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Food delivery, startup e finanziamenti nella bay area

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Food delivery, startup e finanziamenti nella bay area
Ho letto questo bellissimo articolo su Medium dove si parlava di startup di food delivery finanziate con investimenti milionari nella bay area, apparentemente senza alcun senso. Sintetizzando al massimo il pezzo, la conclusione a cui arriva l'autore è che questi finanziamenti (in questa zona un investimento seed parte da 2-3 milioni di euro) paiono un rischio bello grosso. Non solo la food delivery aggiunge rispetto per esempio al trasporto on demand (Uber) un terzo soggetto essenziale (le cucine) ma pare che il costo di delivery medio di un pasto stia abbondantemente al di sotto di quello che dovrebbe costare perché la baracca funzioni:

"In the emerging food delivery wars, the stakes are high, the margins are slim, and the competition is vast. Some will fail. Others will quit. But a few of them might just end up delivering the billion-dollar goods."

Il concetto è, prima acquisisco enormi fette di mercato sottocosto in modo da diventare sostanzialmente l'incumbent di riferimento, poi, quando ho fatto terra bruciata attorno a me, alzo i prezzi e inizio a guadagnare. Del resto ne parlavamo ieri anche su Vinix con Marco Baccaglio, lo stesso colosso di Jeff Bezos che fattura diverse centinaia di miliardi, ha un utile netto di 4 miliardi, poco e niente per una macchina da guerra del genere.

Traggo due insegnamenti.

Il primo è che l'embrionale ecosistema italiano dei VC equivale, a malapena a quello dei pre-seed californiano ma questo, se da un lato rende la partita di difficile paragone con gli amici americani, rende anche il tutto molto più tangibile.

Il secondo è che nel business plan aziendale dovresti prevedere fin da subito che i costi nel tuo modello non superino le spese in modo cronico. Può certamente essere così nella fase iniziale di spinta ma devi sempre poter contare su un modello che se domani mattina fermi gli investimenti si regge da solo coprendo almeno completamente i costi fissi.


P.s.: Stiamo per lanciare la nostra applicazione mobile, un parto plurigemellare podalico se vi fidate, questione di settimane al massimo per l'accettazione e conseguente pubblicazione sugli store di Google e Apple. Il gioco si fa duro ma fortunatamente, continuando a investire, pare siamo ancora in partita.


[Foto credit: The California Review]
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#3 Commenti

  • Niccolò Desenzani

    Niccolò Desenzani

    Ho letto con interesse questo e i vari interventi di Marco Baccaglio. Una cosa che nella mia ingenuità totale mi colpisce è che si parli molto in questi settori (food e wine delivery estendendo al general purpose Amazon) del modello "marketing" e si taccia completamente il discorso delle modalità con cui approvvigionarsi e fare delivery. Nel caso di Amazon c'è la profonda cultura logistica alla base del successo, mentre forse è ancora da trovare la svolta sul piano di come aumentare il margine, ma io non credo si possa risolvere nell'aumento dei prezzi. Per quanto riguarda il vino credo che il tema sia la dipendenza dalla filiera attuale, per cui i principali attori del vino online in questo momento hanno filiere quasi identiche a quelle dell'enoteca tradizionale, dovendo quindi partire da un prezzo in origine già altissimo. Chiaro che questo costo è anche motivato dal posizionamento dei prodotti, che sono già selezionati, noti e riconosciuti. In questo VGM è agli antipodi: c'è una nuova "tecnologia" di approvvigionamento/delivery, con un potenziale margine elevato, ma la sua diffusione nel mercato ha aspetti perlomeno interlocutori.
    Capisco che prima di tutto ci sia l'urgenza di arrivare prima e occupare gli spazi, ma no è logico pensare che nel medio termine risulterà vincente chi sarà più efficiente e avrà un meccanismo di creazione di valore aggiunto indigeno, per es attraverso un'autorevole selezione di produttori meno noti, e potrà quindi quindi combattere con prezzi aggressivi mantenendo un bilancio sano? Ripeto che sono osservazioni da uomo della strada.

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    #1
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Anch'io non penso che la svolta risieda nell'aumento dei prezzi ma nell'efficienza del sistema. Per esempio noi ci reggiamo perché abbiamo infinitamente meno costi degli altri sul piano logistico e sul piano dell'approvvigionamento della materia prima, questo è in funzione del modello ideato, scelto e sviluppato. Concordo con te quindi che l'obiettivo è di riuscire ad avere il modello più efficiente anche se lungo il cammino servirebbe di tutto un po' e se per ora l'acquisizione di quote di mercato è ancora una partita completamente aperta, nel giro di qualche anno se la disparità di risorse resterà sempre così tanto disallineata, potrebbe diventare un problema.
    In questo senso, aver lavorato per costruire basi solide e per un catalogo che non volesse fare l'amazon ma creare soprattutto valore per chi compra ma anche per chi ne fa parte, credo sarà l'asso da sfoderare al momento opportuno.

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    #2
  • Marco Carestia

    Marco Carestia

    Amazon investe miliardi nell'organizzazione e continua ad espandersi, anche se non vista di buon occhio per molteplici ragioni

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    #3

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