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Un'accozzaglia di cose veramente buone

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Un'accozzaglia di cose veramente buone
Odio abbastanza le liste, preferisco le accozzaglie.
Se poi sono accozzaglie di cose buone tanto meglio. Ecco, questa che segue è l'accozzaglia che insieme ad altri amici della redazione Vinix abbiamo messo insieme rovistando tra i ricordi enoici più emozionanti di questo 2016 appena concluso.


Emiliano, Perle d'Uva '98 di Gaspare Buscemi
Negli ultimi 12 mesi ho assaggiato e fatto assaggiare centinaia di vini, e nessuno ha mai avuto la capacità di chiudere il cerchio, di sistemare la bocca come questo. Anche dopo trenta, quaranta, cinquanta sapori diversi e contrastanti, stappi il Perle '98 (metodo classico vendemmia '96 e '97, imbottigliato nel 2007) e ti entra in bocca una crema di pinot bianco verso la quale non esiste indifferenza, ma genera solo silenzi contemplativi.

Gianpaolo, Pinot Nero 2013 Podere della Civettaja
Non avrei mai pensato di innamorarmi di un Pinot Nero toscano, dico sul serio. Il tema del Pinot Nero è stato ampiamente dibatutto e io certo non voglio entrare tra il gruppo del "solo Borgogna". Senza dubbio è un vino che mi intriga in generale e in alto Adige accade che qualche bottiglia riesca a sorprendermi. Rimanendo nell'area dello stivale difficilmente mi sono spostato dal Sudtirolo. Ma mai dire mai, accade che mi imbatto in questo Podere della Civettaia, in modo distratto durante l'ultimo Vinitaly e, nemmeno tanto convintamente, assaggio questo vino. Un Pinot Nero di carattere sorprendente il naso nobile di mirtilli macerati, spezie lievemente balsamico fresco. Al palato è delicato, soffice elegante con un tannino delicato ma continuo e ben serrato. Persistente al palato sembra non voler mai tirarsi indietro, ha dei lati un po' rustici ma che mi piacciono e mi coinvolgono fino in fondo. Non può finire qui, peccato che sia difficile trovarlo in giro mi tocca andare in Toscana.

Luciana, Fante di Cristiana Galasso Feudo D'Ugni
Un vino che piu' "naturale" non si può e una vera sorpresa per me: ottenuto da uve montepulciano fatte macerare sulle bucce un paio di mesi e vinificato in cemento (dove sosta per almeno due anni) e' un vino sincero, schietto ma affascinante al tempo stesso, difficile da dimenticare una volta assaggiato.

Francesca, Champagne Vintage 2006 Dom Perignon
Non c'è un selfie. Non c'andava. Quest'anno abbiamo giusto tenuto memoria della bottiglia che ci siamo bevuti ed è stata la prima volta. Forse perché c'era un Dom Perignon Vintage 2006. Un regalo che ci siamo fatti, dopo - quanti? - 25 anni di amicizia. Non avevamo cellulari, nessuno di noi iniziò a usare Myspace prime del tempo, nè Napster. Mai stati e mai diventati nativi digitali. In alcuni di noi c'è sempre stato un riottoso disinteresse nei confronti di tutto ciò che è condivisione virtuale. Messi assieme sembriamo schizzinosi e passatisti e ci raccontiamo tutte quelle cose che si raccontano "i non ancora vecchi": il lavoro - sempre precario - Napoli che ci piace ma che abbandoniamo, i figli arrivati e quelli no, il cuore ancora strizzato nella rabbia o nell'abbandono, l'amore invece che è serenità, la Sinistra (viene sempre fuori nei discorsi), il pudore di chiedere - dopo 365 giorni - "come va?". L'esserci comunque, con o senza Champagne.

Nicoletta, il vino fatto con le mie mani in Armenia
Il mio vino del cuore di quest'anno? Il vino sperimentale che abbiamo fatto a Vayot Dzor in Armenia insieme ad un piccolo produttore locale. Proveniente da una vecchia vigna a piede franco di Areni, antico vitigno autoctono a 1200 metri di altitudine e vinificato in karasi (anfora in armeno) con bucce e raspo, senza nulla togliere e senza nulla aggiungere, come si è sempre fatto in queste arcaiche terre da vino. Un vino puro, sincero e limpido in cui rispecchiarsi l'anima. Il sangue della terra.

Alessandro, La vie en rose Eubea
"La vie en rose" perché è una miscela di due cose che mi piacciono tanto. E così uno che è "cresciuto a pane e aglianico" (cit.) finisce per apprezzare un metodo classico rosato e non dosato, firmato da un'azienda del Vulture - Eubea - i cui vini, peraltro, non mi hanno mai particolarmente entusiasmato (salvo qualche eccezione, specialmente nelle ultime vendemmie). Ottenuto dalle uve delle "vigne più in alto", questo millesimato 2012 - di cui ignoro praticamente tutto, compreso la data di sboccatura - è una bollicina che cerca la finezza, ma senza snaturarsi. La dimostrazione che si può fare qualcosa di buono in questa direzione anche sull'uva aglianico, senza scadere nella banalità di una generale tendenza a dare le bolle un po' a tutto e in ogni dove.

Stefano Ricci, The Libertine Summer Breeze Persimmon
Fare birre a fermentazione spontanea è affare piuttosto complicato. usare il brett in fermentazioni miste lo è altrettanto. Il brett può regalare molto, ma anche togliere tutto quando non si riesce ad ammaestrare il suo fenolico duro e medicinale. Bere questa birra, inaspettata sebbene annunciata, nella magia di Morro Bay in California è stata una epifania. E altrettattanto alla fine cercare sul vocabolario persimmon, vale a dire cachi. Chi se l'aspettava?

Mike, Nuances 2014 Château Pibarnon
Un nuovo rosato della zona Bandol AOC che, grazie alle anfore bianche della genovese Clayver, rimette Pibarnon nel Top 3 mondiale dei rosati secondo Mike Tommasi. La bravissima caviste Marie Laroze ha creato un rosato vinoso, da invecchiare, a base di Mourvèdre naturalmente lievitato, maturato 50-50 in legno grande e ceramica piccola. A differenza del grande lago di rosati coca-cola che produce la Provenza, i pochi rosati seri qui sono grandi vini con una particolare capacità di abbinamento, quasi universale. Sono vini che non temono nemmeno quei cibi che, secondo i docenti di vino, non vanno bene con niente: zuppe, spinaci, acciughe, uova, asparagi, carciofi, insalate condite con aceto, salse orientali. Li sto provando tutti, nell'interesse della scienza enoedonista.

Filippo, Vernaccia Secca Frizzante Colleluce e Cotidie Bianco Spiriti Ebbri
Faccio casino con ben tre segnalazioni, due delle quali in ampio conflitto d'interessi dal momento che li trovate anche su vgm ma che ci devo fare sono questi i vini che mi hanno travolto nel 2016. Devo la conoscenza di Franca Malavolta all'amico Valerio Canestrari di Fattoria Coroncino che mi ha portato da loro allo scorso Vinitaly. Il mio fulmine a ciel sereno 2016 è senza ombra di dubbio la Vernaccia frizzante "secca" (secca per modo di dire, il residuo zuccherino è ben presente) di Colleluce ma anche il loro Brecce Rosse fermo mi ha fatto veramente cadere dalla sedia, una vernaccia rossa di grande coinvolgimento che era dai tempi di Antico Terreno Ottavi che non me ne ricordavo una così buona. Il frizzante è in linea, stesso garbato approccio stilistico, quando l'erba aromatica e le spezie invadono il frutto senza fotterlo ma fondendosi in un modo così educato e seducente da rendere il sorso una scoperta. L'amaro che non è mai amaro veramente e il dolce che non è mai dolce veramente e tu lì a versare e a bere e a riversare ma non c'è niente da capire, solo bere e gioire.

Poi c'è il Cotidie di quei pazzi scatenati di Spiriti Ebbri, un vino - ma vale per tutta la piccola produzione - che insieme al rosato Neostos in commissione d'assaggio ci ha investito come un treno merci, un po' come quando, tra mille fotografie, ne noti una dalla quale non riesci più a distogliere lo sguardo, dove ti immergi e sei libero di perderti. L'onestà genuina di questo trebbiano-pecorello-malvasia-quellochec'è è disarmante, la carbonica che non ti aspetti irrompe sfrucugliosa nel bicchiere ma non duole, è un vino pazzesco dalla beva leggiadra e travolgente, un vino / pane dovessi etichettarlo, che tra il sottile equilibrio fra aromaticità e sapidità ti porta a terminare la bottiglia senza colpo ferire. Li curavamo da poco più di due anni (vedi ultima edizione di terroirvino) quando nessuno se li filava ancora, siamo andati a un millimetro da averli a bordo, poi è passato il distributore gigione e arrivederci e grazie. Che bravi a far vino buono però, bevetene tutti.


Buon anno a tutti voi.
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#1 Commenti

  • Davide Robbiati

    Davide Robbiati

    Che belle le accozzaglie! Se posso permettermi, voglio anch'io buttar nel calderone fumante e gioioso la mia personalissima epifania 2016: Latricieres-Chambertin Grand Cru 1976, Domaine Louis Remy... Non è per fare l'aristocratico o quello che-non-si-fila-niente-che-non-sia-straniero-e-costoso, ma è stata la bottiglia emozionale dell'annata, la bottiglia con cui abbiamo festeggiato i nostri due compleanni tondi-tondi, ma femme et moi! Un vino acquistato quasi tre anni fa proprio nella cave di M.me Chantal Remy e subito messo da parte col pensiero di festeggiare questo traguardo. Che belli i vini buoni!

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