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Josef Schuller MW: la Weinakademie e le ultime tendenze nel vino austriaco

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Josef Schuller MW: la Weinakademie e le ultime tendenze nel vino austriaco
I miei studi presso  l'Institute of Masters of Wine mi hanno dato la possibilità di incontrare diverse persone interessanti, una di queste è Joseph Schuler MW, distinto e galante gentleman, Pepi per gli amici, fondatore dell'Austrian Wine Academy con sede a Rust. Rust è una bella cittadina dell'Austria Orientale, vicino al confine ungherese, famosa per i suoi vini passiti, grazie alla sua privilegiata posizione sul lago Neusiedl favorevole alla formazione di muffa nobile sulle uve. Pepi Schuler ci racconta di Wein Akademie e delle ultime tendenze nel vino austriaco.

L'Austrian Wine Accademy attualmente è il più grande centro di formazione sul vino in Europa, come si è sviluppata la sua storia nel corso degli anni?

Abbiamo iniziato negli anni dopo lo scandalo del 1985 (nel 1985 ci fu un grande scandalo internazionale riguardo al vino austriaco quando si scoprì che un gruppo di produttori stavano alterando illegalmente i propri vini aggiungendo la sostanza tossica diethylene glycol, ingrediente utilizzato in alcuni tipi di antifreeze, per far sembrare i vini più dolci e corposi. Diethylene glycol è una sostanza tossica che in dosi più alte può causare la morte. Le conseguenze dello scandalo furono catastrofiche per l'industria del vino austriaca, l'export calò del 90%).

Negli anni successivi allo scandalo, l'Austria stava lottando per reinventare sé stessa e creare una nuova immagine dei propri vini. Si rilevò però che nel Paese mancava una conoscenza sul vino a livello internazionale, i produttori non avevano sufficienti nozioni di marketing e visione globale, anche i commercianti e i ristoratori non erano sufficientemente preparati. Così è nata l'idea di creare una scuola del vino nazionale in grado di fornire una migliore educazione ai consumatori, al commercio e ai produttori.

Abbiamo cominciato con i primi corsi come Burgerland Academy a Rust nel 1989, l'anno dei grandi cambiamenti in Europa, due anni dopo abbiamo aperto la filiale di Krems diventando ufficialmente Austrian Wein Academy. Negli anni novanta organizzavamo attivamente seminari per i consumatori, ma anche seminari tecnici di innovazione enologica e marketing del vino per i produttori. Il nostro scopo era fornire non solo un'educazione solida sul vino austriaco, ma anche una conoscenza sul mondo del vino globale. Nel 1993 abbiamo iniziato a collaborare con la WSET, era la loro prima operazione in Europa fuori dal Regno Unito. Il passo successivo fu quello di cominciare a offrire programmi in lingua tedesca, cosa che prese molto tempo, lavoro di ricerca e preparazione.

Nel 2001 abbiamo iniziato a collaborare con l'Università di Geisenheim e nel 2007 anche con Zurigo. Stavamo quindi offrendo un'educazione sul vino elitaria (Level 3 Diploma) a tre Paesi di lingua tedesca. Successivamente abbiamo sviluppato partner anche nel Paesi dell'Europa Centrale, 7 anni fa abbiamo cominciato a offrire corsi in lingua inglese in paesi come la Polonia, l'Ungheria, la Croazia.


Avete cominciato una collaborazione anche con l'Istituto Grandi Marchi in Italia, ci puoi raccontare qualcosa in più?

Si, è uno dei nostri ultimi progetti sviluppato insieme all'Istituto. Offriamo il Diploma, il più alto livello di formazione sul vino in un programma che si svolge parzialmente in Austria e parzialmente in Italia.


Avete in programma di aprire nuove filiali all'estero o più che altro cercare di attirare le persone sul posto in Austria?

Onestamente, preferirei attirare più studenti qui in Austria. Abbiamo anche studenti che arrivano da molto lontano, dal Giappone e Singapore per ricevere un'educazione sul vino. Vedo un grande potenziale in Asia. Anche la Russia sta crescendo rapidamente, abbiamo molti studenti russi che vengono a studiare da noi.


Quanti studenti avete e da che Paesi provengono?

Noi organizziamo diversi corsi e seminari nel corso dell'anno che vengono frequentati da circa 15.000 persone l'anno. Nei corsi per il Diploma invece circa 70% degli studenti sono stranieri, provenienti principalmente dall'Europa Centrale, Germania, Svizzera, Ungheria, Repubblica Ceca. Abbiamo anche molti studenti da Paesi come la Russia, la Serbia, la Danimarca, la Lituania.


Parliamo del vino austriaco, come l'hai visto cambiare negli anni dopo lo scandalo del 1985?

Un cambiamento radicale direi, l'Austria ha completamente reinventato sé stessa in meno di un decennio. Sono partito poco dopo lo scandalo per andare a lavorare in Sud Africa, quando sono rientrato in patria pochi anni dopo ho trovato un Paese completamente cambiato. Prima l'Austria non era orientata alla qualità, si faceva prevalentemente vino sfuso e vini dolci di basso prezzo per il mercato tedesco. Gli anni novanta sono stati un periodo d'oro per noi, abbiamo beneficiato molto dell'apertura dei confini con i Paesi dell'Est, cominciando a vendere lì i nostri vini. Il bisogno di reinventarsi una nuova identità dopo lo scandalo ha spinto i produttori ad aprirsi al mondo, a viaggiare di più e poi applicare a casa ciò che avevano imparato.

Anche noi come altri Paesi siamo passati per le mode, dalle barriques alle varietà internazionali, dopo una decina di anni i produttori hanno compreso che non è quella la strada. Negli anni novanta le aziende austriache avevano come vino di punta un Cabernet o un Merlot oggi invece è il vitigno autoctono.

Il punto di svolta è stato nel 2003 quando tutti i vini sapevano di frutta cotta, i produttori si sono resi conto che dovevano cambiare stile se non volevano perdere la propria identità. Si è cominciato così a lavorare e a riscoprire il vitigno autoctono ma è stato rivalutato anche il potenziale di vitigni come il Riesling e Pinot Blanc che danno risultati molto interessanti qui. Il vino austriaco è davvero cresciuto molto negli ultimi vent'anni sia in termini di dimensioni aziendali, sia in termini di qualità ed export globale. Prima il nostro mercato principale era la Germania, ora invece il vino austriaco è ricercato è riconosciuto a livello internazionale nel segmento alto, negozi specializzati e alta ristorazione. Gli Stati Uniti sono diventati negli ultimi anni uno dei nostri mercati di riferimento.

In Austria ci sono più di 14.000 produttori distribuiti su un territorio molto piccolo, si potrebbe dire che questa frammentazione e varietà di espressioni sia uno degli elementi chiave della identita del vino austriaco?

Si, certamente. In Austria abbiamo molte piccole aziende che producono, imbottigliamo e vendono i propri vini, situazione non ideale per fare economie di scala. Abbiamo poche cooperative in grado di fornire quantità sufficienti per poter lavorare con le grandi catene internazionali. Perciò il vino austriaco si trova raramente nei supermercati, il nostro target è più spostato su negozi specializzati e buona ristorazione, dati anche in quantitativi di produzione molto limitati.


Possiamo quindi dire che lo scandalo del 1985 ha avuto di fatti un effetto molto positivo sul vino austriaco, dandogli l'occasione di reinventarsi completamente?

Assolutamente si.
Da Paese produttore di vino sfuso l'Austria è riuscita a reinventarsi completamente costruendo una reputazione di paese produttore di vini di qualità, eleganti e di carattere. Senza lo scandalo difficilmente avremo visto questo sviluppo e questi cambiamenti radicali in così poco tempo. L'Austria ha molti vini interessanti da far conoscere al mondo, la prima cosa che abbiamo proposto al mercato internazionale è stato il nostro Gruner Veltliner, poi il nostro Riesling, i vini dolci e infine i nostri rossi.

Ciò che contraddistingue il vino austriaco a livello internazionale è la sua freschezza e la sua armonia. Le cose sono cambiate moltissimo per il vino austriaco negli ultimi anni. Siamo sempre stati visti un po' come "inferiori" rispetto ai tedeschi, meno efficienti e produttivi. Ora invece sono i tedeschi a venire in Austria per imparare da noi sul marketing del vino e l'innovazione, cosa che ci da molta soddisfazione.


Nei giorni del corso abbiamo visitato molti produttori biodinamici, alcuni anche dalle dimensioni piuttosto grosse, possiamo dire che questo è uno dei trend del momento nel vino austriaco?

La biodinamica è un trend globale oggi, percepita come innovazione in maniera simile alle barrique, ai tappi a vite o alle etichette fashion nel passato. Molte delle aziende di punta austriache oggi lavorano in biodinamica. Anche la scena dei vini naturali e alternativi è crescita molto nell'ultimo decennio.


Quali sono i vitigni autoctoni in cui vedi più potenziale come ambasciatori dell'Austria nel mondo?

Certamente il Gruner Veltliner, grande ambasciatore dell'Austria che ci ha aperto le porte verso il mondo. Anche il Riesling ed il Pinot Blanc danno qui dei risultati di grande qualità e personalità. Per quanto riguarda i rossi, il Blaufrankisch è sicuramente varietà da cui si possono ottenere grandi vini, anche il St. Laurent ha un bel potenziale, ma i quantitativi sono limitati. (Nota: Blaufrankisch è in un certo senso l'equivalente austriaco del Nebbiolo, vitigno rosso di notevole pregio, aroma distinto, ricco in tannino e acidità, adatto a fare vini da invecchiamento).


Quali sono i mercati principali del vino austriaco? Quali credi saranno i mercati del futuro?

La Germania è un mercato storico per noi ed è ancora molto importante. Abbiamo molti turisti tedeschi, lingua in comune, per noi è facile vendere i nostri vini in Germania. Ci è voluto un bel po per convincere gli inglesi delle qualità del vino austriaco, sono stati tra gli ultimi in Europa a scoprirlo, ma ora le cose vanno bene anche lì. Nord Europa e altri mercati asiatici stanno crescendo, la Svizzera è un mercato consolidato e stabile per i nostri vini. Vedo potenziale di crescita anche in Europa dell'Est, Russia e Polonia in particolare. I produttori austriaci in generale sono diventati molto attivi negli ultimi anni, viaggiano molto per promuovere i propri vini e i loro sforzi stanno dando i risultati sperati.


[Foto credit: austrianwine.com]
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