#69 Commenti

  • Niccolò Desenzani

    Niccolò Desenzani

    Ho condiviso la lettura della lettera degli enotecari milanesi con Filippo perchè so quanto il tema sia stato da lui approfondito in questi anni e perchè da milanese enostrippato mi è capitato di ritrovarmi a discutere con alcuni dei firmatari della lettera. Proprio su questi temi. Sul fatto che in fiere per appassionati alcuni produttori vendevano a prezzo simil franco cantina vini che magari avevano negato allo stesso commerciante perchè in esaurimento. Io leggevo questo come un'attenzione verso l'anello della filiera rappresentato dagli appassionati-blogger-gentecheneparlaefapassaparola, il commerciante si sentiva tradito. Io ormai conosco i prezzi franco cantina di quasi tutti i vini che compro in queste enoteche che stimo per il lavoro di ricerca, per la competenza e per il servizio. E compro lo stesso. Perchè non capiscono che se anche so che c' un ricarico del 50% o più posso comunque decidere di comprare?

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    #1
  • Davide Cocco

    Davide Cocco

    Dico la mia, in breve.
    Io ho in testa il mio concetto di prezzo "sorgente", che ho espresso più volte: io, quando vado ad acquistare in cantina mi aspetto di trovare un prezzo che faccia guadagnare un po' di più il produttore, e faccia risparmiare il sottoscritto. In pratica una via di mezzo fra il prezzo che il vignaiolo fa al canale Horeca e quello che troverei in enoteca.
    Perché me lo aspetto? Perché mi smazzo per venirti a trovare, ti risparmio l'intermediazione dell'agente, non ti costringo a uscire con il furgoncino a fare la consegna, o a spendere i soldi per il corriere. E soprattutto ti pago cash, sull'unghia. Mica a 90-120 gg. Che per me il vignaiolo mica è una banca.
    Non per questo non sono disposto a pagare di più il vino se sono in enoteca, wine bar o ristorante. Perché riconosco, il più delle volte, il valore dei vari passaggi, apprezzo la possibilità di scelta, soprattutto se al bicchiere, la preparazione dell'oste o dell'enotecaro, i suoi consigli.
    E questo è quanto.
    Sani.davide

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    #2
  • Cromobox

    Cromobox

    come non essere d'accordo con te Davide,
    su tutta la linea hai ragione da vendere, sia per l'acquisto in cantina si aper l'acquisto in enoteca.
    mia personalissima opinione di consumatore ovviamente.
    Saluti
    roberto

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    #3
  • Roberto Mastropasqua

    Roberto Mastropasqua

    Adesso ho una lista di enoteche dalle quali NON andare a comprare il vino :-P

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    #4
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Ecco Roberto, questo è il classico commento un po' buttato lì.
    Le enoteche è giustissimo che abbiano il loro ricarico, forniscono un servizio inestimabile che è quello di renderti possibile l'acquisto di anche 1 sola bottiglia sotto casa (o quasi) di quasi tutti i tuoi idoli enoici. Il punto è un altro. Quando questo servizio non c'è, ovvero sono io consumatore che mi sobbarco le spese relative alla possibilità che quel tal vino mi giunga a casa, allora viene meno la ragione stessa del ricarico e, se lo applico comunque, sia pur in misura diversa e minore, applico un artificio.

    La soluzione prospettata da Davide è una soluzione del tutto standard a livello commerciale, presso la maggior parte delle cantine ben distribuite tanto è vero che esiste spesso proprio un listino apposito "prezzo di listino al privato in cantina" generalmente contrattato proprio con gli intermediari. Io sono un filo più radicale e contesto anche questo ma preciso che il sistema che abbiamo escogitato per il nostro social commerce userà un parametro completamente diverso per stabilire il prezzo che non sarà certo il "chi" sta comprando.

    Ciao, Fil.

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    #5
  • Riccardo Avenia

    Riccardo Avenia

    Oltre agli stessi motivi di cui scrive Nicolò e Davide, che posso tranquillamente fare miei, aggiungo; Se ad esempio voglio fare un week end da enoturista, che ne so, in Valpolicella, ed ho 3 produttori che amo, e so che uno di loro premia (con prezzi vantaggiosi) chi compra direttamente da lui e ne devo scegliere uno, (perchè voglio fare grossa scorta) secondo voi da chi vado? Mi sembra ovvvio. Poi le altre 2 cantine le berrò una volta al ristorante, l'altra prendendola in enoteca, dandogli tranquillo il prezzo che si merita sapendo di avere anche alcuni vantaggi in più. L'enoteca, ma soprattutto la persona di fiducia che la gestisce, è per me sempre importante, e non smetterò mai si comprarci. Grazie a lui ho scoperto alcuni vini che amo, e quando voglio delle novità è da lui che ritorno. Ci compro regali per tutti gli enoamici, prodotti gastronomici di nicchia, ci compro calici, ci vado a fare degustazioni, serate a tema. Sono questi i SERVIZI che fanno dell'enoteca (che ha il vantaggio di essere sempre vicina a casa) una parte importante della filiera.
    Le due realtà corrono parallele, ma non penso si scontrino.
    Certo c'è grossa crisi nell'aria, ma non capisco questo voler imporre prezzi per forza più alti al produttore di vino.
    Questo è quello che penso.
    Riccardo

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    #6
  • Niccolò Desenzani

    Niccolò Desenzani

    @Roberto Guarda che io conosco molte delle enoteche in questione e stiamo parlando di persone oneste, competenti, appassionate, ed è proprio qui che io vorrei che si interrogassero. Il fatto che io conosca i prezzi non scalfisce minimamente la stima che ho di loro e continuerò ad andarci, a comprare, a scambiare opinioni. La protezione del loro lavoro sono proprio tutte queste qualità che hanno e la trasparenza sui prezzi non può che giovar loro ulteriormente. E invece sarebbe forse addirittura nocivo per loro se venisse applicato quel che chiedono. Si perderebbe una parte vitale del mondovino.

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    #7
  • Luigi Fracchia

    Luigi Fracchia

    Sono d'accordo in toto con le vostre tesi ma su questi argomenti mi sono più volte scontrato sul web spesso con gli stessi produttori, preoccupati di perdere punti vendita e rappresentanti.
    Aggiungo un'altra variabile, che dovrebbe far cambiare idea ai produttori restii ad applicare prezzi sorgente ai privati in cantina e far riflettere le stesse enoteche. Spesso i rappresentanti vendono anche a privati (ordini grandi ma non grandissimi, dai 100,00 euro in su) i vini in listino, al prezzo da enoteche.

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    #8
  • Fabio D'uffizi

    Fabio D'uffizi

    Credo si debba accettare serenamente la resistenza al cambiamento, soprattutto quando non si hanno gli strumenti per governarne la partecipazione (al cambiamento), la resistenza è fisiologica e, se vogliamo, "necessaria". L'etica, ecco, quella si la lascerei da parte.
    Vivo ed ho vissuto in prima persona uno dei settori che ha "subìto", per primo e più di altri, la disintermediazione terminale, dovuta alle nuove tecnologie e alla comparsa di nuove metodologie di fruizione: le agenzie di viaggio.
    Il dibattito è stato acceso e complesso, prima grande sottovalutazione, poi resistenza autocastrante alla presa di coscienza , fino ad arrivare, oggi alla presenza sul mercato di agenzie che sono in grado di muoversi nel nuovo contesto, subendo, certamente, un ridimensionamento di volumi notevole, ma creandosi una nuova formula di specializzazione. Avverrà, inevitabilmente, anche per le enoteche e per le loro funzioni. Se giocano una guerra fatta solo di prezzo, il bagno di sangue è assicurato.

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    #9
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Caro Fabio, io sono totalmente in linea con quanto dici. Quando introducemmo il prezzo sorgente (facoltativo, è bene dirlo) a TerroirVino due anni fa, tutta la filiera si tracciò le vesti prima e gridò allo scandalo poi (ferme restando le prassi ben note di agenti che vendono a privati a prezzo operatori segnalate da Fracchia e che confermo). Passò TerroirVino e si accorsero che per loro non era cambiato niente, anzi, forse c'era qualcuno in più che si era avvicinato a vini che poi avrebbero rintracciato nella filiera normale nella maggior parte dei casi.

    E' sicuramente una questione di tempo ma è altrettanto evidente che alzare steccati di bamboo di fronte allo tzunami è un po' ridicolo oltre che controproducente perchè intanto il tempo passa e l'onda si avvicina.

    Fil.

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    #10
  • Andrea Della Casa

    Andrea Della Casa

    Anche io la penso come Davide. Se mi sbatto (magari sobbarcandomi anche qualche decina di km di viaggio) per andare direttamente da un produttore in cantina, mi farebbe piacere trovare il vino ad un prezzo migliore.
    Io credo che:
    - pochi consumatori finali sostituiscono in toto le enoteche con il produttore, ma solo in qualche occasione particolare (posso andare una volta dal produttore, ma poi mi servirò più spesso in enoteca);
    - alcuni produttori non sono facilmente raggiungibili (per distanze km)
    - se voglio acquistare contemporanemente più bottiglie ma di cantine diverse vado in enoteca (non faccio il Giro d'Italia).

    E stiamo parlando solo di quelle enoteche con ricarichi onesti...

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    #11
  • Giuliano Abate

    Giuliano Abate

    Non frequento Milano ma conosco, per nome e professionalità, molte delle enoteche firmatarie della lettera.

    Non mi sorprende la difesa estrema delle "rendite da posizione", fanno parte del nostro essere italiani e, da sempre, rappresentano il maggior ostacolo alla crescita di questo paese.

    Avete ragione a ribadire il concetto che non é la vendita diretta a portar via clientela alle enoteche, creare turbative di mercato, confondere il consumatore: pensare questo vuol dire andare nettamente fuori strada in un percorso, quello del commercio, che oggi necessita di visioni molto piú ampie che la navigazione a vista e il breve termine.

    Non comprendere come il mercato del vino (ma non solo) sia in evoluzione per momenti di fruizione e di acquisto non é lungimirante: questo é realmente quello che mi sorprende, dati i presupposti di stima verso le enoteche coinvolte.

    Cosí come mi trovo in disaccordo verso chi crede che la figura dell'agente sia un costo per un produttore: rappresentiamo, semmai, una risorsa per tutta la filiera e sarebbe interessante valutare quanto e quale sia il valore aggiunto che creiamo verso l'enoteca (ristoratore, etc.) e , sempre piú, verso il cliente finale. Ma questo é un'altro discorso.

    Credo che qualsiasi attività commerciale dovrebbe rispondere ad una semplice (con sincerità e senza presunzione) domanda:
    perché Mario deve venire ad acquistare da me e non da un'altro?

    É la risposta a questa domanda che fa la differenza e permette il successo commerciale di una impresa e non invocando collaborazioni troppo spesso a senso unico.

    @luigi
    Mi indigno se quelle bottiglie vendute dal rappresentante sono il frutto di una campionatura omaggiate, per ben altri motivi, dalla cantina. In questo caso si tratta di furto e c'é poco da raccontare.

    Esisto , in verità, due categorie ben distinte di rappresentanti: quelli con e quelli senza deposito.
    Nel primo caso la disponibilità "in casa" di bottiglie permette una vendita di questo con maggiore facilità: non voglio entrare nelle specifiche fiscali del tutto, sarebbe discorso lungo.
    Personalmente, sono "senza deposito" e credo che sia di gran lunga maggiore il numero di bt donate ad amici e conoscenti (spesso acquistate....) rispetto alle rare occasioni di vendita: preferisco dirottare direttamente al produttore. Ma sono fatto male io, evidentemente.

    Giuliano


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    #12
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Io Giuliano, per inciso, non ci vedo nulla di male a che l'agente venda anche al privato, liberi tutti per me, ora et semper.

    Fil.

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    #13
  • Giuliano Abate

    Giuliano Abate

    @Fil
    Mai detto il contrario : ho valutato, nel mio caso ed a oggi, che non sia per me conveniente/profittevole .

    Domani, forse, saró di opinione opposta :-)

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    #14
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    No no, chiarissimo Giuliano, l'ho precisato soltanto perché non volevo che qualcuno potesse associare alla cosa un mio giudizio negativo.

    Ciao, Fil

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    #15
  • Davide Cocco

    Davide Cocco

    Giuliano, non vorrei essere stato frainteso. Chiaro che l'agente è sì un costo, ma anche una risorsa per le aziende. Lo davo per scontato quando dicevo che sono disposto a pagare di più per una boccia presa in enoteca e/o ristorante: intendevo coinvolgere tutta la filiera.
    Poi anche lì ci sono le eccezioni.
    Sani.davide

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    #16
  • Bele Casel @ Luca Ferraro

    Bele Casel @ Luca Ferraro

    Porto un esempio secondo me spettacolare.
    Mercato dei vini dei vignaioli indipendenti francesi. Prezzi sorgente o quasi, ogni azienda vende un paio di bancali di vino in 2 giorni.
    I ristoratori e gli enotecari vanno li per vedere quale vino va venduto per la maggiore e capire cosa acquistare per la loro enoteca, una sorta di indagine di mercato. Prendono questa cosa come una risorsa, non come un furto.
    A parer mio molti non si rendono ancora conto dei cambiamenti che stanno avvenendo nel commercio, non solo del vino e se non lo faranno presto ho come l'idea che tutto gli crollerà addosso.
    Vi lascio questo link ad un post dell'amico Armin, se avete 5 minuti guardate cosa vuol dire mercato dei vini francese. http://ow.ly/a668p

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    #17
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Bellissimo, bellissimo bellissimo.
    Peccato che l'esperimento fatto in Italia, pur pregevole, sul fronte degli acquisti sia stato definito così dal carissimo amico Armin Kobler:

    "Non sarà un grande affare per i partecipanti".

    Il bastone e la carota.
    Correre ma piano.
    Urlare a bassa voce.

    Insomma, ci siamo capiti.


    Fil.

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    #18
  • Andrea Della Casa

    Andrea Della Casa

    Penso che i francesi in certe cose (come si fa marketing) siano molto più avanti. Da noi nei "Salon du vin" il vino non lo si vende, e credo sia un vero peccato. Forse è solo una questione di logistica e spazio...

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    #19
  • Gianni M. Lovato

    Gianni M. Lovato

    Leggendo tutti questi vostri commenti, anche da grande distanza, non mi è difficile discernere coloro che scrivono in buona fede o con VERA passione da coloro che sono motivati strettamente dal concetto di guadagno o da coloro che, più o meno inconsciamente, sembrano essere ciechi e sordi a realtà che cambiano ogni giorno ed alla velocità della luce.
    Come sempre, mi/vi auguro che buon senso e sapienza lascino posto per tutti gli onesti: siano essi produttori, intermediari o negozianti.
    Alla lunga, gli ingordi ed i furbastri finiranno inevitabilmente nel cerchio degli Inferi di Cerbero, dove appartengono.

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    #20
  • Vinisani.it - D. Sciutteri

    Vinisani.it - D. Sciutteri

    Una domanda:
    Se anche i distributori facessero giornate di Mercato dei Vini?
    Un caro saluto.
    Mimmo

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    #21
  • Maurizio Gily

    Maurizio Gily

    Sono fuori dal coro. Secondo me il concetto stesso di prezzo sorgente è un'utopia. Un produttore può decidere di vendere solo a privati, oppure fare una linea destinata solo a privati, oppure decidere di fare le due cose, vendere a privati e a intermediari. In questo ultimo caso è del tutto logico che venda il vino a prezzo enoteca o poco meno,diciamo un 5, massimo 10 %: non so se Davide pensasse a uno sconto del genere, comunque anche qui uno va un po' a braccio, perchè non può sapere sempre quanto costa il suo vino in enoteca, la norma è che si fa uno sconto del 30-35 rispetto al prezzo a privato (ma quale dei due è il prezzo sorgente?). A meno che uno non se ne vada con 10 cartoni allora si applica uno sconto merce che può essere, anzi deve essere, formalizzato in un listino. Bisogna anche tener conto che non c'è solo l'enoteca a Milano ma anche l'enoteca nella zona di produzione, per il produttore può essere importante esserci ma non può fare troppa concorrenza al suo venditore, se no sempicemente non gli compra più il vino. Quello che occorre capire, e che non mi pare sia chiaro a tutti, è che se uno decide di vendere solo a privati, o comunque di vendere a privati in modo organizzato e non occasionale, deve sostenere costi notevoli: punto vendita, disponibilità di personale, comunicazione, logistica, fiere e mercati, attività sul web, perchè il vino non si vende "da solo" e neanche grazie ai blogger, contrariamente a quanto pensano alcuni di loro. Il tutto costerà probabilmente più di una rete di intermediazione, e questi costi devono essere caricati sul prodotto. Mi pare che si parta da un presupposto discutibile: cioè che il lavoro della rete vendita, quello di mettere in contatto domanda e offerta, non sia un lavoro ma una rendita parassitaria. Ma non è così. Farne a meno è possibile, ma costa, e questo costo si riversa comunque sul compratore finale. Poi esiste la prova del nove: se nei grandi "terroir", come quelli citati dagli enotecari, nessun produttore, o quasi, fa sconti in cantina rispetto a un'enoteca della zona ci sarà un motivo, oppure sono tutti ansiosi di perdere occasioni di vendita?

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    #22
  • Vinisani.it - D. Sciutteri

    Vinisani.it - D. Sciutteri

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    #23
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    @Mimmo
    Benvenga ogni nuova interessante iniziativa!

    @Maurizio
    Caro Maurizio, questa tesi del produttore che deve aumentare il prezzo di vendita "sorgente" solo al privato non sta in piedi. I costi li ha anche se vende all'intermediario oppure mi vuoi dire che per imbottigliare (partiamo pure a vino già fatto), inscatolare, spedire, fatturare, registrare i movimenti e le fatture o addirittura finanziare una rete di agenti, se ci riferiamo ad una vendita a professionisti i costi non ci sono più? Finisce distribuito per grazia ricevuta?

    No, secondo me è tutto molto più semplice.
    Chi fa la cosa, chi la crea, decide qual è il prezzo minimo che può fare per essere ripagato dei costi e sufficientemente felice dei guadagni. Tutto il resto è un di più che si aggiunge perché qualcun altro guadagnerà a sua volta con il suo prodotto che, ben inteso, non è certo un male ma è un'opportunità di vendita che si crea ed esiste perché il produttore ha creato il prodotto. E' un discorso indubbiamente affascinante che coinvolge probabilmente anche campi diversi dal commerciale.

    Quello che dovrebbe tranquillizzare la filiera con riferimento all'amo che ho lanciato nel post e cioè con riferimento a quello che stiamo realizzando qui su Vinix, è che il nostro sistema ha assolutamente tenuto conto di questo problema, risolvendolo in un modo più semplice che per altro hai anche evidenziato tu nel tuo commento.


    Fil.

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    #24
  • Vinisani.it - D. Sciutteri

    Vinisani.it - D. Sciutteri

    Sono d'accordo anch'io con Maurizio.
    Il prezzo sorgente non solo e' un utopia, ma in molti casi una bugia.
    Vi ricordate chi fu il primo a proporre un prezzo sorgente?
    Veronelli e' fu sconfitto.

    Il guaio che quando la barca affonda, si perde la testa e le scelte commerciali per molti sono difficili.

    Parlare delle Enoteche!
    Quanti sono rimasti i veri professionisti competenti in questo paese?

    Questo e' il primo problema.
    Un negozio improvvisato da un pessimo servizio al produttore e al consumatore.

    Conoscendo abbastanza bene il mercato.
    Non e' vero che la maggiro parte delil consumatore fa la scelta in base a qualità e servizio.
    Saluti

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    #25
  • Vinisani.it - D. Sciutteri

    Vinisani.it - D. Sciutteri

    @fil.
    Fammi un esempio di un altro prodotto sul mercato di un prezzo sorgente
    Conosci il prezzo di una
    Mercedes 220, di una moto BMW 1200, di una lavatrice.
    Si quanti modi ci sono per pagarle meno?
    Mimmo

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    #26
  • Niccolò Desenzani

    Niccolò Desenzani

    @mimmo Ci sono una miriade di spacci aziendali, discount e outlet di quasi qualunque merce. Sono degli esempi di modi per ridurre i costi e di conseguenza i prezzi. Il negozio di jeans sotto casa mia dovrebbe forse chiedere che negli outlet venga applicato il prezzo cittadino?
    Trovo giusto che il vignaiolo artigiano possa decidere in totale autonomia a che prezzo vendere il suo vino al dettaglio, secondo i criteri che più gli piacciono.
    Credo che perdere la convenienza economica in un rapporto diretto con i produttori non possa che aumentare il distacco fra il consumatore e il produttore, quando invece l'accorciamento delle filiere avrebbe benefici in termini di ecologia, sostenibilità e recupero dei valori agricoli sani.
    E questo discorso vale per il privato che decide di recarsi dal produttore, ma ancor di più nel caso dei produttori che si radunano in fiere e mercati, forse ancora i sistemi di distribuzione a minor impatto ambientale e con il più alto livello di comunicazione del prodotto.
    Questo nulla toglie al valore sacrosanto della filiera che invece mi porta il prodotto sotto casa o a quella che lo porta a casa attraverso l'e-commerce per posta.
    Sono tutte filiere diverse con costi e modalità diverse e mi parrebbe innaturale calmierarle tutte.
    E poi mi sembra assurdo che il prezzo cambi in funzione di "chi" compra.

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    #27
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    @Mimmo
    Quest'altra del paragone con altri mercati e prodotti merceologici di massa è un classico degli antagonisti del prezzo sorgente. Io non conosco bene quei mercati ma posso dirti tre cose:

    1) che se li conoscessi, se fossero i miei mercati di riferimento, cioè se lavorassi nell'automotive anziché nel vino, certamente li conoscerei

    2) che sono prodotti di massa fatti da grandi marche mentre qui stiamo parlando di prodotti di nicchia fatti da piccole aziende

    3) che se domani la bmw si mettesse a fare vendita diretta dei propri prodotti sicuramente avrebbe un mercato anche se, certo, spedire una moto o un'auto non è come spedire un cartone o un bancale di vino.

    In sostanza ti domandi, perchè tutto questo deve succedere nel mondo del vino? Non so darti una risposta ma sta succedendo. Tenderei però a tranquillizzare gli animi anche perchè sono perfettamente d'accordo con tutti coloro che hanno sostenuto che non è un canale confliggente ma complementare.

    @Niccolò
    D'accordissimissimo sulla questione del "chi" compra.


    Fil.

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    #28
  • Davide Cocco

    Davide Cocco

    Ad esempio, Mimmo http://www.mirafiorioutlet.it/
    Oppure, se vieni a casa mia, ti porto al Valentino Fashion Group outlet, direttamente in fabbrica, dove compro i maglioncini Valentino, oppure Marlboro a 40 euro.
    Trovare esempi non è un problema. Lo trovo solo un po' off-topic.
    Sani.davide

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    #29
  • Maurizio Gily

    Maurizio Gily

    Forse sono io che non capisco. Niccolò: "mi sembra assurdo che il prezzo cambi in funzione di "chi" compra". Quindi se io vendo una bottiglia a Niccolò o ne vendo un milione alla Coop dovrei fare lo stesso prezzo? Ma su quale pianeta? "Trovo giusto che il vignaiolo artigiano possa decidere in totale autonomia a che prezzo vendere il suo vino al dettaglio, secondo i criteri che più gli piacciono". E chi glielo impedisce? Le enoteche? No di certo: al massimo non gli comprano più il vino. Lui lo sa, e si regola di conseguenza. Se trova più conveniente fare mercati in giro per l'Italia o rivolgersi ad un negozio online (ma che poi deve anche vendere ...) farà questa scelta e non venderà più alle enoteche: liberissimo. capisco che ai consumatori pagare un vino di più perchè il produttore è in qualche modo condizionato dalla rete di vendita possa dar fastidio. Ma così va il mondo, e non lo cambi neanche con internet: per lo meno, non ancora. Il fatto è che le campagne non sono piene di gente che va a rimperisi i bauli di vino. Li devi andare a cercare, e questo ha un costo. Filippo: io non parlo dei costi di produzione o di confezionamento, che ci sono comunque, ma di quelli che un produttore deve sostenere per far sì che i privati comprino il suo vino. Quello che tu dici che non sta in piedi è quello che succede nella realtà: quello che non sta in piedi, e che infatti non succede se non in rarissimi casi, è l'applicazione di un prezzo sorgente uguale per tutti i compratori. Se Vinix riuscirà a rovesciare il mondo ne prenderò atto con piacere. Ma per ora le cose stanno così.

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    #30
  • Niccolò Desenzani

    Niccolò Desenzani

    @Maurizio Alla Coop le venderai a meno perchè te ne compra un milione, non perché ha la "tessera" di GDO. Non è realistico e nemmeno ecologico pensare che ognuno si rechi dal produttore. Ma come dici tu i produttori "Li devi andare a cercare, e questo ha un costo". E se questo costo me lo sobbarco io andando di persona, non posso rimanere amareggiato se mi viene riaddebitato anche sulla merce che acquisto?
    Non è forse un valore importante avere qualche incentivo a recuperare il rapporto con chi coltiva la terra? Non è quello che si cerca di raccontare ai bambini quando li si porta in gita in fattoria?
    Poi io vivo in città e per comodità, per piacere di chiacchiere, per mille motivi andrò spesso in enoteca. Magari a ricercar quei prodotti che ho conosciuto direttamente.
    Ciao

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    #31
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Va bene, secondo te le campagne non sono piene di gente che si carica i bauli di vino. Poniamo per assurdo che questo sia vero. Secondo te è vero il contrario? Cioè che le campagne sono piene di enotecari che ti comprano il vino? Loro non devi cercarli? Per arrivare a loro non hai costi? Lì è tutto gratis? E' qui che il tuo ragionamento secondo me vacilla, i costi ci sono su entrambi i canali e l'unico motivo per il quale si vorrebbe imporre un prezzo (solo da parte di uno dei canali) è perché uno dei canali (una parte per fortuna) vorrebbe avere il monopolio.

    Vinix non rovescierà il mondo. Cambierà semplicemente la prospettiva in un modo tale che nessuno potrà lamentarsi perché la modalità sarà equa, giusta, democratica, rispettosa della filiera e soprattutto uguale per tutti.

    L'approccio "così va il mondo" a me da sui nervi. Io lotto ogni giorno perché il mondo non vada così come va ma vada meglio. La differenza secondo me sta proprio in quel "al massimo non gli comprano più il vino". Tutti liberi, ci mancherebbe, ma il ricatto viene dalla filiera e forse, parzialmente anche a ragione, ti seguo. Quello che io contesto è il dover per forza prendere una posizione (o di quà o di là) o conformarsi allo status quo prendere o lasciare, il che, ne converrai, ha molto poco di democratico pulito e giusto. Credo che i due canali siano complementari e alternativi e che i costi di cui tu parli ci siano anche per andarsi a cercare i rivenditori (che comunque ultimamente non si picchiano per comprare e se comprano non riempiono bauli...).


    Fil.

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    #32
  • Maurizio Gily

    Maurizio Gily

    @niccolò capisco benissimo il tuo ragionamento. Ma il costo che tu dici di sobbarcarti, sei sicuro che te lo sobbarchi solo tu? perchè vai da quel produttore invece che da un altro? Dove e come lo hai conosciuto? A una fiera? E al produttore non è costato fare quella fiera o quell'evento? Su qualche guida o qualche blog? E come ci è finito? Attraverso un meccanismo che quasi sempre ha avuto, in qualche fase, un costo, anche ammettendo che il blogger sia onesto (e di solito lo sono). In sostanza mi pare che ci sia molta ingenuità nel pensare che siccome vendo a privati allora i miei costi si fermano all'imbottigliamento. Non è così. E chi crede che sia così ha la cantina piena, anche se ha il vino buono. Potrebbe vendertelo davvero al "prezzo sorgente": ma tu non lo sai, e da lui non ci vai, perché non sai chi sia.

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    #33
  • Capellini Luciano Azienda Agricola

    Capellini Luciano Azienda Agricola

    1)Il prezzo lo fa il mercato;
    2)Aprire al pubblico comporta costi molto superiori che non spedire cartoni;
    3) il prezzo sosgente lo stabiliscono i costi di gestione del punto vendita e ancora il mercato;
    4) il mercato vede (per esempio) il mio vino, venduto a prezzi molto diversi a seconda della località o locale di vendita;
    5) gli enotecari sentono, come tutti la crisi e si preoccupano delle svendite al ribasso che da parecchio tempo si praticano in modo (a mio avviso) anche non corretto.
    6) chi viene in cantina (almeno da noi) viene accolto non solo per comperare ma gli viene data la possibilità di visitare vigneto, cantina, sistemi di produzione ecc.. gli viene dedicato solitamente del tempo che ha un costo e alla fine se il prezzo è uguale a quello dell'enoteca è stato comunque dato con il cuore a la passione un valore aggiunto senza prezzo.
    7) il prezzo alla fonte deve essere uguale a quello medio delle enoteche;
    8)il prezzo sorrgente è concepito su basi ideologiche e non da regole di mercato;
    9) se il consumatore che viene a comperarre in azienda ritiene di sbattersi e non di fare un bel viaggio nel cuore della cultura contadina stia pure a casa.
    10) da sabato prossimo chi viene da noi può degustare, fare visite in vigneto e, fruire di piccola cucina. La cosa sarà seguita da un professionista (la cosa ha un costo non inferiore alla enoteca). Se l'iniziativa non avrà un equilibrio economico il prossimo non la ripeteremo perché questo dicono le regole del mercato.

    CONCLUSIONI:
    Le enoteche che hanno fiormato la lettera hanno ragione

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    #34
  • Giuliano Abate

    Giuliano Abate

    @Mimmo @Maurizio @Luciano

    Sul prezzo sorgente, o come diavolo volete chiamarlo, è forse il caso di fare un minimo di chiarezza in più, per permettere di sgombrare il campo da ipocrisie e far meglio comprendere a tutti le dinamiche che sottintendono la determinazione dello stesso.

    Nel formare il prezzo di listino ( che ritengo debba essere uno soltanto ) di una bottiglia di vino ( ma vale per quasi tutti i prodotti) si deve tenere conto di due macro aree di costo.

    La prima è costituita dalle spese sostenute per avere la bottiglia finita e pronta per essere venduta: si deve tener conto,quindi, di tutto il lavoro in vigna e in cantina, l'ammortamento dei capitali per terre e macchinari, l'eventuale invecchiamento del vino, il materiale di confezionamento, i costi energetici e quant'altro.

    Nella seconda, invece, vanno calcolati i costi di promozione del prodotto (fiere, manifestazioni,viaggi, colazioni di lavoro, degustazioni, campioni, guide, pubblicità, supporti cartacei ,gadget, tempo dedicato ai clienti...) , i sacrosanti guadagni del produttore e dell'immancabile socio comune a tutti, il fisco.

    E' evidente che in questi ultimi ( che sono maggiormente variabili) si creano le politiche commerciali e di posizionamento sul mercato di un prodotto: posso scegliere di investire molto in pubblicità, ad esempio, o di avere un approccio aggressivo sul mercato limitando tutte le voci di costo e proponendo il vino ad un prezzo estremamente vantaggioso. Tutto è lecito.

    Ora, la somma di tutto questo rappresenta il 65 - 70% del prezzo di listino. Il rimanente è rappresentato dal costo di distribuzione: rete vendita, scontistica e trasporto.

    A prescindere dalle scelte quello che ne uscirà dovrà essere un prezzo complessivo di tutto in modo da permettermi di far arrivare nel ristorante, nell'enoteca o al bar la quantità di bottiglie minime che ho deciso debbano essere per non richiedere un concorso nelle spese di spedizione al mio cliente e senza applicare nessuno sconto.

    E' evidente che se dedico delle risorse ( locale, personale, cibo...) alla vendita al privato posso arrivare alla conclusione che il margine normalmente dedicato alla commercializzazione non sia sufficiente.
    Si tratta di strategie commerciali, lecite.

    Ma se il prezzo di listino è stato costruito con criterio dubito fortemente che non possa essere applicato al privato.




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    #35
  • Gianpaolo Paglia @ Poggio Argentiera

    Gianpaolo Paglia @ Poggio Argentiera

    Quante volte abbiamo gia' parlato di queste cose? Parecchie volte, e non ci si smuove di un millimetro. Il punto e' che si parte da un presupposto sbagliato, ovvero che il prezzo di un vino, ma questo vale per qualsiasi prodotto che porta su di esso un marchio, sia il cosidetto "prezzo sorgente", ovvero il prezzo che il produttore fa all'enoteca o al ristorante.
    La realta' e' che il prezzo del vino e' quello che il vino avra' quando viene venduto presso il suo canale di vendita preferenziale, che per la maggior parte dei prodotti di cui stiamo parlando e' la vendita al dettaglio (enoteca, o supermercato), o al ristorante. Da qui e' solo un percorso al contrario per arrivare ai listini di vendita che prendono in considerazione le varie tipologie dei clienti e il tipo di distribuzione. Per es., un vino che costera' 10 euro in enoteca, verra venduto all'incirca a 4 euro ad un distributore, che rivende all'enoteca, o 6 euro all'enoteca direttamente. La differenza tra i due (consideriamo che c'e' anche un 21% di IVA) include i costi e il margine del distributore.
    Se si pensa che il prezzo di vendita di un vino dalla cantina all'enoteca sia qualcosa che ha a che fare con i costi di produzione e il "giusto profitto" (chissa poi quale sarebbe), forse si farebbe meglio a riflettere sul fatto che se cosi' fosse, non esisterebbero vini ne' da 1 euro, ne' da 20, ne' tantomeno da 100 euro.
    Il prezzo, come e' logico per tutte le cose del mondo, e come di fatto e', dipende da quello che il mercato decide di pagare, punto.
    La concorrenza, quando esiste, tende ad avvicinare il costo di vendita a quello di produzione, ma nel vini le variabili sono tante, ed alcuni prodotti hanno un marchio che li rende diversi, in alcuni casi unici.
    Naturalmente la scelta del modo di commercializzazione influisce sul prezzo finale del prodotto. Se io penso che possa essere possibile vendere tutto. o gran parte del mio vino direttamente in azienda o con altri canali diretti al pubblico, posso decidere un prezzo particolarmente vantaggioso, rispetto alla stessa tipologia di vino che si trova al commercio al dettaglio, ma chi in Italia, a meno di non produrre poche migliaia di bottiglie, lo puo' fare?
    Non si puo' pretendere la botte piena e la moglie ubriaca, avere un vino che abbia diversi prezzi sul mercato, a seconda della convenienza del produttore, perche' questo non avviene per nessun altro prodotto,e a buon ragione. Per stabilire un marchio ci vogliono anni, la collaborazione di molte persone impegnate in diversi anelli di una filiera, una qualita' e un prezzo adeguato. Mettere un vino sul mercato con prezzi diversi, per me equivale a mettere lo stesso vino sul mercato con due qualita' diverse: un disastro. Che poi questo avvenga di tanto in tanto, un cartone o due qua e la', non fa testo, ma evidentemente non e' questo che preoccupa gli estensori della lettera.

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    #36
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Purtroppo a seguito di disaster recovery di oggi pomeriggio, in seguito ad un problema occorso sul server, abbiamo perso i dati tra le 24.00 di ieri e le 13.30 di oggi. Mi dispiace per i commenti inseriti in tale fascia oraria che sono andati irrimediabilmente persi.

    La cosa ci è servita comunque in previsione della nostra integrazione di giugno in modo da prendere provvedimenti ancora più incisivi e importanti che ci consentiranno di avere una copia sempre attiva e funzionante di vinix in qualsiasi momento e qualsiasi cosa succeda.

    Non tutti i mali vengono per nuocere ma il 2012 sarà sicuramente ricordato (da me) come un anno difficile! :)

    Ciao, Fil.

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    #37
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Segnalo, come contributo alla discussione, il post di Giampiero Nadali sul tema: http://www.aristide.biz/2012/04/enoteche_e_clienti_reali.html

    Le enoteche della lettera hanno già detto tutto pare, nessuna necessità di confronto sul punto, nessuno stimolo al dibattito?

    Ciao, Fil.

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    #38
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Mentre è in corso questo dibattito, altrove, per l'organizzazione di TerroirVino 2012, dove c'è la piena facoltà per le aziende di decidere se applicare o meno il prezzo sorgente (pardon, il prezzo di listino operatori ivato) anche ai privati, in via eccezionale e per quel solo giorno, fioccano i "ritiri" dalle decisioni prese in base alle reprimende della filiera. Saranno le poche unità di bottiglie vendute ad appassionati (nodi che parlano di te e fanno aumentare il tuo fatturato nel corso del resto dell'anno) a cambiare le sorti economiche di questi rivenditori? O non è forse un modus operandi, di chi sa di avere il coltello dalla parte del manico?

    Osservo ed eseguo i cambiamenti, aggiorno, modifico gli accordi precedentemente presi (da loro scelti senza alcun vincolo), passivamente senza particolari reazioni emozionali se non lo stupore per chi adotta il modello del "cià, me la provo, poi se me lo menano cambio idea", non considerando che ad ogni indicazione iniziale corrisponde un lavoro e ad ogni modifica successiva, sulle onde del destino e non in base ad una propria precisa filosofia/strategia, ne corrisponde un altro ulteriore.

    Ma non è importante.
    L'importante è accondiscendere ogni richiesta, anche se questa confligge con le proprie decisioni interne e precedenti. Vince di solito chi ha la voce più grossa e "così va il mondo" mi insegnate.

    Buona camicia a tutti ;)


    Fil.

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    #39
  • Gianpaolo Paglia @ Poggio Argentiera

    Gianpaolo Paglia @ Poggio Argentiera

    Spero che Filippo non la prenda sul personale, perche questo era cominciato come un discorso generale mentre ora si va dentro casi specifici. Detto questo, la notazione che mi viene di fare e' sull'incongruenza delle tesi riportate proprio da Filippo, che da una parte invoca il "liberi tutti", la liberta' commerciale, di prezzo, delle aziende e dei consumatori, ma dall'altra la prende proprio male quando la categoria dei dettaglianti si sente altresi libera di acquistare o non acquistare un vino se pensa che abbia una politica di prezzo per loro sconveniente.
    Liberi tutti, tranne loro? E' questo il mercato del nuovo che avanza, del 2 o 3 punto zero, dove alcuni sono liberi di scegliere come e a quanto vendere il loro vino e altri non sono liberi di acquistarlo o meno?

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    #40
  • Enoteca Cremona - Vini & Tavola Srl

    Enoteca Cremona - Vini & Tavola Srl

    LIberi tutti? Pura ideologia. L'importante che il danno sia a valle del pensatore. Già, lui è sempre "avanti"

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    #41
  • Niccolò Desenzani

    Niccolò Desenzani

    @Gianpaolo Liberi tutti di fare le proprie scelte. In modo responsabile però. Cambiare in corsa, quando è in ballo l'organizzazione di un evento complesso, è sì far quel che si vuole, ma non proprio responsabilmente.

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    #42
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    @Gianpaolo
    Da cosa desumi che per me sia rilevante quando un dettagliante cambi idea sul comprare o non comprare un vino da un produttore? Non mi pare di averlo scritto da nessuna parte ed effettivamente per me è di nessuna rilevanza direttamente. Mi disturba il gesto posto in essere come minaccia se qualcuno non fa qualcos'altro (alzare il prezzo in cantina) questo si ma è un fastidio puramente personale, se va bene ai produttori figurati a me.

    Non tentare di cambiare quello che ho scritto dal post in poi perché è cristallino e coerente: trovo assurdo che il prezzo che (liberamente) la cantina decide di fare in azienda debbano essere i dettaglianti a stabilirlo. Cosa è che non ti è chiaro di questo pensiero? Dove sta la contraddizione tra questo e dire "liberi tutti"? Libero tu di applicare il prezzo da enoteca, libero chi vende diretto a prezzo di sorgente, libero chi vende a prezzo mediano, libere le enoteche di incazzarsi e libero io di parlarne, no? Sono io che impongo ad altri qualcosa o sono altri che vorrebbero imporre ad altri le proprie condizioni? Su dai, discutiamo pure ma senza stravolgere i punti fermi.

    I dettaglianti certamente sono liberissimi di non comprare il prodotto.
    Se poi ti riferisci a quanto ho scritto nel commento 41, cioè al riportare il fatto che aziende che presa visione di determinate condizioni per vendere a terroirvino e lasciate totalmente libere di scegliere se adeguarvisi o non vendere, decidono di vendere prima e cambiano idea poi, sotto ricatto del dettagliante, anche questo non mi pare in contraddizione con nulla di quanto ho detto in precedenza, ho solo riportato la condizione di chi è sotto scacco. Con un po' di rammarico per loro più che altro perché a me non cambia assolutamente nulla che loro vendano o non vendano.

    E' una cosa che non mi turba (se non per la menata di cambiare continuamente le cose scritte nei database e sul sito) ma mi fa sorridere per l'incoerenza che alcuni anno mentre altri sono molto più granitici nelle loro convinzioni, sia chi NON applica queste regole, sia chi le applica, di anno in anno.


    @Enoteca Cremona
    Giusto per capirci bene, "il pensatore" sarei io?
    Perché non si riesce a confrontarsi in modo pacato e bisogna dare titoli? Pensare penso ma "pensatore" detto in quel modo è un po' offensivo. Niente di grave comunque, incasso sereno. Tu parli di danno a valle del pensatore. Allora, proviamo a capire qual è realmente questo danno, se esiste perchè poi alla fine è questo il punto nodale. Se riuscissimo a dimostrare (come io credo) che in realtà le bottiglie andate in giro in modi diverso sono soltanto veicoli di comunicazione (piccolo mercato rispetto al resto - per ora - come voi stessi avete evidenziato) di quell'azienda verso un numero più ampio di persone che acquistano si in modo privilegiato rispetto ai loro omologhi di fronte al dettagliante ma che poi fanno girare quel vino tra amici, colleghi, parenti che se piace cercheranno nei canali tradizionali, sotto casa. Si chiama passaparola e se si fa con la bottiglia davanti funziona anche meglio.


    Ciao, Fil.

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    #43
  • Vinisani.it - D. Sciutteri

    Vinisani.it - D. Sciutteri

    Con la nuova piattaforma di vendita di Vinix, non sarebbe meglio che i Vignaioli pagassero una quota fissa annuale?
    mimmo

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    #44
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Alla Unconference del 10 giugno quest'anno (http://vinixunplugged.eventbrite.com), il giorno prima di terroirvino, avremo due momenti particolari chiamati "ring" dove alcune persone si confronteranno su temi contrapposti, coordinati da un moderatore competente e imparziale e con l'interazione del pubblico. Uno di questi ring, sarà proprio sui temi della vendita diretta e mi piacerebbe che dalla parte "non a favore" o "a favore entro certi limiti o condizioni" avessimo proprio una delle enoteche firmatarie della lettera.

    C'è un volontario che ha voglia di venire ad esporre le sue ragioni in un clima rilassato ed informale senza preconcetti? Chiedo a Niccolò Desenzani e ad altri abitanti di Milano abituali frequentatori di una o più di queste enoteche se possono farsi portavoce di questo mio invito.


    Fil.

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    #45
  • Enoteca Cremona - Vini & Tavola Srl

    Enoteca Cremona - Vini & Tavola Srl

    @Ronco.
    Salve. Posso rispondere solo ora alla sua replica. Preciso di aver postato due semplici righe senza alcun riferimento alla sua persona, semplicemente alludendo alla facilità con la quale tutti si improvvisano giudici della legittimità dell'esistenza in vita di chi svolge la mia professione. Non ho firmato la lettera dei colleghi milanesi ancorchè condivida le radici fondanti della sua estensione ma rigurado al tema avrei molto, ma molto da dire, essendo figlia e moglie di rappresentante di vino nonchè appunto enotecaria che si occupa da oltre 25 anni personalmente di una attività di servizio alla ristorazione e al pubblico privato iniziata nel 1951 in una piccola provincia lombarda. Credo di aver titolo per intervenire ben più profondamente in merito ad un ragionamento direi di sistema commerciale, che ha nel prezzo solo un elemento, appariscente e pesante senz'altro, ma non certo nè la causa prima nè l'effetto del disagio nel quale la vendita del vino si trova adesso. Al piacere di farlo nel modo migliore, cordialmente

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    #46
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Dammi pure del tu.
    Se hai "molto molto" da dire, credo che questa discussione sia una bella occasione per farlo. Ti ho indicato perché a mio avviso, la vendita diretta in cantina non deve essere vista come un pericolo ma come un alleato nella diffusione di un certo prodotto attraverso i suoi "fan". Penso che si possano alzare tutte le barricate che si vogliono ma che il "fan" tenderà sempre, quando gli è possibile naturalmente, ad accorciare le distanze. E' un qualcosa con cui bisognerebbe confrontarsi serenamente consapevoli che non è né la fine dei rivenditori, né tantomeno del mondo.

    Sul pensatore, avrò senz'altro capito male io ma come dicevo, non è un problema.


    Fil.

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    #47
  • Enoteca Cremona - Vini & Tavola Srl

    Enoteca Cremona - Vini & Tavola Srl

    è un invito ufficiale?

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    #48
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Quale?

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    #49
  • Enoteca Cremona - Vini & Tavola Srl

    Enoteca Cremona - Vini & Tavola Srl

    essere presente ad unconference, magari non sola.

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    #50
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    L'unconference è aperta e a partecipazione libera e gratuita per chiunque desideri venire, basta prenotarsi da qui prima che esauriscano i posti (200):
    http://vinixunplugged.eventbrite.com (cena del tutto facoltativa ma già che uno viene, sarebbe opportuno fermarsi per terroirvino che è il lunedì seguente.

    Altra cosa è partecipare attivamente ad uno dei ring o tenere uno speech. Lo speech può essere candidato liberamente in fase di iscrizione all'unconference, direttamente online, saranno poi i partecipanti a votare gli speech più interessanti. Il ring invece lo stiamo organizzando noi.

    Per quanto riguarda quello sulla vendita diretta, ho già i due a favore (un'azienda produttrice ed un blogger) ed il moderatore (un agente di larghe vedute e bravissimo mediatore), dall'altro lato mi sto muovendo.

    Ieri ho contattato due persone firmatarie della lettera, Paolo Ranieri e Luca Sarais di Cantine Isola, il primo mi ha dato disponibilità ma non si è ancora iscritto, il secondo (che credo sia più estremista) per ora non mi ha risposto ma sono fiducioso. Se vuoi prenotarti tu per me va benone, l'importante è che tu sia schierata per il no vendita diretta o si solo se a prezzo da enoteca, per via del fatto che il ring si basa appunto su schieramente contrapposti. Se poi verranno entrambe le persone che ho invitato, benvenga, vi metteremo in tre e io se mai mi aggiungerò dalla parte a favore.


    Fil.

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    #51
  • Enoteca Cremona - Vini & Tavola Srl

    Enoteca Cremona - Vini & Tavola Srl

    Ok, vado ad iscrivermi. E con me sarà presente anche Maresa Bisozzi dell'Enoteca Re di Dolceacqua.

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    #52
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Bene!
    Per il Ring vedo cosa mi rispondono gli altri due interpellati e poi vi aggiorno qui nei commenti.

    Fil.

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    #53
  • Enoteca Cremona - Vini & Tavola Srl

    Enoteca Cremona - Vini & Tavola Srl

    registrazione effettuata. Ad maiora..

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    #54
  • Vinisani.it - D. Sciutteri

    Vinisani.it - D. Sciutteri

    @Fil, ma non puoi parlare in italiano!
    Mimmo

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    #55
  • Giuliano Abate

    Giuliano Abate

    Forse non sarà la prima occasione, quasi certamente non sarà l'ultima, ma questo "Ring" non è da perdere: le bende e i cerotti li lasciamo a casa .

    Suggerisco, piuttosto, di portare la voglia di comprendere realmente le rispettive posizioni e di trovare una strada comune percorribile.

    Gli obbiettivi sono comuni e questo è un ottimo punto di partenza :-)

    A presto.

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    #56
  • Enoteca Cremona - Vini & Tavola Srl

    Enoteca Cremona - Vini & Tavola Srl

    Parlo ialiano: il latino è l'origine di tutto. Sapere da dove veniamo fa capire dove andremo. E questo c'entra molto col nostro discorso sul vino.

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    #57
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Quest'anno Pierpaolo credo ridurremo al minimo ogni intervento tecnico. Anzi, saremo molto analogici, proprio per evitare interruzioni, rallentamenti o problematiche. Purtroppo essendo da solo devo razionalizzare. Quando avremo uno sponsor come si deve, prenderemo una bella squadra audio-video.


    Ciao, Fil.

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    #58
  • Vinisani.it - D. Sciutteri

    Vinisani.it - D. Sciutteri

    ciao.
    Mi riferivo a @Fil! che mette secondo me troppe parole in inglese.
    Mimmo

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    #59
  • Maurizio Gily

    Maurizio Gily

    c'è ancora una cosa da dire. In Italia (non accade, o accade molto meno, in altri paesi) c'è uno strano comportamento da parte del consumatore: se un enotecaro o ristoratore aumenta a lui il prezzo di quello che ha comprato dal produttore di una percentuale superiore a quella che lui giudica giusta, giudizio basato su parametri arbitrari e solitamente campati in aria, il consumatore si incazza, come se il guadagno fosse una cosa immorale (ma, beninteso, solo quello degli altri). In America è del tutto normale che uno si porti il vino da casa al ristorante e paghi 10 o 15 dollari per il servizio (stappaggio, bicchieri), che poi è meno di quanto costi da noi un ricarico medio di un vino al ristorante: ma se un ristoratore osasse fare questo in Italia sarebbe crocefisso, gli direbbero che ha fatto pagare una cosa che non gli costa nulla, come se dietro quel nulla non ci fossero personale, tasse, spese generali, vino fermo in cantina perchè il cliente se l'è portato da casa etc ... così, per non essere crocifisso, il ristoratore abbozza e ti guarda con occhio torvo se arrivi con una bottiglia, invece di addebitarti legittimamente 10 euro (o 5, o 20, questo dipende da tanti fattori). In sostanza c'è una sorta di condanna morale del ricarico in quanto tale, che si traduce in un "meglio non sapere", riflettendosi sui comportamenti di acquisto. Lo stesso vale nel rapporto tra ristorazione e GDO: guai se il ristoratore vede il tuo vino in GDO. Si teme il confronto sui prezzi, come se il fatto che il vino nel suo ristorante costi molto di più non avesse delle vaide giustificazioni. Se le ha, perchè preoccuparsi? Eppure ... Di nuovo torniamo sul fatto che possiamo discutere in astratto su cosa sia giusto o sbagliato, ma le scelte delle imprese si basano, e devono farlo, su quanto accade nella realtà. Si può, anzi si deve, tentare di cambiarla, ma è rischioso fingere che sia diversa.

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    #60
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Caro Maurizio, la realtà delle cose è quella che è ma fortunatamente non è immutabile. Per fortuna ad ogni azione corrisponde ancora una reazione e siamo tutti padroni del nostro destino per una buona parte. Credo che la questione ricarichi sia tutto un altro paio di maniche. Il ricarico è cosa buona e giusta in quanto rappresenta il corrispettivo di un servizio o di un valore aggiunto sull'acquisto di un bene. Per esempio, al ristorante può essere quello di aver conservato la bottiglia, avermela servita in calici appropriati puliti e lavati, cambiarmela se è difettosa, ecc. in enoteca può essere il vantaggio di poter acquistare cose altrimenti lontane con tempi di attesa nulli e in quantità anche molto ridotte (1 bottiglia).

    Sono tutti servizi ed è giustissimo che ognuno abbia il suo guadagno. Quello che si contestava da parte di chi è a favore della vendita diretta in cantina, è che laddove tutti questi servizi accessori non siano presenti perchè c'è un accorciamento di filiera e un concorso di "venirsi incontro" tra privato (ma anche operatore) e azienda, allora praticare il medesimo prezzo che si pratica in enoteca (perché allora non quello del ristorante!), sia una virtualizzazione forzata per compiacere la filiera stessa.

    Se è una scelta che viene dal produttore, nulla da dire ma trovo quantomeno inappropriato che la proposta venga dall'enoteca. Io non mi sognerei mai di dire a qualcuno che sta a monte rispetto a me a quanto deve vendere il proprio prodotto/servizio perchè io lo rivendo ad un prezzo diverso. In fondo questa differenza di prezzo è lo scotto da pagare per voler fare un mestiere che si appoggia su un bene (o servizio) non direttamente prodotto ma credo che sia proprio un diritto inalienabile di chi crea/produce la cosa ab origine di stabilire quale sia il prezzo che questa deve avere a casa sua su questo temo, le nostre posizioni sono discretamente inconciliabili ma come vedi, possiamo berci serenamente un bel calice di vino insieme quando capita :)


    Fil.

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    #61
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Aggiungo che la questione ricarichi diventa un problema quando il ricarico è esorbitante (dal 300 al 500% al ristorante o dal 100 al 200% in enoteca). E' verissimo che i costi di gestione e quindi i relativi ricarichi sui prodotti venduti abbiano variabili che incidono anche pesantemente tra una zona e l'altra (si pensi per esempio solo ai costi di affitto, alla periferia rispetto al centro, alla metropoli rispetto al peasino di campagna, ecc.) ma talvolta si eccede e lampante ed è un problema che è ben noto a moltissime aziende. Mi pare che anche su questo fronte però non ci siano stati sommovimenti popolari o sconquassi tellurici da parte dei consumatori che sanno di essere pur sempre liberi di NON comprare o di cambiare il luogo di acquisto.


    Fil.

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    #62
  • Andrea Della Casa

    Andrea Della Casa

    Concordo che il ricarico ci sta ma dipende fino a che punto...
    Mi può stare anche bene che il ristoratore metta un prezzo sul servizio delle bottiglie portate da casa, basta che sia chiaro e noto al cliente. Poi deciderà lui come comportarsi.

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    #63
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Dalla parte no vendita diretta e prezzo sorgente avremo anche Dan Lerner, confermato pochi giorni fa: http://www.vinix.com/detail.php?ID=29822
    Il "ring" si preannuncia molto interessante.

    Purtroppo non ho avuto al momento nessuna risposta definitiva dalle enoteche firmatarie contattate, l'invito a intervenire resta aperto naturalmente, iscrizioni all'unconference da qui: http://vinixunplugged.eventbrite.com

    Ciao, Fil.

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    #64
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Segnalo un'interessante discussione che si è sviluppata su un altro blog sullo stesso tema:
    http://primobicchiere.wordpress.com/2012/04/24/prezzo-vino/

    Ciao, Fil.

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    #65
  • Enoteca Cremona - Vini & Tavola Srl

    Enoteca Cremona - Vini & Tavola Srl

    Buongiorno. Temo di dover rinunciare ad essere a Genova, dovendo presenziare ad un evento istituzionale qui a Cremona. Sono molto dispiaciuta. MI terrò informata sull'andamento. Cordiali saluti

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    #66
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Quindi dobbiamo rimuovere l'iscrizione anche dall'unconference?

    Filippo

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    #67
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Come spesso accade le vie della rete sono infinite e sullo stesso tema si è sviluppata un'interessante discussione anche qui:
    http://primobicchiere.wordpress.com/2012/04/24/prezzo-vino/

    Ciao, Fil.

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    #68
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Sono passati oltre due anni dalla famigerate lettera delle enoteche di Milano e dalle discussioni che ne sono seguite. Sabato prossimo, il 21 febbraio, alle ore 14.00 con #vgm non più sogno da realizzare ma early stage avviata, do appuntamento a tutti a LiveWine a Milano dove avremo uno spazio di 1 ora circa per un dibattito aperto sul tema. Io vengo da solo e in pace e ci metto la faccia, se ci sono produttori, enotecari e appassionati che vogliono venire sono i benvenuti.

    Fil.

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    #69

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