L'imperfezione non è un difetto

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L'imperfezione non è un difetto La puntata di stamane del Gastronauta su Radio24, ha per così dire ufficializzato mediaticamente l’esistenza in viticoltura di impostazioni produttive nuove (o per meglio dire, che puntano a rinnovare guardando al passato).
Infatti la tendenza in atto verso vini cosiddetti imperfetti, se da un lato nasce come reazione ai vini perfetti ma omologati degli anni scorsi, dall’altro lato è a mio parere un tentativo di recupero di autenticità e sapori ormai persi nella memoria.
A questo punto però nasce il problema (da cui prende spunto la puntata): se è vera come è vera la tendenza verso vini più naturali, magari non perfetti (dove l’imperfezione lieve non è altro che una conferma di naturalità), allora sorge la necessità di fare chiarezza sui concetti di peculiarità e di difetto di un vino; e la cosa è meno semplice di come sembra, perchè a volte la ricerca di sapori autentici arriva ad essere border line con la rusticità troppo spinta; cosicchè le piccole imperfezioni o peculiarità, finiscono per trasformarsi in difetti.
Nel momento in cui però si riesca a fissare una demarcazione netta tra difetto (che è un dato di fatto) e imperfezione (che è un tendere a…:cioè non è difetto conclamato), solo allora si può considerare la seconda l’elemento peculiare di un vino e annoverarla persino come valore aggiunto di quel vino.
Da ciò evidentemente consegue, a mio parere, la necessità di una rivisitazione o rimodulazione dei parametri e canoni di valutazione della critica enologica, alla luce appunto di queste nuove tendenze che privilegiano i caratteri tipici rispetto alla cifra stilistica.

#20 Commenti

  • Alter-Eno / Pierpaolo Paradisi

    Alter-Eno / Pierpaolo Paradisi

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    #1
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Credo che anche nel più naturale dei vini fatto dal più purista dei "naturisti", non possa nemmeno essere ipotizzata la "ricerca del difetto". Al limite quello che accade è la tolleranza del difetto (moderato) in virtù di una maggiore autenticità, di un maggior ancoraggio al territorio, di una maggiore originalità ed espressività del vino. Mi pare che chi lavora bene, anche in annate più difficili, è in grado di esprimere solitamente vini assolutamente corretti dal punto di vista tecnico, qualche imperfezione magari ma più dettata dall'annata che da errori tecnici.

    Altre volte il problema è dovuto ad un eccesso in alcune scelte radicali, per esempio l'uso di solforosa zero comporta spesso diversi problemi, le macerazioni a volte lunghissime altri tipi di problemi - se non si ha la mano sicura intendo - e così via.

    La soglia tra l'accettabile e il non accettabile credo sia davvero molto soggettiva. Mio suocero beve il suo vino come se fosse il più buon vino del mondo e probabilmente lo è anche se ha spesso una volatile impressionante. Mica sto lì a sindacare, con le lasagne di mia suocera va anche bene ;)

    Alla fine è solo vino.
    E' il frutto di un processo umano che va premiato come diceva Veronelli rispetto al più tecnico dei risultati industriali. E' peggio la pastorizzazione totale di un vino superfiltrato, disinfettato, sterilizzato o un vino un po' rustico bello pieno?

    Domande borderline :)


    Ciao, Fil.

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    #2
  • Alessandro Zingoni

    Alessandro Zingoni

    Anch'io concordo, l'imperfezione, più al naso che al gusto direi, se valutata riconducibile ad una peculiarità del vino/varietale e del territorio da cui proviene, non è un difetto.
    Nel bene e nel male trovo siamo tutti un po' più critici a riguardo oggi, e forse anche troppo (?); fortunatamente, il gusto, la soggettività è quello che ci salva e ci fa piacere di più o di meno vini con doti che spaziano tra "pulizia tecnica" e "estremi".

    :-)

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    #3
  • Angelo Melillo

    Angelo Melillo

    La tipicità non può derivare da una cattiva viticoltura-enologia, perchè verranno fuori difetti più o meno accettabili e che diventeranno, poi, anch' essi omologati, pensate ad alcuni vini bianchi biologici ambrati, ossidati che anno tutti lo stesso profumo(perchè ne hanno spesso solo uno), gusto.
    Molto dipende anche dagli "opinion leader", che ci fanno accettare qualche peculiarità (difetto), come alcuni pinot nero anche d'oltralpe, che presentano
    il carattere "brett", checchè se ne pensi è una deviazione di processo, è una contaminazione batterica. Diverso il caso delle birre trappiste, dove è ricercato questo carattere al punto che si inocuola il Brettanomyces.
    La tipicità vera la possiedono i vitigni varietali: Gewurztraminer, Sauvignon Blanc, il Riesling affinato almeno 2-3 anni, Moscato, Brachetto, Cabernet Sauvignon, ecc.. che lavorati bene, senza approssimazioni la ritroveremo nei nostri bicchieri, La tipicità può venir fuori anche da terroir particolari, che conferiranno caratteristiche specifiche ad un determinato vitigno, ma sempre controllando i processi. Io la vedo così...poi è chiaro che la cantina/enologo progetta il vino che il mercato vuole!

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    #4
  • Angelo Melillo

    Angelo Melillo

    Ho mancato un'acca. I'm sorry.

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    #5
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Sul brett credo si potrebbero scrivere libri ma da alcuni anche nel vino è considerato se poco percettibile un "carattere" estremamente affascinante. Io per esempio lo trovo così in alcuni Rossese liguri dove è solo vagamente accennato. Penso che l'estrema pulizia e perfezioni si portino via sempre anche qualcosa, è naturale che l'importante è l'equilibrio. Tra disinfezione totale e leggere sporcature ci sono una infinità di sfumature di grigio.


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    #6
  • Rinaldo Marcaccio

    Rinaldo Marcaccio

    Trovo interessante la sollecitazione mediatica su questi temi.
    Credo che sia il caso di non fossilizzarsi su canoni di gusto rigidi, perchè gli andamenti sono ciclici e si rischierebbe di non capirne a fondo il senso e le ragioni. Qui mi viene da pensare che spesso si sente dire che il vino basta che sia buono. E invece no. Che vuol dire buono? Ritengo personalmente oggi un vino buono, quello che non ritenevo tale in passato. Questo perchè al mutamento ciclico di andamenti e tendenze, credo debba corrispondere un adeguamento dei parametri di valutazione.
    ...tanto per stare sulle domande border line: siamo sicuri che la perfezione oggi non sia un difetto?

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    #7
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    La perfezione non esiste mi verrebbe da risponderti.
    Il mio massimo di perfezione al momento l'ho provato con un grande borgogna ma cos'è la perfezione? La rispondenza completa al nostro canone soggettivo di bello, piacevole, buono, armonioso?

    Campo minato :)

    Fil.

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    #8
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Sono anche troppe le variabili in gioco pensavo.
    A parte la difficoltà di stabilire canoni oggettivi di valutazione della perfezione (è organolettica? è tecnica? è basata sulla pulizia del prodotto, sulla sua limpidezza? o sulla complessità? sul suo carattere? sulla sua originalità e rispondenza al terroir di riferimento?) se restiamo al piccolo mondo del vino abbiamo poi numerosissime varibili non controllabili dall'uomo, la natura, la "forza" dell'annata, il tempo, la fortuna stessa! :)

    Ciao, Fil.

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    #9
  • Rinaldo Marcaccio

    Rinaldo Marcaccio

    ...un esempio di vino perfetto potrebbe essere il Tavernello. Impeccabile direi! Sia dal punto di vista igienico sanitario, che dell'assoluto equilibrio dei caratteri, pur tarati verso il basso. Direi tecnicamente perfetto.
    Ecco questa perfezione per me è un grosso difetto.

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    #10
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Si però vedi, hai usato una delle accezioni possibili di perfezione, quella tecnica. E sono completamente d'accordo con te nelle conclusioni perché, in quel caso, si tira via più o meno tutto per sanificare e standardizzare. Ma di perfezione non ce n'è una soltanto, ce ne sono tante. E' questa la parte difficile del ragionamento. L'armonia perfetta, per esempio, l'equilibrio perfetto, la potenza perfetta, la rispondenza al terroir perfetta, la freschezza perfetta, ecc.

    Bisognerebbe quindi prima accordarsi su cosa si intenda per vino perfetto, se in senso solo meccanico/tecnico/sanitario oppure organolettico/passionale/originale.

    Dopo si potrà valutare caso per caso.
    Ma torno a dire, a mio avviso non esiste il vino perfetto, proprio perché anche nel caso del vino perfetto tecnicamente si genera un grosso difetto in altri ambiti di perfezione perseguibile, quelli dell'originalità e del carattere, per esempio.

    Ciao, Fil.

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    #11
  • Eliana Negroni

    Eliana Negroni

    I gusti cambiano, evolvono, il pubblico "cresce", anche se si beve meno, si beve più attentamente, ci si documenta, ci si sposta, si sperimenta. Mi é piaciuto ieri sentir parlare di vino naturale come vino "contemporaneo" specchio di nuove ricerche e ripensamenti su stili di vita sostenibili sia di chi produce che di chi consuma. E così ci si "trova". E cambiano i parametri di qualità e valore del vino. Cambieranno.

    Filippo, sarebbe interessante sondare l'età media di questa comunità.. Sì lo so che ci son estremi inaspettati, ma in media penso che il pubblico che consuma vino abbia caratteristiche nuove rispetto ai consumatori di supervini di qualche anno fa, sia anagrafiche che socioeconomiche, ed ecco perché questa grande attenzione ai vini naturali. E qui da te c'è un bel campionario!

    Forse mi allontano un po' dagli aspetti tecnici, ma oggi io penso che queste due componenti di analisi, la crescita qualitativa del pubblico consumatore e la diversa composizione x età e quantità consumate, siano determinanti nell'avventura dei vini naturali.

    Buona domenica naturale :)
    E.

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    #12
  • Mike Tommasi

    Mike Tommasi

    Quello che conta è che il vino sia buono, molto buono. E per arrivare a fare un grande vino buono c'è una sola via: rispetto assoluto della natura e della materia che la natura ci da.

    È assurdo assaggiare vini "naturali" che presentano imperfezioni o difetti, queste sono dovute non al fatto di essere naturali, ma alla scarsa competenza del vigneron e, sospetto, alla mancanza di rigore nel rispetto dei criteri naturali. Come mai in queste fiere dei naturali ci sono vini favolosi (Boulard, Thevenet, Maule, ecc.) affiancati a vini oggettivamente immondi?

    Certo, le condizioni non permettono di fare sempre un grande vino, ma uno che sa fare vino, anche naturale, alla peggio in certe annate farà meno vino e vino meno "perfetto" ma sempre vino piacevole, ma non certo un vino imperfetto, e ancora meno un vino difettoso. Invece tanti dei "naturali" riescono a fare vino scarso anche nelle annate buone, la prova che non rispettano la natura per niente, salvo nella retorica. Finché "naturale" rimarrà un concetto (volutamente?) fumoso e non certificabile, la natura (!) umana purtroppo tenderà alle scorciatoie, o per incompetenza o per disonestà. Si salvano solo quei pochi che sono bravi e veramente naturali.

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    #13
  • Maurizio Gily

    Maurizio Gily

    L'evoluzione del giudizio della critica verso l'indulgenza, nei confronti di quelli che anni fa sarebbero stati considerati difetti, c'è già stata, anzi in molti casi questa indulgenza è andata oltre il gusto della maggioranza dei consumatori (prendo ad esempio la guida Slowine), il che non è detto che sia un male.
    Io concordo con Filippo, a discernere di perfezione e imperfezione si scivola nella filosofia. Un vino ipertecnologico, rotondo e che profuma di caramella a me non piace particolarmente, quindi non lo considero perfetto. Se al tuo gusto un'imperfezione contribuisce alla qualità e alla complessità di un vino (tipico caso Brett a basse concentrazioni) allora non è un'imperfezione. Un vino che giudichi più buono è più perfetto di uno che consideri meno buono. Insomma mi pare che si teorizzi un po' troppo su cosa sia l'imperfezione, sarebbe più logico parlare di evoluzione del gusto in senso lato.

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    #14
  • Maurizio Gily

    Maurizio Gily

    se poi uno dice che il futuro del vino è nel difetto, come ho sentito dire da un ospite del gatronauta, allora mi pare che siamo al delirio ideologico.

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    #15
  • Colle Manora S.s.

    Colle Manora S.s.

    Ciao,
    a mio parere un vino deve essere prodotto al meglio delle proprie possibilità.
    Anche un vino economico dovrà sottostare a tale regola e tanto quanto per i vini "naturali" che di solito di economico hanno ben poco.
    Il gusto e quindi il giudizio buono/cattivo può essere soggettivo, come la bellezza umana, ma un naso storto rimane un naso storto.
    I difetti andrebbero sempre evitati e se non sono evitabili a mio parere non ha molto senso produrre.
    Il brett così tante volte chiamato in causa è in molti casi evitabile con una maggiore pulizia in cantina ed in fase lavorativa.
    Naturale non deve diventare sinonimo di difetto e far vini naturali non deve essere una scusa per produrre così come viene.
    Ripeto..il gusto ed il giudizio finale sono soggettivi,le tecniche corrette di vinificazione no.
    Ovviamente tutto ciò in mia personale opinione..

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    #16
  • Andrea Della Casa

    Andrea Della Casa

    Uff...non riesco mai a seguire le puntate del Gastronauta, non è che on-line si trovano delle repliche anche scritte??

    @Mike Tommasi
    sono d'accordo con te su vino più o meno perfetto, perchè ritengo che in campo enoico la perfezione sia un pò soggettiva, così come la definizione di buono-non buono.
    Ma se il buono deriva dalla chimica è comunque da accettare? Mi vengono in mente per esempio certe patatine alla paprika che di paprika non ne hanno un grammo, ma sono le sostanze di sintesi che danno l'impulso di questo sapore al nostro cervello.
    In merito a questi argomenti mi piace sempre citare Mauro Musso "il re dei tajarin" che mi disse: "Il gusto può essere anche buono ma se per il resto del corpo un cibo non fa bene forse è meglio lasciare perdere".

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    #17
  • Andrea Della Casa

    Andrea Della Casa

    @Fil
    Risposta alla domanda borderline:
    (segue da sopra)
    per questo io preferisco sempre un rustico bello pieno se so che è genuino, rispetto ad vino industriale supersintetizzato anche se treibicchierato e cinquegrappolato

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    #18
  • Valentino Ciarla

    Valentino Ciarla

    @Mike Tommasi: d'accordo pienamente, i vini si distinguono in buoni e non. molti dei discorsi che girano intorno alla "naturalità" del vino (chissà poi chi la da cotanta patente) mi sembrano solo giustificazioni per vini di scarsa qualità. altra cosa è il "gusto" che è personale, ed in quanto tale difficilmente codificabile. ma è un discorso lungo...si fa lunedì sera a cena??? :-)

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    #19
  • Rinaldo Marcaccio

    Rinaldo Marcaccio

    Due post interessanti sul tema, evidentemente sentito anche oltre oceano.
    1)http://blog.indiewineries.com/2012/04/natural-wine-know-your-palate-not-fad.html
    2) http://arnoldwaldstein.com/2012/02/natural-wineevolution-revolution-or-a-blip-in-time/
    In particolare il secondo focalizza sulla capacità del web social di coinvolgere in breve tempo le masse di utenti consumatori, su tematiche (come appunto la naturalità dei vini), che trovano in verità una scaturigine piuttosto elitaria. Provocando quindi forme di evoluzione del gusto, che per rapidità di esecuzione, potrebbero anche definirsi come rivoluzionarie.

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    #20

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