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#9 Comments

  • Sergio Ronchi - Winefoodcompanion

    Sergio Ronchi - Winefoodcompanion

    Di "dittatura" nel mondo del vino ce nè parecchia ma si trova da una altra parte. Ci sono "regole" interne tra produzione, distribuzione e rivendita che sono spesso incomprensibili ai più ma che quando ci si imbatte non si può fare altro che subire. questa è la vera dittatura, ma non parlo di quantità ma di "pressione" a vendere un prodotto a certi prezzi oppure anche solo a vendere o utilizzare quel prodotto direttamente o meno ... VGM è giusto il contrario, libertà di scelta e fiducia sugli intermediari e prezzi chiari da subito.

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    #1
  • Elena Roppa

    Elena Roppa

    Quel titolo mi sembra confezionato da qualcuno che non ha la conoscenza delle logiche del social commerce, e mi spiace per te, Filippo. Sai bene che ritengo, come ho avuto modo di dire in altre occasioni, che VGM sia un punto di riferimento per l'innovazione dell'ecommerce del vino in Italia. Umile consiglio: non dare per scontato nulla quando racconti di VGM, la persona di fronte a te potrebbe non avere le basi per comprenderlo.

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    #2
  • Mauro Bertocchi

    Mauro Bertocchi

    Il "mercato" del vino non è diverso dagli altri, se possibile è peggiore. #vgm va ad intaccare privilegi di antica data, metodologie commerciali al limite del "mafioso", interessi enormi di una "casta" formata da un ristretto numero di operatori. #vgm, per dirlo in una sola parola, è "democratico". di questi tempi non può che dare fastidio.

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    #3
  • Lorenzo Conci

    Lorenzo Conci

    Credo sia difficile non essere d' accordo con Fil, se si ha un briciolo di correttezza etica sulle questioni di fondo. Vinix avra' dei limiti, sara' perfettibile come tutte le cose e in particolare quelle che si propongono come innovative ma e' strutturato, a mio avviso, su solide basi il che fa bene sperare per il futuro. Certamente tutto cio' che si propone come alternativa seria ai giochetti furbi non puo' che sollevare la reazione di chi sulle furbizie o sulle ambiguita' campa. Il web ha esponenzialmente aumentato le potenzialita' non solo di chi lavora onestamente. Non si contano siti che approfittano dell' ingenuita' e impreparazione degli utenti quando non si tratta di vere e proprie truffe. Qualche hanno fa ho segnalato ad un paio di aziende Toscane di prima fascia che il tagliando rosa di certificazione DOC portava numeri non assegnati alle cantine stesse. Penso che il Web dovra' trovare, e trovera', degli anticorpi che quantomeno limiteranno i fenomeni negativi. Siti come Vinix svolgono, a mio avviso, benefico compito, in tal senso.

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    #4
  • Lorenzo Conci

    Lorenzo Conci

    Credo sia difficile non essere d' accordo con Fil, se si ha un briciolo di correttezza etica sulle questioni di fondo. Vinix avra' dei limiti, sara' perfettibile come tutte le cose e in particolare quelle che si propongono come innovative ma e' strutturato, a mio avviso, su solide basi il che fa bene sperare per il futuro. Certamente tutto cio' che si propone come alternativa seria ai giochetti furbi non puo' che sollevare la reazione di chi sulle furbizie o sulle ambiguita' campa. Il web ha esponenzialmente aumentato le potenzialita' non solo di chi lavora onestamente. Non si contano siti che approfittano dell' ingenuita' e impreparazione degli utenti quando non si tratta di vere e proprie truffe. Qualche hanno fa ho segnalato ad un paio di aziende Toscane di prima fascia che il tagliando rosa di certificazione DOC portava numeri non assegnati alle cantine stesse. Penso che il Web dovra' trovare, e trovera', degli anticorpi che quantomeno limiteranno i fenomeni negativi. Siti come Vinix svolgono, a mio avviso, benefico compito, in tal senso.

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    #5
  • Luca Zanti

    Luca Zanti

    Ho letto l’intervista e l’intero numero della rivista.
    Poche considerazioni.
    1. Nicoletta Bocca chi è? La figlia del “prode” Giorgio e vignaiola? Che fa? Le interviste con domande che rappresentano il punto di vista del produttore? O, peggio, il punto di vista di quello che Nicoletta Bocca ritiene sia il sentire comune della categoria di produttori suoi simili? Bella, per modo di dire, confusione di ruoli!
    2. Il numero della rivista ha come sottotitolo: “Viaggio nella filiera produttiva e nel senso dell’agire economico” [nota a margine: “viaggio … nel senso dell’agire economico”? ma che lingua è?]. Mi sarei aspettato grafici, diagrammi, numeri, schemi. E invece no. Solo parole. Con abbondante farcitura di ideologia (vetero sessantottina chic). Mi pare manchi, all’intero numero della rivista, una struttura chiara. Come non fosse stata esplicitata, in fase di impostazione del numero, alcuna ipotesi di fondo sul senso da dare al lavoro nell’insieme.
    3. Il sottotitolo dell’intervista (con l’accenno alla famigerata “dittatura della quantità”) mi ha indotto a fare un semplice calcolo. La rivista costa 10 Euro e consta di 40 pagine. Significa 0.25 euro a pagina. Ovvero poco meno di 500 delle vecchie lire. A questi prezzi pretendo una qualità nettamente superiore. Tradotto: non riacquisterò la rivista in futuro.

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    #6
  • Villa Chiarini Wulf Azienda Agricola biologica

    Troppo spesso ci troviamo di fronte la mancanza di volontà e/o la capacità di ascoltare le parole degli altri e, soprattutto, di osservarne l'agire, i fatti che gli altri producono.

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    #7
  • Villa Chiarini Wulf Azienda Agricola biologica

    Per osservare intendo comprendere e valutare, ovvio

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    #8
  • Lorenzo Biscontin - biscomarketing

    Lorenzo Biscontin - biscomarketing

    Filippo, mi permetto di linkare il post che scrissi su biscomarketing sulla base (anche) della tavola rotonda sull'e-comemerce del vino che moderai al Vinix unplagged del 2013, titolo "L'evoluzione dell' e-commerce va contro gli interessi dei produttori" http://www.biscomarketing.it/levoluzione-delle-commerce-va-contro-gli-interessi-dei-produttori/

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    #9

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