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#12 Commenti

  • Mike Tommasi

    Mike Tommasi

    La cooperativa di Estézargues qui in Francia è un esempio (raro) di cantina sociale che fa vino artigianale. Ogni cooperatore imbottiglia con la propria etichetta. SO2 zero o molto basso.

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    #1
  • Luca Risso

    Luca Risso

    Ma Claudia di cosa ti devi preoccupare?

    Che gli ugonotti vengano notettempo a incendiare il "cantinone", sociale quanto vuoi ma sempre industriale e quindi colpevole, oppure che i clienti della cantina medesima ne apprezzino i vini e quindi tornino ad acquistare il prodotto e a pagarti lo stipendio?
    Io non avrei tanti dubbi!!!
    ;-)

    Luk

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    #2
  • Claudia Donegaglia

    Claudia Donegaglia

    @Mike imbottiglia con la propria etichetta , interessante. Noi ci limitiamo per ora a fare' assistenza' a chi vinifica parte del proprio prodotto a casa.
    @luk la mia riflessione nasce dal fatto che tante definizioni e classificazioni , non so fino a che punto facciano bene al vino, tutto qua.

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    #3
  • Luca Risso

    Luca Risso

    Se rimangono in un ambito fisiologico di dialettica anche vivace, male secondo me non fa, è una segmentazione necessaria per arrivare a tutti gli "utenti", le risse invece secondo me fanno davvero molto male
    Luk

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    #4
  • Claudia Donegaglia

    Claudia Donegaglia

    @Luk mi piacerebbe un tono meno'urlato ' con informazioni corrette dal punto di vista tecnico.
    Chissà se gli ideatori delle soprese Kinder hanno dei blog focosi , come quelli vinosi.
    chissà
    claudia

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    #5
  • Marilena Barbera - Cantine Barbera

    Marilena Barbera - Cantine Barbera

    @Claudia: ho sempre pensato che fare chiarezza aiuti la discussione e, in subordine, il mercato. Quello che vedo sempre di più è una segmentazione manichea dell'offerta in due super-categorie: da un lato piccoli, artigiani, naturali, belli buoni e giusti; dall'altro grandi, convenzionali, industriali brutti e cattivi.

    Una segmentazione manichea che prescinde dalla qualità, dall'eticità della gestione aziendale (esempio, stipendi, contributi e fornitori vengono pagati correttamente?), dall'impatto sociale del business (quante famiglie lavorano perché c'è un'azienda sul territorio?), dalla valorizzazione del territorio attraverso i vini.

    Il problema principale, a mio avviso, è che queste due super-categorie prescindono da una valutazione oggettiva, ma si affidano a generiche assunzioni e valutazioni. Come dici tu, urlate.
    Non lo so se se ne esce.

    Ho provato a lanciare l'idea di giungere ad una definizione "scientifica", ma alla fine la discussione è tornata sempre lì: i piccoli naturali artigianali sono belli, i grandi convenzionali industriali sono brutti. Pochissimi hanno superato la dimensione del giudizio soggettivo per provare a dare una valutazione basata su un metodo scientifico.

    Che dirti? Io sono oggettivamente piccola, artigiana e naturale, ma che le mie scelte personali vengano manipolate con disonestà intellettuale per supportare la giustezza di questo o quel modo di lavorare non lo sopporto proprio.

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    #6
  • Claudia Donegaglia

    Claudia Donegaglia

    @Marilena no non se ne esce.
    Sarebbe utile che chi scrive di vino, di noi, del nostro lavoro lo facesse con corretezza e chiarezza ma non sempre e' così.

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    #7
  • Claudia Donegaglia

    Claudia Donegaglia

    @Pier che dire.
    Se sei troppo tecnico ti rispondono che togli poesia, se racconti 'fuffa' vuol dire che travisi la realtà'. Cercare il giusto equilibrio in tutte le componenti del nostro lavoro è quanto dovremmo cercare di fare.
    Essere grandi è fare lavoro di squadra e non è sempre facile.
    Ma non risciamo a definire il confine fra artigianale e industriale ,devo rileggermi la Prima Rivoluzione Industriale per capire.

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    #8
  • Claudia Donegaglia

    Claudia Donegaglia

    @Pier correttezza e chiarezza.
    Quando chi segue le guide vinose, ne scrive e guidica i vini ,scrive di vini non a posto con l'acidità volatile e non spiega che fine fanno tali vini, questo non va certo a favore della chiarezza .

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    #9
  • FortidelVento - Tomaso Armento

    FortidelVento - Tomaso Armento

    Ciao Claudia, ti dico la mia, per quanto vale. Prima di tutto, come ho imparato giorno dopo giorno anche in rete, goditi il viaggio. Qualunque sia il posto da cui lo fai, secondo me, merita!
    E proprio godendoti il viaggio e comprendendo bene il proprio posto puoi notare molte cose che se invece guardi senza contestualizzare ti perdi.
    La discussione spesso, anche in rete, è fatta per attrarre, per discutere. Ma il succo non è industriali o no, il succo per chi beve è vino buono che compro vino buono che non compro, vino che non mi piace/non è nelle mie corde.
    Le più belle bevute di vini quotidiani con prezzi da urlo le ho fatte nelle cantine sociali, negli ultimi tempi. Proprio per quello che hai detto, per il tuo lavoro.
    Mi piacerebbe assaggiare i tuoi vini, non quelli da barrique o super studiati, ma quelli più beverini che rappresentano i maggiori volumi della tua cantina: li vendono a Milano? Così per capire di quello che mi parli, perchè le parole nel nostro mestiere sono solo un complemento.
    Un caro saluto
    Tom

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    #10
  • Marco Centofanti

    Marco Centofanti

    Claudia,
    nel mio piccolo credo che basti riscoprire il vocabolario.
    "Artigianale" è il prodotto di un artigiano, che, come dice la Treccani, è "chi esercita un’attività per la produzione (o anche riparazione) di beni, tramite il lavoro manuale proprio e di un numero limitato di lavoranti, senza lavorazione in serie".

    Ora, applicare questa definizione al mondo produttivo moderno ha come minimo poco senso: eccettuate (poche) categorie di artisti, chi è che produce esclusivamente tramite il "lavoro manuale"?
    Quale categoria non si avvale di aiuti meccanici? Un trattore, un furgone, un saldatore, una pompa eccetera?

    Il punto credo che sia un altro: il termine "artigianale", in origine neutrale rispetto a qualità ed eticità, è venuto ad acquisire il significato ulteriore di "migliore", "prestigioso", "giusto", forse per la teorica mancanza della lavorazione in serie e per la contrapposizione rispetto all'industria, che oggi è percepita come massificante, inquinante e impersonale.

    Naturalmente quanto sopra è appunto una percezione: la diversificazione artigiano / industria è divenuta perlomeno sfumata e sicuramente di complessa individuazione, ma a prescindere dalle questioni semantiche è abbastanza ovvio che ci possono essere piccole produzioni pessime e grandi produzioni ottime e viceversa. Di certo le grandi produzioni necessitano di costanza e ripetibilità che probabilmente sono nemiche della personalità, ma d'altro canto sono anche una sicurezza per il consumatore.

    La strada migliore (parlando appunto da consumatore) è quella di piccoli produttori che si appropriano di alcune delle metodologie proprie della moderna produzione organizzata e ne fanno uso consapevole per migliorare qualità, costanza e stabilità di prodotti tradizionali e di carattere.

    Personalmente credo che l'uso del termine "artigianale", così come di quello "naturale" e "territoriale" sia in gran parte abusato e speso a sproposito e risponda quasi esclusivamente a precise ragioni di marketing: il grande pubblico percepisce vagamente l'importanza dei termini (senza porsi domande troppo approfondite sul significato reale) ed è disposto a concedere un plus (di fiducia, di prezzo) al produttore che li dichiara.

    Capisco quindi la frustrazione di chi lavora con coscienza, serietà e professionalità, che rispetta comunque la terra ed è attento alla salute del consumatore, ma si sente come minimo sminuito perché non appartiene al gruppone che sbandiera in ogni istante i vessilli di moda.

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    #11
  • Claudia Donegaglia

    Claudia Donegaglia

    @Tomaso grazie della solideraità .questo momento di scoramento momentaneo mi è venuto perchè la discussione per quanto positiva e faccia parlare , ha perso da molto i toni costruttivi.
    L'idea di Marilena di un tavolo di studio che su base scietifica metta dei paletti mi piace , ma si sa stiamo tutti abbarricati sulle barricate. Si a Milano siamo presenti da Fizero.
    @Marco grazie

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    #12

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