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#9 Commenti

  • Nicola Cavallaro

    Nicola Cavallaro

    Le obiezioni che muovi sono tutte corrette ed interessano un numero incredibile di realtà:
    1. la lentezza del sito - spesso viene sottovalutato questo aspetto, ma è di centrale importanza: da fruitori quante volte abbiamo abbandonato una pagina o un carrello per eccessiva lentezza nel caricamento? spesso, nel nome dell'immagine e del risparmio si costruiscono siti colmi di animazioni e li si alloca in server veterotestamentari…
    2. fruibilità dei contenuti - nel nostro settore, (ma genericamente in tutti; pensiamo a viaggi, elettronica di consumo etc) la componente legata all'infocommerce ormai ricopre un ruolo fondamentale: prima di procedere ad un acquisto (online o offline) tutti noi passiamo molto tempo a cercare informazioni comparando magari più prodotti o più venditori: garantire contenuti facili da cogliere ed una navigazione semplice ed intuitiva aumenta senz'altro il benessere del visitatore, aumentano le possibilità si trasformi in contatto/cliente o comunque in un "visitatore di ritorno" e non un "mordi e fuggi";
    3. ecommerce: qui mi sento di muovere una contro obiezione; si fa presto a parlare di commercio elettronico, ma, spesso, i costi di gestione ed impedimenti logistici (trasporti, costi di spedizione, gestione del magazzino) rischiano di trasformare il tutto in un costoso boomerang; spesso per ammortizzare i costi si opera un rincaro sulla bottiglia e questo a discapito del consumatore. Inoltre un ecommerce senza visibilità online (che sia l'adv di google, di facebook o display adv) rischia di trasformarsi in un mero esercizio di stile. Quindi e commerce sì, ma con un bel piano di business in mano!
    4- la degustazione a pagamento: qui ti do ragione al 100%; secondo me il far pagare è solo una tutela (sbagliata) in questa fase di start up per mettersi al riparo dai tanti che avrebbero approfittato dell'iniziativa per "scroccare". Sono d'accordo che specie in fase di start up si debba investire ed invogliare il cliente a "fidarsi": far pagare la degustazione pone una barriera quantomeno fastidiosa!

    Nicola

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    #1
  • Andrea Della Casa

    Andrea Della Casa

    Sulla vendita on-line concordo con. I prezzi di gestione possono diventare davvero costosi, soprattutto, come dici tu, se non hai visibilità. La cosa va valutata bene e si può vedere se il gioco vale la candela. Però non chiuderei nessuna via.

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    #2
  • Roberto Mastropasqua

    Roberto Mastropasqua

    Possiamo aggiungere anche la fruibilità del sito su smartphone e con sito perfettamente ottimizzato (non vale il: si, ma si vede lo stesso); geolocalizzazione su googlemaps, foursquare e compagnia cantante; una pagina dedicata al blog sul sito (aiutiamo il SEO che poi il SEO ci aiuta); aggiungerei anche degli eventi ad invito (magari questi si a pagamento) in cui vengono presentati i vini dei vari territori con l'eventuale e gradita presenza di qualche produttore. In ultimo ma non ultimo un bel tablet conssultabil da tutti con abbinamenti cibo/vino.

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    #3
  • Alessandro Zingoni

    Alessandro Zingoni

    Conservo come fossero "reliquie" per me dei vecchi numeri di "Il Sommelier italiano" che mi piaceva tanto, dai contenuti più vari al formato più pratico il tutto meno patinato rispetto ad oggi; e da un numero del 2006, di sei anni fa.., rileggo un articolo (C. Pillon) sul futuro del mercato del vino, il ruolo della grande distribuzione, le opportunità per enoteche e ruolo sempre più decisivo del sommelier. Le difficoltà economiche c'erano anche allora; mi viene da sorridere ma senza stupirmi. Suggeriva per le enoteche di specializzarsi in nicchie di mercato e servizi impraticabili per la gdo; soluzioni sempre attuali, direi; nonchè di navigare in Internet. A maggior ragione oggi!
    (Trovo a mio avviso meno condivisibile l'idea di non far pagare gli assaggi-degustazioni -se pur poco- soprattutto in fase di start up pensando a tutte le spese che un neo imprenditore-commerciante deve sostenere. Il tablet è proprio cool!).

    :-)

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    #4
  • Andrea Della Casa

    Andrea Della Casa

    @Alessandro
    capisco che soprattutto in fase di avvio le spese ci siano, però devi andare incontro al cliente. E' un sacrificio che bisogna mettere in conto da subito secondo me, una specie di publlicità di lancio. Poi se le cose iniziano a funzionare e ti fai un minimo di clientela allora puoi pensare a chiedere un contributo per assaggio.

    @Alessandro e Sandro
    concordo sulla specializzazione di nicchia, che intendo fondamentale.
    Ecologicamente parlando: una nicchia, una specie ;)

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    #5
  • Alessandro Zingoni

    Alessandro Zingoni

    Ni, Andrea. Converrai con me che quando c'è da assaggiare gratis c'è sempre gente, io non mi tiro indietro, e invece nelle enoteche, per restare in tema, non ci si sgomita? Spesso leggo: ma quanti comprano il vino di cui parlano?.. Chiudo questa piccola parentesi. E aggiungo che a me l'enoteca ha sempre attratto!

    ;-)

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    #6
  • Andrea Della Casa

    Andrea Della Casa

    Ma secondo me uno non entra in enoteca (intesa solo come punto vendita) per assaggiare e basta. Se vedi che poi non è cosi fai sempre in tempo a metterli a pagamento

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    #7
  • Roberto Mastropasqua

    Roberto Mastropasqua

    @Sandro Zaccarini: per la verità il tuo discorso sul e-commerce è vero a mentà. Solitamente funziana come racconti tu ma esistono le mosche bianche. Io collaboro con Winexplorer.it e con loro vengono organizzati eventi sul territorio per promuovere il sito, i vini e i produttori (gli eventi si chiamano (Taste & Match), inoltre funzionano come palestra gratuita per imparare ad abbinare i vini ai cibi e sono un modo differente per degustare, non più la solita fiera di degustazioni seriali ma un evento sociale di condivisione.

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    #8
  • Nicola Cavallaro

    Nicola Cavallaro

    @Alessandro esattamente quel che dicevo: assaggi gratuiti che non coincidono con acquisti…

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    #9

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