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#8 Commenti

  • Emanuele Di Mauro

    Emanuele Di Mauro

    Ho letto il disciplinare.
    La cosa più interessante è un limite molto stretto per la solforosa.

    30mg/Litro per un rosso è davvero pochissimo. A volte in fermentazione si arriva a questa quantità senza aggiungere solfiti.

    Certo, una sfida molto ambiziosa.

    Non sono invece molto d'accordo con la limitazione sui trattamenti termici che possono in parte rimediare al limite sulla solforosa. Esistono poi pratiche molto antiche di esposizione del vino ai raggi solari, basta pensare a certi passiti (anche in Francia) che migliorano molto col sole. Una temperatura massima di 30°C ? Che senso ha ?

    Riguardo le acidificazioni, mi sembra davvero troppo severo non consentirle. Oltre tutto praticamente impossibile andare a verificare che il tartarico sia in parte aggiunto. Per le desacidificazini sono d'accordo. In genere alterano sfavorevolmente le qualità organolettiche di un vino.

    Per quel che riguarda la degustazione che anticipa le analisi, credo che il problema sia essenzialmente economico. Un'analisi chimica classica è già costosa, figuriamoci se si va alla ricerca di residui chimici.

    Mi sembra comunque una buona iniziativa, nessuno ha l'obbligo di aderire.

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    #1
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Penso che un'azienda che avesse il desiderio di entrare nell'associazione, finanzierebbe molto volentieri le analisi sui propri vini ma sembra che sia una questione che viene affrontata solo dopo un parere favorevole della commissione d'assaggio. In questo senso, un disciplinare tutto molto preciso e meccanicistico, lascia spazio alla soggettività personale, cioè non si entra se i vini sono privi di pesticidi e rispondendi a livello tecnico, cioè, non basta. Bisogna che prima si passi il vaglio preliminare (e insindacabile) della commissione d'assaggio. Come giustamente rilevi tuttavia, non vi è alcun obbligo di aderire per cui, tutti liberi.

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    #2
  • Stefano Giannini Maioli Gourmand

    Stefano Giannini Maioli Gourmand

    VinNatur, posso garantire avendo amici che sono soci, che si basa su parametri molto rigidi e controlli a sorpresa ( 2 generalmente) ogni anno! Alla prima eccezione riscontrata sui parametri stabiliti lettera di diffida alla seconda sei fuori per sempre. Devo dire che mi affascina molto questa serietà e rigidità interna però effettivamente, anche se giustamente come avete ricordato il tutto è LIBERO, non sono molto d'accordo sulle regole d'ingaggio di un nuovo socio...forse dare tanta responsabilità soggettiva ad una giuria per un passo cosi importante a monte non la ritengo personalmente una scelta corretta. Comunque concordo conEmanuele Di Mauro e con Filippo Ronco resta una bella iniziativa

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    #3
  • Rosario Amato

    Rosario Amato

    Sicuramente una bella iniziativa ed un punto di partenza importante per tutelare il consumatore da cantine e vignaioli disonesti.
    A mio avviso però sarà davvero difficile effettuare dei controlli efficaci.
    E’ impossibile verificare l’eventuale aggiunta di acido tartarico, oltre al fatto che in alcune zone viticole e per alcune varietà è assolutamente necessario.
    La stessa cosa vale per i lieviti selezionati, enzimi pectolitici ecc.
    In questo senso, secondo me, il futuro del vino naturale dipenderà dal buon senso/coscienza di vignaioli e cantine.

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    #4
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Rosario Amato, così però c'è il concreto rischio di tornare alle autocertificazioni come unico modello percorribile. Cioè lo so anch'io che la migliore garanzia è il produttore e se lo conosci ti puoi fidare. Il problema è che non è possibile pensare che il mercato si muova sulle stesse identiche logiche amicali e relazionali che contraddistinguono questo mondo. Sempre che il mondo dei vini naturali voglia rapportarsi con il mercato e a giudicare da dove, come e quanto vendono i più noti natur-friendly direi proprio di si.

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    #5
  • Rosario Amato

    Rosario Amato

    Filippo Roncoo, Sono d'accordo, il mercato ed i consumatori vogliono certezze e quindi la certificazione è necessaria.
    Ma secondo me con questo disciplinare il problema rimane, ma ripeto è sicuramente una buona base di partenza.

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    #6
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    L'unica strada seria percorribile in qualsiasi ambito si voglia certificare una qualsivoglia qualità di qualcosa, è pubblicare un protocollo e affidarne la verifica della sua applicazione puntuale ad un organismo di vigilanza terzo che deve rimanere imperturbabile nell'emissione dei pareri. Nella fattispecie i campionamenti in vigna e cantina e le verifiche sui vini dovrebbero essere anonimizzati da persone che non compongono poi la commissione di esame.
    Al protocollo ci sono arrivati, migliorabile o meno, è un atteggiamento serio, ora però, mia opinione personale è che nell'applicazione dello stesso che si gioca tutta la serietà o meno del progetto

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    #7
  • Mike Tommasi

    Mike Tommasi

    quindi l'assaggio "alla cieca" di VinNatur viene usato esattamente nello stesso modo che gli assaggi per le DOC. Nei due casi anche alla cieca è facile identificare gli amici della ghenga e quelli da escludere.

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    #8

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