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Da Vini di Vignaioli a Fornovo alla presentazione di Vitae a Milano, alla ricerca di punti di contatto

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Da Vini di Vignaioli a Fornovo alla presentazione di Vitae a Milano, alla ricerca di punti di contatto
Recentemente si sono svolti, a distanza di pochi giorni l'uno dall'altro, due eventi nel panorama del vino italiano significativi, Vini di Vignaioli a Fornovo e la degustazione di Ais a Milano in occasione della presentazione della guida Vitae. Due eventi molto diversi tra loro per filosofia, pubblico e location, cameratesca quella dei vignaioli a Fornovo di Taro, sofisticata quella della Diamond Tower a Milano.

Il primo evento premia la naturalità e la artigianalità come filosofia di vino e di vita, il secondo la qualità secondo i criteri estetici dei sommelier, valutando soprattutto il risultato finale nel bicchiere. A Fornovo si respira l'aria vinosa e gioiosa che allarga le narici e i cuori, più che un salone un vero e proprio raduno dei vignaioli, a Milano l'atmosfera è decisamente diversa, più formale e professionale.

Esaminando l'elenco dei vini che hanno preso le quattro viti Ais, il riconoscimento più alto della guida Vitae, emerge l'esistenza di una tipologia di vini che potrebbero trovarsi bene in entrambi i saloni. Parlo di vini fatti con un occhio di riguardo alla genuinità, evitando di maltrattare i terreni con chimica di sintesi o di fare uso insensato di biotecnologia enologica in cantina mortificando il vino per poi ricostruirlo. Vini fatti artigianalmente, in quantita contenuti, da piccoli produttori che investono il loro tempo e enrgie in vigna e in cantina piuttosto che in campagne pubblicitarie o di marketing. Vini, in altre parole, che hanno una faccia e un'anima, una persona che si identifica come loro artefice, pur essendo il vino sempre il risultato di una sinergia, di un lavoro di squadra tra uomini cosi come lo è tra uomo e natura.

Sono vini il cui valore può essere misurato, non solo sulla presenza o meno di solfiti, lieviti ecc, ma più che altro sulla loro capacità di esprimere al meglio un vitigno e un terroir. La loro naturalità si presenta come via maestra per raggiungere un traguardo importante, quello di fare un grande vino. La naturalità non è quindi  l'obiettivo in sé, ma il percorso più valido per raggiungere l'obiettivo finale- fare il miglior vino che si può sul prprio terroir.
Potremmo definire questa categoria di vini come vini artigianali che esprimono valori conservativi in maniera naturale.

Sono vini dalla bellezza indiscussa in grado di mettere d'accordo chiunque, dal degustatore rigido, perfezionista e formale, al bevitore passionale di vino naturale. La loro bellezza va oltre la soggettività e travalica le mode.  La grandezza di questi vini  risiede nella loro capacità di toccare i cuori e i palati di tutti, facendo riflettere gli emotivi ed emozionare i razionali. 

 Tali sono per esempio i vini di Damijan Podversic, i suoi maestosi bianchi macerati, di una profondità e complessità abissale, vini in cui perdersi per ritrovarsi. Dalla fattura esemplare in cui la tecnica della macerazione non sovrasta mai il vitigno come succede invece in certi casi in cui non si ha la sensibilità o la conoscenza profonda delle caratteristiche dei vitigni per comprendere come usarla e si finisce con confondere il fine col mezzo. I vini di Damijan sono vini di impressionante  complessità, eleganti e profondi, capaci di parlare non solo ai sensi, ma di penetrare in profondo, fino all'anima.
E tutto ciò, comunque in maniera enologicamente impeccabile.

Tali sono anche i vini di Christoph Kunzli di Le Piane, il custode delle vecchie vigne a Maggiorina, eredità unica del territorio di Boca di cui Le Piane è parte integrante della preservazione e direi pure della resurrezione si questo angolo del Nord Piemonte,il  magnifico terroir di Boca che rischiava di perdersi nell'oblio. I vini di Christoph custodiscono l'anima del luogo, esprimendo la sua vera natura e rimanendo al contempo fedeli anche al concetto classico di estetica del vino.

Altro esempio di un produttore che ha saputo coniugare naturalità e  estetica classica del vino è Stefano Amerighi di Cortona, il suo Syrah biodinamico è amato sia dai bevitori di vino naturale, sia dai degustatori più tecnici, perché portatore di quel genere di bellezza che si potrebbe definire quasi universale e che è pressoché indiscutibile, nel vino come nella vita. E' quella bellezza classica e armoniosa, senza eccessi e sbavature, che poggia i piedi sulla tradizione e mira all'espressione più alta del vitigno e del terroir.

La bellezza che anima vini come quelli di Roberto Ferrando con il suo grande Carema, Lorenzo Accomasso, Bartolo Mascarello, Beppe Rinaldi, Ar.Pe.Pe, autori di alcune delle più alte interpretazioni del nebbiolo, artigianali, genuine, tradizionali.
La Venere di Milo nebbiolosita.

 In Toscana penso a Montevertine, Monteraponi, Tiezzi, Le Chiuse, Gianni Brunelli  piccoli produttori artgianali che esprimono il Sangiovese in maniera autentica e schietta esaltando (e rispettando) la sua natura più vera, il carattere del proprio terroir e le tradizioni del territorio. Vini rispettati dai degustatori con qualsiasi background, capaci di andare oltre le mode e che pur non essendo tutti "naturali" nel senso più stretto del termine, sono molto vicini a questa filisofia. Genuini e puri, sono vini che mirano alla massima espressione qualitativa possibile, servendosi di mezzi naturali unendo la consocenza e l'esperienza all'intuito e la sensibilità.
L'unica formula possibile per fare qualcosa di grande, nel vino o nella vita.

Oggi assistiamo a due fenomeni interessanti. Nel mondo del vino naturale ad una visione sempre più matura e consapevole del vino, evolvendo nell'arte stessa di fare vino senza che i vini perdano per questo in spontaneità. Si presta un'attenzione maggiore a elementi quali la pulizia in cantina, l'uso appropriato  dei contenitori, le tecniche di vinificazione, lo studio delle caratteristiche delle proprie uve e suoli ecc.
Il vino naturale italiano ha fatto indubbiamente negli ultimi decenni passi da gigante, migliorando molto in senso estetico, con sempre  meno improvvisazione e sempre più consapevolezza.

Parallelamente, negli ambienti più conservativi,  dirrei che si assiste invece ad una sempre maggior apertura mentale e degustativa verso vini non-convenzionali e al superamento di certi preconcetti che parevano inamovibili fino a uno o due lustri fa.
Che i due mondi si stiano pian piano avvicinando l'uno all'altro?


L'impatto del mondo naturale

Nell'elenco delle aziende premiate  quest'anno con il massimo riconoscimento Ais, si nota come la percentuale di quelle artigianali / eco sostenibili è in continuo aumento e si presta un'attenzione sempre maggiore agli aspetti green del vino così come al suo impatto emotivo. Siamo ben lontani dal dire che essi siano prioritari, ma stanno indubbiamente crescendo in termini di importanza.

Novità di questa edizione di Vitae anche l'introduzione del simbolo "Freccia di Cupido", a indicare vini che si sono distinti per un intenso valore emozionale. Alle degustazioni, per la stesura della guida di quest'anno, hanno partecipato 1000 degustatori soci Ais, una formula di valutazione dei vini unica nel panorama italiano. Sono stati degustati 35.000 vini di cui circa un terzo è entrato in guida.

Nell'edizione 2017 di Vitae , dedicata a Jean Valenti, socio fondatore dell'Associazione Italiana Sommelier nel 1965, scomparso recentemente, sono state recensite 2000 aziende e 15.000 vini. Numeri significavi con l'obiettivo di fornire una panoramica del vino italiano il più ampia possibile. Ci rimane il piacere della scoperta, scegliendo i vini che più si addicono a ciò che cerchiamo nel vino, l'appagamento estetico sensoriale, quello emotivo, o entrambi. Restando fedeli a sé stessi e alla propria eno-bussola, senza mai perdere il buonsenso.


[Foto credit: Associazione Italiana Sommelier]
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#1 Commenti

  • Giacomo Umberto Busulini

    Giacomo Umberto Busulini

    scrivere che fra i premiati con le quattro viti il numero dei vini "artigianali" è in continuo aumento senza indicare i numeri non induce all'ottimismo la strada dell'affermazione di questa tipologia di vini è ancora lunga per quanto riguarda le varie guide che si assomigliano tutte e sopratutto che nessuno legge tranne i produttori che invece di bearsi di essere stati premiati dovrebbero rendersi conto che l'unica strada peracquisire appeal è quella di accontanare una parte della produzione per costruire un listino che permetta di valutare l'evolversi delle loro etichette nel tempo.

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