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#4 Commenti

  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Pezzaccio. Nel senso di bello e utile.
    Sulla questione dei superi di produzione non ci avevo mai pensato. E' davvero come lottare contro sé stessi, è un paradosso assurdo e controproducente. Sui 7 milioni di marketing una domanda ce l'avrei anche io ma te la faccio in privato.

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    #1
  • Fabio Piccoli

    Fabio Piccoli

    Molto corretta Lorenzo la tua osservazione sul vino "commodities" ed infatti il problema non sta nei consumatori ma paradossalmente in alcuni (troppi) produttori che talvolta considerano e trattano come tale il loro vino

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    #2
  • Maurizio Gily

    Maurizio Gily

    grazie Lorenzo. In altre parole i superi andrebbero semplicemente aboliti. Si alzano i massimali della DOP e si aboliscono i superi. Ma poi il rischio è che chi vende l'uva o la porta in cantina sociale spinge al massimo e poi fa i superi degli ex-superi... e questi per legge non dovrebbero essere vinificabili in nessun modo a meno di declassare tutta la partita. Dopo un po' secondo me imparano. Temo però che non sia facile perchè i signori dei superi sono una lobby potente. L'Asti è l'esempio lampante. Chi dovrebbe spingere in tal senso è la parte agricola, ma servirebbe una visione di lungo periodo che non mi pare di vedere. Se ci fosse stata in passato la cooperazione avrebbe in mano almeno una parte del mercato dell'Asti, invece di fare da deposito per gli industriali, per l'Asti e per il "Gran Dessert".

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    #3
  • Lorenzo Biscontin - biscomarketing

    Lorenzo Biscontin - biscomarketing

    Esatto: i superi non hanno alcun senso dal punto di vista tecnico, organolettico o commerciale.
    Poichè si tratta di produzione agricola è giusto e necessario fissare un intervallo per la produzione/ha. Se rientro nell'intervallo tutta la partita (che ha le medesime caratteristiche diventa atta a DOC se sono fuori tutta la partita è declassata.
    Questa è la fisiologia, il resto è patologia (che c'è e ci sarà comunque, qualunque sia il quadro normativo).

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    #4

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