#2 Commenti

  • Fattoria La Ripa

    Fattoria La Ripa

    Sono francamente sorpreso delle affermazioni del Sig.Biscontin che appaiono inesatte, forse a causa di una insufficiente conoscenza del problema. Scrivo questo commento in quanto sono da oltre 40 anni titolare di un'azienda vitivinicola produttrice, imbottigliatrice ed esportatrice di Chianti Classico DOCG soprattutto, ma anche di Chianti DOCG e di altri vini, in quanto proprietaria di vigneti sia nell'una zona DOCG, che nell'altra. Terrei prima di tutto a far sapere al Sig.Biscontin che il Chianti Classico DOCG non è, come lui sembra affermare, una sotto-zona del Chianti ma è una diversa Denominazione di Origine ! Inoltre forse non solo lui non sa che una delle rare zone della Toscana dove NON si produce il Chianti DOCG è proprio quella del Chianti geografico (da Sud di Firenze a Nord e Nord Est di Siena). Dal 1716 e fino al 1932, il Chianti veniva prodotto solo in questa piccola zona (circa 35 km di lunghezza media per circa 15 di larghezza media) che ha terreni molto omogenei sia dal punto di vista agronomico che dal punto di vista della giacitura. Si tratta infatti di terreni alcalini (anche pH>8) con forte presenza di carbonati attivi (anche oltre 40%) con scheletro apparente e presenza di argille ed in generale di media o medio alta collina (perlomeno quelli più caratteristici). Tale omogeneità di terreni non si riscontra nell'area della Denominazione Chianti, creata con il "lodo Mussolini" del 1932, per consentire una qualche qualificazione ad altri territori della Toscana, inizialmente viciniori a quelli del Chianti geografico. Per distinguere le produzioni di questa zona "allargata" dal vino prodotto nella zona originale fu attribuita a questo la menzione di "Classico". Negli anni poi, al diverso "terroir" si sono aggiunti diversi quantitativi di produzione ammessi (variabili nei vari Chianti, fissi nel Chianti Classico) che sono di 75Q.li di uva per ettaro su almeno 4.500 viti nel Chianti Classico DOCG, mentre arrivano fino a 115Q.li di uva per ettaro nel Chianti DOCG su, anche, 2.500 piante per ettaro, con una conseguente produttività massima per pianta ammessa che è nel Chianti DOCG ben tre volte quella ammessa nel Chianti Classico DOCG. Vi è poi una enorme differenza nei tagli ammessi in quanto nel Chianti Classico DOCG deve esservi almeno 80% di Sangiovese e l'eventuale rimanenza del 20% deve essere costituita di sole uve a bacca rossa, comprese in una lista ufficiale, mentre nel Chianti DOCG vi può essere fino ad un minimo del 60% di Sangiovese e nel restante 40% possono esservi anche uve a bacca bianca, che hanno, particolarmente la Malvasia ed il Trebbiano, che sono le più utilizzate, una forte tendenza all'ossidazione. Questa tendenza all'ossidazione fa sì che il Chianti DOCG "entra in beva" molto rapidamente (addirittura le bottiglie di Chianti DOCG si trovano già sugli scaffali dei negozi nel mese di Aprile successivo alla vendemmia), però questo rapido sviluppo fa sì che questo vino muoia dopo breve tempo, generalmente per eccesso di ossidazione, entro 3, 4 o al massimo 5 anni. Il Chianti Classico DOCG invece è molto più lento nella sua maturazione a causa della sola presenza di uve a bacca rossa e, fra l'altro, non può neanche essere commercializzato come tale, anche se sfuso per i vinai, prima di un'anno dopo la fase vendemmiale nella quale è stato prodotto. In pratica dopo il 1° Novembre dell'anno successivo a quello di produzione. Questa loro maggior "durezza" all'ossidazione fa sì che in generale i Chianti Classico DOCG siano vini da invecchiamento, la cui completa maturità giunge dopo 15 ed anche 30 anni dalla vendemmia. Anche la struttura dei due vini è normalmente molto diversa: leggero, "beverino" il Chianti DOCG che bevuto molto giovane e fresco (intorno ai 14°C) si accoppia benissimo con piatti di pesce, particolarmente se molto speziato (tipo Cacciucco, Zuppa di Pesce, Bouillabaisse) o anche a temperatura ambiente alle carni bianche, mentre il Chianti Classico DOCG è fatto soprattutto, per esempio, per piatti di carne rossa, oppure cacciagione, anche grossa (cinghiale, capriolo, daino, cervo , ecc). Spero con questa breve dissertazione di aver illustrato perché non sono d'accordo con l'asserto del Sig.Biscontin, infatti al contrario di quanto lui asserisce IL CHIANTI CLASSICO DOCG HA MOLTO POCO, SE NON QUASI NULLA, IN COMUNE CON IL CHIANTI DOCG e non a caso SI TRATTA DI DUE DIVERSE DENOMINAZIONI CHE NULLA HANNO A CHE FARE L'UNA CON L'ALTRA, sono quindi due vini diversi per terroir, tecnica di produzione, taglio e, soprattutto nell'uso di ciascuno. Tali sono le differenze che sarebbe stato forse opportuno nel 1932 abbandonare il nome di Chianti Classico per quello di Gallo Nero, per esempio, come nel caso della Valpolicella e dell'Amarone, in modo di poter ottenere una netta differenziazione anche nel nome dei due prodotti. Cordiali saluti

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    #1
  • Lorenzo Biscontin - biscomarketing

    Lorenzo Biscontin - biscomarketing

    Cari Fattoria La Ripa, grazie delle precisazioni. Sono cosciente del fatto che Chianti Classico DOCG e Chianti DOCG sono due denominazioni distinte. Le mie considerazioni sull'architettura del marchio-ombrello "Chianti" e dei marchi che lo compongono non faceva riferimento al quadro legislativo, ma alla percezione dei clienti e consumatori (attuali e potenziali).
    Voi avete fatto un elenco completo ed esaustivo delle caratteristiche che definiscono e differenziano il Chianti Classico dagli altri Chianti e dei vantaggi che ne derivano per chi lo consuma. Il punto è che non si può pensare che tutte queste informazioni, alcune molto tecniche, arrivino al mercato solo in forza della parola "Classico", ossia del fatto che si tratta di una denominazione distinta. Detto in altre parole la valorizzazione dei territori e dei prodotti a loro collegati non si fa per legge; la legge solamente crea gli strumenti per poterla realizzare. Cordiali saluti.

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