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#24 Commenti

  • Boscaini Carlo Azienda Agricola

    Boscaini Carlo Azienda Agricola

    Certo che te la cavi un pò in fretta.
    Suvvia, dicci la tua....
    Carlo

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    #1
  • Boscaini Carlo Azienda Agricola

    Boscaini Carlo Azienda Agricola

    Certo che te la cavi un pò in fretta.
    Suvvia, dicci la tua....
    Carlo

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    #2
  • Pamela Guerra

    Pamela Guerra

    Ciao Carlo,
    col mio post volevo solo invitare alla lettura di atri post che, i cui contenuti condivido; non tanto per l'espressione di un giudizio qualitativo sui singoli prodotti ( non è la 'classifica' il nocciolo della questione), ma quanto sulle riflessioni in merito a quello che sta avvenendo nel mondo Amarone/Valpolicella in questo momento. C'è richiesta, e tanta, e per soddisfarla bisogna investire e fare sacrifici; a parer mio, viene sacrificata in primis, l'autenticità di un prodotto, per soddisfare un pubblico che non è sufficientemente preparato, che chiede caratteristiche meno 'forti', più facilmente comprensibili (da qui i miei termini dolcioni, poco caratterizzati e via). A discapito di chi, come lei e altri, producono secondo 'la tradizione', mi consenta il termine. Saranno le piccole aziende, quelle che ancora lavorano coi 'sacri crismi' ha soffrire per prime, perchè avranno prodotti autentici ma differenti dai parametri di un mercato (falsato). Non voglio generalizzare, ma l'immagine percepita è sostanzialmente differente dall'immagine reale (da qui le definizioni di poco emozionanti). Come per l'Amarone, così per tanti altri prodotti del panorama italiano, che non vengono tutelati in modo corretto.
    Volevo portare a riflettere, insieme, sul cosa e come viene comunicato, con certi eventi, con certi prodotti, con certe strategie. Perchè se l'obiettivo è comunicare un vino come espressione di un terroir, bè, in alcuni casi non ci siamo proprio.
    Bernardo Pasquali ha inserito un altro post sull'anteprima, che merita di essere letto. I nostri obiettivi erano differenti e di conseguenza gli approcci; lui ha raccontato delle belle degustazioni e i suoi conseguenti giudizi. Io volevo suggerire delle letture e dare spunti di riflessioni.
    Pamela

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    #3
  • Boscaini Carlo Azienda Agricola

    Boscaini Carlo Azienda Agricola

    Non volevo certo avere i "voti" dei vini.

    Intendevo proprio conoscere le tue impressioni sulla Valpolicella e sulla strada che sta perseguendo l'Amarone.

    Per come la vedo io , oggi siamo veramente in balia del mercato. Le aziende fanno grandi investimenti e quindi si aspettano un ritorno. Quindi si segue il mercato. Vuoi o non vuoi il vino è fatto per essere venduto. Chi lo compra decide . Oggi lo comprano soprattutto gli stranieri e quindi i vini si adeguano. Chi vuole stare in una nicchia o vuole farsi paladino della tradizionalità a tutti i costi, è liberissimo di farlo. Ma i grandi numeri, Le scelte di aziende che hanno decine di vini da vendere, non possono esulare dal mercato.
    Questo è detto da uno che produce (credo) un vino "tradizionale".
    Però sono conscio del perchè di un andazzo.
    Poi è inutile voler frenare, limitare queste tendenze. La valpolicella non è mica la FIAT. Qui ci sono 2000 teste da mettere d'accordo. Ci sono centinaia di vinificatori e imbottigliatori. Tutti seguono il mercato, e quei 10 - 20 "puri" non contano nulla.
    Considera comunque che metà vino della valpolicella è imbottigliato fuori della provincia di Verona. Quindi questi 54 produttori presenti all'anteprima sono una goccia nel mare. (Bè insomma una goccia...diciamo un bichhiere in una bottiglia).
    Certo bisogna regolamentare e controllare, ma questo mi sembra venga fatto; e bene.
    Quindi niente illusioni: si segue il mercato. Nonostante ci porti ad un burrone. E' difficile fermare quest' onda in piena.
    L'impegno a non snaturare emantenere il Prodotto, naturalmente , rimarrà alto e costante. Insieme ad altri produttori faremo il possibile , ma certo le vendite determineranno le scelte di molte aziende.
    Carlo

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    #4
  • P.A.N.E.T.H. Prodotti-Ambiente-Necessità-Ecologia-Territorio-Hospitum

    Dici bene, Pamela, inseguire il mercato può avere una valenza economica, ma sicuramente va a discapito della tipicità.
    Nulla da dire sui fatturati elevati esposti dal presidente Pedron. Qualcosa potremmo invece accennare, noi operatori della comunicazione, al generale appiattimento che ne consegue.
    Interessante iniziare la giornata con l'esposizione in conferenza stampa di 3 anni di studi di zonazione, come é stato presentato alla conferenza stampa. Sono importanti e fondamentali, ma servono se poi il vino é uniformato a tal punto da non riuscire più ad identificare i terroir?

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    #5
  • P.A.N.E.T.H. Prodotti-Ambiente-Necessità-Ecologia-Territorio-Hospitum

    Infine, se proprio vogliamo legare il prodotto al luogo di produzione, credo che noi operatori della comunicazione dovremmo iniziare a scostarci dai rapporti, a volte di amicizia, che ci lega ai produttori, come giustamente ipotizza Ziliani. Vedere e valutare a volo d'angelo, non empaticamente. Non é facile, chiaramente. Ma ciò potrebbe allontanare giudizi frettolosi. Giudizi riguardo amaroni "marmellatosi", spesso non tengono conto del territorio. Per questo motivo apprezzo l'inserimento di Bernardi dell' Amarone "Moropio" 2004 Antolini, proprio perché é uno di quei vini che "dichiarano" immediatamente la propria provenienza.
    Anche i vini di Boscaini, si staccano dalla media (anche per l'onestissimo prezzo!).
    Interessante per il rispetto del terroir, l'Amarone 2004 Campo Rocco Le Marognole,
    Da segnalare la scoperta dell'interessante Cru -con buone prospettive di affinamento ulteriore- Amarone della Valpolicella "Cà Bertoldi" 2004 Fratelli Recchia, prodotto inizialmente, quasi come esperimento per la tesina di diploma del giovane enologo di Famiglia.

    Sempre in meglio Cà La Bionda con il Classico "Vigneti di Ravazzòl" , elegante ed equilibrato in struttura e sentori di frutta ed erbe.

    Bevibile, e molto onesto, nel dichiarare la provenienza dalla zona allargata, Amarone della Valpolicella Valpantena "Villa Arvedi" 2004 Bertani. Forse da completare con l'affinamento la struttura.

    Francesco.

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    #6
  • Pamela Guerra

    Pamela Guerra

    Carlo ha perfettamente ragione e come lui anch'io credo che la Valpolicella stia correndo a gran velocità verso il dirupo; il problema è che quelli che hanno i grandi numeri, salteranno col paracadute; molti altri no. Ben venga quindi 'approfittare' economicamente parlando del momento favorevole, ma attenzione a frazionare il rischio, come si dice in gergo aziendale. Io credo che, sul lungo periodo, finita l'ondata, solo chi avrà conservato certi caratteri sopravviverà. Come dire: il classico va sempre di moda!
    La riflessione sul valore della comunicazione, mi preme molto; sono molte le forme di comunicazione (metodologie, metodi, canali,&CO), ma quel che conta è il cosa si vuole comunicare. E' un paradosso voler comunicare un terroir, una tipicità, quando il prodotto non l'ha dentro; non siamo ipocriti. Si parla di terroir perchè è una delle leva di comunicazione; onesto sarebbe dire che il terroir lo esprimeremo in un secondo momento, dopo che avremo riempito le tasche. E' il commercio.
    Riprendendo la provocatoria domanda della Tosi:
    " Ora, per distinguersi in mezzo a questo mare di etichette - per non parlare dei sempre più numerosi vini Amarone style in giro per il mondo - un'azienda può calare solo due assi': il prezzo e il marketing. E se il primo si mantiene sempre e per tutti piuttosto elevato ("se non è costoso non può essere Amarone"), ecco che il secondo (asso) comincia a diventare strategico...amici produttori, come stiamo a marketing/comunicazione per i vostri Amarone?? In una parola - anzi, domanda -: spiegatemi perchè dovrei comprare/bere, poniamo, l'Amarone di Carlo piuttosto che quello di Giuseppe."
    Ovvero quali strumenti dai tu produttore, tu comunicatore, per far sì che io consumatore non particolarmente acculturato in materia possa scegliere ? Quali, se mi parete tutti uguali? Allora, gli addetti alla comunicazione dovrebbero intridere l'informazione di educazione: un'informazione vera che educhi, nel contempo. Lo stretto legame che c'è tra giornalisti e produttori è fondamentale per la crescita: aiuta a far conoscere. Ma non deve prescindere dall'oggettività. La rete poi, sta aiutando a dare un panorama più ampio, sia perchè dà la possibilità a tutti, più o meno titolati, di esprimersi; ma anche perchè mette in crisi certi assiomi e induce il consumatore a ricercare la vera informazione; lo stimola alla ricerca e alla conoscenza.
    Pamela

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    #7
  • Pamela Guerra

    Pamela Guerra

    Ciao Ugo,
    la stessa confusione che puoi avere tu in testa l'ho anch'io e molti altri.
    Ma credo che tu, più di me di sicuro, perchè di allenamento ne hai fatto, l'Amarone vero, l'abbia ben presente: fisso nella memoria e nel cuore.
    Ho fatto un po' di rassegna stampa e ho voluto approfondire leggendo anche delle annate precedenti; sono messa peggio di prima! Ho trovato articoli di chi ha definito l'annata 2004, una bella annata, e quelli esposti, bei vini. Bei vini, però, non begli Amaroni; e qui ci tengo a precisare che anch'io ho trovato dei vini fatti bene: nulla da eccepire. Ma poco caratteristici, che bevuti alla cieca, molti non avrebbero capito essere Amaroni. Tanti invece presentati in anteprima ancora troppo immaturi (proprio come un pulcino o come un bimbo nato prematuro); cosa potevano esprimere vini di questo tipo? Come potevano far trasparire il loro carattere, la loro autenticità, se ancora gli mancava un pezzo di vita intra-botte o intra-bottiglia? Ma c'è chi dice che gli esperti, sanno capire, anche allo stato embrionale se un vino sarà un grande da grande....
    Ho letto la presentazione del Consorzio Valpolicella e cito testuale una frase riportata nel libercolo: "..vino dal colore intenso e luminoso, dai profumi intensi di ciliegia, ribes, cioccolato e spezie, ricco di sostanza, molto strutturato, pieno eppure morbido, elegante e perfettamente equilibrato, dotato di una piacevolezza, di una morbidezza al gusto, di una dolcezza di espressione, di una lunghezza che conquistano sin dal primo assaggio. A differenza degli altri grandi vini rossi da invecchiamento italiani, i suoi tannini rotondi, il suo frutto succoso consentono di apprezzarlo, sebbene sia un magnifico vino da invecchiamento, anche in gioventù. Un vino, di cui i più raffinati appassionati di tutto il mondo hanno imparato ad apprezzare l'accento unico, il carattere spiccato di vino antico ma moderno e attuale, in grado di testimoniare la grandezza, il fascino, l'autentica magia della Valpolicella".
    Mi/Ti risparmio l'estratto del disciplinare...
    A parer mio, questa descrizione è applicabile al 50/70% dei vini rossi italiani; quindi non può aiutarci a capire, come dovrebbe essere un Amarone autentico. Quì veramente, sarebbe necessario aprire una mega parentesi in fatto di comunicazione...ma la tralasciamo per altra sede, anche perchè ne ho accennato un paio di post fa...
    Ho anche dato un'occhiata alle singole aziende in rassegna pensando che le 'più vecchie' lo sapessero fare, il vero Amarone; nemmeno lì alcun aiuto: anche tra le vecchie niente di autenticamente entusiasmante. Son passata alla produzione; le più piccole sapranno ben conservare la tradizione. Neppure.
    Allora che fare? Semplice: mettiamo sempre tutto in discussione, umilmente; mettiamo in discussione le guide, le recensioni, i tantissimi pareri, e facciamoci la nostra personalissima idea di ogni cosa, sia un vino, un formaggio, una persona...Siccome non parliamo di bulloni, ovvero pezzi tutti identici, il campione di riferimento ce lo dobbiamo costruire noi, tenuto conto che ci sono dei parametri da rispettare (si veda quindi disciplinare; se il Syrah non è contemplato, non devo ritrovarlo nel bicchiere altrimenti...).
    Io il mio Amarone di riferimento ce l'ho, fortunatamente; da lì parto coi miei giudizi.
    Quel che ho detto per l'Amarone, vale, a parer mio, per tanti altri vini italiani, che hanno sacrificato, in nome del mercato, la loro tipicità. Ottima scelta aziendale, perchè un'azienda non deve mica tutelare un nome o una tipicità: deve produrre guadagno. Il paracadute l'avranno tutte quelle aziende che, con grande capacità imprenditoriale, sapranno convertirsi ad altro in brevissimo tempo al momento del declino della richiesta; c'è da sperare che tutto quello che stanno accumulando ora non vada sperperato ma tenuto lì a riserva, in caso di bisogno.
    Amarone a 4.90€ in GDO?...mi vengono i brividi al solo pensarlo. Se così accadesse avremmo davvero perso uno dei patrimoni italiani in campo vinicolo. Analogo destino sarebbe riservato ad altri vini italiani, perchè gli italiani, non imparano dagli errori, quasi mai.
    Grazie per lo stimolo alle riflessioni e alle ricerche.
    Pamela

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    #8
  • P.A.N.E.T.H. Prodotti-Ambiente-Necessità-Ecologia-Territorio-Hospitum

    @Ugo I dubbi sono più che leciti. In determinati periodi il traffico da cisterna in Valpolicella è esagerato. che siano tutte cariche di latte? Mah ... può anche darsi.
    Per quanto riguarda i milioni di chilogrammi di uva prodotta, hai colto nel segno anche qui, fornedo stime indicative, ma al ribasso. Riporto la produzione uve Valpolicella in milioni di chilogrammi 1997: 49,8 2001: 56,5 2003: 60,4 2004: 61,5 2005: 59,9 2006: 66,3 2007: 68,7.
    Come é possibile: in parte ti può rispondere Angelo Peretti, stimato giornalista dell'area del Bardolino a questo indirizzo http://www.bardoc.it/2008/01/chi-ha-paura-dei-valpolicellesi.html
    L'amarone lo trovi già al supermercato a prezzi attorno gli 8 euro. Come é possibile, considerando che i produttori stessi il 2006 lo hanno venduto agli imbottigliatori a 8,50 e il 2006 a 12,00 ????
    Pamela non fa parte sicuramente della categoria dei prezzolati, altrimenti non avrebbe fatto tanti chilometri per riportare l'intervista ad una cantina come Monte dei Ragni che produce un migliaio di bottiglie di amarone.
    Il problema, semmai, é proprio il rapporto stretto tra comunicatori e produttori. La seconda caratteristica da conoscere, a mio avviso, é il back-ground di colui che formula il giudizio, per dotarsi di una chiave di lettura.

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    #9
  • P.A.N.E.T.H. Prodotti-Ambiente-Necessità-Ecologia-Territorio-Hospitum

    Mi spiego: Elisabetta Tosi, assieme a Nadali si sta spostando verso il marketing. Assieme costituiscono una coppia molto efficace, con la quale é anche piacevole collaborare. La loro chiave, é sicuramente il marketing, come dichiara Elisabetta stessa nel suo post. Bernardo Pasquali, oltre ad essere un eccellente organizzatore di eventi di degustazione, come il prossimo "quelli del cacio" ,viene dal mondo del Soave, ed apprezza sicuramente vini che, oltre la struttura, dimostrano freschezza, bevibilità e profumi.
    Concordo quindi con Pamela, quando dice che il campione di riferimento ce lo costruiamo noi su un prodotto così soggettivo come il vino. Possiamo comunicare il nostro parere, ma sempre mettendo a nudo la soggettività dello stesso.

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    #10
  • P.A.N.E.T.H. Prodotti-Ambiente-Necessità-Ecologia-Territorio-Hospitum

    Tornando al problema della tipicità, del terroir, sono d'accordissimo con il parere del Prof. Viganò, il quale in una recente conferenza sulla strada del vino della Valpolicella, ha parlato di valorizzazione delle attività simbolo e/o prodotti già conosciuti deel territorio, per fornire un punto di riferimento ad un americano, o ad un giapponese. In seconda battuta può subentrare la promozione del territorio in relazione al suo vino. Un Esempio: Parma é conoscita lnel modo per? Il prosciutto, naturalmente, Verona per? L'arena, ovviamente, e così via.
    Abbinare riferimenti conosciuti al territorio é sicuramente una strategia per cogliere il segno più velocemente e lasciare la traccia più a lungo.
    Il problema della caratterizzazione del vino in base al territorio di apparteneza non sarebbe altro che una conseguenza logica. Aggiungo il fatto che il fenomeno dell'appiattimento non é endemico della Valpolicella. Possiamo prevedere, con poco rischio d'approssimazione, che tra un mese, in toscana, potrebbe ripetersi lo stesso fenomeno.
    Francesco

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    #11
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    Carissimi tutti !
    Il fenomeno è talmente noto da non aver risparmiato nel tempo nemmeno le doc più blasonate !
    Questo accade fondamentalmente perchè il successo di un grande vino, produce l'effetto gregge dei produttori che si buttano a testa bassa sulla conversione delle loro vigne bramando guadagni maggiori invece che continuare a credere in quello che da sempre hanno fatto e che rappresenta la tipicità del territorio.
    Se volessimo fare un'elenco credo che ci finirebbero dentro inesorabilmente tutte le docg e gran parte delle doc..
    E' che purtroppo l'erba del vicino è sempre la più verde no ?
    Ma non crediate che ai produttori di riferimento questo non piaccia, anzi, maggiore la quantità di bottiglie prodotte di quel tal vino e più visibilità per loro che lo hanno lanciato e possono distinguersi dalla massa elevando i loro prezzi !!! Fa niente se poi, a lungo andare, la gente si stufa di essere presa in giro, no ?
    Meglio la gallina oggi che l'uovo domani.
    Vedi poi arrivare le grandi crisi, le cantine piene, la svalutazione, bottiglie svendute... ah che barbarie !!!
    Tutta roba già vista e che rivedremo purtroppo...
    E pensare che invece di aumentare le produzioni e luperfici vitate per una singola do trainante, rischiando di inflazionarla, si potrebbe invece blindare la produzione al limite oltre il quale va a farsi benedire lo standard qualitativo che l'ha resa celebre, e dietro a questa ondata di successo, si potrebbero promuovere altri vini provenienti dalle stesse zone !!
    Ma no, troppo difficile metterci dell'inventiva, meglio appiattire tutto no?

    Ciao
    Paolo

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    #12
  • Domenico Sciutteri

    Domenico Sciutteri





    Anteprima Amarone_2004


    Caso strano l'amarone è uno dei vini più importanti a non avere la DOCG.
    Perché?

    Tante parole, niente fatti.

    I giovani vignaioli emergenti partecipando a manifestazioni del genere, non mantengono lo stato

    quo?

    Perché non fanno manifestazioni alternative?

    Chi conosce quella zona, sa che andando in qualche cantina, troverà scritte su certe grandi botti. Scritte con gesso, qualcuno imbottiglierà quel vino, che magari non corrisponde neanche hai vitigni della zona.

    C'è qualcuno che fa qualche telefonata?
    Percorrere con l'auto strade di pianura, non separate da neanche 50 cm. dalle vigne. Canale di scolo, con acque inquinate che lavano il manto stradale di catrame, benzine oli, gasoli ecc.
    Per cambiare bisogna rischiare in prima persona, l'omertà ho prima dopo ti ritorce contro.

    Ciao
    Mimmo

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    #13
  • Bernardo Pasquali

    Bernardo Pasquali

    cari amici, mi sono letto molto volentieri tutte le disquisizioni estremamente interessanti sull'Anteprima Amarone 2004.
    Ci sono alcuni elementi che vorrei farvi presente:
    a) il Consorzio ha lasciato la possibilità alle aziende di portare in appassimento fino al 70 % delle uve. Le aziende più grandi ne hanno approffittato. Le aziende più piccole invece ho potuto constatare si mantengono su valori del 40 - 45%. Appassire molto significare togliere molto di buono dalla pianta e lasciare meno di buono per il prodotto base.
    b) è vero che il valore del campo di terra in Valpolicella vale almeno 20.000 euro per ettaro. Inoltre vale sempre di più il potere invasivo sui mercati del Ripasso e Amarone. Sul denaro non ci sputa sopra nessuno, ma a mio avviso c'è anche da tenere conto che di "dio" palanca si può soffocare.
    c) sono sempre meno coloro che credono al Valpolicella base. Sono sempre di più le cantine che partono a vinificare da un Superiore. Non è logico! Non solo per un discorso di peridita di identità. Si perde il valore del prodotto base e lo si pone in una condizione di abbandono. Ciò può ripercuotersi in modo negativo sulle quote di Valpolicella delle cantine che vedrebbe limitarsi la quotazione e le entrate per tutti quei soggetti che operano sulla vendita delle uve e sul prodotto sfuso che esiste ancora e in buona percentuale.
    d) rincorrere la mda non è certo "poetico" anche se cinicamente affaristico.
    e) ci sono troppe scuole di pensiero sull'Amarone: in concentrazione, di tradizione tipicamente amarognolo, di frutto, di terziario composito, ecc...
    f) non è vero che l'appassimento annulla la caratterizzazione da terroir. L'eccessivo rabbonimento in cantina, se così si può dire, sì!
    g) ci sono ancora i vigneron della Valpolicella. Ci sono quelli che vanno controcorrente e non rispetano le annate di uscita e trattengono di più il vino in affinamento.
    h) io vedo molto bene una ottima schiera di giovani che stanno insegnando ai padri il ritorno al passato. Sembra paradossale ma in molti casi sono proprio le nuove generazioni che intendono lavorare da "puristi" ricercando l'anima e l'essenza della Valpolicella
    h) amo la Valpolicella allargata. Qui a mio avviso si è costretti anche dal fatto di non avere la dicitura "classico", a fare prodotti di terroir, di pregio e di grande qualità
    i) ho scritto già un anno fa e forse più che sarebbe ora di passare ad una DOCG per limitare un pò le libere interpretazioni sull'Amarone. Un vino così prestigioso deve avere una caratterizzazione più uniforme. Ora vogliono mettere una fascetta che assomiglia a quella della DOCG ma non ha lo stesso valore. Perchè? Si dice per eliminare le imitazioni, soprattutto all'estero. (In California continuo a trovare in Supermarket e Discount, Amaroni a 8,70 $...dollari non euro!). Sono onesto non ci credo molto e credo che dal punto di vista dell'immagine e della comunicazione non sarà una scelta molto azzeccata. Spero di sbagliarmi!
    l) l'annata 2004 è una buona annata! Finiamola di dire il contrario. Lo dicono i dati tecnici, agronomici e compositivi medi. Ho sentito qualche collega troppo autoreferenziale (siamostufi di soloni nel mondo del vino, preferiamo che si vuole confrontare come noi...) che si sono erti a paladini della bufala Amarone. Ovverossia, spinti da una contrarietà alle scelte del Consorzio, stanno denigrando anche il prodotto in se stesso. Non posso fare nomi ma ce ne sono eccome.
    m) la degustazione non è soggettiva ma è scientifica. La scienza di approccio sensorali agli alimenti e al vino in particolare è molto composita e profonda e ammette regole precise. Poi c'è l'animo dell'uomo. Se si sa fare arrivare in un secondo tempo questo fattore e prima si riesce a far prevalere l'analisi oggettiva organolettica e strutturale di un vino, è giusto che le emozioni si facciano sentire. Ecco perchè non c'entra niente se io vengo dal Soave o da chissà quale altro paese di DOC...a propostio io vengo da un paese di mele...
    Credo che chiunque possa avere il diritto e le capacità di poter affermare scientificamente le proprietà di un vino, se formato opportunamente. Poi credo anche nel coinvolgimento dellanima. Cioè non si può prescindere dallo stato emotivo in cui si degusta, dal contesto storico e ambientale, dalla percezione edonistica.
    Comunque scusate se mi sono permesso di essere u pò lunghetto.

    Vorrei invece ringraziarvi pr tutte le vostre riflessioni così perspicaci e variegate, ma allo stesso tempo formative.

    Bernardo

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    #14
  • P.A.N.E.T.H. Prodotti-Ambiente-Necessità-Ecologia-Territorio-Hospitum

    Ciao Bernardo,
    le tue osservazioni sono sempre puntuali e professionali. Mi trovi d'accordissimo sulla tendenza dei giovani ad re-insegnare alle generazioni precedenti. I Vigneron ci sono ancora, eccome e molti erano gli assenti ad Anteprima.
    Sono in dubbio sull'oggettività di giudizio. Ma naturalmente è solo un'opinione soggettiva. Spero al prossimo incontro di poterne discutere con te più approfonditamente: sono sicuro che la tua competenza ed eloquenza in proposito riuscirà a convincermi.
    Con stima,
    Francesco.

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    #15
  • Domenico Sciutteri

    Domenico Sciutteri

    Il mio intervento tempo addietro Sull'Amarone.
    Chi vuole può andare rileggerlo

    http://www.tigulliovino.it/blog/2005/11/lappassimento_non_e_tutto.html

    Anche perché pochissimi (famosi degustatori o commissione non aveva capito l'enorme potenzialità dell'Amarone in questione, Antolini annata 2001).
    Io insieme a pochi avevo visto giusto è l'ho comprato (ripeto comprato) adesso sono uno dei pochi ad avere l'annata 2001, e sono profondamente dispiaciuto d'aver venduto alcune casse.
    Degustato di nuovo in Marzo 2007 ragazzi che Amarone (in molti non avevo capito nulla).
    Un bravo degustatore doveva riconoscere le potenzialità future del vino.

    Bene, secondo me una delle componenti importanti di questo vino e la sua componete acida che lo rende vivo di lunga vita è non stucchevole.
    In più aromi integri puliti e complessi, ed anche un componente tannica cosa rara nella maggior parte (dell'Amarone d'oggi), perché non truccato in cantina. Sono martellatosi. Ottenendo così l'effetto contrario, vini difficilmente abbinabili ad un cibo.

    Difatti il giornalista della guida Veronelli che esordiva dicendo
    "Amarone : chi punta solo sull'appassimento non fa qualità". Ed altri si legavano a questo concetto.

    Come sbagliavano punto di vista (come dire che di vini passiti poco si capisce).
    Proprio se hai una grande materia prima puoi puntare sull'appassimento.
    Proprio se curi la vigna riesci ad imprigionare la massima espressione vitale dell'acino, attraverso l'appassimento.
    Altrimenti chi sa cosa dovrai combinare in cantina.
    mimmo

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    #16
  • Domenico Sciutteri

    Domenico Sciutteri

    Il mio intervento tempo addietro Sull'Amarone.
    Chi vuole può andare rileggerlo

    http://www.tigulliovino.it/blog/2005/11/lappassimento_non_e_tutto.html

    Anche perché pochissimi (famosi degustatori o commissione non aveva capito l'enorme potenzialità dell'Amarone in questione, Antolini annata 2001).
    Io insieme a pochi avevo visto giusto è l'ho comprato (ripeto comprato) adesso sono uno dei pochi ad avere l'annata 2001, e sono profondamente dispiaciuto d'aver venduto alcune casse.
    Degustato di nuovo in Marzo 2007 ragazzi che Amarone (in molti non avevo capito nulla).
    Un bravo degustatore doveva riconoscere le potenzialità future del vino.

    Bene, secondo me una delle componenti importanti di questo vino e la sua componete acida che lo rende vivo di lunga vita è non stucchevole.
    In più aromi integri puliti e complessi, ed anche un componente tannica cosa rara nella maggior parte (dell'Amarone d'oggi), perché non truccato in cantina. Sono martellatosi. Ottenendo così l'effetto contrario, vini difficilmente abbinabili ad un cibo.

    Difatti il giornalista della guida Veronelli che esordiva dicendo
    "Amarone : chi punta solo sull'appassimento non fa qualità". Ed altri si legavano a questo concetto.

    Come sbagliavano punto di vista (come dire che di vini passiti poco si capisce).
    Proprio se hai una grande materia prima puoi puntare sull'appassimento.
    Proprio se curi la vigna riesci ad imprigionare la massima espressione vitale dell'acino, attraverso l'appassimento.
    Altrimenti chi sa cosa dovrai combinare in cantina.
    mimmo

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    #17
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Caro Mimmo, per chiarire ulteriormente ai lettori di vinix la vicenda Antolini sulla quale abbiamo parlato al telefono ancora alcuni giorni fa, ribadisco che quel vino quando fu inviato in degustazione era assolutamente squilibrato. intendiamoci, poteva benissimo essere il miglior amarone del mondo ma al momento della degustazione era un vino squilibrato. Il punto è che quel vino era già in commercio, non era un campione di botte.

    Ora, tu mi dici che oggi è splendido e non fatico a crederlo visto che sei un bravo selezionatore. Non credi però che per chi fa informazione, soprattutto rivolta al consumatore, sia importante sottolineare i difetti di un vino in commercio più che i pregi che forse potenzialmente potrà evidenziare in futuro ? Non credi che forse sia l'azienda a dover attendere che il suo vino sia pronto o quanto meno equilibrato prima di metterlo in commercio piuttosto che il consumatore ? Io credo di si.

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    #18
  • Domenico Sciutteri

    Domenico Sciutteri


    @Fil
    Adesso vado a dormire.
    Domani bevo Amarone di Antolini 2001. Costo 50,00 €
    e poi ti rispondo.
    Ciao

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    #19
  • Pamela Guerra

    Pamela Guerra

    Buongiorno a tutti.
    Grazie Bernardo per essere intervenuto su questo post.
    Trovo che le tue osservazioni abbiamo ampliato e integrato molto bene le opinione espresse da tutti.
    Premetto che mi ritengo sufficientemente oggettiva quando sono chiamata a dare giudizi tecnici e che ho l'abitudine della manica larga, causa inesperienza. Ma ovviamente quando scrivo dei post, non voglio dare giudizi ma esprimere dei pensieri, più o meno condivisibili, e comunque personalissimi; pensieri che poi diano lo spunto all'espressione di altri.
    Il mio rammarico, uscendo dalla Gran Guardia, era rivolto all'Amarone, ma poi non ha potuto che portare ad una riflessione più ampia sul mondo enologico italiano attuale. E la conclusione, sinteticamente, è stata che, andando avanti così, rischiamo di stravolgere dei patrimoni nazionali in virtù del mercato; a discapito di consumatori e produttori (non voglio fare la solita retorica, ma chi ci guadagna, alla fine, è chi ci sta in mezzo e chi ha un cadreghino); con la constatazione che poco si fa davvero per fermare questa corsa. Ci sono persone che si fanno in quattro per far comprendere questa cosa, produttori inclusi, ognuno usando gli strumenti che ha a disposizione e nei modi che ritiene più opportuni. Ma non basta. E' il sistema che è sbagliato (altra frase trita e ritrita, lo so) e che deve esser modificato.
    Il consumatore per primo deve, assolutamente, porsi in una posizione critica, imparando a fare le sue valutazioni. Il produttore deve imparare ad essere imprenditore senza sacrificare certi principi. I consorzi devono tutelare, come da statuto, e non sostenere o relegare. Il Consorzio del Valpolicella, si è mosso e si sta muovendo bene, ma, a parer mio, seguendo più strategie di marketing che di tutela; lui e tanti altri. Solo che in questo Consorzio sanno cos'è il marketing, in altri no e fanno doppio pasticcio.

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    #20
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    Per fare una divagazione molto terra - terra

    Da consumatore appassionato :

    Quella volta che decidi di concederti un amplesso gustativo con una bottiglia di un vino il cui solo nome ti evoca ricordi ed emozioni così belle da essere indimenticabili e ti ritrovi nel bicchiere un prodotto che è evidente subito che è stato tirato per i capelli.....
    Succede, guarda a caso, con i grandi vini !!!
    Baroli, Barbareschi, Chianti, Nero d'Avola, Amarone.. ecc ecc
    Come mai ????
    E questo quanto fa bene al buon nome di questi prodotti ???

    Ciao
    Paolo

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    #21
  • Pamela Guerra

    Pamela Guerra

    Ciao,
    come dicevo, mancano reali azioni ad opera di tutti, per tutelare, curare e preservare certi nomi. Tocca i grandi nomi perchè sono quelli che più si prestano, per fama, per risonanza, a certe imbarazzanti situazioni. Per fare esempio, terra a terra, mica si tarocca l'asiago: si tarocca la mozzarella di bufala. Perchè è più conosciuta, anche a livello internazionale. I 'patrimoni', come li chiamo io, sono paradossalmente i soggetti più a rischio, perchè più ambiti. Un pò come nell'arte: l'Italia ha un patrimonio artistico che noi italiani apprezziamo e tuteliamo poco. Ci svegliamo solo quando uno 'straniero' ci fa i complimenti...

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    #22
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    Ciao Pam e Vale,
    La serietà di chiunque alla lunga viene premiata, io ne sono certo come sono certo che le furbate vengano prima o poi alla luce sempre.
    Quello che però mi lascia sempre un pò dubbioso è che alla lunga, con tutta la disinformazione che circola, chi fra un pò sarà ancora in grado di distinguere ??
    Mi preoccupo perchè io fondamentalmente ho rispetto delle persone e voglio bene agli altri.
    Mi fa rabbia vedere chiunque nella sua beata ignoranza ed allo stesso tempo un pò mi intristice sospettare che tutti noi che decidiamo o abbiamo la fortuna di poter decidere di essere critici ed informati, alla fine, siamo una piccola, simpatica, meravigliosa comunità, che però non è rappresentativa della massa....
    Haimè !!!
    Come diffondere la cultura vera ad un maggior numero di persone possibile ?

    Ciao
    Paolo

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    #23
  • Pamela Guerra

    Pamela Guerra

    ehh ehh, io non lo so proprio e nemmeno ne ho la più pallida idea; mi vien da dire di iniziare coi piccoli, i bambini. Ma è fin troppo scontato e difficile al contempo. Anche perchè, da che mondo e mondo, la cultura è per molti ma non per tutti. Io non voglio comunque smettere, di tentare di mettere in crisi i nati imparati.

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    #24

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