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Io con te non ci sto più, 22 aziende lasciano Unione Italiana Vini

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Io con te non ci sto più, 22 aziende lasciano Unione Italiana Vini
Lo “strappo” è di quelli che fanno male, soprattutto a quell'immagine di compattezza che invece si vorrebbe dare come settore economico e produttivo. 22 aziende tra le più note e blasonate hanno di recente lasciato l’Unione Italiana Vini, la storica associazione che dal 1895 riunisce le imprese del vino italiane, epilogo di un malessere che, a detta dei “dissidenti” ha radici lontane. Particolare curioso: tra i fuoriusciti si notano alcuni nomi di presidenti di altri autorevoli organismi (come Piero Antinori, già presidente di Federvini e l’attuale, Sandro Boscaini della Masi, o Piero Mastroberardino, presidente dell’Istituto Grandi Marchi), quando non addirittura ex-presidenti dello stesso UIV.
Come Andrea Sartori, al quale abbiamo chiesto lumi sulla vicenda.


Da Antinori a Zenato, passando per Astoria, Bisol, Cantina Due Palme, Ferrari, Santa Margherita, Masi, Villa Sandi… Sono dei gran bei nomi del mondo del vino italiano, quelli che sono usciti da UIV sbattendo la porta, o quasi. Cosa è successo?


E’ successo che 22 aziende non sentivano più l’UIV come la loro casa. Non ci sentivamo più rappresentati. Sono anni che sosteniamo che nel mondo del vino non possono esserci due rappresentanze separate - UIV e Federvini - che per di più dicono cose diverse. Già nel periodo  in cui ero presidente della stessa UIV (negli anni 2004-2010, ndr) abbiamo cercato di fare un sindacato unico, cercando di unire le due associazioni almeno dal punto di vista politico. Non ci siamo riusciti, dopo di me ci ha provato Lucio Mastroberardino che però, disgraziatamente, è scomparso anzitempo, e sotto la presidenza di Domenico Zonin ha continuato a provarci Sandro Boscaini. Niente da fare.


Perchè ad un certo punto vi siete sentiti estranei in casa vostra?


Perchè UIV difende interessi diversi dai nostri, a quanto pare.


E quali sarebbero? Non fate tutti la stessa cosa, cioè vino?


Ni.
Purtroppo in UIV ci sono tante, troppe anime diverse. Per chi si batte UIV? Per gli imbottigliatori? Per la Coldiretti? Per la cooperazione? Per le aziende di brand, come le nostre? A nome di chi parla, quando va al Ministero? Ci siamo resi conto, soprattutto negli ultimi anni, che le prese di posizione di UIV erano dissociate da quelle di Federvini e sbilanciate in particolare verso una parte del mondo del vino, quella più commerciale e legata alle sole denominazioni. Mentre per noi il binomio brand-denominazione è inscindibile, perchè non si può sottostimare il lavoro fatto da tanti brand in favore anche della propria DOC.


Quali sono state le ultime disparità di posizione delle due associazioni?


Sul Testo Unico della Vite e del Vino, UIV e Federvini hanno detto cose diverse. Lo stesso è successo sul bando OCM. Con questa disparità di vedute siamo arrivati la scorsa primavera al momento elettorale, in cui abbiamo espresso il nostro candidato - Ettore Nicoletto, a.d. di Santa Margherita - e il nostro programma, che prevedeva di portare avanti il lavoro di rappresentanza sindacale come Federvini, e quello di consulenze tecniche e servizi come UIV (Federvini non offre servizi, a differenza di UIV che dispone di laboratori in giro per l’Italia, ndr). E lì abbiamo visto da parte di UIV un comportamento ambiguo, per non dire ostativo.


Morale della favola, è stato eletto Antonio Rallo, già vicepresidente durante la presidente di Domenico Zonin


Esatto. A questo punto, dopo anni di tentativi, sfociati nell’ultimo fallimento, un gruppo di aziende ha dovuto riconoscere che UIV non è più la casa di tutti, ma solo di una parte. Invece noi vogliamo, in maniera molto trasparente, difendere obiettivi e strategie del mondo del vino cui crediamo di appartenere. Il mondo delle cooperative che siede in UIV ha già la sua rappresentanza sindacale, Federvini diventerà il braccio politico- sindacale e… UIV? Chi rappresenterà? Non lo so. Intanto, noi imprenditori entriamo in Federvini - quelli che già non ci sono, intendo.


Cosa succederà adesso?


Federvini fa politica pura e basta. Se l’UIV resterà all’altezza delle aspettative e e delle necessità delle aziende nell’erogazione dei suoi servizi, continuando a confrontarsi con il mercato, le aziende potranno continuare a servirsene, altrimenti si rivolgeranno altrove. Io credo che questa frattura possa diventare un’occasione per fare chiarezza. Non sto dicendo che la nostra parte di mondo del vino sia la migliore o l’unica che deve esserci: sto dicendo che è una parte del mondo. L’ “altra” ha altre strategie, modalità, interessi, è giusto che ci sia, ma deve andare avanti per la “sua” strada. Apparteniamo a terreni culturali diversi.


Si prevedono altre clamorose uscite?


Non le escludo. Del resto, l’avevamo detto, che se le cose non fossero cambiate noi ce ne saremmo andati. Lo sapevano più o meno tutti, non è stata una sorpresa. E’ una cosa molto grossa, non ricordo ci sia mai stata una levata di scudi di questa portata. Per noi però si tratta di un segnale importante, perchè a noi interessa far politica. E far presente ai politici che i pesi sono cambiati.
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