assistenza whatsapp: +39 347 211 9450

#2 Commenti

  • FortidelVento - Tomaso Armento

    FortidelVento - Tomaso Armento

    Mai come in questo momento si sente la pressione del cambiamento verso un mondo piu puro e pulito, e la gara al gagliardetto per dire che sei piu bello del vicino sta andando sempre piu in questa direzione. Io penso sempre di piu che fare vino, al pari di ogni iniziativa umana, porti inevitabilmente a riflettersi dei principi personali di chi lo fa nel prodotto che da ultimo, orgogliosamente, vende.

    Spesso ci si concentra solo su quello o quell'altro aspetto del produttore, ma credo sempre di piu che chi beve deve "incontrarsi" con il produttore, perche noi piccole aziende siamo persone, siamo custodi del territorio ed è proprio il nostro pezzetto di mondo che puo interessare, non il dettaglio a o il punto z in confronto al resto.

    La fiducia di cui parla Filippo parte dalla condivisione di quello che c'e prima del liquido...

    link a questo commento 0 0
    #1
  • Rolando Mucciarelli

    Rolando Mucciarelli

    Prima di essere un estimatore dei vini naturali, sono un estimatore del buon vino. Qui però cade l'asino: il concetto di 'buono' può modificarsi con il passare del tempo: il Chianti fatto nell'800 non era certo uguale a quello di oggi, e se ce ne capitasse un bicchiere sulla tavola probabilmente non lo riusciremmo a bere. Ci dovrà venire in aiuto una definizione migliore: equilibrio, assenza di difetti, niente stracci bagnati. Sicuramente però il modo di approcciarsi al vino naturale ed a quello convenzionale è differente. Io sono convinto che la differenza tra i due sia il tempo: un vino naturale spesso ha bisogno di essere atteso qualche minuto in più, rispetto ad uno convenzionale, proprio perché i suoi profumi si devono sgrezzare e preparare all'incontro con l'ossigeno. In un vino dove siano stati aggiunti lieviti che ricreano ananas o lampone, beh, va da se che il vino sia già pronto così com'è.
    Molto fanno, hanno fatto, guide e riviste (ed oggi i blog) nel definire il gusto di moda, le modalità mainstream (come ho scritto in un post sul mio blog) quasi sempre dettate da chi produce parecchie centinaia di migliaia di bottiglie l'anno.
    Ogni scelta è rispettabile: tuo il vino, tuo il lavoro, tue le scelte.
    Sono perfettamente concorde con quel che dice Tommaso: l'unica grande forza di marketing che hanno le piccole aziende è il contatto diretto con il cliente.
    Penso anche che sia proprio dai piccoli produttori che può arrivare qualche guizzo di fantasia, di innovazione (anche nella comunicazione): le tante Strade del Vino che esistono in Italia sono fotocopie l'una dell'altra, ed alla fine si finisce sempre in un agriturismo. Perché invece non accordarsi con un museo locale per valorizzare entrambe le ricchezze della propria terra? O con una delle aziende di trasporto pubbliche per portare persone al museo+vigna+ristorante? Perché non allestire spettacoli e ricostruzioni storiche (non ci manca certo la Storia, in Italia, specie nelle campagne) sulle vicende della propria vigna? Portando all'estremo il commento di Tommaso, amplificando il post di Filippo, la rete va fatta tra tutti gli abitanti del territorio, dal pievano al sindaco, dall'allevatore al vignaiolo, dal curatore del museo al gestore della biblioteca comunale. Hai visto mai che siano proprio i Piccoli Vignaioli a fare da traino all'Italia.

    link a questo commento 0 0
    #2

inserisci un commento