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Troppo grande per fallire

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Troppo grande per fallire
Le recenti vicende legate a MPS e relativa, ennesima e apparentemente ineludibile, ipotesi di salvataggio di stato, indice di un sistema che è ormai al collasso, lontano anni luce dalla concretezza del fare impresa per produrre valore reale e ormai spostato quasi totalmente sul produrre denaro senza sforzi, attività altrimenti nota come speculazione finanziaria, ebbene, tutte le vicende relative all'approccio del salvataggio che normalmente scatta in automatico in questi casi, mi hanno fatto fare un parallelo con la nostra quotidiana attività online.

Ognuno di noi ormai ha una propria identità digitale. Sia che si trascorra tempo in rete per diletto o, a maggior ragione, per lavoro, le nostre tracce sono disseminate su più spazi normalmente gestiti da soggetti privati (proprio come le banche) per i quali, in qualche caso, in situazione di pericolo potremmo invocare lo stesso caveat che ci ammorba per le banche: "too big to fail" (troppo grande per fallire), dal titolo dell'omonimo film con William Hurt sulle note vincende di Leeman Brothers.

Se ci pensate non è poi così diverso.
Il nostro io digitale, anche se non corrisponde esattamente a risparmi in denaro, mutui o investimenti in azioni e obbligazioni, è pur sempre tempo e vita spesa e condivisa, in ogni caso rappresenta una parte di noi, per alcuni di noi una fetta importante di investimenti lavorativi. Immaginate se domani mattina chiudessero twitter o facebook e tutto quello che avete prodotto, condiviso, creato, pagato fino ad oggi sparisse all'istante. I vostri sudatissimi 10.000 follower? Azzerati. Le migliaia di foto condivise con parenti e cugini, un lontano ricordo. Sicuramente da qualche parte avrete firmato qualcosa che vi avvisa di questa eventualità anche se magari non lo sapete ma sareste d'accordo se accadesse davvero domattina?

Cosa c'è di così diverso da una banca che fallisce? Forse l'identità digitale, gli investimenti fatti su queste piattaforme mondiali non hanno la medesima dignità di tutela dei risparmi economici?

La vulgata del too big to fail o vale per tutto o non deve valere per niente.
Fosse per me, ognuno dovrebbe essere responsabile delle proprie azioni e tanto più grandi sono le ripercussioni che le proprie azioni possono avere su terzi, tanto più grandi e distribuite dovrebbero essere le responsabilità. Se per esercitare il mestiere di banca o di social networking è necessario tutelare tutti i propri sottoscrittori (correntisti e investitori o utenti, a seconda del caso a cui ci riferiamo), allora le tutele andranno ricercate nel mondo privato delle assicurazioni a pagamento e non certo nei salvataggi di stato. Se vuoi essere un soggetto privato con la libertà d'azione del privato, allora gioie e dolori, dovrai assumertene anche gli oneri, non è possibile prendere solo la pillola buona.

Alla fine il mestiere di una banca, così come quello di un social network è quello di fornire un servizio ai propri fruitori, se questo servizio coinvolge interessi duraturi dei fruitori e tale servizio per qualsiasi ragione può venir meno, mi pare chiaro che si debba dotare di un sistema cuscinetto di salvataggio che andrà messo a bilancio nei costi di gestione. Se il dissesto che provoca il fallimento poi fosse dovuto a condotta imprudente, colposa o addirittura dolosa degli amministratori questo andrà anche sanzionato individualmente per le apposite vie.

Ce ne stessimo così supinamente del motto too big to fail e le garanzie fossero però da cercare sempre esternamente e a carico di terzi (leggi, noialtri), avremmo trovato il lavoro da sogno per chiunque, speculare con i soldi o con le vite degli altri e farlo anche nel peggior modo possibile, vincendo sempre perché tanto a riparare i danni ci pensa la collettività.

Mi verrebbe da dire, too cool to be real.
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#2 Commenti

  • Rinaldo Marcaccio

    Rinaldo Marcaccio

    Il parallelo terrebbe in un contesto sociale puro.
    Purtroppo però mi pare di poter ricavare dalla vicenda senese che il sotterfugio ovvero l'atto impuro sia stato adottato come modus operandi.

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    #1
  • Massimo Megazzini

    Massimo Megazzini

    Il problema parte da molto lontano, lasciatemi osare, è un "peccato originale" del miglior liberismo e capitalismo. L'assunto è che il mercato, anche attraverso la speculazione, prima o poi mette le cose a posto investendo e quindi premiando il migliore, il più efficiente. Vero, se esiste un'autorità che sanziona chi è scorretto impedendogli di reiterare eventualmente il comportamento non conforme, questo succede fino a quando uno Stato, qualunque esso sia, controlla almeno il proprio territorio, ora che lo Stato, qualunque esso sia a parte poche eccezioni appunto non liberali, si trova sotto ricatto da parte di grandi aziende multinazionali che in un attimo cancellano migliaia di posti di lavoro, il gioco è saltato e vince tutto non il migliore ma il più spregiudicato.

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    #2

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