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Vendita diretta di vino, birra e distillati ai privati all'estero, uniamoci!

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Vendita diretta di vino, birra e distillati ai privati all'estero, uniamoci!
Da quando abbiamo lanciato Vinix Grassroots Market, ci siamo posti il problema di come arrivare all'estero.

La libera circolazione delle merci - cito dalla Treccani - "è una delle libertà fondamentali garantite dall’ordinamento giuridico dell’Unione Europea (UE) e comporta, per gli Stati membri, il divieto di dazi doganali all’importazione e all’esportazione e di qualsiasi tassa di effetto equivalente, con la creazione di un’unione doganale e l’adozione di una tariffa doganale comune negli scambi con i Paesi terzi (art. 28 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea)."

e ancora:

"I divieti derivanti dalla libera circolazione delle merci includono ogni misura che, ancorché non qualificabile come dazio, abbia comunque un effetto di tipo discriminatorio o restrittivo degli scambi intracomunitari. La disciplina si estende altresì al divieto di restrizioni quantitative alle importazioni e alle esportazioni e di qualunque misura di effetto equivalente, intesa come misura che può ostacolare, direttamente o indirettamente, in atto o in potenza, gli scambi intracomunitari. (...omissis...) Tali divieti sono derogabili, ma solo per motivi di moralità pubblica, ordine pubblico, pubblica sicurezza, tutela della vita delle persone, protezione del patrimonio artistico, storico e archeologico, tutela della proprietà industriale o commerciale; le eccezioni non devono comunque costituire una discriminazione o restrizione dissimulata e devono rispettare i principi di proporzionalità e di idoneità al raggiungimento dello scopo."


Il sogno che avevamo tutti noi che studiavamo diritto comunitario nel bel mezzo del passaggio dalla lira all'euro, era quello di un'Europa unita non solo dal punto di vista economico e monetario ma anche dal punto di vista delle politiche, dell'integrazione e della contaminazione positiva dei popoli, delle lingue, delle culture. Forse non si respirava la stessa eccitazione sessantottina ma garantisco che nelle aule della facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Genova, in Via Balbi, la percezione del cambiamento e l'entusiasmo che permeava questa storica rivoluzione era palpabile. 

Molte cose sono state fatte in positivo anche se banche, centri di potere economico-finanziario, grandi industrie hanno inciso in difetto su quello che sarebbe potuta diventare l'Europa se negli ultimi 20 anni si fosse lavorato diversamente, con maggior visione. Spesso ci perdiamo in un'infinità di regolamenti, direttive da recepire e convertire in legge che se da un lato avranno sicuramente le loro solide ragioni d'esistenza, dall'altro si aggiungono al già insostenibile carico burocratico si ogni stato nazionale. Certo in questo passaggio i virtuosismi dei singoli stati hanno potuto fare la differenza in alcuni casi anche se poi, guardando al quadro macro della situazione europea mi pare che stiamo patendo tutti quanti l'eccessiva concentrazione sugli aspetti economico finanziari piuttosto che sui valori, sugli aspetti umanistici, sul progresso culturale e sociale dei popoli d'Europa.

Che fine ha fatto quell'anelito rivoluzionario, quella visione di futuro?

Uno degli esempi più eclatanti della distanza che ormai anche a livello europeo (non solo nazionale) si frappone tra le stanze dei bottoni e la realtà della gente che vive vite normali lo si trova nella normativa che disciplina il soggetto d'imposta, i metodi di riscossione e le figure della catena di controllo e garanzia in materia di accise per gli scambi intracomunitari (e sottolineo intra, che paradossalmente stanno divenendo più complesse che spedire fuori dall'europa) di merci ad esse soggetti. Mi riferisco al vino ovviamente ma anche alle birre ad alle altre bevande alcoliche disciplinate in un unico grande calderone insieme all'industria del petrolio, dell'energia elettrica - per esempio - o dei tabacchi.

Un'ottima sintesi della situazione dal punto di vista pragmatico, ci viene da un vecchio (ma attualissimo) post dell'amico Giuseppe Carlucci comparso proprio qui su Vinix tempo fa e dal quale estraggo questo fondamentale passaggio:

"Secondo l'art.11 del testo unico sulle accise che gestisce le vendite a soggetti privati all’interno della comunità europea, fermo restando i limiti di 90 litri di vino di cui max 60 di vino spumante… non si è soggetti ad obbligo alcuno a patto che il trasporto venga effettuato dall’acquirente."

provo a esplicitare:

- se sei un francese, prendi la macchina, vieni in Italia, entri in una cantina e ti carichi 90 litri di vino (60 se spumante) nel portabagagli e te ne torni a casa, nessuno ti può dire niente, non servono documenti particolari e siamo tutti a posto così. La cantina ha venduto della merce e potrà fare investimenti grazie al maggior introito, il cliente si porta a casa del buon vino che si berrà allegramente con parenti e amici

- se lo stesso francese però anziché venirselo a prendere, mi chiedesse di mandarglielo a casa allora no, tutto si complica, entra in gioco la normativa sulle accise e la spedizione diretta al privato diventa di fatto impossibile dovendo per forza passare per un deposito fiscale o un rappresentante fiscale o altro soggetto non registrato che abbia i requisiti, nello stato in cui voglio spedire, per poter adempiere agli obblighi (in massima parte cartolari) previsti da leggi e regolamenti.


Già se ci fermassimo qui, parrebbe evidente non tanto una semplice anomalia logica (se te lo vieni a prendere è ok se te lo spedisco no) ma proprio di una lacuna normativa (potremmo dire laguna considerata l'estensione e la gravità del problema) laddove le vendite online che anticamente sarebbero potute rientrare nell'arcaico concetto di "vendita a distanza" sono passate da concetto ipotetico a prassi ormai normale e consolidata nei rapporti tra persone del mondo digitale, civilizzato e globalizzato.

Ma questo è solo un assaggio di quanto tocca sopportare.
Diciamo che siamo in gamba, volenterosi e con il desiderio di fare le cose per bene e ci informiamo per procedere nei modi previsti dalla legge alla spedizione al nostro amico francese, gli adempimenti per una singola spedizione proveniente da un singolo soggetto che la mente malata di un apparato burocratico inadeguato e incompetente ad affrontare le sfide del mondo globalizzato prevede, sono le seguenti:

a) individuare, e stabilire con i soggetti che fungeranno da “debitori dell’accisa” nei Paesi destinatari un preventivo accordo commerciale (“Rappresentanti fiscali già registrati secondo le procedure stabilite da ciascun Stato membro”, stabiliti fisicamente cioè in ognuno dei Paesi comunitari con i quali vorrei avere a che fare commercialmente);

b) prestare la cauzione a garanzia del pagamento dell’accisa nel Paese comunitario di destinazione;

c) tenere un’apposita contabilità delle partite che verranno trasferite in ambito comunitario;

d) presentare, anteriormente ad ogni singola spedizione, una dichiarazione ai fini del rimborso della nostra accisa nazionale con l’onere, a carico di chi spedisce, di dimostrarne l’avvenuto assolvimento “a monte”;

e) di volta in volta, distruggere i contrassegni sulle bottiglie di liquore, previa specifica autorizzazione dell'Ufficio delle dogane competente che a tal fine può inviare funzionari ad assistere e verbalizzare, con spese a carico sempre di chi spedisce;

f) avere un magazzino fiscale, acquistare il software per poter emettere il DAA telematico, oppure e-Ad (sempre sperando che funzioni) per stamparlo per il trasportatore

g) appurare il buon esito della spedizione mediante la "Nota di ricevimento" anche questo fatto telematicamente dal destinatario

h) se la "nota di ricevimento" non viene inoltrata dal destinatario entro 2 mesi il mittente può essere sanzionato anche di 3000 euro! 


Fatto tutto questo la merce sarebbe ancora presso il nostro rappresentante fiscale all'estero o presso il deposito fiscale scelto e dovrebbe ancora essere inviato a destino al nostro amico francese che nel frattempo inizierà a domandarsi se non sia il caso di reperire il prodotto in altro modo mentre il produttore / venditore, dal canto suo, penserà che forse rinunciare alla vendita potrebbe allungargli la vita di qualche anno.

Appare logico, in un quadro di questo tipo, che pensare all'espansione libera e senza vincoli - così come cristallinamente ipotizzata dagli estensori delle basi della libera circolazione delle merci - delle nuove forme di commercio elettronico per prodotti soggetti ad accisa, appare lunare, specialmente sul fronte della disintermediazione che ad avviso di chi scrive sarebbe lo sbocco fisiologico delle dinamiche di rete. In altre parole, dove i prcessi di scambio e di vendita potrebbero funzionare meglio e dove potrebbero creare un volano di commercializzazione di proporzioni ragguardevoli per tutti i paesi membri, si mettono paletti burocratico amministrativi che vanno nella direzione diametralmente opposta.

E' prezioso, a questo proposito, precisare che a differenza dell’iva e dei dazi doganali, le accise sono di esclusiva competenza degli erari nazionali, difficile dare la colpa solo all'Europa quindi per questo disastro burocratico se non per un peccato di accondiscendenza (piò o meno interessata) per motivi che purtroppo vanno ben al di là delle mie competenze. Quel che è certo è che "attualmente, in Italia, le accise forniscono all’Erario un gettito molto rilevante che ne fanno il secondo gruppo di imposte indirette come ammontare dopo l’Imposta sul Valore Aggiunto" e questo mi pare venga prima di qualsiasi considerazione relativa alla tutela psicofisica dei soggetti destinatari dei prodotti contenenti alcool o di tipo ambientale (per petroli e servizi elettrici per es.) che parrebbe essere uno dei motivi per i quali questa farraginosa normativa coinvolge anche i nostri amati vini, birre e distillati di qualità. Tuttavia gli introiti derivanti da accise su "spiriti e birra", complessivamente, non incidono più dello 0,50% del totale (petroli, metano, energia elettrica, tabacchi portano nelle casse dello stato infinitamente di più), per cui sarebbero anche facilmente rinunciabili o sostituibili considerato l'impressionante aumento del gettito fiscale che gli stati avrebbero come riflesso se lasciassero maggior libertà di manovra in questo genere di scambi.

E' evidente quindi la necessità di fare fronte comune a partire dai produttori con le loro principali associazioni di categoria (penso alla FIVI per il vino, ad Assodistil per i distillati e all'Unionbirrai per la birra), ai principali siti e-commerce italiani del mondo del vino e dell'enogastronomia, alle associazioni dei consumatori, agli enti e alle istituzioni preposti allo sviluppo e alla promozione del commercio estero e naturalmente ai nostri rappresentanti politici, sia in sede nazionale che comunitaria. Fronte comune per la richiesta di un cambiamento che non sia volto necessariamente all'abolizione dei costi doganali (ultimo dei problemi) quanto ad una radicale semplificazione della procedura amministrativa sottesa a questo genere di scambi.

Per questo motivo invito tutti coloro che possano sentirsi interessati in qualche modo al problema a mettere una firma (ed eventuale commento) nei commenti e a rilanciare il più possibile questo mio scritto per stimolare opinione pubblica e mass media sul tema nella speranza di smuovere qualcosa a livello legislativo.


Fonti:

Erica Varese, Francesco Caruso, Commercio internazionale e dogane. Le dogane negli scambi
internazionali, Giappichelli, Torino, 2011, p. 129. 

Marzia Cavallini, Tesi di Laurea 2004-2005 all'Università degli studi di Padova
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#26 Commenti

  • Giuseppe Paolo Trisciuzzi

    Giuseppe Paolo Trisciuzzi

    Il discorso non vale solo per i privati ma anche per i ristoranti che all'estero sono abituati a servirsi del grossistaimportatore e quindi non vogliono o possono seguire tutte le pratiche del pagamento dell'accisa.
    Ho suggerito da tempo a unioncamere veneto ed alla segreteria del commissario europeo Tagliani una procedura molto semplice per ovviare a tutta la burocrazia.
    Provvedo io esportatore a pagare l'accisa in Italia ad un ente preposto dallo stato ove risiede il cliente. Punto e basta.
    La merce viaggerà con i documenti necessari compresa la ricevuta del pagamento dell'accisa.
    Se mi fido del cliente è semplice, se non mi fido gli chiedo il pagamento anticipato.
    Troppo semplice?

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    #1
  • Cantina Cirotto

    Cantina Cirotto

    Si uniamoci. questa questione oramai è logorante. è una delle ragioni che dissuadono una cantina di produzione dal investire in uno shop-online. OK che il mercato domestico rappresenta una fetta importante degli introiti per noi piccoli, ma non trovo il senso di mettere in piedi uno shop on-line (negozio senza limiti di nazione per antonomasia) se non posso vendere al di fuori dell'Italia.
    Altro scoglio pratico, giusto per condividere alcune riflessioni: il lavoro di winery tour & degustazioni guidate in cantina insieme alla comunicazione del territorio a gruppi di privati è un'altra fonte di introito; un lavoro interessante che si può sviluppare con le agenzie viaggi e tour operators di tutto il mondo. In molti casi gli ospiti, (che essendo in aereo possono portare con sè al massimo 2 bottiglie per bagaglio) chiedono di farsi spedire il vino a casa, con buone possibilità poi che questi diventino clienti abituali. Ma qui casca l'asino.

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    #2
  • Riccardo Zilli

    Riccardo Zilli

    Io e tutto Tannico.it ovviamente siamo assolutamente convinti che l'impostazione attuale non funzioni, quindi siamo chiaramente dell'idea che sia necessario muoversi per cambiare lo stato attuale delle cose, che impedisce, di fatto, la possibilità di vendita di vino all'estero.
    Parliamoci, tutti, al più presto.
    A breve qualche info in più. Leggendo un po' di letteratura a riguardo, unita ad una recente circolare dell'agenzia delle dogane, non sono più sicuro sia necessaria la compilazione del DAS, che è attualmente in formato elettronico e non più nei 3 fogli.
    Comunque altre news a breve. E comunque parliamoci al più presto.

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    #3
  • Cembrani Doc Consorzio

    Cembrani Doc Consorzio

    purtroppo è un grande problema che ci impedisce di esaudire le richieste di vino, spumante e grappa che arrivano dall'estero...speriamo vivamente le cose cambino!

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    #4
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Chi visse sperando come si dice... :)
    Dobbiamo unirci, contarci e agire. Nel frattempo più persone rilanceranno e diffonderanno questa problematica, più aiuteranno la causa. Anche perchè per esempio l'ottimo lavoro portato avanti fino ad oggi da FIVI sul tema ha avuto l'unico difetto di averlo fatto in modo troppo "interno" senza creare un vero e proprio movimento d'opinione che avesse come compartecipi i consumatori oltre che le istituzioni. Dobbiamo cercare di sopperire a questo aspetto per arrivare nel più breve tempo possibile al legislatore.

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    #5
  • Sergio Ronchi - Winefoodcompanion

    Sergio Ronchi - Winefoodcompanion

    La questione è complessa e quando si parla di leggi e regolamenti in Ialia non ci batte nessuno in fatto di complicazioni burocratiche (altrimenti perchè avremmo così tante università dove si studia legge?).
    Mi pongo solo un banale dubbio: se io volessi acquistare un cartone di vini di Bordeaux o di Rioja direttamente dal produttore questi andrebbe incontro agli stessi problemi nostri? Essendo nella comunità europea ....

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    #6
  • Cantina Cirotto

    Cantina Cirotto

    per importare vino (poniamo esempio Champagne dalla Francia) ho meno complicazioni a cui far fronte. Basta disporre di un deposito fiscale (o non avendolo ci si può appoggiare a un trasportatore), importare il vino, darne comunicazione all'ufficio dogane, ma senza pagare l'Accisa a destino.
    Basterà caricarlo sul proprio registro di commercializzazione e vederlo in Italia al lordo di IVA o berselo per proprio consumo.
    L'Italia ci insegna a non essere protezionisti insomma. che in questo periodo non è proprio quello che ci serve. con tutto il rispetto per i vini non italiani e francesi in particolare.

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    #7
  • Giampiero Nadali

    Giampiero Nadali

    Ho appena rilanciato questo post sui miei canali.
    Questa è un'ottima iniziativa, che andrebbe organizzata in una vera e propria lobby a Bruxelles.
    Penso a quanto stanno facendo negli USA con la American Wine Consumer Coalition (vedi qui: http://www.aristide.biz/2013/06/wine-lovers-fanno-lobby-negli-usa.html), una lobby nata da alcuni wine blogger "insider" del settore vino.
    L'iniziativa FIVI è meritoria ma di taglio corporativo, non coinvolge i consumatori. Pensate che forza avrebbe se si fondasse su un'alleanza con i wine lovers europei, sfruttando l'energia della comunicazione online.

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    #8
  • Reka Haros - Sfriso Winery

    Reka Haros - Sfriso Winery

    Giampiero questo è lo scopo, bisogna fare alleanza, bisogna far sentire le voci e trovare delle soluzioni, che ci sono già quando si fanno fiere al estero Ad esempio:
    1. i tedeschi danno un codice temporaneo, che dura il tempo della fiera, e quindi le accise si possono pagare
    2. in Svezia (dove c'è il monopolio) ci si può registrare con la dogana (sempre come azienda) e pagare le accise dovute

    Non possiamo fermarci, dobbiamo andare avanti perché nell'era delle condivisioni, della comunicazione, e della infinità della rete non possiamo fermare i prodotti ed andare nel senso opposto.

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    #9
  • Stéphanie Pelet-Serra

    Stéphanie Pelet-Serra

    Buonasera.
    Sono un avvocata (francese), con mio ufficio a Bruxelles, lavorando principalmente in diritto del UE (food and wine law). Scusate il mio italiano...
    Mi interesso a questo problema da qualche mesi. Posso già informarvi che la Commissione europea, le autorità dei stati membri e gli parlamentari europei sono già stati interpellati su questa problematica. La commissione ha creato un Project Group che sta esaminando la situazione attuale e un rapporto e previsto per Juno 2014, forze un po più tardi. Pero sono d'accordo con voi tutti, sarebbe tempo di unirci per fare capire i problemi concreti incontrati, con l'aiuto della European Confederation of Wine Growers per esempio. Una nuova Commissione sera eletta alla fine di 2014, sensibilizzare i nuovi commissari responsabili sarà indispensabile.

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    #10
  • Max Beretta puntidigusto

    Max Beretta puntidigusto

    grazie @Stephanie, le tue informazioni sono preziosissime!!!!

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    #11
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    A livello nazionale mi sto occupando, insieme a Sergio Boccadutri, tesoriere di SEL, che si è resto gentilmente disponibile, a portare avanti la procedura per un'interrogazione parlamentare in proposito. Vi tengo aggiornati. Se riuscite a far girare la cosa ai vostri amici esteri, magari rilanciando il post tradotto (semplicemente citandone la fonte), può essere utile a far mobilitare altri almeno in Europa.

    Solo se riusciremo ad arrivare ai media mainstream però credo riusciremo a catalizzare l'attenzione. Bisogna che se ne parli anche sui quotidiani e in tv.
    Nel frattempo andiamo avanti con i canali diplomatici e istituzionali.


    Ciao, Fil

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    #12
  • Katrin Walter

    Katrin Walter

    Da qualche anno che ci lavoro su questo tema (vedete anche qui http://www.simplywalter.biz/blog/index.php/2013/04/22/il-mio-incubo-di-un-mercato-libero/) e tramite Wein-Plus abbiamo da un anno una soluzione per tutti i soci di Wein-Plus, un e-commerce verso la Germania dove possono entrare tutti i vini che raggiungon minimo 80 punti nella degustazione per garantire nello shop la qualità al consumatore. Per sapere di più scrivete a katrin.walter@wein-plus.eu

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    #13
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Si qui però Katrin stiamo cercando una soluzione che soddisfi tutti, indipendentemente da iscrizioni a siti o portali o superamento di punteggi. Qui parliamo di libera circolazione delle merci e semplificazione, per tutti, della procedura burocratica per l'invio di vini verso l'estero, non solo verso la Germania ma verso tutti i paesi della Comunità Europea (almeno).

    Ciao, Fil.

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    #14
  • Katrin Walter

    Katrin Walter

    Certamente, lo cerco anch'io ma intanto dobbiamo vivere e le piccole-medie cantine vendere il vino anche in questa situazione.

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    #15
  • Katrin Walter

    Katrin Walter

    Ho condiviso il link al post anche nel mio blog :-)

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    #16
  • Marco Peluso - La Vineria Peluso

    Marco Peluso - La Vineria Peluso

    Anch'io, come enoteca, sarei interessatissimo a vendere vino a privati all'estero. Ricevo continuamente richieste di questo genere ma devo declinare per le difficoltà ben descritte nell'articolo. Tanto più che al momento l'estero è il miglior mercato. Ogni qual volta m'informo presso l'agenzia delle dogane sono gli stessi impiegati a scoraggiarmi segnalandomi che non ci sono novità. Spero che non ci siano le solite lobbies di turno (ben appoggiate politicamente) a controllare il mercato delle vendite di vino all'estero. Se così fosse vedo poche possibilità di spuntarla. Mi chiedo anche se le enoteche che vendono all'estero on line a privati (specie su ebay) siano tutte in regola o rischino, più o meno consapevolmente, sanzioni. Comunque parteciperei volentieri a petizioni, raccolte firme o quant'altro possa aiutare a smuovere le acque.

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    #17
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Sono quasi tutti fuori regola. Già far girare questo articolo può essere d'aiuto. Grazie per il tuo commento Marco. Aggiornerò qui se ci sono novità legislative, nel frattempo mi sa che l'unica è attrezzarsi direttamente in ogni stato appoggiandosi a distributori di zona che possano fare la parte burocratica, gli spedizionieri costano una fortuna (specie per i piccoli ordini). La cosa più ragionevole sarebbe ovviamente poter spedire direttamente con un corriere, ci arriveremo forse, stiamo lavorando anche sul fronte istituzionale.

    Ciao, Fil.

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    #18
  • Alessandro Zingoni

    Alessandro Zingoni

    Riporto fresca fresca http://www.cronachedigusto.it/archiviodal-05042011/325-scenari/13205-uesi-apre-uno-spiraglio-per-la-vendita-diretta-ai-privati-la-commissione-avvia-uno-studio.html e non l'ho ancora finito di leggere :)

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    #19
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    A tutto ciò, si aggiunge l'obbligo, per i prodotti soggetti ad accisa trasportati dall'azienda vinicola o per suo conto da apposito vettore, di versamento dell'iva nel paese di destino della merce. Non fosse stato già abbastanza complessa... Sergio Boccadutri - Gastrofanatico

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    #20
  • Davide

    Davide

    Buongiorno a tutti, ad oggi è cambiato qualcosa?

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    #21
  • Vinix Team

    Vinix Team

    Ciao Davide, le notizie più aggiornate qui:
    https://www.vinix.com/myDocDetail.php?ID=8711&ref=search

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    #22
  • Nowekolory

    Nowekolory

    L'espansione sui mercati esteri mi è sempre sembrata un’impresa impegnativa e molto costosa. Pochi mesi fa, per curiosità ho affrontato le mie aspettative con le offerte reali e ho scoperto che è sufficiente affidarlo a professionisti che si prendono cura di tutto. Ho scelto la ditta Nuovi Colori e sono soddisfatto dei loro servizi. Hanno preso su di loro tutti i passi necessari ad espandere l’attività a un prezzo ragionevole, e la mia azienda ora porta profitti reali.

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    #23
  • Alto Piemonte - I vini del Nord Piemonte

    Alto Piemonte - I vini del Nord Piemonte

    Da titolare di un e-commerce di vino di nicchia (che riscuote ben più successo all'estero che in Italia) non posso fare che unirmi all'appello di Filippo. Un mercato realmente libero all'interno della UE è ciò che sogno dall'inizio di questa avventura iniziata ormai 4 anni fa. Sarebbe una svolta per noi commercianti online che hanno deciso di fare questo mestiere seguendo le regole. Gian Franco.

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    #24
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Al momento come gestite la cosa voi Gianfranco Alto Piemonte - I vini del Nord Piemonte?
    Dalle tue parole mi pare di capire che comunque vendete verso l'estero. Come vi comportate con le vendite verso privati?

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    #25
  • Alto Piemonte - I vini del Nord Piemonte

    Alto Piemonte - I vini del Nord Piemonte

    Ciao @Filippo Ronco. Al momento purtroppo devo concentrare il grosso delle vendite in Italia malgrado le richieste dall'estero ci siano continuamente (ho appena finito di spiegare ad un olandese il motivo per cui non potevo vendergli del vino...) e a pochi altri paesi. Nello specifico Austria, Francia e Germania appongiandomi ad uno spedizioniere che mi gestisce il deposito fiscale. Le spese di spedizione a carico del cliente diventano così piuttosto onerose, come tu stesso puoi immaginare, limitandomi così le vendite che altrimenti (in un mercato veramente libero) porterei a conclusione senza problemi.

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    #26

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