra identità in quanto gestori del locale.
    Sapete perchè la gente và sempre meno a mangiare fuori o a bere in wine-bar / enoteche ? Certo c'è crisi di soldi ma una cosa che spesso trascuriamo e che ci sono sempre meno locali che ci emozionano. Così come i produttori di vino, se faranno vedere alle persone che sono solo lì per vendere non venderanno.
    I ristoratori idem....se metti una carta come le guide mi dimostri che non hai caratttere, che non ragioni con la tua testa. Ora non dico di non avere una carta con i vini top. Ma voglio una carta espressiva di quello che è il tuo stile di ristorazione. Bisogna solo essere coerenti.
    Se si mette il bollito la Barbera ferma con una buona acidità è d'obbligo!!
    Io con il mio sito sono andato contro-corrente cercando di valorizzare solo le aziende a conduzione familiare ma io alle degustazioni che organizzo so esattamente cosa sto versando, so dove sono i vigneti e so come l'azienda lavora in cantina.
    Non pretendo che tutti siano come me ma per lo meno fate trasparire la passione di quello che fate....ci vuole ANIMA !!

    Grande Paolo!
    A presto,
    Davide

    link a questo commento 0 0
    #17
  • Paolo Carlo Ghislandi - i Carpini

    Paolo Carlo Ghislandi - i Carpini

    Ciao Davide,

    Non solo quello che dici tu è supercorretto dal mio punto di vista, ma se posso, aggiungerei e sottolinerei che il cibo ed il vino sono prodotti emozionali, non nutrono solo il corpo, ma anche lo spirito.
    Intendo dire che quado prepari e offri una pietanza dove ci hai messo tutto l'amore per quello che fai di cui sei capace, deve venirti spontanea la ricerca del migliore accostamento possibile, altrimenti rischi di vanificare il tuo lavoro che, ripeto, oltre a nutrire deve emozionare. Non sono professioni queste che si intraprendono per il profitto, dove questo accade, te ne accorgi subito dalle sensazioni fredde che percepisci dal cibo e dal locale.
    Ce la faremo, non sarà facile, ma ce la faremo...

    Ciao
    Paolo

    link a questo commento 0 0
    #18

inserisci un commento