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#2 Commenti

  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Confesso di non aver letto ancora completamente questo articolo (ho letto i precedenti, molto interessanti e formativi) però mi permetto di fare una domanda sui massimi sistemi a cui spesso ho pensato in questi anni. Il fatto di stabilire che un certo tipo di vino/prodotto debba avere un prezzo di mercato è giustamente collegato alla percezione di valore (ma non solo, ci metterei anche altro) che è associata a quel tal prodotto. Parrebbe quindi che per una certa tipologia di vino, fintanto che l'immaginario collettivo lo colloca nello scaffale basso o medio mentalmente, significa che quello è il suo ruolo e debba attenersi a determinate politiche di prezzo. In linea di principio mi trova d'accordo, se trovassi un prosecco a 30 euro probabilmente non lo comprerei e gli preferirei un Franciacorta, questo non per via del contenuto ma a prescidnere per tutto quell'insieme di informazioni dirette e indirette che negli anni hanno consolidato l'opinione che io ho di un certo prodotto e lo scompartimento di mercato e di utilizzo (importante secondo me!) in cui sempre la mia mente è andata a collocarlo.

    Questo significa che il Prosecco è e sarà sempre relegato al ruolo di bolla comprimaria di fascia b rispetto a Franciacorta, Champagne e compagnia cantando? Intendiamoci, per me ha totalmente senso che esista una bollicina più accessibile dal punto di vista economico, è proprio necessaria e serve sul mercato perché ce n'è richiesta costante e rappresenta una fetta di mercato enorme.

    In questo senso, credo che se il Prosecco si discosta troppo dall'immaginario collettivo di bollicina buona e a buon prezzo rischia di spostarsi su un altro segmento di mercato dove però allo stato attuale perde perché dovrà lavorare per modificare radicalmente il concetto che la massa ha di questo prodotto.

    Nel contempo, specialmente sul Prosecco, mi pare esistano due binari, quello della produzione di nicchia, artigianale, magari con metodo della rifermentazione naturale in bottiglia senza sboccatura o dell'autoclave piccolina e quello dei milioni di ettolitri, dell'industria, senza che questo abbia alcuna accezione negativa. Come lo si risolve? Perché se un binario poggia sull'altro, vedo difficile per uno dei due smarcarsi. Oppure si crea un nuovo prodotto, tipo l'Asolo Docg Extra Brut con cui puntare a giocare in un nuovo campionato.

    Situazione complessa.

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    #1
  • Lorenzo Biscontin - biscomarketing

    Lorenzo Biscontin - biscomarketing

    La risposta sintetica (incredibile dictu) è NO, il prosecco non sarà PER FORZA relegato a bolla di serie B.

    Anche se il successo del Prosecco sta proprio nel fatto di non essere percepito dalla maggioranza dei consumatori come bolla di serie B (cosa che succede invece all'estero ai metodi classici italiani rispetto allo champagne), bensì come una bolla DIVERSA rispetto ai metodi classici (e spesso più buona, con tutto lo scandalo che la soggetività di questo termine può comportare per i consumatori esperti).

    Però il riposizionamento di prezzo sul mercato per essere sostenibile deve essere preceduto da un riposizionamento della percezione dei valori (benefits) del prodotto e non dalla creazione di una carenza di offerta.

    Stesso ragionamento vale per la segmentazione all'interno del mercato del prosecco, dove le produzioni artigianali trovano ragion d'essere quando propongono dei valori diversi, e migliori per le persone a cui si rivolgono, rispetto al prodotto generico. Può essere l'extra brut, possono essere le fermentazioni più lunghe, la spumantizzazione da mosto, ecc.... Personalmente vedo difficile che la piccola dimensione fine a se stessa possa rappresentare un valore sostenibile (ma io ho la visione distorta di chi ha sempre operato nelle grandi e medie aziende).

    Ricordo però che al netto di tutto la narrazione che possiamo mettere in piedi, la valutazione ultima delle persone viene fatta con il palato.

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    #2

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