Terracotta e vino, connubio riuscito

inserito da
Terracotta e vino, connubio riuscito
Si è concluso da pochi giorni il salone internazionale dedicato ai vini fatti in anfora "La Terracotta e il Vino" che si svolge con cadenza biennale a Impruneta presso la antica Fornace Agresti, sito di grande fascino e suggestione, organizzato dall'associazione culturale "La terracotta e il Vino".

Il salone rappresenta un'occasione unica di ampliare le proprie conoscenze sul mondo dei vini in anfora, con un interessante programma di approfondimenti e degustazioni guidate. Ben 41 i produttori che hanno partecipato all'edizione di quest'anno, 23 italiani e 18 esteri, provenienti da Francia, Austria, Portogallo, Georgia, Armenia, Stati Uniti e Australia. Paesi variopinti con tradizioni vinicole molto diverse, uniti dal filo conduttore dell'uso della terracotta come dimora del vino, che la si chiami anfora, qvevri ( Georgia), karasi ( Armenia) o talhas ( Portogallo).

In alcuni casi si tratta di una tradizione millenaria (le qvevri georgiane o le talhas portoghesi) in altri di una sperimentazione recente (Stati Uniti e l'Australia), una cosa emerge comunque chiara, l'anfora continua la sua marcia trionfale e la moda dei vini in anfora non sembra vedere il tramonto, tutt'altro.


Il concetto "anfora"


Cosa rende l'idea dell'uso dell'anfora in vinificazione così affascinante?
L'anfora è un concetto prima di essere un contenitore. Un concetto idealistico, bucolico che ben si sposa con la filosofia del vino naturale, inteso come una ricerca della sorgente, del "vino puro", del vino delle origini. L'anfora quindi ha un forte carico intellettuale ed emotivo, oltre ad avere un importante valore archeologico e storico. Queste caratteristiche la rendono unica nel panorama dei contenitori da vino. L'anfora richiama la forma dell'utero materno che in quanto tale "partorisce" il vino. É fatta di terracotta, ovvero di argilla, materiale naturale che amplifica il concetto di terroir. Il vino riposa ed evolve nel grembo della terra che l'ha generato.

Nell'anfora le uve si sviluppano in un ambiente il più vicino possibile alla terra da cui provengono, un ambiente che respira, per via della porosità della terracotta e che non apporta profumi esogeni (vedi legno). Una situazione che esalta al massimo il carattere del vitigno e le caratteristiche del terroir (anche se, parlando con gli enologi, scopriremo che ciò non vale nella stessa maniera per ogni vitigno e vi sono vitigni più o meno adatti all'uso dell'anfora in quanto più o meno soggetti all'ossidazione). Un altro tratto distintivo dell'anfora, oltre alla naturalità del materiale e alla possibilità di esprimere al meglio un particolare terroir, è che è un prodotto artigianale, difficilmente riproducibile in serie. Dietro le anfore, che siano esse georgiane, portoghesi o toscane, c'è sempre il lavoro di un artigiano.


Make your own amphoras?

Alcuni produttori hanno cercato di produrre anfore con le argille del proprio territorio per una maggior coerenza con l'espressione del terroir, come per esempio Beckham Estate Vineyard in Oregon, il cui proprietario oltre a coltivare la vigna e a vinificare si dedicata anche alla manifattura di anfore di terracotta. Le argille che usa nel suo caso non provengono dall'Oregon, ma dalla California, avendo delle caratteristiche più adatte. Altro esempio di produttore che si autoproduce le anfore è quello del nostrano Albino Arman di Casa Belfi che ha usato argille di Bassano del Grappa per la produzione, mentre della manifattura si è occupato un artigiano veneto.


Terracotta in enologia

Dal punto di vista tecnico quali sono i vantaggi della terracotta?
L'abbiamo chiesto ad Adriano Zago, enologo consulente di biodinamica che collabora  anche con la Fornace Artenova, protagonista del rinascimento della produzione di anfore in Toscana.

"Vedo l'anfora nel mio lavoro come uno strumento", racconta Adriano, "può esserci un ottimo utilizzo dell'anfora come può esserlo del legno, del cemento, dell'acciaio. L'anfora é un ottimo contenitore se sappiamo bene cosa vogliamo ottenere, se vogliamo lavorare con una porosità maggiore, con una mancanza di apporto di tannini, oppure con la tecnica delle lunghe macerazioni sulla buccia per cui é sicuramente il contenitore più adatto. Se abbiamo le idee chiare di voler andare in questa direzione l'anfora è sicuramente un ottimo contenitore. É neutro, e la cosa che mi piace di più, é fatta da artigiani, noi in Italia abbiamo Artenova a Impruneta ed anche altre fornaci e quindi possiamo usare le anfore per fare i nostri vini nella terra cotta italiana con acqua italiana. Nel caso della Toscana si recupera una tradizione di lavoro con la terracotta secolare, sarebbe bello anche se viene recuperata anche la produzione di anfore siciliane, quella in Campania ecc. In un certo senso, l'anfora per l'Italia potrebbe diventare quello che è diventata la barrique per la Francia. Ma non per forza. É un buon contenitore, dà valore aggiunto al vino e in quanto tale va enfatizzato. Ma la si può usare bene, come la di può usare male, é importante capire questo"


Quale anfora?

Esistono diverse tipologie di anfore, la differenza fondamentale è se si tratta di anfore interrate, come nel caso delle qvevri georgiane o delle karasi armene o di anfore esterne come invece sono quelle di Impruneta o le talhas portoghesi. Tenere le anfore fuori o dentro la terra sembrerebbe portare ad un equilibro molto diverso del vino, dal punto di vista tecnico, oltre che energetico. In Italia oggi esistono diverse produzioni di anfore, la più nota é quella di Impruneta (www.terraccotta-artenova.com) dove è stata recuperata la tradizione di lavorare artigianalmente la terracotta. Impruneta è nota per la produzione di vasi da fiori in terracotta e arredi da interni ma la zona si è "riconvertita" alle anfore da vino creandosi una nuova, o meglio, rinnovata (e probabilmente più redditizia) identità.

Di questa interessante trasformazione ci racconta Sergio Bettini, uno degli organizzatori della manifestazione "Vino e Terraccotta":

"È nato tutto quasi per caso. Io sono di Impruneta e conoscevo bene Leonardo Parisi di Artenova. Loro erano in difficoltà, la terracotta era in crisi da diversi anni, la domanda era diminuita. Avevo una piccola vigna eredità di famiglia e insieme all'enologo Francesco Bertoletti abbiamo proposto a Leonardo di sperimentare di vinificare in anfora. Ci eravamo ispirati all'esperienza di Gravner con le qvevri georgiane. Parliamo del 2010. Abbiamo cominciato a sperimentare come le argille di Impruneta interagiscono col vino. Ci siamo fatti fare un paio di anfore da un ettolitro e abbiamo vinificato la stessa uva dalla stessa vigna in contenitori diversi, legno, acciaio e terraccotta. Abbiamo constatato  che i risultati erano interessanti, i vini venivano diversi, al di là del dire che siano meglio o peggio. Questo ci ha incoraggiati e abbiamo continuato a sperimentare. É nato tutto così. Poi abbiamo timidamente cominciato a promuovere questo contenitore. I primi che si sono interessati qui in Toscana sono stati Castello dei Rampolla e Castello del Trebbio. Nel corso degli anni l'interesse é cresciuto notevolmente e continua a crescere.."

Un altro progetto molto interessante in questo ambito è quello della ligure Clayver, che produce contenitori sferici in materiale ceramico, ispirati alle anfore, ma con particolare riguardo verso materiali innovativi. Di questi contenitori ci racconta Luca Risso, uno dei fondatori dell'azienda:

"Osservando l'interesse verso l'uso delle anfore, ci siamo chiesti se si potesse raggiungere un risultato simile mettendo a frutto alcune conoscenze recenti sui materiali argillosi, per avere un maggior controllo sui processi e i risultati. Abbiamo valutato anche alcuni materiali particolarmente avanzati, ma molto costosi e non naturali come la silice fusa e alla fine siamo approdati ad un materiale ceramico con caratteristiche tecniche simili a quelle dell'argilla".

Insomma, l'anfora risulta essere non solo il contenitore più antico al mondo per la vinificazione del vino, ma a quanto pare, anche il più capace di rinnovarsi.

Il momento clou nelle due bellissime giornate ad Impruneta è stata la degustazione guidata di vini georgiani e portoghesi a confronto. Una prima mondiale, in cui gli unici due Paesi al mondo che hanno mantenuto una tradizione ininterrotta di vinificazione in anfora si sono incontrati, raccontando i propri vini. Da Alentejo a Sakartvelo, nei due angoli estremi dell'Europa, l'anfora è  sopravvissuta nel corso del tempo, per vivere nel 21 secolo una vera e propria rinascita.
  • condividi su Facebook
  • 1566
  • 0
  • 8

#6 Commenti

  • Alessandro Zingoni

    Alessandro Zingoni

    Ciao Nicoletta, aggiungo al tuo bell'articolo 'Drunk Turtle' con i suoi vasi vinari in 'cocciopesto', vedi qui: https://degustatoripercaso.com/2016/06/01/il-futuro-del-vino-passa-anche-da-ponsacco/ ;)

    link a questo commento 0 0
    #1
  • Alessandro Zingoni

    Alessandro Zingoni

    e.c. "Drunk Turtle, il futuro del vino passa (anche) dalla Valdera."

    link a questo commento 0 0
    #2
  • Nicoletta Dicova

    Nicoletta Dicova

    Grazie Alessandro! Molto interessante 😀

    link a questo commento 0 1
    #3
  • Ugo Brugnara

    Ugo Brugnara

    Affascinante! Ti chiedo: puoi brevemente spiegare se l’utilizzo dell’anfora(interrata o meno) è consigliabile più per i bianchi che per i rossi,
    ed anche se è consigliabile per la fase di maturazione o per l’invecchiamento di vini robusti. Così nelle etichette potremo leggere: “Invecchiato tre anni in anfore di terracotta fiorentina, o di Bassano". Insomma, oltre all’innegabile aspetto folcloristico ed ecologico del sistema argilloso, quali vantaggi sensoriali e gustativi può trarre il vino da questo riposo nel “ventre materno”? Grazie e scusa la mia terminologia non adeguata. Ugo Brugnara

    link a questo commento 0 0
    #4
  • Nicoletta Dicova

    Nicoletta Dicova

    Caro Ugo,
    Sono contenta che l'articolo ti sia piaciuto. Dal punto di vista tecnico il vantaggio dell'anfora interrata è la temperatura costante- dentro la terra le oscillazioni di temperatura sono molto meno marcate rispetto alla superficie. Ricordiamoci anche che l'anfora è uno strumento arcaico usato da tempi remotissimi, quando il controllo della temperatura in cantina non esisteva. Dal punto di vista dei vitigni adatti, c'è da considerare che la terracotta non apporta tannino al vino come invece succede con il legno, quindi sarebbe più adatta per vitigni naturalmente tannici. L' altro fattore da tenere sott'occhio è l'osigenazione- le anfore, essendo naturalmente porose apportano notevoli quantità di ossigeno ( quelle interrate o trattare con cera d'api come nel caso delle qvevri georgiane,ovviamente molto meno), il che le rende adatte a vitigni che lavorano bene in ambiente ossidativo. Cari saluti, Nicoletta

    link a questo commento 0 2
    #5
  • Andrea Melle

    Andrea Melle

    Davvero un bell'articolo, una domanda, ma queste anfore all'interno sono smaltate? In oltre volevo chiedere, siccome questi recipienti non rilasciano alcun composto, il produttore potrebbe approfittarsene e scrivere sull'etichetta che il vino è stato affinato in anfora, per una strategia di marketing, anche se invece è stato affinato normalmente in acciaio o cemento?

    link a questo commento 0 0
    #6

inserisci un commento