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#3 Commenti

  • Bele Casel @ Luca Ferraro

    Bele Casel @ Luca Ferraro

    Ciao Lorenzo,
    Io e te ci conosciamo da anni, abbiamo idee diverse sul mondo Prosecco, vediamo questo bellissimo mondo da prospettive diverse, io vignaiolo, tu uomo di marketing.
    Permettimi quindi di dissentire su quasi tutta la linea.

    1) La zonazione è, in territorio italiano, a mio parere totalmente sopravvalutata. Ricordiamoci sempre che a distanza di 500 metri, all'interno della stessa vigna possiamo trovare suoli/esposizioni/microclimi completamente differenti. Poi che si fa se la zonazione dicesse che per esempio Trieste non da buoni prodotti? Vietiamo di produrre Prosecco in quella zona? Mi pare alquanto utopistica come idea.
    Riguardo al paragrafo successivo, ci stai dicendo che tutto il Veneto e il Friuli hanno una grande vocazionalità a produrre Glera? Caorle come Monfumo? Il Carso come Saccol?
    Terzo paragrafo, non dimentichiamo MAI che quando l'offerta supera la domanda chi ne guadagna è che acquista (l'industriale) e che ne perde (come sempre accade) è il contadino. Il passo successivo è: per riuscire a guadagnare il pane sul mio terreno con uve a basso prezzo devo produrre una valanga d'uva. La storia di altre denominazioni può aiutare a comprendere questo concetto. Come vedi il concetto di qualità in vigna si deve strutturare diversamente, magari pagando di più chi lavora meglio e non solo in base al grado babo.

    2) Nessuno sta dicendo che deve essere bloccata la crescita ma stiamo solo considerando il fatto che si deve crescere mettendo fondamenta sicure per il futuro di un'intera denominazione.
    Sul discorso commodity potrei subito smentirti. Se il ragionamento è: il prezzo si alza e quindi potremo venire sostituiti da un prodotto a prezzo più basso vuol dire che alla gente non importa del marchio Prosecco ma sta solo valutando una bollicina a prezzi irrisori, stiamo palesemente parlando di commodity.
    Fingiamo che la Bele Casel abbia richieste per 100.000 bottiglie ma in un anno ne produca solo 50.000. Il ragionamento corretto è ritoccare il prezzo e lavorare affinchè il valore percepito (qualitativo e di immagine) della bottiglia si alzi o è meglio comprare vigna in zone poco vocate per assecondare la domanda? Che succederebbe se tra 5 o 6 anni si riducesse la domanda? Soffriremo di più nel primo o nel secondo caso?

    3) tenere alto il prezzo delle uve e conseguentemente il prezzo del vino base vuol dire anche evitare di vedere sullo scaffale bottiglie di spumante a prezzi ridicoli, quasi offensivi nei confronti di chi lavora quotidianamente per dare qualità e valore ad un vino e ad un territorio.


    Se vuoi rivedere tutta la "puntata" ti lascio un link: https://www.facebook.com/VignaioliIndipedentiTrevigiani/

    p.s. il broker intervenuto ha detto che l'America deve ancora cominciare a lavorare seriamente, non sono ancora partite le promozioni!!!!!!!!!
    Davvero servono pure le promozioni per ridicolizzare il Prosecco? E' questo quello di cui abbiamo bisogno? DAVVERO????

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    #1
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    In effetti anche se mi trovo abbastanza in linea con quanto dice Luca complessivamente, sono convinto che il Prosecco a scaffale non dovrebbe diventare un prodotto da 10 euro a bottiglia ma restare in una fascia entro i 5-8 al massimo diciamo (nel pezzo Lorenzo parla di prezzi di vini sfusi).

    Credo che l'ambizione e il desiderio di far bene sia sempre da premiare e assolutamente genuino e comprensibile oltre che positivo, tuttavia il ruolo del Prosecco tradizionalmente (ma anche oggi) è sempre stato un ruolo di prodotto per il consumo quotidiano, più disimpegnato, nell'accezione più bella del termine, cioè di tutti, facile, senza troppe menate. Anche il prosecco col fondo che ora è di moda, era il primo prosecco da damigiana che la gente che beveva acquistava e magari si imbottigliava da sé. Io non bevo prosecco da 2 euro in gdo, in genere il mio consumo è su bottiglie tra i 4,50 e gli 8 euro per questo tipo di vino ma sopra tale soglia preferirei un Franciacorta e sopra ancora uno Champagne. Recentemente è tutto un pullulare di brut, extra brut, brut millesimati, extra dry, dry (che la gente comune crede sempre siano più secchi dei brut, riflettete anche sulle terminologie da iniziati) che è un casino totale. Lavorare per la qualità secondo me è fondamentale ma senza rischiare di trasformare un prodotto di tutti - il suo successo è proprio in questo suo tratto popolare - in un prodotto elitario. Allora converrebbe a mio avviso trovare un'altra denominazione (tipo l'alta langa del piemonte per capirci) che identifichi un preciso processo produttivo (no autoclave, presa di spuma in bottiglia, numero minimo di posa sui lieviti, ecc.) ma la glera ha le caratteristiche idonee (lo chiedo sommessamente e senza retorica) per quel tipo di campionato?

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    #2
  • Lorenzo Biscontin - biscomarketing

    Lorenzo Biscontin - biscomarketing

    Caro Luca, hia tutto il diritto di dissentire e non devi nemmeno chiedere il permesso.

    Rispondo ai tuoi punti non per testardaggine,ma per spiegare con più argomenti e più in dettaglio da dove nascono le mie considerazioni (argomenti e dettagli che probabilmente ho già indicato nei miei oramai innumerevoli interventi sul prosecco, ma la vita è adesso).

    1) Mi fido del tuo parere sulla sopravvalutazione della zonazione. Il motivo per cui mi sono detto d'accordo è perchè spererei che così si possa sgombrare il campo dall'argomento della vocazione dei vari terreni e territori a produrre glera in grado di dare Prosecco (spumante) con la qualità minima richiesta dal disciplinare delle DOCG e della DOC. Perchè è di questo che si parla a livello di politiche di sistema.
    Fosse per me ne farei a meno perchè i fatti hanno dimostrato che la glera si sposa perfettamente al terroir (non dimentichiamo la componente socio-economica, il saper fare, soprattutto quando c'è una seconda fermentazione).
    Cinque anni fa non si diceva forse che nella DOCG Conegliano Valdobbiadene si stavano piantando vigneti dappertutto, quindi (ma su che base tecnica e scientifica "quindi") anche in zone non vocate? Oggi tutti quei vigneti stanno producendo DOCG Conegliano Valdobbiadene (per definizione visto che il vino è certificato sia in termini chimico fisici che organolettici.
    Vogliamo dire che la vocazione e le caratteristiche della glera sono le stesse a Caorle ed a Monfumo. No perchè a Caorle si produce Prosecco DOC ed a Monfumo DOCG. Sono due prodotti DIVERSI.
    Vogliamo dire che Caorle ha la stessa vocazione del Carso? Nemmeno, perchè il Carso è una sottozona (come Treviso) e quindi ha delle caratteristiche specifiche.
    Vogliamo dire che la glera coltivata da Belluno a Caorle dà un prosecco che risponde ai requisiti previsti dal disciplinare? Si, perchè se dicessimo il contrario negheremmo l'evidenza dei fatti.
    Vogliamo dire che gli ettari di glera già in produzione all'interno della zona della DOC, ma fuori dal circuito DOC sono meno vocati di quelli iscritti. Anche qui negheremmo l'evidenza dei fatti visto che capita che si trovino fianco a fianco (come i vigneti di merlot, cabernet sauvignon, eccetera).
    Questo per me è una conferma del terroir, per altri sarà solo fortuna, ma resta un dato di fatto incontrovertibile.

    2) Le fondamenta per il futuro della denominazione, secondo me, si consolidano alzando il valore percepito del prodotto. Non con politiche di "gestione" dell'offerta che alzano il prezzo in modo speculativo.
    L'ha detto molto bene Gianpaolo Paglia (che è un vignaiolo) qualche anno fa: le oscillazioni del prezzo di un prodotto in base alla disponibilità e non alle sue caratteristiche percepite impediscono di costruire e consolidare l'immagine.
    Che è esattamente quello che succede nel caso delle commodity come i diamanti, oscillare in base all'equilibrio tra domanda ed offerta. Meno a De Beers che è una marca di diamanti.
    Uno dei "problemi" del prosecco secondo me è proprio questo: viene gestito più come una commodity che come una marca.
    Credo ci siano pochi dubbi che l'Iphone sia una marca, eppure se il differenziale di prezzo rispetto al Samsung supera una certa forbice le vendite calano in modo più che proporzionale.
    Le curve di elasticità della doanda non esistono solo nei libri, però nel mondo reale non sono continue, ma vanno a scalini. Sopra un certo prezzo assoluto si rompe la coerenza tra valore e prezzo per i consumatori attuali e/o potenziali e le vendite si bloccano.
    Io ho gestito sul mercato italiano due marche di champagne, Laurent-Perrier e Pommery ed i "punti - prezzo" a cui si sviluppavano i volumi di vendita erano diversi. Perchè era diverso il valore percepito.

    Se a te piace un formaggio ed ogni volta che vai a comprarlo lo trovi ad un prezzo diverso perchè il produttore ha deciso di variare le quantità che produce, quale opinione ti faresti di quel produttore e di quel prodotto?

    3) Sui prezzi capiamoci: un prosecco venduto a scaffale a 5 euro/bottiglia si colloca nella fascia del 20% dei vini più costosi venduti in GDO.

    Certo è un modello di business che può funzionare solo per grandi produttori, con grande efficenza produttiva e che puntano ad ottenere la marginalità complessiva attraverso una bassa marginalità unitaria su grandi volumi.

    Ovvio che è un modello di business insostenibile per un vignaiolo. Però è un modello di business che negli ultimi 3 anni ha dato ai viticoltori (soprattutto nel Prosecco DOC) una redditività per ettaro che non ha uguali in Italia (e credo neanche nel mondo).

    E sì, la GDO ha bisogno di fare le promozioni sul Prosecco, sia per raggiungere gli obiettivi di fatturato che per attirare i consumatori nei punti vendita.

    D'altra parte le fa anche lo champagne.

    La domanda non è "Cosa succederebbe se calasse la domanda?", ma come diceva Zanette "Cosa fare per proseguire e consolidare la crescita?" Ragionando in termini di profitto complessivo del comparto aggiungo io.

    Secondo me non sarà prendendo figurativamente a pesci in faccia clienti e consumatori nella fasi di crescita della domanda. Sono boomerang già visti.

    Concludo ribadendo che sono sinceramente convinto della grande potenzialità della proposta FIVI, che secondo me va realizzata valorizzando la sua diversità di valore (lo se è un pessimo italiano, ma è stata una lunga giornata).

    Tra l'altro mantenere alto il prezzo del prosecco (DOC) con politiche di riduzione dell'offerta, porta ad appiattire la forbice di prezzo tra i vari livelli di prosecco a discapito del posizionamento e valorizzazione delle DOCG, che rischiano di superare il prezzo limite per il consumatore.

    Buonanotte.

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    #3

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