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Global Footprint Network: cordate amiche del pianeta

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Global Footprint Network: cordate amiche del pianeta
Spesso si ricorre a stratagemmi vari per convincere l'utente ad acquistare, si parte in genere da una buona selezione, competenza, affidabilità, servizio accurato al cliente - che sono le basi - ma poi si infarcisce il contenuto (il prodotto) di innumerevoli orpelli un po' per venderla, ognuno come può. Noi per scelta non abbiamo mai spinto il market con una comunicazione aggressiva. Niente promozioni, niente coupon, niente orpelli ma soprattutto niente sollecitazioni che non fossero la naturale conseguenza di un percorso informativo scelto in tutto e per tutto dall'utente, una presa di coscienza quasi.

Bè, leggevo su Repubblica un inquietante articolo di Antonio Cianciullo secondo cui già oggi, sulla base dei calcoli del Global Footprint Network (sito down oggi e non è un caso dal momento che il 19 agosto pare sia l'overshoot day per la Terra, il giorno dell'anno cioè dal quale si inizia a consumare oltre il consentito) stiamo consumando risorse per 1,5 pianeti Terra, siamo cioè a debito di risorse con le generazioni future, consumiamo più di quello che ci possiamo permettere di consumare. Allora ho fatto un'associazione di idee e ho pensato che il sistema di vendita diretta per gruppi che abbiamo lanciato a gennaio 2013 è tutto dalla parte del Pianeta.

Non avevo mai inteso questa caratteristica intrinseca del nostro modello come ad una carta da spendersi nella comunicazione o sul fronte etico, spesso tante cose le diamo per scontate poi c'è questa piaga dell'understatement ligure, però è vero, non solo si aiuta un produttore a sostenersi e a restare libero e indipendente ma tanti acquirenti, una sola spedizione, un solo vettore e un solo viaggio fanno indubbiamente piacere all'ecosistema. Non siamo chilometro zero perché crediamo che tutti abbiano il diritto di assaggiare quello che amano anche se non è reperibile nella propria zona, però è indubbio che con una cordata di acquisto, specie se di grandi dimensioni, inquiniamo meno che se le decine e decine di ordini fossero stati eseguiti singolarmente. Un piccolo sforzo collaborativo da parte di capo cordata (ricevente) e gregari, rende quindi possibile sostenere questo modello eco-compatibile o quanto meno eco-friendly.

Grassroots market, un nome difficile se volete che abbiamo inevitabilmente reso acronimo con #vgm ma che pare veramente avere un senso, anzi, più sensi.
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