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Una carta per il vino naturale italiano, nascita, promotori e intenti

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Una carta per il vino naturale italiano, nascita, promotori e intenti
Ha appena visto la luce un progetto in lavorazione da tempo tra le mailing list carbonare di gruppi di produttori accomunati dal desiderio di produrre vino salubre da un'agricoltura il più possibile pulita. Iniziativa apparentemente lodevole per la trasversalità dell'approccio, una carta, un disciplinare, poche regole semplici adottabili da chiunque, inclusi gruppi già esistenti. Tuttavia, anche se allo stato non rappresenta una priorità, pare che il neonato gruppo guardi già avanti alla possibile costituzione di un'associazione e, il signore ce ne scampi e liberi, nuove fiere dedicate. Al momento è bella così, una carta trasversale e adottabile da chiunque ne rispetti i principi e le regole, una sorta di "dono" dai vignaioli per i vignaioli. Per capirne qualcosa di più abbiamo fatto qualche domanda veloce a Emilio Falcione, uno dei primissimi firmatari.


Ciao Emilio, abbiamo letto di questa interessante iniziativa di una "carta d'intenti" chiamiamola aperta a tutti i produttori che si impegnino ad autocertificare la propria produzione come biologica o biodinamica e a sottostare ad una serie di controlli e iniziative. Puoi dirci come e quando è nata l'idea? Sei tu il capofila?

Dal 2004, dai tempi del Critical Wine/Terra e libertà di Veronelli o se preferisci dalla nascita di Vini di Vignaioli, comunichiamo e ci confrontiamo tra vignaioli, attraverso delle Liste di discussione; all'interno di una di queste è nata e si è sviluppata questa proposta. E' quindi un progetto collettivo, che ha dato risposte ad una esigenza di chiarezza, soprattutto nei confronti di chi il nostro vino lo acquista e lo beve, sentito dai più come non più rinviabile.


La cosa che mi è piaciuta molto di questa iniziativa è la trasversalità, almeno potenziale. Credi che averla fatta nascere dal basso potrebbe contribuire a superare le divisioni che attualmente si sono create sul fronte delle varie associazioni di vini naturali oppure c'è il rischio che si crei un ennesimo polo?

Sin dall'inizio ci siamo trovati tutti d'accordo sull'idea che questa Carta di intenti dovesse essere a favore del vino naturale e non contro le associazioni e gruppi esistenti. Certamente se non fossimo partiti dal basso, coinvolgendo trasversalmente i vignaioli, non avremmo concluso nulla. Creare l'ennesimo gruppo minoritario non interessa a nessuno.


Non diventerete associazione quindi? Resta una carta d'intenti con una serie di paletti ben definiti se abbiamo capito bene. Puoi spiegarci in dettaglio quali sono questi paletti?

Avrà un senso diventare associazione, se riusciremo ad aggregare attorno ad un progetto di ampio respiro la maggior parte dei vignaioli naturali italiani; ma non è un obiettivo prioritario né a breve termine. I paletti sono quelli ben definiti dalla Carta, un'agricoltura contadina, un'agricoltura organica, una vinificazione naturale.


L'autocertificazione di per sé è cosa lodevole ma dai detrattori viene criticata - con una certa dose di buone ragioni - per la totale "volatilità probatoria", in altre parole, uno certifica un po' quello che vuole in assenza di controlli. Pensi che i controlli per analisi previsti dal vostro disciplinare bilancino questa aleatorietà dell'autocertificazione? Puoi descriverci chi decide chi controllare e chi controlla e come?

Siamo convinti che una certificazione partecipata, che coinvolga tutti i firmatari, che diventano sentinelle del proprio territorio, sia di gran lunga più efficace e garantisca di più i consumatori delle certificazioni ufficiali. Una delle prossime scadenze, sarà per noi codificare questa autocertificazione collettiva. Già ora tutte le nuove richieste di adesione, passano attraverso la Lista di discussione, e quindi al vaglio di tutti gli iscritti. Inoltre abbiamo intenzione di effettuare analisi approfondite sui vini di tutti i firmatari, anche attraverso collaborazioni con istituti di ricerca interessati a studiare i nostri vini.


Tu sei da anni un forte sostenitore dell'agricoltura biodinamica con la tua azienda, la carta mette sullo stesso piano, in merito ai requisiti d'ingresso, produttori biodinamici e produttori biologici. Credi sia la chiave di volta per non creare divisioni? Quel minimo comun denominatore minimo che consenta di perseguire l'obiettivo primario (un'agricoltura più salubre) sia pur perseguendo il minimo indispensabile?

Non si tratta di una scelta al ribasso. Il nostro primo comun denominatore è essere vignaioli, il secondo è praticare un agricoltura biologica o biodinamica che funzioni. Personalmente penso che vi sono aziende con un'ottima gestione biologica ed altre con una pessima gestione biodinamica. Di agricoltura biodinamica ne esistono solo due tipi; quella fatta bene, che dà risultati e quella fatta male che non produce nessun effetto positivo. Tutto questo indipendentemente dal possedere o meno una certificazione.


L'agricoltura biologica come sai prevede e consente l'utilizzo di molteplici prodotti non propriamente salubri come del resto l'agricoltura biodinamica non mi pare escluda per esempio i trattamenti con rame e zolfo, la carta è quindi un punto di partenza per rendere possibile l'adesione più ampia?

La polemica sull'utilizzo del rame e dello zolfo mi sembra spesso strumentale. Io non supero mai i 2 Kg di rame metallo ad ettaro ogni anno. Una tale quantità in un terreno vivo, con una vita ed una intensa attività microbiologica, è tollerato, senza provocare danni. Quindi semmai il problema nasce per quelle zone non vocate dove gli interventi sono molto più massicci...ma di questo ne parleremo un'altra volta.


Quanti sono al momento i firmatari? Ci sono state resistenze da parte degli associati a gruppi già noti e sopratutto quali sono i rapporti con i fondatori dei principali movimenti di e gli obiettivi che vi proponete nel medio periodo?

I fimatari sono oggi 45, più altri 10 in attesa di verifica, ma arrivano ogni giorno delle nuove richieste di adesione. Per scelta abbiamo deciso di contattare ed invitare a firmare la Carta, tutti i vignaioli naturali italiani, utilizzando gli elenchi delle principali fiere del settore. Uno dei gruppi già strutturati, ci ha informato che ha sottoposto la Carta ai propri associati per valutare una eventuale adesione collettiva. Nel medio periodo vorremmo organizzare degustazioni e/o fiere dei soli firmatari, lavorare per rendere possibile in un prossimo futuro l'indicazione degli ingredienti nelle etichette del vino, rendere riconoscibili i vini de firmatari con un logo, ecc Le proposte sono molte, crtamente a breve apriremo un sito web per comunicare tutte le adesioni e le nostre attività.


E allora vediamola questa carta, le cui regole sono in buona parte mutuate da quelle di una delle più antiche associazioni europee di produttori di vini natuali, l’Association des Vin Naturel:

“Il nostro Vino Naturale è:

1) ottenuto da uve da agricoltura biologica o biodinamica anche autocertificata, raccolte manualmente (il produttore, sottoscrivendo questa Carta, accetta analisi per la ricerca di eventuali residui di fitofarmaci e livello di solforosa);

2) unicamente da fermentazioni spontanee (senza lieviti o batteri aggiunti);

3) con un contenuto in solforosa totale all’imbottigliamento di max 40 mg/l per tutti i vini, indipendentemente dal tenore di zuccheri residui;

4) senza l’aggiunta di alcun additivo o coadiuvante enologico in vinificazione, maturazione e affinamento;

5) senza trattamenti fisici brutali e invasivi (osmosi inversa, filtrazione tangenziale, pastorizzazione, criovinificazione o termovinificazione, filtrazione sterilizzante,ecc.)

Tali regole devono essere valide per tutti i vini prodotti dall’azienda. Nel sottoscrivere tale carta, si attesta la conformità del proprio lavoro agli intenti sopra scritti.

I vignaioli che non vogliono o non possono assumersi tale impegno non sono tenuti ad aderire.

I firmatari aderiscono ad una ricerca Universitaria mediante analisi chimiche e microbiologiche, alla ricerca nei vini di metaboliti e prodotti di degradazione di vari ceppi di lieviti, al fine di determinare uno standard che evidenzi l’uso di lieviti selezionati o di fermentazioni spontanee. I firmatari, inoltre, nell’immediato futuro si impegnano a sostenere e proporre tutte quelle iniziative finalizzate alla possibilità di riportare nell’etichetta dei vini, la lista completa degli ingredienti.”

Le premesse etiche di queste indicazioni operative sono le seguenti:

“La convinzione ispiratrice è che il vino continui ad essere quella risorsa alimentare corroborante e salutare come è stata conosciuta nei secoli, e non debba essere ridotto a una sorta di bevanda, alterandone e correggendone sistematicamente i costituenti.
NELLA NOSTRA PRATICA QUOTIDIANA IL VINO NATURALE E’:

è un vino integro e vitale perché è ottenuto da uve da agricoltura biologica o biodinamica, anche autocertificata .
è un prodotto agricolo ottenuto dal vignaiolo che ne segue direttamente tutte le fasi produttive, dalla coltivazione della vite al confezionamento nella bottiglia;
è ottenuto solo da uve proprie, coltivate direttamente, o, se acquistate, provenienti da vigneti di produttori biologici o biodinamici dello stesso territorio (non più del 30% del totale);
è ottenuto da fermentazioni spontanee, senza l’utilizzo di lieviti o batteri selezionati fabbricati in laboratorio;
è ottenuto senza l’aggiunta di nessuno degli additivi o coadiuvanti enologici ammessi dal disciplinare convenzionale e anche da quello del vino biologico e biodinamico, in vinificazione, maturazione e affinamento;
è esente da quelle manipolazioni e trattamenti fisici o chimici invasivi ammessi dai disciplinari del vino convenzionali o biologici.
è ammessa nei vini una quantità di solfiti (anidride solforosa totale all’imbottigliamento, dichiarata dal produttore e comprovabile analiticamente) che può essere superiore a quella che si genera naturalmente nei mosti durante la fermentazione alcolica, ma è mantenuta sempre di molto inferiore a quella consentita per legge (vino convenzionale e vino biologico) ed impiegata soltanto allo scopo di consegnare intatto al consumo, negli anni, un vino prodotto con la massima naturalezza in tutte le fasi, dalla vigna alla vinificazione.

All’interno di queste regole, che i produttori si impegnano a rispettare, i VINI NATURALI sono realizzati senza ulteriori vincoli predefiniti, dando spazio alla propria creatività, storia e cultura e sono profondamente legati al terroir che interpretano e rappresentano. Per questo i VINI NATURALI possono presentare delle sorprendenti, sostanziali diversità che sono da considerare una vera ricchezza”.

Questo protocollo che fornisce linee guida essenziali per poter definire “naturale” un vino è un’assoluta novità per la realtà italiana. L’idea di vino naturale nasce in Francia con Jules Chauvet ed è proprio in Francia che esiste l’unica associazione, storica, che ha codificato la produzione di vino naturale.

In Italia fino ad oggi nessuna associazione aveva fornito indicazioni precise, agronomiche e di vinificazione, soprattutto usando esplicitamente la definizione “Vino Naturale”. È chiaro come questa sia una svolta notevole per il nostro paese e per il mondo del vino.


Di seguito vi elenchiamo i vigneron che hanno deciso di sottoscrivere la carta di intenti e il protocollo:

ABRUZZO
Lorenza Ludovico – Az. Agr. Ludovico
Enrico Gallinaro – Az. Agr.Colle S. Massimo
Francesco e Mariapaola Di Cato – Az. Agr. Di Cato

BASILICATA
Antonio Cascarano – Az. Agr. Camerlengo

CALABRIA
Biagio Diana – Az. Agr. Diana

CAMPANIA
Raffaello Annichiarico – Podere Veneri Vecchio
Salvatore Magnoni – Az. Agr. Salvatore Magnoni
Claudio Panetta -Az. Agr. Cancelliere
Mario Basco Diana Iannaccone – I Cacciagalli
Elisabetta Luorio – Az. Agr. Casebianche

EMILIA ROMAGNA
Flavio Cantelli – Az. Agr. Maria Bortolotti
Alberto Carretti – Podere Pradarolo
Marco Rizzardi -Az. Agr. Crocizia
Denny Bini – Podere Cipolla
Alberto Anguissola – Az. Agr. Casè

LAZIO
Giuliano Salesi – Podere Orto
Daniele Presutti- Chiara Bianchi – Az. Agr. Ribelà
Marco Marrocco – Az. Agr. Palazzo Tronconi
Andrea Occhipinti – Occhipinti Agricola

PIEMONTE
Guido e Igiea Zampaglione – Tenuta Grillo
Ferro Bruna – Az Agr. Carussin
Paolo Malfatti – Cascina Zerbetta
Andrea Tirelli – Az. Agr. Tirelli Vini
Daniele Saccoletto – Az. Agr. Saccoletto Vini

PUGLIA
Domenico Mangione – Az. Agr. Macchiarola

SICILIA
Pierpaolo Beatriz Badalucco – Az. Agr. Dos Tierras
Nunzio Puglisi – Vini Enotrio
Aldo Viola – Az. agr. Viola
Vincenzo Mario Angileri . Az Agr. Viteadovest
ViniScirto, Az. Agr. Faro Giuseppina
Etnella Soc. Agricola Presa – Davide Bentivegna

TOSCANA
Emilio Falcione – Az. Agr. La Busattina
Roberto Moretti-Lucia Mori – Podere Casaccia Sinefelle
Giovanni Batacchi – Az. Agr. Pian del Pino
Francesco De Filippis – Az. Cosimo Maria Masini
Dario Nocci – Coop. Agr. La Ginestra
Stefano Gonnelli – Az. Agr. Borgaruccio
Andrea Rossi – Az. Agr. Della Bruciata

UMBRIA
Rocco Trauzzola -Fattoria Mani di Luna
Paolo Bolla – Az. Agr. Fontesecca
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#2 Commenti

  • Lorenzo Conci

    Lorenzo Conci

    Che dire? Quando qualcuno si impegna a produrre in modo naturale si deve dire: va bene! Ma non basta a sciogliere dubbi, a sollevare interrogativi.
    Ad esempio:
    Dalla carta di intenti si desumerebbe essere questa un iniziativa quasi pionieristica. Ma a parte che non è nuovo l'argomento, esistono associazioni esplicitamente "naturali" (Il gruppo di Angiolino Maule ad esempio) e è molto difficile capire dove stiano le differenze concrete.
    Il gruppo "vignaioli delle Dolomiti" ( gruppo cui fanno parte Rosi, Fanti Poier e Sandri ecc.) non solo propone intenti analoghi ma sollecita normative e si propone auto-regolamenti più severi degli esistenti.
    Gruppo analogo in Alto Adige, molto consistente, e con certificazioni di una certa affidabilità.
    Potrei continuare...
    Viene il sospetto che sia un modo, nemmeno originalissimo, per cercare visibilità, sospetto che non scema, scorrendo l'elenco degli aderenti.
    Forse sono troppo critico, ma io continuo a pensare che, al momento, solo conoscendo le singole aziende di persona si abbia un margine discreto ( non assoluto) di garanzie.
    Non vedo, almeno nel nostro Paese, e non solo in campo enologico, arbitri terzi credibili e controlli effettivi tali da fornire certezze. Spesso e volentieri, da noi, controllori e controllati hanno interessi che confliggono, quando addirittura non coincidono.

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    #1
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Ma infatti l'unico spunto di utilità - se rimane tale - è che sia una carta adottabile da chiunque senza per forza entrare a far parte dell'ennesima associazione, quindi potenzialmente lo strumento con la maggior possibilità di aggregazione. In realtà, già nelle risposte dell'intervistato pare chiaro che la direzione ultima non escluda la costituzione in associazione e quindi, temo, le derive conseguenti e la creazione dell'ennesimo polo che se anche negli intenti sembra escluso, pare un destino quasi ineluttabile. Così invece, finché resta una carta condivisa e magari modificabile e integrabile con il contributo di tutti, sembra e può rappresentare un progetto differente.

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    #2

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