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#2 Commenti

  • Capellini Luciano Azienda Agricola

    Capellini Luciano Azienda Agricola

    Filippo afferma: "all'impegno dei produttori italiani verso i mercati esteri non corrisponde un impegno simile sul mercato interno anzi, ..... "
    Il mercato interno del vino è in recessione da prima del 2008. La domanda che anche il piccolissimo artigiano deve porsi è: "come posso sopravvivere e crescere" noi ce la siamo posta e abbiamo concluso che se non fai rete non ne esci. Per questo assieme ad altri piccoli produttori liguri stiamo cercando di farlo e saremo anche al vinitaly con un quantitativo sufficiente di prodotto promuovendo la LIGURIA e non il singolo campanile. Obbiettivo impossibile se perseguito singolarmente,
    Ciò non significa non avere attenzione per l'Italia ma semplicemente rendersi conto che in questo momento il paese non è in grado, anche culturalmente, di rispondere con sufficienza ai bisogni delle seppur nostre piccole realtà.
    LA sfida è continua e la dinamicità, assieme alla qualità ecc.. spero siano gli strumenti vincenti.

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    #1
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Fare rete è sempre positivo, lo scrive anche Gaja nel suo articolo.
    Vedo che tutte le aziende che sono uscite dalla logica del campanile per fare sistema, soprattutto i piccoli gruppi, raccolgono buoni frutti.
    Ho ben chiari i problemi economici italiani ma l'invito era più esteso, non può certo andare tutto in carico alle aziende. Anche chi si occupa di promozione della cultura del vino deve dare il suo forte contributo e credo che in questi ultimi 10 anni un po' di lavoro anche la rete (quella grande, sterminata) lo abbia fatto.

    Mi piacerebbe anche che i costi di filiera fossero più bassi o che il canale diretto fosse la normalità per chiunque e DOPO ci fosse anche la filiera. Penso che in Italia siano moltissime le aziende che credono ancora troppo poco al canale diretto e nel contempo, quelle poche che ci credono, con dimensioni limitate (diciamo fino a 30.000 bottiglie), mi pare abbiano il problema opposto e cioè di non avere sufficiente prodotto per soddisfare la domanda.

    L'estero è prezioso, quello che mi sembra che Gaja dica nel post e che mi sento di condividere è che il mercato interno dovrebbe essere la base di partenza e che questa base dovrebbe poggiare su fondamenta solide.

    E' un po' una catena, più si abbandona il mercato interno minore sarà la cultura del vino e minori saranno conseguentemente anche i consumi.


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    #2

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