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#4 Commenti

  • Fabio Piccoli

    Fabio Piccoli

    Caro Lorenzo, decisamente condivisibili le tue riflessioni e non vorrei aggiungere altro se non il silenzio assordante che esse provocano. Non solo le tue, ma anche quelle, a partire dalle mie, che tentano quanto meno di aprire un dibattito trasparente e proficuo su tematiche così strategiche per il futuro del vino italiano. Se la risposta a tutto questo è il silenzio dobbiamo porci per forza delle domande. O siamo noi ad avere visioni sbagliate su quanto sta avvenendo al vino italiano (sia all'interno del comparto sia sui mercati) o c'è chi ritiene che la miglior difesa sia lo stare zitti in attesa che tutto passi...Io propendo per questa seconda ipotesi e per questo sono preoccupato

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    #1
  • Rinaldo Marcaccio

    Rinaldo Marcaccio

    E’ possibile che la mancanza di leadership nel vino dipenda dall’assenza di politiche ovvero di linee guida che configurino una visione strategica strutturale.
    Ciò finisce per bloccare iniziative, poiché ci si trova nell’indecisione di concepire il settore enoico come comparto a sè stante oppure come parte di uno più vasto sostanzialmente coincidente con quello turistico.
    Secondo me la tendenza manifestatasi negli ultimi tempi è stata quest’ultima e cioè di creare una cabina di regia centrale (Enit), laddove anche le iniziative di promozione enoica sarebbero rientrate in progetti articolati di promozione turistica, e destinare alla periferia solo ruolo consultivo.
    Teoricamente lo schema sarebbe sensato, vista l’inazione o l’inefficacia manifestatasi in periferia, però mi pare di capire che anche a livello ministeriale siano in fase di apprendistato, frutti non se ne vedono e probabilmente non se ne vedranno a breve, a meno di un giro di vite di governo.
    Noi però parliamo come se stessimo in un contesto sociale puro, dove le buone iniziative, il merito, l’interesse generale costituiscono la priorità e sono sufficienti per attingere a finanziamenti.
    Non è così: tutto funziona o viceversa si blocca a seconda che favorisca o sfavorisca questo o quello interesse di parte.
    Traggo questo tipo di riflessioni che legano la fattibilità o meno di un’iniziativa al variare del referente politico, da questo post: http://vinidiconfine.blogspot.it/2015/01/nasce-food-brand-marche.html
    Ad un anno di distanza, chiesi informazioni sullo stato dell’arte, sul bilancio consuntivo di un anno, ma non seppero darmi alcuna delucidazione, quasi omertosi.

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    #2
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    Svariati sono gli spunti di riflessione e non tutti applicabili all'universo vino alla stessa maniera anche perché sempre più composto da sottoinsiemi non sempre coerenti fra loro.. Certo è che di leadership c'è bisogno, forse ancora prima di identità.. e qui la cosa si complica parecchio.

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    #3
  • Lorenzo Biscontin - biscomarketing

    Lorenzo Biscontin - biscomarketing

    Grazie a Fabio, Rinaldo e Paolo Carlo dei commenti che mi fanno aggiungere una riflessione.
    Sono abbastanza convinto che il vino italiano sia troppo dipendente dalla pubblica amministrazione / istituzioni. Mi piacerebbe che le aziende e chi gestisce i marchi collettivi (soprattutto i Consorzi) fossero più proattivi.
    Credo che la leadership verrà più dall'azione che dalla discussione, forse per questo non mi preoccupa molto il "silenzio assordante".

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    #4

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