assistenza whatsapp: +39 347 211 9450

#19 Commenti

  • Lorenzo Conci

    Lorenzo Conci

    Non entro nel merito specifico del caso i questione non avendone elementi sufficienti per esprimere un parere e concordo sul fatto che la legislazione italiana sia farraginosa, contraddittoria e sovente " ipocrita". D'altro canto non lo è solamente per quanto riguarda il campo agro-alimentare. Dovremmo, se così è, prendercela con i politici e pretendere competenza da chi è messo a guidare dicasteri ma anche istituzioni ed organismi tecnici.
    Se la legge dice ad esempio che non è lecito aggiungere zucchero per aumentare la gradazione alcolica, la magistratura in caso violazione deve interviene perchè è suo dovere. Che questa norma sia sciocca (in Francia non esiste) e raggirabile non esenta chi preposto ad intervenire per farla rispettare.
    Sula tempistica poi, va detto che non si può arrivare in stalla quando sono scappati i buoi, si interviene e se tutto è in regola nessuno sanziona
    E' un vezzo tutto italiano, molto di moda nell'ultimo ventennio quello di prendersela con i magistrati . In questo modo si svia ogni volta l'attenzione dai veri problemi, si guarda il dito e non la luna.
    Forse attendere gli esiti prima di dare fiato alle trombe, mi riferisco ai media, non creerebbe falsi allarmi e danni alle aziende oneste.

    link a questo commento 0 0
    #1
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Mi trovi d'accordo. In genere su questo tipo di cose io ho sempre una prudenza assoluta, non tanto nel timore di querela (ne ho già subite più volte in questi quindici anni per dire quello che pensavo) quanto per il rispetto nei confronti di tutti i soggetti coinvolti e, soprattutto, della magistratura. Penso che prima di dargliela giù con sicumera, su tutti valga il titolo di Dagospia sulla vicenda di qualche giorno fa, si debba attendere di avere per lo meno qualche elemento probatorio su cui parlare. Poi magari emergerà che saranno anche tutti colpevoli ma al di là della presunzione d'innocenza - sacrosanta - il mio interesse è sempre valutare tutto con estrema e distaccata obiettività. Per ora ci sono davvero pochi elementi certi sui quali ragionare.

    link a questo commento 0 0
    #2
  • Villa Chiarini Wulf Azienda Agricola biologica

    La prima parte della nota a margine ci trova d’accordo; è cosa diversa dare/fare informazione dallo sbattere il mostro in prima pagina, in questo caso ben 17 aziende, senza sapere, o volendo ignorare, cosa succede realmente e comunque prima di una sentenza di tribunale.
    L’articolo di Fabio Rizzari, invece, è tutt’altro:
    pesticidi, erbicidi, concimi non organici e simili sono consentiti nell’agricoltura convenzionale e NON SONO AMMESSI nel regime biologico. La quantità di cui parla Rizzari non c’entra niente, nel biologico non è consentito darne “un po’ meno” ma E’ PROIBITO usare questo genere di sostanze, L’affermazione sulle mele o carciofi contenuta nella prima parte dell’articolo, oltre a non avere niente a che vedere con le vicende friulane, è una castroneria completamente fuori della realtà ma, purtroppo, crea disinformazione. Si può discutere sulle maglie larghe dei disciplinari, ma per favore, sarebbe più serio evitare le chiacchiere da bar.
    Per quanto riguarda il vino: nell’elenco “parzialissimo” delle sostanze ammesse nella vinificazione si mescolano nel calderone della disinformazione bentonite e chips, bisolfito di potassio e membrana bipolare, aromatizzanti, gomma arabica e tannini enologici, mettendo tutto sullo stesso piano e usando nomi dal suono spaventoso propinati in modo un filino demagogico. A proposito, chi non ha mai usato un pizzico di cloruro di sodio per dare sapore agli alimenti? E se dicessimo che sul campo usiamo i feromoni come antiparassitari, che effetto farebbe? E perché Rizzari (che tra l’altro conosciamo ed è persona molto simpatica) non organizza un movimento per chiedere una modifica della legge, visto che la sua professione è assaggiare e giudicare vini siffatti?
    La pratica agricola e la produzione di vino richiedono entrambe una serie di competenze che i consumatori, giustamente perché non è il loro mestiere, ignorano. Poiché la nostra azienda è, pardòn, biologica certificata da quasi trent’anni, e produciamo vini non manipolati e SANI per quanto possano esserlo delle bevande alcoliche, NON ci piacciono e NON approviamo molte delle pratiche citate nell’articolo e consentite dalla legge. E come Soldati siamo convinti che sia più innocuo un po’ di zucchero, questo invece non ammesso dalla legge italiana, che un sacco di schifezze prodotte in laboratorio. Ma fare di tutte le erbe un fascio significa dare informazioni sbagliate, ed equivale a comunicare che più o meno il vino si può fabbricare in qualunque modo, ergo qualunque errore di giudizio sulla sua bontà è lecito, e non scandalizziamoci se si danno premi o bicchieri/grappoli a chi usa una sostanza non consentita anziché un’altra, per quanto simile.
    Questo tipo di comunicazione non danneggia chi dovrebbe ma nuoce fortemente ai produttori seri che non raccontano balle e si fanno un mazzo così perché CREDONO nella tutela della salute e dell’ambiente nonché nel loro mestiere, in un buon lavoro artigianale (e perché no? anche industriale di livello), con un ritorno economico dal sufficiente al pessimo e costretti a combattere con burocrazia, concorrenza sleale, cattiva informazione e chiacchiere. Ma c’è qualche produttore che si fa vivo?

    link a questo commento 0 0
    #3
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    A me pare che Fabio Rizzari abbia espresso un'opinione sul fronte comunicativo, cioè sul modo, più che nel merito della questione. Certamente non ha fatto riferimento al regime biologico, tanto che la replica mi pare un filo fuori tema, ha semplicemente indicato cosa oggi sia consentito in enologia (convenzionale evidentemente non svengo specificato altro) e sulla base di ciò ricalibrato la questione in assoluto confermando comunque la sua contrarietà alla normativa.

    link a questo commento 0 0
    #4
  • Villa Chiarini Wulf Azienda Agricola biologica

    Scusa Filippo, ma il riferimento al biologico non lo abbiamo inventato ma è scritto nero su bianco. Per quanto riguarda l'enologia il commento da noi fatto parla chiaro.

    link a questo commento 0 0
    #5
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Hai ragione, scusami, ne parla con riferimento a mela, carciofo e pomodoro di cui nulla so. Non mi pare a proposito del vino (concordo conunque sul fatto che moltissima roba nociva sua ammessa anche in regime biologico). Il punto che voleva sottolineare però credo fosse un altro e credo avesse a che fare più con il modo con il quale è stata trattata la notizia e su questo mi trova perfettamente d'accordo.

    link a questo commento 0 0
    #6
  • Fabio Rizzari

    Fabio Rizzari

    Letto la puntualizzazione sugli obblighi di legge del “biologico e modificato prontamente la parte in questione, riportata in effetti in modo sommario, grazie. Una doverosa ammissione di superficialità, a dire il vero in parte compensata dalla constatazione che i prodotti certificati biologici non sono comunque così puri e duri come si vuol far credere (cfr ad esempio questo post di Bressanini http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/11/18/dieci-vero-o-falso-sul-biologico/).
    Ma come giustamente sottolinea Filippo, non era certo quello il centro del mio ragionamento.
    Comunque, dopo aver preso e accettato la secchiata di merda che mi riguarda, ributto al mittente la secchiata di merda che NON mi riguarda.
    L’elenco parziale di pratiche e sostanze ammesse nella fabbricazione del vino non è certo un calderone “demagogico”, ma è – senza alcuna alterazione intimidatoria – una semplice lista che serve a rendere l’idea del livello di manipolazioni, e quindi di permissività, accettato dalla legge italica in materia. Si possono fare tutte le piroette sofistiche che si vuole, ma su questo non ci piove. Come non ci piove sul fatto che, nella fattispecie della produzione di vino, sia particolarmente naif definire il proprio prodotto sano, o anche “limitatamente” sano.
    Infine, a proposito di sapersi informare, lei ignora che se c’è un giornalista che scrive magari qua e là delle cazzate sparse (vedi sopra) ma di sicuro evita accuratamente di fare “di tutt’erbe un fascio”, quello son mi: e fin dal 1927.
    Il mio ritornello ossessivo è “valutare caso per caso”, e su questo principio critico ho rotto i coglioni e continuo a romperli monotonamente da decenni ai quattro lettori che mi seguono. Quindi lei non può certo parlare in generale di cattiva informazione; casomai può ammettere di essersi informato in maniera cattiva.

    link a questo commento 0 0
    #7
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Tornando al tema - su cui non nego mi piacerebbe avere il parere anche di tanti amici friulani come Elena Roppa, Gaspare Buscemi, Paraschos, Petrucco, ecc. - per il momento mi pare che abbiamo questo giovane ragazzo "emo" con il culto della bellezza che collabora (o collaborava, non so) con il laboratorio di Corno di Rosazzo e 17 aziende presso le quali sono stati effettuati controlli (aziende che a dire di una di esse sarebbero state collegate per il fatto di avere contatti con tale laboratorio più che per un coinvolgimento diretto) ma nell'attesa che la magistratura faccia chiarezza, alcuni siti titolano: "BUFERA SUL MONDO DEL VINO - L’AZIENDA TIARE È RIUSCITA AD ABBINDOLARE LA GIURIA DEL MIGLIOR SAUVIGNON DEL MONDO - AVREBBE TAROCCATO I VINI AGGIUNGENDO AROMI FASULLI".

    Ci sta eh, la notizia c'è, quanto si sa che l'azienda è indagata solo che il "dagliela giù" a Tiare mi pare venga fuori soprattutto perché era in primo piano per via dei premi più che per il contesto probatorio a suo carico. Almeno, questo fino a qualche giorno fa, non ho seguito da vicino la vicenda per cui non so se ci sono stati sviluppi.

    Per concludere, ciò che mi perplime è il modo con il quale ormai si è soliti fare giornalismo. Qualcosa di molto più simile ai rotocalchi di gossip nello stile e nei toni, poi ci mancherebbe è tutto così attorno quindi c'è anche poco da scandalizzarsi probabilmente.

    link a questo commento 0 0
    #8
  • Rinaldo Marcaccio

    Rinaldo Marcaccio

    - Il mio commento al post di Gustodivino -
    "La vicenda, al di là degli esiti delle indagini, è complessa e spinge a molteplici considerazioni.
    In primo luogo questo post mi conferma l’esistenza di tecniche consolidate di cantina, che definirei border line, il cui uso potrebbe estendersi anche ad altre tipologie d’uva.
    In secondo luogo, mi pare che questo “modus operandi in occulto” denoti una visione miope, avendo come obiettivo di far guadagnare prestigio e immagine nel breve periodo ad un’azienda in particolare o a più aziende, ma andando a discapito del comparto tutto, sul lungo termine.
    In terzo luogo, mi pare di poter dire che questa vicenda ponga in rilievo come esistano due tipologie di consumatori enoici: una attenta alle questioni salutistiche e del gusto personale, quindi disposta ad accettare tecniche di raffinazione anche border line, l’altra che invece non è disposta ad accettarle e pone il fattore gusto personale in seconda posizione rispetto ad esse.
    Una quarta osservazione mi sento di dover fare: provare la sofisticazione del quadro organolettico risulterà molto difficile persino utilizzando gli strumenti a disposizione dei Nas, figuriamoci se ciò possa essere preteso di ricavare da una semplice degustazione.
    La questione non riguarda i degustatori, ma la legge".
    Il post Gustodivino: http://gustodivino.it/home-gusto-vino/una-miscela-di-precursori-aromatici-ed-enzimi-il-segreto-di-pulcinella-del-miglior-sauvignon-blanc-del-mondo-taroccato/massimiliano-montes/15065/

    link a questo commento 0 0
    #9
  • Villa Chiarini Wulf Azienda Agricola biologica

    Signor Rizzari la secchiata di merda, come la chiama lei, se la tenga, perché se qualcuno ha lanciato escrementi non siamo certo noi. La parte sul biologico, infatti, non riporta la realtà in modo “sommario” come lei afferma ma è semplicemente falsa: non si tratta di voler essere duri e puri, bensì di leggi e regolamenti molto precisi e, per quanto riguarda l’agricoltura, sempre più restrittivi. Tra l’altro ieri abbiamo letto il testo integrale del suo articolo in cui insisteva, chissà poi perché, proprio sul concetto che nel regime biologico si usano gli stessi “insetticidi” e quant’altro dell’agricoltura convenzionale, ma solo in misura un pochino minore. Se questo fosse solo un modo “sommario” di trattare l’argomento saremmo tutti una massa di deficienti e sciagurati che oltre a lavorare duramente la terra paghiamo e subiamo controlli e rotture di scatole per spruzzare un po’ meno rogor o glifosate. La pagina da lei citata sembra non esistere più, peccato, l’avremmo letta volentieri.
    Per quanto riguarda la parte sulla vinificazione non ci azzardiamo a entrare in merito al mestiere di giornalista, ma da vecchi lettori sappiamo bene che c’è modo e modo di riportare un fatto. E il lettore che non sa, perché non può sapere, tutto quello che c’è da conoscere sull’argomento, da una massa di nomi e dati così come lei la presenta è indotto in errore; nel mondo del vino c’è una confusione assurda, a voler adoperare termini gentili, in parte creata proprio da questo genere di articoli, e questo non è un inutile sofisma ma un argomento ben più grande che è quello della corretta informazione. Circolano arroganza, pressapochismo e voglia di gridare, così come fretta e credulità, e a farne le spese sono i produttori onesti anche se, al solito, tacciono. Cercheremo comunque di porre rimedio al più presto alla nostra ignoranza sulla sua attività dal 1927 (? accipicchia). Ma le facciamo notare che la valutazione del singolo caso è esattamente quello che abbiamo fatto rispondendo al suo articolo.
    E sì, siamo consapevoli di essere naif nel nostro approccio al mondo; tant’è che interveniamo in questa sede e in altre quando ci sembra importante, e non ci spaventa raccontare la verità parlando del nostro mestiere. E tranquillamente continuiamo ad affermare, repetita iuvant, che i nostri vini sono sani per quanto lo può essere una bevanda alcolica. Sani nel senso che non contengono e non sono stati fatti con sostanze che possono arrecare danni alla salute né alterare gli spontanei profumi e sapori, sani nel senso che anche se bevuti in quantità non proprio modeste nonostante la buona gradazione non danno problemi di mal di testa o mal di stomaco. Sani nel senso che non sono vini costruiti in cantina ma sono ottenuti in maniera schietta e spontanea per quanto lo può essere un manufatto umano.
    Filippo: come abbiamo sempre affermato anche su Vinix, anche a noi non piace l’attuale regolamento sul vino biologico, probabilmente messo insieme per soddisfare gli enormi interessi in ballo. Si potrebbe ancora migliorare moltissimo tuttavia ci sembra un primo passo dopo il nulla totale. Ma per favore puoi riportare i nomi delle sostanze ammesse in cantina dal regime biologico e dichiarate nocive per la salute?

    link a questo commento 0 0
    #10
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Nel link presente in questo post trovi il file con tutto ciò che è possibile fare in regime di vino biologico:
    https://www.vinix.com/myDocDetail.php?ID=6626

    "Nocivo" per esempio può essere, non solo per la salute ma per l'ambiente il deposito in quantità eccessiva del semplice solfato di rame.

    Torno a dire che un post che parla di comunicazione, legalità e giustizia in relazione alla vicenda friulana pur con gli errori, già ammessi, relativi alla parte dell'amico Fabio da me colpevolmente condivisa in toto, sta finendo per parlare delle storture del regime biologico che è tema estremamente interessante ma diverso. Bene hai fatto ad evidenziare l'errore, bene ha fatto Fabio a scusarsene ma mi piacerebbe, se possibile, fare un passo avanti e tornare sul tema in questione.

    link a questo commento 0 0
    #11
  • Villa Chiarini Wulf Azienda Agricola biologica

    grazie vado a vedere. Sì capisco che vuoi dire ma ci voleva proprio perché riguarda la comunicazione

    link a questo commento 0 0
    #12
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Nel frattempo abbiamo riportato il testo editato di Fabio (lasciando ovviamente anche il vecchio altrimenti non si capisce di che abbiamo parlato fin qui) :) e corretto grazie alla tua segnalazione.

    link a questo commento 0 0
    #13
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Tra gli altri per esempio "tannini", "trucioli enologici", "gomma arabica"... tutti "preferibilmente derivanti da agricoltura biologica". Capisci che è una farsa e l'unica certezza, l'unica fiducia, non ce la da un disciplinare ma il produttore di cui ci fidiamo.

    Da qui, credo si possa tornare a bomba.
    Nessuno ha posto l'accento sulla questione del collegamento tra le aziende indagate e Persello che, allo stato attuale, pare davvero essere solo il fatto che si fornissero dal medesimo laboratorio di Corno di Rosazzo. Questo dovrebbe essere sufficiente a usare maggior cautela?

    link a questo commento 0 0
    #14
  • Villa Chiarini Wulf Azienda Agricola biologica

    Necessita un post a parte, a trovare il tempo :)

    link a questo commento 0 0
    #15
  • Fabio Rizzari

    Fabio Rizzari

    Evito accuratamente di alimentare polemiche sterili, soprattutto con persone che salgono sul piedistallo dei duri e puri senza raccogliere minimamente l'invito a essere costruttivi. In questo caso specifico c'è di più: fieri di aver preso un giornalista (vil razza dannata) in castagna, i duri e puri rincarano la dose, insistendo su un punto per il quale ho già ammesso di aver riportato dati inesatti. La differenza sostanziale è che io ammetto il mio errore, quello di non essermi adeguatamente documentato (peraltro su un elemento che era marginale, non centrale nel post). Lei non ammette il suo, di errore: quello di non volersi documentare, sia pure in modo sintetico, sul suo interlocutore. Si comporta insomma come non pochi produttori: pretende il massimo rispetto per il suo lavoro, sprizzando Giustizia e Diritto in ogni direzione, ma non è disposto a riconoscere lo stesso rispetto e la stessa attenzione a un esponente della volgare genìa degli scribacchini. Che è genericamente, aprioristicamente superficiale e in malafede. Stavo per invitarla a indicarmi un altro singolo caso in cui io personalmente avrei fatto disinformazione o scritto cose gravemente inesatte, ma preferisco finirla qui, perché i palleggiamenti botta/e/risposta sul web e altrove mi stancano subito.

    link a questo commento 0 0
    #16
  • Villa Chiarini Wulf Azienda Agricola biologica

    Sulla stanchezza concordiamo in pieno

    link a questo commento 0 0
    #17
  • Gaspare Buscemi

    Gaspare Buscemi

    Mi risulta sempre piuttosto difficile entrare in discussioni su problemi che nascono da norme per me illogiche, se si pensa al bene comune, molto spesso transitorie perché frutto dell’incompetenza o degli i interessi del momento, norme comunque accettate dal momento che, nonostante le grandi polemiche suscitate quando gli effetti che producono risultano eclatanti, sembra che nemmeno chi ne è più danneggiato voglia regole più corrette e più stabili.
    Basti pensare alle molte pratiche enologiche oggi ammesse, ma un tempo assolutamente vietate, alla normativa sul “biologico” che ha inventato il “vino biologico” e lo ha regolamentato in modo da consentire all’industria di sfruttare un filone di mercato faticosamente aperto da piccole produzioni contadine per anni dileggiate piuttosto che aiutate e così ulteriormente danneggiate, ma anche alle nuove norme che eliminano l’indicazione di provenienza dalle etichette su prodotti alimentari.
    La realtà è che tutta la normativa è sempre più in funzione solo delle grandi produzioni industriali dalle quali quelle piccole, contadine e artigianali, dovrebbero essere distinte non fosse altro che per motivi di immagine di mercato in quanto rappresentano la cultura che qualifica tutto il mercato (vedi vini francesi!).
    Ma per questo i piccoli dovrebbero unirsi e non continuare nella ricerca di un successo individuale che contrapponendoli li indebolisce!
    Ciò premesso, per quanto riguarda la vicenda di cui si discute, debbo dire che la conosco solo per quanto se ne legge e se ne dice.
    Ritengo però che proprio l’indirizzo industriale dell’enologia, normalmente insegnata e comunicata, porti a ricercare soluzioni di miglioramento, quanto più possibile evidenti e veloci per un maggior successo del business, attraverso interventi correttivi e di manipolazione più che di costruzione naturale e questo, inevitabilmente, porta a situazioni fuori legge, anche se non dannose, perché non previste.
    Ma nel vino il miglioramento può anche essere ricercato attraverso il miglioramento della viticoltura e soprattutto, io credo, attraverso il miglioramento della qualità del lavoro in cantina.
    Infatti, solo prevenendo incontrollati inizi di degradazione ed assicurando le condizioni necessarie ad un corretto svolgimento dei naturali processi di trasformazione, è possibile realizzare nel vino, nel modo più integro ma anche più salubre, la qualità contenuta nelle uve.
    Proprio questa “enologia” che io chiamo “naturale e artigiana” esprime la cultura che ha prodotto già ben prima dell’industrializzazione grandi vini, non solo in Francia.
    Solo la Francia ha però saputo distinguere e conservare questa cultura che ancora oggi sostiene la sua grande immagine di mercato mentre noi, che viviamo solo di novità nonostante la nostra storia, la rinneghiamo ogni anno!
    Impareremo mai?
    Gaspare Buscemi

    link a questo commento 0 1
    #18
  • Elena Roppa

    Elena Roppa

    Caro Filippo, alcuni titoli - che definirei deprecabili e sanzionabili - apparsi per riportare la notizia, hanno lasciato davvero allibiti, tanto che il settore si è chiuso a riccio a difesa di tutto il comparto. Da quello che so, il Procuratore che segue il caso, ha diramato la prima nota riportando i nomi di 17 aziende e lo ha fatto - questa la sua motivazione riprodotta anche in un video - per non lanciare allarmismo e far intendere che l'indagine riguardasse un numero più ampio di aziende. Si tratta di un'indagine ed è doveroso attendere i primi esiti, prima di fare qualsiasi considerazione sull'enologo in questione e sulle 17 aziende indicate. Per quanto riguarda il tema in generale, invece, sono emersi molti commenti e considerazioni, ma anche in questo caso - non sapendo esattamente ancora su cosa vertono gli accertamenti (si parla presumibilmente di precursori di aromi e lieviti) - secondo me non ha senso tirare in ballo gli argomenti generici di vino industriale, contraffazioni e via dicendo.
    Come considerazione del tutto personale, mi piacerebbe che da parte dei consumatori e da parte delle aziende ci fosse una riflessione sul tema della trasparenza della comunicazione tra azienda e consumatore e della responsabilità etica di questa relazione. L'azienda, infatti, deve rispondere in primis sempre e comunque ai propri consumatori (oltre che alla legge, chiaramente).

    link a questo commento 0 0
    #19

inserisci un commento