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Sontuttifrøcycolcøølodegliæltry (cit.)

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Sontuttifrøcycolcøølodegliæltry (cit.)
Perdonerete la camuffata citazione scurrile di un noto comico savooooonese ma calzava a pennello.
Stamattina leggevo l'ennesimo post solforosa si / solforosa no sul blog di Massimiliano Montes che mi ha suscitato il commento che segue.

In tutti i discorsi relativi a solforosa si, solforosa no, al netto di ogni considerazione rispetto al risultato nel calice, si trascura sempre un aspetto di fondamentale importanza: mentre noi si campa di discorsi, i produttori campano di vino. Pensare di poter uniformare la soglia di solforosa accettabile a livello globale tra le varie fazioni di vinnaturisti - era l'auspicio prospettato nel post - è un bel pensiero ma indubbiamente il livellamento che ne uscirebbe sarebbe verso l'alto perché se c'è chi rischia completamente la produzione (probabilmente può permetterselo), ci sono altri che con il vino campano e non possono permettersi, soprattutto in condizioni difficili, di rischiare alcunché. Fermo che è chiaro che prediligo vini il più sani possibili, non ho una posizione rigidissima sul punto, ricordiamo sempre di mettere al centro anche il produttore e la sua famiglia nei discorsi sul vino, ne uscirà sicuramente una visione d'insieme più ampia.

Molto meglio sarebbe, così come per esempio ho visto fare di recente a Cà del Bosco sulle sue Magnum di Franciacorta Pas Dosé Millesimati (ma anche Cavalleri mi dicono ed altri sicuramente) per citare volutamente un c.d. "convenzionale", indicare il quantitativo di solfiti in etichetta. Questo parrebbe più serio. Anche se, come avemmo modo di discutere tempo fa su Vinix, fior fiore di amici che ne sanno infinitamente più di me hanno smentito l'utilità di tale dato in etichetta).

[Foto credit, album cover by Shinichi Osawa "SO2"]
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#10 Commenti

  • Marilena Barbera - Cantine Barbera

    Marilena Barbera - Cantine Barbera

    La solforosa accettabile è il dosaggio minimo che ti consente di proteggere l'andamento regolare delle fermentazioni e le caratteristiche organolettiche del vino in affinamento. Di più è inutile, spesso dannosa, di meno è un esercizio di stile.
    Esercizio molto interessante tra l'altro: l'ho provato su 490 bottiglie di Ammàno con risultati stupefacenti, ma non credo che questo successo mi convincerà tout court a rinunciare ai miei mini dosaggi su una produzione annua di 70.000 bottiglie.
    Buon anno!
    M.

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    #1
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Perfetto. Aggiungerei solo "in base all'annata", tra l'altro.

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    #2
  • Claudia Donegaglia

    Claudia Donegaglia

    I partigiani ostili alla solforosa hanno una vaga idea in quante altre forme la solforosa puo'essere assunta, oltre che nel vino?
    Poi condivicondivido in pieno che, prima di tutto, si debba portare a casa il risultato.
    saluti e auguri
    Claudia

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    #3
  • Luca Risso

    Luca Risso

    Si vabbé, Montes.......

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    #4
  • Marilena Barbera - Cantine Barbera

    Marilena Barbera - Cantine Barbera

    In base all'annata, sottinteso, e anche in base al vitigno: ci sono uve che necessitano di dosi leggermente più alte di solforosa - nel mio caso, il Cabernet ad esempio, mentre il Merlot in alcune annate potrebbe anche fare senza, almeno in vinificazione.
    Ma il problema è: come glielo spieghi al consumatore finale, stante la comunicazione omologante che, in questo momento, va per la maggiore?

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    #5
  • Gaspare Buscemi

    Gaspare Buscemi

    Io direi, soprattutto, la qualità del lavoro che deve tenere conto della qualità delle uve, non tanto della loro tipologia quanto delle loro condizioni di integrità, freschezza e sanità al momento della loro lavorazione, e del fatto che proprio questa lavorazione per l’ottenimento del mosto o del pigiato determina la solubilizzazione più o meno importante di sostanze per le quali l’anidride solforosa è più o meno necessaria.
    Se pensiamo che a La Tache, già a fine 1600, sembra raccomandassero di non trasportare l’uva con il cavallo, perché è nervoso……
    I

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    #6
  • Lorenzo Conci

    Lorenzo Conci

    Quando si vedono i soci portare l'uva alle cantine, su trattori sovraccarichi in condizioni igieniche discutibili, pensare che possano essere utilizzate per fare vini esenti da bisolfiti e trattamenti è cervellotico. Pensare che chi produce in grandi quantità e magari è pure quotato in borsa possa esimersi da usi sostanziosi di solforosa, micro-ossigenazioni e quant'altro è anche cervellotico. Una maggior trasparenza in etichetta obbligando a dichiarare le quantità impiegate, e un più efficiente sistema di controlli sarebbe semplicemente da paese un po' più civile ma, mi rendo conto, altrettanto cervellotico perchè non viviamo in un paese che si possa considerare tale (le cronache giornaliere ne danno ampia conferma). Sarebbe anche un modo per ridurre una "sleale concorrenza" che danneggia quei vignaioli più attenti alla salvaguardia del territorio, della salute, e di un patrimonio: la biodiversità, che dovrebbe essere tutelata anzichè sacrificata in nome della standardizzazione.

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    #7
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Ah ah, grande Gaspare :)
    Io credo che scrivere chiaro in etichetta quanti solfiti ci sono sia la cosa più onesta possibile.

    Fil.

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    #8
  • Andrea Bernardi

    Andrea Bernardi

    A Vigneto Sanvito, colli bolognesi, é da qualche anno che la si indica in etichetta (totale all'imbottigliamento) ad ogni nuova etichettatura..
    La formula è del minore/uguale, visto che anche contenuti inferiori all'indicazione potrebbero essere sanzionati (ahahahahah !!!).

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    #9
  • Roberto Stocco

    Roberto Stocco

    Montes è illeggibile, comunque è più pericoloso l'alcool della solforosa dal mio piccolo punto di vista.
    Se poi penso alle bevute di vino "no solforosa" mi viene da strapparmi gli ultimi capelli rimasti.

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    #10

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